
Non vi preoccupate, Monica sta bene, ma ha una sua personale resistenza alla parola “felicità” (e a tutto un vocabolario entusiastico affine). E' una fissazione che si porta dietro da quando era ragazzina. Le capitò di vivere questo disagio la prima volta che ascoltò la testimonianza di una giovane religiosa che, chiamata dai suoi educatori per parlare di vocazione, le era parsa un po' troppo su di giri e francamente anche un po' spudorata in quel suo parlare dell'amore per Dio e per il prossimo usando solo superlativi e miele. Aveva 13 anni, un'età complicata, in cui è facile contestare qualunque adulto. Eppure anche a 21 anni le parole di un seminarista che parlava di "chiamata" come se il Padre Eterno abitasse al piano di sotto e l'atteggiamento esaltato di un frate (che sembrava atterrato dalla luna) le avevano lasciato addosso un profondo senso di fastidio, che pure non riusciva a decifrare completamente. Persino prima di sposarsi aveva trovato stucchevole la testimonianza di una coppia supercattolica che citava i documenti del magistero come fossero poesie e parlava di spiritualità matrimoniale e di vocazione alla santità come se fosse un loro brevetto.
Monica normalmente non trovava scorrette le cose che ascoltava da questi selezionatissimi testimonials ma avvertiva qualcosa di non completamente autentico, come quando maneggi del cibo ancora imballato nel cellophane. Monica pensava alle suore dell'asilo che le avevano voluto bene da piccola, alla mamma rimasta vedova, alla sua amica Sonia che non poteva avere figli e rimaneva un po' perplessa. Perchè quegli “esperti vocazionali” volevano convincerla che la vita avesse la stessa chiosa delle favole: “...e vissero tutti felici e contenti!” !? Perchè certe pagine del Vangelo non venivano quasi mai citate? Perchè espressioni come “rinnegare se stessi, perdere la propria vita, prendere la propria croce” venivano immediatamente razionalizzate, ammorbidite con spiegazioni rassicuranti o totalmente superate da altre parole: bisogni, desideri, sogni, realizzazione, entusiasmo e ...felicità felicità felicità?
Figuriamoci! Monica ha conosciuto e conosce il sapore di quella parola (felicità!) e non deve pensare solo al giorno del suo matrimonio con Piero o alla nascita dei gemellini per dire che la sua vita ha un senso. Ma poiché sa che non tutto va bene, che anche nella vita di fede ci sono dubbi e aridità, che le cose vanno costruite giorno dopo giorno, senza lasciarsi bloccare dagli errori o dall'umore dei propri sentimenti, allora usa con parsimonia quella parola.
Stamattina, accompagnando i suoi bambini alla scuola materna, Monica, con la sua nuvola di pensieri rissosi per gli impegni della giornata, ha incrociato come sempre il sorriso di Suor Rosa, la vecchia portinaia ottantenne che già c'era quando lei aveva 4 anni.
“Ciao Monica, come vanno le cose?”
Monica, improvvisamente distolta dalle sue preoccupazioni, si deve fermare un attimo, guarda quella vecchia religiosa ormai quasi cieca e dice: “Adesso bene, Suor Rosa! Grazie!”
Non trovate eccezionale la vignetta che Lele Corvi ha disegnato per noi? Siete già andati a fare un giro qui?

24 commenti:
Carissimo Don Mario, si vede che sei impastato di vita vera e che di storie ne hai sentite... continua così... i tuoi "racconti" mi consolano e mi danno risposte concrete, mi fa sentire come dire più normale : a volte penso che sia stata un'iSPIRAzione trovare questo blog ! GRAZIE.
Uau!! Peccato che Monica sia già sposata, sarebbe la persona giusta per me!
La felicità è un qualcosa che si guarda dall'alto (è esistenziale)... senza fermarsi al quotidiano. Solo così ci accorgiamo quanto siamo felici...
La felicità è nell'attimo. Nella capacità di cogliere tanti piccoli istanti.
Credo sia insito nella natura umana il non accontentarsi mai, il desiderare sempre il meglio, ma così facendo spesso ci concentriamo sull’obiettivo e perdiamo di vista le piccole meraviglie che costellano il percorso.
Penso, come Monica, che effettivamente a volte si dia un'idea troppo esaltata della parola "Felicità", un'idea troppo sporcata dalla "Gioia frizzante" del momento, dall'entusiasmo esagerato di momenti tanto belli ed eccitanti quanto fugaci.
Ho capito duramente col tempo (e scusate se sarò retorico) che la felicità invece è un continuo cammino, anzi... una continua "salita". E, in questa salita, il prezzo ma anche la cosa bella (dipende dai punti di vista) è portare le croci che ci vengono appioppate o che semplicemente capitano. Penso che sia bello che si tratti di una salita, che sia una cosa non scontata. E' una salita a volte molto ripida, altre volte che si appiana e bisognerebbe affrontare tutto questo con serenità. Questa sarebbe davvero una bella conquista del momento, una vera alleata del cammino: la serenità. Quella di sicuro ancora mi manca... Però,nei momenti di sconforto, bisognerebbe guardare in alto e pensare che la punta in cima alla lunga salita è la Felicità, se volete è Dio che, non per niente, è "Felicità infinita". :-)
Non mi piace essere così scontato come le cose che ho scritto ma avevo voglia di condividerle.
z E d (Giuseppe)
sulla felicità mi sa che devo farmi dare lezioni da mia figlia (http://mafuiane.blogspot.com/2009/03/linvisibile-agli-occhi.html)
in ogni caso, mai citare il magistero, soprattutto se sei una coppia cristiana... abuso di potere! ;)
Forza Monica, sei tutti noi!
