sabato 28 febbraio 2009

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Caccia al Tesoro con suor Maria Patrizia e suor Maria Bruna!

Caccia al Tesoro di nuovo con...


la comunità claustrale delle Adoratrici del preziosissimo Sangue di Gesù, sorelle del Monastero cottolenghino di Pralormo (TO)




Suor Maria Patrizia, ci racconta del suo tesoro nel campo?



Penso che il tesoro in realtà sono io oppure è lei, e il campo è il mondo; Dio ha mandato il suo Figlio a cercare il tesoro perduto, che siamo noi; noi abbiamo dentro un desiderio, qualcosa che viene messo da Lui stesso. Come dice la Scrittura, non siamo noi che amiamo per primi ma è lui che ci ha amato per primi; allora il tesoro nel campo sono io, che lui è venuto a cercare; come dice la parabola della dracma perduta, Gesù è la donna che è venuta a cercare con il lanternino la dracma e cerca ogni giorno ciascuno di noi per nome, e quando ciascuno di noi scopre la sua vocazione è un po’ come se si fosse ritrovato… sa di essere qui per questo, C’è un disegno su di me!. E il fatto di sentirsi amati, in questa ricerca, sentirsi amati libera molto, quando si ha un incontro vero con Gesù si esce dalla logica del bisogno… per fare un esempio, io lavoravo in banca e "non devo essere sempre ben vestita, ben truccata, sempre gentile…" Gesù fa sentire che tu sei amato così come sei, come ti svegli al mattino e come arrivi alla sera.


E il suo tesoro, suor Maria Bruna?

Quando avevo 23-24 anni cercai di capire che cosa il Signore volesse dalla mia vita, fu un periodo sofferto, travagliato…Certo, avevo una vita intensa: mi sono fidanzata e lavoravo come infermiera, avevo tantissimi amici e facevo tante attività in parrocchia e non mi mancava assolutamente niente, andavo a un sacco di incontri di preghiera, ero coinvolta nella pastorale giovanile, eppure mi dicevo: "è tutto qui?" Mi ricordo anche nel periodo del fidanzamento, durato più o meno due anni, che andavamo ai matrimoni degli amici insieme e io vedevo questi che si sposavano e mi dicevo: "è tutto qui?". Guardi che ho una grandissima stima del matrimonio ed è stata una sofferenza rinunciarvi, perché volevo molto bene a questa persona e lui altrettanto, però mancava quel senso di pienezza, quel senso di appagamento profondo, che ho trovato qui in monastero. Mi sembrava che il matrimonio fosse un orizzonte limitato e invece questa vocazione mi dà un orizzonte illimitato sia nel tempo che nello spazio. Io sono convinta che anche il matrimonio dia questo orizzonte illimitato, ma per me che non ne avevo la vocazione, andando a questi matrimoni…sentivo inquietudine! Le dicevo di questa mia carissima amica, che pregava molto, che ora è sposata e mi diceva: "ma insomma, quanto dura questa caccia al tesoro?"


Questa è una bella immagine, nel senso che ci sono delle tappe, delle indicazioni, degli aiuti, che di tappa in tappa ti vengono dati: adesso vai per quella strada con quella persona e intravedi un briciolo di luce, poi quella persona ti dice Fai quell’esperienza e hai una altra luce, poi conosci in quell’occasione una persona che ti dice Vai in quel posto, arrivi in quel posto e…mi sono ritrovata qui e mi sono detta Sono arrivata!


La prossima settimana ancora un tesoro... in questo campo! Stay tuned con la Caccia al Tesoro!

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Indovina chi viene a cena



"Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa". (Lc 5,27-32)




A tavola con i pubblicani e con i peccatori: ecco la medicina che Gesù offre a tutti noi. Cristo cerca la nostra compagnia, non atterrito ma...attirato dalla miseria che pesa sui nostri cuori.

