lunedì 9 novembre 2009

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Il messaggio della morte: non ignorate l’amore!

Forse molti di noi hanno avuto la possibilità (e in punta di piedi oso dire la grazia) di stare vicini a una persona cara che va verso la morte, di accompagnarla in questo ultimo misterioso passaggio della vita. E forse allora queste parole di Marie de Hennezel potranno avere una particolare risonanza nel nostro cuore. Ma sono parole che possono far pensare molto anche chi non ha ancora avuto una esperienza di questo genere.

«Dopo avere per anni assistito gli infermi nei loro ultimi istanti, non ho appreso niente di più sulla morte, ma la mia fiducia nella vita non ha fatto che crescere. … Quando non si può più fare nulla, tuttavia si può ancora amare e sentirsi amati, e molti moribondi, nel momento di lasciare la vita, ci hanno lanciato questo messaggio struggente: non ignorate la vita, non ignorate l’amore. Gli ultimi istanti della vita di un essere amato possono essere l’occasione di spingersi con lui il più in là possibile. Quanti di noi colgono questa occasione? Invece di guardare in faccia la realtà dell’approssimarsi della morte, ci comportiamo come se non dovesse arrivare, mentiamo al’altro, mentiamo a noi stessi, e invece di dirci l’essenziale, invece di scambiare parole d’amore, di gratitudine, di perdono, invece di appoggiarci gli uni agli altri per attraversare quel momento incomparabile che è la morte di una persona amata, chiamando a raccolta tutta la saggezza, l’ironia, e l’amore di cui un essere umano è capace per affrontare la morte, ecco che quel momento unico ed esistenziale della vita è contrassegnato dal silenzio e dalla solitudine. … La veglia paziente e calma accanto ai moribondi mi è sempre sembrata favorire una sorta di meditazione sulla vita e sulla morte, uno stato di preghiera, di dialogo intimo con ciò che c’è di più profondo in noi, quello che alcuni chiamano Dio, ma che preferisco chiamare l’essenza di ogni cosa, il Reale estremo» (M. de Hennezel, La morte amica, Rizzoli, Milano 1997).

A queste splendide riflessioni ne aggiungerei una soltanto: non trattenere, ma con fiducia lasciare andare, consegnare. Per chi muore: non tentare di trattenere la vita, ma lasciarla andare, consegnarla nelle mani del Padre di Gesù (il Reale estremo preferisco chiamarlo così). «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23,46). Per chi assiste chi muore: non tentare di trattenere per sé l’altro, ma lasciarlo andare, consegnarlo e aiutarlo a lasciarsi andare, a partire, a consegnarsi nelle mani del Padre di Gesù.

14 commenti:

giancarlo ha detto...

Io ho accompagnato mio Papà negli ultimi istanti della sua vita terrena. Ho sentito le sue energie terrene trasformarsi in ali di Angelo. Ho visto il suo corpo sofferente trasformarsi nel più bel messaggio che la vita in fondo cominciava in quel momento. Mi ha regalato il suo ultimo sorriso...era felice, sapeva che avrebbe incontrato Dio. In quel momento anch'io ero più vicino a Dio, ho accompagnato Papà nelle sue braccia.

Ilaria ha detto...

