Ancora più impressionante fu la faccia di quell'amica: la sua sorpresa rendeva ulteriormente imbarazzante la mia situazione. All'improvviso ero nudo, faceva freddo, ma la faccia mi ribolliva.
Lei cominciava a farmi delle domande per capacitarsi della cosa: “ma com'è possibile? Non l'avrei mai detto...Vai pure bene a scuola, sei sempre sorridente...e blablabla”. Io avevo interrotto le comunicazioni, ero andato in cabina di regia, avevo ripreso il timone in mano e riuscivo ad allontanarmi da quelle domande che come saette avevano mandato in tilt il sistema.
Ma quel “No!” continuava a fischiare nelle mie orecchie, come una sirena d'allarme che insiste a urlare la sua ossessione.
Ecco, in fondo iniziò tutto così.
Un'altra amica, ascoltata quella conversazione, da quel giorno mi “pedinò” affettuosamente per vegliare su di me ed io, provata la vertigine della sincerità, non ebbi più voglia di rinunciarvi.
Un altro Amico da lì a poco mi diede appuntamento...

E tu che cosa risponderesti a quella domanda?

40 commenti:
Buongiorno... vediamo se oggi riesco a lasciare un commento (il che mi renderebbe moderatamente "felice"... mi sa che ho dei problemi con blogger).
Alla domanda è difficile rispondere.
La Felicità è un concetto talmente difficile da catturare.
E' certo che ho (tutti abbiamo) momenti di allegria, di serenità, di soddisfazione... ma la felicità come posso percepirla?
D'istinto risponderei che la mia felicità è la certezza che sono felici miei figli. Ma mi accontenterei di essere sicura che non sono infelici!
Buona giornata a tutti!
P.S.: ho capito cosa non funzionava nei commenti dei giorni scorsi...
Se il primo commento della giornata lo faccio qui, non riesco a registrarmi correttamente. Se lo faccio su blog simili al mio (blogspot), funziona!
Oggi pare sia funzionato.
Risponderei NO. . .
E' una bella storia la tua Don Mario e fa molto riflettere. Per quanto mi riguarda c'è stata forse tutta la mia prima adolescenza in cui avrei risposto sinceramente "no" anch'io. Poi un periodo decisamente migliore, poi ora risponderei di nuovo "no". La felicità sono brevi intensi momenti, è forse anche solo godere di ciò che abbiamo. Allo stesso tempo è però anche essere soddisfatti di se stessi e della propria vita, alzandosi col sorriso per ogni nuovo giorno, non penso che riuscirei a rispondere convintamente di si, ora come ora.
... vedi alla voce: Beatitudini.
Nel vangelo di domenica 1 novembre, nella quale si ricordano tutti i santi, c'è il "manuale" per la vera felicità.
Io le ho chiamate felicitudini.
NOOOOOO, NON SONO FELICE OGGI MENO CHE MAI, la felicità non esiste, è utopia, si possono vivere momenti felici,ma - essere felici -, non ci credo. Molto più realistico cercare di essere "sereni".
a 16 anni è più facile "mandare in pausa caffè" le proprie difese e rispondere con sincerità... quando di anni se ne hanno il doppio e fischia, tutto e molto più controllato e... difficile (in più nessuna amica ti pedina per vegliare su di te).
ti rispondo con Tonino Carotone "felicità a momenti e futuro incerto..."
di sicuro ero più felice quando mi arrampicavo sui tetti della scuola ...
oggi un po' meno ma ringrazio, ringrazio, ringrazio di tutto quello che ho
bel post coraggioso !
@ anonimi
Ok, i "no" sono molto utili, pemettono di elaborare una ripartenza, mettono in chiaro che qualcosa non va, senza che si faccia finta di nulla. E se li dici ad alta voce, forse qualcuno comincia a darti supporto...o no?
E' vero a 16 anni è più facile vivere "in diretta". Perchè pensare che sia solo però una questione di età? E se sei infelice...be' che cos'hai da perderci?
mi accontento di essere sereno. felice no. è parola troppo grossa.
