Vi propongo una rete di parole: godere, piacere, passione, sensualità, affetti, calore, complicità...Ma lo sapete che una persona che cammina sulla strada della castità non rinuncia a questo vocabolario, anzi è lì che vuole arrivare, a un amore che sia vita, forza, comunione? Si può essere casti...per passione! Fare della sessualità il terreno dell'incontro e della comunione.
La castità non è un'insieme di regole o divieti, ma fare dell'amore per l'altro la regola che decide della propria vita. Nella scelta dell'amore di coppia, così come nella scelta del celibato per il Regno.
Che cosa c'entra il celibato?! Dopo il post sulla pornografia, alcuni di voi mi hanno contattato via mail (grazie!), scrivendo cose di questo tipo:
"Che cosa ne sanno i preti di queste cose?"
Anzi, alcuni fanno capire che i celibi nella Chiesa sembrano proprio degli alieni:
"è innaturale che una persona scelga di non avere rapporti sessuali, è una scelta anormale, getta nella solitudine, espone a molti rischi."
Amici, qui in seminario ci stiamo provando: abbiamo scoperto che il Signore ci affidava nella vocazione un dono e un compito. E' la stessa vicenda delle coppie che hanno messo al centro del loro amore il rapporto personale con Cristo
Ma c'è una domanda che mi stuzzica:
Credete che un giovane “normale” oggi possa decidere con libertà e serenità di consacrare la sua vita al Signore e ai fratelli nel celibato? Che una persona possa amare proprio così?
Perché il vero peccato alla fine è questo: non amare.

26 commenti:
E' una domanda molto complessa.
Le risposte preconfezionate sono del tipo "Sì. Perché si dedicano completamente alla comunità o Sì perché i benefici,la meta finale superano di gran lunga i costi " ...
Non so.
Provo a risponderti limitandomi a pensare a quei giovani preti che abbandonano
perché hanno amato una donna. Ho sentito qualche testimonianza, seppur indiretta,
e dentro c'é tanto dolore ...
poi spesso questi preti sono trascinati dagli eventi e si trovano a improvvisarsi compagni e papà salvo a fare un bel disastro perché la vocazione principale
quella di sacerdote si fa sentire prepotente.
Ecco, ti direi che l'ideale sarebbe che un giovane papà potesse dare il suo contributo
alla comunità diventando anche prete. La strada inversa la trovo sì innaturale.
Ciao don Mario, BUONA GIORNATA.
ok... ho capito... mi vuoi mettere in mezzo :) ... sono pronto al confronto.
ps. mi aiuteresti gentilmente a trovare le parole per spiegare a un nostro amico sacerdote che continua a delegarci il tema (nel confronto con altre coppie, giovani e non), che anche lui dovrebbe "saperne" qualcosa?
ps2. castità = libertà (in costruzione)
Cari paolo e Simone, mi dovete aiutare, non sono sicuro di aver capito bene.
Secondo te, paolo, è innaturale che un giovane scelga la strada del celibato? Ho capito bene?
Mentre tu, moralista, trovi i sacerdoti poco disponibili a guidarvi sul tema della castità, nel cammino di coppia, nel gruppo-famiglia?
grazie!
Io cerco di vivere il rapporto con la mia ragazza castamente, ma mi accorgo che la cosa su cui devo lavorare di più è il cuore. Non si tratta semplicemente di fare o non fare delle cose, dei gesti...questo sarebbe anche facile, tutto sommato ma senza un particolare significato se l'altro non è accolto, amato fuori da ogni egoismo. Un cuore puro è la base di ogni atto puro.
Ci si prova!
Lo stesso vale anche per preti e suore, no?
No non intendevo questo.
Io però lascerei aperta ANCHE la strada inversa : che un uomo sposato cioé potesse accedere al sacerdozio. Questo volevo dire.
