
“Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” (Mc 6,1-6)
Che cosa avrà provato Gesù di fronte all'incredulità dei suoi a Nazaret? Se provassimo a entrare nel suo sgomento, sentiremmo il dolore di un fratello che si sente respinto dai suoi, mentre viene a offrire la familiarità di Dio.
Una fede fondata sulla familiarità può essere più destabilizzante di un culto che fa della distanza e della paura la sua forza.
Il Vangelo non mi offre semplicemente "una" parola di Dio, ma il Cristo fratello che mi parla.

8 commenti:
E' molto triste, a volte, accorgersi che dove pensi di trovare fratelli nella fede, incontri invece persone che tendono a giudicare e a sentirsi superiori. Ma penso anche che ci voglia (e lo dico per me) il coraggio di restare "nella Chiesa" per continuare a testimoniare, per ammorbidire cuori duri, per offrire la nostra di idea di Cristo sotto un'altra luce. Se Cristo è padre e fratello, non dobbiamo scordare che tra noi non c'è lotta per chi è il migliore, ma ci deve essere la condivisione di un cammino.
E quante volte sento molto più vicino alla mia sensibilità persone che in Chiesa non ci vanno ...
@ claudia
La mia vicenda è l'opposto della tua. Io sono uno di quelli che in chiesa non ci va. Forse mi manca un motivo per andarci, anche se non c'è giorno in cui non mi rivolga a Dio. Ho pochi amici che credono, ma sono le persone più interssanti con cui mi capita di parlare.
Sono felice di questo, anonimo! E' la testimonianza che non si può mai generalizzare, no?
Io invece mi sono spesso scontrata con una "chiesa chiusa", mi sono allontanata per questo, per poi "rientrare" dopo avere conosciuto altre realtà in cui ho capito che la Chiesa con la "C" maiuscola esiste e che è possibile trovare persone nella Chiesa che ci aiutino davvero nel cammino. Ed è bello sentire (con il cuore) persone vicine nello spirito, persone rivolte con lo sguardo davvero verso l'Alto, ma con i piedi per terra!
Mi sono chiesto che cosa abbia provato Gesù respinto dai suoi e poi mi sono detto: Che cosa penserebbe delle persone che oggi frequentano la mia parrocchia?
Mi viene da pensare che questo episodio storico racconti qualcosa della storia di ogni tempo.
Tutti conosciamo la brutta esperienza di non sentirsi accolti. So bene che non raramente un gruppo parrocchiale o di altro contesto ecclesiale può essere chiuso e impermeabile. Al di là di prevedibili incidenti di percorso però direi che un cristiano ha costitutivamente un animo aperto e dialogante. Di più ancora con i lontani che dovrebbero essere come un pungolo per la sua fede. Una missionarietà calorosa, pur non pretendo nulla. Io stesso sono stato cercato quando la fede occupava uno spazio marginale nella mia vita. Dopo tanti anni benedico ancora una persona che fu fondamentale per molti cambiamenti della mia vita.
Al momento sto vivendo il dolore di essere rifiutata dalla mia comunità parrocchiale. Credevo di avere la vocazione e mi sono avvicinata ad un istituto secolare per fare discernimento. Gli impegni di questo cammino si sono sommati ai miei impegni familiari e di studentessa, impedendomi di essere costante in chiesa. Quando ho compreso di non aver imboccato la strada giusta ho provato a reinserirmi in parrocchia ma ho trovato le porte chiuse. Giudizi e mormorazioni hanno rovinato tutto.
Ora mi domando: ma anche se fossero stati veri i giudizi di queste persone(hanno pensato che fossi una poco affidabile, ignorando il cammino che stavo facendo) meritavo un trattamento simile?
Non serbo loro rancore e continuo a frequentare i sacramenti in un altra chiesa, ma è molto difficile camminare da soli. Ho sempre il timore di chiudermi in una fede "fantastica", e cercare di inserirmi in un altro gruppo non è possibile: il mio paese è piccolo e ci sarebbe il rischio di ulteriori mormorazioni.Scusate lo sfogo, vi chiedo preghiere!
Cara amica anonima, mi spiace molto per la tua fatica. Vorrei poterti offrire la mia solidarietà. Le "mormorazioni" possono essere pesantissime. Spero che tu possa percepire un'altra mormorazione, quella dello Spirito Consolatore. Ti ricordo con affetto!
Cara anonima, farò senz'altro una preghiera per te! Non conosco la realtà di un paese piccolo, ma anche parrocchie di città possono essere dure ed aride! Penso che l'errore maggiore in cui ricadiamo nelle nostre comunità sia l'abitudine, ossia l'incasellamento reciproco che facciamo delle nostre realtà, quasi nulla si potesse/dovesse più modificare. Non perder la fiducia però! Prova a recuperare qualche legame sincero con chi ritieni importante, raccontandoti..il "gruppone" e le sue mormorazioni, penso, vengono dopo!
Forza davvero:-)!
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