mercoledì 31 dicembre 2008

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Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più? (2 parte)

Concludo il memorandum con gli ultimi dieci consigli per noi educatori…

11. Ricordatevi che non sempre posso spiegarmi come vorrei. Ecco perché non sono sempre preciso.
12. Non eludete le mie domande, altrimenti smetto di chiedere e cerco le mie informazioni altrove.
13. Non siate incoerenti. Ciò mi confonde e mi fa perdere la fiducia in voi.
14. Non ditemi che le mie paure sono sciocche. Esse sono terribilmente reali.
15. Non cercate di apparire infallibili o perfetti. È poi una grande delusione quando scopro che non lo siete.
16. Non pensate di perdere la vostra dignità se vi scusate con me. Una onesta scusa aumenterebbe il mio amore per voi.
17. Non dimenticate che mi piace fare esperimenti. Non potrei progredire senza queste ricerche. Quindi, per favore, abbiate pazienza.
18. Non dimenticate che sto crescendo rapidamente. Per voi deve essere difficile starmi dietro, ma, vi prego, provateci.
19. Non dimenticate che, per crescere, ho bisogno di un mondo di amore e di comprensione. Ma non ho bisogno di dirvelo, vero?
20. Per favore mantenetevi sani e in forma. Ho bisogno di voi.

E così entriamo nel nuovo anno!
Se questi fossero buoni propositi, rischierebbero di essere dimenticati entro la fine di gennaio… ma io vorrei regalarveli come buone idee, da ripensare ogni tanto, quando si fanno le valutazioni su come stanno andando le cose, in famiglia, in oratorio, nei gruppi… quindi meno buoni propositi, più verifiche personali, per tenere il timore dell’educazione sempre ben saldo!
Buon 2009 a tutti voi!

martedì 30 dicembre 2008

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Bilanci

Fine dell’anno, tempo di bilanci.

L’altro giorno nella chiesa di Madonna del Rosario ho celebrato la Messa numero 750. Per 750 volte ho detto “mistero della fede”, ho ringraziato per un dono che non si comprende davvero, che è mistero sul serio - ossia qualche cosa che conosci nella misura in cui ci stai immerso dentro, come l’amore, come tutte le cose che contano davvero. 750 Messe in giro per il mondo, ma soprattutto qui con e per la mia gente, di corsa tra tre chiese la domenica o con calma nella ferialità della sera.

Ognuna diversa perché il cuore e la mente sono pieni di pensieri e di volti diversi; ognuna identica nella sicurezza che ti dà il dire e fare qualche cosa che appartiene al tesoro di tutti.

Sono molte 750 Messe in così pochi mesi, ogni tanto mi chiedo chi spezzerà il pane in memoria di Lui tra qualche anno, quando sarò vecchio, se mai lo sarò. Poi penso che è Lui che si dona, che Lui sa come venirti a cercare e dirti che sì, è bello, donare la sua vita in quell’ostia, in quel calice. 750 volte diverse dalla prima, 750 volte in cui quella prima è dilatata, esplosa, andata in frantumi: non come un vetro rotto ma come un pane, spezzato, per molti.

Dire di sì al Signore e farsi prete non è facile, lo so.
Ci sono passato.
Ma se solo poteste provare cosa significa, dopo quel sì…

lunedì 29 dicembre 2008

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Giustificazione, giustificare, giustificarsi

Giustificazione, giustificare, giustificarsi: chissà che cosa ci fanno venire in mente queste parole?
Forse il primo pensiero va alle giustificazioni scolastiche: quando non si era studiato per una materia, si andava dal professore o dalla professoressa per giustificarsi, sperando che la giustificazione fosse accettata (e magari inventando delle scuse geniali, tipo quella che ebbe un giorno a produrre mio fratello: “non ho potuto studiare perché ho dovuto insegnare a mia nonna ad andare in monopattino”). Oppure si può pensare alle giustificazioni per le assenze, magari prodotte falsificando la firma dei genitori in occasione di una mega tagliata con immancabile puntata a giocare a biliardo.

Ma non c’è certamente solo l’ambito scolastico: quante volte nella vita dobbiamo giustificarci! Sul lavoro, con gli amici, con i parenti, con i vicini, con i familiari, magari anche solo per una parola o un gesto che ci sono scappati in un momento di rabbia o con superficiale disattenzione; a volte poi ci giustifichiamo dicendo quello che veramente è successo e le motivazioni per cui è successo, altre volte, invece, inventando delle scuse più o meno plausibili. E restiamo in attesa di sapere se l’altro, specie se è qualcuno importante per noi, accetterà o meno la nostra giustificazione.

Per fortuna qualche volta, quando non sappiamo proprio più che cosa fare per giustificarci, succede che intervenga qualcuno che si schiera dalla nostra parte e ci giustifica.
E con Dio come la mettiamo? Forse anche con lui dobbiamo giustificarci?

domenica 28 dicembre 2008

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Benin: stiamo partendo!

Eccoci all'aeroporto di Parigi. Tra poco si decolla per Cotonou...
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La Santa Famiglia

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


sabato 27 dicembre 2008

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C'è un last minute per tutto!

Questo non è un invito a cercare il miglior viaggio da fare per capodanno! Il periodo delle feste però evoca cenoni, pranzoni e poi tutti a finire gli avanzi per una settimana... che è anche la migliore abitudine possibile per ogni persona, per non sprecare nulla. Magari però è una buona abitudine non soltanto al singolare, sarebbe utile se anche i supermercati potessero non buttare via le merci invendute... ma come?

Con il Last Minute Market: è un’iniziativa che permette di trasformare in risorse gli sprechi di denaro, di tempo e di lavoro, altrimenti destinati a diventare rifiuti. Il progetto di recupero di alimenti invenduti, ancora idonei per il consumo, è nato nel 1998 all’interno della Facoltà di Agraria di Bologna, ad opera del professor Andrea Segrè, attualmente preside della Facoltà. Nata come attività di ricerca nell’ambito universitario, nel 2003 l’idea del Last Minute Market diventa un progetto imprenditoriale, grazie al finanziamento della regione Emilia Romagna e alla collaborazione del mondo imprenditoriale con la Pubblica amministrazione e le associazioni caritative, riuscendo ad attivare iniziative di recupero sia in Italia (in Piemonte fanno questo) che all’estero.
Ma non si sono fermati al cibo: libri, medicine, prodotti ortofrutticoli, catering, sementi e tutto il settore del no food sono beni trasformabili e riconvertibili per destinazione (qui le faq!).

Per chi lavora nel settore delle pubbliche amministrazioni, nelle grandi aziende con catering, supermercati cooperative sociali e associazioni, ecco un dono che dura tutto l’anno: un giro sul sito e pensare se è possibile collaborare con Last Minute Market...
Solo nel 2007 (fonte: Buonenotizie.it In collaborazione con Yes.life), il Last Minute Market ha evitato oltre 280 tonnellate di rifiuti, offrendo 505mila pasti gratuiti ai più bisognosi, nutrendo circa 2.200 persone, per un totale di 816mila euro risparmiati dalle associazioni di beneficenza. Considerato che in Italia ogni giorno si buttano circa 4 mila tonnellate di cibo, secondo le stime del professor Andrea Segre "se fossero coinvolte nel progetto tutte le tipologie di vendita (cash & carry, ipermercati, supermercati e piccolo dettaglio) e se l’iniziativa si estendesse su scala nazionale, annualmente si potrebbero aiutare 620.500 persone al giorno (per i tre pasti quotidiani) per un totale di 566 milioni di pasti".

Cifre che sono uno stimolo per iniziare una collaborazione attiva...c'è chi l'ha già fatto!
Alla prossima buona notizia!

venerdì 26 dicembre 2008

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Destinazione Benin 2

Il nostro Servais continua a raccontarci qualcosa del Benin e della sua Chiesa di Natitengou.

Domenica sera attereremo a Cotonou, la capitale economica del Benin, un grande centro urbano (1.500.000 abitanti) sulla costa dell'oceano Atlantico. Ci sono altre città importanti come Porto Novo, Parakou e Natitingou. Quest’ultima è capoluogo della zona nord-ovest del paese chiamato Atacora (il nome viene da una lunga catena di montagne che parte dal Ghana, attraversa il Togo, il Burkina Faso e va a finire nella Nigeria). Natitingou ha dato il nome alla diocesi che si estende su un’area di 15.000 kmq. È una città originale perché è tutta circondata da montagne.

Come Diocesi, direi che è una terra di prima evangelizzazione anche se la fede cristiana si è abbastanza radicata e maturata quest’ultimi anni. Il primo missionario, Joseph HUCHET, un Padre delle missioni africane (S.M.A.) di Lione, è arrivato nel 1941. La diocesi è stata creata il 10 febbraio 1964. Ma il clero (che per molto tempo era composto solo di missionari francesi) è oggi costituito di sacerdoti quasi tutti autoctoni sotto la guida di Mgr Pascal N’KOUE (da settembre 1997).


