sabato 28 marzo 2009

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Caccia al Tesoro con... Benedetta Rinaldi!





Caccia al tesoro incontra Benedetta Rinaldi






Qual è il tuo tesoro nel campo?

Il mio campo di azione è direi figurato: il rapporto con le altre persone, con gli altri individui. Può sembrare generale, ma poi tocca tutti gli ambiti, in amore, in amicizia, in famiglia, è sempre una sfida cercare il tesoro e secondo me si trova il proprio tesoro in relazione con gli altri e il tesoro degli altri in relazione con te… e devo dire che il tesoro sono le sorprese dei sentimenti più buoni, più profondi dell’altro, che magari sono in profondità nell’animo e solo con un rapporto si incontrano.

Tutti quanti sperimentiamo una cattiveria diffusa nei gesti, nel mondo del lavoro, quantomeno una certa asetticità: ecco, quando non prendi il macroproblema, il lavoro tutto insieme, ma ti fermi alla persona e riesci ad approfondire il perché, quello ti dà ricchezza. Nelle tante sorprese della vita, io esco ogni giorno e mi dico “vediamo che mi succede oggi”: mi rendo conto che, se le brutte sorprese spesso ti vengono incontro, quelle belle vanno cercate, scavate in profondità.
E mi dico anche,vediamo quanto resisto alla cosa brutta, vediamo quanto mi entusiasmo davanti alla cosa bella… perché dobbiamo vivere con gli altri! Stare bene da soli è un alibi, tenere più persone possibile lontane dal proprio recinto rende aridi alla fine, val la pena magari prendersi qualche schiaffo in più, una delusione, piuttosto che stare solo per stare sicuro.

Come lo hai trovato?

Il metro delle cose giuste non è dato dalla razionalità, proprio perché mi sono accorta che ragionando sulle cose ci capisci comunque poco e poi perché il mondo è più complesso di quanto tu possa capire… però quando arriva una cosa semplice che ti spiazza per la sua forza, che ti scalda il cuore…
Faccio un esempio, nelle interviste che ho fatto ho incontrato molte persone, che hanno scoperto il loro tesoro, lo senti nel cuore quando ti guardano, in certi sorrisi… Il lavoro che ho fatto, la fatica, valgono la pena per questo sorriso, un calore così non te lo dà un ragionamento, è come raggiungere l’altro nel profondo. Mi sembra che questo sia il metro per valutare come è andato il lavoro più che per un bel ragionamento razionale che mi dice se ho fatto tutto bene o no.
L’ultimo collegamento che ho fatto per la trasmissione “A sua immagine” era da Loppiano, la città di Chiara Lubich: ho trovato lì ad aspettarmi persone con sguardo sereno, ho lavorato con loro tutta la giornata e, a fine collegamento, mi hanno salutata facendomi capire che mi avevano accolta non come giornalista ma per come sono io… quelle frasi di saluto per me sono state il bottino della giornata; non il collegamento, anche se ben fatto! Dopo alcuni giorni, mi hanno scritto mandandomi una fotografia di un bambino, che durante il collegamento, (in diretta e io ero parecchio in fibrillazione), aveva raccolto una margherita per me e me l’aveva portata… La foto mi ha intenerito moltissimo; durante un collegamento, in genere, l’attenzione è sempre rivolta allo studio televisivo, da cui improvvisamente ti danno la linea. Ma quel bimbo, che non sapeva neppure di essere in tv, mi ha portato la margherita. L’ho presa e l’ho ringraziato, e anche io non ho quasi più pensato al collegamento!

Un suggerimento per chi è in ricerca...

Non sono nessuno per dare suggerimenti, ne avrei bisogno piuttosto! Anzi, noto in me un’apertura e una voglia di cercare proprio suggerimenti per capire meglio la vita. Temo le cose definitive: quando uno crede di aver capito, è il momento in cui succede qualcosa che gli smonta la sua teoria… non siamo fatti per le cose definitive, il mondo, le persone che ci stanno intorno, reagiscono sempre in modo nuovo agli stimoli e non la vedo come una pecca: l’incompiuto è semplicemente la nostra essenza, non si finirà mai di capire o di imparare, un po’ come un esploratore che parte, mettendosi nello zaino l’essenziale: senza l’essenziale, i punti fissi (nel Vangelo io trovo tanti riferimenti), è inutile partire… però una volta che li hai, il resto si affronta con fantasia e creatività, nonostante dolori e delusioni e con bellissime scoperte… non si finisce mai di scavare!


Caccia al tesoro riparte... zaino in spalla, verso il mondo dei nuovi media!

4 commenti:

paolo ha detto...

"Temo le cose definitive: quando uno crede di aver capito,
è il momento in cui succede qualcosa che gli smonta la sua teoria…"

mi sono rimangiato moltissime volte le cose che ho detto e
che credevo definitive...
fa male ammetterlo, ma una volta digerita la cosa ti si allarga
il cuore perché sei consapevole del passetto in avanti che hai fatto,
rompendo quella rigidità e quella severità con sè stessi e con gli altri che il 99% delle volte fa più male che bene ....
E una, due tre volte che prendi queste botte sui dentini...scopri
di essere un bel sepolcro imbiancato e cominci ad avere misericordia
prima di te che degli altri.

Grazie Benedetta e ...Angela

Angela Bellini ha detto...

Ciao Paolo!

magari non siamo proprio come sepolcri imbiancati... magari siamo più come i discepoli di Emmaus, tristi, disillusi e poi riceviamo un aiuto per vedere oltre le nostre rigidità e debolezze... che ne dici?

Anonimo ha detto...

A proposito di " essenziale " da mettere nello zaino...
Mia figlia quindicenne ,una domenica mattina, stiracchiandosi pigramente nel letto, si domandava " Ma se me ne andassi via di casa ( ipotesi accademica,ndr ) come farei a portar via tutte le mie cose? ".
Da "old boy " esperto di viaggi zaino in spalla, le ho risposto:
" Mutande, e vangelo "
La frase, che pure ha suscitato ilarità e mi è costata prese in giro infinite, è però entrata nel lessico di casa...
Accostamento irriverente, ma , nella pratica,
utilissimo.
Provare per credere.

Con affetto,
Lorenzo

paolo ha detto...

hai ragione, non buttiamoci troppo giù !