sabato 18 ottobre 2014

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Tributo

"E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?" (Mt 22,17)

C’è differenza tra il tributo a Cesare e le nostre tasse. Per noi pagare i balzelli è un dovere civico che rientra nei dettami di una Costituzione che in qualche modo condividiamo, almeno fino a quando permane un regime democratico. I Giudei del tempo di Gesù erano costretti a versare l’obolo a una nazione occupante che faceva il bello e il cattivo tempo senza tenere in nessun conto l’opinione dei sottoposti.
Ma c’è anche una questione specifica che differenzia ulteriormente il tributo evangelico dalla tassazione degli stati moderni. Solo in rari casi le tasse pongono problemi etici al contribuente (al più ci domandiamo dove vadano a finire tutti questi soldi…): una significativa eccezione sono le spese militari che spingono alcuni all’obiezione fiscale mirata. Nel contesto giudaico le cose vanno diversamente perché la signoria su Israele è riconosciuta soltanto al Signore e pagare un tributo all’imperatore romano non è soltanto una spiacevole incombenza economica, ma un implicito riconoscimento della sua figura come padrone.
All’epoca di Gesù l’intransigenza di alcuni su questo aspetto era totale, mentre l’impressione è che Gesù stesso sia più possibilista. Il diritto di riscuotere tasse da parte di sovrani stranieri non viene escluso per principio, ma si afferma la superiorità dei diritti di Dio che non possono essere sottoposti a quelli dell’autorità terrena. Di fatto Gesù non intende fondare uno stato teocratico come cercheranno di fare gli zeloti di allora e di oggi. E questo perché il Regno dei cieli non si presenta come il sovvertimento dell’ordine politico attuale, ma come una realtà prevalentemente spirituale che prevede il rinnovamento delle persone e non delle istituzioni, quindi non necessariamente incompatibile con strutture politiche esistenti.
Perciò, se proprio vogliamo prendere spunto da questo vangelo per invitare alla ribellione contro i tributi, dobbiamo prendere bene la mira, evitando il facile bersaglio della Tesoreria di Stato e rivolgendoci piuttosto agli altri “padroni” che dominano sulle nostre vite.

sabato 11 ottobre 2014

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Abito

"Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?" (Mt 22,12)

Nella nostra società è pacifico che un certo modo di vestire corrisponde spesso a un certo modo di pensare.
Un dark veste sempre di scuro e un hare krishna predilige i colori accesi come l’arancione.
Un dandy veste di qualsiasi colore, purché sia firmato.
Non si tratta semplicemente di gusti, ma sovente c’è una filosofia dietro queste scelte, nella piena convinzione che il vestito sia un’espressione di sé e un messaggio lanciato al mondo (qui si potrebbero citare i messaggi sulle t-shirt, dove il confine tra il genio e il cattivo gusto è assai labile).
Ma se pensassimo che la questione è tipicamente moderna saremmo in grave errore. Basta ricordare l’episodio della Trasfigurazione, dove le vesti bianchissime di Gesù sono un chiaro indizio della sua natura divina.
L’abito non farà il monaco, ma può fare il Dio. Ecco perché la questione dell’abito nuziale, comunque la si voglia declinare nello specifico, ha a che fare con l’essenza di colui che (non) lo porta. L’invitato di turno non è sintonizzato con la festa a cui sta partecipando, l’esteriorità tradisce una lontananza affettiva. Ed è curioso che gli abiti, talvolta usati come schermo per nascondere gli inestetismi di una pancetta prominente o di gambe irrimediabilmente storte, questa volta mettano in luce il nostro intimo. Curioso, appunto, perché Adamo ed Eva si vergognavano della loro nudità davanti a Dio, al punto che egli dovette procurare loro delle tuniche di pelle per coprirsi (Gen 3,21). È l’ambiguità del segno, certo, ma è anche l’ambiguità della natura umana che a volte fa di tutto per apparire e a volte si nasconde in ogni modo.
Salvo poi scoprire che non è possibile nascondersi agli occhi di Dio (Sir 39,19).

sabato 4 ottobre 2014

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Scartare

"La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo" (Mt 21,42)