Non lasciarti "distrarre" dai tuoi fallimenti: Gesù non vede prima di tutto il tuo peccato ma le tue possibilità.

venerdì 27 febbraio 2009

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Un Vescovo che blogga

Carissimi,
mi affaccio a questo mondo affascinante, anche se non privo di rischi sopratutto per i più giovani, per aprire il mio cuore di vescovo e condividere con voi il tesoro del campo alla cui ricerca sono anche io. Per ragioni di età potrei essere il nonno, il padre, lo zio della maggior parte di voi, dunque poco abituato ad usare Internet. Spero sarete comprensivi, sopratutto per gli eventuali tempi di risposta ai vostri commenti. Vorrei che leggeste i miei interventi come l'offerta da parte di un vescovo, che è soprattutto un prete, di motivi di riflessione e condivisione di speranze e nuove sfide per il nostro presente e per il futuro che soprattutto a voi, cari giovani che mi leggete, è affidato.

Nell'anno paolino, indetto dal santo Padre Benedetto XVI e nell'anno della Parola che celebriamo qui nella diocesi di Torino, da cui vi scrivo, faccio mio l'invito di San Paolo: ad essere "lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" (Rm 12,12).
Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Venerdì di Quaresima


"Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?"
(Mt 9,14-15)




Sul Calvario lo sposo non ci è stato tolto. La croce è il talamo dove sono state consumate le nozze eterne con l'umanità.
Certo, aspettiamo il ritorno di Cristo, la Chiesa prega proprio per affrettarlo.

Il Signore ci ha scelti, ci ha preferiti: Lui per primo desidera la piena comunione con noi.

Oggi, puoi vivere in questo amore?

giovedì 26 febbraio 2009

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Novità!


Siccome alcuni già ne parlano, vi annunciamo che, da domani, avremo un nuovo collaboratore...



Vi aspettiamo!
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Aggiungi un posto a tavola

L’altra sera a Madonna del Rosario guardavo la chiesa e mi è tornato in mente che una delle prime cose che ho fatto qui a Beinasco è stata risistemare, con il parroco ed il nostro diacono, quei banchi. Le suore di un convento, che stava per essere chiuso, ci regalarono quelli della loro cappella, utilissimi per sostituire le nostre vecchie panche di legno e sedie di ferro un po’ sgangherate.

Provammo diverse soluzioni, spostando e rispostando tutto diverse volte ed in diversi modi. Fino all’attuale stato delle cose. Che sudata, e quanta polvere e sporco ci siamo mangiati. Ma il lavoro è venuto bene, la gente è più comoda, la distribuzione dell’Eucarestia ordinata, quel senso di provvisorio e raffazzonato si è perso. Sempre più mi convinco che essere prete in una comunità sia proprio questo: sposti, monti, smonti, sudi, fatichi, riprovi affinché la tua gente si senta “comoda” nel cuore di Cristo e della Chiesa.

Costa fatica e qualche delusione, fallimenti ed errori. Ma ad un certo punto ti siedi un momento e dici che ne vale sempre la pena.

Come la propria conversione personale, come il cammino di Quaresima.... coraggio!
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La grazia della croce




"Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto" (Lc 9,22-25)





Come reagire di fronte alla sofferenza di Cristo?
Con gratitudine.
Noi possiamo dire:"E' bene che Tu abbia fatto questo per noi".

Nella notte di Pasqua, nell'Exultet, arriveremo a cantare la "felice colpa" di Adamo che ci ha permesso di sperimentare l'amore vertiginoso di Dio per noi.

Guarda oggi al crocifisso, guardalo con gratitudine.

mercoledì 25 febbraio 2009

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Buona Quaresima!

Domenica scorsa mi è stato chiesto di introdurre al tempo della Quaresima il gruppo chierichetti e il coro (voci bianche) della parrocchia di Nole, da cui provengo.

La domanda è stata diretta è semplice:
"Se vi dico la parola “Quaresima”, cosa vi viene in mente?"
Alessandra: Non si mangia carne il venerdì!
Giacomo: Il Venerdì santo si fa digiuno...
Andrea: Si fa penitenza.
"Ok, ok! Tutto giusto, ma forse non coglie l’essenza della Quaresima: proviamo a cambiare prospettiva".
"Chi è che non mangia carne? Chi fa digiuno e chi fa penitenza?"
Davide: Noi
Ma la vera domanda è un'altra:
"E Dio che cosa fa in questi quaranta giorni?"