La risposta era sì : credo che un giovane normale possa decidere con libertà e serenità di consacrare la sua vita al Signore e ai fratelli nel celibato, certo
tra le mille difficoltà e tentazioni che fanno parte del percorso umano e che comunque hanno anche gli uomini sposati.
ok... intendevo che mi suona strano che un sacerdote mi "deleghi" questo argomento (mentre, per esempio, ritiene che io e mia moglie non si possa condurre un approfondimento biblico, o studiare e animare correttamente una liturgia, fatto salvo il ministero principe e fondamentale del sacerdote che è quello eucaristico).
Come credo alluda anche paolo, e in seminario lo sapete bene, chi diventa prete deve essere perfettamente in grado di essere padre e marito. Altrimenti vuol dire che probabilmente stai cercando nel posto sbagliato...
Non si può non sapere che cosa sia la castità, quando si incontra Cristo(...), anche se non la si pratica (che sembra un gioco di parole, ma invece dice tante cose... "la castità si fa"... e non si subisce).
Sul tema del sacerdozio post-nuziale o dei "viri probati" cui allude paolo, sono "laico" e aperto... oggi, come condividevamo l'altro giorno anche col fondatore di Capodarco, trovo più urgente valorizzare il ruolo degli sposi, e non solo per fare la parte "scomoda" dei corsi prematrimoniali... più laici e più sposi responsabili nella Chiesa, meno ansie (e meno errori) nella formazione "a tutti i costi" dei sacerdoti. io la vedo così e ci tengo molto.
Il discorso è molto ampio. Anche sulla castità nella coppia. Guidaci tu se serve... io sono disponibile a condividere.
Io credo che oggi ci siano persone che voglio fare sul serio nella vita: mi spiace quando vedo che anche nelle comunità cristiane ci sono dubbi sulla possibilità che i giovani facciano scelte alte.
In particolare mi sebrano scoraggiati i ragazzi dalla strada del sacerdozio, ma -secondo me- ancora di più le ragazze da una consacrazione.
che argomentone!!! E' riduttivo dire che è innaturale non avere rapporti sessuali.La sessualità non è ovviamente solo questo!Don Mario ha elencato tutta una serie di splendide parole...godere, piacere, passione, affetti ecc.) Certo che un giovane "normale" (e già sul concetto di normale ci sarebbe molto da discutere)può scegliere di consacrare la sua vita al Signore e ai fratelli nel celibato. Non sarà facile perchè dovrà confrontarsi con le tematiche legate alle parole sottolineate all'inizio. Ma anche chi è sposato lo deve fare! Ed è molto più complicato, ve lo assicuro! Mi piace però parlare più di "fedeltà" che di castità.
Grazie a don Mario per l'argomento. Ce ne sarà da discutere!
Bravo a toccare un argomento " tabù" .
Se se ne vuole discutere concretamente e al di fuori dei libri di catechismo, la " castità" non è un ideale angelico e intriso di spiritualismo:è un fatto concretissimo, fatto di sentimenti e di carne, di turbamenti e di appagamenti inattesi, di contatti umanissimi e di confronto con sé stessi.
Confronto con sé stessi:perché la castità non è affatto un allontanarsi, un fuggire da; né, tantomeno, un reprimere pulsioni e desideri.
Se si limita a questo, prima o poi prepara un'esplosione rovinosa e scava pericolose voragini mentali.
Essere casti significa affrontare ogni contatto e ogni rapporto con equilibrio, affrontare il rischio e la bellezza delle vibrazioni inevitabili e sane, fisiche e psichiche, che si stabiliscono tra le persone, riconoscere senza tremare le pulsioni naturali che ne possono derivare,ma cercare di andare al dilà di esse, alla ricerca del nocciolo vero delle emozioni e dei sentimenti: che è, checchè se ne dica, dentro le persone, e non fuori.
Se questo nocciolo lo si intercetta , l'appagamento è tale da superare ogni forma di appagamento sessuale.
Alla catena di parole che proponi tu, don Mario, toglierei i primi anelli, cioè " godere" e " piacere".E non per una pruderie bigotta, né per demonizzare le sensazioni, ma perché , se usati nel significato corrente , cioè fisico, questi verbi, naturalissimi e pure piacevoli,
per loro natura sono limitati a un appagamento momentaneo , che genera immediatamente tristezza per essere stato raggiunto e desiderio di ottenerne altro...Credo sia esperienza comune.