Natitingou conta oggi una popolazione di circa 800.000 abitanti, composta da un mosaico di etnie che vivono pacificamente insieme. Le più importanti sono: Batammaba, Bariba, Berba, Wama ecc. La maggior parte della popolazione vive dell’agricoltura anche se clima e le stagioni (clima di tipo tropicale, molto secco in alcuni periodi dell’anno; infatti da novembre a febbraio soffia l'harmattan, vento secco proveniente dal deserto, che asciuga l'aria dall'umidità.) non favoriscono tanto tale attività.

È forse la regione del paese più sprovveduta economicamente ma è anche la più accogliente dal punto di vista sia umano che ecologico. Faccio notare infine che Natitingou è anche una grande zona turistica (parco nazionale, abitazioni locali “Tata-Somba”, cascate, montagne, paesaggi, tradizioni locali… )
Ecco uno sguardo generale sulla regione dove stiamo andando. Spero che ci faccia scoprire nuove realtà e acquisire esperienze belle.

Servais
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Il Natale di Stefano

"Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio". (At 6,8-10; 7,54-60)


Nell'ottava del Natale viviamo l'ebbrezza di una festa che non può essere trattenuta dai rigidi confini delle 24 ore: la celebrazione del Natale è un lungo giorno che vale per 8! Oggi, la festa di Santo Stefano ci permette di approfondire il senso dell'incarnazione. Oggi, ancora di più, scopriamo quale radicalità possa stringere un uomo al suo Dio. Quale passione può legare Cristo ai suoi amici.
Sì! Gesù ha una passione per noi.

Il Verbo di Dio si è fatto carne...e sangue!
Nelle icone orientali della Natività la scena di Betlemme è illuminata dal mistero dela Passione di Cristo: Gesù, avvolto in fasce come un morto nel suo sudario, la mangiatoia come una bara, la grotta come il sepolcro e la Vergine, adagiata accanto al suo piccolo, pensosa per la spada che le traffiggerà il cuore.

E' così! L'Emmanuele è il Dio con noi, il Signore fatto carne...per passione! La sua passione d'amore per gli uomini.
Stefano era acceso di passione per Cristo.

E io?
In questi giorni, Dio ci rivela la sua passione d'amore per gli uomini.
...e se mi lasciassi interpellare e rischiassi di risponderGli?

giovedì 25 dicembre 2008

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Non abbiamo spaventato Dio

Silenzio.
Attesa.
Sì: non abbiamo spaventato Dio.
Nonostante le nostre guerre, le nostre urla, i nostri schiamazzi inutili non abbiamo spaventato Dio.
Nonostante gli sprechi, gli scandali e la tecnocrazia non abbiamo spaventato Dio.
Nonostante la fame, l'ignoranza, l'inadeguatezza della nostra povera umanità non abbiamo spaventato Dio.
Silenzio.
Attesa.
Ma ne sei sicuro?
Sì: nonostante l'uomo si sia abituato a tutto, perfino a se stesso, non abbiamo spaventato Dio.
Ancora una volta si apre la notte del tempo, ancora una volta Lui non rinuncia a farsi piccolo, a spezzarsi per poterci accompagnare, di nuovo, su quei frantumati sentieri che abbiamo minato, su cui ci smarriamo, su quei sentieri che in salita, a fatica, percorriamo.
Silenzio.
Attesa.
Grazie, Signore, per essere quella unità che tanto ci manca, anche quest'anno.
Con tutto il cuore, che la carezza dell'eterno sorrida al tuo tempo.
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Gli auguri dell'Arcivescovo

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Buon Natale!

«Non temete: ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10).


Eccoci giunti al Natale di Gesù: il cammino dell’attesa si è compiuto. Dio entra nella storia in modo pieno diventando vero uomo come noi. La Parola di Dio, la sua luce, la sua vita, il suo desiderio di comunicare e di abitare con noi trovano concretezza nella vita umana del Bambino che nasce a Betlemme. Il Natale è il punto di svolta:
«Da oggi, Dio, non sei più solo Dio;/ da oggi, uomo, non sei più solo uomo./ Il grembo di una donna / ha fatto nascere / qualche cosa di nuovo / sulla terra e nel cielo./ E niente sarà più come prima» (Adriana Zarri).

L’uomo Gesù è Figlio di Dio. In lui la grandezza, la bellezza, la forza e la bontà di Dio possono essere viste, toccate, incontrate. «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia». Il Verbo si è fatto carne perché l’uomo potesse diventare come Dio.

Il Natale di Gesù ci rivela anche la grande dignità di ogni persona umana, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione si trovi. La gloria di Dio si vede pienamente in Gesù, ma si manifesta anche in ogni persona.

Siamo chiamati a riconoscere ed onorare l’immagine di Dio presente in ogni uomo e ogni donna, anche quando è velata dal dolore e dalla sofferenza oppure oscurata dal peccato.

Buon Natale!
Sia per tutti un Natale buono nella certezza della presenza di Dio tra noi per sempre!

mercoledì 24 dicembre 2008

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Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?

Attaccato al frigorifero c’è da molti anni un “Memorandum di un bambino ai suoi genitori”: è lì da prima che nascessero i nostri figli, perché mi è sembrato così ricco di contenuti da volerlo tenere sempre sott’occhio, anche quando ero “solo” zia o animatrice… era lì da talmente tanto tempo da essere sommerso dalle ricette, dagli avvisi dell’asilo, dal telefono del prontopizza… , sommerso dalla quotidianità. La riscoperta che ne ho fatto in questi giorni (pulizie natalizie o angelo custode? Ciascuno ha la sua parte nel ritrovamento!) mi ha fatto riflettere sui doni che abbiamo sempre accanto a noi, tutti i giorni, già scartati… e che non vediamo più! Riflessione che terrò presente a inizio anno, quando, alla ripresa delle attività, mi guarderò attorno per cercare nuovi stimoli: sono già tutti lì, gli affetti più cari, le qualità uniche che ciascuno porta con sé, il continuo arricchimento del confronto nel condurre la attività insieme ad altri. Adesso però è ora del Memorandum che regalo a tutti voi!

1. Non viziatemi. So bene che non posso avere tutto quello che chiedo. Vi sto solamente mettendo alla prova.
2. Non abbiate paura di essere severi con me. Preferisco così, mi fa sentire sicuro.
3. Non fatemi prendere cattive abitudini. Conto su di voi per scoprirle appena cominciano.
4. Non fatemi sentire più piccolo di quello che sono, altrimenti mi comporterò stupidamente da grande.
5. Non sgridatemi davanti alla gente, se appena potete fatene a meno. Parlatemi tranquillamente in privato: ne farò tesoro.
6. Non fatemi considerare peccati i miei errori. La mia scala di valori ne verrà sconvolta.
7. Non proteggetemi troppo dalle conseguenze dei miei errori. A volte debbo imparare soffrendo.
8. Non ve la prendete troppo a male quando vi dico “vi odio”. Non odio voi, ma il vostro potere su di me.
9. Non date troppo peso ai miei piccoli malesseri. Spesso ne ottengo l’attenzione di cui ho bisogno. 10. Non assillatemi. Altrimenti farò finta di non sentirvi.

La seconda parte online il 31 dicembre! Buon Natale di Gesù a tutti!

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Un popolo nuovo

«Ci visiterà un sole che sorge dall’alto» (Lc 1,78).


«Domani verrà cancellata l'inquità della terra e regnerà su di noi il Salvatore del mondo»: così canta la Chiesa nell’ultimo giorno della Novena di Natale.
Ecco, è giunta “la pienezza dei tempi”! C’è un popolo che attende, c’è un messia che sembra non arrivare mai, c’è l’uomo schiacciato dal peccato, destinato alla morte, senza speranza. E c’è una giovane donna, vergine, incinta, con suo marito.
Ecco la speranza! In quella donna, per un semplice «eccomi!», il Verbo si è fatto carne. Egli è l’Emmanuele, il Dio-con-noi.

Ecco il Natale! Cielo e terra si incontrano, cambia il corso della storia, cambiano il destino dell’uomo e l’intera creazione:
«Dal primogenito della creazione, che ora è entrato nella storia, il cosmo riceve il suo vero senso: a partire da Lui ora è certo che l’avventura della creazione, dell’esistenza del mondo, non si conclude nell’assurdo e nel tragico, ma resta positiva attraverso gli sconvolgimenti e le distruzioni» (J. Ratzinger)

«Expergisce, homo: pro te Deus factus est homo!» (S. Agostino)
. «Svegliati, uomo: per te Dio si è fatto uomo!». Svegliamoci! Giunti alla fine dell’Avvento non finisce l’attesa! Dobbiamo essere come quei pastori vigilanti sul loro piccolo gregge. Il Salvatore è nato per noi questa notte, ma viene ogni giorno per cambiare la nostra vita!

martedì 23 dicembre 2008

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Destinazione Benin

Cari amici, tra pochi giorni partiremo per il Benin! Saremo un gruppetto di 13 persone, tra cui due seminaristi, don Ferruccio e il sottoscritto. Ma sapete perché andremo in Africa? Ho chiesto a Servais, seminarista della terza teologia, di anticiparvi qualcosa...