@ don Mario
troppo lungo risponderti... troppo personale...
@Don Mario
Uh! Che domanda!
Io mi chiedo: quale sarebbe la tua risposta?
Per parte mia, rispondo come la maggioranza: Felicità? Che parolona...
Eppure chi ha incontrato Gesù Cristo, non è mai infelice. Felicità non è sinonimo di facilità. Non si è felici solo se tutto fila liscio. E si può essere profondamente (nel senso duplice di molto e nel profondo di sé stessi) felici anche nella sofferenza.
Provare per credere o meglio ... credere per provare.
Adesso sembra quasi brutto dirlo, ma io rispondo sì, sono felice. Perché se non sono felice oggi quando devo esserlo? Sempre domani? Inoltre non so se avete notato che tutt'intorno è pieno di persone non felici, e mi sembra un grosso spreco. Poi felice non vuol dire che non mi manchi niente e mi senta "a posto", eh? Anzi! ;-)
Non sono felice, e non sono serena, sono inquieta. Ci sono momenti, pero', in cui assaporo il gusto della felicità, e sono i momenti di vera comunione.
quando ho letto il tuo post, in un certo senso mi ci sono riconisciuto. Erano i primi giorni di agosto di qualche anno fa, al mare. Era un sabato sera ed ero andato a messa. Mi viene la pazza idea di andare a confessarmi, non so perchè (di per se ho sempre odiato la confessione). Vado e prima di uscire il confessore mi dice ...ricodati di essere felice. Io gli rispondo ok, lui mi assolve e torno al mio posto. Nel tragitto però, quell'invito, forse un po fuori luogo nel contesto in cui veniva detto (in genere si invita ad essere più buoni, più caritatevoli, più altruisti, più pazienti) mi incuriosisce e mi chiedo che senso avesse, perchè a me e quasi ero tentato di tornare indieto e chiedergli ...ma scusa che cosa volevi dire con quella frase. Invece decido di tornare al mio posto e mi cambio la domanda: non tanto perchè quella frase, ma quella frase, rivolta a me aveva un senso, ossia: ma io, nella mia vita, sono felice? E la cosa impressionante fu la fluidità con la quale è scaturita la risposta, quasi come si risponde quattro alla domanda due più due uguale... No, fu la mia risposta, io sono felice se sono prete. Ed ecco che dopo tanti anni passati a ignorare quell'invito che ronzava fastidioso nella mia mente e che non avevo il coraggio di affrontare o solo pensare ora veniva a galla. Come un muro altissimo che copre tutto e tutti che imploso su se stesso fa vedere dietro di se lo splendore del panorama: cosi ho espresso il sentimento del mio cuore in quel momento. Il muro era caduto, gustavo la bellezza immensa della mia libertà... Mai prima d'allora avevo provato una gioia cosi grande.
Una breve storiella che mi ha fatto riflettere. Il gatto insegue incessantemente la sua coda perché gli è stato detto che solo afferrandola sarà felice. Un altro gatto, cammina tranquillamente, vive la sua vita, felice di notare che la sua coda lo segue sempre. Ecco, io sono convinta che essere felici, significhi trovare una dimensione interiore, assolutamente indipendente da tutto quanto capiti intorno. E’ un obiettivo, un impegno quotidiano, una conquista quotidiana che parta dall’idea, per chi crede, che il Signore ci vuole felici e vuole che impariamo ad amare noi stessi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sta dentro di noi.
Io sto imparando ad amarmi. Nn è facile, ma sono FELICE di avere intrapreso questa strada. AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO ... io avevo dimenticato il "ME STESSO" e inconsciamente non mi ritenevo degna di felicità. E' faticoso, ma sento che è la strada che mi porterà nella giusta direzione. Devo riporre maggiore fiducia in me stessa, ricordando che ho la facoltà di scegliere come voglio essere, chi voglio diventare. Sono felice di avere raggiunto questa consapevolezza.
