giovedì 2 luglio 2009

Il prete

Un prete deve essere contemporaneamente
piccolo e grande,
nobile di spirito come di sangue reale,
semplice e naturale come ceppo di contadino,
una sorgente di santificazione,
un peccatore che Dio ha perdonato,
un servitore per i timidi e i deboli,
che non s'abbassa davanti ai potenti,
ma si curva davanti ai poveri,
discepolo del suo Signore,
capo del suo gregge,
un mendicante dalle mani largamente aperte,
una madre per confortare i malati,
con la saggezza dell'età e la fiducia d'un bambino,
teso verso l'alto, i piedi a terra, fatto per la gioia,
esperto del soffrire,
lontano da ogni invidia,
lungimirante, che parla con franchezza,
un amico della pace,
un nemico dell'inerzia,
fedele per sempre.

(anonimo medievale)

29 commenti:

marta09 ha detto...

Ma queste parole non dovrebbero essere applicabili a tutti i cristiani?
E "capo del suo gregge" non dovrebbe essere "A capo del SUO gregge?"
E quel "A Capo" non è stato detto solo a Pietro?
Se "gregge" è quel Corpo Mistico della Chiesa sono Cristo dovrebbe essere CAPO ... o no?
Ma forse sono io che sto sbagliando tutto!

Aldo ha detto...

Cara Marta, ma i preti agiscono in persona di Cristo, soprattutto quando sono pastori del gregge che Lui affida loro, dunque mi sa che, sì, stai sbagliando qualcosina! Stai bene.

daniela ha detto...

In pratica deve donarsi totalmente agli altri.
Amare Dio attraverso i fratelli.
Per arrivare a questo bisogna essere veramente innamorati di Dio.
Oggi purtroppo se anche il Signore chiama, la famiglia non appoggia questa scelta di dono totale, perchè pensa sia una mancata realizzazione, quasi ad un fallimento.
Io ho tre figli, due maschi ormai uomini, sarei stata contentissima se uno di loro mi avesse detto di voler diventare sacerdote, fino ad ora non è avvenuto , ma io spero sempre.
Grazie Don Luca.
Dani

marta09 ha detto...

O amare i fratelli attraverso Dio? Questo è quello che mi ha sempre spiazzato leggendo sant'Agostino (anni fa ... poi ho preferito non rileggerlo perchè mi ha messo troppo in crisi).

Anonimo ha detto...

Anzichè ai generici e melensi anonimi veneziani del medioevo, sarebbe bello se queste pagine ogni tanto si rifacessereo anche ai pronunciamenti pontifici su quale dev'essere il ruolo del prete; ad esempio Vi propongo la riflessione odierna del Papa, totalmente opposta a quel che spesso si vede messo in pratica dalle nostre parti ed assolutamente precisa in merito:

Parte prima
In occasione dell'Udienza generale di mercoledì 1° luglio il S. Padre ha ribadito che il sacerdote ha come primo compito l’amministrazione dei Sacramenti e la missione e non costruire una diversa società come alcuni hanno pensato dopo il Concilio Vaticano II. Il fine della missione del prete è “cultuale”.

[…]

Come durante l’Anno Paolino nostro riferimento costante è stato san Paolo, così nei prossimi mesi guarderemo in primo luogo a san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars, ricordandone il 150° anniversario della morte. Nella lettera che per questa occasione ho scritto ai sacerdoti, ho voluto sottolineare quel che maggiormente risplende nell’esistenza di questo umile ministro dell’altare: "la sua totale identificazione col proprio ministero". Egli amava dire che "un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina". E, quasi non riuscendo a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una povera creatura umana, sospirava: "Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia".

Anonimo ha detto...

