Che fare? Cedere del tutto alle incipienti vacanze e dare spazio al deragliamento delle regole? Dopo avere provato diverse soluzioni in questi primi anni di elementari (tenere duro fino alla fine e iniziare subito i compiti delle vacanze, dal 13 giugno in poi, per finirli il prima possibile; oppure prendersi 15 giorni di vacanza dai compiti e iniziarli a luglio, finendoli quando si riesce), quest’anno si prova la via intemedia… ovvero, 3-4 giorni di vacanza e poi massimo un paio d’ore di compiti al giorno (a scuola ne fanno 6… 2 può andare!).- Home
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mercoledì 22 maggio 2013
0
Propositi per l'estate
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:00
Ok, sono iniziate le 3 settimane più dure dell’anno… quelle che separano i bambini dalle vacanze estive! Noi adulti abbiamo un bel dire che si continua a lavorare, che in vacanza ci vanno solo loro (e non per molti giorni, dato che poi iniziano i camp di ogni genere…). È del tutto inutile, si respira aria da ultimi giorni: la cameretta è sempre più in disordine alla sera, si cena e si va a letto sempre più tardi, perché il sole tramonta dopo, i corsi annuali (anche quelli di ogni genere) sono finiti… se non fosse che piove parecchio, davvero ci sentiremmo già in vacanza.
Che fare? Cedere del tutto alle incipienti vacanze e dare spazio al deragliamento delle regole? Dopo avere provato diverse soluzioni in questi primi anni di elementari (tenere duro fino alla fine e iniziare subito i compiti delle vacanze, dal 13 giugno in poi, per finirli il prima possibile; oppure prendersi 15 giorni di vacanza dai compiti e iniziarli a luglio, finendoli quando si riesce), quest’anno si prova la via intemedia… ovvero, 3-4 giorni di vacanza e poi massimo un paio d’ore di compiti al giorno (a scuola ne fanno 6… 2 può andare!).
E nel frattempo, nelle 3 settimane che restano, mantenere una paziente attenzione ai compiti, puntando a fargli ripassare quello che hanno fatto nell’anno… e, se proprio arrivano a casa con argomenti nuovi, non pretendere che possano impararli bene subito… a settembre, dopo due ore al giorno, li sapranno! E anche noi…
Che fare? Cedere del tutto alle incipienti vacanze e dare spazio al deragliamento delle regole? Dopo avere provato diverse soluzioni in questi primi anni di elementari (tenere duro fino alla fine e iniziare subito i compiti delle vacanze, dal 13 giugno in poi, per finirli il prima possibile; oppure prendersi 15 giorni di vacanza dai compiti e iniziarli a luglio, finendoli quando si riesce), quest’anno si prova la via intemedia… ovvero, 3-4 giorni di vacanza e poi massimo un paio d’ore di compiti al giorno (a scuola ne fanno 6… 2 può andare!).
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educazione
martedì 21 maggio 2013
3
Seguire Cristo genera gioia? Credo di sì, ma la gioia non si identifica con il brivido ed è spesso frutto di un processo più lungo di conversione. Inoltre le emozioni che accompagnano un cambiamento possono stordire e/o confondere. Il Vangelo ce ne dà ampia prova.
Il giovane ricco (Mt 19,16-22) di fronte alla proposta di Gesù si intristisce e va via.
L'indemoniato di Gerasa (Lc 8,26-56), entusiasta dopo la guarigione, chiede a Gesù di poterlo seguire, ma questi lo "raffredda" rimandandolo a casa dai suoi. Di fronte all'annuncio dell'angelo, Zaccaria (Lc 1,8-22) si turba e non crede. Maria (Lc 1,26-38) si turba ma ciò non le impedisce di rispondere: "Eccomi!".
Mi convinco sempre di più che quando i sentimenti salgono sul palco e urlano la propria verità vanno ascoltati ma non acriticamente assecondati. Il cuore dell'uomo è fatto anche di intelligenza e volontà. Le scelte più giuste non sono sempre accompagnate da conferme emotive. Nel caso dell'incontro con Cristo, spesso c'è turbamento. Si altera un equilibrio. Si è messi in discussione.
Abramo, Mosè, Elia, Isaia, Geremia, Pietro...tu, io.
Il Vangelo scuote le coscienze.
Così ci si sente prima innamorati e poi impauriti.
Carichi di coraggio e poi avviliti.
Affascinati, quindi sorpresi da un sentimento di repulsione.
Per questo motivo risulta difficile vagliare i movimenti del proprio cuore da soli.
Dentro di noi le ispirazioni si accendono e spengono come luci intermittenti.
Comunicare non è solo scoprirsi di fronte a qualcuno ma scoprirsi a se stessi.
Nulla di strano poi se per molti l'incontro con Cristo si associa a sentimenti di sofferenza.
Il distacco da noi stessi è un vero e proprio "parto". Per vivere da risorti, va crocifisso l'uomo vecchio. Ma quella gravidanza è per la nascita di qualcosa di nuovo.
