lunedì 9 marzo 2009

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Davanti a te come una bestia

Vorrei riprendere e approfondire il discorso dell’ultimo post. Ricordate? A partire dal salmo 58 e dalle sue espressioni terribili (“spezzagli, o Dio i denti nella bocca” …) ci interrogavamo sui sentimenti di rabbia, sulla loro presenza nella Parola di Dio e su come collocarli nella nostra relazione con Dio e nella nostra preghiera.

Dobbiamo innanzitutto dire che ci possono essere, nella vita degli uomini, delle situazioni di una tale violenza, oppressione, prepotenza che fanno emergere simili cose dal nostro cuore. Pensate alla violenza sui bambini, sugli innocenti, sui deboli; pensate a quelle situazioni di dittatura che impediscono qualsiasi libertà con lager, torture, omicidi, scomparizioni; pensate alla miseria di chi trascorre tutta la sua vita negli immondezzai alle periferie delle grandi città per trovare qualcosa da mangiare per i propri figli. Sì, ci sono dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio; come Dio dice a Caino dopo l’omicidio di Abele: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (cfr. anche Es 22,22 o Gc 5,4). Sono situazioni di questo tipo, in particolare la sofferenza dei bambini, che fanno dire a Ivan Karamazov nel romanzo di Dostoevskij “I fratelli Karamazov” queste parole di una disperata lucidità: “L’ingresso (in paradiso) costa troppo caro per la nostra tasca. E perciò mi affretto a restituire il mio biglietto di ingresso. … Non è che non accetti Dio, Aliosha, ma gli restituisco nel modo più rispettoso il mio biglietto”.

Ecco, i salmi ci invitano a far diventare tutte queste cose preghiera: non per cancellarle, anestetizzarle, rimuoverle, ma perché la preghiera ha un capacità straordinaria di trasformazione. Mentre affidiamo a Dio la vendetta e la giustizia e rinunciamo così a farci giustizia da soli (il che condurrebbe in definitiva semplicemente ad un aumento del tasso di odio e di violenza in questo mondo), pur senza avere tutte le risposte che cerchiamo, veniamo introdotti in una visione diversa, visione che troverà la sua manifestazione piena nell’amore che va fino alla fine, l’amore dell’Innocente, Gesù, che prega per i suoi assassini. Ancora un salmo, il salmo 73, ci testimonia di questo cambiamento che può avvenire nella preghiera. In esso un uomo consumato dal mistero della arroganza, della prosperità e della violenza dei malvagi che fanno quello che vogliono dei piccoli e dei poveri dice così:

Riflettevo per comprendere:
ma fu arduo agli occhi miei,
finché non entrai nel santuario di Dio
e compresi qual è la loro fine.
Ecco, li poni in luoghi scivolosi,
li fai precipitare in rovina.
Come sono distrutti in un istante,
sono finiti, periscono di spavento!
Come un sogno al risveglio, Signore,
quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
Quando si agitava il mio cuore
e nell'intimo mi tormentavo,
io ero stolto e non capivo,
davanti a te stavo come una bestia.
Ma io sono con te sempre:
tu mi hai preso per la mano destra.

7 commenti:

dioamore ha detto...

"Perdona loro, perché non sanno quello che fanno". L'ignoranza è una brutta bestia.
Non sapere quello che si fa, ignorare le conseguenze di una azione buona o cattiva, fa parte dell'essere umano.

Il titolo del post o del salmo dovrebbe essere:
"Davanti a te come un ignorante".
E' tipico dell'ignoranza umana interpretare le disgrazie come una punizione voluta da Dio nei confronti dei malvagi che, secondo il nostro metro di giudizio, sono antipatici o odiosi.

"li fai precipitare in rovina" dice il salmo, come se fosse il Signore il responsabile della loro rovina per un senso di giustizia. Giustizia umana, non divina, una giustizia umana che proietta in Dio il nostro desiderio di vendetta.

All'ignoranza si somma altra ignoranza, soprattutto ignoranza di Dio. La giustizia divina è diversa dal senso di giustizia che ha l'uomo, perché Dio non giudica e non condanna. Il malvagio purtroppo si condanna da solo, senza saperlo.

"Li fai cadere in rovina. Sono distrutti in un istante". Che vuol dire?

Non ti sembra fuori da ogni logica che Dio sacrifichi suo Figlio Gesù per la nostra salvezza, per la salvezza di tutti e poi faccia precipitare in rovina i malvagi? Non ha senso dal mio punto di vista.