Nell’estate del 1504 veniva esposta in piazza della Signoria a Firenze il Davide di Michelangelo, salutato entusiasticamente dal Vasari come la vittoria della scultura moderna su quella antica, un gigante di oltre cinque metri che l’artista scolpì in quasi tre anni e che ancora oggi attira decine di migliaia di visitatori ammaliati dalla perfezione delle sue forme. Ma è la storia che sta a monte che ci interessa. Per realizzare il suo capolavoro, Michelangelo si fece assegnare un blocco di marmo di Carrara che giaceva da tempo nei magazzini, dopo essere stato sbrecciato da Agostino di Duccio che aveva iniziato la sua opera lasciandola presto incompiuta.
Ecco quindi la morale: per realizzare la sua statua più famosa, Michelangelo si servì della pietra scartata dai costruttori. Una sfida intrigante, nevvero? L’idea che da un masso ritenuto inservibile si possa ricavare qualcosa di eccezionale è perfettamente in linea con quanto afferma il salmo 118: “La pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo”. Noi non sappiamo esattamente a chi o che cosa si riferisse il salmista, ma ci è chiaro che già i primi cristiani applicarono questo detto a Gesù, colui che rifiutato dai capi del suo popolo diventa il primogenito della nuova creazione (Col 1,18).
Per noi è più rassicurante pensare che il rifiuto di Gesù sia solo il frutto di incomprensione, ma dobbiamo considerare anche il caso di chi lo respinge perché lo ha compreso, ma non lo vuole accettare. Ribellarsi alla salvezza è un atto drammatico, ma non impossibile, come già avvenne ai tempi del profeta Geremia, quando si domanda sbigottito: “Hanno rigettato la parola del Signore, quale sapienza possono avere?” (8,9).
Per fortuna il Signore non rigetta noi.

giovedì 2 ottobre 2014

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Dipendenza da volontariato

Una studentessa ci scrive:

"L'anno scorso grazie al prezioso consiglio di Alessandro [un educatore professionale che collabora all'Ufficio], sono finita in quel meraviglioso posto che è l'ASAI
Lì ho scoperto degli amici, un rifugio ma soprattutto tante gratificazioni personali.
All'ASAI l'anno passato sono entrata in contatto con quello che è la realtà di persone che confidano nell'aiuto di terzi e personalmente ritengo che la possibilità di offrire il nostro aiuto sia un'occasione che non va sprecata.
Il mio compito è stato quello di aiutare dei bambini a svolgere i compiti e di distrarli un po' con divertenti attività ludiche.
Mi sono inventata di tutto! dagli origami ai disegni da colorare e mi sono divertita molto anch'io!
in altre ore invece ho partecipato, anche attivamente, a delle lezioni di italiano per bambini delle scuole meie che esendo stranieri avevano bisogno di perfezionare il loro italiano. 
Anche quest'anno e con estremo piacere, presterò servizio presso l'asai, unendo anche un tirocinio universitario della durata di 300 ore.
Adesso che so di poter utilizzare il mio tempo regalando un sorriso agli altri, credo di poter affermare che il volontariato crea dipendenza! 
Con affetto,
D."

Anche tu vuoi farti di volontariato? Ti aspettiamo... qui

sabato 27 settembre 2014

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Prostitute

"I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio" (Mt 21,31)

Quando nel 1988 uscì nelle sale cinematografiche il film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, tratto dal romanzo di Nikos Kazantzakis, ci furono reazioni sdegnate da parte di una fetta consistente del pubblico. Il giovane Gesù amico della prostituta Maddalena urtava non poco la sensibilità di alcuni, mostrando un messia troppo umano nelle sue aspirazioni, combattuto tra il desiderio di una vita normale e la missione salvifica che il Padre gli ha affidato. Ma credo sia soprattutto la relazione con Maddalena non ancora “redenta” a suscitare imbarazzo: come è possibile che Gesù abbia a che fare con quel genere di donna? Premesso che si tratta pur sempre di “fiction”, la suggestione può essere utile per noi per comprendere il modo di avvicinarsi di Gesù all’umanità emarginata del suo tempo.
Pubblicani e prostitute erano ritenute figure avide, pronte a sacrificare qualsiasi cosa per i loro interessi e pur di ottenere un guadagno disposte a intraprendere azioni immorali. Gesù non intende avallare l’immoralità, ma elogia questo spirito di iniziativa che permette loro di accogliere l’opportunità offerta dal battesimo di Giovanni Battista. Del resto Gesù aveva constatato in proposito che “il Regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12), una frase difficile da interpretare, ma che probabilmente intende approvare l’intraprendenza di chi è disposto a tutto pur di accedere al Regno, un atteggiamento che rivela quanto ci si tiene davvero a ciò che il Signore mette a disposizione. Chi sa fare i propri conti si accorge che conviene far parte del Regno di Dio, mentre la presunzione dei benpensanti li rinchiude nel loro sdegnoso isolamento. C’è di che riflettere.
Troppo facile attaccare le etichette sugli altri.
Troppo facile dire dei “sì” a cui poi non seguono i fatti.
San Giovanni della Croce diceva che alla sera di questa vita saremo giudicati sull’amore e l’amore, fino a prova contraria, è questione di fatti, non di presunzione o di buone intenzioni.

giovedì 25 settembre 2014

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Mi mancavate...

