Un gruppo di amici è calore, presenza, gioia, ti fa crescere e migliorare. Ti sostiene, ma non ha paura di farti notare quello che non va, perchè ti vuole bene. La cricca ne è la caricatura. É una forma di difesa, ti sembra dare identità, ma in realtà ti sfigura in ciò che hai di più importante. La cricca ti ti droga esaltandoti comunque, anche in ciò che dovrebbe essere eliminato, è chiusa e chiudente, ha regole ferree basate sulla paura e sull’umilazione di chi non ne fa parte. Per un prete, dicevo, è facile fare il passo. Perchè la cricca ti viene sempre dietro, ti usa e questo forse ti piace. La cricca approva tutto, ti applaude, ti restituisce un’immagine forte di te e di quello che stai facendo. La cricca ti fa un idolo e ben presto smetti di parlere di Lui perchè devi parlare di te, o di coloro che fanno parte della cricca. Se vedete che il vostro prete sta mettendo su una cricca, se ne fate anche parte, con delicatezza diteglielo: gli farete un grande favore perchè gli restituirete il senso di chi egli è, di cosa deve fare, del per chi deve farlo. Gli restituirete Gesù buon pastore, ed una fetta di Paradiso.

17 commenti:
Che belle parole! E' di questo clero qui, così, che parla e che non si nasconde, che esce dalla cricca o non ne vuole proprio entrare a far parte, che credo di aver bisogno io come - ritengo - molti altri laici. Grazie per questo raggio di sole di prima mattina!
Buona giornata.
...Avrei anche deciso di darle del "tu", se è d'accordo, visto che siamo quasi coetanei...
mi vengono in mente certe cricche azzimate (stile "Dolce & Gabbana") del seminario romano...
ps. ce ne sono altre nella nostra chiesa... a volte le chiamiamo "famiglia" o "comunità". Ma girano tante idee confuse sullo spirito di famiglia e di comunità
Credo che puntare il dito non porti molto lontano, credo che voler bene serva a vaccinare da certi rischi, credo che perdonare e perdonarsi liberi dal dover essere ed aiuti ad essere davvero. Non giudico i confratelli, provo a capire perchè hanno bisogno di surrogati, perchè anche io rischio di averne bisogno.
Diamoci del tu, certamente! Ho fatto l'alpino dopo gli studi, mi ha aiutato a capire che quando si fatica insieme non ci si dà del lei: siamo insieme nel campo a cercare il tesoro!
Ciao Don Luca, ti volevo salutare spero che funzioni ciao
L'Amore quando è vero è contagioso... Una canzone del Sermig dice: IL BENE BENEFICA E BENEDICE!
Fare del bene, quindi, fa bene a noi e agli altri, anche e soprattutto dove sentiamo (con il cuore intendo) che questo manca, magari soffocato da un senso di unità e condivisione solo di facciata.
Altra chiave di volta, secondo me, il DIALOGO. Parlare ed esprimersi, averne il coraggio, per poter - chissà - aiutare chi non si accorge di far parte della "cricca". Spesso (mia esperienza) persone "belle" prese singolarmente, ma che poco lo esprimono quando sono con gli altri, per adattarsi e conformarsi, per paura di essere giudicati.
... Allora il lavoro grande che DEVO fare è quello di non giudicare e continuare a migliorarmi, cercando di decifrare quanto Gesù vuole dirmi ...
Mentre leggo sorrido e annuisco... hai ragione! Però credo anche sia difficile fare quello che chiedi; quando fai parte di una "cricca" il più delle volte non ne sei consapevole, e se te ne accorgi e cerchi di farlo presente vieni allontanato e trattato come uno che non ne ha mai fatto parte: evitato e umiliato. Non essere capiti da quelli che si credono amici non è facile.
Ciao Chiara.
In effetti le esperienze sono tante e le persone molto diverse tra loro :-) Per quello che mi riguarda, dopo avere sofferto parecchio perchè facevo parte di una "cricca", ho provato a parlarne con una persona (della cricca) con serenità, esponendo le MIE difficoltà, senza offendere naturalmente, ma proprio mettendo a nudo le MIE titubanze, e nel mio caso ha funzionato davvero. Non solo il rapporto con questa persona in particolare è migliorato, ma la mia "confessione" ha scatenato una serie di "confronti" e, mi pare, molte cose si sono "aggiustate". Ma sono consapevole che ho avuto fortuna, e che forse la "mia" cricca non era così "chiusa" come invece pensavo.
Tanti auguri per tutto.