Parte seconda:

In verità, proprio considerando il binomio "identità-missione", ciascun sacerdote può meglio avvertire la necessità di quella progressiva immedesimazione con Cristo che gli garantisce la fedeltà e la fecondità della testimonianza evangelica. Lo stesso titolo dell’Anno Sacerdotale - Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote - evidenzia che il dono della grazia divina precede ogni possibile umana risposta e realizzazione pastorale, e così, nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice. Del resto il fine della missione di ogni presbitero, potremmo dire, è "cultuale": perché tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva, santa e a lui gradita (cfr Rm 12,1), che nella creazione stessa, negli uomini diventa culto, lode del Creatore, ricevendone quella carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri. Lo avvertivano chiaramente negli inizi del cristianesimo. San Giovanni Crisostomo diceva, ad esempio, che il sacramento dell’altare e il "sacramento del fratello" o, come dice "sacramento del povero" costituiscono due aspetti dello stesso mistero. L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri non sono soltanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo, unico Mediatore: sacrificio che i presbiteri offrono in modo incruento e sacramentale in attesa della nuova venuta del Signore. Questa è la principale dimensione, essenzialmente missionaria e dinamica, dell’identità e del ministero sacerdotale: attraverso l’annuncio del Vangelo essi generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo.

Anonimo ha detto...

Parte terza:

[…] Anche per i presbiteri vale quanto ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva"; (n. 1). Avendo ricevuto un così straordinario dono di grazia con la loro "consacrazione", i presbiteri diventano testimoni permanenti del loro incontro con Cristo. Partendo proprio da questa interiore consapevolezza, essi possono svolgere appieno la loro "missione", mediante l'annuncio della Parola e l'amministrazione dei Sacramenti. Dopo il Concilio Vaticano II, si è prodotta qua e là l'impressione che nella missione dei sacerdoti in questo nostro tempo, ci fosse qualcosa di più urgente; alcuni pensavano che si dovesse in primo luogo costruire una diversa società. La pagina evangelica, che abbiamo ascoltata all’inizio, sta invece a richiamare i due elementi essenziali del ministero sacerdotale. Gesù invia, in quel tempo ed oggi, gli Apostoli ad annunciare il Vangelo e dà ad essi il potere di cacciare gli spiriti cattivi. "Annuncio" e "potere", cioè "parola" e "sacramento" sono pertanto le due fondamentali colonne del servizio sacerdotale, al di là delle sue possibili molteplici configurazioni.

Quando non si tiene conto del "dittico" consacrazione-missione, diventa veramente difficile comprendere l’identità del presbitero e del suo ministero nella Chiesa. Chi è infatti il presbitero, se non un uomo convertito e rinnovato dallo Spirito, che vive del rapporto personale con Cristo, facendone costantemente propri i criteri evangelici? Chi è il presbitero se non un uomo di unità e di verità, consapevole dei propri limiti e, nel contempo, della straordinaria grandezza della vocazione ricevuta, quella cioè di concorrere a dilatare il Regno di Dio fino agli estremi confini della terra? Sì! Il sacerdote è un uomo tutto del Signore, poiché è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo servizio apostolico. E proprio essendo tutto del Signore, è tutto degli uomini, per gli uomini. Durante questo Anno Sacerdotale, che si protrarrà fino alla prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, preghiamo per tutti i sacerdoti. Si moltiplichino nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità religiose specialmente quelle monastiche, nelle associazioni e nei movimenti, nelle varie aggregazioni pastorali presenti in tutto il mondo, iniziative di preghiera e, in particolare, di adorazione eucaristica, per la santificazione del clero e le vocazioni sacerdotali, rispondendo all’invito di Gesù a pregare "il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe" (Mt 9,38). La preghiera è il primo impegno, la vera via di santificazione dei sacerdoti, e l’anima dell’autentica "pastorale vocazionale". La scarsità numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non solo non deve scoraggiare, ma deve spingere a moltiplicare gli spazi di silenzio e di ascolto della Parola, a curare meglio la direzione spirituale e il sacramento della confessione, perché la voce di Dio, che sempre continua a chiamare e a confermare, possa essere ascoltata e prontamente seguita da tanti giovani. Chi prega non ha paura; chi prega non è mai solo; chi prega si salva! Modello di un’esistenza fatta preghiera è senz’altro san Giovanni Maria Vianney. Maria, la Madre della Chiesa, aiuti tutti sacerdoti a seguirne l’esempio per essere, come lui, testimoni di Cristo e apostoli del Vangelo.
[…]
-------

Prego inoltre i redattori del Blog di segnalare al sito della Diocesi di Torino che quasi un mese fa il Papa ha inaugurato l'Anno sacerdotale patrocinato dal beato Curato d'Ars, preso a modello del perfetto sacerdote. Mi pare incredibile che il sito non ne dia ancora notizia! E sarebbe forse opportuno che anche un blog di seminaristi si adoperasse per approfondirne la figura, in modo da far ben comprendere a tutti, laici e non, che cosa il Vicario di Cristo in Terra vuole insegnarci con la Sua iniziativa.

