
"Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente" (Bar 5,5).
Sentire lontana una persona che si ama è un’esperienza che tinge la nostra vita. È una sensazione che nasce dal profondo e dilaga, fino a dare a tutte le dimensioni del nostro vivere un colore scuro, cupo: prima che possiamo rendercene conto tutto si fa buio. Allora nascono l’ansia, l’affanno, la paura, e ci si trova avvolti con “la veste del lutto e dell’afflizione” (Bar 5,1).
È una veste scomoda che ci crea molti fastidi, magari non ci lascia dormire, e abbassa a tal punto il nostro orizzonte che ogni sagoma tende a sparire: nessuno può più aiutarci, siamo soli, e finiamo col ripiegarci su noi stessi. Il silenzio dell’assoluta solitudine.
Ma lì arriva il grido: “Sorgi!”. Così, spontaneamente, quel corpo che pareva quasi inanimato viene attraversato da un fremito, lo sguardo si alza e scopre che un orizzonte c’è ancora e che il sole sta sorgendo. È un sole che non scalda semplicemente il cuore di chi lo guarda, ma cambia l’esistenza di chi è oppresso; è la Luce che colma il grande desiderio di Oriente, che c’è in ognuno di noi.
Allora alziamoci, stiamo in piedi e, dal luogo più alto, guardiamo al Sole che non tramonta: è Cristo, nostra Salvezza.

2 commenti:
Grazie, amici. In questi giorni mi sento proprio come descrivete voi nella prima parte del post... quindi quel "Sorgi!" finale mi ha dato una bella sferzata al cuore... Thank you :-)
Faccio da eco a Ilaria. Grazie, carissmi amici e compagni di viaggio.
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