“La casa dell’amico non è mai lontana” dice un proverbio africano. E forse quello che stiamo per sperimentare questo fine settimana, prendendo il volo per il Benin precisamente nella diocesi di Natitingou. Lì si svolgerà l’ordinazione sacerdotale di Janvier Tchato che per ben 4 anni ha studiato nel Seminario Maggiore di Torino.
È grande segno d’amicizia e di solidarietà non solo per Janvier ma anche per tutta la giovane chiesa che è a Natitingou. In quanto nativo del Benin e addirittura della suddetta diocesi, mi è stato chiesto di scrivere qualche riga per dare un'idea panoramica del mio paese, e in particolare della diocesi da cui provengo.

Il Benin è un piccolo paese dell’Africa Occidentale (112.622 kmq). Situato proprio sul golfo di Guinea, ha la forma d’un pugno che, dall’oceano Atlantico penetra il grande Continente. Per quanto “aggressiva” la metafora, direi che è comunque uno dei paesi più pacifici dell’Africa. Tanto è vero che il periodo di colonizzazione (colonia francese fino a 1960), la crisi politica e il regime comunista (più di 15 anni di comunismo) non sono riusciti ad alterare il clima sociale che, anche oggi, è abbastanza tranquillo.

Siamo passati al sistema democratico da ben 18 anni e siamo tra i primi “leader” della democrazia in Africa. Dal punto di vista economico, il Benin, come quasi tutti i paesi dell’Africa, viene chiamato PPVD (Pays Pauvre en Voie de Developpement, cioè Paese Povero in Via di Sviluppo). In effetti la povertà si fa sentire su almeno il 60% della popolazione (8.000.000 di abitanti) ma il vero problema è - secondo me - il fatto che la maggior parte delle ricchezze sia nelle mani della classe politica e amministrativa, in complicità con le grandi multinazionali.
(continua...)

Servais


Per noi in seminario, la presenza di giovani che vengono da altre culture è un fatto molto stimolante. Prima di tutto c'è il sapore dell'amicizia, poi la scoperta di altri scenari, infine l'esperienza di sentirsi a casa, in famiglia, tutte le volte che si condivide la stessa fede in Cristo.
Oggi abbiamo sentito Janvier al telefono: ci aspetta, sarà una bellissima festa!
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Meraviglioso

«Tutti furono meravigliati» (Lc 1,63b).


Questo fu l’atteggiamento dei vicini di Zaccaria ed Elisabetta quando videro ciò che Dio aveva operato per loro.

Oggi noi viviamo in un mondo che ci presenta quotidianamente “meraviglie” di ogni genere: siamo ancora capaci di meravigliarci davanti alle opere che il Signore compie nella nostra vita e in quella degli altri? «Di fronte alla sacralità della vita e dell'essere umano, di fronte alle meraviglie dell'universo - ha scritto il Papa Giovanni Paolo II - l'unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore».

Apri i nostri occhi, Signore, affinché, guardando a te bambino, venuto nel mondo nell’umiltà della nostra natura umana, possiamo riconoscere il tuo infinito amore, così da non rimanere indifferenti davanti all’evento della tua nascita, ma essere pieni di gioia e capaci di ricordare al mondo che tu solo compi meraviglie.

lunedì 22 dicembre 2008

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Poesia di Natale

C’era una volta per il Natale una bella tradizione: i bambini imparavano a memoria una poesia o una canzoncina e la proponevano a tutti durante il pranzo della festa. Quando un caro amico prete mi ha mandato una poesia come augurio di Natale, mi è venuta spontanea l’associazione con questa tradizione, anche se ho pensato che la poesia non è solo per i bambini, ché anzi fa un gran bene a grandi e piccini, e anche, e forse ancor più, a quelli che bambini non sono più. Visto che il testo è molto bello, ringrazio l’amico che me lo ha mandato, e ve lo propongo come mio augurio di Natale.


Meditazione sulla Natività

Tutti gli dei e le dee, tutti quelli ai quali ci rivolgiamo
con cui litighiamo e minacciamo. Tutta quella paura
che l’uomo prova per ciò che è molto vecchio e nuovo:
tutto questo, tutti quelli sono spariti. Scompaiono
in favole che diventano vere,

in atti così semplici che noi siamo stupiti:
una donna e un bambino. Lui si fida, lei lo quieta.
Gli uomini vedono serenità e sono contenti.
Profeti di pace hanno parlato ma qui ci sono verità
che tutti gli uomini avevano prima soltanto lodato

nei sogni. Leggende perdute sono qui impresse
non su carta ma in carne e sangue,
una promessa è mantenuta. La modestia di lei toglie
alla nostra colpa la vergogna mentre gli porge il cibo
e lui sorride sul suo petto.

Le percezioni dei pittori, dei visionari i lunghi
tormenti e il silenzio, qui fioriscono e parlano.
Ascolta, i nostri sussurri sono una ninnananna,
guarda, siamo trovati noi che di rado osavamo cercare –
una ragazza, un bambino, un Dio giovane.

Elizabeth Jennings, La danza nel cuore delle cose, 71
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Magnificat

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,46-47).


Il Magnificat è il rendimento di grazie di Maria per ciò che il Signore ha compiuto in lei. L’azione di Dio deve culminare nel canto della persona umana. Perché canta chi ama, e l’amore riposa solo quando è amato.

Ma ogni persona può e deve cantare il suo Magnificat. Le parole di Maria devono trovare eco nel nostro cuore. Quante volte ci siamo trovati inadeguati per i compiti che il Signore ci ha affidato, eppure ci siamo fidati, siamo andati avanti... Cantiamo allora anche noi il nostro Magnificat.
«Posso essere anche una scarpa rotta, ma se ho Dio posso fare grandi cose» (Giovanni Paolo I).

«Che in ciascuno sia l’anima di Maria, per glorificare il Signore; che in ciascuno sia lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c’è una sola madre di Cristo, secondo la fede Cristo è generato da tutti; ogni anima infatti riceve il Verbo di Dio in sé, purché, immune da colpe, sappia conservare con coraggio un cuore puro. Ogni anima, dunque, che sa essere così, magnifica il Signore, come l’anima di Maria l’ha magnificato e il suo spirito ha esultato in Dio salvatore» (S. Ambrogio).

domenica 21 dicembre 2008

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Quarta Domenica d'Avvento

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


La video omelia della Quarta Domenica d'Avvento è curata da don Gian Luca Carrega, prete della nostra diocesi che sta concludendo a Roma i suoi studi biblici.
Grazie GianLu!


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Rallegrati!

«Rallegrati… Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,28.30).


Che cosa vuol dire “hai trovato grazia presso Dio”? Per Maria vuol dire riconoscersi inserita nel disegno di salvezza messianica, significa accettare l’invito alla gioia («Rallegrati!») già fatto dai profeti nella storia di Israele. Ora è il tempo per rallegrarsi. Con Maria è iniziata «la pienezza del tempo» (Gal 4,4).

La Parola di Dio, quella parola semplice e potente che turba il cuore e mette in discussione ogni progetto di vita, entra in dialogo con Maria attraverso la voce dell’angelo Gabriele.
L’Altissimo si piega sulla sua creatura, e le parla nella sfera più intima del suo essere: parla del concepimento, della sua verginità; e «spiega la potenza del suo braccio» già manifestata in Elisabetta.

«Avvenga per me secondo la tua parola». Il sì di Maria ci aiuti, durante questi ultimi giorni d’Avvento, a passare dal timore allo stupore, all’accettazione del piano che Dio ha su ciascuno di noi. L’invito che oggi ci fa il Vangelo è un invito a rallegrarci, a non temere e a guardare a Colui che viene: nulla è impossibile a Dio.

sabato 20 dicembre 2008

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La buona Notizia!

Avete ristrutturato la casa e vi avanza una finestra, ancora in buono stato? Avete ricevuto due ombrelli uguali per Natale? Aspettate a dire di no…, aspettate! Avete un seggiolone quasi nuovo per la pappa e nessun fratellino o cuginetto in arrivo? È arrivato il modo di dare una nuova casa ai vostri oggetti inutilizzati!

Eticambio nasce da un'idea della GiOC - Gioventù Operaia Cristiana. L’idea di fondo è questa: le nostre case sono piene di oggetti poco utilizzati o addirittura dimenticati, perché comprare e possedere, oggi, possono essere azioni che definiscono la nostra identità, e che ci collocano in una fascia sociale (non come i nostri nonni, che compravano per utilità o i nostri genitori per efficienza!).

Obiettivo di Eticambio è mettere a disposizione questi beni che non servono, per ridare loro nuova vita, grazie al desiderio di qualcun altro di averli, attraverso un rapporto di reciprocità. Inizia il circolo virtuoso del riuso: chi si iscrive può richiedere il bene di chiunque, mentre qualunque altro iscritto può richiedere il nostro bene. Il criterio non è quello del baratto né dello scambio basato sul valore economico degli oggetti, ma semplicemente sul desiderio o meno di avere un oggetto: uno scambio "etico", alla pari. Curiosi? Qui troverete tutte le FAQ!

