Dove eravamo rimasti? Sulla “mangiauomini”, vale a dire cercavamo come riuscire a vivere il rapporto con Dio tra le tentazioni dell’autosalvezza e della grazia a poco prezzo.Come spesso accade nella nostra vita, per risolvere un problema non serve più di tanto incaponirsi, scervellarsi sui dati che abbiamo: non se ne esce. Spesso la cosa più utile è andare a farsi un giro, rilassarsi un po’ e poi tornare, ma con una nuova prospettiva. E in questo caso il nuovo punto di vista ce lo lasciamo fornire da Gesù stesso: è il punto di vista della relazione tra Padre e Figlio, nella quale possiamo collocarci anche noi, perché Gesù è venuto precisamente per farci partecipare alla sua vita di Figlio, a quel legame che dall’eternità lo unisce in comunione d’amore al Padre nello Spirito Santo.
Come guarda il Padre ai suoi figli? Sempre con amore, un amore gratuito e indistruttibile che non verrà mai meno, qualunque cosa succeda, in qualsiasi abisso si possa sprofondare. Ma, proprio perché è amore di Padre, è anche amore esigente che desidera che i figli si assumano le loro responsabilità, prendano in mano la loro vita, dispongano di sé e della propria libertà per il bene.
E come possono i figli guardare al Padre? Con la sicurezza di essere sempre guardati con amore, un amore gratuito e indistruttibile che non verrà mai meno, qualunque cosa succeda, in qualsiasi abisso si possa sprofondare. Ma, proprio perché sono figli che amano il loro Padre e sanno il suo desiderio per loro, anche con la consapevolezza autentica e gioiosa della loro responsabilità di prendere in mano la propria vita, disponendo liberamente di sé per il bene.
Ecco come percorrere serenamente la "mangiauomini". E come sarà bello allora quando Gesù, “che non si vergogna di chiamarci fratelli” (Eb 2,11) potrà presentarsi orgogliosamente (c’è anche un orgoglio buono) al Padre dicendogli “Eccoci, io e i figli che tu mi hai dato” (Eb 2,13)!

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