Passione, sensualità, affetti, calore , complicità vanno benissimo.E io ci aggiungerei fisicità, intimità, emozione,desiderio.
Ragion per cui, detto tutto questo, alla tua domanda secca, rispondo altrettanto seccamente:
si, eccome, un ragazzo " normale " può benissimo fare questa scelta, come quella che voi fate in seminario.
E toglierei senz'altro le virgolette.
Questo naturalmente non eviterà le tempeste dei sensi,la fatica di molti momenti, il peso di altri.Ma tutto questo è comune anche agli uomini sposati, se si è onesti e non si vuol fare dell'uomo sposato un santino che al di fuori del talamo non vede, né prova più nulla.
Con grandissima simpatia e affetto,
Lorenzo.
P.S. Precisazione che fosre è doverosa per giustificare l'impeto della risposta.
Sono sposato e padre, e le vicende della vita mi hanno da un paio d'anni obbligato a un matrimonio che non è mai stato così pieno, ma deve essere " casto".
Quel che dico è quindi ...vita.
Grazie anche a te, Lorenzo! Io terrei le parola piacere e godere perchè mal sopporto che un certo vocabolario ci sia stato scippato dal "mondo". Da alcuni anni, proponiamo in seminario degli incontri per i giovani sul tema degli affetti (ci ispiriamo a "I 4 amori" di Lewis). Ci tengo sempre a sottolineare che l'eros (uno dei 4 amori) e il suo aggettivo "erotico" devono recuparare terreno nel linguaggio e nella mentalità della gente (e dei cristiani) e non essere vocaboli utilizzati solo per riferirsi a una certo tipo di industria o di film...
Proprio perchè non siamo angeli (siamo anche di più! secondo la Scrittura) sono convinto che ci sia da scoprire un gusto e un'intensità non effimere nell'esperienza amorosa su cui noi credenti possiamo essere anche più preparati. La nostra fede esalta la dimensione corporale senza farla entrare in competizione con le dimensioni spirituali (il Verbo si fece carne). Interessanti a questo proposito alcune cose che ha scritto in questi anni il domenicano T. Radcliffe...
Come dicevi tu poi anche i preti sono esseri sessuati. Anzi, la castità non ha niente a che fare con la perdità della propria identità umana: i celibi non possono vivere come degli immaturi, degli incompiuti, come figure dimezzate.
Lorenzo, anche io, pur immaginando la tua situazione, mi terrei le parole "piacere" e "godere"... sono pienezza di vita... siamo noi - sposi in specie - che dobbiamo "rispiegarle" al mondo.
Simone
ps. sul tema famiglia e matrimonio, mi permetto di segnalare ai "passanti" anche l'altro mio blog: http://motividifamiglia.blogspot.com
Sì, il Vero peccato é non amare. Per capire la propria vocazione ognuno deve chiedersi: come posso amare di più? Qual è il mio modo?
Amici, qui in seminario ci stiamo provando: abbiamo scoperto che il Signore ci affidava nella vocazione un dono e un compito. E' la stessa vicenda delle coppie che hanno messo al centro del loro amore il rapporto personale con Cristo
Ma c'è una domanda che mi stuzzica:
Credete che un giovane “normale” oggi possa decidere con libertà e serenità di consacrare la sua vita al Signore e ai fratelli nel celibato? Che una persona possa amare proprio così?
Perché il vero peccato alla fine è questo: non amare.
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Caro don le tue domande le ho affrontate duramente e le sto affrontando con i due figli di 16 e 18 anni e il marito he pur definendosi ateo, riflette tuttavia una sana morale (non moraismo pr carità^__^) e così ci aiutiamo, ma non è facile!
