domenica 22 marzo 2009

2

Il Papa nella mia Africa

In questi giorni l'Africa (il mio continente!) ha accolto con gioia ed emozione il papa Benedetto XVI. Direi personalmente che l’Africa e la Chiesa cattolica, in essa presente ed attiva, sta scrivendo una delle più belle pagine della sua storia. Quarant’anni fa a Kampala (Uganda), il primo pontefice ad aver visitato il continente nero, il caro Paolo VI, pronunciava queste parole: “Africani, siate ormai i vostri propri missionari”. A quasi mezzo secolo da quell'evento, mi viene da dire che il cattolicesimo africano non si è addormentato, anzi contro i venti e le maree della povertà, dell’ingiustizia, delle guerre e di tutte le calamità subite, la Chiesa africana continua a mantenere viva la Parola di salvezza e di speranza che il Cristo annuncia ad ogni vivente. E’ quindi per noi un segno di provvidenza e di grazia che il successore di Pietro venga “come Pastore, per confermare [questi] suoi fratelli nella fede”.

Mentre l’Africa è spesso percepita come continente moribondo, incapace di un decollo economico, sociale, politico…, continente sempre sorretto dall’aiuto internazionale, ecco che salta fuori una Chiesa, che pur nella semplicità e nella discrezione, manifesta grandi segni di vitalità e di ottimismo. Africa, terra di speranza !

Se la stampa, soprattutto occidentale, sembra interessata solo al dibattito sul AIDS (riducendo la questione all'uso dei preservativi), in realtà per il Camerun, l’Angola e tutto il continente africano, il Papa è stato più che mai un portatore di pace e di speranza, è stato davvero per gli africani il “Grande MVAMBA” (in Camerun il vescovo è chiamato Mvamba = Nonno o gran Padre. Il Papa è stato allora soprannominato il “Grande Mvamba”).

Da figlio di quella terra permettetemi allora di dire: “Caro Papa, caro Mvamba, l’Africa ti vuole bene! Grazie della tua visita! Torna presto tra noi, quando vuoi, dove vuoi e come vuoi. Forse non abbiamo né ricchezze materiali, né potere politico, né stabilità economica e sociale, ma il nostro calore (non solo del sole ma anche e soprattutto del cuore), il nostro amore filiale, te lo presentiamo come segno della nostra fedeltà al Signore e alla Chiesa ”.

Servais

2 commenti:

Giorgia ha detto...

Grazie Servais, noi europei parliamo sempre per approssimazioni e per sentito dire. Grazie delle tue parole che hanno scaldato il mio cuore.

Andrea ha detto...

Recentemente, dopo aver sentito parlare proprio Servais, una mia amica mi faceva notare come gli africani riescano sempre a passare "al sodo" e alla vita vera più di molti altri che talvolta si perdono troppo in giri di parole.

Credo che la Chiesa abbia nella sua parte africana una grande ricchezza, che sa fare tesoro con semplicità dell'esperienza di Dio, la quale supera una razionalità che a volte viene esasperata.