mercoledì 23 luglio 2014

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Il secondo lato utile delle radiografie

Allora rispiegami di nuovo che cosa devo fare…
Siamo nel reparto radiografie, per la terza volta in un anno… prima il polso, poi il torace e oggi panoramica dentaria! Il più piccolo decisamente dovrà smaltire un po’ di raggi X, speriamo che sia l’ultima volta!

L’infermiera ti dirà come tenere il viso, da che parte guardare e che cosa fare con i denti, se stringerli oppure no…
Ma tu non lo hai già fatto questo esame?
Sì, ma tanti anni fa, non mi ricordo più le istruzioni… la infermiera che ti spiega come fare lo sa sicuramente meglio, è il suo lavoro spiegare ai pazienti…

Ma non puoi entrare?
Non sono entrata neanche le altre volte, lo sai che i raggi X meno se ne prendono, meglio è… si usano solo per le persone che devono fare l’esame…
Potrebbero mettere anche a te il gonnellino e la armatura di piombo… io li metto, pesano però sembrano una vera armatura!

Sono sicura che te la caverai benissimo anche da solo, quando ricevi istruzioni a scuola sui compiti, le esegui sempre…
A scuola sono abituato… qui le istruzioni sono nuove… è un po’ come se mi cambiassero i compiti… riflette tra sé, seduto sulla seggiolina della sala di attesa; poi mi guarda, girando la testa, ho capito una cosa…
Che cosa?
I grandi sono capaci di fare le radiografie da soli perché sono abituati tutti i giorni a ricevere istruzioni nuove! Ecco perché i grandi, come te, fanno più o meno tutto, perché siete abituati a cambiare istruzioni, a sentirne sempre nuove… in pratica noi bambini facciamo allenamento!


Ok, chiamiamolo allenamento, poi per le volte in cui mancano le istruzioni, vedremo come cavarcela… però come genitori dobbiamo lasciare lo spazio della prova! Lasciare che il bambino spieghi da solo al pediatra che cosa ha, insegnargli a usare l’aereosol o a ricordarsi delle medicine da prendere… tutti passaggi fondamentali, per imparare a prendersi cura di sé, anche da grandi! Fin qui noi ci siamo proprio per lasciare spazio… lasciare spazio della cura di sé, anche in campo medico, è una grande prova di fiducia. 
Ci fidiamo?

sabato 19 luglio 2014

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Spiegare

"Il campo è il mondo" (Mt 13,38)

Si sarebbe tentati di dire che la comprensione delle parabole sia facilitata dalle spiegazioni che Gesù offre ai credenti e che in alcuni casi sono anche riportate dai vangeli, ma le cose non sono così semplici.
Prendiamo il caso della parabola della zizzania nel campo: in Mt 13,24-30 abbiamo l’enunciazione del racconto e in 13,37-43 la sua spiegazione. Se però ci addentriamo nella lettura di questi versetti, ci accorgiamo che essi si limitano a creare sette abbinamenti tra il racconto di Gesù e le realtà che ad essi sarebbero associate. Ma questo non significa spiegare!
Oso dire che forse ci saremmo arrivati da soli ad accostare il mondo al campo e i mietitori agli angeli del giudizio; il problema che noi ci poniamo è perché bene e male debbano crescere insieme… La questione è tutt’altro che secondaria e verrà ripresa domenica prossima nella parabola della rete che contiene pesci buoni e pesci cattivi. La comunità cristiana si interrogava allora (e a maggior ragione oggi) sulla necessità di questa compresenza di bene e male: perché Dio la permette?
Io non credo che Gesù abbia aggirato la domanda, ma ritengo che la risposta non sia contenuta in quei pochi versetti di commento, bensì nella più ampia prospettiva del vangelo.
“Il campo è il mondo” (Mt 13,38), certo, ma è anche la chiesa: al capitolo 18 di questo vangelo c’è un lungo discorso di Gesù che norma i rapporti all’interno della comunità e presenta un quadro per nulla ideale, dove c’è gente che scandalizza i piccoli (18,7) e dove c’è gente che sbaglia e deve essere rimproverata, dapprima in privato e poi in pubblico (18,15-17).
“Il campo è il mondo”, certo, ma è anche il cuore dell’uomo; e il cuore è il luogo che accoglie la Parola (Dt 30,14), ma anche da dove “provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie” (Mt 15,19).
Gesù non dà una spiegazione teorica al perché le cose debbano andare così, ma in un certo senso rappresenta lui stesso la risposta a questo interrogativo.

giovedì 17 luglio 2014

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Il lato B

Don Paolo non ha un gran rapporto con i social network. Simone, il direttore del coro, ha un compito arduo, quasi impossibile: introdurre internet 2.0 al suo parroco.

mercoledì 16 luglio 2014

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Il bagno, la doccia e tutto il resto!