Per esempio, mi ci è voluto del tempo per comprendere la differenza fra la castità insita anche nel Matrimonio e il celibato ^__^ fu il buon Vescovo Bommarco di venerata memoria (emerito a Gorizia) ad aiutarmi alla comprensione...per qualche anno avendo avuto anche il ruppo adolescenti al catechismo, domande su questo tema erano frequenti e, senza moralismi, ma con il senso del pudore,credo di essermela cavata ponendomi proprio sulla nostra esprienza matrimoniale all'interno di un mondo che ti invita a tutto fuorchè alla castità ^__^
Scoprii che il gruppetto fu interessato così anche a capire cosa si intendesse per "pudore", e ringraziai Dio per questo interesse...
E portai l'esempio di quante persone sono state capaci nel tempo e nell'oggi di amare vivendo la castità e perchè no, anche il celibato se la chiamata, ascoltata con discernimento, risultasse autentica...perchè Gesù NON abbandona i "suoi"...spesso ci manca la fiducia in LUI (nulla è impossibile a Dio), ci scoraggiamo, magari si cade pure ma il peccato non è la caduta in sè, ma il non volersi rialzare magari per i sensi di colpa...il giustificare la caduta anzichè, ecco il pudore, riconoscersi deboli e bisognosi del supporto Divino magari attraverso i nostri superiori, i confessori, l'aiuto di un padre spirituale...
Il peccato più grosso è quando giustifichiamo il peccato, questo preclude ogni apertura e diventa difficile amare così...
Forse ci vorrà una vita intera per capire questo, ma Dio non ha fretta e non è impaziente ^__^
Grazie per queste riflessioni, fraternamente CaterinaLD
Ragazzi, credo di essermi spiegato male.
Non ho nulla né contro il piacere, né contro il godere, che certo sono (hai ragione eccome, Simone)pienezza di vita e, nel matrimonio soprattutto, bellezza e intensità.
Dico però che, pur " rispiegandoli" e e "reinterpretandoli" , trovo difficile utilizzare questi termini in mancanza di una sessualità attiva.
Dopodiché si può godere di molte altre cose e provare piacere in situazioni diverse.
Anch'io sono convinto dell'importanza della dimensione "erotica" nel matrimonio nel senso che dici tu, don Mario, e del fatto che la nostra fede esalti la dimensione corporale senza farla entrare in conflitto con quella spirituale ... però se si parla di castità totale, che non è solo astinenza, ma è comunque astinenza, bisogna riconoscere che una forte componente di rinuncia c'è, e proprio sul piano fisico.
In vista di altro, certo, compensata da molte altre cose che la castità rende possibili, ma rinuncia c'è.
Dono, certo; compito; ma anche rinuncia.
E difatti va scelta o accettata liberamente, se no credo che non ci sia verso di viverla.
Almeno, a me pare così.
Se però sbaglio, o ti sembra che la mia sia una visione troppo terra terra, don Mario, aiutami a capire, se ne hai tempo e voglia.
Grazie per la pazienza.
Lorenzo
Forse equivoco io, però, sull'uso dei termini godimento e piacere.
Se è così aiutatemi a capire meglio.
ok, su godere etc ho capito Lorenzo... ma castità e astinenza (con quella necessaria scelta di "rinuncia" che dici) sono due cose diverse, però. Non sono due cose che si sovrappongono. Su questo siamo d'accordo?
Voglio dire: posso essere casto nel fare l'amore "fino in fondo", con mia moglie, come posso essere assolutamente "non casto" pur astenendomi dal sesso praticato.
il dubbio ce l'ho io ora: riesco a spiegarmi? Lo chiedo soprattutto ai ragazzi che (eventualmente) leggono...
Io la castità, che come la libertà è un percorso, una vocazione, la vivo e l'ho accolta così.
Grazie!! Ci sono commenti molto interessanti! Ho 21 anni e so benissimo che la castità per me è anche questione di testa. Come guardo le persone, che cosa cerco, se tento di possedere e piegare alle mie esigenze gli affetti...non so ancora che cosa farò nella vita ma voglio "andare fino infondo" , bella questa espressione del Moralista!!
E bravo il Moralista !
... ora posso andar a casa contento !
Era tutto il pomeriggio che mi era rimasto un po' d'amaro in bocca perché non si era riusciti a dare - almeno secondo me -
la giusta importanza a questo argomento.
Ma quella tua frase chiave mi ha sbloccato.
