È ancora con voi? Sul letto, sul divano, in fondo all’armadio? Il vostro amico di peluche, l’orso di pezza, la copertina preferita, ecco di cosa sto parlando! Potrebbe sembrare un po’ ridicolo tenersi nello zaino un ricordo talmente datato dell’infanzia, un giocattolo che fin da quando eravate bambini sembrava proprio privo di un uso proprio…Perché, intendiamoci, con le ruspe si gioca al cantiere, con i colori si disegna, ma con l’orso di pezza o la copertina, a che si gioca? Beh, secondo me si gioca a “diventiamo amici”: l’amico peluche è il primo simbolo che noi esseri umani cresciamo con la relazione con gli altri e che cerchiamo la relazione come fonte di nutrimento (non solo materiale!) e di crescita. Averlo, tenerselo lì significa “so che non sono solo, so che gli altri sono importanti per me e io per loro”.
Certo, il peluche sopporta tutto, non parla mai e non si separa mai da noi… e proprio perché è completamente diverso dalla mamma, dal papà, dagli amici, ci siamo resi conto di quanto queste relazioni sono state significative per noi… portatevi l’amico di pezza nello zaino, magari potrete regalarlo a qualcuno che ne ha bisogno!

6 commenti:
No, regalarlo mai: rappresenta un ricordo prezioso. Però portarselo appresso sì.
È anche vero che crescere significa passare dall'amicizia unilaterale che offre un peluche a quella bilaterale (con tutti i suoi pregi e difetti) che si può instaurare con le altre persone. Ma la sfida è proprio quella: essere innocenti e semplici come bambini nelle proprie amicizie.
devo confidare che questo post mi sembra un po' banale!
Ciao a tutti!
@ hayalel: grazie per il richiamo alla semplicità dei bambini!
@ sr.luigina: forse sì... banale in quanto sembra ovvio e naturale che i bambini costruiscano relazioni e crescano grazie al confronto con i coetanei e gli adulti; devo dire che però intravedo sempre maggiori difficoltà nei bambini nel relazionarsi con gli altri, difficoltà che mi sembrano il riflesso del nostro approccio adulto, un po' troppo adorante, verso i nostri figli. Di qui la riflessione sull'amico di pezza, primo simbolo della possibilità di relazione...
@Angela,
no, per me non è banale questo post, non lo è assolutamente! Fin da bambini cerchiamo "qualcuno" che ci capisca fino in fondo, che ascolti tutto, che ci accolga sempre (e non quando ha tempo), che ci aspetta, che ci perdona annche quando non lo chiediamo per nulla perdono ecc.
Una ricerca che dura, fors, una vita intera e che inizia con un "qualcosa" da bambini.
Forse - e sottolineo forse, è proprio da questi "amici" (peluche e copertina) che impariamo noi a diventare quel "qualcuno" così prezioso per gli altri. E' probabile, difatti, che saremo noi quegli amici che sono autentici doni per gli altri, senza mai averne trovato uno per noi.
Sono percorsi di crescita belli che a ricordare fanno bene, ridimensionano, riportano alla freschezza ed alla donazione e - perchè no - al nostro tanto temuto e nascosto "abbiamo bisogno degli altri".
La relazione è un'arte difficile eppure naturale, richiede una capacità estrema di lasciare libero l'altro certi che non abbandonerà mai, che non si negherà mai; ma è necessario, prima di tutto, ributtare tutto su noi stessi per primi.
Lo ripeto, da bambini si cerca un amico da cui prendere (ma tutti i bambini sono tesi a prendere ed apprendere), ma da grandi ci si accorge che per vivere è necessario dare.
Poi, certo, c'è un salto immenso quando si entra nella logica del Vangelo, ma è sempre un comunque un ricevere nel dare ... ed è per questo che dico che la Carità è un cerchio divino in cui non si capisce mai dove sta chi aiuta e chi viene aiutato.
Anche la Carità, come ogni altra virtù teologale, non ha nessun merito, al massimo è un tormento per chi non accetta.
Grazie Angela e spesso dico ad amici preti che se ci svuotassimo la bocca di tanta teologia e ce la riempissimo di umanità, forse ci sarebbero meno "feriti" in giro.
Per precisione mi sembra giusto ribadire che è proprio la Teologia che insegna che la carità è un cerchio divino. Per cui non disprezzerei troppo i preti preparati a livello teologico.... Certo la sapienza, per essere tale, dovrebbe sempre essere accompagnata dalla carità ma già S. Teresa d'Avila sosteneva che nella scelta di un sacerdote se si dovesse scegliere tra uno santo e uno dotto è meglio scegliere il dotto. Se poi sono presenti tutte e due le qualità meglio ancora!
E Teresa di sacerdoti ne ha conosciuti...
sr. Luigina
non hai commesso errore poichè l'intenzione dotta era estatica unificante
ammesso ci sia da perdonarti
click
fatto!!
ora resta il problema
mingherlo altureggiante di remberanza!!!!
non è cambiato granchè....
sta kunda quà richiede particolar testata angolante
clean
e poi?
mi piace se lo dici tu.
A presto
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