Sorpresa: scende il silenzio, tutti aspettano una risposta.
"La risposta è semplice: la Quaresima è anzitutto il tempo della misericordia di Dio, è il tempo dell’amore che dona senso alle nostre penitenze e alle preghiere, gridate a quel Dio che ascolta il povero (cfr. Sal 71,12). La Quaresima è l’invito ad unirsi a Gesù nel cammino verso Gerusalemme, un cammino che Lui compie per donarci la vita, anche se dovrà soffrire e subire il rifiuto degli uomini.
Luca: Ma non è giusto! Perché Lui deve soffrire?
"È vero: non è giusto, non è comprensibile. Ma niente può fermarlo: Lui vuole che il mondo sia salvato (Gv 3,14-21, IV domenica di Quaresima), questa è la misericordia che contempliamo nella Quaresima.

Giorgio: E noi allora...che facciamo?
"Vogliamo vedere Gesù (Gv 12,20-33, V domenica di Quaresima): questo può essere il nostro motto e il nostro impegno quaresimale. Per quaranta giorni proviamo a fissare lo sguardo, senza paura, sul crocifisso, per contemplare, per altri cinquanta, quello stesso volto, trasfigurato dalla Resurrezione! E poi, insomma, sarà bellissimo innamorarsi di questo Dio così buono e grande nella misericordia (cfr. Sal 102,8). Buona Quaresima ragazzi!"

...ehm, Buona Quaresima a tutti!

Carlo
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Mezzogiorno di fuoco!



Io davvero non volevo, non l’ho fatto apposta…


"Lo so, ti sei girato quando ti ho chiamato, ma all’improvviso…e tuo fratello non ha fatto in tempo a scansarsi, neanche tu a fermarti, però!" dico con un certo disappunto. Certo, se si fosse fermato, non saremmo tutti qui sul pavimento, io che cerco di consolare e loro due, uno ovviamente in lacrime, l’altro quasi.

Mamma, sono stato cattivo?

"No - come gliela spiego la differenza, suo fratello piange, il male c’è…poi passa, ma ora c’è… - "senti, direi piuttosto che sei stato distratto!" Dico e riprovo a consolare il fratello: "una colt 12 colpi in pieno viso può far male anche se non spara…"

Meno male che non sparano, le nostre pistole!

"Senti, la vuoi sapere una cosa sui bambini? Non ci sono bambini cattivi, ci sono solo bambini prigionieri!" A questo punto anche il fratello tira su con il naso e mi guarda, questa è una storia nuova… "è così, pensa a quel tuo compagno che spesso cerca di picchiare, ecco lui è prigioniero delle cose che fa".

Quali cose?

"Per esempio pensa che per avere un gioco, deve picchiare chi ce l’ha in mano, ma la sua è solo una abitudine…"

Che cosa è una abitudine?

"Una di quelle cosa che fai sempre, senza più chiederti se è davvero la cosa giusta da fare, la fai quasi senza pensarci, il tuo compagno vede il gioco e poi picchia; forse nessuno gli ha spiegato che non è la cosa migliore da fare, e lui continua a fare quello, è prigioniero del picchiare. So che le maestre hanno provato a spiegargli che cosa fare, tipo chiedere in prestito…"

Ma lui picchia lo stesso!

"Tutte le volte?" Mio figlio mi guarda pensieroso, come per dire: "guarda che tutte le volte sono tante da ricordare!" Il fratello ormai ci ascolta, è rimasto un bollo rosso sulla fronte, con l’impronta del caricatore della colt…

"Ogni tanto no… ogni tanto si avvicina e aspetta che il gioco torni nella scatola per prenderlo lui".

"Vedi, un po’ alla volta, non è più prigioniero della sua abitudine a picchiare, ci vogliono tante prove, ma può riuscirci…"

Da quando mi hanno fatto ricordare che, in latino, il captivus è il prigioniero catturato, penso di avere un spiegazione migliore alle situazioni di conflitto, alle ingiustizie, agli scontri. Con un nemico posso solo scontrarmi, con un captivus posso provare a sciogliere i lacci che lo tengono prigioniero. Non che sia facile, ma è un punto di vista che cambia il panorama! Il ragazzino strafottente non è il nemico del discorso che voglio fare come animatore a tutto il gruppo, è prigioniero di tanti lacci diversi; dipanarli non sarà né facile, né breve, ma forse ne vale la pena…

Ma queste abitudini prigioniere le hanno anche i grandi?