Dio si è fatto uomo per salvare soprattutto coloro che si smarriscono e che ai nostri occhi appaiono "malvagi". Dio si fa uomo non per far precipitare i malvagi in rovina, ma per salvarli, per offrire una conoscenza diretta della sua Parola che si fa salvezza quando la si ascolta, ma si fa condanna solo per chi non la vuole ascoltare. Altrimenti Dio non si sarebbe scomodato per salvarci, perché il malvagio ci va da solo in rovina, senza rendersene conto, quando non conosce la Parola di Dio.

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Caro Dioamore, dopo aver letto alcuni tuoi commenti, tra l'altro anche quello alla ultima videoomelia, devo dirtelo con tanto affetto: sei proprio un marcionita!

dioamore ha detto...

Don Ferruccio, non sono un teologo e la parola marcionita mi ha fatto cercare su Internet il suo significato e così ho scoperto che marcionita deriva da Marcione il quale era un eretico dei primi secoli.

Vorrei che tu mi spiegassi che cosa dei miei commenti ti porta a dire che sono proprio un marcionita, perché dopo aver letto qualcosa su Marcione, io in lui proprio non mi ci vedo.

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Ovviamente la cosa era detto in modo scherzoso e affettuoso e voleva semplicemente sottolineare il fatto che tu attribuisci poca importanza all'Antico Testamento pensandolo come qualcosa di ormai superato. Marcione lo considerava addirittura espressione di un Dio diverso da quello del Nuovo Testamento: non è così per te certamente, ma secondo me è comunque rischioso per vari motivi (sui quali magari cercherò di dire qualcosa più avanti) trascurare questi testi ispirati come se non avessero più nulla da dirci. Scusami e apresto, d Ferruccio

dioamore ha detto...

Don Ferruccio, esprimo opinioni e miei punti di vista secondo quanto mi suggerisce lo spirito e so che posso essere frainteso e rischiare di apparire "eretico". Ma tu fammelo notare quando ti sembra che i miei commenti vadano fuori dal seminato.

Del resto anche Gesù passava per un Belzebù, e per un "fuori di testa", figurati. Sull'A.T. sono meno preparato di quanto non lo sia sul N.T. in particolare sui quattro Vangeli che leggo e rileggo quasi tutti i giorni. E' per quello che forse do l'impressione di trascurarlo, ma non lo sottovaluto di certo.

Ti ho dato quella impressione perché ho interpretato a mio modo, secondo lo spirito, l'episodio della trasfigurazione di Gesù, cercando di dare un significato alla sparizione di Elia e Mosè, interpretazione discutibile. Non è colpa mia se gli evangelisti fanno sparire Elia e Mosè e lasciano soltanto Gesù e se Dio ha detto "ascoltatelo" al singolare e non "ascoltateli" al plurale. Sono dettagli sottili che nella dinamica escatologica hanno un loro significato da comprendere e decifrare.

lella ha detto...

Ciao!
L'argomento che stai affrontando mi sembra estremamente significativo e anche nodale per costruire un solido rapporto di amicizia con Gesù... (anche per questo particolare rapporto vale il detto che gli amici si riconoscono nel momento del bisogno!).
Tu parli di preghiera per trasformare il male, è vero, mi pare davvero che sia così: la preghiera, il presentare a Gesù, parlandogliene, i fatti, gli eventi intrisi di male, è un atto che trasforma la storia, anche quella passata, perché Gesù ne toglie il "veleno" mortifero.
Un canto di Taizé dice:

"Cristo Signore, fonte di vita, prendendo TUTTO SU DI TE, ci apri un cammino di fiducia e di fede in Dio, Lui che non vuole né la disperazione né la sofferenza umana. Tu ci ami."

In questo modo si scopre di avere un vero Amico, senza il rischio di vivere un rapporto meramente sentimentale, perché si comprende di avere un Amico umano e divino, che prende la (tua) storia su di sé e col suo passaggio la salva...

Grazie per esserti addentrato in questo tema.

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Cara Lella,
grazie del tuo commento. Sì, la preghiera apre a noi degli spazi, mette luce nelle nostre tenebre, scioglie i nostri nodi, non in modo magico o automatico, ma mettendoci nella relazione con il Signore, che è relazione che guarisce come ci testimoniano splendidamente i vangeli. Ciao d Ferruccio