@Klaudia
dici cose secondo me giustissime e che condivido in pieno. Hai avuto una grande intuizione secondo me. Troppo spesso si parla di felicità interiore, lmitandosi al luogo comune, senza provare a scavare oltre la superficie. Se invece dentro si coltiva una dimensione di arricchimento e felicità(per ciascuno diversa, per indole e carattere) si ha un'ottimo rifugio durante i momenti "tempestosi"! Ed è questa forse, parte della vera felicità. Trovo anche molto interessante il ragionamento che fai sull'insegnamento cristiano del "ama il tuo prossimo come te stesso". E' un ragionamento che troppo spesso non si fa, nè viene insegnato a fare! Spesso chi accetta i valori cristiani, di per sè non è un campione di superbia, ma quasi sempre viene scambiato per tale limitandosi a insegnare solo la seconda metà della frase...e qui parlo per esperienza personale, questa è una piccola stoccata che mando in generale al mondo cattolico, che trovo, spesso sottovaluti veramente quanto conta conoscere profondamente una persona prima di farle la predica. Inoltre, cara Klaudia, non ho potuto non pensare che tu abbia letto il bellissimo libro di Carlo Nesti "Il mio psicologo si chiama Gesù" che insisteva molto sua questa intuizione...è così?!
Concordo a pieno con quello che ha detto Klaudia, anche io avevo dimenticato quel "Me stesso" ed è stato il periodo più buio, ho dovuto ricominciare tutto, imparare di nuovo ogni cosa cercando di avere più fiducia in me, ho imparato tanto da quel periodo per primo ad accorgermi di più delle piccole cose e quindi a non cercare la felicità in cose troppo più grandi di me, a sorridere per quello che ho, e sopratutto a ricordarmi di me, ache perchè solo così posso davvero dare di più..
concordo con Klaudia che è davvero difficile questa strada e mi sembra di aver fatto solo pochissimi passi, però senza questa consapevolezza la strada per la serenità / felicità sarebbe ancora più ardua e lontana..quindi non so se sono felice..voglio/vorrei provarci però..
@ Anonimo delle 15.30
Ma sei un prete? Un seminarista? Dai, che sono curioso!!
@ Klaudia
ci stai dicendo che la felicità è più facile se non le mettiamo addosso un abito pretenzioso?
Che la felicità cristiana ad es sia "più semplice", "più personale", forse anche più "essenziale"?
E ci dici pure che molto dipende dagli occhiali che ci mettiamo addosso per leggere la realtà?
@ Fabrizio
Sì, amico! Piantiamola con la storia di un volere bene che troppo spesso viene scambiato per un "autodistruggersi". Non esistono i "kamikaze" della carità. Gesù si è donato, non si è autodistrutto e lo ha potuto fare perchè la sua vita era buona, bella, beata.
E se dicessi “abbastanza”?
Diciamo che la sensazione di fondo che ho è che mi “manca qualcosa”… per arrivare alla felicità (o, preferisco chiamarla Gioia… - sottigliezze linguistiche -)!
Non so, però, cosa sia questo “qualcosa”…
...e, soprattutto, non so se è un qualcosa che ho già ma non lo vedo o se è una mancanza reale.
Mah!
ma pensate veramente che ci sia modo di essere
felici in questo mondo? piu' della meta' dell'umanita' soffre la fame, l'altra meta'
soffre di benessere,ci sono in ogni angolo della
terra guerre,violenze,malattie terribili,
miserie indicibili,e voi pensate ancora che si risolva tutto con una perghiera???
@ anonimo delle 20.43
non penso che si risolva tutto con la preghiera, non siamo imbecilli, viviamo anche noi nel tuo stesso mondo, e anche noi vediamo le schifezze che ci sono, penso invece che dobbiamo "cambiare" il ns. cuore, i ns. obiettivi, le ns. priorità, il ns. modo di pensare, lavorare, produrre, tenendo conto non solo di noi stessi, ma anche dell'altro...
buona serata!
La felicità sta nell'abilità di essere felici e ognuno di noi può trovarla intorno a se
@ don mario aversano
sono il "postatore" delle 15.30.
L'anno prossimo a Dio piacendo, finita l'unversità, entrerò in seminario.
