lunedì 16 marzo 2009

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Dimorare sulla soglia della morte

Riflettevamo nel post precedente sulla rabbia che nasce dal vedere intorno a noi, vicine o lontane, sofferenze e oppressioni devastanti, ma oltre a queste situazioni, a queste ferite visibili, ci sono anche altre ferite, ferite nascoste, interiori, collocate negli strati più profondi della nostra psiche. In esse si mescolano dolore, paura, angoscia che possono indurre, magari anche al di là della consapevolezza, una rabbia incontenibile, che può essere devastante per chi la prova e anche per chi gli è vicino. Pensate alle sofferenze psichiche che a volte esplodono tragicamente in fatti di cronaca sconcertanti, ma che più spesso rimangono confinate nella mente di chi le prova torturandola inesorabilmente giorno dopo giorno.

La parola di Dio dà voce anche a queste situazioni estreme della vita dell’uomo e lo fa invitando a portare anche queste situazioni, anche questi sentimenti più segreti, opachi e incomprensibili, anche la rabbia più cieca e furiosa, davanti a Dio, perché il Signore è capace di accogliere, contenere e trasformare. E’ straordinario in questo senso l’episodio dell’incontro di Gesù con l’indemoniato geraseno (Mc 5,1 sgg.), un uomo che “più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo”. Una sofferenza e una rabbia letteralmente incontenibili dirette verso di sé e verso gli altri, una situazione umanamente disperata, come tante altre situazioni di tante persone, che una volta affollavano quei luoghi tremendi che erano i manicomi, e che ora sono relegate nei “repartini” degli ospedali o si aggirano abbandonate a se stesse per le nostre strade o costituiscono una fonte di angoscia e un peso insostenibile per le famiglie che devono farsene carico spesso in totale solitudine.

Sì, queste situazioni sono un abitare sulla soglia della morte, come è simbolicamente indicato dal racconto dell'indemoniato che "aveva posto la sua dimora tra i sepolcri". Ma anche qui, anche qui, persino qui, la parola di Dio apre alla vita e alla speranza. Nell’incontro con l’indemoniato Gesù, lasciando che la violenza che emana da quest’uomo si scagli su di lui, la accoglie, la contiene e la trasforma, fino a poter restituire ai suoi cari l’uomo “seduto, vestito e sano di mente”. L’energia, la potenza di Gesù, che è sempre e solo potenza d’amore e di vita, può veramente trasfigurare anche ciò che a noi sembra impossibile. Di questo la preghiera ci aiuta a fare esperienza, in quanto spazio di relazione in cui la nostra esistenza ferita si apre all’incontro con Dio e può essere accolta, riconosciuta e trasformata.

8 commenti:

Laura ha detto...

Per esperienza personale posso dire che il disagio psicologico è il più difficile da capire e io, purtroppo, ho avuto ben poca vicininanza proprio dal gruppo cattolico che frequentavo. Possono capitare momenti di crisi o di sbandamento, la cosa importante è stare vicino alle persone che hanno delle cadute, perchè si possano rialzare. Purtroppo da allora sono più lontana dalla fede,ma mi piacerebbe tornare a pregare, sentire Dio accanto a me! Vi sorrido:-)

Anonimo ha detto...

Il mio grazie,
per queste riflessioni,
che possano essere di aiuto a quanti attraversano il vostro blog.
matteo

dioamore ha detto...

Bello questo post, non si sa chi lo ha scritto. Sì, ci sono varie forme di sofferenze, sia sentimentali, sia psicologiche, sia psico-fisiche.

Molte sofferenze o ferite psichiche nascono dall'ambiente in cui ci troviamo e nel quale siamo cresciuti. Si tratta di gabbie mentali che chi ci sta intorno costruisce essenzialmente a fini di potere, per il controllo del territorio e per fini riproduttivi, per affermare il proprio dominio territoriale e nelle quali rischiamo di cadere se non riusciamo a vederle e quindi ad evitarle.

Gli strumenti usati per ingabbiare psicologicamente le persone sono di tipo mediatico, politico e religioso.

paolo ha detto...

Anch'io come Laura, ho avuto il mio bel momento di crisi. E' stato un bel periodo di lotta con il mio Dio.
M'incazzavo e lui mi teneva testa...
Sottoscrivo le parole di don Ferruccio che il Signore è capace di accogliere, contenere e trasFORMARE (che bel verbo!). Le ciccatrici poi rimangono ma si guardano da lontano con distacco e serenità... Di quel periodo mi é rimasto particolarmente caro il cap.2 del Siracide in soprattutto i versi 4 - 6. Ciao, buona notte !

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Anche me, tra le altre, sono rimaste care alcune parole:
Getta nel Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno (Sal 55,23)
Gettando in lui ogni vostra preoccupazione perchè egli ha cura di voi (1Pt 5,7)
Nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37)
I passi del mio vagare tu li hai contatoi, le mie lacrime nell'otre tuo raccogli; non sono forse scritte nel tuo libro? (Sal 56,9)
Ciao e grazie, d Ferruccio

lella ha detto...

Non so se sia semplicemente la forza di un auto-convincimento, spero proprio di no, spero che sia vero, perché è profondamente bello, quando sono allo stremo e ormai prossima ad arrendermi di fronte alla mia fragilità, alle mie ferite e condizionamenti... ricordare che in verità "sono già risorta con Cristo". Pensare che in me è presente e agisce la forza della risurrezione, che la mia identità è più profonda è in realtà questa, mi ridona energie inimmaginabili.
Come scrivi nel post, questa energia di Cristo è racchiusa anche nella Sua Parola, che purtroppo spesso considero solo come un insegnamento. Forse però è molto di più: una vicinanza benevola, trasformante... ci rifletterò, grazie.

Antonella ha detto...

ho riflttuto sul verbo trasformare..fare diventae altro... dare nuova forma... pensare che le mie fragilità, le mie delusioni e soprattutto la mia rabbia engano "presi"e trasformati mi da coraggio.. tutto sta a buttarsi nelle tra le braccia del Padre.. e su questo ho ancora molta strada da percorrere...

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Per Lella: ci sono parole neutre, fredde, meccaniche, ma ci sono anche parole cariche di affetto, anzi parole che sono affetti in se stesse. La parola di Dio è così: è carica dell'amore di Dio che è lo Spirito Santo. Grazie e ciao, d Ferruccio