Cari amici, continuiamo il nostro cammino sul tema della giustificazione.
"Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo" (Rm 5,1): questa parola di Paolo è veramente consolante e liberante. Siamo stati giustificati, dunque non abbiamo più bisogno di cercarci giustificazioni davanti a nessuno.
Quanti sforzi, quante energie, quanta disperazione, quanti tentativi di giustificarci, di essere a posto davanti a Dio: tutto questo spazzato via; Gesù ci ha giustificati e noi possiamo vivere in pace con Dio, liberi e sereni.
Ma il discorso sulla giustificazione possiamo anche intenderlo come un caso particolare, riguardante soprattutto gli uomini religiosi, di quel tentativo disperato che invece ci accomuna tutti: assicurare la nostra vita. Sì, in fin dei conti sappiamo di essere fragili, sappiamo che la nostra vita è appesa a un filo, sappiamo di avere bisogno di salvezza, di qualcosa cioè che ci assicuri, che dia consistenza alla nostra esistenza, alle nostre relazioni, che ci consenta di uscire dalle sabbie mobili, dai campi minati di cui sono costellate le nostre vite,da quella morte che incombe minacciosa fin dai primi giorni del nostro essere al mondo.
Ma noi tentiamo sempre di salvarci sa soli, di assicurarci da noi stessi, di essere autosufficienti. Provate però a pensare di essere immersi fino alla vita nelle sabbie mobili e a tirarvi fuori appoggiandovi a voi stessi. Non è semplice, vero? Eppure molto di quello che facciamo è esattamente questo tentativo disperato di salvarci da soli. Soldi, piacere, salute, correttezza morale, osservanza religiosa, potere, successo, bellezza, violenza: sono solo alcuni dei tanti nomi che possiamo dare a questa nostra suprema e perversa illusione: essere autosufficienti, assicurarci da noi stessi a noi stessi. Ma quanta solitudine e quanta tristezza e quanta disperazione in tutto ciò.
Perchè? Perchè tutto questo? Per orgoglio? Per essere, come diceva una vecchia pubblicità, "l'uomo che non deve chiedere mai"? Oppure forse per paura? Paura che non ci sia nessuno là fuori? o nessuno che possa pensare che valga la pena venire a salvarci?
C'è qualcuno là fuori? C'è qualcuno a cui io interesso? C'è qualcuno che è disponibile ad aiutarmi? Ma se qualcuno viene ad aiutarmi, che cosa vorrà poi in cambio, che cosa pretenderà da me? Forse, è meglio che me ne stia qui a morire da solo ... Non cederò, non chiederò aiuto, nessuno potrà vantarsi dicendo: "ha avuto bisogno di me e l'ho aiutato.
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venerdì 6 febbraio 2009
3
L'estrema illusione
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
09:00
Etichette:
La voce di Abacuc,
Teologia
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3 commenti:
Vero, padre. Non me ne chieda il motivo, ma da che mi ricordo ho sempre cercato di cavarmela da sola. Per non pesare sugli altri, per dimostrare a me stessa di potercela fare, per imparare a camminare con le mie gambe, per essere d'esempio ad una sorellina più piccola...
Ancora oggi detesto dover chiedere un passaggio in auto, o un aiuto al lavoro e via dicendo.
Non è orgoglio nè delirio di onnipotenza, so che nessuno basta a se stesso e io di certo non sono un'eccezione, eppure mi sono ritrovata nelle sue parole.
E questo mi ha dato da riflettere.
Grazie don Ferruccio per questo spunto tanto importante, quanto difficile!
Assicurare la nostra vita, dare consistenza all’esistenza, essere a posto davanti a Dio: tanto più si vivono momenti in cui ti senti dentro le sabbie mobili tanto più l’urgenza di queste parole è molto molto chiara.
Vorrei chiederti, condividere però alcune cose..
per essere “a posto davanti a Dio”, alla fine della nostra vita, non dovremmo poter dire anche noi “Tutto è compiuto” (ho vissuto fino in fondo ogni momento, ogni situazione).. penso alla parabola dei talenti o a come il Signore chiede di “investire” i Suoi doni, portando frutto. Dio non si aspetta una consistenza vera dalla nostra vita? Non si corre il rischio di “sedersi” pensando che saremo comunque giustificati?
Giustificati PER FEDE: dobbiamo intendere che solo chi ha vera fede può vivere in questa pace? Forse solo chi percepisce davvero il gusto della salvezza riesce a distaccarsi e a vivere con serenità gli insuccessi/delusioni che inevitabilmente arriveranno?
Ultima cosa, è vero da soli non ce la facciamo, sicuro. Ed è vero che ci sia una certa tendenza da supereroi che ci chiede di essere (apparire?) di successo in ogni ambito, di riuscire in tutte le cose. Due riflessioni: la solitudine più intima non ce la toglierà mai nessuno e solo fortunatissimi momenti di intima condivisione fanno sentire meno spersi. E poi.. perchè abbiamo così paura di ricevere? Perchè non riusciamo a superare la logica dell’equilibrio del dare/ricevere? Dare ci fà sentire più forti e meritevoli forse?
Care Viviana e Isabella, avete scritto delle cose molto importanti e personali: vi ringrazio. E vi dico che dentro queste sabbie mobili, volersela cavare sempre da soli, aver paura di ricevere, vivere una solitudine che sembra insuperabile, ci siamo tutti. E tutti dobbiamo darci una mano per venirne fuori, sapendo però che c'è Gesù con noi. Anche all'inferno, dicevano i padri, Gesù è sceso per poter anche lì offrire a tutti la sua mano che salva e tira fuori. Su qualche altro punto, specie sul rischio di sedersi, mi riprometto di scrivere qualcosa nei prossimi post. Ciao e ancora grazie, d Ferruccio
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