Una volta capito quale era il disegno di Dio su di me (e quindi quale era la mia gioia) bisognava trovare le forze per fare il grande passo e qui mi sono stati utili gli anni universitari nei quali ho consolidato la mia decisione e ho verificato che non si trattasse di un innamoramento passeggero.
Bhe già che ci sono se mi ricordi nella preghiera la cosa mi fa molto piacere... come io ricordo te e tutti coloro che gestiscono questo utile sito
Al di là che la risposta alla domanda sia "sì o no", la cosa che conta è avere il coraggio di rivelarsi.
E' un dramma il rivelarsi umano, lo si vive come un dramma, ma è quello che dobbiamo fare.
Forse l'ho già detto, ma se Dio si è rivelato intimamente in Gesù Cristo e Gesù si è rivelato pienamente a tutti come uomo, come mai noi non ce la facciamo? Come mai quando succede ci spaventiamo e ci sentiamo nudi, troppo nudi ed indifesi?
Questo rivelarsi semplicemnte con un "no" credo sia molto bello! Anche se la risposta è negativa, potrebbe significare che sappiamo nel profondo cosa è davvero la gioia (la felicità non ci può ancora appartenere come status ed al massimo la si raggiunge per un momento), ma sappiamo anche che non ci siamo davvero, che stiamo cercando di "confondere" le carte con piccoli risarcimenti umani.
Quel "no" o quel "sì" seguendo il post sulla Parola di oggi è il piccolo seme, il più piccolo di tutti i semi che inizia a germogliare per diventare un albero enorme che "fa ombra" ed ospita gli uccelli del cielo.
La trasparenza di sé, la rivelazione di sé è quel seme perchè saltano tutte le chiusure e ci si apre al prossimo (con tutti i rischi che si possono correre.
Quindi: trasparenza/rivelazione=seme di un grande albero=diventare dono al prossimo e dono a Dio.
Per quanto mi riguarda prenderei in prestito il titolo del film di Aldo, Giovanni e Giacomo: "Non chiedermi se sono felice" ... anche perchè mi preme di più se riesco a dare un pochino di gioia agli altri (piccolo seme).
e cm mi è stato ricordato stasera: "se semini nel pianto raccoglierai nella gioia" ...
é una domanda a cui è difficile dar risposta...
se ora io fossi felice probabilmente non sarei dove mi trovo...non riesco a gioire delle fatiche che il Signore decide di farmi sopportare...per quelle più grandi mi sembra di poter trovare qualcosa di positivo, ma sono le fatiche più piccole ( e numerose) che mi debilitano quasi totalmente; ammazzano le mie speranze; uccidono le mie aspettative...
in questo momento non posso dire di essere felice; ma non sono nemmeno infelice.
diciamo che sto sgomitando per raggiungere un po' della felicità di questo mondo, per essere davvero felice spero di avere a mia disposizione l' eternità
mi ha colpito ( ma non mi stupisce) che una domanda così semplice abbia scaturito così tanti commenti ... concordo con molti miei predecessori nel dire che la risposta potrebbe sforare ben oltre lo spazio che ci é concesso qui però io non riesco a trattenere la mia risposta gioiosa: "SI'" sono felice! Senza "però", senza "ma", senza "se".
Credo che la felicità sia già dentro di noi e vada costruita ogni giorno ... Anonima in cammino
Cari amici, la felicitá può essere forse un principio ispiratore, anche quando uno non si sente felice. Non tutti siamo felici e sarebbe impossibile esserlo sempre, addirittura folle ed insano...come potrei essere felice se qualcuno a cui tengo sta male ad es? La mia vita è fatta di molte stanze, e a volte bisogna diventare capaci di reggere le proprie infelicitá (ciò ha a che fare con l'accettare se stessi e la propria storia). Detto questo - insisto - la felicitá può essere più che un punto di arrivo, un punto di partenza... Qualcosa che mi dice verso dove voglio andare. Come sottolineava Marta c'è poi un problema di sincerità: spesso il primo passo per essere felici é ammettere la propria infelicitá parlandone a qualcuno.
Grazie dello scambio!