Nel caso specifico della Comunità Propedeutica, la proposta di un anno di discernimento comunitario (spesso continuando a studiare o lavorare) permette di vagliare a quale scelta vocazionale ci si possa orientare, dando significato anche ai sentimenti di consolazione e di desolazione che si alternano in qualsiasi itinerario personale. Non da soli, però. Il Signore ci mette in squadra: i talenti sono esplosivi, le relazioni il loro detonatore.
La playlist dei sentimenti
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
Seguire Cristo genera gioia? Credo di sì, ma la gioia non si identifica con il brivido ed è spesso frutto di un processo più lungo di conversione. Inoltre le emozioni che accompagnano un cambiamento possono stordire e/o confondere. Il Vangelo ce ne dà ampia prova.
Il giovane ricco (Mt 19,16-22) di fronte alla proposta di Gesù si intristisce e va via.
L'indemoniato di Gerasa (Lc 8,26-56), entusiasta dopo la guarigione, chiede a Gesù di poterlo seguire, ma questi lo "raffredda" rimandandolo a casa dai suoi. Di fronte all'annuncio dell'angelo, Zaccaria (Lc 1,8-22) si turba e non crede. Maria (Lc 1,26-38) si turba ma ciò non le impedisce di rispondere: "Eccomi!".Mi convinco sempre di più che quando i sentimenti salgono sul palco e urlano la propria verità vanno ascoltati ma non acriticamente assecondati. Il cuore dell'uomo è fatto anche di intelligenza e volontà. Le scelte più giuste non sono sempre accompagnate da conferme emotive. Nel caso dell'incontro con Cristo, spesso c'è turbamento. Si altera un equilibrio. Si è messi in discussione.
Abramo, Mosè, Elia, Isaia, Geremia, Pietro...tu, io.
Il Vangelo scuote le coscienze.
Così ci si sente prima innamorati e poi impauriti.
Carichi di coraggio e poi avviliti.
Affascinati, quindi sorpresi da un sentimento di repulsione.
Per questo motivo risulta difficile vagliare i movimenti del proprio cuore da soli.
Dentro di noi le ispirazioni si accendono e spengono come luci intermittenti.
Comunicare non è solo scoprirsi di fronte a qualcuno ma scoprirsi a se stessi.
Nulla di strano poi se per molti l'incontro con Cristo si associa a sentimenti di sofferenza.
Il distacco da noi stessi è un vero e proprio "parto". Per vivere da risorti, va crocifisso l'uomo vecchio. Ma quella gravidanza è per la nascita di qualcosa di nuovo.
Nel caso specifico della Comunità Propedeutica, la proposta di un anno di discernimento comunitario (spesso continuando a studiare o lavorare) permette di vagliare a quale scelta vocazionale ci si possa orientare, dando significato anche ai sentimenti di consolazione e di desolazione che si alternano in qualsiasi itinerario personale. Non da soli, però. Il Signore ci mette in squadra: i talenti sono esplosivi, le relazioni il loro detonatore.
lunedì 20 maggio 2013
1
Ieri era la solennità di Pentecoste. Cosa è cambiato nella tua vita?
«Per me è cambiato tutto, anche se apparentemente non era cambiato nulla. Gesù lo conoscevo: mi aveva chiamato Lui! Lo seguivo da tempo, certo con qualche fatica. Però quelle parole difficili non riuscivo proprio a comprenderle: salire a Gerusalemme, morire, essere glorificato. Poi tutto avvenne così come aveva detto. Che paura, che sofferenza e che sgomento. Non solo era stato ucciso, ma non avevamo neanche più il Suo corpo! Eravamo proprio ciechi. Proprio quando la speranza sembrava venir meno Lui ci viene incontro … vivo! Non credevamo ai nostri occhi. Ecco, “non credevamo” è proprio l’espressione giusta! Quando è salito al cielo ci siamo sentiti di nuovo un po’ orfani e abbiamo fatto ciò che ci aveva chiesto: restare a Gerusalemme, anche se non sapevamo proprio come raggiungere quei confini della terra dove avremmo dovuto portare l’annuncio del Signore Risorto! E allora, come sempre, ci ha pensato Lui! Aveva promesso, ha mantenuto: fa sempre così. Dal Cenacolo ci siamo ritrovati nelle strade di Gerusalemme, mi è sembrato di esser tornato a Cesarea, quel giorno, quando risposi: “Tu sei il Cristo!”. Quell’amore che agiva in me non mi ha mai più abbandonato. E tu, Maria?».
«Pietro, sai bene che non amo parlare. Ti dico solo questo: ieri, a Gerusalemme, mi sono ritrovata come a Nazaret anni fa, quando il Signore mi fece visita nella semplicità, nel silenzio. Per me è iniziata una nuova maternità. Quella che mio figlio mi ha chiesto lassù, sul Golgota. E a te, caro lettore, caro figlio mio, che cosa cambia nella vita? Quali porte vengono spalancate?».