Un giro sul sito bisogna farlo; ma prima fate un giro per la vostra casa o date un’occhiata alla vostra stanza… se vedete un oggetto che non è né bello né utile, magari potete iscrivervi e dare all’oggetto una nuova vita! Le considerazioni di partenza ricordano questo libro, ma qui si può mettere in pratica in modo attivo il distacco dalle marche, dai brand. Non mi limito a tagliare via l’etichetta dai jeans firmati, faccio di più, li scambio, senza riguardi per il loro imposto valore di mercato: mi sembra un gesto di autentica liberazione dalla dipendenza da beni!

Date una occhiata a tutta la lista dei beni in scambio: l’attività di scambio del sito può crescere ancora e più sono i visitatori, più sarà facile trovare oggetti potenzialmente ancora utili: quindi non esitate a inviate il link di Eticambio a tutta la vostra newsletters!
Unico suggerimento: la fotografia può accelerare di molto il viaggio degli oggetti (la renderei obbligatoria per la presentazione!), se inserite un oggetto in scambio, mettetela!

E se proprio volete farvi una cultura sull’argomento, ecco due libri imperdibili, sul comprare e sul consumare!

Per avere dalla GiOC maggiori informazioni su questo progetto, scrivete!

Come già detto, se avete una buona notizia…fateci sapere!

Buona settimana a tutti!
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Servire: scelta di libertà

«Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).


La nostra cultura ci porta a pensare che il termine “servo” abbia un significato negativo, di dipendenza e di passività. L’essere servi di qualcuno implica, secondo noi, la rinuncia alla nostra personalità e alle libere scelte.

Le parole dette da Maria: «Ecco la serva del Signore» rappresentano invece una totale disponibilità al piano di Dio. La Madonna ha la coscienza simile al misterioso “servo” di cui parla il libro di Isaia. E la coscienza del “servo”, come quella di Maria, non è soltanto individuale ma di popolo. Maria parla a nome del suo popolo, di cui esprime il meglio; parla anche a nome di tutta l’umanità, e decide di mettersi al suo servizio, perché il Messia viene per salvare tutti i popoli.

E noi, a che punto siamo? Con che atteggiamento rispondiamo alla Parola di Dio? Abbandoniamoci totalmente al progetto che il Signore ha su di noi, e chiediamo a Maria che ci insegni a dire il nostro sì con piena disponibilità. «O Chiave di Davide e scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno può chiudere, chiudi e nessuno può aprire, vieni: libera l’uomo prigioniero, che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte».

venerdì 19 dicembre 2008

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La Chiesa nella Città

Cari amici, "Il tesoro nel campo"...va in tv!
Nelle prossime settimane - a partire da domani - offriremo il nostro commento al Vangelo della domenica in una trasmissione di Telesubalpina che si chiama "La Chiesa nella città". Il programma - condotto dalla giornalista Elisa Speretta (Narcomafie)- offre una ricca panoramica di ciò che succede nella nostra diocesi e nel territorio in cui è inserita.
Inizia la nostra Angela, la voce femminile di questo blog.


Mentre la nostra blogger registrava il suo primo commento qui in seminario, Elisa Speretta, sentendo le sue parole, mi diceva che con Angela gli spettatori avrebbero ascoltato "il Vangelo in cucina". Effettivamente, la voce di Angela propone una sensibilità inedita, quella di una donna, sposa, mamma e publicista che quando si mette davanti alla Parola di Dio porta con sè il suo sposo, i suoi bambini, il suo lavoro,...i fornelli!...la vita di tutti i giorni! Perchè la Parola è là dove viviamo, il tesoro non è su un'isola sconosciuta, ma...nel campo, nel tempo che abitiamo!

"La Chiesa nella città" va in onda ogni settimana al sabato (ore 07.45) e, in replica, alla domenica (ore 13.15) su Telesubalpina.
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Vegliare nella notte

Questa notte in seminario abbiamo vissuto un momento prolungato di adorazione eucaristica, alternandoci ogni ora nella preghiera. In vista dell’imminente Natale, abbiamo così potuto contemplare il mistero dell’Incarnazione attraverso quello dell’Eucaristia: la paradossale introduzione dell’Infinito nel limitato, dell’Eterno nel tempo, di Dio nell’uomo.


Ed è proprio in una notte come questa – stille Nacht, heilige Nacht (notte silenziosa, notte santa) – che Lui è nato, che è entrato per sempre nel mondo dell’uomo, che ha legato indissolubilmente la nostra esistenza alla Sua. E tutto questo per amore: lo stesso Amore che ha creato il mondo e che poi darà Se stesso per noi sulla Croce e nell’Eucaristia, perché noi possiamo entrare in comunione con Lui e partecipare alla vita divina.

Alberto
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Non voglio rimanere muto

«Ecco che cosa ha fatto per me il Signore»(Lc 1,25).


«Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno al loro tempo».
Quante volte rimaniamo muti, soprattutto quando viviamo nuove esperienze!
Si sta muti davanti a una persona dotta che mette in imbarazzo, si sta muti nel posto di lavoro per paura di perderlo, si sta muti quando non ci si sente integrati in una società tecnologicamente avanzata... Si sta muti davanti a una donna che concepirà e partorirà un figlio (cf Gdc 13,7), perché darà alla vita quel mistero di relazione ed amore che è una creatura umana... È quanto accade ogni giorno.

Ma io non voglio rimanere muto davanti al mio Signore! Canterò senza fine le meraviglie del Signore (Sal 70,22). Egli non vuole una società basata sull’egoismo: con la venuta del suo Figlio ha fatto nascere un popolo di credenti, che impegnano la loro vita per lui e per il prossimo, con fede, speranza e amore.

Apriamoci tutti al Signore! Apriamoci alla sua Parola che ogni giorno ci viene incontro, ci interroga e ci vuole smuovere. Apriamogli il cuore, pronti a rispondere con il nostro sì, mettendo da parte le nostre paure e resistenze, per poter accogliere la felicità che ci vuole donare, e per diventare noi stessi portatori e annunciatori della sua luce.

giovedì 18 dicembre 2008

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Il giorno della fatica

Nel cuore di Dio si sta larghi molto, qualche volta addirittura troppo e rischi di approfittarne. Ma è bene così, perché nel cuore delle persone, di alcune, è difficile entrare, si sta stretti, troppo. Fa male.
Prete in mezzo a tante persone significa anche questo: sapere che qualche volta fai stare gli altri scomodi e non piace.

Gesù non l’abbiamo capito sempre, anche se Lui si è spiegato così bene. Noi, poveri pallidi riflessi della sua luce, pensate un po’ cosa si rischia di combinare. Provi ad aiutare le persone a vedere che il male c’è, che lo facciamo noi, ma che Cristo si fa uomo proprio per guarire, curare, accompagnare. Qualcuno ti dice grazie, qualcuno lo fa anche con le lacrime agli occhi. Qualcuno, invece, si arrabbia, ti accusa, ti mette in croce. Ha ragione lui, perché io non sono ancora santo, e come scriveva un grande vescovo di New York, un prete che non sia santo è un prete insopportabile.

Ecco il giorno della fatica: se guardo al presepe è ben poco quello che ti posso offrire Gesù. Il freddo di un abbraccio di pace mancato, la paglia un po’ marcia di una parola fraintesa, la scomodità del sapere che i tuoi occhi non comunicano solo il tuo amore ma tanto del mio peccato.

Vieni Gesù nella tua Chiesa ed anche nel cuore dei tuoi preti.

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Ospitare l'inatteso

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20).

In un silenzio quasi irreale sembra che tutto si fermi e che tutto sia in ascolto. Il mondo attende il grande annuncio, il grandioso compimento della profezia di Isaia: «La vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele» (Is 7,14).

Ma il “grandioso” di Dio è solito manifestarsi là dove l’uomo è particolarmente piccolo e il cuore sa aprirsi, quasi squarciarsi. La famiglia di Nazaret insegna molto a noi sull’autentico modo di amare e servire il Signore. Giuseppe non si limita a “fare” ciò che Dio ha comandato, ma cerca anche di “essere” come il suo Signore vuole; non si preoccupa tanto di osservare dei precetti, quanto piuttosto di essere un uomo in ascolto, disposto a lasciarsi plasmare sempre e comunque. L’umile falegname di Nazaret sa che ogni istante, anche il più piccolo e umanamente incomprensibile, è trasfigurato, se lo si lascia riempire dall’Amore. Per questo china il capo, per lasciare che lo rialzi Colui che gli parla.

Oggi, che il tempo è così scarso, più che mai dobbiamo avere la fede di Giuseppe. «Ogni giorno che passa non è soltanto una parvenza di tempo senza consistenza e senza valore, ma è l’oggi di Dio: è un frammento di tempo prezioso, che possiede il respiro dell’eterno, che è colmo della promessa del Natale: “pace in terra agli uomini che Dio ama”...» (Saldarini card. Giovanni, Verso Betlemme).

mercoledì 17 dicembre 2008

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Una misercordia alta 5000 metri

A partire dalla lettura del racconto del diluvio universale (Gen 7-8), don Andrea Santoro propone una suggestione interessante: qual è la misura della misericordia di Dio? Il suo amore è profondo 5000 metri, alto e solenne come il Monte Ararat, il massiccio turco su cui si posò l'arca di Noè. 5000 metri non per dare una misura aritmetica ma per dire che c'è un'esperienza di grazia di cui il Signore ci ricolma con sovrabbondanza.

