
Io davvero non volevo, non l’ho fatto apposta…
"Lo so, ti sei girato quando ti ho chiamato, ma all’improvviso…e tuo fratello non ha fatto in tempo a scansarsi, neanche tu a fermarti, però!" dico con un certo disappunto. Certo, se si fosse fermato, non saremmo tutti qui sul pavimento, io che cerco di consolare e loro due, uno ovviamente in lacrime, l’altro quasi.
Mamma, sono stato cattivo?
"No - come gliela spiego la differenza, suo fratello piange, il male c’è…poi passa, ma ora c’è… - "senti, direi piuttosto che sei stato distratto!" Dico e riprovo a consolare il fratello: "una colt 12 colpi in pieno viso può far male anche se non spara…"
Meno male che non sparano, le nostre pistole!
"Senti, la vuoi sapere una cosa sui bambini? Non ci sono bambini cattivi, ci sono solo bambini prigionieri!" A questo punto anche il fratello tira su con il naso e mi guarda, questa è una storia nuova… "è così, pensa a quel tuo compagno che spesso cerca di picchiare, ecco lui è prigioniero delle cose che fa".
Quali cose?
"Per esempio pensa che per avere un gioco, deve picchiare chi ce l’ha in mano, ma la sua è solo una abitudine…"
Che cosa è una abitudine?
"Una di quelle cosa che fai sempre, senza più chiederti se è davvero la cosa giusta da fare, la fai quasi senza pensarci, il tuo compagno vede il gioco e poi picchia; forse nessuno gli ha spiegato che non è la cosa migliore da fare, e lui continua a fare quello, è prigioniero del picchiare. So che le maestre hanno provato a spiegargli che cosa fare, tipo chiedere in prestito…"
Ma lui picchia lo stesso!
"Tutte le volte?" Mio figlio mi guarda pensieroso, come per dire: "guarda che tutte le volte sono tante da ricordare!" Il fratello ormai ci ascolta, è rimasto un bollo rosso sulla fronte, con l’impronta del caricatore della colt…
"Ogni tanto no… ogni tanto si avvicina e aspetta che il gioco torni nella scatola per prenderlo lui".
"Vedi, un po’ alla volta, non è più prigioniero della sua abitudine a picchiare, ci vogliono tante prove, ma può riuscirci…"
Da quando mi hanno fatto ricordare che, in latino, il captivus è il prigioniero catturato, penso di avere un spiegazione migliore alle situazioni di conflitto, alle ingiustizie, agli scontri. Con un nemico posso solo scontrarmi, con un captivus posso provare a sciogliere i lacci che lo tengono prigioniero. Non che sia facile, ma è un punto di vista che cambia il panorama! Il ragazzino strafottente non è il nemico del discorso che voglio fare come animatore a tutto il gruppo, è prigioniero di tanti lacci diversi; dipanarli non sarà né facile, né breve, ma forse ne vale la pena…
Ma queste abitudini prigioniere le hanno anche i grandi?
Per iniziare una quaresima di riflessione sulla propria “cattiveria”… lascio a voi la risposta!

3 commenti:
Eh, anche i grandi ne hanno tante di abitudini che imprigionano. Gesti, che diventano riti, che diventano abitudini, che diventano catene...
La violenza, il non-rispetto dell'altro, la sopraffazione, la maleducazione, la vigliaccheria che diventa cattiveria... Per non parlare poi di droga, alcool, bestemmie, turpiloquio... Piccole o grandi che siano, certe abitudini si insinuano nella nostra vita e che fatica poi levarle!
Leggendo i tuoi post penso che, se mai avrò la grazia di diventare mamma, tornerò spesso a consultarli come manuale di pedagogia! E' difficile crescere i bimbi, ma mi pare proprio tu faccia un gran bel lavoro coi tuoi piccoli!
Io sono cattivo non perchè faccia qualcosa di malvagio contro gli altri, ma perchè non faccio proprio niente per gli altri.
Ciao a tutti!
@ Viviana: bisognerebbe chiederlo ai miei piccoli che cosa ne pensano! In ogni caso, oltre che alla pratica, il vero manuale da leggere è "Il bambino da 0 a 6 anni" di Barry Brazelton: il miglior manuale però sarà sempre un mix tra i tuoi sentimenti, buone indicazioni generali e un confronto con il papà!
@ Talete: se sei prigionero dell'inazione, puoi ripartire quando vuoi, oggi è il giorno giusto e basta una sola azione, per gli altri e possibilmente non malvagia (!!!). Inverti la rotta...
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