martedì 17 febbraio 2009

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Una Chiesa a colori

La scorsa settimana riflettevo sulla necessità di accogliere con gratitudine la nostra vita. Di prenderla sul serio, affrontando con coraggio anche le inevitabili fatiche. Di viverla a colori, affermando che il primo modo di testimoniare la nostra fede consiste proprio nell'amare la vita che Dio ci ha donato.

Ora provo a fare un passo avanti. Come vi sembra la Chiesa?
Proprio così: vi sentite accolti, protetti, amati dalla Chiesa, che ha per vocazione la missione di farsi compagna di ogni persona nel suo cammino? E che ne dite del popolo di Dio, lo trovate a colori?

La costituzione dogmatica Lumen Gentium dice che "il volto di Cristo si riflette sul volto della Chiesa" (n.1), ma non poche persone lamentano una certa distanza tra il messaggio del Signore e la testimonianza che ne danno quanti dicono di vivere nel suo nome. Soprattutto non apparirebbe negli ambienti ecclesiali il colore e il calore di Dio. Ma norme, censure e condanne. O più semplicemente "grigiore". Se provassimo a metterci dalla parte di chi non si trova accolto dalla Chiesa, che cosa potremmo imparare dalle critiche di alcuni? O più semplicemente, come possiamo interpretare l'assenza di molte persone che forse faticano a credere che dalle "nostre parti" ci sia vita?

Certo - a volte - possono essere formulati giudizi sommari sulla Chiesa. Si può rimanere bloccati su alcuni stereotipi. Basterebbe allora una piccola occasione di incontro per potersi conoscere sul serio e magari cominciare a piacersi.
Qualcosa del genere capita anche da noi in seminario. Molti immaginano che i nostri giovani conducano una vita pesante, triste, forse militaresca, assolutamente chiusa. Non poche persone, quando vengono a trovarci per la prima volta, si lasciano scappare, alla fine della visita, questo commento: "Non mi aspettavo che il Seminario fosse così! Immaginavo che tutto fosse più...scuro!".
Chissà perchè la gente sospetta che noi viviamo in una specie di penombra cronica?! Interessante, no? La luce e il colore sono due belle metafore per descrivere la realtà...
Noi ci stiamo provando: vorremo vivere in un seminario "a colori", vorremmo essere trasparenza della luce di Cristo. Ci sentiamo interpellati, in particolare, dalle parole di Giovanni Paolo II che, nella Novo Millenio Ineunte, affermava la necessità di "fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione" (n. 43).

A questo proposito mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza di Chiesa. Di che colore sono le vostre comunità parrocchiali o i gruppi di cui fate parte?
E chi sta al di fuori della Chiesa, che idea se ne è fatto?

Oggi intanto so che la Chiesa ha bisogno anche del mio colore per risplendere della sua bellezza.

12 commenti:

il moralista ha detto...

bella riflessione... ma una positiva e pro-attiva autocritica pubblica non è ammessa dal progetto culturale :)

Viviana B. ha detto...

Bella riflessione!
Io nella Chiesa mi trovo bene da quando ho iniziato ad andare a messa per Gesù, infischiandomene altamente dei parrocchiani, e da che ho realizzato che anche i sacerdoti sono uomini e, in quanto tali, non esenti da errori.
La mia Chiesa oggi è molto colorata. E cerco di esserlo anch'io.

Chiara ha detto...

Abito in un paese dove circolano strane idee su quello che la Chiesa è o dovrebbe essere.
Sento dire tantissime cose su questa comunità, sui sacerdoti che arrivano e su quelli che partono, sugli animatori, sulle suore.
Parlo soprattutto dei giovani, che sono le persone con cui mi confronto generalmente: appartengono ad un grande gruppo, quello dell’oratorio. Sembra che far parte di questo gruppo sia una tappa obbligatoria nella vita di ciascuno di noi; se non ci passi la gente potrebbe avere dei pregiudizi su di te, se invece ne fai parte (anche solo per qualche mese) sei a posto per tutta la vita.
Generalmente finché non sei maggiorenne frequentare la Chiesa è visto come segno di consapevolezza e di desiderio di maturare, appena si compiono 18 anni, invece, diventa una cosa da "sfigato, santarellino, bravo ragazzo".
Ogni ragazzo che intraprende un cammino da animatore è in attesa di continue “promozioni” e lodi. E se queste non arrivano ci si sente presi in giro: “Lei si impegna, si è sempre impegnata, e ora la ricompensano così?”
Sembra quasi che partecipare alla vita di Chiesa sia un modo per sentirsi utili, per sentirsi qualcuno, dimenticando quale sia il vero motore di questa vita.
La chiesa nel mio paese agli occhi di chi ne fa vagamente parte o ne ha fatto parte ha un colore scuro, pesante, soffocante; questo colore spesso spaventa chi non ne fa parte perché si sente “fuori dal giro” .
Credo sia più facile sedersi e stare a criticare piuttosto che tirarsi su le maniche, darsi da fare, cancellare il nero per far riemergere i colori e credo che i primi a sedersi siano quelli che una volta facevano parte di questo gruppo.
Oggi grazie ad alcune persone che stanno ridando colore alla nostra Chiesa alcuni stanno capendo la bellezza di non rimanere seduti a guardare. Spero che diventino sempre di più, io intanto cerco di fare la mia parte mettendo a disposizione i colori di cui dispongo cercando di trovarne di nuovi.

