lunedì 24 novembre 2008

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L'elezione: lo stile di Dio

Per capire qualcosa di più sull’elezione e per non intenderla secondo i nostri criteri di esclusione e alternativa trovo molto illuminante un riflessione di Paul Beauchamp, grande esegeta francese morto qualche anno fa, riguardo all’elezione di Abramo in Genesi 11-12.
Ve la riporto per esteso: «L’elezione non è né assurda né oscura. Inventiamoci per un momento un altro testo: «Dio dice a tutti gli uomini: “Amo tutti gli uomini”». Noi saremmo nell’immaginario e nell’insignificante: nessuno ascolta o non si muove nessuno. Poniamo allora che: «Dio dice a qualcuno: “Amo tutti gli uomini, diglielo”». Non è abbastanza. Rimarremmo vittime di un’astrazione: sarà sufficiente agli uomini il venire a sapere di essere amati, e su che cosa si baserà l’inviato per dare questa informazione? In realtà con Abramo Dio dice a un individuo: «Ti amo e quindi mi prendo cura di te e voglio che tutti gli uomini lo sappiano e che, sapendolo, ti benedicano». (P. Beauchamp, Cinquanta ritratti biblici,Cittadella, Assisi, 2004, p. 35).

Dio sceglie gratuitamente una persona (o un popolo) e la riempie della sua benedizione per mostrarci attraverso una immagine viva, concreta, reale la sovrabbondante gratuità del suo amore e per far giungere a noi e a tutti quella stessa benedizione. Qualcuno è benedetto perché tutti siano benedetti. Qualcuno è l’eletto perché tutti sappiano di essere gli eletti. Dunque nessuna gelosia o invidia, ma al contrario benedizione per l’eletto: attraverso di lui, scelto senza alcun merito da parte sua (e che quindi non dovrebbe inorgoglirsi o credersi superiore agli altri, rischio, ahimè, sempre possibile) noi veniamo inondati di quella stessa benedizione e di quello stesso amore.

2 commenti:

Monica ha detto...

...mi viene da pensare quanto a volte, noi miseri,che ci lasciamo travolgere dal quotidiano, diventiamo invidiosi di chi a nostro dire è l'eletto... e ci dimentichiamo che agli occhi di Dio siamo tutti eletti.

Antonella ha detto...

pensando all'elezione mii viene automaticamente da paragonarmi ad Israele.. popolo amato, accompagnato per mano, sorretto nelle difficoltà, ma anche infedele, impaziente, incredulo,"pretenzioso"..
più che invidia mi ci ritrovo ...