Ps I cristiani non hanno il mito del sorriso ebete. Anzi!
Hanno intuito però che Dio non era estraneo alla loro felicitá ed il Vangelo offriva loro un percorso
"Sei felice?" mhmhmhm...perchè non so rispondere? Qualcuno mi aiuti!
cosa intende x "la felicità deve essere più ke un punto d'arrivo, un punto di partenza" don mario??
@ anonimo delle 11.23
Nessuno può rispondere al tuo posto: prova a stare sopra questa domanda per un po'. Troverai la tua risposta.
@ anto
la felicità, come anche l'amore, è qualcosa che "accade" ma pure qualcosa che si progetta. Tu puoi intuire che cosa ti renderebbe felice? Intendo dire in modo realistico e creativo. E' chiaro che non servirebbe a niente dirsi "se non mi fosse capitato questo, se la mia storia fosse diversa, se non avessi subito questa ferita..ecc, ecc.. allora sarei veramente felice...!".
Invece, se parto in modo realistico da quello che sono e che sto vivendo posso decidere di muovermi verso una direzione perchè c'è una felicità, un sogno, un desiderio di bene che mi attrae., o no?
Ecco, prova a guardarti intorno..quali desideri, quali mete sono in grado di farti muovere, di farti cambiare qualcosa?
Per un credente - aggiungo - questi desideri sono "misurati" dalla stessa parola del Vangelo. Intendo dire che "l'amore per Dio e per il prossimo" dovrebbero essere, per ogni battezzato, lo sfondo entro il quale si prende qulasiasi decisione.
Ciao!
Sarò felice solo quando compirò la volontà di Dio...che ancora non mi è chiara...........forse!
@Martina
;-))
@Shalla-là
=D
Pregiamo preghiamo!
Un abbraccio!
NOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
Ma mi risponda, perchè non lo sono???
Dovrei!!!
SIIIIIIIIIIIIII!!!
Ma perchè lo sono?
Dovrei???
Sono Klaudia (o Claudia). Nn ho più avuto l'opportunità di leggervi e quindi di rispondere :-)
Non ho letto "il mio psicologo si chiama Gesù" MA l'ho regalato a mio marito :-) e a questo punto, lo leggerò prima io perchè sono curiosa
;-)
Rispondendo a Don Mario, [ci stai dicendo che la felicità è più facile se non le mettiamo addosso un abito pretenzioso?
Che la felicità cristiana ad es sia "più semplice", "più personale", forse anche più "essenziale"?]
CI TENEVO A DIRE che non ho risposte globali, ma ho trovato una risposta per me. Sto lavorando (e uso il gerundio :-) perchè ho capito davvero
a) che Gesù mi vuole felice e quindi vuole che io conosca bene me stessa, i miei doni, i miei limiti, per offrire i primi ed accettare i secondi. Non mi chiede di essere wonderwoman. Mi chiede di essere felice.
b) Il mio "come esserlo?" per tanto tempo è stato appunto "ama il prossimo tuo" che - per carità - ci sta benissimo. Ma io avevo completamente perso di vista l'amare me stessa, rispettando i MIEI tempi, i MIEI desideri, le MIE possibilità, che SOLO IO (e Lui) possiamo conoscere. Ho schiacciato per troppo tempo l'"IO" e questo NON mi ha reso felice. tutt'altro. Mi sono persa per strada, non riconoscendo più gli obiettivi, non riconoscendoMI. Ora sto ricominciando e RINGRAZIO DAVVERO il Signore, perchè la mia preghiera, tante volte disperata, LUI L'HA ASCOLTATA, non cambiando le condizioni, le situazioni, ma CAMBIANDO IL MIO ATTEGGIAMENTO, LA PROSPETTIVA CON CUI GUARDO. Lui mi ama per quella che sono, anche se a volte dico dei "NO" perchè non ho le energie sufficienti per dare il buono di me. Anche se a volte dico dei NO per salvaguardare dei miei spazi, in cui ricaricarmi. AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO. Penso di avere fatto un passo, mio personale, per capirlo di più.
