Dieci lebbrosi vengono guariti, ma è come se uno solo si lasciasse salvare, colui che - tornando indietro e ringraziando Gesù - gode pienamente, gusta fino in fondo la potenza di quell'incontro. Questa mattina don Francesco, presiedendo l'eucaristia, ci ricordava - con le parole di Sant'Agostino - che la fede nasce da un incontro: "In manibus nostris sunt codices, sed in oculis nostris sunt facta" (Nelle nostre mani ci sono codici, abbiamo la Scrittura, ma nei nostri occhi ci sono fatti). E ci vuole un cuore semplice per poter vedere i fatti che il Signore compie nella nostra vita e di questo godere.
Ieri un caro amico, riflettendo sulla sua storia, mi diceva: "Sento il bisogno di chiedere perdono per non aver goduto appieno della bellezza della vita"...mi è sembrata una confidenza molto bella, molto ispirata! Chissà se, fuori da ogni narcisismo, prendiamo sul serio lo stesso desiderio di Dio di farci felici? Mi sono tornate in mente le parole di Borges, che scrisse: "Ho commesso il peggior peccato che uno possa commettere: non sono stato felice".
Maurizio Chiodi, in un suo saggio, parla della felicità come di "un'ospitalità riuscita", che libera l'individuo dalla morsa soffocante della sua autosufficienza. La felicità - continua Chiodi - può essere paragonata "alla fragranza di un limpido legame, dentro il quale ti sai accolto, perdonato e riconosciuto nella trasparenza del tuo desiderio; mediante il quale ti vedi strappato agli affanni della tua realizzazione assoluta e alla melanconia dei tuoi inevitabili smarrimenti".
Ecco un'altra parola importante:...legame! "Se si presta attenzione alle cose che contano, si scopre che l'attesa di felicità resta pur sempre l'attesa di "legami umani", che rendono riconoscibile alla vita la sua destinazione e il suo compimento. E' la gioa condivisa della folla evangelica che trova casa sulla sponda del lago e nella dedizione del Maestro: la gioa di un vincolo autentico che continua a tenerti in vita, a fissarti come un chiodo alla parete, nel tempo difficile delle tue miserie; l'evidenza di un vincolo per il quale vale la pena vivere".

Nel cammino di Sicar, una proposta di preghiera per i giovani della nostra diocesi, stiamo condividendo la lettura della vicenda di Giuseppe (Gen 37-50), un uomo che è capace di sognare, che non si lascia bloccare dalle miserie della vita, che riesce ad amare anche i fratelli che lo rifiutano. In questo ascolto comune della Parola di Dio, stiamo cercando la possibilità di un incontro con Colui che ha un sogno per la vita di ogni persona.

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