Spesso incontro una marea nera di bugie, odio, falsità o semplici ingenuità su tutto ciò che è fede, Chiesa, preti, Dio. Il luogo comune diventa in fretta comune virtuale, qualche volta anche un rigurgito di odio gratuito ed ignorante – nel senso che non conosce ciò di cui parla e mi domando se gli interessa conoscerlo. Dall’altra parte leggo tante risposte non meno acide, non meno barricadere che comprendo - pur non condividendo in toni - perché in diverse occasioni ho avuto la tentazione di rispondere a tono.
Come vincere questa tentazione, come dialogare al posto di azzuffarsi in punta di bit?
Esco dal virtuale, incontro il reale, per essere, al ritorno, un po’ più virtuoso, un po’ meno presupponente, un po’ più umano, un po’ più vero.
Penso alla signora F. vedova da qualche mese, dopo anni passati ad accudire un marito sempre malato di mille malattie diverse, il ‘’suo ragazzo’’ così come ancora lo chiama – già di ottanta anni ed oltre.
Grazie signor parroco mi dice quando la vado a trovare, ho provato a farle capire che non sono il parroco, ma solo un vicario... niente da fare, grassie signor parroco mi dice in veneto/piemontese. La signora F., una donna che ha bisogno di essere ascoltata, amata, capita, consolata. Il popolo di Dio 3.0. Vado da lei, lascio il web e le sue grida. Vado da lei, perchè sono un prete, un prete che prova ad esserlo davvero.
Le grida di alcuni blogs diventano piccole piccole, c’è la signora F., grassie signor parroco....

6 commenti:
Molto condivisibile come riflessione. Certo è che il Web rispecchia in un certo qual modo quasi fedelmente il modo di essere delle parsone, della società in genere. Che manca, ha bisogno di dialogo di ascolto. Cosa però molto strana, questa esigenza, questo bisogno, si trasforma nel suo esatto contrario, cioè L'Incomunicabilità, l'arroccamento sulle proprie posizioni. Succede anche a me. Ritengo pure giusto che ogniuno tenga le proprie posizioni, questo però se avviene in un clima di dialogo, di ascolto dell'altro. Dell'altro che non va dimenticato "è il nostro prossimo". E che merita in fondo comprensione, cosi come a volte un richiamo pacato, ma mai l'offesa fine a se stessa, che spesso è esercizio di un desiderio di (onni)potenza, di autorità di "visibilità" che ad alcuni manca. Manca in realtà L'AUTOREVOLEZZA, che non è altro che il sapere accettare se stessi, le proprie idee, opinioni, la stessa Fede, e farsene carico, anche quando non sono condivise dagli altre, anche se sono rigettate a priori. L'autorevolezza consiste in questo, essere padroni di se stessi, della propria Fede, delle proprie idee vivendole pienamente, dimostrando agli altri che lo si fa con gioia, con pienezza, sopportando magari anche il disprezzo degli altri.
Quando si riesce a dimostrare che è un buon pulpito quello da cui viene la predica, la predica viene ascoltata, perchè chi ascolta si rende conto che quella predica è Vissuta. E' questa se mi è concessa l'esortazione finale: Vivamo ciò che diciamo agli altri, o perlomeno sforziamoci di farlo.
I miei Saluti e complimenti per il blog e per le ottime riflessioni offerte. A.B.
ciao don!
son contenta tu mi abbia trovata e, se non ti spiace, ti ho linkato.
Come avrai visto cerco di parlare del quotidiano, delle cose piccole e grandi, con gli occhi fissi a Chi mi dona tutto...
non so se riesco a testimoniare qualcosa, siamo sempre nel dramma del libero arbitrio...però star zitti non si può, ciò che abbiamo ricevuto in dono dobbiamo a nostra volta donarlo, no ?
a presto, marina
E' sempre tanto facile alzare la voce, nel web e non solo. Urlare per farsi sentire. "Chi vusa pusee la vaca l'è sua", si dice dalle mie parti, chi grida di più si aggiudica la mucca, come dire che chi grida ha ragione. Ma una ragione irragionevole. Una ragione che è sopraffazione dell'altro.
Preferisco di gran lunga i bisbigli, nel web del virtuale come nel quotidiano del reale. Preferisco il sussurro, preferisco il grazie signor parroco bisbigliato con umiltà, preferisco chi l'umiltà la cerca e la vive.
Buona giornata!
grazie per questo concreto richiamo al reale.
Grassie, signor Parroco, per il trafiletto "Il tesoro..."
Ho la stessa sensazione quando, in occasione del Natale, vado a portare il panettone e gli auguri della Amministrazione comunale (sono un assessore) ai diversamente abili e ai familiari, e agli anziani...
Ebbene, tutti gli anni io resto stupita:
dalla accoglienza e dalla grande generosità con cui ti aprono la loro casa e i loro cuori;
dalla serenità di tante di questa famiglie;
dalla "felicità" che dimostrano, ed è sentita, perchè si sentono ASCOLTATI (anche se da una mediocrità come me...) E APPREZZATI...
beh, ma tu lo sai meglio di me...
"Grassie, sciur assessur..."
Ma grazie di che cosa che sono sempre io ad uscirne arricchita da questi incontri?
Lo sai quale è stata la gioia più bella di questo Natale?
Aver regalato ad un meraviglioso ragazzo, il suo più grande sogno: andare coi Vigili sulla macchina dei Vigili Urbani...alla vigilia di Natale ha indossato il suo bel distintivo e con l'auto dei Vigili il suo ...e con l'auto dei VV.UU. abbiamo fatto il giro del territorio...lui era felice, ma io di più (e il Vigile anche, ne sono sicura)...
Nulla può sostituire quello che io chiamo il "contatto fisico", quel rapporto fatto di sguardi, gesti, pause, toni...la condivisione che "virtualmente" è molto difficile...
Grassie, sciur curad....(come si dice da noi )...
Dal reale al virtuale per ringraziare voi tutti che virtualmente avete fatto qualche cosa di reale. Anche oggi passare qualche momento a riflettere insieme! Buona notte...
Posta un commento