Per molti anni, fino a 40 anni non sono stata affatto felice. Non perché abbia avuto disgrazie particolari...ho sofferto e sofferto molto per me e anche per il dolore altri, per la mia eccessiva sensibilità. Per certi versi ho avuto una vita invidiabile. Ma soffrivo soprattutto per l'assenza di un perché, di un senso al dolore e alla gioia.
Per il dolore avevo deciso che Dio non poteva esistere e fino a 40 anni ero rimasta convinta, decisa in questo NO. Ma non avevo pace!
Poi un giorno ho incontrato delle persone, dei ragazzi che mi hanno colpito perché, conoscendoli uno ad uno, riscontravo in tutti loro, un qualcosa di affascinante, un modo di vivere, un'umanità che mi attiravano come una calamita. Erano tanti alla fine e avevano 20 anni quindi non c'erano equivoci...
Chi sono questi? Ho dovuto conoscerli di più.
Piano piano (salto molti passaggi) ho conosciuto Cristo. Ho conosciuto tutto quello che avevo cercato e atteso. Incontri qualcuno di eccezionale che dovrebbe essere la normalità della vita, ma é eccezionale perché non accade mai. Qualcuno che ti corrisponde totalmente, che rispondente totalmente alla domanda di infinito del tuo cuore, della tua umanità.
La felicità esiste per qualche ora, per qualche giorno, ma l'uomo anela alla soddisfazione totale e questa accade quando la libertà (quella esperienza di soddisfazione aderisce completamente al suo fine che é Dio) incontra l'infinito.
La felicità é possibile ed é possibile qui dove Cristo é risorto e viva e ci accompagna, é possibile nella compagnia che é la Chiesa.
Non toglie i dolori, le beghe, le tristezze, nemmeno il peccato, ma al tuo fianco hai sempre il più grande Amico del mondo e del cielo che ti porge la mano.
Non conosco più felicità di questa! E la chiedo per tutti!
Se sono felice? SI
Se lo sono sempre? la risposta è ancora SI
Lo ero sia quando mi consideravo un'agnostica in ricerca, sia ora che sono "tornata a casa".
Non credo c'entri poi tantissimo con la religione. Forse, ecco, posso dire che ora sono un po' più felice di prima. Sempre che si possa dare un grado di un più a qualche cosa di gia' totale.
Come se non dovessi più alimentare completamente io da sola l'energia che tiene viva questa felicità ma che avessi trovato una nuova sorgente aggiuntiva.
Non è che le cose mi vadano sempre tutte alla perfezione. Anzi!
Ma sono felice anche quando qualche cosa va storto. Perchè devo lasciare che una cosa storta mi rivini la giornata? Potrebbe essere una cattiva notizia, ma non è che migliora se metto il muso! Oppure, se io che non sto fisicamente bene, a che giova arrabbiarsi e fare il muso?
La felicità di un istante è una cosa che ci capita e poi passa.
Per essere sempre felici bisogna veramente lavorare tanto su se stessi.
Ad esempio scegliere desideri ed obiettivi che si possono centrare, buttando fin da subito nella spazzatura quelli completamente impossibili così da aver sempre qualche cosa da festeggiare.
Piccoli accorgimenti da applicare tutti i giorni fino a quando diventano parte di noi.
Ringraziare. Quanto abbiamo dimenticato questo verbo! Invece bisogna ricordarsi di farlo, sempre!
A chi è gentile con noi, a Dio o all'Universo, alla Natura, al sole che al tramonto stasera ha infiammato il cielo ... restare con lo spirito di chi ringrazia è già metà strada fatta per essere felici sempre. Se trovo qualche cosa per cui dire grazie, allora come posso essere infelice?
Una volta, prima ancora di pensarci, ho ringraziato il cuoco di un chiosco dove mi ero fermata a mangiare un panino complimentandomi per quanto era buono ... mi ricordo ancora l'incredibile sorriso che mi ha regalato in cambio.
Anni fa ho scritto sullo specchio dove mi pettino la mattina "il compito di essere felici puo' essere svolto, STUDIA!"
@ Cla
GRAZIE GRAZIE GRAZIE :-)
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