Essere capitati in questo blog (solo da ieri)è un dono! Vorrei avere un confronto con voi: faccio parte di una mailing list, casualmente quasi, di un gruppo che si è costituito intorno a don XXXX XXXXx (prete buono e che stimo davvero) di Milano, comincio a temere di essere in una cricca, in quanto le considerazioni offerte dai vari temi proposti, sono pressoché unanimi. Una delle ultime mail, che allego, mi ha veramente turbato, mi sembra di cogliere in essa un astio nei confronti della Chiesa che amo da parte di chi ne fa parte. Mi piacerebbe avere un suo commento. ( se lo ritiene opportuno può eliminare i nomi propri). Grazie.
Hinneni
Nessuno tocchi il Concilio Vaticano II
Appello ai cattolici contro la revoca della scomunica ai lefebvriani
di Paolo Farinella - Genova
Come cattolico che rappresenta solo se stesso, ed eventualmente anche chi volesse firmare questa dichiarazione, desidero esprimere tutta la mia preoccupazione e il mio sconcerto per le scelte che papa Benedetto XVI sta mettendo in atto per riportare la chiesa al tempo prima del concilio e anche oltre. L’autorizzazione generalizzata della Messa preconciliare, sottratta all’autorità dei vescovi, costituì, come oggi appare evidente, la premessa per giungere all’abolizione della scomunica ai quattro vescovi consacrati da mons. Marcel Lefebvre senza mandato apostolico.
E’ buona cosa ristabilire l’unità della e nella Chiesa, ma nessun papa può togliere una scomunica se non vengono rimossi i motivi per cui un altro papa l’ha dichiarata. Dalle dichiarazioni pubbliche degli interessati e dei loro seguaci risulta che essi leggono il gesto unilaterale del papa come un’ammissione della validità delle loro posizioni e quindi come un risarcimento dovuto. Dichiarano, inoltre, che nessuna condizione gli è stata posta, tanto meno una dichiarazione di accettazione del concilio Vaticano II che ritengono non compatibile con la tradizione. I lefebvriani, infatti, affermano di essere disposti a dare il sangue per la Chiesa, ma di non potere accettare il concilio Vaticano II «diverso dagli altri» (leggi: eretico) per cui la loro fedeltà si ferma al Vaticano I.
Togliere la scomunica senza porre la condizione della previa adesione al magistero del concilio Vaticano II, è un atto immorale, causa di scandalo per tutti coloro che per fedeltà ad esso hanno sofferto, sono stati emarginati, ridotti al silenzio, perseguitati, privati dell’insegnamento, ridotti allo stato laicale. Senza una previa accettazione del concilio Vaticano II, togliere la scomunica appare ai semplici come complicità con gli scismatici, facendo apparire il papa come papa di parte e non papa cattolico.
Il caso del vescovo lefebvriano, Richard Williamson, che nega l’Olocausto, non può suscitare sdegno o meraviglia, perché l’antisemitismo è parte integrante della teologia lefebvriana che è quella della chiesa preconciliare ed è uno dei motivi per cui essi non accettano il concilio di papa Giovanni XXIII. La loro teologia giudica gli Ebrei colpevoli di «deicidio» e quindi reprobi dell’umanità. Il papa sapeva e sa qual è la posta in gioco: i lefebvriani negano l’ecumenismo, la libertà di coscienza, la libertà religiosa come è sancita nei documenti conciliari, firmati da un papa e da oltre due mila vescovi di tutto il mondo. Tutti i tentativi per ridurre il danno delle dichiarazioni blasfeme e ignobili di Williamson sono patetici e portano in grembo conseguenze che ancora non possiamo immaginare. Il papa ha sbagliato e diffonde confusione tra i fedeli, incrinando la credibilità dei cattolici nel mondo, mettendo a rischio l’ortodossia stessa che tanto gli sta a cuore.
Se il papa è giusto deve applicare stessa «compassione» e lo stesso trattamento di accoglienza privilegiato e senza condizioni, riservato ai lefebvriani; e con le stesse modalità e la stessa tempistica lo deve estendere alle teologhe e teologi della teologia della liberazione dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, dell’India, ai teologi degli Usa e dell’Europa; ai laici e religiosi allontanati dall’insegnamento o dalle attività pastorali; a coloro che sono stati umiliati, angariati e costretti al silenzio; a tutti quelli che hanno la colpa di avere lavorato per una Chiesa più evangelica, alla luce degli insegnamenti della Pentecoste del concilio ecumenico Vaticano II; a tutte le comunità di base del continente latinoamericano, rigogliosissimo frutto della Pentecoste conciliare, che sono state considerate scismatiche, mentre erano solo fedeli al vangelo e al Vaticano II.
