
L'attendevano con impazienza; eppure, quando Elia fu di nuovo in mezzo a loro, non lo riconobbero e l'uccisero. «Non hanno riconosciuto» Elia, presente di nuovo, in Giovanni il Battista, «anzi hanno fatto di lui quello che hanno voluto» (Mt 17,12).
Lo stesso faranno, poco dopo, col Figlio di Dio. Aspettavano un messia che si erano creati loro stessi, un messia a misura d'uomo.
Possiamo chiederci se la nostra attesa è veramente libera da preconcetti e se permettiamo a Dio di rivelarsi così come egli è: come Figlio dell'Uomo povero e sofferente, che ci salva col suo amore. Gesù è il Salvatore; è la chiave di volta della storia umana: «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Ma la sua salvezza giunge a noi per la via della croce.
Durante quest'anno, che la nostra Chiesa di Torino celebra come l'Anno della Parola, chiediamo a Gesù di essere come Elia, di cui dice la Bibbia: «Sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (Sir 48,1). Ma chiediamo anche l'umiltà del cuore per riconoscerlo come "uomo dei dolori" e seguirlo sulla via dell'abbandono totale. «Attraverso l'attesa, Dio accresce il desiderio, attraverso il desiderio scava le anime, scavandole le rende più capaci di riceverlo» (S. Agostino).

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