(segue)Mi sono detta, dato che non puoi trattare questi ragazzi allo stesso modo, devi trovare un metodo, per permettere ai questi ragazzi maltrattati di diventare persone che avessero fiducia. Quale aiuto potevo dare, oltre alla psicoterapia individuale… anche perché non potevo ospitarli tutti a casa mia! Riabilitare questi bambini, dargli il senso del loro valore, lasciargli che capire che loro stessi sono tesori, pur considerati un problema per la famiglia, un disturbo per la scuola, con difficoltà in qualunque ambiente sociale, dove sono sempre giudicati, sospettati, ritenuti stupidi o aggressivi. Allora alla fine davvero si sono creduti cattivi. Come cambiare la loro immagine di loro stessi?
Quarant’anni fa, seguendo le idee adleriane, ho cominciato a lavorare sul sentimento d’inferiorità e sul senso del proprio valore. Si trattava di ragazzi segnalati dal Ministero della Giustizia: c’era una presa in carico psicologica, venivano consultati il dottore, lo psichiatra, gli insegnanti e poi il giudice decideva come far seguire questi ragazzi, se in istituto, se in famiglia adottiva, se con la loro famiglia d’origine. Quando ho cominciato a lavorare con loro, in Francia, c’era un giorno alla settimana in cui non si andava a scuola, il mercoledì. Noi abbiamo scelto di lavorare con chi, pur rimanendo all’interno del contesto familiare aveva maggiori problemi psicologici. Li riunivo tutti i mercoledì, al mattino e giocavamo tutta la mattina e poi si pranzava insieme, sempre pollo fritto, era un gran festa, piaceva a tutti!
Mezza giornata a settimana, il servizio era situato in una periferia di Parigi, in un quartiere molto vasto. Chi abitava vicino veniva da solo, per gli altri c’erano gli educatori che andavano a prenderli. Gli educatori li seguivano per tutte le loro attività, a scuola e in famiglia, dato che i genitori non lo facevano; abbiamo provato metodi e tecniche di ogni genere, disegno, riabilitazione fisica, con diversi laboratori di attività pratica.
Io facevo le marionette; poco a poco ho pensato di lavorare con le marionette con un gruppo di bambini e di giocare con questi bambini le storie delle marionette. E così, con le colleghe abbiamo elaborato le tecniche di psicodramma per i bambini. Dunque la ricerca di ricchezza interiore di questi ragazzi, considerati senza valore, che erano destinati alla delinquenza, quasi una strada obbligata per loro, e che invece in queste attività davano prova di sé e delle loro capacità. Con l’elaborazione del metodo, mi sono resa conto che invece avevano una ricca immaginazione, immobilizzata dalla sofferenza. Si trattava di farla venir fuori, facendo giocare loro scene, storie che erano inventate da loro stessi e che raccontavano la loro vita: era utile perché sarebbe stato troppo difficile, troppo duro per loro con le parole, il racconto li avrebbe fatti sentire in colpa, molti di loro avevano padri maltrattanti e famiglie difficili. Un giorno è arrivato un ragazzo con una chiara impronta di uno schiaffo sulla guancia e ci ha raccontato di essere caduto dalle scale e noi, pur capendo, non abbiamo messo in dubbio la sua versione, per non farlo sentire bugiardo, oltre che colpevole, come lo giudicava chi lo aveva picchiato. Così invece parlavamo di animali, di favole e in quel registro facevano accadere le stesse cose ai personaggi delle storie.
Si può dire che sono andata a cercare il tesoro nel terreno più sfavorevole, perché tutti pensavano che quel terreno fosse il più arido, che non si potesse seminare niente e raccogliere niente e ho trovato molti tesori… e quando ho finito di lavorare per il Ministero della Giustizia in Francia, ho pensato di portare questa metodologia in altri paesi e sono tornata in Ungheria, perché anche là ci sono ragazzi che rischiano di perdersi, che hanno delle difficoltà; e adesso cerco il tesoro nei colleghi, cui faccio formazione in Europa, affinché anche loro possano imparare a trovare i tesori nei bambini di cui si occupano e poterli rendere più felici.
Il tesoro esiste, credeteci, e bisogna trovarlo: questi tesori nei bambini esistono e bisogna cercarli, c’è immaginazione, c’è una creatività straordinaria e bisogna cercarla… bisogna permettere ai bambini di riconoscere il loro proprio valore!
Hanna Kende ha 83 anni, è nata in Transilavania nel 1925; è vissuta in Ungheria, paese da cui è partita dopo l’occupazione sovietica, nel 1956; nel 1962 si è laureata in Psicologia dell’Infanzia presso l’Università della Sorbona di Parigi; dal 1963 al 1991 ha lavorato per il Ministero della Giustizia in Francia come psicologa, psicoterapeuta e animatrice di gruppi di psicodramma; dal 1992 si occupa di formazione post-universitaria per psicologi e psicoterapeuti in Francia, in Ungheria, in Italia e in Serbia. In Europa sono attivi un centinaio di gruppi che lavorano con i bambini con il «metodo di Psicologia Individuale Hanna Kende».
Si ringrazia Annamaria Bastianini per la preziosa opera di traduzione in simultanea.
Chi ha desiderio di continuare a cercare anche nei mesi estivi , potrà trovare qui, ogni sabato, indicazioni per altri tesori... buone vacanze!
Caccia al Tesoro saluta tutti coloro che sono ancora e sempre in ricerca... ci ritroviamo a settembre!
Angela

1 commenti:
Bellissima questa testimonianza!
Anche oggi c'è bisogno di Padri e di Madri spirituali, come Don Bosco e Madre Mazzarello, che sappiano cogliere il "punto accessibile al bene" presente in ogni giovane.
sr. Luigina
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