Francesca ha detto...

Alle volte a colori... alle volte in bianco e nero...
Se riesco, nel mio piccolo, cerco di portare un po' di colore dove è bianco e nero... e lasciare che mi colorino quando sono io ad essere in bianco e nero!

GianniKK ha detto...

Che bel post!
Anche la testimonianza di Chiara mi impressiona molto. Si possono vedere le cose che non vanno eppure per questo "sbracciarsi" ancora di più per cercare di aggiustare le cose che non vanno. Io ci provo semplicemente perchè amo la chiesa e non posso rimanere inerte. Tanti miei amici in questi anni hanno lasciato la chiesa, non per motivi polemici ma perchè la vita li occupava con altre incombenze, ma questo - a mio modo di vedere - ha portato alcuni a perdersi delle cose importanti: soprattutto una vita di preghiera. Anche se su questo punto avrei una critica...Nella mia comunità si propongono tante iniziative, ma scarseggia un po' la vita spirituale. Secondo me su questo bisognerebbe investire di più.

Summer ha detto...

Io non frequento la chiesa. Ma mi piace curiosare sui siti cattolici. Tante cose che leggo sono lontane dalla mia storia e dal mio modo di ragionare, ma sul vostro blog c'è un'aria simpatica. Per ora vi studio, chissà che un giorno non vi faccia qualche domanda. Io non credo di credere in Dio, ma quelli che credono sono per me una provocazione.

don Luca Peyron ha detto...

L'abito bianco del battesimo: una tavola da colorare per farne un capolavoro... giorno per giorno. Che bella una Chiesa con tante vetrate colorate, con tanti cristiani che poco per volta ci provano a farsi capolavoreggiare da Dio... qualche volta noi preti non ce ne accorgiamo, altre volte sì. Chissà che da questo spazio un po' di luce non illumini anche la tua vetrata, oggi leggendovi, la mia è un po' più luminosa...

Anania ha detto...

Io sono tornato a una vita ecclesiale grazie a mia moglie. Avevo un'idea abbastanza critica verso la chiesa. Lei invece è sempre stata una pasionaria. Mi sono innamorato di lei e delle sue idee. Adesso mia moglie sostiene che sono più agguerrito di lei. A parte queste considerazioni, oggi mi preoccupo molto di come trasmettere la fede ai miei figli piccoli. Sento che questa è una delle sfide più importanti come genitore ed educatore.

don Mario Aversano ha detto...

Le nostre storie, tutte interessanti. Ma lasciatemi sottolineare quella di Summer e di Anania. Non sarebbe male se i due entrassero in contatto.

Anonimo ha detto...

E' stata una giornata assurda. Ormai il lavoro si sta prendendo tutto. Sono uscito di casa alle 7.15, sono tornato alle 20.30. Avevamo gruppo famiglia stasera a casa nostra: 5 coppie con cui leggiamo la Parola insieme e parliamo di noi. Se non ci fosse stato questo, la mia giornata sarebbe stata solo grigia.
..e adesso andiamo a dormire!

Anonimo ha detto...

Mi ha colpito l'ultima testimonianza dell'anonimo:
in una giornata carica (pressata e ottusa...) di solo lavoro e impegni materiali,
la lettura della Parola appare
come un raggio di Luce che rischiara
il grigio del nonsenso quotidiano
(a che pro correre, affannarsi, lavorare, mangiare, sopravvivere...solo per sopravvivere?)
Ammiro questi cristiani che si ricordano allora almeno la sera che non di solo pane vive l'uomo,
e cercano ristoro alla fatica
nella Parola di Dio.
Li invidio perchè da tempo desidero
fare la stessa cosa, ma nessuno mi dà retta...

Però... rivolgo una domanda a don Luca:
in queste riunioni di lettura,
che ispira poi commenti spontanei,
non si corre il serio rischio
di fare un "libero esame"?
Il mio dubbio vale sia per l'esperienza in famiglia che quella nei "gruppi" di libera iniziativa...

Giovanna

don Luca Peyron ha detto...

@Giovanna
Direi due criteri: invocare sempre lo Spirito Santo prima di un incontro e poi leggere la Scrittura in braccio alla Chiesa, cioè informati (libri etc.) e confrontandosi con persone preparate. Senza però intellettualismi, rischio di tanti gruppi biblici. La Parola e vita ed è bene che parli alla vita, anche con semplicità feriale. Tienici aggiornati!