
I cristiani hanno sempre visto nel Buon Pastore l’immagine più bella e affascinante di Gesù.
Nella catacomba di Priscilla, una delle più antiche di Roma, il Salvatore è rappresentato come un pastore che ha ai piedi due pecore, mentre ne tiene un'altra sulle spalle, fra da due alberi alti sopra i quali sono appollaiate due colombe che tengono nel becco dei ramoscelli di olivo.
In Gesù si realizza la profezia di Ezechiele: «Andrò in cerca della pecora perduta perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.» (Ez 34,16). Egli lascia le novantanove pecore (le lascia in un luogo sicuro, non le abbandona!) per andare in cerca di quella che si è smarrita, e «se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite» (Mt 18,13).
L’applicazione che Gesù fa di questa parabola è meravigliosa: «Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda» (v 14). Questo è il giusto atteggiamento verso chi nella comunità sbaglia: non il disprezzo, la denigrazione o l’emarginazione, ma la ricerca premurosa e amorevole, l’aiuto concreto, poiché a Dio è molto caro anche «uno solo di questi piccoli”.
Il nostro ministero deve essere un ministero di consolazione. Anche a noi il Signore dice in questo tempo d’Avvento: «Consolate, consolate il mio popolo… Parlate al cuore di Gerusalemme» (Is 40,1).

0 commenti:
Posta un commento