Il mio primo figlio aveva più o meno tre mesi, quando un caro amico mi ha chiesto:”Ma se tu dovessi dirmi la cosa più importante che hai capito, ora che sei mamma?”. Non volevo dilungarmi in quegli entusiastici racconti, a volte anche un po’ ripetitivi, dei neogenitori e, cercando di riassumere, me ne sono uscita con “Beh, in due parole, ci vuole rispetto e fiducia, che ne dici?”. Mi ha guardato un po’ interrogativo; “Ho avuto fiducia che imparasse a succhiare il latte da solo e aspetto sempre che si stacchi da solo quando è sazio; per dirti che rispetto e fiducia non sono parolone che si possono usare solo nei confronti degli adulti, ma si possono applicare anche con un bambino, se lo consideri in nuce l’adulto che diventerà, perché tutti diventeremo adulti prima o poi…; inizio con il rispetto e poi vedremo se il buon esempio funziona!”.
Mi spiego meglio? Ogni volta che sono con i miei figli, cerco di rispettare le loro capacità di comprensione (un po’ mi immedesimo in loro, un po’ ripenso a me da bambina) e di avere fiducia che capiranno quello che gli ho detto (se son riuscita a spiegarglielo in linea con le loro capacità!); non dico mai le bugie e se non so qualcosa, prometto di andare a cercarla e di raccontargliela. Come sopra, credo e spero che il buon esempio sia contagioso! Ci avete mai provato?
Non è che sia sempre facile…sia con i propri figli, che con i ragazzi all’oratorio, con i bambini al catechismo, con i chierichetti, con il gruppo degli adolescenti e con gli animatori dell’estate ragazzi: questo elenco per dire che sempre di educazione si tratta, che quando ci troviamo in un ruolo educativo possiamo attingere ad un sapere comune, da sperimentare nelle relazioni con le persone, bambini, ragazzi e giovani adulti. Di questo mi piacerebbe parlare con voi in questi post, di idee e principi per fare educazione, tutti i giorni, nella quotidianità, nella ripetitiva quotidianità, che poi è il vero momento in cui ci si forma.
E, per portare alle estreme conseguenze il discorso su rispetto e fiducia, consiglio la rilettura della parabola del figliol prodigo (Vangelo secondo Luca 15,11-32), per sondare in profondità quanto saremmo disposti a perdonare (e secondo me rimarremmo positivamente sorpresi…). Ci torneremo sopra!
- Home
- Chi siamo
- Autori
- Rubriche
- La Parola del giorno (don Mario)
- Un prete in parrocchia (don Luca)
- La voce di Abacuc (don Ferruccio)
- La Video Omelia (don Gianluca)
- Vocazione (il Seminario)
- Vita di comunità (il Seminario)
- La mamma educatrice (Angela)
- Caccia al tesoro (Angela)
- Episcopost (il nostro Arcivescovo)
- Una sorella tra noi (Sr Emma)
- Links
mercoledì 26 novembre 2008
4
Respect non è solo il titolo di una canzone di Aretha Franklin
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:18
Etichette:
educazione
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

4 commenti:
Benvenuta a bordo! Con rispetto e fiducia. dl
...beh, io a rispetto e fiducia aggiungerei anche la parola COERENZA!
Che bella sfida l'educazione! Che bella sfida l'amore! C'è nulla di più educativo dell'amore? E può esserci educazione senza amorevolezza?
Grazie per tutto quello che ci darai!
Brrr... rispetto e fiducia! Il brivido è piacevole perchè mi hai ricordato "le origini" del mio essere madre, grazie Angela.
Ma il brivido è anche un segnale di pericolo sempre acceso da quando i figli sono adolescenti. Adesso anche "sfida" e "coerenza" acquistano un nuovo significato.
Grazie ancora, a tutti
Posta un commento