In Cristo e Maria

don Mario Aversano ha detto...

Caro Anonimo, ti trovo parecchio pungente, a differenza del Papa e del Curato d'Ars...ma forse è solo un'impressione e ti rispondo volentieri:

1)Qualche giorno fa abbiamo postato un video del Papa a proposito dell'indizione dell'anno sacerdotale e indicato il link al sito che è stato appositamente realizzato per l'evento, non vedo perchè offrire dei doppioni dato che il sito è continuamnete aggiornato e nella filosofia della rete ha senso far conoscere i contenuti senza fare operazioni di copia/incolla. A questo proposito, come vedi abbiamo pubblicato i tuoi 3 commenti, ma la prossima volta ti chiedo di indicare semplicemente l'indirizzo http, salvo che per brevi citazioni. Altrimenti, ti assicuro, corri comunque il rischio che la gente non legga un commento così lungo. Internet è un ambiente che ha le sue regole e le sue opportunità: perchè non approfittarne?

2)La vita di seminario si è conclusa per noi da una settimana: i seminaristi sono nelle parrocchie e anche noi preti siamo in partenza, quindi faremo pochi aggiornamenti. Da settembre ricominceremo e parleremo (era già deciso) anche dell'anno sacerdotale...ma adesso ci sono i campi scuola!

3)Caro Anonimo, sei libero o meno di firmarti, ma è un po' buffo scrivere "In Cristo e Maria" senza aggiungere il proprio nome. Ma questa è solo un'opinione!

Auguri belli!

Shalla-là ha detto...

In un libro che sto leggendo ho trovato questa frase che mi è piaciuta… ve la riporto:

"Ecco chi è il sacerdote: un uomo vero che vuole il bene vero, un uomo che si perde per la felicità degli altri"

E visto che non l’ho ancora fatto, auguro a tutti una buona estate!

Anonimo ha detto...

Reverendo Padre,
La ringrazio per le precisazioni e resterò in attesa degli aggiornamenti sull'anno sacerdotale. Lungi da me invocare doppioni, ma leggere qualche riflessione dei futuri sacerdoti su quanto il Papa aveva da dirci nel video postato o nell'apposito sito mi avrebbe fatto molto piacere. Come ho detto, mi ha molto stupito che il sito della Diocesi non vi faccia nemmeno menzione (se cortesemente rilegge quanto ho postato, vedrà che non mi riferivo al blog).
Con riferimento al punto n.3, mi scuso se non ho trovato su due piedi uno pseudonimo opportuno come altri commentatori; non comprendo tuttavia che cosa avrebbe aggiunto il firmarmi con nome e cognome a quanto avevo da dire, memore anche dell'insegnamento di S. Giovanni Battista che recentemente abbiamo festeggiato, e che ha chiaramente indicato come l'attenzione vada sul messaggio e non su chi lo porta.
Mi raccomando alle Vostre preghiere e Vi auguro ogni bene per i campi scuola.
Sia lodato Gesù Cristo

S.

don Mario Aversano ha detto...

Grazie S.!

eehm..di Giovanni il Battista, conosciamo appunto il nome...

Conti sulla mia preghiera e, a sua volta, ci ricordi!

Giulia ha detto...

@Marta09
Cara Marta, E’ da un po’ che seguo questo blog e ormai ho imparato che tu sei una costante.
Sei così presente che a volte ridendo mi viene da pensare che questo blog sia tutto un bluff e tutta opera tua, scrivi i post, li pubblichi e li commenti entrando nell’essenza dei soggetti più impensati. Ovviamente tutto questo sarebbe veramente diabolico e solo il pensiero mi fa ridere ancora di più.

Ma adesso che smetto di ridere e torno ad essere estremamente seria, mi chiedo…ma cosa le avranno fatto mai i nostri cari e amati preti perché lei si senta in dovere (potere) di riprenderli come dei bambini, di correggere di continuo la loro parola, di indicare loro cosa è giusto e cosa è sbagliato o la corretta interpretazione della parola di Dio?