Ho visto lungo tutta l'estate le vostre foto su Facebook: foto in spiaggia, con lo zaino in spalla, alla Route Nazionale a S. Rossore. Foto con i vostri amici, foto con le vostre famiglie. 

Ho visto tutta la gioia dell'estate che anche se pioveva fuori c'era il sole dentro ciascuno di voi. 

Ho visto la gioia di essere giovani, ma soprattutto la gioia di condividere, di fare le cose insieme, di scoprire il mondo, di farvi conoscere dal mondo. 

Ognuna di quelle immagini è stata una carezza anche se di molti di voi conosco poco o nulla, ma non importa, come diceva don Bosco è sufficiente che siate giovani perché io vi voglia bene. 

Ora siete tornati con quel misto di malinconia e stanchezza alla fine delle vacanze, con quel misto di paura ed eccitazione per le cose da fare alla rispresa della scuola e dell'università.

Ricominciamo, o cominciano insieme un nuovo anno, anche solo sulle pagine di questo blog: con una promessa, quella che il Vescovo Cesare ci ha consegnato per questo nuovo anno: condivedere sempre di più e sempre di più andare alla ricerca dell'Amore più grande, quello di Cristo, il solo che possa regalarci la gioia di un'estate senza fine sulle spiaggie del suo Amore, tra le montagne della Sua passione per noi!

Buon anno ragazzi, vi voglio bene!

sabato 20 settembre 2014

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Esuberi

"Andate anche voi nella vigna" (Mt 20,7)

A volte, quando va bene, finiscono in un articolo di cronaca locale. Fino a qualche prima erano la forza lavoro, il motore del progresso, il volano dell’economia. Ma i tempi cambiano in fretta e si scopre così di essere in troppi. Quei braccianti che se ne stavano lì senza far niente (Mt 20,6) condividevano il destino di tanti altri dopo di loro: niente lavoro, niente paga, niente soldi da portare a casa. È la congiuntura economica, si dice. Ma per fortuna c’è un padrone un po’ particolare, che sembra avere fretta di finire il lavoro e passa a tutte le ore a raccattare manovalanza per la sua vigna.
Dio non si preoccupa degli esuberi, ma dei posti vuoti. Anzi, sembra che lo scopo della missione di Gesù sia stato proprio quello di andare a cercare quelli che erano considerati “di troppo”. A chi poteva interessare un malfattore che si faceva degli scrupoli quando ormai era inchiodato su una croce? O un capo dei pubblicani con l’animaccia nera come l’inferno?
Soltanto a uno che poteva promettere ai suoi discepoli: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti” (Gv 14,2).

giovedì 18 settembre 2014

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La partenza

Don Paolo, saluta la comunità. Lo attende, per qualche tempo, un altro ruolo, in un altro luogo. Ma tornerà, di sicuro tornerà. E' possibile immaginare San Giuseppe Lavoratore se…

sabato 13 settembre 2014

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Croce

"Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (Fil 2,8)

Non andremo lontani dal vero affermando che la croce è il simbolo cristiano più conosciuto nel mondo.
Eppure la sua diffusione fu tutt’altro che pacifica, dal momento che i credenti faticarono non poco nell’accettare quel marchio infamante che Cicerone definì “crudelissimum supplicium” e che veniva riservato alle esecuzioni di schiavi. L’imbarazzo è testimoniato anche dalla rarità delle raffigurazioni della croce nell’iconografia più antica.
Come avvenne, dunque, che il simbolo della sconfitta del Messia diventasse un’icona di vittoria sul male e sulla morte?
Il primo alfiere di questa rivincita della croce sembra essere stato l’apostolo Paolo, che espresse questa convinzione nel celebre paradosso di non avere altro da predicare se non Cristo crocifisso (1Cor 2,2). L’impatto di questo tema sulla sua predicazione fu notevole, perché quello che poteva apparire come un elemento di debolezza e di derisione viene assunto come punto di forza, sebbene costituisca scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (1,23).
La teologia della croce si impone a Paolo come un dato di fatto, non come una scelta: se Cristo ha scelto questa via di salvezza, tutta la vita cristiana deve rifarsi a questa dimensione, altrimenti si svuota di senso. Ecco perché nell’inno ai Filippesi che ci propone in questa solennità la liturgia il particolare della morte di croce viene a enfatizzare un processo di abbassamento del Figlio di Dio che qui tocca il punto più basso di umiliazione: l’obbedienza lo ha portato a sottoporsi a una morte di croce (Fil 2,8).
L’esempio dato da Gesù serve allora a incoraggiare coloro che vivono l’esperienza della sofferenza e della persecuzione: il discepolo deve essere là dove è il maestro.