La felicità: gustare e dare valore ad ogni singolo istante della vita... senza fretta!
con una metafora: la scalata di una montagna!Che rappresenta poi il ammino della vita dove ogni metro conquiastato è un piccolo assaggio di felicità, arrivare in cima è la felicità!
buona scalata a tutti! :)
Sonia
ma che belle FAVOLETTEEEEE
CHE filastrocche di insano fumo di parole!!!!
LA BUONA NOVELLA e' storia vecchia.
La vita e' uno schifo per troppa gente.
e la scalata e' tortuosa insidiosa.
Ne ho subite di tutti i colori.
ho anche provato a pregare, ma il Caro Buon Dio, NON MI HA MAI RISPARMIATA.
Orfana, malata, ho subito non so quanti abusi, fisici e mentali, nessun aiuto!!!
LA VITA E' FATTA DI CONCRETEZZA!!!
la pecorella viene sempre mangiata dal LUPO!!!!!
LA PECORELLA NON VIENE MAI RISPARMIATA.
SCUSATE LO SFOGO.
MA E' COSI!
CIAO A TUTTI!
Io non vedo favolette!
Una pennellata estremamente realistica.
Se qualcun altro la vede diversamente, può rifletterci su'.
Siamo chiamati a riflettere sui frammenti di vita, su quelli che ci passano accanto e su quelli che attraversiamo.
E' importante saper "leggere" la propria e le altrui vite.
Nulla è come appare.
Grazie ancora
Ehi, anonimA !
Pensi che viviamo sulle nuvolette ?
La vita é una scalata d'accordo e talvolta ci mette davanti prove schiaccianti...
Talvolta ce li mettiamo noi i sassi sulla strada perchè ci piace complicare le cose.
Facciamo finta per un attimo di non credere a qualche cosa e lasciamo pur da parte la buona novella, la preghiera e il buon Dio...
un aiuto da queste parti, concreto - anche specializzato se serve - non l'hai mai chiesto ? Non credo che tutti te l'abbiano rifiutato.
Prima ammettiamo d'aver bisogno d'aiuto e prima riusciamo a rialzarci...
se facciamo finta di niente e lasciamo che i pensieri negativi (distruttivi) la facciano da padrone mettendo radici,
spariamo a zero su tutti e tutto ma risolviamo ben poco.
Non sai di che cosa é capace la nostra testa !
Ti abbraccio, con affetto. Paolo
Ho conosciuto che cosa volesse dire vivere solo molto tardi. Non mi definirei al momento una persona felice, anche se oggi tutto mi appare più sensato perchè vedo finalmente degli obiettivi davanti a me. La vita è stata un po' avara anche per colpa mia, ma non rinuncio alla meta della felicitá. Cara Anonima, non rinunciare neanche tu.
La storia di Monica è la storia di una persona in ricerca e le vostre storie contribuiscono a questa ricerca. Anche le parole di Anonima (peccato non avere almeno il tuo nick!)ci aiutano in questa percorso che non vorrebbe fermarsi alla retorica della felicità (era questo l'intento del post) senza rinunciare però a cercarla, forse a volte anche dove non ce la aspetteremmo. Il tema della felicità va maneggiato con cura perchè sono tante le persone infelici o comunque deluse. Non so dire se conosco più persone felici o infelici, tra l'altro non è così ovvio leggere nei cuori (sappiamo bene che persone apparentemente serene possono nascondere profondi disagi), però conosco non poche persone che si occupano della felicità degli altri e che si mettono accanto agli afflitti. Tutto sommato trovo più interessante questo, vedere persone che non si preoccupano troppo di sè per occuparsi di chi non sta bene o di chi ha bisogno d'amore. Da questo punto di vista mi ritengo un osservatore privilegiato: non sono poche le persone che conosco e stimo che rendono questo mondo migliore.
A proposito di lupi e di pecorelle non ho dubbi, sto anzi dalla parte di Anonima: nella logica del mondo i lupi sbranano le pecorelle. Ma noi cristiani abbiamo scelto di stare dalla parte dell'agnello mansueto che offre la sua vita per noi.
La felicità non so se esiste, ma la gioia per un sorriso, un segno di amicizia, una buona azione fatta o ricevuta, il colore di un fiore , la condivisione di un'emozione, una canzone fischiettata... non sono già delle cose bellissime?
E' vero, la felicità, a volte con fatica, a volte con più semplicità, va costruita. Ogni giorno, nelle piccole cose. La felicità è trovare il senso in quello che si fa, cercare la bellezza delle cose. Anche se fuori va male.