GRAZIE.
la castità è una scelta verso sè stessi e l'altro,un dono...io non sono mai stata casta ma ho capito l'importanza e il valore e la vivo in maniera sana e non sento l'astinenza negativa.
castità..
amare e sentirsi profondamente amati pur non avendo l'altro
appartenersi, raggiungere e incontrare l'altro nel più intimo del suo cuore, sentirsi insieme
tutto il corpo in tensione, nonostante l'assenza di contatto
Sprigionando calore fortissimo..
la sessualità è un sigillo stupendo, ma amare castamente è possibile!
Grazie a voi tutti!
vorrei crederti don Mario,ma soprattutto vorrei credere che quel giovane, tra 10,20, 30 anni continui a scegliere in libertà e serenità di rimanere consacrato al Signore e ai fratelli. In troppi si crede che i preti, già un pò navigati, abbiamo accantonato la castità, ma continuano a bacchettare gli altri!
mi ero riproposto di fare digiuno di parole...
ma non riesco a non dir la mia ad Anonimo
io ho una esperienza diversa... nessun prete mi ha mai bacchettato e quelli che conosco (nome e cognome) e che hanno abbandonato la castità hanno abbandonato anche il ministero...
perché parliamo sempre per sentito dire ?
parliamo con i dati
Mi piace questa analisi d'un tema scottantuccio fatto però in una giusta casa.
Mi ricordo un'assemblea estiva di focolarini dove fu chiesto "cos'è per voi la pace?" e una tipa rispose "pienezza di vita"Era stata una risposta gradita, non per meriti particolari, ma solo perchè a scuola le suore avevano fatto un'intera commedia teatrale sull'argomento e tra tendoni, trucchi e microfoni era rimasto qualcosa.
E' azzecato l'intervento del moralista, a mio parere, perchè coglie nel segno.
Cosè la castità? Condivisione di uno stato dell'essere da portare in alto.
E questo può essere fatto in un convento di clausura quanto un una camera +- matrimoniale.
e' una scelta personale che coincide con l'attuale grado di maturità, perchè no, anche di esperienze pregresse. Un cammino certamente a tratti non facile, ma di sicuro arricchimento, per cui lungo la strada ci si accorge che val la pena di proseguire.
Nessuno può obbligare.E' questo il bello.
arrivare fino in fondo.Fin dove è possibile.
Con serenità
e pienezza di vita.
opinione personale e discutibile
volevo ringraziare l'anonimo delle 20.16. perchè quello che ha espresso è bellissimo...
Vi consiglio un bellissimo libro di Ermes Ronchi, I baci non dati: mi aiuta a vivere con intensità l'amicizia, con passione la mia verginità e ad amare con tutta la mia femminilità ogni creatura sul mio cammino... mettendomi nel quotidiano sempre sul crinale: sì, perchè amare con passione senza possedere è un gioco affascinante al confine ma immerso nella gratuità! sr.simona
anche se è una discussione che avete fatto mesi fa vi ringrazio moltissimo perchè stavo cercando sull'argomento e tutte le vostre parole mi sono servite moltissimo.sono una ragazza di 18 anni che non vive in castità..ma ne ho capito ora l'importanza,anche se l'impresa fondata sulle mie sole forze mi sembra impossibile-direi quasi una tortura:)-forze dovrei affidarmi a Dio.ho tanti dubbi credo vengano dai messaggi che la società ha infiltrato nelle menti di noi giovani(e non).ma se una persona non ha rapporti per TANTO tempo riuscirà poi ad avere una vita sessuale sana nel matrimonio??scusate la domanda forse sciocca ma non avere contatti con il mio fidanzato fino a quando mi sposerò mi sembra...troppo per me!se qualcuno ha la voglia di rispondermi mi farebbe molto piacere.complimenti a tutti voi che avete scritto per la profondità e la non banalità dei vostri pensieri!grazie!!
@Anonimo, non so risponderti, ma posso dirti che "castità" non significa solamente "astensione dai rapporti", significa di più ... credo ... Intuendo questo "di più" si arriva poi al resto.
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