lunedì 19 gennaio 2009

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Si aprano le danze



Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? (Mc 2,18-22)





Per molte persone la fede cristiana non è sinonimo di gioia. Dipenderà forse da noi?
E se fossimo come quegli invitati che rimangono seduti tutto il tempo, che neanche ci provano a fare un passo di danza?

C'è un abito di festa, c'è il vino nuovo. All inclusive: tutto fornito...dal giorno del nostro battesimo.

10 commenti:

herr.proof ha detto...

...Se io invito qualcuno e' per gioire con lui, non a spese sue. Se non si sente di ballare, non importa, mi divertiro' insieme a lui in altra maniera.
Nel brano si parla di digiuno: parimenti, non mi adonterei se un invitato mangiasse in modo diverso dagli altri per suoi principi o sue intolleranze alimentari.

Nel brano il torto individuabile e' di chi giudica (=condanna) gli altri secondo il proprio metro personale, non di chi non mangia (o, seguendo il titolo, di chi non balla).

Sulla gioia:
1) omnia munda mundis

2) siamo liberi, e ciascuno di noi alla fine paghera' (o godra') le conseguenze di cio' che fa. Questo, piu' spesso che no, viene dimenticato dagli altri invitati che si peritano costantemente di rubare la neshamà ("rubare lo spirito" che in questo caso vale "guastare la festa") di chi trovano "troppo diverso da loro".

3) Dato che ciascuno di noi e' unico e irripetibile, in presenza di ogni situazione si avranno sempre risposte diverse. Prevaricatore e' chi non accetta questo, e vuol far vivere tutti a suo modo.

La Carla ha detto...

Sì..ma speriamo che qualcuno balli!!!
Nella chiesa ci sono troppi visi lunghi!
E poi...che c'entra il sentirsi o il non sentirsi di ballare?
Si fa festa per Gesù (anche se a volte non abbiamo voglia)! La vita non è mica un self-service...Diamine!

Mike ha detto...

Gesù parla di sè come dello sposo, e noi siamo gli invitati a nozze...ma siamo anche la sposa..no?
Ecco, sarebbe proprio avvilente vedere una sposa triste e con le braccia conserte nel giorno del suo matrimonio.

dioamore ha detto...

Si digiuna quando lo sposo viene portato via. Perché? Perché lo sposo è il pane del cielo. Se c'è pane si mangia e si beve. Se non c'è pane, si digiuna.

Ma Gesù ci ha lasciato pane in abbondanza e anche molto pesce, per cui possiamo mangiare con gioia e danzare in allegria.

Il problema è solo l'abito nuziale. Non si mangia e non si danza senza l'abito nuziale. Don Mario, spiega tu cosa è l'abito nuziale, Mt. 22,12.

herr.proof ha detto...

Quanto all'abito, nell'articolo si dava per scontato che ci fosse e fosse indossato.

Quanto al "che c'entra il sentirsi di ballare", l'articolo proponeva le parole "neanche ci provano a fare un passo di danza", e a questo ho risposto, tentando di riannodare la cosa al brano (che secondo me dice qualcosa in piu', proprio riguardo il giudicare-condannare)...

don Mario Aversano ha detto...