Se un uomo dona la vita è perchè si è sentito ricolmato dalla misura debordante dell'amore di Dio.

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I can't get no satisfaction...

Non è che io sia proprio una fan dei Rolling Stone, ma stavo pensando all’importanza delle regole e dei limiti, e subito mi è balzata in testa la risposta. Regole, limiti? I can’t get no satisfaction! Una risposta più comprensibile ce la aveva anche Jovanotti, con “Non mi basta mai, voglio di più”… però questo corto circuito mentale ha una sua ragione, vediamo qual è. Quando come adulto devo dare una regola da rispettare, un limite da non superare, forse alla fine penso che quella regola sia un modo per limitare l’aspetto piacevole, il lato dolce, queste regole mi sembrano pensate proprio per limitare le cose belle… se questo è il nostro pensiero di partenza, la regola non può funzionare, siamo anche noi prigionieri del pensiero che il limite sottrae ai bambini qualcosa di bello.

Non è così. Le regole non servono a togliere, servono ad aprire altri spazi, servono a lasciarci esprimere meglio, servono a farci capire. Quando ero responsabile di un gruppo di animatori dell’oratorio chiedevo a tutti gli animatori di arrivare puntuali alle riunioni, perché arrivare in orario non è un limite a tutto quello che fai prima, ma una porta aperta a tutto quello che puoi imparare. Quello che stavi facendo prima, se ti sei messo in cammino per la riunione, è finito, vai verso la tua nuova possibilità di imparare e imparare tutto, se arrivi per tempo. Come dicevo agli animatori, credo alla tua motivazione più che al tuo Jelly Fish, per vederti qui in orario.

Credo che si rispetti una regola perché se ne capiscono i motivi. Compito dell’educatore trovare il modo per far capire i motivi.

Proviamo a mettere insieme affetto, fiducia e senso pratico: un'ottima spiegazione non arriva a nessun cuore e a nessun cervello se non è accompagnata da amore e da una relazione reciproca di fiducia. Ciascun bambino può capire che un cioccolatino è buono, ma anche che dieci diventino un mal di pancia… noi genitori ne siamo convinti? Lo dico, perché, cioccolatini a parte, di fronte al pianto di un bambino, ci si sente sempre mossi dentro, alla rabbia, al fastidio, alla reazione. Quando riaffermiamo la regola, cerchiamo di essere tranquilli e comprensivi: sappiamo che quello che diciamo è per il bene del bambino. Possiamo consolarlo, spiegare bene tutto, confortarlo, senza che il limite dato subisca alcuna scalfittura: la forza è nella chiarezza del nostro comportamento. Continuo a volerti bene anche se non sei d’accordo, anche se protesti, anche se vuoi andare contro il limite. Il limite rimane, il mio affetto anche.

(Consiglio un bellissimo articolo scritto da Giovanni Cappello, analista e psicoterapeuta, intitolato "Emozioni senza affetti": per info, qui.)

Torneremo la prossima settimana sul discorso dei limiti, perché non solo noi genitori possiamo dare dei limiti ai bambini, non solo noi educatori stabiliamo le regole del gruppo… in arrivo un memorandum adatto a tutti!
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Cristo si fa storia

«Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1).


Nomi che si susseguono in modo ritmato, quasi cantilenante, anzi, a prima vista, diremmo in modo noioso. Si riferiscono a persone talmente lontane da sembrare i protagonisti di un antico romanzo.
Ci sono tutti, non si vuole tralasciare nessuno: uomini e donne, nominati senza poter nascondere i loro pregi e difetti, le loro note vicende di grandi successi e di altrettanto grandi tradimenti.

Quella che oggi ascoltiamo nel Vangelo del giorno non è una vuota genealogia, ma è storia di una Storia, animata da un motore inesauribile: la speranza di chi sa di dover aspettare, perché c’è Qualcuno disposto ad accompagnare nel cammino anche un uomo così debole.

Spunta il germoglio di Iesse e, in questo brano, ne scopriamo le radici.
Il Verbo aggiunge il suo nome “Gesù” a quelli di una famiglia intera, assumendone le conseguenze, con il peso che porta una così scandalosa umanità.
Il Cristo si fa storia e, finalmente, la storia si fa Cristo!
Ecco i nomi, grandi e preziosi agli occhi di Dio, per la sua storia, scritta accanto all’uomo. Nella loro successione, non casuale, ma secondo un piano preciso, si scrive il compimento: Dio apre gli occhi al mondo, Dio apre gli occhi nel mondo!

martedì 16 dicembre 2008

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don Andrea Santoro

Padre Stefano, il missionario che è con noi per qualche giorno, ci ha offerto la testimonianza di don Andrea Santoro, il sacerdote romano fidei donum, che è stato ucciso a Trebisonda (Turchia) il 5 febbraio 2006. Nella sua vita egli cercò di essere "finestra" tra Dio e l'uomo. Le sue parole esprimono bene i sentimenti che lo animavano.


"Una confessione personale: undici anni fa, la prima volta in cui venni in Turchia, venni con questo intento: vedere, toccare con mano le fatiche degli Apostoli.
La vastità della terra, i viaggi, gli spostamenti mi hanno convinto che davvero hanno amato perché hanno tanto faticato. Io aggiungerei la mia piccola fatica alla loro, il mio piccolo contributo per far camminare la Parola di Gesù in questo mondo.
Certo nasce una domanda molto seria quando si sta qui: "Ma sono davvero cristiano?".
Non posso parlare, non posso fare, non ho molto da agire. Ma allora chi sono? Cosa ho dentro? E poi in che maniera la verità del tuo essere prete precede il manifestarsi del tuo essere prete? Mi ha cambiato tutto questo. Credo che mi abbia migliorato. Mi ha fatto riscoprire nella povertà, nella "pochezza", nella solitudine, nel nascondimento le "sorgenti" nascoste. Se tra te e Dio c’è qualcosa, questo si manifesta. Se ami gli altri pur non potendo fare, se li ami davvero, se ogni parola, ogni sorriso, ogni saluto, ogni apertura di porta è un atto d’amore sincero, gioviale, allegro, spontaneo, limpido, pulito, allora veramente vuol dire che ami...

Dobbiamo mostrare il nostro amore che ci "trapassa" il cuore e che si "infigge" anche nelle nostre mani perché non c’è dono di Gesù, non c’è dono del Padre che non passi attraverso una "moneta" che è il dono della nostra vita, che è il dono di amare oltre misura, amando anche chi non ci ama, servendo chi non ci serve, dando la vita anche a chi a volte ce la rende impossibile.

In che modo ancora possiamo proseguire questa nostra "partenza"? Armati dello stesso "bagaglio" di Paolo: il nome di Gesù, il nome del Salvatore, del Riconciliatore, del Rappacificatore, un nome nel cui sangue noi siamo radunati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; un nome nel cui sangue siamo disposti a dare il nostro sangue "riseminando" la stessa Parola". (don Andrea Santoro)
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Il Dio simpatico

E' arrivato in comunità Padre Stefano, missionario saveriano, che ha vissuto il suo ministero soprattutto in Sierra Leone e in Colombia e ora gira i seminari del nostro paese per mettere un po' del suo fuoco nelle persone che incontra. Ci ha parlato di fede come "partenza". Ci ha detto che noi stessi possiamo essere "movimento" perchè il Vangelo fruttifichi nel cuore degli uomini e raggiunga i confini della terra.

Ci ha ricordato che i candidati al presbiterato devono avere una speciale passione per l'annuncio: "C'è una missonarietà del cuore che si manifesta nella piena disponibilità a faticare per il Vangelo e a privilegiare l'incontro con chi non crede o non pratica"(Formazione dei presbiteri nella chiesa italiana, n.87). Tutto questo non è affatto ovvio! Cercare prima di tutto chi non crede o chi ha preso le distanze dalla fede, è una vera pro-vocazione: come si può pensare di rimanere bloccati nei propri orticelli?

E poi c'è la "molla" dell'altro. Sì! Come si può rinunciare a interessarsi dell'altro? E a farlo per amore e con simpatia...Come Dio, che ci cerca per amore e con simpatia. Il Dio che in Cristo è "unito ad ogni uomo senza eccezione" (Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, n. 5). Il Figlio che si occupa di noi, che continua a dirci: "Cerco i miei fratelli" (Gen 37,16).
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Non i giusti ma i peccatori

«Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna» (Mt 21,28).




Oggi: con queste parole Gesù riporta la nostra attenzione al quotidiano. Noi attendiamo il Regno di Dio che si deve manifestare, ma dobbiamo anche prendere atto che il Regno si è già manifestato, è già presente, si manifesta oggi.

Con questa parabola l’evangelista Matteo ci fa capire quale differenza c’è tra il dire ed il fare. Con l’esempio dei due figli del vignaiolo comprendiamo le parole: “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21).