The Day after
Pubblicato da
i Seminaristi
alle
08:30
Ieri era la solennità di Pentecoste. Cosa è cambiato nella tua vita?
«Per me è cambiato tutto, anche se apparentemente non era cambiato nulla. Gesù lo conoscevo: mi aveva chiamato Lui! Lo seguivo da tempo, certo con qualche fatica. Però quelle parole difficili non riuscivo proprio a comprenderle: salire a Gerusalemme, morire, essere glorificato. Poi tutto avvenne così come aveva detto. Che paura, che sofferenza e che sgomento. Non solo era stato ucciso, ma non avevamo neanche più il Suo corpo! Eravamo proprio ciechi. Proprio quando la speranza sembrava venir meno Lui ci viene incontro … vivo! Non credevamo ai nostri occhi. Ecco, “non credevamo” è proprio l’espressione giusta! Quando è salito al cielo ci siamo sentiti di nuovo un po’ orfani e abbiamo fatto ciò che ci aveva chiesto: restare a Gerusalemme, anche se non sapevamo proprio come raggiungere quei confini della terra dove avremmo dovuto portare l’annuncio del Signore Risorto! E allora, come sempre, ci ha pensato Lui! Aveva promesso, ha mantenuto: fa sempre così. Dal Cenacolo ci siamo ritrovati nelle strade di Gerusalemme, mi è sembrato di esser tornato a Cesarea, quel giorno, quando risposi: “Tu sei il Cristo!”. Quell’amore che agiva in me non mi ha mai più abbandonato. E tu, Maria?».
«Pietro, sai bene che non amo parlare. Ti dico solo questo: ieri, a Gerusalemme, mi sono ritrovata come a Nazaret anni fa, quando il Signore mi fece visita nella semplicità, nel silenzio. Per me è iniziata una nuova maternità. Quella che mio figlio mi ha chiesto lassù, sul Golgota. E a te, caro lettore, caro figlio mio, che cosa cambia nella vita? Quali porte vengono spalancate?».
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Pietro
sabato 18 maggio 2013
1
Pentecoste
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
17:00
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16;23-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Fra le tante critiche che vengono mosse alle giovani generazioni, una delle più ricorrenti è quella di non avere memoria. Indubbiamente ci sarà del vero, ma è un’accusa che parte dal pregiudizio che i giovani dovrebbero avere a cuore le stesse cose che sono importanti per chi li ha preceduti. Ed è una cosa che non può essere data per scontata. In parte siamo noi a decidere che cosa è degno di essere ricordato, condannando il resto all’oblio, ma in parte alcune cose le dimentichiamo indipendentemente dalla nostra volontà. Anzi, qualcosa vorremmo davvero ricordarlo, ma la memoria ci sfugge… Così quando Gesù annuncia ai suoi discepoli che lo Spirito Santo li avrebbe aiutati a ricordare ogni cosa sarebbe ingenuo pensare ad un semplice aiuto nel far tornare alla mente gli episodi che riguardavano Gesù. Per questo basterebbero abbondanti cure di fosforo, dicevano i nostri vecchi… “Ricordare” nella Bibbia è qualcosa di più profondo che farsi tornare alla mente qualcosa di trascurato. Saremmo in grossa difficoltà, infatti, a spiegare come Dio possa ricordarsi di qualcuno dopo tanto tempo. Quando Dio si ricorda di Noè nell’arca con gli animali (Gen 8,1) dobbiamo credere che sia stato troppo occupato in quei quaranta giorni per darsene pensiero e lo abbia dimenticato come una pentola sul fuoco?! Il ricordo biblico assomiglia piuttosto ad un pensiero che viene convocato per essere realmente presente davanti alla persona. In maniera simile, lo Spirito Santo, ricordando le parole di Gesù ai discepoli, le rende realmente presenti, le vivifica. Non solo, quindi, le parole di Gesù non perdono nulla con il passare del tempo, ma sono anzi ulteriormente arricchite dall’altra opera compiuta dallo Spirito, l’insegnamento. Facendocene penetrare più profondamente il senso, le sue parole sono più ricche. Gesù ci invita a osservare, cioè a conservare interiormente le sue parole, ma lo Spirito è quello che fa crescere il valore del capitale.
