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“Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò” (Mc 6,14-29)
Erode, il re nano, che cade di fronte alla danza di Erodiade, crede di esprimere con questa frase la sua (onni)potenza. Ma questo è il parlare di un uomo debole.
A volte per imprudenza anche un genitore può usare la stessa espressione. Ma questa ancora è debolezza.
Che tentazione poi pensare, da figli viziati, che Dio debba rivolgersi a noi con questo atteggiamento. Eppure capita...

7 commenti:
Grazie don Ferruccio per questo spunto tanto importante, quanto difficile!
Assicurare la nostra vita, dare consistenza all’esistenza, essere a posto davanti a Dio: tanto più si vivono momenti in cui ti senti dentro le sabbie mobili tanto più l’urgenza di queste parole è molto molto chiara.
Vorrei chiederti, condividere però alcune cose..
per essere “a posto davanti a Dio”, alla fine della nostra vita, non dovremmo poter dire anche noi “Tutto è compiuto” (ho vissuto fino in fondo ogni momento, ogni situazione).. penso alla parabola dei talenti o a come il Signore chiede di “investire” i Suoi doni, portando frutto. Dio non si aspetta una consistenza vera dalla nostra vita? Non si corre il rischio di “sedersi” pensando che saremo comunque giustificati?
Giustificati PER FEDE: dobbiamo intendere che solo chi ha vera fede può vivere in questa pace? Forse solo chi percepisce davvero il gusto della salvezza riesce a distaccarsi e a vivere con serenità gli insuccessi/delusioni che inevitabilmente arriveranno?
Ultima cosa, è vero da soli non ce la facciamo, sicuro. Ed è vero che ci sia una certa tendenza da supereroi che ci chiede di essere (apparire?) di successo in ogni ambito, di riuscire in tutte le cose. Due riflessioni: la solitudine più intima non ce la toglierà mai nessuno e solo fortunatissimi momenti di intima condivisione fanno sentire meno spersi. E poi.. perchè abbiamo così paura di ricevere? Perchè non riusciamo a superare la logica dell’equilibrio del dare/ricevere? Dare ci fà sentire più forti e meritevoli forse?
Grazie mille! Buona giornata!
opss, cara Isabella, ha lasciato il commento al psot sbagliato...Faccio un'operazione di copia-incolla e lo metto sotto il post giusto!
Ciao don mario, lascio un commento perché mi piacerebbe capire meglio cosa intendi dire quando scrivi che da figli viziati ci aspettiamo un dio disposto a soddisfare qualunque richiesta.
A (quasi) 40 anni di vita vissuta, il mio rapporto con Dio è cambiato tante volte (perfortuna), ma non è mai passato per: ma come?ho chiesto,perché non ho avuto?
Il delirio di onnipotenza invece lo conosco bene, lo vivo abbastanza frequentemente, quando penso di mettermi al posto di Dio. Eh si, questa è una tentazione piuttosto forte, subdola, perché si insinua tra le motivazioni più sincere e valide.
...ma forse sto andando fuori tema...
Grazie, saluti
Maria Cristina
Cara Maria Cristina, ogni vissuto spirituale è unico e irripetibile, e se a te non è mai capitato di "pretendere" da Dio un suo adeguarsi alle tue richieste..evviva!
Credo, peraltro, che questa possibilità si manifesti in forme abbastanza subdole. Tutti abbiamo dei desideri, delle cose che ci aspetteremmo, che crediamo siano normali, necessarie, ragionevoli, giuste per noi. Tutti abbiamo delle attese, magari profondamente sane e sensate. Ma qualcosa può andare storto e possiamo starci male... e a quel punto, magari in modo un po'sotterraneo, una voce dal profondo può levare una protesta: "Ma come? Dov'eri? Era l'unica cosa a cui tenevo...Perchè proprio a me?". Le parole possono non essere queste, ma in modo più diretto o meno esposto possiamo sentire come la ferita di un tradimento, che rivela la nostra fatica ad amare Dio gratuitamente (anche noi siamo chiamati verso di Lui ad un amore non-interessato ma puro). Dietro a questo potrebbe esserci semplicemente un travisamento della natura di Dio, una comprensione mondana della sua Onnipotenza (ma noi che conosciamo la croce di Cristo sappiamo quale sia il colore della sua grandezza. C'è chi parla giustamente di Onnipotenza nell'amore, per evitare equivoci sulla potenza di Dio). Cara Maria Cristina, al di là di questo, che non rappresenta la tua esperienza, grazie invece per le cose che hai voluto condividere con noi! Stammi bene!
ok grazie, ora è più chiaro.
Ebbene, certo si che è successo. In particolare, in un momento piuttosto 'incomprensibile' del mio matrimonio, nello smarrimento più totale, di rinnegamento di tutto e di tutti, ho proprio gridato a gran voce: ma Tu che fine hai fatto? Sei stato il primo ad essertene andato...
Quando ho avuto il coraggio di gridare così tanto forte, ho sentito autenticità, molto di più di quando annaspavo per trovare quelle immagini (pre-confezionate) di Dio buono, che non servivano più e non cambiavano più la mia vita.
Non mi sono sentita una figlia viziata che pretende, mi sono sentita: innanzitutto figlia. E da allora, un rapporto nuovo con il Padre, un modo nuovo di guardare il Padre.
Ma credo di essere andata fuori tema un'altra volta. Ma le parole del tuo post così breve sono andate a pescare qualcosa che dentro di me è rimasto in sospeso. Ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di far luce...
Maria Cristina
@don Mario nessun problema:-)! grazie del blog..è proprio bello!
@ Maria Cristina
Altro che fuori tema...grazie, grazie!
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