Gesù ci invita infine a prendere come modello di sequela coloro che in quel tempo erano considerati dei peccatori. A differenza dei capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo, essi riconobbero come segni della venuta del Regno la predicazione di Giovanni il Battista e i prodigi operati da Gesù.

Convertiamoci, crediamo in Gesù il Salvatore, lavoriamo con impegno nella vigna del Signore e annunciamo a tutti la venuta del suo Regno: “Quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo […] noi lo annunciamo anche a voi” (1 Gv 1,1-3).

lunedì 15 dicembre 2008

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Accettare se stessi

Per continuare la riflessione sulla responsabilità e il coraggio di essere se stessi,
mi affido a un bel testo di Romano Guardini, tratto da un suo libretto Accettare se stessi (Morcelliana, Brescia, 1992), che mi permetto di segnalare come una possibile bella, utile e arricchente lettura.

"Al principio della mia esistenza sta un’iniziativa, un Qualcuno, che ha dato me a me stesso. … In tal modo tuttavia è posto anche un compito. E assai grande; si può forse dire: quello che sta alla base di tutti i compiti singoli. Ho il dovere di voler essere quello che sono; davvero voler essere io, e io soltanto. Devo collocare me nel mio me stesso, quale esso è, e assumermi il compito che in tal modo m’è assegnato nel mondo. È la forma fondamentale di tutto ciò che si chiama “vocazione”; perché a partire da ciò mi rivolgo alle cose, e dentro ciò le accolgo" (pp. 13-14).

Sì, la voce che mi dice “Tu puoi esistere! È cosa buona per l’uomo essere al mondo!” è la voce di “Colui che ha dato me a me stesso”: io, io stesso, sono questo dono che mi è stato fatto quando sono stato chiamato a esistere. Accogliere il dono vuol dire allora ascoltare questa voce, voce che, ad un tempo, autorizza e ingiunge, chiama e íntima, per poter davvero voler essere se stessi. Perché noi esistiamo in questa relazione, esistiamo “da Dio” e “per Dio”, e al di fuori di questa relazione alla fine davvero non sappiamo più se possiamo esistere, se è davvero cosa buona per noi l’essere al mondo.

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La sobrietà, una risorsa

«Il battesimo di Giovanni da dove veniva?» (Mt 21,25)


Quante volte ci ostiniamo come i capi dei sacerdoti e gli anziani e non riusciamo a riconoscere il Signore già presente in mezzo a noi. Quante volte ci ritroviamo a dire “Non lo sappiamo” di qualcosa che conosciamo bene ma non vogliamo ammettere, perché difficile da accettare.

Il Signore si rivela a noi, ci mostra il suo volto negli amici, in coloro che soffrono ed ancora in coloro il cui volto non vogliamo vedere. Solo cercando con sincerità di cuore troviamo la verità, troviamo Lui che ci attende.

In questo tempo di Avvento è fondamentale ritrovare una dignitosa sobrietà di vita, che ci aiuti a riscoprire l’essenziale, perché è questa la via privilegiata del Regno. È necessario, prima ancora di chiederci con quale autorità opera Dio nella nostra storia, riconoscere che Egli opera e scoprire che lo fa per noi, per me, perché ci ama.

domenica 14 dicembre 2008

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Eccoli!


Update dal Rito di Ammissione.
Servais, Stefano e Max hanno detto: "Eccomi!"
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Ci stiamo impegnando

Ricorre oggi nella Chiesa di Torino la giornata del Seminario. Tutte le famiglie hanno una festa...anche noi! Perchè esistono le feste? Ogni festa si giustifica da sola per la semplice gioia di esistere, di avere delle relazioni, di essere contenti di quello che si è ricevuto, per l'affetto che si condivide con le persone vicine.

E noi oggi ci rallegriamo particolarmente anche per tre nostri amici (Stefano, Max e Servais) che davanti al Vescovo e a tutta la comunità cristiana compiranno il Rito di Ammissione presso il Santuario della Consolata. Per sapere di che cosa si tratta, provate ad andare qui.

Per darvi un'idea della loro scelta, mi viene da dire che oggi ciascuno di loro sta dicendo: "Eccomi qui! Io sono impegnato!". L'analogia più facile che mi viene in mente è quella delle persone fidanzate. Tra l'altro, come mai oggi è così raro sentire la parola "fidanzamento"? E' un semplice problema di vocabolario o si ha paura di "compromettersi" troppo?
Che bello quando sentiamo che ci si può appassionare a qualcosa e - più ancora - a qualcuno! Impegnarsi non vuol dire che è già tutto chiaro, che si è già definitivamente legati a un progetto, ma certo significa fare sul serio, prendere sul serio la stessa possibilità della gioia.

Ecco, questo è il tesoro che accomuna ogni vocazione, ogni progetto di vita: il Signore ha a cuore la nostra gioia. Non c'è impegno più grande che possa interessarmi: fare di tutto per accogliere questo dono.
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Terza domenica d'Avvento: Gaudete!

«In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me» (Gv 1,26b-27a).


Quando in tribunale un testimone depone a favore di qualcuno, di solito coloro che ascoltano conoscono colui di cui si sta parlando. Giovanni, invece, l’uomo mandato da Dio, il testimone della luce vera, nel Vangelo di oggi sembra parlare a persone che ignorano completamente chi sia Gesù; anzi, persino lui stesso dice di non conoscerlo.

Giovanni è come un apripista, un servo che esegue fedelmente il compito affidatogli da Dio e sa mettersi da parte al momento opportuno. Egli è un testimone in senso pieno: non esita a negare di essere la figura più importante e attesa, e riduce tutta la sua presenza alla voce, il vero e proprio strumento della testimonianza. Una “voce che grida nel deserto”.

Ma insinuando a Giovanni la possibilità di essere lui il Cristo, i Giudei non sapevano forse chi era Gesù? Proprio qui sta il loro errore: presumono di sapere come si sarebbe manifestato il Messia, non accorgendosi che il Figlio di Dio era già in mezzo a loro. Siamo sicuri anche noi di conoscere chi è davvero Gesù? E ci accorgiamo che Egli è già in mezzo a noi, nei nostri fratelli e nella Chiesa?

Oggi è la Domenica Gaudete, un invito alla gioia nell’atmosfera austera dell’Avvento. «Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi» (1 Ts 5,16-18).

sabato 13 dicembre 2008

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Cresce il desiderio

«Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto» (Mt 17,10-13).


L'attendevano con impazienza; eppure, quando Elia fu di nuovo in mezzo a loro, non lo riconobbero e l'uccisero. «Non hanno riconosciuto» Elia, presente di nuovo, in Giovanni il Battista, «anzi hanno fatto di lui quello che hanno voluto» (Mt 17,12).
Lo stesso faranno, poco dopo, col Figlio di Dio. Aspettavano un messia che si erano creati loro stessi, un messia a misura d'uomo.

Possiamo chiederci se la nostra attesa è veramente libera da preconcetti e se permettiamo a Dio di rivelarsi così come egli è: come Figlio dell'Uomo povero e sofferente, che ci salva col suo amore. Gesù è il Salvatore; è la chiave di volta della storia umana: «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Ma la sua salvezza giunge a noi per la via della croce.

Durante quest'anno, che la nostra Chiesa di Torino celebra come l'Anno della Parola, chiediamo a Gesù di essere come Elia, di cui dice la Bibbia: «Sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (Sir 48,1). Ma chiediamo anche l'umiltà del cuore per riconoscerlo come "uomo dei dolori" e seguirlo sulla via dell'abbandono totale. «Attraverso l'attesa, Dio accresce il desiderio, attraverso il desiderio scava le anime, scavandole le rende più capaci di riceverlo» (S. Agostino).

venerdì 12 dicembre 2008

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Il guaritore ferito

In occasione del pellegrinaggio diocesano a Lourdes, noi seminaristi, insieme ad altri 40 giovani coordinati da don Marco Brunetti (Pastorale della Salute), abbiamo offerto il nostro servizio ad un gruppo di pellegrini malati. C'è un bel libro scritto da Henri Nouwen, “Il guaritore ferito”, che nel parlare del ministero del prete utilizza l'icona di Gesù che si è fatto vicino ai feriti della storia, lasciandosi ferire, guarendoci con le sue stesse ferite.

Da Pellegrinaggio a Lourdes 5-8 dicembre 2008

Per noi giovani, provare a sostenere il passo di qualcuno più in difficoltà significa mettersi in gioco senza ignorare ma anzi offrendo la nostra stessa fragilità. Come Gesù che non solo si è fatto piccolo per stare in mezzo a noi, ma è l'unico vero piccolo, totalmente aperto all'amore del Padre. E noi ci proviamo...cerchiamo di lasciarci ispirare dalla gratuità di Gesù, che in un fratello malato sembra rivelarci qualcosa di sé.

