In un silenzio quasi irreale sembra che tutto si fermi e che tutto sia in ascolto. Il mondo attende il grande annuncio, il grandioso compimento della profezia di Isaia: «La vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele» (Is 7,14).Ma il “grandioso” di Dio è solito manifestarsi là dove l’uomo è particolarmente piccolo e il cuore sa aprirsi, quasi squarciarsi. La famiglia di Nazaret insegna molto a noi sull’autentico modo di amare e servire il Signore. Giuseppe non si limita a “fare” ciò che Dio ha comandato, ma cerca anche di “essere” come il suo Signore vuole; non si preoccupa tanto di osservare dei precetti, quanto piuttosto di essere un uomo in ascolto, disposto a lasciarsi plasmare sempre e comunque. L’umile falegname di Nazaret sa che ogni istante, anche il più piccolo e umanamente incomprensibile, è trasfigurato, se lo si lascia riempire dall’Amore. Per questo china il capo, per lasciare che lo rialzi Colui che gli parla.
Oggi, che il tempo è così scarso, più che mai dobbiamo avere la fede di Giuseppe. «Ogni giorno che passa non è soltanto una parvenza di tempo senza consistenza e senza valore, ma è l’oggi di Dio: è un frammento di tempo prezioso, che possiede il respiro dell’eterno, che è colmo della promessa del Natale: “pace in terra agli uomini che Dio ama”...» (Saldarini card. Giovanni, Verso Betlemme).

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