Per noi è un buon investimento…
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Fra le tante critiche che vengono mosse alle giovani generazioni, una delle più ricorrenti è quella di non avere memoria. Indubbiamente ci sarà del vero, ma è un’accusa che parte dal pregiudizio che i giovani dovrebbero avere a cuore le stesse cose che sono importanti per chi li ha preceduti. Ed è una cosa che non può essere data per scontata. In parte siamo noi a decidere che cosa è degno di essere ricordato, condannando il resto all’oblio, ma in parte alcune cose le dimentichiamo indipendentemente dalla nostra volontà. Anzi, qualcosa vorremmo davvero ricordarlo, ma la memoria ci sfugge… Così quando Gesù annuncia ai suoi discepoli che lo Spirito Santo li avrebbe aiutati a ricordare ogni cosa sarebbe ingenuo pensare ad un semplice aiuto nel far tornare alla mente gli episodi che riguardavano Gesù. Per questo basterebbero abbondanti cure di fosforo, dicevano i nostri vecchi… “Ricordare” nella Bibbia è qualcosa di più profondo che farsi tornare alla mente qualcosa di trascurato. Saremmo in grossa difficoltà, infatti, a spiegare come Dio possa ricordarsi di qualcuno dopo tanto tempo. Quando Dio si ricorda di Noè nell’arca con gli animali (Gen 8,1) dobbiamo credere che sia stato troppo occupato in quei quaranta giorni per darsene pensiero e lo abbia dimenticato come una pentola sul fuoco?! Il ricordo biblico assomiglia piuttosto ad un pensiero che viene convocato per essere realmente presente davanti alla persona. In maniera simile, lo Spirito Santo, ricordando le parole di Gesù ai discepoli, le rende realmente presenti, le vivifica. Non solo, quindi, le parole di Gesù non perdono nulla con il passare del tempo, ma sono anzi ulteriormente arricchite dall’altra opera compiuta dallo Spirito, l’insegnamento. Facendocene penetrare più profondamente il senso, le sue parole sono più ricche. Gesù ci invita a osservare, cioè a conservare interiormente le sue parole, ma lo Spirito è quello che fa crescere il valore del capitale.
Per noi è un buon investimento…
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Non si può viaggiare senza chiavi...
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
08:05
Entrando nelle stanze di albergo con le chiavi elettroniche, la mia compagna ed io, abbiamo dichiarato la nostra provenienza dalla provincia del mondo: non riuscivamo ad aprire… Aprendo la porta della stanza nel convento che ci ha ospitato a Nazaret, con una chiave tanto simile a quella delle stanze dei miei nonni, ho sorriso non vedendo i mobili che mi erano familiari da bambina… sembrava proprio di stare per aprire una stanza della mia memoria. Pensavamo che la chiave che aprisse i check point fosse il nostro atteggiamento rispettoso e disponibile ai controlli dei soldati israeliani… molto più probabilmente, la vera chiave era la nostra disponibilità economica, come turisti europei… indispensabili, con le loro spese, a mantenere una certa fluidità economica in un paese in cui lavoro e sviluppo sono legati alla origine religiosa.
Lasciando sul fondo della valigia la chiave di casa, viaggiando, ci si espone alla possibilità di dover usare e comprendere molte più chiavi di quante si immagina… probabilmente è proprio questo che ci fa comprendere molte più cose su di noi e sul luogo in cui siamo, viaggiando, siamo obbligati ad aprire porte su situazioni viste solo da lontano, mai vissute, mai pensate.
Il post a parte lo dedicherò alla nostra guida spirituale, chiave insostituibile, diversa da ogni altra!
Lasciando sul fondo della valigia la chiave di casa, viaggiando, ci si espone alla possibilità di dover usare e comprendere molte più chiavi di quante si immagina… probabilmente è proprio questo che ci fa comprendere molte più cose su di noi e sul luogo in cui siamo, viaggiando, siamo obbligati ad aprire porte su situazioni viste solo da lontano, mai vissute, mai pensate.
| c'è voluta più di una chiave per capire la architettura della basilica della Annunciazione di Nazaret... |
A casa nostra c’è un cestino delle chiavi in cui prendono polvere le chiavi già abitate: le prime case in cui oggi non vivo più, la casa dei nonni e tante altre dei luoghi in cui abbiamo vissuto. Forse non faccio repulisti perché sono un po’ pigra, forse perché la casa non è il luogo in cui meglio esercito le mie capacità ordinative… in ogni caso, non mi ha stupito sapere che le famiglie arabe, che hanno perso la loro casa a Gerusalemme, sotto la avanzata israeliana della guerra del 1948, conservano in maggioranza la chiave della casa che avevano… come diritto di possesso, del poter tornare abitare lì. La chiave si è ridotta al segno del potere e non del poter scegliere…
Il post a parte lo dedicherò alla nostra guida spirituale, chiave insostituibile, diversa da ogni altra!
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Terrasanta qui e ora
venerdì 17 maggio 2013
5
"Quelli che...la crisi"
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
A partire da Facebook e passando per molti salotti televisivi non sono mancate in questi anni (sì...anni!) occasioni per leggere e ascoltare i commenti più disparati sulla "crisi". Per quanto variegate, è possibile però identificare sostanzialmente due tendenze. La prima costituita da persone deluse/arrabbiate/bloccate: "quelli che...una volta il mondo era migliore". La seconda costituita da visionari/ottimisti/alternativi: "quelli che...la crisi è un'opportunità". Le aspettative rispetto al lavoro e al proprio futuro personale fanno la differenza. Un po' brutalmente: chi ha un lavoro soddisfacente (o buone probabilità di averlo e tenerselo) e ha la ragazza/o (vedi prima...) appartiene al secondo gruppo, gli altri...indovinate un po'? Per questo motivo il passaggio da una categoria all'altra può avvenire in modo abbastanza brusco. Ovviamente questa semplificazione risulta riduttiva e provocatoria. Tu come la vedi?