Mentre ti metti accanto ad una persona inferma, non puoi che prendere atto delle stesse malattie che ti porti nel cuore e impari addirittura qualcosa dello stesso mistero di vivere. La fede dei pellegrini malati interpella continuamente ciascuno di noi: “E se io mi trovassi in quella stessa situazione, con quale spirito mi porrei?”
Se poi Gesù dice di essere venuto non per i sani ma per i malati (cfr Mc 2,17), non siamo tutti chiamati a sperimentare la salvezza che Egli offre a noi deboli?

Siamo tornati da Lourdes toccando la guarigione che viene dal Signore. Sapendo che le nostre stesse ferite possono essere una risorsa per la guarigione di altri uomini.
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Danzare la vita

«Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Mt 11,19).


Anche oggi il vangelo ci dà una scossa e ci smuove.
Da ormai circa due settimane siamo in Avvento, tempo di attesa di Dio che viene incontro all'uomo. Da circa due settimane stiamo ripetendo:"Vieni, Signore!".
Ma quale Dio attendiamo?

Dio si presenta con il volto di Cristo. Egli è un Dio che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi, si fa compagno di strada dell'uomo, nelle gioie e nei dolori; si fa amico degli ultimi, dei poveri, dei peccatori, degli stranieri, di quanti perdono la loro vita nell'alcool, nella droga... o di quelli che ci danno fastidio e che dall'alto del nostro piedistallo giudichiamo indegni, senza valore e che magari disprezziamo.

Signore, oggi vogliamo chiederti: Aprici gli occhi! Apri i nostri occhi, apri il nostro cuore per poterti riconoscere e incontrare!
Per saperti riconoscere in un povero bambino che nasce in una mangiatoia o nell'ultimo dei malfattori condannati al supplizio della croce...
Aiutaci a riconoscerci come poveri peccatori desiderosi della tua compagnia, bisognosi del tuo aiuto e della tua salvezza. Solo allora sapremo gridare veramente col cuore: "Vieni, Signore!".

giovedì 11 dicembre 2008

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Impadronirsi del Regno

«Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12).


Ci troviamo di fronte a uno dei testi più difficili e oscuri di tutto il Nuovo Testamento. Perché il regno dei cieli, il regno di Dio che Gesù annuncia, subisce violenza? Chi fa violenza a Dio? Chi sono i "violenti" di cui si parla in questo passo del Vangelo?

Con la venuta di Giovanni Battista, il Precursore, il regno di Dio incomincia a manifestarsi in tutta la sua forza innovatrice ed esigente.

Il giudizio è pronunziato tenendo conto dell'atteggiamento che ognuno assume di fronte ad esso. È necessario "impadronirsi" del Regno, giocarsi la vita per non restare esclusi dalla Vita.


Mi ricordo che una volta
- avrò avuto 14 anni -
si passeggiava insieme
e domandai al babbo:

"Ma, babbo, come si fa a sapere
se una cosa è buona o cattiva?
se una cosa è bene o male?".

E lui mi disse:
"Guarda, se scegli la cosa che costa di più,
probabilmente è quella buona".


(Enzo Chiavacci)

mercoledì 10 dicembre 2008

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Lourdes: il Vescovo parla ai volontari

Sabato 7 dicembre, dopo la celebrazione penitenziale e l'eucaristia, il Cardinale Severino Poletto, nostro Arcivescovo, ha incontrato i giovani, i seminaristi e tutti i volontari che hanno vissuto il pellegrinaggio diocesano a Lourdes, offrendo il loro servizio alle persone malate.
Dalle sue parole emerge una profonda verità: la carità è il programma di vita di ogni discepolo. Non c'è pellegrinaggio, non c'è cammino, non c'è storia...se non c'è l'amore.


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Ce la possiamo fare!


é il motto di Bob Aggiustatutto, cartone animato della Bbc! Oltre ad avere dei doppiatori invidiabili (Luca Ward e Laura Boccanera, gli stessi di 007!), Bob, con i suoi attrezzi animati, prima di iniziare un lavoro, chiede sempre: ce la possiamo fare? E i suoi attrezzi rispondono, sì con Bob!


Ora, sarà che guardare troppi cartoni animati rende un po' stupidi (!!!), a me questo ritornello "ce la possiamo fare? sì!" piace, lo trovo un messaggio di auto-incoraggiamento utile, di cui c'è bisogno e i messaggi positivi vanno valorizzati là dove si trovano, anche nei cartoni animati!


Tutti noi abbiamo ricevuto un segno di incoraggiamento di cui ci ricordiamo; ne avremo ricevuti moltissimi dai nostri genitori, dalle persone che ci hanno educato, e già solo per questo siamo persone molto amate (è bello non dimenticarlo!); ma il primo segno di cui abbiamo memoria, spesso influisce moltissimo su come saremo educatori.

A me è andata così: avevo 15 anni, ero aiuto catechista (mi piaceva molto stare con i bambini piccoli, ma non avevo la minima esperienza di animazione) e la mia parrocchia si è lanciata nell’impresa della prima estate ragazzi mai organizzata prima. Don Michele, il mio parroco mi ha chiesto di dare una mano alle attività e io ero terrorizzata (riuscivo solo a pensare, non sono capace!). Mentre mi preparavo un educato rifiuto come risposta, mi ha detto: non dovrai occuparti dell’animazione, è ancora un po’ presto; darai una mano a preparare tutti i materiali per le attività, per i giochi, i libretti dei canti, il giornalino finale, insomma questioni pratiche indispensabili, sono sicuro che ce la farai. Molti anni dopo lo avrei chiamato incoraggiamento: in quel momento era l’unica molla che mi avrebbe fatto partire. Ti affido un compito, sono sicuro che ce la farai, so che hai le capacità per riuscire, anche se sei esitante, fidati di me.

Quel piccolissimo sì che ho detto allora è rimasto un punto fermo. E mi vien da pensare che aiutare i ragazzi e i bambini che si incontrano nelle attività pastorali a dire tanti piccolissimi sì, può cambiare davvero la loro vita. Affidare compiti da portare a termine significa aiutare a renderli responsabili. Non possiamo credere che si diventi responsabili della propria vita tutto in un botto, dopo gli esami, con lo sviluppo, le fasi di passaggio nella nostra società sono sempre più labili (il successo della playstation tra i trentenni sta lì a dimostrarlo).

Ogni giorno, tanto incoraggiamento per individuare le proprie responsabilità: dare il coraggio di credere, di provare e di riuscire alla fine. Di questo coraggio noi educatori dovremmo esprimerne il più possibile, ma sempre con criterio, con lo sguardo sulle capacità di chi abbiamo di fronte. Mai forzare le possibilità, si possono fare due gradini in una volta, ma al terzo si perde l’equilibrio. Le responsabilità sono un ottimo allenamento sia per i doveri (quei compiti che magari non faremmo come prima cosa, ma che sono indispensabili per il buon funzionamento collettivo, dalle tasse a mettere il bucato sporco nella cesta!) sia per le cose che ci piace fare e per il mestiere che ci sceglieremo nella vita.
Essere incoraggiati è come se un po’ della fiducia e del coraggio dell’altro ti sollevassero e ti sostenessero nell’azione, che poi però sarà tutto compito tuo… ma mentre tu lo fai quel compito, l’impegno e la fatica sono diventati azione, compito e ti rendono contento di farcela.

Un po’ come Pietro, che cade quando dubita di Gesù, ma anche di se stesso… per dubitare un po' meno e per credere un po' di più, ce la possiamo fare!
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Il Signore è il vostro riposo

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

Da Pellegrinaggio a Lourdes 5-8 dicembre 2008

Il Signore Gesù ci chiama ad andare da Lui, noi che spesso siamo affaticati ed oppressi per le alterne vicende della vita. È un invito che ci fa capire quanto il Signore vuole esserci vicino: egli conosce i nostri problemi, legge a ogni istante la storia del mondo e si prende cura di ognuno di noi. Il Signore sa che da soli non siamo capaci di portare certi pesi, e neppure di liberarci dalle nostre stanchezze e infelicità.

Abbiamo bisogno di un aiuto sicuro, di una vera consolazione e di una felicità duratura. È quanto ci viene proposto da Gesù in questo tempo d'Avvento. Egli ci chiede soltanto fiducia ed umiltà; dobbiamo riconoscerci poveri e bisognosi del suo aiuto. Solo allora potremo trovare ristoro in Lui e scoprire la vera felicità. Come dice Sant'Agostino: "Ci hai fatti, Signore, per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".

Chiediamo a Gesù il dono della sua presenza nell'Eucaristia e nell'amicizia dei fratelli. Domandiamogli la grazia di non rifuggire dal peso dellle difficoltà della vita. Con Lui troveremo sollievo; e la croce di ogni giorno diventerà più leggera e facile da portare.

martedì 9 dicembre 2008

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Pellegrinaggio al cuore

Siamo tornati dal pellegrinaggio a Lourdes. Sono stati giorni molto belli. Hanno superato le nostre stesse attese. A volte mi chiedo se siamo noi uomini a nutrire desideri troppo piccoli, troppo prudenti o se è il Signore della storia che semplicemente compie cose tanto straordinarie da essere inimmaginabili...
Ci sarà modo nei prossimi giorni di tornare a questa esperienza più volte per fare memoria dei tanti doni ricevuti: abbiamo tutti bisogno di ricordare le visite di Dio nella nostra vita.