Per iniziare una quaresima di riflessione sulla propria “cattiveria”… lascio a voi la risposta!
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Mercoledì delle Ceneri




"Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,1-6.16-18)







Facciamo un patto? Proviamo a scrollarci di dosso un po' della cupezza che viene indebitamente caricata sul tempo di quaresima?
Non è forse questa la stagione dell'innamoramento?

Nel segreto, che l'evangelista sottolinea tre volte, il Padre cerca la nostra intimità: nel segreto prende forma la nostra alleanza con Lui.

Il digiuno di oggi sia per te come l'inappetenza degli innamorati, affamati solo dell'a(A)ltro.

martedì 24 febbraio 2009

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Marco non si perdona

Marco è un ragazzo di 24 anni. A dire il vero tra pochi giorni ne compirà 25, ma lui preferisce non pensarci perchè un tempo aveva previsto che a 25 anni la sua vita sarebbe stata molto diversa. Ad esempio, la laurea è ancora molto lontana eppure i suoi genitori credono che sia dietro l'angolo. Il fatto è che Marco da un paio d'anni ha preso a dire le bugie. All'inizio l'ha fatto per tirarsi fuori da qualche guaio, ma con il tempo è diventata una situazione cronica: anche a lui capita di convincersi delle sue menzogne. In casa Marco parla molto poco. Quando i suoi genitori glielo fanno notare, lui si chiude in un silenzio ancora più ostinato, ma in realtà dentro di sè grida dalla rabbia perchè vorrebbe rinfacciare a quei due, che considera ormai estranei, che non hanno niente da insegnargli su questo punto, visto che loro non si parlano mai.

Quando esce con gli amici, Marco tira fuori delle energie insospettabili, sa essere il motore del gruppo anche quando sente che tutto lo delude. Qualche ragazza lo guarda con interesse, ma Marco pensa di non piacere a nessuno. Da qualche tempo poi, quando esce la sera, non può fare a meno di esagerare con l'alcool. Non è che lo faccia sentire meglio, solo un po' più leggero. E poi tanto che differenza fa?

Quando Marco finisce di raccontarmi queste cose, rimane in silenzio e mi guarda triste per scorgere quale sarà la mia reazione. Con il suo sguardo vorrebbe convincermi che "Tanto le cose non cambieranno mai". Non è la prima volta che mi fa questo discorso. Non è la prima volta che ammette di aver trascurato la preghiera, di aver sprecato molto del suo tempo, di aver pensato solo a se stesso.
Eppure anche questa volta c'è solo una frase che può riattivare il suo passo: "...e io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Vai Marco, va'.
Riprendi il tuo cammino!
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Maschera



"Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti". (Mc 9,30-37)




Molte delle nostre energie sono consumate nell'intento di sembrare miglori di quello che siamo, senza - a dire il vero - fare molto per cambiare.
Gesù non è venuto tra di noi per essere il migliore, ma per occupare l'ultimo posto. Laggiù ha potuto incontrare molti amici.

Converrà non "mascherarsi" affatto: sta cercando me, non un altro!

lunedì 23 febbraio 2009

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Dovrebbero farsi castrare

“Dovrebbero farsi castrare coloro che vi turbano” (Gal 5,12). Paolo non usa mezze misure contro coloro che portano scompiglio nella comunità, che vogliono distruggere la fede nell’amore gratuito, completamente gratuito, di Dio. Piuttosto forte, non vi pare? Si potrebbe pensare che Paolo abbia un caratteraccio, ed è anche vero, e che forse è un’eccezione nel Nuovo Testamento, ma non è così. L’apostolo, infatti, non è certamente l’unico a usare a espressioni forti quando è in gioco qualcosa di essenziale.