Di una cosa sono fortemente convinta, i preti appartengono a Dio.

Nella mia esperienza, ho incontrato preti che mi sono piaciuti molto, altri che mi sono piaciuti meno o che non mi sono piaciuti affatto. Preti che ho capito al volo, altri che ho capito dopo anni. Preti che (forse) sbagliando, mi hanno insegnato molto.
Preti che appena iniziano a parlare…se chiudi gli occhi un solo attimo…appena li riapri, ti ritrovi ai piedi di Gesù che ti parla.

Non posso negare di avere le mie preferenze, ma mai e in nessun caso mi sentirei di potermi “permettere” di contraddire e contestare la loro parola (esprimere la mia opinione è un fatto diverso). Li ascolterò sempre e con il cuore aperto.
Li ascolterò tutti, preti buoni e santi, diabolici e cattivi, perché anche dal prete più goffo o meno santo, mi è sempre arrivato il messaggio di Dio.

Non è alle virgole che sono rivolti i miei occhi, ma a Dio.
E solo verso di Lui mi sento di dovere camminare.

Buona estate, cara Marta. Ti auguro un momento di tregua e di armonia nel rassicurante abbraccio dell’amore di Dio.

Tornando al post di Don Luca, il mio primo pensiero dopo avere letto è stato:
che meraviglia…anch’io vorrei essere un prete!

Un grazie infinito e buona estate a tutti i Preti.
Giulia

don Luca Peyron ha detto...

Cari amici,

mai più pensavo che il primo dei post "pillole di sacerdozio" scatenasse tali reazioni.

In realtà l'intento è quello di fornire spunti di riflessione, spaccati più o meno densi dell'essere prete così come, nel tempo, altri hanno vissuto e pensato. Senza la pretesa di fare un trattato sul sacerdozio in formato Bignami.

Mi posso permettere di dire che alcuni dei vostri commenti mi hanno stupito e, lasciatemelo dire, ferito.

Il Santo Padre ha indetto un anno sacerdotale: ciò mi rende felice. Non sono il confessore del Papa, ma per quel poco che ho capito di lui, credo di poter dire che questo anno non è fatto per combattere, è fatto per guarire, per ripensare, per ritrovare orizzonti comuni.

Non per dividere facendo il gioco del Divisore.

Il Signore ci benedica, sperando che rida delle nostre miserie e che non lo facciano, come invece temo, solo soffrire.

marta09 ha detto...

O santo cielo no! Sono come tutti gli altri che commentano e quello che scrivo sono i miei dubbi ... sono quanto ho vissuto.
Forse sono "troppo" libera, forse non riesco a nascondere o forse sono troppo leale e alle spalle, normalmente, non parlo (o scrivo) ... Io non ho contestato, non ho avuto da ridire ho solamente citato il Vangelo e Sant'Agostino ... tutto qui.

Se poi qualcuno lo prende come "guerra ad oltranza" beh ... mi dispiace ... e non guardo alle virgole e neppure ai puntini se è per quello. Tra l'altro non capisco perchè si debba fare una guerra alle persone, mi pare di aver chiesto solo precisazione o spiegazioni e non ho mai insultato nessuno.

E per quanto riguarda la mia presenza e per quello che tu hai pensato, @Giulia, ... ti accontento subito ed eviterò con cura di commentare, almeno tutti si convinceranno che io non c'entro nulla con i "padroni di casa". Ho rinunciato a tanto e non sarà certo rinunciare a commentare in un blog (che per questione di tempo mi costa anche) che mi è - da subito - parso bellissimo che mi farà del male più di quello che ho rinunciato oggi.
Mi dispiace immensamente per tutti, ma prego anche tutti di parlare e discutere sulle convinzioni ed esperienze non accusare persone, aiutare a capire meglio, sostenere se è possibile

Ah! Tra l'altro, per quanto ne so io, non è questione di "piacere o piacere un po' meno dei preti" (che non ci è consentito)ma è semplicemente "andare dietro" alle loro indicazioni e senza nessuna ipocrisia.

Mi dispiace lasciare questo blog, ma se ho fatto venire questo sospetto a Giulia ... beh ... non mi resta nient'altro da fare che togliermi dai piedi.

