mercoledì 11 marzo 2009

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Siamo soli?

Per quanto ci si possa sentire in difficoltà, per quanto a volte come genitori ci sentiamo inadeguati e imperfetti, per tutte le volte che ci scappa la pazienza e vorremmo fosse l’ultima… per tutte quelle volte, c’è un pensiero che mi ha regalato suor Maria Daniela e che voglio condividere con voi…

“I miei genitori mi hanno trasmesso questo senso dell’assoluto, anche con il fatto che loro non sentivano un bisogno così radicale, magari mi insegnavano questo è giusto, questo è sbagliato, ma perché devi spingerti più in là?

I rapporti familiari sono importanti per capire che non sei solo, che sei sempre in un intreccio, in una comunione con qualcuno, perché è la solitudine che ti blocca sempre, se uno si sente solo, la solitudine in senso negativo, quella in cui uno ha tagliato tutti i legami… adesso io vivo ancora la solitudine, ma è una solitudine aperta a una comunione, solitudine vuol dire avere una presenza a se stessi, in cui tu in qualche modo, sei sempre stimolato a confrontarti, a non diventare arrogante, non ti metti mai al di sopra, a vivere a livelli fraterni, come una famiglia.

Per quanti limiti possa avere la propria famiglia di origine, come la mia, però è sempre il primo ambito dove ci si sente amati, ed è la spinta che poi ti porta ad aprirti ad una comunione più grande che sono altri amici, altri ambienti. I genitori sono i primi a indirizzare verso la fede, i primi che ti fanno sentire amati”.

E per dire che è proprio vero, che in famiglia non siamo soli...

Mamma, lascio il mio pupazzo di pezza a casa oggi, non lo porto con me…
E come mai?
Perché così ti fa compagnia, lo sai, il mio pupazzo ti vuole un gran bene…

7 commenti:

Anonimo ha detto...

LA BATTUTA del pupazzo è eccezionale: nel dire una cosa del genere un bambino è già in una zona "oltre". Temo purtroppo che da adulti si possa diventare troppo schiacciati sull'ovvio e sul superficiale.

il moralista ha detto...

se posso continuare questo "gemellaggio" a distanza, mi pare che questo post sia il degno alter-ego di questo:
http://motividifamiglia.blogspot.com/2009/02/vuoi-sposarti-separati.html

è una dialettica che richiede un discernimento che, temo, tanti corsi per futuri sposi nelle parrocchie fa fatica a proporre.

Angela Bellini ha detto...

Ciao anonimo!
Condivido la tua opinione, che noi adulti corriamo il rischio della superficialità...per questo stare con i bambini e i ragazzi può essere una occasione di crscita e miglioramento continuo... Mi spieghi però che cosa vuol dire "in una zona oltre"? Grazie!

Francesca ha detto...

"solitudine vuol dire avere una presenza a se stessi, in cui tu in qualche modo, sei sempre stimolato a confrontarti, a non diventare arrogante, non ti metti mai al di sopra, a vivere a livelli fraterni, come una famiglia"...
...FANTASTICO! Mi piace questa visione e questo modo di vivere la solitudine! La condivido e, forse, ora mi rendo conto a cosa mi è servita la solitudine che ho sempre considerato una cosa negativa. Mi ha fatto crescere proprio nel senso in cui indichi tu!

Anonimo ha detto...

Per zona "oltre" intendo dire l'entrare in contatto con le cose profonde che sono dentro di noi, e che, in quanti profonde, vanno ancha al di là di noi, toccano l'assoluto, raggiungono in profondità gli altri...
ma sono un po' complicato, abbi pazienza!

Angela Bellini ha detto...

Ciao a tutti!

@ anonimo: chissà perchè a me oltre faceva venire in mente il fuori, l'infinito fuori di noi... e invece era l'infinitamente profondo in noi! E mi viene in mente che i bambini riescono ad essere così profondi forse perchè avvertono meglio la dimensione del presente e non sono distolti dalle possibilità del futuro o dai ricordi del passato, chissà se è così...

@ Moralista: ho letto il post sul matrimonio e le separazioni... ma non so se ho capito bene il collegamento, mi spieghi meglio? Grazie!

@ Francesca: ne sono contenta... e magari ne puoi parlare ad altri, come ho provato a fare qui... anche a me questa riflessione, che vi ho racontato, mi ha aiutato a rivedere alcuni momenti della mia esistenza.

il moralista ha detto...

intendevo dire che i due post si integrano, permettono di non dare una visione manichea del discernimento (necessario, obbligatorio!) da fare sul rapporto con le famiglie di origine.

Tu hai sottolineato la ricchezza che può scaturire dal riconoscere e ringraziare dell'amore ricevuto dai genitori.

Io sono un po' "fissato" sull'idea della centralità di una sana e decisa "separazione" dalla famiglia di origine: per la maturazione umana e di fede in genere, e in specie per un matrimonio dalle buone fondamenta (idem per religiosi e sacerdoti, secondo me, anche se è un discorso leggermente diverso).

Le due cose, in una visione equilibrata, sono unite da un filo d'oro.