Nessuno tocchi il concilio Vaticano II! Chiediamo che i vescovi gridino con la forza del sacramento davanti al papa, in ginocchio ma con la schiena dritta il loro «non possumus». Noi li seguiremo, altrimenti saremo costretti anche andare da soli, come stiamo già facendo. Per il bene della Chiesa sarebbe opportuno che il papa Benedetto XVI rassegnasse le sue dimissioni.
@ Hinneni
Cara (sei una ragazza?) Hinneni,
ho solo cancellato il nome del tuo don, per il resto ho lasciato il testo intatto. Lascio a don Luca la riflessione sulla "cricca" e sulle dinamiche di libertà che ci sono dentro a questo gruppo. Ma siccome ho già discusso intorno a questa lettera in altri siti, ti copio la nota della Segreteria di Stato, pubblicata due giorni fa:
NOTA DELLA SEGRETERIA DI STATO
A seguito delle reazioni suscitate dal recente Decreto della Congregazione per i Vescovi, con cui si rimette la scomunica ai quattro Presuli della Fraternità San Pio X, e in relazione alle dichiarazioni negazioniste o riduzioniste della Shoah da parte del Vescovo Williamson della medesima Fraternità, si ritiene opportuno chiarire alcuni aspetti della vicenda.
1. Remissione della scomunica.
Come già pubblicato in precedenza, il Decreto della Congregazione per i Vescovi, datato 21 gennaio 2009, è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del Superiore Generale della Fraternità San Pio X.
Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro Vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa.
La gravissima pena della scomunica latae sententiae, in cui detti Vescovi erano incorsi il 30 giugno 1988, dichiarata poi formalmente il 1° luglio dello stesso anno, era una conseguenza della loro ordinazione illegittima da parte di Mons. Marcel Lefebvre.
Lo scioglimento dalla scomunica ha liberato i quattro Vescovi da una pena canonica gravissima, ma non ha cambiato la situazione giuridica della Fraternità San Pio X, che, al momento attuale, non gode di alcun riconoscimento canonico nella Chiesa Cattolica. Anche i quattro Vescovi, benché sciolti dalla scomunica, non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano lecitamente un ministero in essa.
2. Tradizione, dottrina e Concilio Vaticano II.
Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI.
Come è già stato affermato nel Decreto del 21 gennaio 2009, la Santa Sede non mancherà, nei modi giudicati opportuni, di approfondire con gli interessati le questioni ancora aperte, così da poter giungere ad una piena e soddisfacente soluzione dei problemi che hanno dato origine a questa dolorosa frattura.
3. Dichiarazioni sulla Shoah.
Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell’efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre “l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”, aggiungendo che la Shoah resta “per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
Il Vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica.
Il Santo Padre chiede l’accompagnamento della preghiera di tutti i fedeli, affinché il Signore illumini il cammino della Chiesa. Cresca l’impegno dei Pastori e di tutti i fedeli a sostegno della delicata e gravosa missione del Successore dell’Apostolo Pietro quale “custode dell’unità” nella Chiesa.
Dal Vaticano, 4 febbraio 2009
qui il link: http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/23319.php?index=23319&lang=it
Credo che questo testo non lasci alcun dubbio: se i Lefebvriani vogliono tornare in comunione con la Chiesa, vedendosi tolta anche la sospensione a divinis dei propri ministri, debbono accogliere pienamente il magistero del Vat II, di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e devono riconoscere la tragedia dell'Olocausto.
Credo che poter accedere alle fonti delle notizie, prima di formulare giudizi, aiuti a costruire una coscienza critica ed eviti condizionamenti di parte.
Io sono molto contento di questa nota della Segreteria di Stato e non ho dubbi sul Papa che prima da teologo, poi da Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, e oggi da Pastore della Chiesa ha promosso lo spirito del Concilio. Come si fa a mettere in dubbio poi il suo disagio verso le vittime dell'Olocausto?
Un altro sito dove trovi una discussione serena e documentata su questa vicenda è il blog del vaticanista del Corsera Luigi Accattoli: www.luigiaccattoli.it
Grazie! Spero tu possa formulare un tuo giudizio sulla vicenda. Buon lavoro!