E'interessante che non ci sia fenomeno sottratto all'onda d'urto della crisi. Oltre al lavoro: scuola, giovani, famiglia, politica, cultura, arte, chiesa, volontariato, vocazioni (con annessi fenomeni di disagio e di disgregazione sociale, illegalità, razzismo, rabbia, nichilismo...) fino alla radicale messa in discussione del soggetto e della sua consistenza umana, psicologica e spirituale. Ci sarebbe da chiedersi: il vangelo ci dice qualcosa sulla crisi? Nei prossimi giorni mi piacerebbe parlarne con voi.
Comincio da questa affermazione generica e perentoria:
La crisi è esperienza inevitabile.
Non evolve senza cambiamenti sistemici.
Non tollera rigidità e nostalgie.
Tu che cosa ne pensi?
E'interessante che non ci sia fenomeno sottratto all'onda d'urto della crisi. Oltre al lavoro: scuola, giovani, famiglia, politica, cultura, arte, chiesa, volontariato, vocazioni (con annessi fenomeni di disagio e di disgregazione sociale, illegalità, razzismo, rabbia, nichilismo...) fino alla radicale messa in discussione del soggetto e della sua consistenza umana, psicologica e spirituale. Ci sarebbe da chiedersi: il vangelo ci dice qualcosa sulla crisi? Nei prossimi giorni mi piacerebbe parlarne con voi.
Comincio da questa affermazione generica e perentoria:
La crisi è esperienza inevitabile.
Non evolve senza cambiamenti sistemici.
Non tollera rigidità e nostalgie.
Tu che cosa ne pensi?
giovedì 16 maggio 2013
0

Prove di delicatezza
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:00

Elisa, Laura, Chiara, Paolo, Francesco, Ilaria, Silvia.. e tanti altri. Sono ragazze e ragazzi in gamba, vengono dal sud, determinati ma, soprattutto, carichi di un garbo ed una delicatezza straordinari. Mai parole sopra le righe, entusiasti di cose semplici, disponibili ad aiutare e contenti di mettersi a servizio. Sono lontani anni luce dal mondo urlato e frenetico, violento e sbrodolato di cui abbiamo orecchie ed occhi stracolmi.
In questo maggio piovoso la Torino universitaria che sto incontrando si colora del sole del sud e della signorilità garbata della sua gente. Questi ragazzi e queste ragazze che fanno chilometri per sognare orizzonti nuovi fanno sul serio l'unità d'Italia, come sono diversi dalla mafia pizza e mandolino delle cronache, sono profumati come il bucato lavato a mano con il sapone di Marsiglia.
Un rosario di anime belle con cui meditare l'incarnazione di Cristo nel nostro presente.
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Accoglienza,
un prete all'università
mercoledì 15 maggio 2013
0
Cambiare libro si può!
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:10
È sera, il papà sta leggendo “GianBurrasca” ai bambini, la torta al cioccolato profuma la cucina: dopo una giornata impegnativa, l’unica cosa che rompe il clima idilliaco è che dovrei mettermi a studiare… e invece no, c’è ancora una sorpresa che mi aspetta, mentre vado a salutare i bambini, per la buonanotte…
È una storia prevedibile… dice il più grande
Che prevedi sempre che finirà male… sto’ tipo combina solo pasticci! incalza il più piccolo
E in più lo picchiano, ma ti pare che se uno fai un guaio senza volerlo lo picchi?
Beh, un po’ lui li cerca i guai… il più piccolo è dalla parte della legge...
E però finiscono sempre peggio di come erano iniziati… la colpa non è tutta sua, ma non se ne sta mai tranquillo!
Insomma una polemica letteraria in piena regola, in camera da letto, con sfumature anche etico-morali, non certo il clima ideale alla nanna… dato che è la prima, meglio stabilire alcune dritte…
Bambini, volete cambiare libro? Si può, mi pare che papà abbia già qualche idea… se volete lo riprenderete da grandi e da soli…
Ah, possiamo? Il clima si distende, pensavamo che dato che lo avevi iniziato tu, che a te piaceva da piccola…
Non vi obbligo mica, a me piaceva, ma possiamo avere gusti diversi, no? E domani mattina a colazione discuteremo della prevedibilità, dei guai e delle botte… in letteratura!
Silenzio. Stanno assorbendo la informazione, gusti diversi, possiamo andare d’accordo lo stesso, chi lo sa?
È una storia prevedibile… dice il più grande
Che prevedi sempre che finirà male… sto’ tipo combina solo pasticci! incalza il più piccolo
E in più lo picchiano, ma ti pare che se uno fai un guaio senza volerlo lo picchi?
Beh, un po’ lui li cerca i guai… il più piccolo è dalla parte della legge...
E però finiscono sempre peggio di come erano iniziati… la colpa non è tutta sua, ma non se ne sta mai tranquillo!
