Il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti è Barack Obama: è questo lo straordinario risultato delle elezioni americane. Per la prima volta un afroamericano, un uomo dalla pelle scura, figlio di un kenyano e di una donna bianca, è alla guida di una nazione che tanto ha pesato e tanto continua a pesare, in positivo e in negativo, sulle sorti del nostro mondo. È indubbiamente un segno di speranza in un panorama contemporaneo per altro spesso desolante. Questo è stato il volere degli elettori, che hanno fatto una scelta che sarebbe apparsa impossibile fino a non molto tempo fa. Ma evidentemente i criteri di questa stessa scelta sono cambiati. Non voglio assolutamente canonizzare Obama prima del tempo, ma queste elezioni mi hanno fatto pensare a un’altra elezione. È un’elezione che ha un solo elettore e i cui criteri di scelta sono ancora più sorprendenti di quelli utilizzati dai cittadini americani in questa ultima consultazione. Ce ne parla, tra gli altri, il libro del Deuteronomio con queste parole rivolte al popolo di Israele:
«Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri» (Dt 7,6-8).
Dio è l’elettore, Israele l’eletto, e i criteri di questa scelta sono paradossali: non la grandezza, non la forza, non il successo, ma qualcosa di misterioso che ha la sua sorgente nell’amore e nella fedeltà di Dio. Ma a quale scopo avviene questa elezione? E quali sono le sue conseguenze? E che cosa ha da dire a noi? Sono temi assai ricchi, ma anche impegnativi: proprio per questo vale la pena tentare di dirne ancora qualcosa nei prossimi post.
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lunedì 10 novembre 2008
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2 commenti:
"La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America."
Gli Stati Uniti d'America continuano a rappresentare un unicum nella storia moderna: il modello di leadership morale che si sono sempre prefissi non è affatto variato con queste elezioni, anzi mi sento di dire che la grandezza morale risieda proprio nel confermare che sempre loro saranno gli Stati Uniti d’America. Quella “città sulla collina” che non può restare nascosta e quella lampada accesa che non può non illuminare il mondo intero non rappresenta per l’America una ragione di vanto, ma è per sua stessa natura una responsabilità data a loro non per particolari meriti ma per decisione Provvidenziale.
Molti commentatori poco avvezzi alla storia americana hanno visto in Obama una rivoluzione: così non è! Il primo discorso che ha tenuto a Chicago ci ha dimostrato che lui, benché non di origini europee, è perfettamente inserito nella tradizione puritana americana: il discorso di John Winthrop (Un modello di carità cristiana http://history.hanover.edu/texts/winthmod.html) è il manifesto della più profonda e vera “americanità”.
Abbiamo avuto la fortuna di assistere noi oggi ad una nuova pagina di quel libro che ininterrottamente dal 1630 ad oggi si sta scrivendo: una nazione che crede fermamente di essere guidata da Dio per essere modello di giustizia e di libertà per il mondo.
Per questa ragione credo che Obama sarà un buon Presidente.
A me sinceramente lascia un pò perplesso tutto questo entusiasmo, a prescindere dal fatto che credo che Obama sarà un buon presidente e che la questione razziale, mai risolta negli USA, non può che migliorare con il primo presidente "abbronazato" [:-)] credo sia sciocco presentare Bush come il male assoluto degli ultimi 8 anni e invece Obama come il salvatore per diverse ragioni prima di tutto è un dato di fatto che Bush si è ritrovato dal 2001 una situazione diciamo spinosa fra le mani e tutto sommato non è scoppiata una terza guerra mondiale e poi come mai in Europa nessuno dice che nome è gettonato ora fra i bambini africani? Non sapete qual è? E' Prporio Bush come segno di gratitudine a questo presidente che negli ultimi 4 anni ha "sponsorizzato" una campagna si scolarizzazione e di lotta all'AIDS senza precedenti. Quindi Bush con tutti i suoi limiti e i suoi errori, la guerra è sempre e comunque un errore, non è il male assoluto. Ritornando su Obama invece non credo che sia così perfetto come ce lo propinano in Europa da un anno a questa parte già solo per il fatto che la forma di aborto che vuole proporre, come il suo predecessore Clinton, a me ha scioccato; praticamente oltre a poter abortire ad ogni mese della gravidanza sarà anche possibile a metà del parto (in pratica con la testa del bambino fuori dal corpo della madre)uccidere il bambino tramite un'operazione sul cervello e farlo così nascere morto...non credo si debba aggiungere altro.
Ultimo spunto: i cristiani dovrebbero sapere chi è il principe di questo mondo, lo dice Gesù, e questo porta come conseguenza che in questa Terra non esisterà mai un società perfetta in cui tutti saranno felici e contenti in cui regnerà la giustizia etc etc e quindi nessuno che possa crearla e, anzi chi dice questo dice quello che ha detto qualcuno all'inizio della Storia, quando si ritenne autosufficiente da Dio e di poter stare lui al posto di Dio e noi uomini stiamo facendo lo stesso pensando di poter portare la felicità perfetta qui ed ora per tutti. Senza contare che in realtà a queste considerazioni ci si potrebbe benissimo arrivare per altra via semplicemente osservando cosa proclamano i profeti di questa nuova società e di come si dovrebbe fare e a cosa si dovrebbe rinunciare per arrivarcisi. Quindi dico solo Obama sarà magari il migliore presidente degli USA e il miglior politico sulla piazza ma questo si vedrà negli anni e un pò mi spaventa questo, ritengo eccessivo, entusiasmo nei suoi confronti; la speranza che ci dà la forza è da un'altra parte.
Dario
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