In casa Marco parla molto poco. Quando i suoi genitori glielo fanno notare, lui si chiude in un silenzio ancora più ostinato, ma in realtà dentro di sè grida dalla rabbia perchè vorrebbe rinfacciare a quei due, che considera ormai estranei, che non hanno niente da insegnargli su questo punto, visto che loro non si parlano mai. Quando esce con gli amici, Marco tira fuori delle energie insospettabili, sa essere il motore del gruppo anche quando sente che tutto lo delude. Qualche ragazza lo guarda con interesse, ma Marco pensa di non piacere a nessuno. Da qualche tempo poi, quando esce la sera, non può fare a meno di esagerare con l'alcool. Non è che lo faccia sentire meglio, solo un po' più leggero. E poi tanto che differenza fa?
Quando Marco finisce di raccontarmi queste cose, rimane in silenzio e mi guarda triste per scorgere quale sarà la mia reazione. Con il suo sguardo vorrebbe convincermi che "Tanto le cose non cambieranno mai". Non è la prima volta che mi fa questo discorso. Non è la prima volta che ammette di aver trascurato la preghiera, di aver sprecato molto del suo tempo, di aver pensato solo a se stesso.
Eppure anche questa volta c'è solo una frase che può riattivare il suo passo: "...e io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".
Vai Marco, va'.
Riprendi il tuo cammino!

10 commenti:
Che peccato... leggere di come una giovane vita si sprechi raggomitolandosi su se stessa... quasi attorcigliandosi a spirale, inerpicandosi su su, di bugia in bugia, di silenzio in silenzio, di bicchiere vuotato in bicchiere vuotato, per poi ricadere su se stessa e riprendere con le bugie... Và Marco, riprendi il tuo cammino!
Io sono un "Marco", anzi molto peggio a dire il vero, ma è meglio non entrare nei particolari.
Il bello è che nessuno si accorge di niente. L'unica a capirci qualcosa è la mia ragazza. E non so quanto potrà ancora sopportare.
la confessione - fuori da tutti i pregiudizi in merito - è un'occasione di verità con se stessi. Ma quanto rigenera la misericordia gratuita di Dio!
ma è una vita che non mi confesso... promemoria!
E' da tantissimo che non mi confesso. Un sacramento difficile. Ho come paura di mettere le mani dentro un gran casino!!!
La storia di Marco mi inquieta un po', perchè ci trovo qualcosa che mi riguarda, soprattutto quel moto di protesta contro il silenzio dei genitori e poi lo sconforto e la paura del tempo che passa, come s ela vita a poco a poco togliesse delle possibilità. Ma su un punto sono piu stabile....decisamente. Di tutto dubito tranne che della misericordia di Dio. Ci conto moltissimo.
Leggendola, pensavo fosse il testo di una canzone che non conoscevo, i nomi di memoria evangelica vanno di moda (Luca!!!).
Eppure, arrivando fino alla fine del realissimo racconto, sono rimasto stranamente amareggiato.
Conosco la forza e l'importanza del perdono nella "riconciliazione", ma sento che manca qualche cosa,
abituato ad analizzare sempre, e avendo scoperto (per quello che può permettere il mezzo virtuale) la tua sensibilità molto intelligenente, mi viene da pensare che tu hai lanciato quella storia reale perchè si scopra una eventuale altra chiave.
Se hai letto qualche libro di Manenti o Cencini, penso che comprenderai il mio retropensiero.
Ma io sono un riflessivo... e lento.... e me lo rileggo con calma, sulla pelle degli altri più che parole serve presenza e testimonianza. Vero?
Ti stimo
ciao
Grazie Matteo, effettivamente quella di Marco è una storia aperta. Marco ha bisogno di arrivare a dire alcune parole da solo. Marco è bloccato. La tentazione, a volte, (per un sacerdote o un amico che danno una mano a chi è in difficoltà) è quella di "risolvere", di mettere delle parole in bocca all'altro, delle parole che chiudano il cerchio. Penso che il perdono sia la parola/evento che può muovere una persona...ma Marco deve riuscire a esprimersi, deve capire che può dare vita a qualcosa, che abbiamo bisogno che ci doni il suo "pezzo".
Chissà, magari la sua storia proseguirà in altri post, ma avrei bisogno anche del vostro aiuto! :-)!!
Grazie!
Don Mario, se puoi e vuoi, dì a Marco (come agli altri giovani) che c'è qualcuno che ha sempre a cuore il destino ed il futuro dei giovani, ed è vicino a tutti loro con la preghiera, e quando può con le azioni. Un giovane in difficoltà è "un tesoro nel campo", e tirarlo fuori è il massimo che ci sia.
Forza, giovani, il futuro vi appartiene, e con esso guadagnate la vita eterna.
A.B.
Grazie per il blog. Lo scopro solo questa sera : é acqua fresca !
Penso che tutti abbiano avuto il loro 'periodo marco' chi in maniera più lieve chi più strong ... nella mia famiglia ho visto che pazienza, preghiera e braccia sempre aperte hanno salvato Marco facendolo diventare il tesoro che era !
Grazie Paolo! E' importante offrire la speranza ad ogni "Marco" di poter tirare fuori se stesso!
E tu stai offrendo la tua mano.
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