Insomma una polemica letteraria in piena regola, in camera da letto, con sfumature anche etico-morali, non certo il clima ideale alla nanna… dato che è la prima, meglio stabilire alcune dritte…
Bambini, volete cambiare libro? Si può, mi pare che papà abbia già qualche idea… se volete lo riprenderete da grandi e da soli…
Ah, possiamo? Il clima si distende, pensavamo che dato che lo avevi iniziato tu, che a te piaceva da piccola…
Non vi obbligo mica, a me piaceva, ma possiamo avere gusti diversi, no? E domani mattina a colazione discuteremo della prevedibilità, dei guai e delle botte… in letteratura!
Silenzio. Stanno assorbendo la informazione, gusti diversi, possiamo andare d’accordo lo stesso, chi lo sa?
E che cosa pensava papà?
Il libro della giungla, credo…
Beh, il film non era male… silenzio, bacini, buonanotte e la porta si chiude, speriamo fino a domani mattina!
Abbiamo iniziato il lungo tour librario serale, come si vede… ma prima di arrivare a “In solitario” di Roald Dahl, mi sa che ci vorranno diversi anni! Ma se vi capita di cercarlo, adattissimo a bambini tra gli 11 e i 13 anni…
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educazione
lunedì 13 maggio 2013
0
Una Mamma sulla Via
Pubblicato da
i Seminaristi
alle
08:30
Stavo camminando per le vie della città quando una bicicletta mi tagliò la strada. Era una donna, si stava voltando indietro ansiosa. Perché lo faceva? Il motivo, o meglio, i motivi erano in arrivo, anche loro su due ruote. Due bimbetti arrancavano sulla scia della prima bicicletta.
La sorellina più grande allora disse, con voce dolcissima: "Non ti preoccupare mamma, noi siamo sempre dietro di te!".
(Fatto accaduto il 9 maggio a Torino)
In questo mese di maggio abbiamo una Mamma che ci precede, si volta indietro, ci attende preoccupata. Sapremo dire "noi siamo sempre dietro di te"?
sabato 11 maggio 2013
6
Ascensione del Signore
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
17:00
Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
I distacchi sono sempre difficili, ma in certi casi paiono davvero drammatici. Come faranno i discepoli senza Gesù? Chi li salverà dalle tempeste che si abbattono sulla loro barca? Chi risponderà per loro alle domande tendenziose dei farisei? Come potranno soddisfare da soli le richieste delle folle? Le ansie degli apostoli sono perfettamente comprensibili e Gesù si preoccupa per loro, li mette nelle condizioni di continuare la sua opera. Che cosa lascia in eredità ai suoi? Qualcuno risponderà saggiamente: lo Spirito Santo!
Certo, ma questa è la storia che racconteremo la prossima settimana.
Il racconto dell’Ascensione di Luca ci dice che Gesù lascia qualcos’altro in eredità ai suoi, una benedizione. Leggiamo in Lc 24,50 che, dopo averli condotti fuori verso Betania, “alzate le mani, li benedisse”. Questo gesto ha un significato profondo perché è un gesto sacerdotale ed è una delle rarissime occasioni in cui Gesù (un laico!) compie azioni tipiche di un sacerdote. Ma è anche un comportamento che richiama il commiato dei patriarchi dell’Antico Testamento, che prima di congedarsi da questo mondo chiamavano a raccolta i figli e li benedicevano.
Gesù non ha figli, ma i discepoli sono trattati qui come figli.
Perciò siamo figli anche noi, figli di una benedizione.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
I distacchi sono sempre difficili, ma in certi casi paiono davvero drammatici. Come faranno i discepoli senza Gesù? Chi li salverà dalle tempeste che si abbattono sulla loro barca? Chi risponderà per loro alle domande tendenziose dei farisei? Come potranno soddisfare da soli le richieste delle folle? Le ansie degli apostoli sono perfettamente comprensibili e Gesù si preoccupa per loro, li mette nelle condizioni di continuare la sua opera. Che cosa lascia in eredità ai suoi? Qualcuno risponderà saggiamente: lo Spirito Santo!
Certo, ma questa è la storia che racconteremo la prossima settimana.
Il racconto dell’Ascensione di Luca ci dice che Gesù lascia qualcos’altro in eredità ai suoi, una benedizione. Leggiamo in Lc 24,50 che, dopo averli condotti fuori verso Betania, “alzate le mani, li benedisse”. Questo gesto ha un significato profondo perché è un gesto sacerdotale ed è una delle rarissime occasioni in cui Gesù (un laico!) compie azioni tipiche di un sacerdote. Ma è anche un comportamento che richiama il commiato dei patriarchi dell’Antico Testamento, che prima di congedarsi da questo mondo chiamavano a raccolta i figli e li benedicevano.
Gesù non ha figli, ma i discepoli sono trattati qui come figli.
Perciò siamo figli anche noi, figli di una benedizione.