Qualche esempio? La lettera agli Ebrei: “Di quanto maggior castigo allora pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza dal quale è stato un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. E' terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (Eb 10,29-31). E nella sua seconda lettera Giovanni, l’apostolo dell’amore, riferendosi a coloro che chiama i seduttori e l’anticristo, perché non riconoscono Gesù venuto nella carne (cfr. 2Gv 7), vale a dire la vera umanità di Gesù, scrive addirittura “di non riceverli in casa e di non salutarli, perché chi li saluta partecipa alle loro opere malvagie” (2Gv 10-11).

Ma anche Gesù non è da meno, anzi. “Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” (Mt 26,24). Oppure: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” (Mc 9,42). Addirittura Pietro, il suo amico, il capo dei suoi discepoli, si sente chiamare da Gesù satana, che è il nome del diavolo, dell’avversario, del nemico di Dio: “Torna dietro di me, satana!” (Mc 8,33). E gli esempi si potrebbero moltiplicare.

Credo che non sia giusto far finta di niente, sorvolare su questi passi o pensare superficialmente che siano dei residui di una presunta mentalità anticotestamentaria. Forse anche qui è in gioco qualcosa di importante. Come prima cosa possiamo almeno chiederci: siamo capaci di arrabbiarci, di indignarci profondamente per qualche cosa? Che posto occupa nella nostra vita di fede la nostra aggressività? O questa dimensione del nostro essere uomini e donne deve stare ai margini del nostro essere cristiani?
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Il dubbio




"Credo, aiutami nella mia incredulità". (Mc 9,14-29)







Non è raro avere dubbi sulla forza della preghiera, credere che veramente tutto sia possibile a Dio. Trasformiamo le pagine del Vangelo in semplici metafore, ne facciamo un repertorio di immagini e di suggestioni. Ma arriva un momento in cui capiamo che la preghiera non è l'ultima delle possibilità, ma ciò che spiana la strada ad ogni possibilità.

Pregare oggi vuol dire allargare le tue possibilità.

Perchè rinunciare alla potenza di Dio?

domenica 22 febbraio 2009

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VII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (2,1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».


sabato 21 febbraio 2009

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Caccia al Tesoro con la Comunità Claustrale di Pralormo!








Caccia al Tesoro incontra…








la comunità claustrale delle Adoratrici del preziosissimo Sangue di Gesù, sorelle del Monastero cottolenghino di Pralormo (TO)


Suor Maria Patrizia, ci vuole parlare della vostra vita qui?

Se voi ci aiutaste anche a sfatare l’idea di questa vita di monastero, di chi ci pensa come persone un po’ disincarnate e invece la nostra vita è al massimo dell’incarnazione nella concretezza! Viviamo sempre insieme e questo secondo me ti avvicina molto alla vita di una famiglia che veramente sta insieme, non a chi è sempre fuori e ci si vede solo un attimo di corsa... noi ci sentiamo molto vicine alle persone che riescono a stare insieme, che a volte fanno fatica a stare insieme, che non cercano di scappare dalla difficoltà di un rapporto; dobbiamo stare dietro ad una casa, siamo in 29 e abbiamo le esigenze di tutti, mangiare, le pulizie, coltivare l’orto… chiaramente, abbiamo un ritmo - penso - umano, neanche divino, direi proprio umano! un ritmo però che ci fa sempre essere un po’consapevoli di quello che stiamo facendo; abbiamo 6 ore di lavoro e 6 ore di preghiera al giorno, è equilibrato, si riesce a gestire le questioni pratiche della casa, chiaramente non si può sprecare tempo… C’è il fatto che noi stiamo in silenzio e quello non ti fa perdere tempo, il tempo è molto sfruttato, facciamo tutto noi e cercare di avere tutto in ordine, tutto pulito, non è per una questione formale, è il significato di accogliere chi arriva, i gruppi di ragazzi, le persone.

Suor Maria Bruna, ci racconta una giornata in monastero?

