Gennaio, tempo di esami per i seminaristi: esami di teologia, esami sulla nostra fede. Ma perché degli esami? La fede non dovrebbe essere un’esperienza di relazione in un rapporto personale con il Signore Gesù? Certo, ma solo una fede pensata evita il rischio di diventare un cieco moto dell’animo puramente soggettivo, un sentimento che può essere tanto intenso quanto effimero. E allora è innanzitutto per questo che noi seminaristi studiamo teologia: per “pensare” la nostra fede, così che questa riflessione possa alimentare la preghiera e a sua volta la preghiera possa essere fonte viva per una vera teologia.
Inoltre, una fede pensata può anche essere più facilmente condivisa e trasmessa agli altri, alle persone a cui saremo affidati e che chiedono ragione della propria fede o del proprio desiderio di fede. Ed è per questo che “pensare” la fede comporta anche il confronto con le attese e le domande dell’uomo di oggi, per poter esporre quella stessa fede degli apostoli – Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre – attraverso una testimonianza inserita attivamente e criticamente nella storia contemporanea.
Alberto
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venerdì 9 gennaio 2009
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2 commenti:
Non bisogna pero' correre il rischio di farsi condizionare dalla troppa filosofia... la fede resti testimonianza e si parli con un linguaggio accessibile e semplicissimo, come quello adoperato dai grandi predicatori domenicani del '900...molti sacerdoti confondono l'omelia con la lectio o con una catechesi... attenzione a tutto cio'!!! il linguaggio troppo complesso provoca distacco emotivo ed allontanamento da parte delle persone semplici ed umili, quelle che non han studiato, che spesso e volentieri si sentono escluse dai tronfi parrocchiani eruditi e benestanti...ricordiamoci sempre di lasciare spazio allo Spirito e a cio' che il Signore vuol trasmettere colle sue suggestioni segrete ed intime...Amen
Teologia. I teologi fanno i teologi se fanno buona teologia. Ergo devono studiare, a meno di un Dono Speciale di Dio.
A ciascuno la sua vocazione. Un ottimo teologo farebbe un ben scarso ciabattino (con tutti il rispetto per i bravi ciabattini). E io trovo scarsita' di ottimi (teologi, ciabattini e quant'altro).
Fede. La Fede e' un dono. Se e' imposta, non ci siamo. Puo' pero' essere proposta, anche BEN proposta. Il succo del discorso e' in questo. Ora, chi ama volare in alto si nutre di parole alte, chi ama esser 'concreto' si nutre di parole concrete. Immagino (e prego) che ci siano persone capaci di omeliar semplice, e persone capaci di omeliar forbito. Se nessuno andasse in alto, nessun altro, pur avendone vocazione, penserebbe ad andare in alto; e chi comunicherebbe la fede a chi ama le altezze se i comunicatori di fede tutti fossero concreti? Tante le chiamate e tanti i talenti, senza invidia, senza rancore, senza ipocrisia, senza imbarazzo. Se Tutti devono raddoppiarli, rispetto alla dote di partenza, lo sforzo e' identico.
Sacerdoti. I sacerdoti devono dare il sacro, o non sono sacerdoti, pur avendone il nome. un teologo deve Parlare di Dio o non e'.
Confronto. ...Magari! Nella mia esperienza purtroppo le visioni personali della Fede vengono magari inconsciamente portate come le sole vere, le sole giuste, le sole sane e sante e da proporre. Per me (nella mia personale visione delle cose) questo e' razzismo intellettuale, ma alla prova dei fatti cio' accade costantemente, presso ogni tipo di essere umano, quale che ne sia la convinzione movente. Dimenticando che ogni umano offre di per se stesso una sfaccettatura del volto di Dio.
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