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0
Porte aperte e chiavi a doppia mandata
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
09:25
La situazione è questa: noi non possiamo entrare da nessuna parte. È festa per tutti, niente turisti. La situazione cambierebbe se fossimo musulmani o ebrei… la nostra guida, pur sapendo di tutto questo, ci ha portato lo stesso, ritiene che la visita sia importante per la nostra formazione. Che fare? L’unica cosa a nostro favore è l’orario del arrivo, è mattino presto, non c’è nessun turista in giro… e allora si contratta con i custodi della moschea, sotto la sorveglianza dei soldati israeliani: i soldati sanno che dovrebbero impedire la contrattazione, i custodi sanno che non dovrebbero farci entrare oggi, ma ognuno rispetta il potere della chiave, che qui vela il potere del denaro, della mancia. Se i soldati vogliono continuare una stretta sorveglianza per tutti i 3 giorni della festa dopo il Ramadan, sanno che dovranno accettare qualche passaggio di denaro che faciliti la sottomissione; se i custodi devono, per culto, rinunciare a tre giorni di mance per l’ingresso, altrettanto non rinunciano ad una piccola trasgressione, se avviene al mattino presto, senza testimoni altri: i soldati, che sarebbero la legge, non contano, bastano che non se ne accorgano gli imam…
Il potere della chiave questa volta ci fa entrare, oltre che in un luogo, nei panni di chi incontriamo… e del sacrario, vi racconto sabato prossimo!
| Ingresso del Sacrario di Macpela |
È sabato, contemporaneamente giorno di festa per gli ebrei e 2 giorno della fine del ramadan, quindi festa per tutti quelli che abitano qui… esclusi i cristiani! Per noi siamo abituati ad uno stile occidentale di domeniche, trovarci qui a Hebron, dove oggi tutto è chiuso, ha il senso della privazione totale: strade quasi deserte, ingressi sbarrati, solo i soldati presidiano i luoghi di culto.
Siamo al sacrario di Macpela: è il luogo di tradizione dove sono sepolti Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Lea e Giacobbe; probabilmente non luogo storico, ma basato sulla tradizione di adorazione tramandata e confermata dalla costruzione di epoca erodiana (Erode costruiva sacrari, dove la adorazione del popolo si esercitava per aumentare il favore del popolo nei suoi confronti…non è stato il solo…). Il luogo è stato anche una chiesa crociata e oggi è una moschea/luogo di culto ebraico: Giacobbe e Lea sono sepolti nel lato ebraico della costruzione, Abramo e Sara, Isacco e Rebecca nel lato arabo, che è una moschea. Lati divisi, sorvegliati strettamente, con un corridoio interno che li collega.La situazione è questa: noi non possiamo entrare da nessuna parte. È festa per tutti, niente turisti. La situazione cambierebbe se fossimo musulmani o ebrei… la nostra guida, pur sapendo di tutto questo, ci ha portato lo stesso, ritiene che la visita sia importante per la nostra formazione. Che fare? L’unica cosa a nostro favore è l’orario del arrivo, è mattino presto, non c’è nessun turista in giro… e allora si contratta con i custodi della moschea, sotto la sorveglianza dei soldati israeliani: i soldati sanno che dovrebbero impedire la contrattazione, i custodi sanno che non dovrebbero farci entrare oggi, ma ognuno rispetta il potere della chiave, che qui vela il potere del denaro, della mancia. Se i soldati vogliono continuare una stretta sorveglianza per tutti i 3 giorni della festa dopo il Ramadan, sanno che dovranno accettare qualche passaggio di denaro che faciliti la sottomissione; se i custodi devono, per culto, rinunciare a tre giorni di mance per l’ingresso, altrettanto non rinunciano ad una piccola trasgressione, se avviene al mattino presto, senza testimoni altri: i soldati, che sarebbero la legge, non contano, bastano che non se ne accorgano gli imam…
Il potere della chiave questa volta ci fa entrare, oltre che in un luogo, nei panni di chi incontriamo… e del sacrario, vi racconto sabato prossimo!
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Terrasanta qui e ora
giovedì 9 maggio 2013
1
L'immagine di Torino che le istituzioni adotteranno non viene dall'alto, ma dal basso: comunicazione social davvero, per dare spazio a loro, ai loro sogni, al loro modo di leggere la realtà. Con in più un messaggio: la gratuità. Niente tassa di iscrizione, ma neppure niente premio. Un ventenne è capace di donare i suoi sogni ad un futuro collega.
E' un piccolo tassello di un grande mosaico di accoglienza e di fiducia, come ci ha detto il vice rettore del Poli durante la conferenza stampa. Un tassello di un quadro che si chiama futuro.
Fatti di vita!
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:00
Lasciamo spazio ai giovani? Davvero davvero? Noi ci proviamo insieme al Politecnico, all'Università ed al Consiglio regionale del Piemonte con la la Consulta regionale dei Giovani.
Da una settimana abbiamo lanciato un concorso fotografico (qui i dettagli) che coinvolge gli universitari che studiano in città: racconta Torino, racconta la tua vita e noi ne faremo un dono per chi da domani verrà a studiare qui: un video per dire alle nuove matricole fuori sede che li aspettiamo e vogliamo loro bene.