Il bello è che ci si abitua a fare un po’ di tutto, dall’orto al sito internet! Si rinuncia a quello che uno è, alla propria professione, sono a disposizione del Signore in una vita di preghiera. Io ero infermiera e metto a disposizione della vita di comunità quello che so fare; la vita di comunità è un po’ suddivisa così: ci svegliamo alle 6, alle 6.30 siamo in chiesa per le lodi, la messa e l’ora terza; poi usciamo per la colazione e una mezzoretta di riordino, rientriamo in chiesa per le 8.30 e abbiamo l’ufficio delle letture, meditazione silenziosa per mezz’ora e il "coroncino", che è una preghiera vocale tramandata da San Giuseppe Cottolengo, è una ripetizione di litanie, “Vergine Maria madre di Gesù, fateci santi”, è una invocazione a lui cara e che noi ripetiamo come la corona del Rosario; poi ci riuniamo comunitariamente per la richiesta del lavoro, la Madre dà un pensiero spirituale per la giornata; dalle 9.30 a mezzogiorno ciascuna ha il suo lavoro, alle 12.30 abbiamo l’ora media con l’Angelus e dopo pranziamo; tra l’una e le due, abbiamo una ora di ricreazione tra noi, perché il resto della giornata è tutto in silenzio; dalle 14 alle 14,30, abbiamo tempo libero; poi, fino alle 15.30 di nuovo lavoro; alle 15.30 andiamo in chiesa e abbiamo l’ora nona e il rosario, finiamo alle 16.15 e fino alle 18 di nuovo lavoro. Dalle 18 alle 19, lettura e meditazione personale, alle 19 il vespro, alle 19.30 la cena; e poi di nuovo ricreazione, fino alle 21; poi preghiamo la compieta e il riposo. E ancora preghiamo di notte, una notte alla settimana: dato che siamo 6 monasteri del Cottolengo, a Biella, in Africa, a Roma, a Torino nella Piccola Casa, nel monastero di Cavoretto, ogni monastero ha una notte di preghiera per mantenere la preghiera continua, la laus perennis cui il Cottolengo teneva tanto, la notte della domenica è divisa a fasce orarie tra i 6 monasteri, noi abbiamo il giovedì notte e una ora della domenica; anche durante il giorno c’è l’adorazione continua e ci alterniamo in chiesa anche durante i momenti di lavoro e ogni monastero fa così; anche le famiglie di vita attiva si alternano nella preghiera.

Suor Maria Luisa, vuole aggiungere qualcosa?

Facevo tante cose, prima di entrare in monastero, ma c’era una inquietudine in me, finché non ho avuto il coraggio di fermarmi e di dire perché? Nel momento in cui ho cominciato a farmi questa domanda… non dico che tutte le ricerche di Gesù portano al convento… della vita claustrale si vede spesso l’aspetto della rinuncia… ma io dico che quando uno è innamorato, non è costato alcuna rinuncia sposare quella persona, si è rinunciato a tutte le altre, ma chi ci pensa alla rinuncia in quel momento… tale è l’attrazione, la gioia di sapere che quella è la tua strada, il tuo tesoro… quando uno ha trovato la perla nel campo, per la perla deve rinunciare a comprare qualcosa d’altro, ma si è talmente contenti che, anche lì uno rinuncia a viaggiare, perché è chiuso qui dentro, ma è talmente la gioia… che la rinuncia non esiste e mi ricordo bene quanto mi piaceva viaggiare!

La prossima settimana scopriremo quali tesori hanno trovato...
Stay tuned con la Caccia al Tesoro!
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Trasfigurazione



"Maestro, è bello per noi stare qui" (Mc 9,2-13)




Sì, portaci in alto. Facci vivere nella tua vertigine. Dacci riposo. Curati della nostra stanchezza. Interrompi per un attimo il flusso del tempo, ogni cosa si fermi, perchè possiamo dimorare alla luce della tua presenza

Vogliamo ancora ascoltare la voce del Padre.

E' bello averti con noi!

venerdì 20 febbraio 2009

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Malattia e vocazione

In occasione dei 150 anni delle apparizioni della Madonna a Lourdes, i giovani e i seminaristi di Torino hanno partecipato al pellegrinaggio diocesano insieme a un gruppo di persone malate. Questa sera in seminario, a due mesi di distanza, ci troveremo con questi amici per confrontarci sui frutti di una simile esperienza.
E qualcuno tra di noi ci ha pensato un po' su.

