lunedì 23 febbraio 2009

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Dovrebbero farsi castrare

“Dovrebbero farsi castrare coloro che vi turbano” (Gal 5,12). Paolo non usa mezze misure contro coloro che portano scompiglio nella comunità, che vogliono distruggere la fede nell’amore gratuito, completamente gratuito, di Dio. Piuttosto forte, non vi pare? Si potrebbe pensare che Paolo abbia un caratteraccio, ed è anche vero, e che forse è un’eccezione nel Nuovo Testamento, ma non è così. L’apostolo, infatti, non è certamente l’unico a usare a espressioni forti quando è in gioco qualcosa di essenziale.

Qualche esempio? La lettera agli Ebrei: “Di quanto maggior castigo allora pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza dal quale è stato un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. E' terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (Eb 10,29-31). E nella sua seconda lettera Giovanni, l’apostolo dell’amore, riferendosi a coloro che chiama i seduttori e l’anticristo, perché non riconoscono Gesù venuto nella carne (cfr. 2Gv 7), vale a dire la vera umanità di Gesù, scrive addirittura “di non riceverli in casa e di non salutarli, perché chi li saluta partecipa alle loro opere malvagie” (2Gv 10-11).

Ma anche Gesù non è da meno, anzi. “Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” (Mt 26,24). Oppure: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” (Mc 9,42). Addirittura Pietro, il suo amico, il capo dei suoi discepoli, si sente chiamare da Gesù satana, che è il nome del diavolo, dell’avversario, del nemico di Dio: “Torna dietro di me, satana!” (Mc 8,33). E gli esempi si potrebbero moltiplicare.

Credo che non sia giusto far finta di niente, sorvolare su questi passi o pensare superficialmente che siano dei residui di una presunta mentalità anticotestamentaria. Forse anche qui è in gioco qualcosa di importante. Come prima cosa possiamo almeno chiederci: siamo capaci di arrabbiarci, di indignarci profondamente per qualche cosa? Che posto occupa nella nostra vita di fede la nostra aggressività? O questa dimensione del nostro essere uomini e donne deve stare ai margini del nostro essere cristiani?

8 commenti:

il moralista ha detto...

mi viene in mente un suggerimento di Evagrio Pontico nel suo Anthirretikos (che sto leggendo a pezzettini in questo periodo)...
A proposito dell'ira lui dice che non è cosa cattiva in sé, ma solo se serve a scacciare con forza i pensieri del maligno, che mettono a repentaglio il nostro rapporto con Dio... ossia, per cacciare il Male arrabbiarsi non solo è utile ma sano.

D'altra parte, temo le derive "cattiviste" del recupero di questi brani della Scrittura. Un "cattivismo" che ormai si è svelato e che va tanto di moda...

Tra cattiveria e rabbia c'è in mezzo colui che separa.

Anonimo ha detto...

Chi crede nel figlio di Dio,
Gesù Cristo ha vita eterna, ma chi non crede l'ira di Dio, è sopra di lui. C'è bisogno di credere nell'opera redentrice del nostro
Signore,Cristo Gesù.

Anonimo ha detto...

Ieri sentendo il vangelo di Marco durante la Messa pensavo a come il male è radicato in ciascuno di noi e il solo incontro con il Signore ci può salvare. Io sempre più spesso non riesco a incontrare il Signore, spesso ne ho paura, un incontro può cambiare tante delle mie pseudo certezze e allora preferisco la solitudine, anche se non mi piace e mi fa soffrire, anche se le mie certezze non sono tali...mi arrabbio, ma poi trovo sia molto più semplice tornare alla pigrizia. In questi giorni ho compreso che la pigrizia è pigrizia spirituale e allora forse davvero le mezze misure non bastano più e servirebbe per la mia vita la stessa decisione, cui ci invita Paolo, che ho già percepito ieri nella seconda lettura (2Cor 1,18-22): dovrei smettere di stare a metà strada, ma decidere della mia vita. Dovrei imparare a dire dei no, dovrei trovare il coraggio per dire dei si, forse è ora di iniziare a smettere di usare il condizionale e mettere in pratica qualcosa, altrimenti rimane tutto solo sull'agenda dei buoni propositi.

Antonella ha detto...

i conflitti nascono dall'affetto...
nella mia esperienza ho preso atto di quanto sia vera questa affermazione. ed è capitato più volte che mi arrabbiassi con Dio.. e sono stati sicuramente i momenti più "vivi" e fecondi della mia esperienza di fede. condivido quanto ha detto Anonimo sul pericolo di essere tepidi e quanto le mezze misure siano, a volte, alibi per resistenze, fatiche, la voglia di essere lasciati in pace.

Martina ha detto...

Ma è lecito indignarsi, arrabbiarsi? L'ira non è forse un peccato?
Non sarà mica come nel film "L'avvocato del diavolo", eh? "Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all'altro lui (Dio) che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! È un padrone assenteista! Ecco che cos'è!".
Sarà mica così, eh?

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Caro moralista e cari amici, non si tratta a mio avviso di fare nè del buonismo, nè del cattivismo, ma di vivere la nostra fede con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze. E tra le nostre forze c'è anche l'aggressività. Ed è una forza in sè buona. Serve a definire dei limiti, a affermare delle cose importanti, a essere risoluti nelle decisioni intraprese. Non a caso ho parlato di aggressività e non di ira, nè di cattiveria, nè di rabbia. L'ira, quella di cui parla Evagrio e che è inserita nella lista dei vizi capitali, è una degenerazione della aggressività che da forza positiva diventa distruttiva. Ma se la nostra aggressività è esclusa dalla nostra fede, allora manca qualcosa alla nostra umanità che deve essere tutta coinvolta nel rapporto con il Signore. Altrimenti come alcuni di voi hanno colto, il rischio è la tiepidezza, che fa dire a Gesù nell'Apocalisse (altra espressione forte): "Tu non sei nè freddo nè caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poichè sei tiepido, non sei cioè nè freddo nè caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap 3,15-16).

Viviana B. ha detto...

Don Ferruccio, poichè pratico da anni arti marziali, conservando nel mio cuore la ferma certezza che questo non sia in contraddizione con l'essere cristiana, mi piacerebbe riprendere questo suo commento di risposta per farne un post sull' aggressività come forza in sè buona.
La invito, se lo desidera, a leggere quanto da me scritto in merito al porgere l'altra guancia e spero di ricevere il suo consenso per questo nuovo post sull'aggressività.
Mille grazie fin d'ora.

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Cara Viviana, riprendi pure il mio commento senza nessun problema. Ho letto quanto hai scritto sul porgere l'altra guancia e mi pare bello e corrispondente allo spirito autentico delle arti marziali (purtroppo sempre meno compreso e diffuso): tra l'altro anche io ho praticato e pratico un po' di arti marziali (una volta Aikido e ora Tai chi chuan). Ciao e grazie, d Ferruccio