Capita che giornali e tv parlino di preti. Per motivi assai evidenti, ogni giornalista cerca qualcosa che "faccia notizia". Nel bene e nel male.
Recentemente è stata oggetto di alcuni servizi televisivi la vicenda di don Luigi Merola, ex parroco di Forcella, che vive da alcuni anni sotto scorta a causa delle posizioni che ha assunto contro la camorra. La notizia in questo caso è assolutamente rilevante: il giovane prete ha ricevuto - alcuni giorni fa - la lettera di un ex-camorrista che confessa di avere avuto il mandato di ucciderlo per il suo impegno contro l'organizzazione malavitosa.
Cito direttamente dal sito di Videocomunicazioni:
“Ti conoscevo - si legge in un passaggio della missiva scritta a penna e lunga sette pagine - conosco la tua testardaggine e il tuo coraggio, sei una persona che dava e dà fastidio al male e purtroppo era capitato a me di eliminarti e spegnerti ma fortunatamente ciò non è successo perché quel giorno quando sono entrato in chiesa tu stavi spiegando il passaggio del Vangelo sul figliol prodigo e non me la sono sentita di portare a termine il mio compito anche se sapevo le conseguenze alle quali sarei andato incontro”.
Nel rendere nota questa lettera, in occasione di un convegno organizzato dal Pd a Caserta, don Luigi documenta il pentimento di un'anima, che a partire da questo episodio ha potuto innescare un percorso di redenzione.
Domenica scorsa, nell'edizione di mezzogiorno di Studio Aperto, oltre a questo servizio su don Luigi, è stata presentata la storia di un ragazzo, giovane promessa del basket italiano, che ha deciso di lasciare la carrierra di sportivo per entrare in seminario. Il notiziario sembrava dipingere con simpatia la storia di un ragazzo che coglieva in questa scelta la propria strada verso la felicità.
Due storie molto diverse. Certamente due belle storie. Meno male!
Allo stesso tempo, mi dico che è bene tenere una certa "distanza di sicurezza", non di fronte a queste vicende o alle persone che ne sono protagoniste, ma di fronte al racconto mediatico (provenga dalla carta stampata, dalla tv o naturalmente da un...blog!). E questo sempre, nel bene e nel male. Certamente i preti - come tutti - nel rendere ragione delle cose in cui credono, sono chiamati a una testimonianza onesta, ma la Parola di salvezza che un prete annuncia sarà sempre più grande della propria balbettante coerenza. Anzi, è proprio sintomatico della radicale gratuità di Dio il fatto che Egli si affidi alla nostra debolezza.
Il racconto giornalistico - quello televisivo in particolare - assume per certi versi i contorni della fiction, anche nel senso migliore del termine. E le fictions stanno dentro alcuni canoni, prima di tutto comunicativi e artistici. Come avviene, ad esempio, per i film che possono essere di genere drammatico, comico, brillante...e possono avere per protagonisti mostri o eroi.
La vita, invece, è per definizione una commistione di generi. Può essere allo stesso tempo carica di ricchezze e afflitta da povertà, eccezionale e prosaica, banale e appassionante. Come la vita di un prete, come la vita di tutti. La bellezza delle nostra vita sta nella verità che stiamo cercando, nelle relazioni di amore che tentiamo di coltivare, nella consapevolezza che siamo nel cuore di Qualcuno e anche nella pazienza di vivere il tempo feriale, senza lasciarsi convincere o abbruttire dalle cadute o dalle delusioni.
Rimane il fatto che abbiamo bisogno di buone notizie. Ecco perchè vi propongo volentieri il video che racconta la storia di don Luigi e che trovate qui.
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