“Non si corre il rischio di “sedersi” pensando che saremo comunque giustificati?” E’ questa la domanda che poneva Isabella nel suo commento all’ultimo mio post sulla giustificazione.
Mentre la leggevo mi è venuta in mente la mangiauomini. Per chi non fosse esperto di montagna si tratta di una sottile cresta che unisce le cime dei due Lyskamm (Occidentale 4481 mt ed Orientale 4527 mt) nel gruppo del monte Rosa ed è tristemente chiamata così perché purtroppo molti alpinisti vi sono morti nel tentativo di percorrerla.
Mi pare che anche il nostro rapporto con Dio debba passare per una sottile cresta tra due baratri. Da una parte il rischio è di cadere nella autosalvezza, su cui ci siamo già fermati a lungo nei post precedenti. Salvarsi da sé, con la legge, con le buone opere, con il successo, con il potere, con il denaro e così via. E sappiamo quanto questo baratro sia pericoloso.
Ma c’è anche un altro baratro, altrettanto pericoloso, anche se forse oggi facciamo un po’ più di fatica a inquadrarlo nel nostro campo visivo e metterlo a fuoco. E mi pare che proprio questo sia il rischio che sottolineava Isabella. Oggi (e giustamente, guai a tornare indietro!) siamo abituati a pensare Dio nella linea della misericordia, della bontà, della grazia. Ma anche qui ci può essere un pericolo: fare di questa grazia una grazia a poco prezzo, come diceva Bonhoeffer. L’immagine di un Dio che accoglie tutto, a cui va bene tutto, che tollera tutto, non è forse indegna del nostro Dio? Non sarebbe fare di Dio il completamente indifferente, vale a dire colui che non fa nessuna differenza? Ma è proprio vero che Dio non fa differenza tra il bene e il male, tra l’odio e l’amore, tra la vittima e il carnefice, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è?
E questa indifferenza sovrana non sarebbe indegna anche dell’uomo? La sua libertà, le sue azioni, il suo stesso amore non avrebbero alcun valore? E la responsabilità dove va a finire? In questo modo non si fa alla fine di Dio o un bonaccione ingenuo o un apatico indifferente e dell’uomo un bambino immaturo e irresponsabile incapace di assumersi qualsiasi responsabilità?
Come muoverci tra questi due baratri e percorrere serenamente la mangiauomini?
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lunedì 9 febbraio 2009
5
Camminare sulla "mangiauomini"
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
10:08
Etichette:
La voce di Abacuc,
Teologia
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5 commenti:
Semplicemente sapendo che non potremmo mai riuscire a comprendere totalmente con la nostra testolina quello che sarà la volontà o il comportamento di Dio. Siamo troppo limitati e le caratteristiche della "personalità" divina sono per non inafferrabili, ad esempio non riusciamo a capire come Dio possa essere allo stesso tempo Giudice e Misericordioso; sono categorie che nella nostra mente confliggono. Così come non riusciamo a capire il pieno significato di alcune parole come "Onnipotenza" o "onnipresenza" o "eternità" che sono categorie prettamente divine.
Come sempre non ci tocca far altro che seguire ciò che Gesù ci ha detto perché "Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato".
Mario
"SEMPLICEMENTE" dice mario..io credo che non sia semplice stare in equilibrio tra questi due baratri..
Dio è responsabile di me.. e questo racchiude al suo interno misericordia e giudizio, tenerezza e severità, gelosia e forse un pizzico di condiscendenza e infinito amore; anche io però ho responsabilità nei confronti i Dio e qui è più difficile, ci sto ancora lavorano ... ma ritengo altrettanto importante per stare in equilibrio.
che pace precipitare nel baratro della misericordia;-)! è bella l'immagine della cresta, perchè richiama la tensione tra la ricerca del migliore "investimento" di noi stessi (in cui dobbiamo davvero impegnarci..perchè penso ne risponderemo!) e l'abbandono e la consegna della nostra povertà in quanto figli..! grazie mille don Ferruccio e grazie a Mario ed Antonella! buona giornata!
Per riuscire a camminare in cresta o tra i due baratri sono necessarie attenzione, consapevolezza, saper rischiare un pochetto e anche fortuna e serenità: non si arriva da nessuna parte se si ha paura. E poi si fa comunque fatica, e tanta, qualunque sia il tempo: ma alla fine, quando arrivo (e anche questa è una variabile di cui tenere conto: non è detto che io arrivi sempre o che arrivi) tutto sembra superato.
Credo sia un po' così anche nel mio rapporto con il Signore.
Ma parto dalla consapevolezza che sono giustificata e che il Signore mi ha rivestito del suo amore nel giorno del mio Battesimo. E poi ci sono tutte le variabili del cammino, che mi fanno sbagliare sentiero e tornare indietro e anche avere paura e fare fatica: quando arrivo, però, davvero il Signore mi rivestirà e inonderà completamente del suo amore: per me questa oggi è una certezza....ed è una certezza che ho ogni qual volta vado in montagna: dove davvero sento che il Signore è con me.
non credo proprio che Dio tolleri tutto... - chissà quanti parametri, pesi e misure ha in testa il Capo - e comunque ne ho già caparra in ogni
momento della giornata in cui tratto male i colleghi di lavoro o non ho pazienza con i figli o con la moglie o metto in circolo cose non vere sul conto di qualcuno... quel rimorso, quella voce dentro che mi richiama, penso sia la Misericordia di Dio che mi sprona a far meglio la prossima volta
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