Il quarto pensiero è l’ira. L’ira è qualcosa che ha a che fare da una parte con la nostra aggressività e, dall’altra, con il nostro rapporto con gli altri. Per quanto riguarda l’aggressività vale certamente quello che dicevamo relativamente alla sessualità: l’aggressività è una forza buona, anzi fondamentale per molte cose della nostra vita. L’aggressività serve a esprimere se stessi, a realizzare i nostri desideri e i nostri obiettivi, a resistere di fronte alle difficoltà, a lottare contro le tentazioni, a stabilire dei limiti e dei confini. Eppure, come ogni altra realtà di questo mondo, può essere usata male, tanto perché ne facciamo troppo poco uso, quanto perché non siamo capaci di gestirla e lasciamo che si impossessi totalmente di noi.
Questo è precisamente il caso dell’ira. Evagrio dice che «l’ira è una passione furibonda, che con facilità fa uscire di mente quelli che afferra, inferocisce l’anima e fa evitare ogni compagnia». Giovanni Cassiano raffina l’analisi distinguendo tre specie di collera: «la prima è quella che avvampa interiormente; … la seconda è quella che prorompe in parole e gesti; … la terza è quella che non viene smaltita in breve ora, ma coltivata per giorni e giorni».
La prima specie è dunque un moto interiore al quale non corrisponde però un’espressione esterna: è una collera sotto controllo. Ci si arrabbia, ma ci si trattiene.
La seconda invece è una collera che trova espressione in gesti e parole. Sappiamo bene quanto questo possa essere pericoloso: non solo per i gesti che possono diventare addirittura azioni omicide, ma anche per le parole. Parole dette sotto la pressione della collera di un momento possono provocare delle ferite che faticheranno molto a rimarginarsi o addirittura distruggere una relazione.
Ma certamente la specie più pericolosa di collera è la terza. Essa non trova espressione subito, ma solamente perché cerca il modo e il tempo più adatto per manifestarsi: «la vendetta è un piatto che deve essere gustato freddo», dice il proverbio. E man mano che il tempo passa questi pensieri interni di rancore e risentimento possono farsi sempre più intensi e architettare astutamente e malignamente progetti vendicativi: è il male scientemente premeditato. Ed è quello che ci fa più impressione perché può arrivare a livelli terribili (non voglio citarne nessuno, ma pensate ad alcuni delitti di cui hanno parlato molto le cronache di questi ultimi tempi). Qui si manifesta tutta la diabolicità dell’ira.
Forse non è questa la nostra esperienza comune, ma penso che tutti quanti ci siamo confrontati con un’ira che covava dentro di noi verso qualcun altro, anche senza arrivare a conseguenze così devastanti.