@ Hinneni
Sulla questione particolare condivido quanto già ha scritto don Mario, per quello che riguarda il "pericolo di cricca" provo ad aggiungere qualche considerazione al volo. Il rischio concreto, in ambito ecclesiale, è la mancanza di dialogo, il non volere che altri con idee diverse facciano parte del nostro gruppo, la personalizzazione esasperata - del tipo se don Tizio se ne va io non frequento più il gruppo, la parrocchia, la Messa. L'avere orizzonti comuni, ideali comuni, propositi comuni, se essi sono secondo verità (ossia l'oggettività della rivelazione del vangelo e della Tradizione della Chiesa), se si sforzano di tendere verso l'unità e la comunione, è un dono ed è bello. Se nel gruppo che parli c'è uniformità di pensiero di per sè perchè vederlo in negativo? Se provi un disagio per quanto qualcuno, o tutti hanno detto, esternalo, confidalo. Se questo porta poi ad essere esclusi, non ascoltati o peggio rifiutati, allora forse è necessario un cammino di conversione, di guarigione. Credo che, in definitiva, più che stare attenti se siamo in una cricca, è importante non avere noi, io, atteggiamenti che generino una cricca. Come? Abbiamo tutto il vangelo per copiare uno stile, quello di Gesù che ha generato la Chiesa. Ho scritto per i miei ragazzi un alfabeto per provare ad essere un gruppo, se vuoi lo trovi qui.
In alto il cuore e grazie per la tua presenza qui con noi...
Grazie per le risposte e per la sensazione di accoglienza che riuscite a trasmettere!
Mi scuso se ho dato l'impressione di essere una fanciulla, sono una donna adulta (52 anni con figlie già grandi) e così pure le persone del gruppo cui faccio riferimento. Anch'io avevo fatto presente la nota vaticana, ma le mail di risposta sono state per esempio: (seguono citazioni private). Non pubblichi queste citazioni perchè non è mia intenzione pormi in polemica con le persone, che sicuramente nel cuore hanno semi buoni e gramigna, come me del resto. Volevo solo porre l'attenzione sullo sgomento che certe dichiarazioni di uomini di Chiesa possono suscitare e che grazie a internet possono avere grande risonanza. Strumento, internet, da me molto apprezzato e utilizzato, ma che oggettivamente può essere pericoloso. Grazie per l'attenzione e per i piccoli Semi che ponete nella terra, con l'aiuto del Grande Seminatore, speriamo di non soffocarli e che portino qualche buon frutto.
Hinneni (è la parola biblica in cui mi sono immediatamente identificata, e vorrei fosse sempre la mia pronta risposta ad ogni chiamata)
Caro Don Luca,
ho letto i tuoi commenti qui e su "Berlicche" e mi hanno colpito molto per la loro semplicità è umiltà!
Da poco ho realizzato un Blog su riflessioni cristiane, ma purtroppo sono un contabile e sono alla ricerca di un "revisore" che mi possa dire se ho esagerato o se ho scritto delle cose sbagliate.
Sono infatti un contabile di 48 anni, ma con il pallino della fede...
Tendo a insuperbirmi e così non riesco trasmettere con serenità ciò che vorre!
Mi farebbe dunque molto felice se mi venisse a trovare e mi lasciasse un commento, oppure mi scrivesse un e-mail di suggerimenti.
Con grande stima e amicizia,
Giuseppe
P.s.: il mio parroco è troppo occupato...
Tuttavia oggi mi troverò con il vicario, speriamo bene!
Un saluto e un grazie, ripassa ancora.
@Giuseppe
Credo che l'unica vera ricetta che esista per essere un po' più uomini secondo il cuore di Dio ed un po' meno secondo il cuore del mondo, sia quella di renderci sempre più conto di essere un popolo di salvati e non di salvatori, di perdonati e non di giudici, di camminatori e non di arrivati. Allora la fede che possiamo approfondire di giorno in giorno, con gli strumenti che già ci sono come la Parola di Dio, il catechismo per gli adulti, un buon libro, diventa piano piano vita. Raccontiamo quella, la vita così come ha incontrato o si è lasciata incontrare dalla fede. Avremo incarnato il Verbo e dalle parole saremo passati un po' di più alla Parola. Il tuo vicario sarà più bravo di me ad aiutarti, meno virtuale più virtuoso! Coraggio, l'importante credo sia soprattutto cominciare ad esserci, con pazienza ed umiltà!
Caro Don Luca,
ringrazio di cuore per i tuoi consigli che cercherò di seguire e viverli con più serenità!
Ringrazio anche il Signore: stasera nel mio vicario, Don José, ho trovato il punto di appoggio per le mie riflessioni che cercavo!
Ti seguirò lo stesso ogni tanto nel tuo blog o su "Berlicche"...
Grazie ancora e a presto,
Giuseppe
Posta un commento