La parola di Dio dà voce anche a queste situazioni estreme della vita dell’uomo e lo fa invitando a portare anche queste situazioni, anche questi sentimenti più segreti, opachi e incomprensibili, anche la rabbia più cieca e furiosa, davanti a Dio, perché il Signore è capace di accogliere, contenere e trasformare.
E’ straordinario in questo senso l’episodio dell’incontro di Gesù con l’indemoniato geraseno (Mc 5,1 sgg.), un uomo che “più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo”. Una sofferenza e una rabbia letteralmente incontenibili dirette verso di sé e verso gli altri, una situazione umanamente disperata, come tante altre situazioni di tante persone, che una volta affollavano quei luoghi tremendi che erano i manicomi, e che ora sono relegate nei “repartini” degli ospedali o si aggirano abbandonate a se stesse per le nostre strade o costituiscono una fonte di angoscia e un peso insostenibile per le famiglie che devono farsene carico spesso in totale solitudine. Sì, queste situazioni sono un abitare sulla soglia della morte, come è simbolicamente indicato dal racconto dell'indemoniato che "aveva posto la sua dimora tra i sepolcri". Ma anche qui, anche qui, persino qui, la parola di Dio apre alla vita e alla speranza. Nell’incontro con l’indemoniato Gesù, lasciando che la violenza che emana da quest’uomo si scagli su di lui, la accoglie, la contiene e la trasforma, fino a poter restituire ai suoi cari l’uomo “seduto, vestito e sano di mente”. L’energia, la potenza di Gesù, che è sempre e solo potenza d’amore e di vita, può veramente trasfigurare anche ciò che a noi sembra impossibile. Di questo la preghiera ci aiuta a fare esperienza, in quanto spazio di relazione in cui la nostra esistenza ferita si apre all’incontro con Dio e può essere accolta, riconosciuta e trasformata.

8 commenti:
Per esperienza personale posso dire che il disagio psicologico è il più difficile da capire e io, purtroppo, ho avuto ben poca vicininanza proprio dal gruppo cattolico che frequentavo. Possono capitare momenti di crisi o di sbandamento, la cosa importante è stare vicino alle persone che hanno delle cadute, perchè si possano rialzare. Purtroppo da allora sono più lontana dalla fede,ma mi piacerebbe tornare a pregare, sentire Dio accanto a me! Vi sorrido:-)
Il mio grazie,
per queste riflessioni,
che possano essere di aiuto a quanti attraversano il vostro blog.
matteo
Bello questo post, non si sa chi lo ha scritto. Sì, ci sono varie forme di sofferenze, sia sentimentali, sia psicologiche, sia psico-fisiche.
Molte sofferenze o ferite psichiche nascono dall'ambiente in cui ci troviamo e nel quale siamo cresciuti. Si tratta di gabbie mentali che chi ci sta intorno costruisce essenzialmente a fini di potere, per il controllo del territorio e per fini riproduttivi, per affermare il proprio dominio territoriale e nelle quali rischiamo di cadere se non riusciamo a vederle e quindi ad evitarle.
Gli strumenti usati per ingabbiare psicologicamente le persone sono di tipo mediatico, politico e religioso.
Anch'io come Laura, ho avuto il mio bel momento di crisi. E' stato un bel periodo di lotta con il mio Dio.
M'incazzavo e lui mi teneva testa...
Sottoscrivo le parole di don Ferruccio che il Signore è capace di accogliere, contenere e trasFORMARE (che bel verbo!). Le ciccatrici poi rimangono ma si guardano da lontano con distacco e serenità... Di quel periodo mi é rimasto particolarmente caro il cap.2 del Siracide in soprattutto i versi 4 - 6. Ciao, buona notte !
Anche me, tra le altre, sono rimaste care alcune parole:
Getta nel Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno (Sal 55,23)
Gettando in lui ogni vostra preoccupazione perchè egli ha cura di voi (1Pt 5,7)
Nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37)
I passi del mio vagare tu li hai contatoi, le mie lacrime nell'otre tuo raccogli; non sono forse scritte nel tuo libro? (Sal 56,9)
Ciao e grazie, d Ferruccio
Non so se sia semplicemente la forza di un auto-convincimento, spero proprio di no, spero che sia vero, perché è profondamente bello, quando sono allo stremo e ormai prossima ad arrendermi di fronte alla mia fragilità, alle mie ferite e condizionamenti... ricordare che in verità "sono già risorta con Cristo". Pensare che in me è presente e agisce la forza della risurrezione, che la mia identità è più profonda è in realtà questa, mi ridona energie inimmaginabili.
Come scrivi nel post, questa energia di Cristo è racchiusa anche nella Sua Parola, che purtroppo spesso considero solo come un insegnamento. Forse però è molto di più: una vicinanza benevola, trasformante... ci rifletterò, grazie.
ho riflttuto sul verbo trasformare..fare diventae altro... dare nuova forma... pensare che le mie fragilità, le mie delusioni e soprattutto la mia rabbia engano "presi"e trasformati mi da coraggio.. tutto sta a buttarsi nelle tra le braccia del Padre.. e su questo ho ancora molta strada da percorrere...
Per Lella: ci sono parole neutre, fredde, meccaniche, ma ci sono anche parole cariche di affetto, anzi parole che sono affetti in se stesse. La parola di Dio è così: è carica dell'amore di Dio che è lo Spirito Santo. Grazie e ciao, d Ferruccio
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