domenica 6 dicembre 2009

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Oriente





"Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente" (Bar 5,5).





Sentire lontana una persona che si ama è un’esperienza che tinge la nostra vita. È una sensazione che nasce dal profondo e dilaga, fino a dare a tutte le dimensioni del nostro vivere un colore scuro, cupo: prima che possiamo rendercene conto tutto si fa buio. Allora nascono l’ansia, l’affanno, la paura, e ci si trova avvolti con “la veste del lutto e dell’afflizione” (Bar 5,1).
È una veste scomoda che ci crea molti fastidi, magari non ci lascia dormire, e abbassa a tal punto il nostro orizzonte che ogni sagoma tende a sparire: nessuno può più aiutarci, siamo soli, e finiamo col ripiegarci su noi stessi. Il silenzio dell’assoluta solitudine.

Ma lì arriva il grido: “Sorgi!”. Così, spontaneamente, quel corpo che pareva quasi inanimato viene attraversato da un fremito, lo sguardo si alza e scopre che un orizzonte c’è ancora e che il sole sta sorgendo. È un sole che non scalda semplicemente il cuore di chi lo guarda, ma cambia l’esistenza di chi è oppresso; è la Luce che colma il grande desiderio di Oriente, che c’è in ognuno di noi.

Allora alziamoci, stiamo in piedi e, dal luogo più alto, guardiamo al Sole che non tramonta: è Cristo, nostra Salvezza.

2 commenti:

Ilaria ha detto...

Grazie, amici. In questi giorni mi sento proprio come descrivete voi nella prima parte del post... quindi quel "Sorgi!" finale mi ha dato una bella sferzata al cuore... Thank you :-)

brunason ha detto...

Faccio da eco a Ilaria. Grazie, carissmi amici e compagni di viaggio.