Ragazzi, mentre ero in treno che tornavo a casa pensavo a questi post sulla morte e che volevo raccontarvi cosa sto vivendo. E poi ho acceso il pc e ho trovato proprio questo post... proprio una coincidenza di quelle che ti fanno piangere. Cerco di essere breve anche se ci vorrebbe un libro. Mia nonna è da tempo che ha un tumore che nonostante le cure è progredito. Negli ultimi giorni ha avuto un tracollo e lei stessa, che è lucida, SA di stare morendo. Ieri è arrivata la telefonata di mia mamma da Piacenza (dove abita mia nonna; io sono a Bologna): è peggiorata, sta morendo, correte. Tutti figli e nipoti in città diverse che già da mesi andiamo avanti e indietro, siamo subito saltati su treni e aerei per raggiungerla. Stamattina sono andata da lei. Giaceva nel letto, mi ha riconosciuta quando l'ho baciata e mi ha sorriso; ma poi era un po' semicosciente e un po' cosciente. Eravamo cinque persone attorno a lei tutte in silenzio. A turno ci avvicendavamo al suo capezzale per accarezzarle dolcemente la fronte per aiutarla a rilassarsi e farle sentire che non era sola. Il silenzio era rotto solo dai suoi respiri affannati (cancro al polmone, e un polmone glielo hanno tolto), a volte le mettevamo la mascherina d'ossigeno. Sembrava di stare in un'altra dimensione, mentre fuori il mondo correva come al solito noi eravamo lì sospesi, in questo silenzio e lentezza. Avrei voluto restare sempre lì ad accarezzarla ma ho dovuto riprendere il treno. L'ho baciata sulla fronte e le ho detto "Ti voglio bene" anche se non mi sentiva e poi sono scappata fuori, per strada piangevo correndo e avrei voluto urlare a tutte le persone che incrociavo e che non sapevano niente: "Fermatevi! Mia nonna sta morendo!". Il medico ha detto che le restano poche ore e ora riprendo il treno e torno là a vedere morire una delle persone che amo di più e di cui porto i lineamenti. Non ditemi mai più niente di bello sulla morte perché chi non la vede non può parlarne e chi la vede, come me oggi... è meglio che non parli. So che in tutto questo ci sarà una lezione e che mia nonna comunque muore serena tra i suoi cari, nel suo letto, dopo una vita lunga e ricca. Ma ciò non toglie che davvero quando muore una persona muore tutto un Mondo. E un'altra cosa che mi ha colpito (perché poi io quest'agonia l'ho già vissuta uguale un anno fa con la mia prozia) è che il nostro organismo fino all'ultimo lotta strenuamente per non cedere. Tu vedi una persona ridotta ormai a uno scheletro che raccoglie automaticamente tutte le sue forze per respirare e i parenti si attaccano a questo respiro, pesante, faticoso, tremendo e pregano di sentirlo ancora e ancora e vedono un corpo che lotta inutilmente ma fino all'ultimo non si arrende. Questo istinto di sopravvivenza così tenace mi ha colpita tantissimo. Scusate la lunghezza e la depressione... ma abbiamo parlato tanto della morte e vi sento un po' come degli amici. Però è vero: quelle parole di Marie de Hennezel descrivono esattamente quello che ho sperimentato oggi e un anno fa, e le trovo molto vere. Grazie. Ciao...

Ilaria ha detto...

Mia nonna è morta un'ora fa... sono felice di averla potuta salutare stamattina... spero che abbiate ragione voi e sia in un posto sereno... grazie per avermi ascoltata e scusate la mia irruenza...

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Cara Ilaria, un abbraccio forte e una preghiera sincera per te, per la tua famiglia e soprattutto per la tua nonna. Ti sono vicino con affetto, d Ferruccio

Shalla-là ha detto...

Mi unisco alla preghiera di Don Ferruccio.

Anonimo ha detto...

@ilaria
ho pregato per la tua nonna ieri sera ed ho pensato a quanto sia stata fortunata a non essere stata sola ma ad avervi e sentirvi tutti accanto a lei e profondamente amata!

Ilaria ha detto...

Grazie! :-)

Klaudia ha detto...

@ Ilaria.

Leggerti mi ha stretto forte il cuore... Muore un mondo. E vorresti dire a tutti. Perchè correte? Dove andate? Mia nonna è morta!

A me fa ancora paura la Morte. So che devo "lavorarci su". Soprattutto l'idea di perdere chi amo di più. E con la malattia di mia mamma, grave, ma ora scampata, ho "toccato con mano" questi sentimenti e ho guardato in faccia la morte.
l'esperienza di/con mia mamma mi ha dato la possibilità di riflettere, non prima di avermi però catapultata nel mondo dei "grandi", dove devi accettare di non essere padrona di tutto, dove acquisisci la consapevolezza che non vivrai per sempre, dove devi affidarti se vuoi davvero VIVERE.

Ma voglio credere che la Signora Morte stia lì, non per farmi paura, ma per dirmi "ogni tuo istante è prezioso. Vivi il tuo QUI ED ORA perchè la Vita è preziosa e non va sprecata mai".

E nel percorso devo però "attrezzarmi" perchè so che - in ogni caso - non sarà facile quando avverrà. Quando chi più amo mi lascerà. Ma saprò (me lo auguro) di avere AMATO e sfruttato al mio meglio il tempo ...

don Mario Aversano ha detto...

Carissima Ilaria, grazie della tua amicizia e della tua condivisione. Ti abbraccio forte!

don Luca Peyron ha detto...

Amica Ilaria,

a Maria chiedo di accarezzare il tuo cuore, a Padre Dio di accogliere la vita di tua nonna, a me stesso di fare tesoro di quanto ci hai donato...

suor Rossella fmm ha detto...

