martedì 20 gennaio 2009

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Parlare agli uomini del nostro tempo

In seminario, è stagione di studio: si è aperta la sessione invernale degli esami. I nostri seminaristi si interrogano sulle sfide del nostro tempo.


La scorsa settimana, parlando della fede pensata e della funzione della teologia all’interno del mondo odierno, ho prospettato una “testimonianza inserita attivamente e criticamente nella storia contemporanea”. Ebbene, rispetto a tutto questo sono stato stimolato alla riflessione dall’amara considerazione di ciò che per molti rappresenta l’attuale cultura post-moderna: una percezione che non ci sia più un’unica verità, ma che tutto sia frammentato, senza senso; ciascuno può affermare le proprie idee, perché tanto sono tutte sullo stesso piano e nessuna è più vera delle altre.

Come si può rispondere allora a chi chiede “ragione della propria fede”, se sembra mancare in tanti la richiesta? Come dare un senso al tutto, se non si pone in modo esplicito la domanda sul senso e se si pensa che la totalità e la verità siano qualcosa di opprimente e autoritario?

Penso però che almeno una pista di risposta sia possibile, e proprio partendo dall’interno della cultura post-moderna e della sua frammentarietà. Proprio il frammento può diventare il luogo di scoperta dell’Assoluto. Cristo per primo, infatti, è l’Assoluto che diventa frammento, che diventa fragile e si fa alla nostra portata. Ma allo stesso tempo Egli è un frammento che rivela l’Assoluto, che non rimane nell’orizzonte terreno e non vi fa rimanere neppure l’uomo, il quale viene innalzato e, da frammento quale è, viene chiamato a partecipare della vita divina. Perciò, Cristo, proprio perché è l’Amen che Dio pronuncia dall’eternità, risulta vicino alle aspettative profonde di ogni uomo, anche alle nostre, anche a quelle dell’“uomo del frammento”.

Alberto

1 commenti:

herr.proof ha detto...

Credere e' Fede, e la Fede e' un dono. Se e' un dono, non puo' essere imposta, ma solo testimoniata. La testimonianza puo' valersi della Teologia, come della Carita', ma nessuna di queste e' bastante di per se' a far si' che la Fede sia ricevuta in dono.

L'idea di una verita' unica vale teologicamente, ma vale altrettanto la Liberta' dell'Umano vivente, quella stessa che comporta il Nascondimento di Dio: se Dio fosse evidente, che Fede sarebbe necessaria?

due pensieri sull'articolo.

1) La parola "frammento" sta bene pensando nella frazione del pane eucaristico, ma Cristo non e' solo un frammento di Dio, bensi' Dio in toto.

2) "ciascuno puo' affermare le proprie idee" vale per la Liberta' originale, dono inalienabile. Vale per l'Ateo che puo' dire apertamente tra i cristiani che non crede, come vale per i cristiani che proclamano la loro fede tra chi non crede, o che crede diversamente. Spero sentitamente che "affermare" non sia violenza ne' imposizione, ne' "pressione psicologica". Dio non ha bisogno della nostra violenza per riempire il Paradiso di Santi e di figli adottivi. Anche perche' i violenti, quale che sia la causa per la quale si adoperano in violenze, non erediteranno alcunche'.

Un ultimo punto: per certo la Teologia aiuta, ma la Spiritualita' puo' ben anch'essa testimoniare la Fede... e non sono ne' in competizione, ne' in antitesi.