E qualcuno tra di noi ci ha pensato un po' su.
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| Da Pellegrinaggio a Lourdes 5-8 dicembre 2008 |
Un giovane incontrando un uomo e la sua malattia può scoprire un tesoro nascosto (Mt 13,44) e un maestro di vita.
Il malato è un uomo che bussa alla sua porta, che lo sveglia dal sonno, che gli chiede di aprirsi a quel mondo che ha voluto lasciare fuori. La malattia e la sofferenza mettono in discussione la sua indifferenza. Il malato è un bussola che lo orienta verso Gesù, che è il punto di arrivo di ogni pellegrinare.
Il malato è la cartina geografica che indica il percorso da seguire per giungere alla destinazione che lo attende.
Il malato è, per un giovane, il segnale che gli indica che si trova nel luogo e nel tempo giusto per incontrare il Salvatore, che lo ha chiamato, ha saputo aspettarlo con pazienza e speranza e vuole finalmente abbracciarlo e condividere con lui il suo amore. Cristo entra in quella storia che sembra segnata da limiti insuperabili.
La malattia non chiede permesso, spesso arriva inaspettata, in un tempo in cui non si è preparati ad accoglierla sull’uscio della propria casa. Entra all’improvviso, si insedia, conquista i nostri spazi e pretende. Crea un dinamismo che spaventa, disorienta, disillude e abbatte. Il malato non può andare via, scappare lontano, trasferire completamente ad un'altra persona la sua sofferenza. Il giovane si trova così davanti ad un bivio, come i tanti che dovrà affrontare nella sua vita: accettare, accogliere, fare proprio il dolore che chiama oppure lasciarsi impressionare, provare disgusto e fuggire lontano nella speranza di non essere raggiunto.
Il malato costringe un giovane ad accorgersi dei propri limiti, mette in luce la sua piccolezza, lo fa scontrare con il suo ideale di onnipotenza. Gli ricorda la sua umanità e che esiste la parola “fine”.
Il malato è come uno specchio che gli permette di vedere chi è e quanto è malato anche lui.
La malattia è vocazione. Il malato chiama un giovane. Gli chiede di essere guardato, accarezzato, abbracciato, capito, semplicemente amato. Cerca un cuore disposto ad aprirsi al suo dolore, non per suscitare pietà. Cerca un fratello disposto a lasciarsi guidare in un cammino che non è fatto per essere percorso da soli.
Il malato guarda un giovane e cerca una speranza, un motivo per cui vale la pena andare avanti, la forza per pronunciare il proprio “si” alla vita.
Ma spesso è il giovane, prima di tutto, a trovare speranza nella fede e nella forza di quel malato.
Max


4 commenti:
Dalla persona malata si impara il valore e la bellezza della vita, il sacrificio della sofferenza, la fotuna della salute e di tutte quelle cose a cui normalmente non diamo valore nel tram-tram quotidiano...
Il malato, ogni giorno mi ricorda il senso vero della Vita!!!
Se ammetto di essere malato e mi lascio aiutare Dio mi salva. Il problema è che spesso faccia finta che tutto vada bene!
mi sembra che l'unica cosa certa è che Dio non voglia la malattia e la morte... e lotti con tutto il suo amore e la sua forza per vincere la malattia e la morte.... e la vince in Gesù risorto!
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