Carissima Ilaria,
condivido il tuo dolore...e lo divido con te fino in fondo. Lunedì mattina è morta mia madre, anche lei dopo anni (18) di lotta per la vita, per vincere il tumore al polmone (ed uno gliene hanno tolto)che l'aveva colpita.Vederla morire...non te ne parlo perchè penso che abbiamo vissuto la stessa realtà.
Non voglio dirti niente di bello sulla morte, ma qualcosa di bello sulla Vita. Dopo questa esperienza non posso più dire tua nonna, mia madre...e...tante altri uomini e donne che lunedì ci hanno lasciato nel mondo "sono morti"...ma tua nonna, mia madre...e tante altre persone nel mondo "lunedì hanno incominciato a Vivere".
Mia madre ha lottato con tutta sè stessa, con tutte le sue forze in questi anni per la vita, ha amato e difeso la vita... eppure oggi, al suo funerale, lei ha chiesto campane suonate a festa e canti gioiosi. Nel silenzio, davanti a questo Mistero, mi pongo questa domanda: noi chiamiamo i nostri cari partiti da questo mondo "i morti" e noi ci definiamo "i vivi".Ma molte volte non è forse il contrario?
Ti lascio una preghiera mandatami da alcuni amici...la prego anche per la tua nonna...ti sono vicina con affetto


“Aiutaci,
tu che adesso vedi senza ombre
quel Mistero che tanto ci attira e ci affascina tutti,
a vivere con più verità
la nostra vita ed il nostro compito.
E quando al mattino nell’inno di lode reciteremo:
“E noi che di notte vegliamo
attenti alla fede del mondo
protesi al ritorno di Cristo
or verso la luce guardiamo”
vedremo te, nella luce.
Adesso ci sei vicino in modo diverso di prima,
ma infinitamente più di prima
e ci guardi con la stessa pietà,
con lo stesso sguardo
di Colui in cui sei.” Amen
Don Giussani

Ilaria ha detto...

GRAZIE per la vostra preghiera e solidarietà! Grazie di cuore, mi ha aiutato molto leggere tutti i vostri commenti. Un abbraccio speciale a suor Rossella, dato che abbiamo vissuto nello stesso giorno un'esperienza simile...
Sono appena tornata dal funerale e, anche se triste, mi sento molto pacificata, perché mia nonna vedeva serenamente questo momento e perché è stato bello stare con familiari e amici venuti...
Voglio lasciarvi tre cose belle che ha detto il prete nell'omelia! Ha detto che ognuno di noi è come una lettera scritta da Dio per gli altri: per es. mia nonna per noi è stata testimone di fede, gioia di vivere e amore per la famiglia. Così attraverso di lei (come attraverso ognuno di noi) Dio ci ha parlato e ci parla e non ci lascia soli.
Poi ha detto, rifacendosi a un brano delle letture, che noi ci presenteremo a Dio, dopo la morte, con tutto quello che abbiamo fatto in vita (le nostre opere): cioè con la storia che abbiamo costruito, con quello che siamo, non indistinti ma con la nostra "persona" (questo mi è piaciuto tantissimo!).
E poi ha letto questi versi di Alda Merini (già citati da Ravasi):
"Non scongiurare la morte
di lasciarlo qui sulla terra;
ha già sentito il profumo di Dio,
lascialo andare nei suoi giardini".

Siccome io avevo scongiurato la morte di lasciare ancora un po' qui mia nonna, questi versi mi hanno trasmesso il senso di pace del "lasciarla andare"...
Spero che queste cose possano essere utili a qualcuno, così le ho scritte :-)
Grazie.

don Ferruccio Ceragioli ha detto...

Tutte le cose che ci hai scritto sono utili e preziose, cara Ilaria, così come anche la testimonianza di suor Rossella che ringrazio e saluto con affetto. Ci ricordiamo tutti a vicenda al Signore della vita che sempre, anche nella morte, si prende cura di noi, d Ferruccio

dioamore ha detto...

Ho avuto i nonni paterni in casa per venti anni e poco distanti i nonni materni con i quali ho condiviso gran parte della vita accompagnandoli nel loro lento declino. E' stata una bella esperienza. E' importante stare accanto ai nonni e condividere il loro cammino verso la fine della vita con i loro acciacchi e problemi fisici.

Purtroppo in questa società c'è poco spazio per la morte, per i morenti che spesso vengono affidati a strutture "asettiche" quali pensioni, ricoveri, case di cura e ospedali che fanno della morte un business sollevandoti dal sacrificio della loro costante assistenza.

I morenti molto spesso non più autosufficienti vengono tolti e allontanati dalla famiglia come dei pesi ingombranti e scomodi per chi deve continuare a "vivere" e "produrre" perdendo tutto il prezioso bagaglio umano che queste persone possono trasmettere.

Non è giusto. E' disumano. Complice in questa disumanità che lascia alla fine un terribile vuoto interiore, perché scansa la morte illudendoci che la vita viene prima dell'amore, siamo noi quando diamo credito a ideologie che con il Vangelo non hanno nulla a che vedere e che trovano nello Stato fatto di leggi e sentenze il loro alimento.