giovedì 11 settembre 2014

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Un'idea geniale

La crisi economica è senza pietà. E colpisce anche il territorio della parrocchia. Le richieste di aiuto arrivano numerose. Per Don Paolo è un cruccio vero. Cosa si può fare? 

sabato 6 settembre 2014

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Debito

"Io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato" (Mt 18,32)

34.399 euro. Lo avete riconosciuto? È il debito di ogni cittadino italiano e probabilmente è in ulteriore crescita mentre state leggendo.
Ma c’è un altro debito in aumento costante ed è quello che abbiamo nei confronti del Signore, perché continuiamo a ricevere i suoi benefici senza avere nulla con cui ricambiare… Possiamo, comunque, dirci fortunati perché almeno un debito lo abbiamo saldato, quello col peccato. E questa è una benedizione perché nel mondo antico il debito era qualcosa da prendere maledettamente sul serio perché, come mostra la parabola, a causa dei debiti si poteva finire in prigione e in schiavitù. E di lì non se ne veniva fuori a meno che qualcuno ripianasse il debito. Tale era la nostra condizione fino a che Gesù ci ha riscattati, non con oro e argento, ma a prezzo del suo sangue (1Pt 1,18-19). Perciò quello che accomuna tutti i battezzati è proprio l’essere stati liberati da questa situazione opprimente grazie al Figlio dell’uomo che è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10,45).
In una condizione come questa ci sarebbe da tenere le orecchie basse e ringraziare di averla scampata e invece l’assurdo è che noi, dopo un condono di miliardi, ci accapigliamo per pochi centesimi. Assurdo fino a un certo punto perché conoscendo la natura umana non ci stupisce per nulla. E sarà per questo che Gesù nel Padre nostro ci obbliga a firmare la nostra resa incondizionata chiedendo che siano rimessi i nostri debiti come noi li rimettiamo agli altri.
Certo, se ci fossimo arrivati da soli era tutta un’altra storia…

giovedì 4 settembre 2014

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Sfida all'ultimo round

Il fine, a volte, giustifica i mezzi. servono 5 mila euro. in fretta. Beppe ha avuto un'idea ... "per un pugno di euro". 

sabato 30 agosto 2014

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Affettazione

"Questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22)

Va bene, “affettazione” non è la parola che uno vorrebbe leggere sotto l’ombrellone durante l’estate, ma da quando scopersi con aveva niente a che fare coi salumi decisi che prima o poi l’avrei utilizzata, e perciò eccola qua. Qui la intenderò nel senso di zelo eccessivo nei confronti di una persona, un prendersi a cuore che va oltre quanto sarebbe opportuno e che finisce per tediare. Come appunto l’intervento di Pietro nei confronti di Gesù. “Dio non voglia!”, commenta il discepolo sprovveduto dinanzi alla prima profezia della Passione. Uno slancio sincero – e chi ne dubita? – ma animato da un interesse e un punto di vista puramente umani. Perciò Gesù replica abbastanza stizzito che Pietro gli è di ostacolo.
Come se non bastassero i nemici, Gesù si deve guardare anche dagli amici che, credendo di aiutarlo, lo distolgono involontariamente dal compimento del piano divino. Ma involontariamente non implica un’assenza totale di responsabilità, perché Pietro si mostra ancora una volta terribilmente inadeguato di fronte alla situazione, mancando di intelligenza spirituale. Ma a questo si può supplire, come spiega san Giacomo nella sua lettera: “Se qualcuno è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data” (Gc 1,5). E allo stesso modo Paolo prega perché i Colossesi abbiano ogni sapienza e intelligenza spirituale (Col 1,9). Perché quando abbiamo la vera sapienza facciamo un servizio a noi stessi e agli altri, diversamente facciamo solo danni!

giovedì 28 agosto 2014

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Suore e fortuna

Che "le suore portino sfortuna" è un luogo comune, si sa. e i luoghi comuni fanno una fatica tremenda a cedere il passo al buon senso. poi però a volte capitano cose che ...