È estate, stagione di sudate, corse, polvere e poi magari temporali; inutile dire che alla sera si arriva a casa davvero sporchi… in ogni parte del corpo! E quindi bagno oppure doccia, oppure ci si lava a pezzi.. tutto a opera della mamma? No, è ora di imparare da soli!

Direi che si può cominciare anche prima dei 10 anni, ovviamente: si parte con i denti all’asilo, e poi tutto il resto, fino a uso del bidet e della doccia. Non è solo una questione di abilità pratica, gli insegniamo gesti pratici indispensabili, piuttosto gli consegniamo la cura del proprio corpo, che al di là di tutte le spinte perfezionistiche, è indispensabile. E dai 10 anni in poi, se non ci è capaci di stare dietro a queste cose da soli, se i genitori provvedono a queste funzioni, ogni bambino può chiedersi se davvero i genitori si fidano di lui… dato che lo trattano ancora come un bebè!


Certo, il lato opposto della medaglia è un bagno interamente lavato, con spruzzi, schizzi e acqua sul tappeto, dopo ogni sessione di lavaggio… beh, si può iniziare a insegnare anche come fare i lavori di casa!

sabato 12 luglio 2014

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Seminatore

"Ecco, il seminatore uscì a seminare" (Mt 13,3)

Posto all’inizio di una serie di parabole (qui come in Marco), questo racconto illustra il modo in cui Gesù forma la sua comunità e la prepara al tempo in cui non sarà più presente fisicamente in mezzo ad essa.
Il seminatore si contraddistingue per un’attività che non pare mantenersi nell’ambito della ragionevolezza: il seme viene gettato con abbondanza inconsueta in mezzo ai sassi e ai rovi, alle estremità del campo dove il passaggio delle persone e degli animali rende improbabile la maturazione della semente. La ragione della prodigalità del gesto sembra risiedere totalmente nella resa straordinaria del seme, dal trenta al cento per uno. Se, come penso, il seminatore è Gesù stesso, questo quadro ritrae una missione che egli ha portato avanti incurante dei possibili fallimenti e con illimitata fiducia nella potenza del seme. Agli uomini non è richiesto altro che rimuovere le cause che potrebbero impedire la germinazione, ma l’iniziativa è nelle mani del seminatore che decide di rischiare di perdere molti semi pur di vederne crescere qualcuno in più. Gesù decide di scommettere sull’uomo convinto che ne vale la pena.
Tocca a noi convincerci che vale la pena di ripulire un po’ il nostro terreno.

giovedì 10 luglio 2014

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iboxe

Tu chiamale, se vuoi, VOCAZIONI :-) Don Paolo ha due vocazioni. Una ... vabbè è facile, fa il sacerdote L'altra, un po' meno: la boxe. 

mercoledì 9 luglio 2014

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10 cose da fare prima dei 10 anni (più qualcuna!)

È passato un sacco di tempo da quando il più grande e il più piccolo hanno iniziato a frequentare questo blog… per dire, dormono ancora insieme nella camera, ma siamo passati da una stanzetta con due culle alla loro camera con un letto a castello, più letto per amici ospiti! Insomma fanno tante cose da soli… ma ce ne sono un sacco che dovremo lasciargli fare noi genitori, senza sostituirci, eternamente ansiosi e insicuri del risultato finale! A me ne sono venute in mente alcune… e altre me le hanno suggerite loro!

Auguri  mamma!
E questo che cos’è? Un pacchetto di carta, tipo quelli della cartoleria, in cui ci metti le bic che hai appena comprato, troneggia sul mobiletto del bagno, chiuso da un fiocchetto rosso. Potrebbe essere un regalo? Da loro due? Guardo con aria interrogativa il papà…  è il loro regalo, aprilo!
Voi due mi avete fatto un regalo? Voi due da soli?
Non proprio da soli… ci ha accompagnato papà… dice il più piccolo
Però i soldi sono nostri e lui mi ha suggerito la cosa giusta, aggiunge il più grande, cioè ci saremmo anche andati da soli nel negozio, ma ci fai solo uscire per commissioni che ci dici tu…
E così abbiamo chiesto a papà di fare finta che uscivamo con lui… una buona idea, no?Chiosa il più piccolo
ok, bello,
ma preferisco il mio regalo...
Voi due davvero mi avete fatto un regalo? La sorpresa è tale che la accurata spiegazione non mi smuove di un millimetro verbale…
Beh, dovresti aprirlo, dice il più grande
Io lo avrei già aperto, precisa il più piccolo
Apro, una crocettina di vetro di murano rossa brilla in fondo al sacchetto…
Bambini, è bellissima, la metto subito…
Anche senza catenina? Eravamo indecisi se comprarla… dice il più piccolo
Ma poi non avevamo soldi… precisa il più grande, abbiamo pensato che tanto ne avevi già una… inutile sprecare, no?