Da Pellegrinaggio a Lourdes 5-8 dicembre 2008

Intanto inizio da qui: ho trovato a Lourdes tante persone affamate di riconciliazione. Uomini e donne con storie diversissime. Dalla vedova che piange il suo sposo al giovane che si interroga sul senso della propria vita; dall'operaio che teme per il posto di lavoro al magistrato che chiede di saper giudicare con saggezza; dall'animatore impegnato in parrocchia al professionista che ha da tempo smarrito un'appartenenza religiosa; dalla bambina che chiede di non litigare più con il fratellino al malato in carrozzina che fa coraggio ai più dubbiosi. Uomini e donne con vicende molto differenti ma tutti assetati della vita che viene solo da Dio.

Non capita tutti i giorni di essere fermati lungo la strada, vicino a un ascensore, davanti a un monumento, sopra un treno, dentro a un bar...da persone che chiedono di poterti parlare, per aprire il cuore alla misericordia di Dio...ma, a Lourdes, questo è assolutamente normale. Molti hanno accettato di percorrere centinaia di km per raggiungere un luogo di grazia, per cercare attraverso l'intimità di Maria il volto del Signore Gesù, ma è come se il pellegrinaggio più arduo e decisivo fosse il cammino verso il proprio cuore. A volte dobbiamo metterci in movimento per raggiungere quella profondità di noi stessi in cui Dio veramente ha preso dimora. Già!...la guarigione più grande che ho visto compiersi in questi giorni ha a che fare con una grotta e con una sorgente d'acqua: nel cuore dell'uomo, accolta l'azione di Dio in noi, può scaturire "una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14).

La giovane Bernardette era attirata irresistibilmente alla grotta da Colei che voleva incontrarla...da Colei che ha portato - con il suo Sì - la Vita nel mondo. E' questa la seduzione, il fascino che attira le persone a Lourdes: noi tutti cerchiamo la Vita e la Vita bussa ai nostri cuori perchè possiamo finalmente aprire a Colui che viene per cenare e stare con noi (Ap 4,20).

Stamattina, arrivati alla stazione di Torino alle 7,30, mentre continuavamo a dirGli e a dirci grazie, a molti sembrava che il pellegrinaggio iniziasse proprio in quel momento.
E così stiamo camminando...
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Consolate il mio popolo

«Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?» (Mt 18,12).



I cristiani hanno sempre visto nel Buon Pastore l’immagine più bella e affascinante di Gesù.
Nella catacomba di Priscilla, una delle più antiche di Roma, il Salvatore è rappresentato come un pastore che ha ai piedi due pecore, mentre ne tiene un'altra sulle spalle, fra da due alberi alti sopra i quali sono appollaiate due colombe che tengono nel becco dei ramoscelli di olivo.

In Gesù si realizza la profezia di Ezechiele: «Andrò in cerca della pecora perduta perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.» (Ez 34,16). Egli lascia le novantanove pecore (le lascia in un luogo sicuro, non le abbandona!) per andare in cerca di quella che si è smarrita, e «se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite» (Mt 18,13).

L’applicazione che Gesù fa di questa parabola è meravigliosa: «Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda» (v 14). Questo è il giusto atteggiamento verso chi nella comunità sbaglia: non il disprezzo, la denigrazione o l’emarginazione, ma la ricerca premurosa e amorevole, l’aiuto concreto, poiché a Dio è molto caro anche «uno solo di questi piccoli”.

Il nostro ministero deve essere un ministero di consolazione. Anche a noi il Signore dice in questo tempo d’Avvento: «Consolate, consolate il mio popolo… Parlate al cuore di Gerusalemme» (Is 40,1).

lunedì 8 dicembre 2008

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Un bianco che non acceca

C’è un bianco che non acceca, che riflette luce ma non abbaglia, che non ha paura di altri colori perché ne è la sintesi, l’origine e la garanzia che essi esistano e si possano esprimere. È il bianco della Vergine Madre, Immacolata Concezione. La sua trasparenza è amore e dolcezza, voce che sussurra, eco di una parola lontana, “non temere”. Maria deve essere al centro della vita di un prete, di una ragazzo, di una ragazza, di una famiglia, di una comunità: perché è Dio stesso che l’ha collocata al centro della storia perché portasse ad essa l’Eternità del Figlio.

Vorrei tanto che i ragazzi ed il giovani delle miei parrocchie sentissero Maria “loro” così come è per me, prete, e per tanti loro genitori e nonni.

Abbiamo delle baite in montagna dove fare campi estivi e ritiri. Sono il frutto di tanti sacrifici e lavori, luogo impastato di gioie e di ricordi, la mitica Pialpetta come la chiamo ogni tanto per provocare un po’ i ragazzi. Non c’è nulla, che io sappia, che i giovani sentono così “loro”, così casa. Ed allora in settembre ho preso a Lourdes, durante un pellegrinaggio, una statuetta di Maria perché abitasse, a 150 anni dalle apparizioni, anche la nostra casa in montagna. Ho proposto ai ragazzi ed ex ragazzi dell’oratorio che la offrissero alla comunità, qualche spicciolo a testa, affinché la sentissero “loro”, mamma di quella casa su per i monti che sentono così tanto “loro”.

Oggi pomeriggio, 8 dicembre, sotto un cielo incredibilmente blu, in mezzo al bianco di trenta centimetri di neve, l’abbiamo messa a dimora con alcuni degli adulti e qualcuno dei ragazzi. Per dire grazie a Maria, per dire a loro che l’accolgano nel loro cuore.

Mi ha fatto tenerezza sentire qualcuno dire che gli dispiaceva, ora, lasciarla lì, lasciarla sola mentre noi andavamo via all’imbrunire.

Maria ha già cominciato a sciogliere qualche cuore….
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Coraggio di esistere e responsabilità di esistere

Nel suo commento al mio ultimo post Laura propone una interessante riflessione sul legame tra responsabilità e coraggio. Vorrei riprendere e approfondire questa sua riflessione.

Che cosa vuol dire avere coraggio o essere coraggiosi? In ultima analisi mi pare che il coraggio, ogni coraggio autentico, implichi sempre il coraggio di esistere, e di esistere essendo pienamente se stessi. Ma questo non è possibile, io credo così, senza una parola che chiama e che autorizza, senza una voce che mi dice: “Tu puoi esistere, è una buona cosa per l’uomo essere nato. Ogni uomo può essere salvato” (M. Bellet, Il pensiero che ascolta. Come uscire dalla crisi, Paoline, Milano 2006, p. 56).

Ma a questo livello il discorso sul coraggio si salda nuovamente con quello sulla responsabilità: la voce che chiama e che autorizza chiede anche una risposta. Posso essere me stesso, dunque devo essere me stesso! posso vivere la mia vita, dunque devo vivere la mia vita! Non da solo, certo, ma sempre in dialogo con Chi mi rivolge questa parola originaria e con chi me ne fa sentire nella vita le risonanze. Ma rispondere, e rispondere con la propria vita, vuol dire precisamente essere responsabili. Allora: coraggio di esistere e responsabilità di esistere; responsabilità di essere se stessi e coraggio di essere se stessi. Ma anche fiducia, grande fiducia: la voce che mi dice “Tu puoi esistere” è infatti anche la voce che mi dice: “Io non ti abbandonerò mai. Non avere paura: io sarò sempre con te”.

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Maria, l'Immacolata Concezione

«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28).


Anche Dio ha cercato una casa, una casa accogliente per il proprio Figlio; e ha trovato qualcuno che ha detto “sì”. Ha preparato questa casa, Maria, perché diventasse il luogo immacolato degno di ricevere il “Sì” di Gesù.

La Chiesa esprime questo mistero con le parole: “La beatissima Vergine Maria nel primo istante del suo concepimento, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.

Noi, uomini dai mille perché, ci chiediamo: “Come è possibile?”. Conosciamo l’esperienza del male e del peccato, il fascino del proibito. Anche questi sono i luoghi del nostro “sì”.
Eppure siamo attratti dalla purezza, dall’innocenza. A volte riaffiora la nostalgia di qualcosa che in fondo si trova dentro di noi, ma che pensiamo di avere perso per sempre. «Nulla è impossibile a Dio», neppure per noi. Da povere creature Dio può trasformarci in uomini redenti e santi.

Maria ha messo il suo cuore e il suo corpo nelle mani di Dio, si è lasciata invadere dalla presenza dello Spirito santo. Ha donato la sua vita come figlia per accogliere il Figlio. Quanto è lontana da noi una donna così?
E invece l’essere stata vicina a Gesù l’ha condotta ad essere vicinissima agli uomini. Anche noi siamo liberi di attendere il Signore, di accoglierlo nella nostra casa, di lasciarci amare e ricolmare di grazia.
Ci attende un Signore disposto a condividere la sua gioia con noi. Un Dio che sa aspettare per trasformare la nostra vita da una storia di morte ad una storia di salvezza. Un Dio che desidera dirci: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te».