E' una sfida, sta a noi accettarla.
Nicolò Fabi, Costruire
"Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora
penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa
al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione
ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione
così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione
ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve"
Fermiamoci su “Adesso bene, Suor Rosa! Grazie!”
Felicità forse è accorgersi di queste cose...Forse "Anonima" (brutto chiamarla cosi') non hai mai visto/incontrato una suor rosa!
Grazie Don per queste storie...io sono sempre scontenta di quello che ho e rischio di non accorgermi piu' di chi mi sta accanto!
Salve sono ANONIMA, preferirei usare il mio nome.. Giulia
Anna, no non ho incontrato nessuna suora Rosa nella mia vita...
pero' se vuoi ti faccio una lista della bella gente che ho incontrato se ti va....
Un padre che mi ha abbandonata....
Uno pseudo amore che mi picchiava....
Un datore di lavoro che mi ha molestata e ricattata
Un tumore che mi sta uccidendo....
Potrei continuare....
Ma forse meglio evitare in un blog cosi "Santo"....
Scusate l'intrusione.
Buona vita a tutti!!!
Cara Giulia, mi dispiace per quello che stai vivendo. Mi sembra di capire che tu sei sola nell'affrontare tutto questo (ma spero di sbagliarmi). Le cose a me non stanno andando troppo bene (al momento preferisco non entrare nei particolari) ma ho accanto delle persone speciali. Non so quale sia la tua idea di santità, ma io effettivamente ho vicino a me degli affetti "speciali". Semplicemente, auguro anche a te di incontrarli.
alla domanda "sei felice" rispondo con molta pace..NO NON SONO FELICE. non ho suffiente serenità, fiducia in Dio è forse in me e negli altri, per dirmi felice... ma cerco di tendere a quell'ideale e le cose che mi fanno sperare sono piccole e insignificanti, ma concretissime: la nascita dei pulcini a scuola e la gioia e lo stupore dei bambini di fronte a questo vento, un abbracio, una risposta inaspettata, Camilla e tante altre cose.
"Mi serviva qualcuno all'altezza del mio odio e del mio rancore."
Queste parole le ha pronunciate la cambogiana Claire Ly... ho appena terminato di leggere un suo libro: Tornata dall'inferno, nel quale racconta la sua avventura non solo fisica e drammatica, ma anche spirituale...dopo un percorso tortuoso diventa cattolica....
"Per affrontare questa lotta di sopravvivenza ho bisogno di un testimone. Mi viene in mente (...) il Dio degli occidentali, il Dio della loro Bibbia; non so se questo Essere esista davvero, ma non ha nessuna importanza". Inizia così, inconsapevolmente, la conversione al cristianesimo di Claire Ly, ora ha scritto un altro libro: «Io, nell'inferno dei khmer»
salvata dal «Dio degli occidentali», il mondo non dimentichi....
«Ero buddhista: nel cristianesimo prima ho trovato un bersaglio, poi la vera consolazione».
Santa Quaresima a tutti
caro don mario io sono mamma e un figlio è l'espressione massima dell'essenza della pura felicità...
sai quando sono felice? quando sto davanti a Gesù Eucarestia, è lì che mi sento appagata per ogni cosa, è lì che trovo serenità, è lì che la mia anima si fonde col Padre; è bello stare sul monte, lo è meno quando si scende a valle e si fanno i conti con l'umanità;Dio mi dia la forza sempre di camminare nelle sue vie e così sia
Ciao Giulia!
il blog non è santo .... tranquilla! forse qui oltre allo sfogo potresti trovare una "suor rosa?" sbaglio???? fammi sapere
La felicità è tema scottante!!
Anche dai contatti su Facebook emerge un generale senso di insoddisfazione su questo punto. Non mancano speranze forti e voglia di crederci, ma per molti "oggi" non è ancora il tempo della felicità. Questo non impedisce di avere nel cuore desideri importanti che stanno di fatto già muovendo verso scelte e stili di vita consapevoli. Anche sul tema della fede, più di uno in qualche modo dice: Dio sta con me nella fatica, sta con me nella tristezza, sta con me nell'incertezza. Questo mi sembra stia alla base di una fede matura!
Monica (la protagonista del post) deisdera la felicità, ma non ne fa il criterio generale per orientare le sue scelte: la regola è un'altra, è l'amore. Anche chi è nella fatica o nella tristezza può amare (pensate se fossimo capaci di amare solo quando stiamo bene...sarebbe un disastro!!). E'vero che l'amore ha come sua conseguenza la felicità, ma certo non come soddisfazione di sè (non sempre almeno e non sempre in tempi brevi) ma come cura degli altri. A volte la nostra ricerca di felicità potrebbe non coincidere con la nostra scelta di amare, ma la nostra scelta di amare ci conduce - mi sembra - a una felicità più profonda.
Il discorso rimane aperto...
Se mi concentro sugli altri, se provo ad amarli, mi dimentico di me, delle mie preoccupazioni, delle mie apprensioni. Quando amo divento molto più semplice.
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