Numero 1. Lasciate che vi facciano un regalo, tutto da soli, dalla idea al pagamento (senza la carta di credito!) e,
alla fine, apritelo! 

sabato 5 luglio 2014

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Giogo

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero (Mt 11,30)

Se il giogo è un elemento oppressivo, perché Gesù viene a imporcene un altro (seppure leggero) invece che liberarci?!
Forse qui Gesù vuole ricordarci la necessità del giogo per impedire che l’animale da traino vada fuori strada. Siccome è impossibile fare a meno del giogo, ce ne viene dato uno leggero… Ma questo aprirebbe la discussione su quale giogo ci verrebbe dato. Dal momento che spesso si parla del giogo della legge mosaica (cfr. At 15,10 o Gal 5,1), si tende a contrapporre quel giogo alla legge di Cristo. In sostanza il credente sarebbe invitato a deporre i precetti della Torah (pesanti) per assumere quelli dell’insegnamento di Gesù (leggeri). Ora, è assai discutibile che i precetti dati da Gesù siano più leggeri delle norme mosaiche. Anzi, il discorso della montagna evidenzia che l’interpretazione di Gesù non è affatto lassista, ma addirittura più rigorosa delle tradizioni dei padri. Pensiamo poi alla valutazione della concessione del diritto di ripudio fatta da Mosè e giustificata da Gesù solo come una concessione a causa della durezza dei cuori (Mt 19,8)!
Personalmente, quindi, sono propenso a credere che con l’immagine del giogo Gesù non si riferisca ai suoi insegnamenti, ma a se stesso, come se dicesse: “Prendetemi come se fossi il vostro giogo”. Se, infatti, usciamo dalla logica del considerare negativamente lo strumento in questione, ci accorgiamo di quanto sia importante che le nostre vite siano indirizzate a una meta per non deviare a destra o a sinistra. E a questo aggiungerei ancora un elemento. Spesso il giogo è utilizzato per far lavorare gli animali in coppia di modo che restino appaiati e non vanifichino i loro sforzi.
Una chiesa in cui i credenti sfuggono al giogo di Cristo è inevitabilmente condannata a vanificare i suoi sforzi. Ci si libera del peso di un giogo e ci si carica del fardello di un lavoro disordinato e perciò inutile.

giovedì 3 luglio 2014

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La soffiata

Il bilancio 2013 si è chiuso con numeri "da paura". Ci vorrebbe un ... miracolo ! Palmiro e Don Paolo non sanno a che santo votarsi ...no, un santo ci sarebbe: San Giuseppe Lavoratore. …


mercoledì 2 luglio 2014

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… ehm, sono tornata!

Ho avuto decisamente una primavera impegnativa e, a conclusione delle ultime fatiche, due giorni fa sono riuscita a conseguire la laurea quinquennale in Scienze religiose (presso questa meravigliosa Facoltà)!

Mi dispiace essere mancata per così tanto tempo… e però serviva uno sforzo finale di studio e scrittura tutto concentrato su un unico obiettivo e così ho dovuto rinunciare (solo per alcuni mesi!) al blog… per tornare in estate!
il girasole spontaneo, spuntato sul nostro balcone,
in questi mesi di incuria botanica...

E così non vi lascio soli per l’estate (e anche un pezzetto di autunno!): dalla prossima settimana tutti i mercoledì, fino 1 ottobre, vi racconterò ancora di sbagli/avventure/scoperte nel mondo dell’educazione e al sabato… ci sto pensando, ho letto così tanti libri in questo periodo, che, a non condividerne alcuni, sarei davvero egoista… vedremo!

A presto!