Grazie a tutti.

marta09 ha detto...

@don Luca (e questo è l'ultimo commento) se sono stata io, perdonami, ma volevo solo capire ... e per il soffrire ... beh ... ben sai che in questo non scherzo un tubo.
Mi dispiace ...

Giulia ha detto...

Cara Marta, credo di non essermi spiegata bene. Il pensiero di ieri sera è chiaro nella mia mente e credimi non contiene alla base la minima intenzione di farti del male. Non sono affatto brava ad esprimermi per iscritto. Starò più attenta la prossima volta. Ti chiedo scusa dal più profondo del cuore.
Spero proprio tu non decida di lasciare il blog perché la tua presenza qui è bella e importante.
Non ho molto tempo adesso per cercare di completare il mio pensiero (devo scappare in ufficio), ma vorrei leggerti ancora, e se posso esprimere un desiderio tutto mio, mi piacerebbe leggere meno la Marta contestatrice e più la Marta che guarda dentro il suo cuore…che in fondo è la Marta più bella che ho conosciuto. Scusami ancora e buona giornata. Giulia

paolo ha detto...

@ Marta ...
se dovessi (posso? per quel poco che ti conosco attraverso i commenti?)fare un bilancetto sulla tua persona..
beh i pregi supererebbero di gran lunga i difetti : quindi NO STOP.

Guai a te se non potrò più leggerti...
donna avvisata...
Buona continuazione a tutti

marta09 ha detto...

Il dubbio di fare del male anche nella convinzione di fare del bene mi sta sempre addosso ed il fatto che qualcuno possa fraintendere le mie intenzioni mi porta, immediatamente, a condannare me stessa, a dubitare di me stessa … e ad inquisirmi.
Davvero faccio molta fatica ad essere così presente in questo blog, ma è una dolce fatica perché è forse l’unico luogo (che io conosco) dove chi si “espone” sono cristiani, sono persone e al di là di quale ruolo hanno nella Chiesa. Insomma, gente che prima di considerarsi “un dono” si considera “IN DONO”.
Un luogo di condivisone e di sostegno, una comunicazione – direi – “cuore a cuore”, parole senza voce e parole senza filtri … il popolo di Dio, appunto.
Non volevo farmi pregare (detesto le persone che lo fanno), ma ho avuto una paura tremenda quando ho letto prima Giulia e poi don Luca … un senso di colpa che mi ha tolto il fiato perché, probabilmente, ho difettato nel modo di commentare e di porre parole che sono state dette a me anni fa e direttamente …parole e concetti che, da quel momento (tristissimo, tra l’altro) mi si sono stampate nel cuore e nella testa.

Ciao e scusatemi tutti … sono banalmente umana … e a volte anche un po’ “bestiolina” (non per nulla nel Vangelo che parla di porte, pastori, guardiami, pecore, porte ecc. … non sapendo come pormi, mi sono inventata il ruolo del “cane da Pastore” … quello che sta fuori dal recinto e sempre con le orecchie in piedi pronto ad avvistare ogni pericolo … più bestia di così!!!)

Giulia ha detto...

La Marta di queste parole è quella che sento più vicina e sono felice di poter continuare a leggerti.
Grazie Marta....i sensi di colpa mi stavano soffocando. Grazie davvero

paolo ha detto...

Non ho sottomano FC ma mi é piaciuto molto quello che ha scritto don Mazzi questa settimana... il fatto che uno si faccia prete é sempre un miracolo : é la prova che Dio esiste .

marta09 ha detto...

Finalmente mi sono fermata!!!
Continuo a leggere e a rileggere il post di don Luca ed ogni volta mi vengono le lacrime agli occhi. Un prete così sarebbe un sogno per me ... ma mi basterebbe anche solo un cristiano così che è condizione essenziale per scegliere la donazione della propria vita a Dio e completamente.
Sono parole incredibilmente belle, è un programma di vita ed è Vangelo.

Spesso i preti sono "l'ultima spiaggia" prima della disperazione, sono le ultime persone che possono davvero cambiare la giornata a qualcuno. Una parola buona e sentita di un prete equivalgono a 10000 parole buonissime di un cristiano qualsiasi; una difesa diretta di un prete porta ad una gratitudine eterna ... Spesso io li ho chiamati "uomini ponte" che congiungono la terra al cielo pur rimanendo in terra.

pitie ha detto...