Da una settimana abbiamo lanciato un concorso fotografico (qui i dettagli) che coinvolge gli universitari che studiano in città: racconta Torino, racconta la tua vita e noi ne faremo un dono per chi da domani verrà a studiare qui: un video per dire alle nuove matricole fuori sede che li aspettiamo e vogliamo loro bene.
L'immagine di Torino che le istituzioni adotteranno non viene dall'alto, ma dal basso: comunicazione social davvero, per dare spazio a loro, ai loro sogni, al loro modo di leggere la realtà. Con in più un messaggio: la gratuità. Niente tassa di iscrizione, ma neppure niente premio. Un ventenne è capace di donare i suoi sogni ad un futuro collega.
E' un piccolo tassello di un grande mosaico di accoglienza e di fiducia, come ci ha detto il vice rettore del Poli durante la conferenza stampa. Un tassello di un quadro che si chiama futuro.
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un prete all'università
mercoledì 8 maggio 2013
0
Non c'è gara!
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:10
Beh, vede non so se riesco a ripararlo in tempo… il tecnico ha appena smontato la serpentina del forno, con diagnosi infausta: ha ceduto e dovrà essere cambiata. I bambini osservano le operazioni di verifica del guasto, con un occhio alla cassetta degli attrezzi a sei cassetti estensibili: magari se il tecnico si distrae…
Eh, 12 anni di torte e bistecche si fanno sentire…, che cosa facciamo ora?
Allora vediamo, dovrei recuperare una nuova serpentina entro venerdì, magari riesco a ripararla entro sabato, così domenica sarà a posto…
In realtà usiamo la cucina molto più in settimana, in genere alla domenica siamo via… però andrebbe benissimo, mi chiama lei, quando ha il pezzo, così combiniamo gli orari?
Va bene, ma vedrà riesco a mettergliela a posto prima della festa della mamma, così può cucinare una bella torta per loro! Il tecnico è felice della sua pensata, e chi glielo dice adesso che praticamente non ho mai festeggiato la festa della mamma?
Lo sai che sei la mia mamma preferita? Mi dice ogni tanto il più grande
Certo, c’è solo lei da preferire! Chiosa immancabilmente il più piccolo…
Eh, 12 anni di torte e bistecche si fanno sentire…, che cosa facciamo ora?
Allora vediamo, dovrei recuperare una nuova serpentina entro venerdì, magari riesco a ripararla entro sabato, così domenica sarà a posto…
In realtà usiamo la cucina molto più in settimana, in genere alla domenica siamo via… però andrebbe benissimo, mi chiama lei, quando ha il pezzo, così combiniamo gli orari?
Va bene, ma vedrà riesco a mettergliela a posto prima della festa della mamma, così può cucinare una bella torta per loro! Il tecnico è felice della sua pensata, e chi glielo dice adesso che praticamente non ho mai festeggiato la festa della mamma?
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| Tutti i giorni però, altrimenti non vale! |
Un po’ perché trovo stucchevole ricordarsi della mamma un giorno all’anno; un po’ perché detesto le melensaggini tipiche delle feste commercializzate; ma soprattutto perché essere mamma mi sembra un compito, una responsabilità, un impegno di generatività e non una condizione che meriti un premio… oltretutto, manca la competizione!
Lo sai che sei la mia mamma preferita? Mi dice ogni tanto il più grande
Certo, c’è solo lei da preferire! Chiosa immancabilmente il più piccolo…
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educazione
martedì 7 maggio 2013
1
Solo con Te
Pubblicato da
i Seminaristi
alle
09:22
In questi giorni molti pensieri, molte preoccupazioni, amici da consolare. Da solo non ce la faccio.
Solo Tu puoi, solo Tu salvi, solo Tu consoli. Tutti i miei sforzi sono inutili, se non cooperano al Tuo progetto.
Quindi non resta che pregare grazie alle parole di una grande donna Santa.
O Spirito Santo vieni nel mio cuore, per la tua potentia trailo a te Dio, e concedimi carità con timore. Custodiscimi, Cristo, d'ogni mal pensiero: riscaldami, e reinfiammami del tuo dolcissimo amore, si che ogni pena mi pari leggiera. Santo mio Padre, e dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mio ministerio. Cristo Amore. Cristo Amore. Amen
Solo Tu puoi, solo Tu salvi, solo Tu consoli. Tutti i miei sforzi sono inutili, se non cooperano al Tuo progetto.
Quindi non resta che pregare grazie alle parole di una grande donna Santa.
O Spirito Santo vieni nel mio cuore, per la tua potentia trailo a te Dio, e concedimi carità con timore. Custodiscimi, Cristo, d'ogni mal pensiero: riscaldami, e reinfiammami del tuo dolcissimo amore, si che ogni pena mi pari leggiera. Santo mio Padre, e dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mio ministerio. Cristo Amore. Cristo Amore. Amen
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