Angela

sabato 28 giugno 2014

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Fondamenta

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (Mt 16,18)

L’edificio della chiesa può basarsi su fondamenta diverse, pur che siano solide.
Simone riceve il nome di Pietro/pietra perché su di lui il Signore ha intenzione di edificare la sua chiesa, struttura salda contro cui non prevarranno le porte degli inferi (Mt 16,18).
Paolo, da parte sua, quando parla della sua attività missionaria e afferma di non avere costruito su un fondamento altrui (Rm 15,20) sostiene implicitamente di essere la base su cui sono edificate le chiese da lui fondate.
È probabile che all’origine di ogni chiesa ci sia stato un apostolo, ma francamente sono ben poche quelle per le quali siamo in grado di dimostrarlo. Più evidente, invece, è l’apostolicità delle comunità cristiane non tanto perché fondate “dagli” apostoli, quanto piuttosto “sugli” apostoli. È il modo in cui si esprime lo stesso Paolo in Ef 2,20: si è chiesa avendo come fondamento gli apostoli e i profeti e come pietra angolare Gesù Cristo. L’immagine, poi, viene ripresa dall’autore dell’Apocalisse nella sua descrizione della Gerusalemme celeste. Di essa si dice che le sue mura appoggiano su dodici basamenti e che su questi sono scritti i nomi dei dodici apostoli (Ap 21,14). Nell’antichità esisteva una prassi ripugnante che consisteva nell’immolare dei sacrifici umani all’atto di iniziare a costruire una città e impastare quei cadaveri con le fondamenta (cfr. 1Re 16,34).
La città in cui Dio abiterà con gli uomini non è edificata su dei cadaveri, ma su coloro che hanno offerto la loro vita per il vangelo e ora vivono per l’eternità.

giovedì 26 giugno 2014

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Occhi al cielo

Cari amici, comincia l'estate anche del nostro blog, nelle prossime settimane vi lascio in compagnia di web serie realizzata dagli amici di Nova T anche con il nostro contributo... un format che fa sorridere e che, in modo fresco, ci conduce insieme alla ripresa delle attività! Buona estate a tutti ed a ciascuno, con la gioia di saperci ancora compagni di viaggio verso la nostra gioia che è Gesù!


giovedì 19 giugno 2014

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La fonte della vita

16 giugno 2014 e sono sette anni di ordinazione sacerdotale. 

Vi confesso una fatica, non nel ministero ma proprio a partire dal ministero e legata a questi nostri incontri sul blog. Sono altrettanti gli anni in  cui ci troviamo su queste pagine virtuali, di settimana in settimana con una bella fedeltà reciproca che è divenuta amicizia e non raramente incontro personale in giro per le parrocchie e le comunità.

Ogni settimana cosa raccontare? Come aiutarci ad essere più vicini a Gesù, trovare la propria strada e conservarne l'entusiasmo iniziale? Ci sono post facili, che nascono spontanei, altri più elaborati che finisco nel cestino, post da poco, post che restano.

Da cosa nasce un post che aiuti voi e me? Dal sacramento che mi rende di Gesù e per voi per sempre, dall'ordinazione presbiterale. Me ne sono reso conto un giorno feriale celebrando l'Eucarestia e, soprattutto, dando la comunione. Un  particolare sciocco e banale: stare sullo scalino del presbiterio e sul pavimento della Chiesa? Non ho dubbio, al di là della praticità: sul pavimento, faccia a faccia con la mia gente. E' così bello mettere tra me e ciacuno di loro, di voi, Gesù presente e che si dona in quell'istante, provocare la risposta di fede, quel piccolo amen detto male che segue la formula di rito "Il corpo di Cristo".

Come per la comunione così con un post: se racconto di un incontro, di un evento, di un pensiero, di un dialogo che quasi fisicamente ha avuto Gesù nel mezzo tutto cambia, tutto si illumina, tutto è scaldato in modo differente. 

Preghiamo insieme amici, gli uni per gli altri, che sempre più sia Gesù ciò che ci unisce, anche in questo cosmo di pixel che condividiamo di settimana in settimana.

martedì 17 giugno 2014

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Senza confini





La tua parola, Signore,
 è stabile come il cielo.
La tua fedeltà dura per ogni generazione;
 hai fondato la terra ed essa è salda.
Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi,
 perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia gioia,
 sarei perito nella mia miseria.
Mai dimenticherò i tuoi precetti:
 per essi mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
 perché ho cercato il tuo volere.
Gli empi mi insidiano per rovinarmi,
 ma io medito i tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il limite,
 ma la tua legge non ha confini.
(Sal 119,89-96)



Parola, decreto, precetti, volere, insegnamenti, legge...

Sono solo alcuni dei sinonimi che questo meraviglioso salmo usa per esprimere il progetto unico d'amore di Dio su ciascuno dei suoi figli.

Termini a prima vista aridi, giuridici, francamente antipatici.
Che poco spazio lasciato alla mia libertà: voglio fare il mio 'volere', mica quello di un altro!- è l'immediata protesta del mio 'io'.

Eppure, sembra che non ci sia proprio altra via per la felicità, che fidarsi di questa 'parola', di questa 'legge'.
Non la mia. La Sua.

L'unica a non avere confini.
L'unica a farmi vivere.
La sola ad aprirmi agli spazi infiniti di Dio eterno.