Mi permetto di segnalare questo evento che probabilmente conosce già, nel dubbio.... :)

http://www.amicidigesu.it/images/filepdf/ritirosuorbriedge.pdf

Buon proseguimento di 'vacanze'!!!!
c.

Ilaria ha detto...

Arrivo tardi perché ero al mare, ma una cosa la devo proprio dire, a S.: il papa ce lo sentiamo già in tutte le salse (con rispetto parlando, non ho niente contro il papa), a me questo blog piace proprio perché si parla di cose quotidiane e delle nostre vite, pur alla luce del vangelo. Ci sono delle persone "vere" con cui interagire, se il blog si chiamasse "La voce del papa" di sicuro sarebbe interessante ma meno speciale e meno "personale". Riguardo al tema del post, mi accorgo che spesso dai preti ci si aspetta molto di più che non dai laici... mi sembra anche un po' giusto, a dirla tutta... ma a volte devo ricordarmi che anche i preti sono pur sempre esseri umani come me :-) Io però con i preti che ho conosciuto mi son sempre trovata bene, sono stata fortunata :-)
Marta, ci manca solo che te ne vada! No! E' vero, a volte è capitato anche a me di vederti un po' "prepotente" o "saputella" (all'inizio), ma poi ho capito che è il tuo modo appassionato di esprimerti, non sei così, e se non ci fossero i tuoi commenti mi mancherebbero, perché mi fanno pensare, anche (o soprattutto) quando non sono d'accordo! :-)

marta09 ha detto...

@Ilaria, ma la paura è tanta, credimi! La paura di fare del male è immensa! Ma offro anche i miei errori perchè sono io, autenticamente io ... E se l'intenzione di bene è già azione ... beh! ... chiedo aiuto alla Perfezione assoluta ed alla Misericordia Totale.

Nei casini in cui sono immersa (e tirata per i capelli nonostante io non voglia) in questo periodo spesso tremo e piango con una gran voglia di scappare da tutto e da tutti ... Perchè non sono capace di gestire cose più grandi di me ... non ci riesco, non ho le possibilità per farlo.

Anonimo ha detto...

Leggendo quanto scritto dall’anonimo medioevale, di primo acchito anche a me viene da dire quello che ha detto ‘Marta09’: “Ma queste parole non dovrebbero essere applicabili a tutti i cristiani?”.
Anche altre caratteristiche espresse ad esempio da Shalla-là le vedo proprie di qualunque cristiano. Spontanea allora mi viene la domanda: ma per me, per noi che cosa è un prete? Quali caratteristiche deve avere un prete per distinguerlo dal cristiano laico? Beh forse pur avendo tantissimi contatti con i preti ho sempre dato per scontate certe cose che in effetti scontate non lo sono. Io, e forse molti di noi cosiddetti cattolici, il prete lo abbiamo sempre considerato come uno psicologo, un educatore, un uomo di cultura visto che ha fatto gli studi ‘fini’, una persona che deve saper stare con la gente più che gli altri, deve saper parlare bene, che dedica tutta la sua vita a Cristo, che annuncia il Vangelo. Questo tutto vero, però ho l’impressione che mi son perso qualcosa, perché tutte queste sono caratteristiche del cristiano. Lo spunto per trovare la differenza penso di trovarlo nelle prime righe del lungo scritto di ‘Anonimo’ quando riporta un tratto del discorso del Papa: ‘il primo compito del sacerdote è quello di amministrare i sacramenti. Che stupido sono; era sotto i miei occhi bastava che mi domandassi che cosa un cattolico laico non può fare? Certo! Non può officiare la messa (l’Eucarestia ), non può battezzare, dare la cresima, assolvere i peccati, ecc; già io come cristiano laico non posso amministrare i sacramenti. Risposta tutto sommato semplice, ma che io non ho visto perché a pensarci bene non so bene che cosa sono nella loro essenza questi sacramenti che necessitano di una persona ‘speciale’ per poterli amministrare. In effetti io personalmente, e credo di non essere solo io, faccio fatica a comprendere il valore dei sacramenti e quindi riduco il prete, il sacerdote ad uno psicologo, ad un educatore. Credo che noi abbiamo perso il valore della parola ‘Sacro’, parola dalla quale discende la parola ‘sacerdote’. E’ qui mi viene ancora una domanda: ma noi abbiamo veramente bisogno dei sacerdoti (ce ne sono sempre meno)?
EnricoB

Anonimo ha detto...