Gesù cerca di mettere in luce il senso profondo di ogni pratica religiosa perchè non si scada nel ritualismo. Nell'episodio precedente (Mc 2,13-17), Gesù mangia a casa di Levi con i pubblicani e i peccatori. Il suo mangiare con gli altri ha un significato rivelativo e redentivo: è giunto a voi il Regno di Dio. E fin dall'A.T. i tempi messianici sono rappresentati dall'immagine del banchetto. Anche i discepoli di Giovanni sono invitati a riconoscere che Egli è il Messia atteso: non possono digiunare gli invitati alle nozze. Verrà il tempo in cui digiunare, ma anche il digiuno esprimerà (ed esprime nellla vita della chiesa) una sintonia profonda, una comunione forte con lo sposo, che la Chiesa ha già accanto a sè eppure attende ancora....il digiuno diventa lo spazio del desiderio e della ricerca di Dio. Il digiuno poi evoca altri misteri della vita di Gesù: la lotta nel deserto, la passione e la morte di croce...e poi dice comunione con gli ultimi...
Ma la questione di fondo, direi è la comunione con Cristo, che tra l'altro è puro dono: ecco l'abito nuziale. Il battesimo ci innesta nel suo mistero di amore. Se Lui ce ne fa dono...tocca a noi indossarlo per vivere da figli della luce.
Aggiungerei questo: il digiuno può essere una scelta di comunione, purchè non esprima "inappetenza". Ecco, questa mi pare una delle malattie spirituali a cui anche i cristiani sono molto esposti. Mangiare, fare festa, ballare, ma anche piangere, affrontare le fatiche, accogliere il dolore dell'altro...tutto questo è profondamente sano: c'è un tempo per ogni cosa. Ma l'inappetenza va combattuta. Non va ignorata (ecco, nel post mi interrogavo più su questo aspetto: chi vede i discepoli può interrogarsi sul motivo della loro gioia, ma se i cristiani vivono da dimessi...che cosa si potrebbe intuire di Cristo?)

herr.proof ha detto...

Sulla gioia.
La religione dell'allegria che impone di ridere costantemente, come una maschera sul volto, non mi attira, e mi par crudele.

Sul fatto di esser felici di essere innestati nell'Amore, mi pare cosa consequenziale: la felicita' vera consiste nell'Essere Amore. Questo si ha a prescindere dal mostrarsi o meno gioiosi esteriormente. Si puo' esser sereni senza sorridere "a quarantadue denti" (leggi: artificiosamente, affettatamente, per obbligo).
Che poi altri veda nei cristiani una seriosita' di fondo che sconfina nel tragico, dipende dalle persone interessate: da chi ha tratto cosa dall'atteggiamento di chi. Ad esempio, chi e' ostile alle regole calate dall'alto tende a vedere ogni sistema di regole come cosa oppressiva e non-divertente e non-allegra... ma con questo andiamo lontano dall'argomento e di Mc 2,18-22, e della riflessione proposta.

Riguardo all'inappetenza: fame e sete di Amore, per EsserLo e goderLo? Tutti ne fanno esperienza, e tutti tentano a loro modo e con i loro talenti di risolvere la loro propria fame e la loro propria sete.
L'equazione Dio=Cristo e' Fede, ed essendo questa un dono, un talento, non e' forzabile su alcuno. Alcuni riescono a trarre testimonianza da gente di fede, ma altri no. Sono convinto che l'importante sia l'impegno, sia da parte di chi cerca, sia da parte che vuole sinceramente testimoniare di aver trovato quanto ha trovato.

Cristina ha detto...

Grazie don! Il pensiero giusto per me oggi!

Alieno ha detto...

Alle feste, se non mi scrostano da una sedia è difficile che mi metta a ballare. Meno male che qualcuno ogni tanto viene a "rompere" e mi costringe a essere un po' vivo...

dioamore ha detto...

Grazie don Mario, tu giustamente vedi l'abito nuziale come comunione con Gesù. Io lo vedo come vestito nuovo, come il Nuovo Testamento da indossare in contrapposizione al vestito vecchio del Vecchio Testamento.

Per cui, colui che non mette l'abito nuziale e viene scacciato dal banchetto dallo sposo, io lo interpreto come colui che non accetta il Nuovo Testamento e non riconosce Gesù come messia e salvatore, ma continua ad indossare il vecchio vestito, cioè continua a seguire il Vecchio Testamento.

Per gli invitati non è bello vedere lo sposo scacciare chi non ha l'abito nuziale, perché la gioia va condivisa fra tutti. Quindi è anche compito nostro fare il possibile perché tutti possano indossare il vestito nuovo e presentarsi al banchetto nuziale con l'abito giusto.