Vito è morto. Oggi i suoi funerali hanno visto la partecipazione di moltissimi giovani. Già domenica scorsa avevamo pregato per lui e per i suoi cari: una delle ragazze che ha partecipato al ritiro - qui in seminario - era sua vicina di casa. Abbiamo sentito molti discorsi e visto molte immagini. Qualche parola fuori luogo, come se la morte di qualcuno diventasse meno rilevante delle polemiche e dei dibattiti che da simili eventi vengono innescati, come se il caso o la notizia prevalessero sulla stessa persona. Non che non si debba parlare di scuola, di sicurezza, di giustizia. Purtroppo questi eventi mettono in luce fatti che già sappiamo: lo stato di trascuratezza di molti luoghi pubblici è sotto i nostri occhi quotidianamente, ma tale abbandono è prima di tutto un fatto di rilevanza culturale. Magari fosse solo un problema di risorse economiche o di politiche inadeguate. Forse il nostro malessere è più profondo. Ha a che fare con il nostro atteggiamento nei confronti della vita, con il senso di appartenenza ad una comunità civile, con la nostra (in)capacità di investire sull'umano e sulle sue potenzialità. Le crisi morali (che alcune polemiche strumentali hanno rivelato in questi giorni) debbono inquietarci più di qualsiasi crisi economica (e forse le due cose possono essere in stretta relazione).
Se le indagini e i processi non sono di nostra competenza, noi che cosa possiamo fare? Che cosa ci resta? Le lacrime. Possiamo piangere, molti oggi l'hanno fatto. Piangere è uno degli atti più propriamente umani e spitituali. Le lacrime sono dignità, grido, protesta, desolazione, affetto, purificazione, trasparenza, abbandono, sincerità...Le lacrime esprimono sempre una domanda di senso e di consolazione. Possiamo chiedere di imparare a piangere, possiamo piangere per Vito e per tutte le cose che non capiamo. Non c'è carità più grande che piangere con chi piange (cfr Rm 12,15). Oggi al funerale di Vito e ovunque lo si sia ricordato le lacrime versate sono state appello a Chi ci può consolare, a Chi asciugerà ogni lacrima (Ap 21,4).
Le lacrime sono anche il punto di partenza di ogni uomo e di ogni società che voglia ricominciare. Lacrime non come rassegnazione, ma come riscatto.
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