Leggendo quanto scritto dall’anonimo medioevale, di primo acchito anche a me viene da dire quello che ha detto ‘Marta09’: “Ma queste parole non dovrebbero essere applicabili a tutti i cristiani?”.
Anche altre caratteristiche espresse ad esempio da Shalla-là le vedo proprie di qualunque cristiano. Spontanea allora mi viene la domanda: ma per me, per noi che cosa è un prete? Quali caratteristiche deve avere un prete per distinguerlo dal cristiano laico? Beh forse pur avendo tantissimi contatti con i preti ho sempre dato per scontate certe cose che in effetti scontate non lo sono. Io, e forse molti di noi cosiddetti cattolici, il prete lo abbiamo sempre considerato come uno psicologo, un educatore, un uomo di cultura visto che ha fatto gli studi ‘fini’, una persona che deve saper stare con la gente più che gli altri, deve saper parlare bene, che dedica tutta la sua vita a Cristo, che annuncia il Vangelo. Questo tutto vero, però ho l’impressione che mi son perso qualcosa, perché tutte queste sono caratteristiche del cristiano. Lo spunto per trovare la differenza penso di trovarlo nelle prime righe del lungo scritto di ‘Anonimo’ quando riporta un tratto del discorso del Papa: ‘il primo compito del sacerdote è quello di amministrare i sacramenti (continua)
EnricoB

Anonimo ha detto...

Leggendo quanto scritto dall’anonimo medioevale, di primo acchito anche a me viene da dire quello che ha detto ‘Marta09’: “Ma queste parole non dovrebbero essere applicabili a tutti i cristiani?”.
Anche altre caratteristiche espresse ad esempio da Shalla-là le vedo proprie di qualunque cristiano. Spontanea allora mi viene la domanda: ma per me, per noi che cosa è un prete? Quali caratteristiche deve avere un prete per distinguerlo dal cristiano laico? Beh forse pur avendo tantissimi contatti con i preti ho sempre dato per scontate certe cose che in effetti scontate non lo sono. Io, e forse molti di noi cosiddetti cattolici, il prete lo abbiamo sempre considerato come uno psicologo, un educatore, un uomo di cultura visto che ha fatto gli studi ‘fini’, una persona che deve saper stare con la gente più che gli altri, deve saper parlare bene, che dedica tutta la sua vita a Cristo, che annuncia il Vangelo. (continua)
EnricoB

marta09 ha detto...

Proprio così, ma non solo per "amministrare i Sacramenti" ... c'è anche necessità che qualcuno ci aiuti ad entrare nei Sacramenti proprio per sua (del sacerdote) esperienza diretta.
E sì, ne abbiamo bisogno ... ne abbiamo tanto bisogno, ma su questo c'è anche da dire che tutti hanno bisogno di tutti per una questione di Corpo Mistico della Chiesa. Tutti siamo in dono e per questo ci vengono assegnati in custodia dei doni.

Giulia ha detto...

Marta&EnricoB,
D'accordissimo con voi nel chiedermi “Ma queste parole non dovrebbero essere applicabili a tutti i Cristiani?” Certo, altrimenti che Cristiani saremmo se non vivessimo nel tentativo di percorrere la strada di Cristo? Ma la vera domanda è “Quanti le applicano?” Ogni buon cristiano è profondamente convinto di percorrere proprio questa strada, ma facendo un onesto esame di coscienza, quanti di noi è arrivato anche solo alla prima virgola di quanto abbiamo letto? Da questo nasce la mia provocazione “…anch’io vorrei essere un prete!” (che non sarò mai, anche per il banalissimo motivo che sono donna), proprio perché il prete ha fatto di queste parole la legge del suo cuore e, sposando la Chiesa, vive anche nell’impegno di “essere” queste parole in ogni istante della sua vita.

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