mercoledì 17 dicembre 2008

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I can't get no satisfaction...

Non è che io sia proprio una fan dei Rolling Stone, ma stavo pensando all’importanza delle regole e dei limiti, e subito mi è balzata in testa la risposta. Regole, limiti? I can’t get no satisfaction! Una risposta più comprensibile ce la aveva anche Jovanotti, con “Non mi basta mai, voglio di più”… però questo corto circuito mentale ha una sua ragione, vediamo qual è. Quando come adulto devo dare una regola da rispettare, un limite da non superare, forse alla fine penso che quella regola sia un modo per limitare l’aspetto piacevole, il lato dolce, queste regole mi sembrano pensate proprio per limitare le cose belle… se questo è il nostro pensiero di partenza, la regola non può funzionare, siamo anche noi prigionieri del pensiero che il limite sottrae ai bambini qualcosa di bello.

Non è così. Le regole non servono a togliere, servono ad aprire altri spazi, servono a lasciarci esprimere meglio, servono a farci capire. Quando ero responsabile di un gruppo di animatori dell’oratorio chiedevo a tutti gli animatori di arrivare puntuali alle riunioni, perché arrivare in orario non è un limite a tutto quello che fai prima, ma una porta aperta a tutto quello che puoi imparare. Quello che stavi facendo prima, se ti sei messo in cammino per la riunione, è finito, vai verso la tua nuova possibilità di imparare e imparare tutto, se arrivi per tempo. Come dicevo agli animatori, credo alla tua motivazione più che al tuo Jelly Fish, per vederti qui in orario.

Credo che si rispetti una regola perché se ne capiscono i motivi. Compito dell’educatore trovare il modo per far capire i motivi.

Proviamo a mettere insieme affetto, fiducia e senso pratico: un'ottima spiegazione non arriva a nessun cuore e a nessun cervello se non è accompagnata da amore e da una relazione reciproca di fiducia. Ciascun bambino può capire che un cioccolatino è buono, ma anche che dieci diventino un mal di pancia… noi genitori ne siamo convinti? Lo dico, perché, cioccolatini a parte, di fronte al pianto di un bambino, ci si sente sempre mossi dentro, alla rabbia, al fastidio, alla reazione. Quando riaffermiamo la regola, cerchiamo di essere tranquilli e comprensivi: sappiamo che quello che diciamo è per il bene del bambino. Possiamo consolarlo, spiegare bene tutto, confortarlo, senza che il limite dato subisca alcuna scalfittura: la forza è nella chiarezza del nostro comportamento. Continuo a volerti bene anche se non sei d’accordo, anche se protesti, anche se vuoi andare contro il limite. Il limite rimane, il mio affetto anche.

(Consiglio un bellissimo articolo scritto da Giovanni Cappello, analista e psicoterapeuta, intitolato "Emozioni senza affetti": per info, qui.)

Torneremo la prossima settimana sul discorso dei limiti, perché non solo noi genitori possiamo dare dei limiti ai bambini, non solo noi educatori stabiliamo le regole del gruppo… in arrivo un memorandum adatto a tutti!

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