Da Pellegrinaggio a Lourdes 5-8 dicembre 2008

Un giovane incontrando un uomo e la sua malattia può scoprire un tesoro nascosto (Mt 13,44) e un maestro di vita.
Il malato è un uomo che bussa alla sua porta, che lo sveglia dal sonno, che gli chiede di aprirsi a quel mondo che ha voluto lasciare fuori. La malattia e la sofferenza mettono in discussione la sua indifferenza. Il malato è un bussola che lo orienta verso Gesù, che è il punto di arrivo di ogni pellegrinare.
Il malato è la cartina geografica che indica il percorso da seguire per giungere alla destinazione che lo attende.

Il malato è, per un giovane, il segnale che gli indica che si trova nel luogo e nel tempo giusto per incontrare il Salvatore, che lo ha chiamato, ha saputo aspettarlo con pazienza e speranza e vuole finalmente abbracciarlo e condividere con lui il suo amore. Cristo entra in quella storia che sembra segnata da limiti insuperabili.
La malattia non chiede permesso, spesso arriva inaspettata, in un tempo in cui non si è preparati ad accoglierla sull’uscio della propria casa. Entra all’improvviso, si insedia, conquista i nostri spazi e pretende. Crea un dinamismo che spaventa, disorienta, disillude e abbatte. Il malato non può andare via, scappare lontano, trasferire completamente ad un'altra persona la sua sofferenza. Il giovane si trova così davanti ad un bivio, come i tanti che dovrà affrontare nella sua vita: accettare, accogliere, fare proprio il dolore che chiama oppure lasciarsi impressionare, provare disgusto e fuggire lontano nella speranza di non essere raggiunto.
Il malato costringe un giovane ad accorgersi dei propri limiti, mette in luce la sua piccolezza, lo fa scontrare con il suo ideale di onnipotenza. Gli ricorda la sua umanità e che esiste la parola “fine”.
Il malato è come uno specchio che gli permette di vedere chi è e quanto è malato anche lui.

La malattia è vocazione. Il malato chiama un giovane. Gli chiede di essere guardato, accarezzato, abbracciato, capito, semplicemente amato. Cerca un cuore disposto ad aprirsi al suo dolore, non per suscitare pietà. Cerca un fratello disposto a lasciarsi guidare in un cammino che non è fatto per essere percorso da soli.
Il malato guarda un giovane e cerca una speranza, un motivo per cui vale la pena andare avanti, la forza per pronunciare il proprio “si” alla vita.
Ma spesso è il giovane, prima di tutto, a trovare speranza nella fede e nella forza di quel malato.


Max
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Seguimi




"Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". (Mc 8,34-9,1)




Ci sono parole del Vangelo che ti lasciano improvvisamente nudo, senza fiato. Parole che - come lampo - ti fanno esclamare: "Com'è possibile?". Avverti lucidamente la "voracità" del Signore, che vuole tutto, che ti chiede di seguirlo senza tenere nulla per te.

Prendere o lasciare.
Cedergli o resisergli.

Che cosa ti dice la tua anima?

giovedì 19 febbraio 2009

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Quel grazie che non diciamo da troppo tempo

Tra messe, incontri, prediche, confessioni anche i preti hanno una mamma. Ogni domenica sera, se riesco, vado a trovare la mia. Ed è un ritorno a tante piccole cose importanti segno di delicatezza e di amore, a cominciare dal pigiama pulito messo sotto il cuscino.

L’altra sera, tornando in parrocchia, ho pensato a quanto poco dico grazie a mia madre, a quanto poco le ho detto grazie nella mia vita. Spesso diamo per scontato gesti di affetto e di amore proprio nei confronti dei nostri genitori, delle persone che abbiamo accanto da sempre e di più.

Questa volta la predica la faccio a me stesso, forse sono un po’ OT, off topic, perché questa non è tanto un’esperienza di un prete in parrocchia, come vorrebbe la mia rubrica su questo blog, tuttavia la parrocchia è anche un po’ questo: ti aiuta a pensare a tutto, anche a quel grazie che rimandi da troppo.
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Tu sei il Cristo




“E voi chi dite che io sia?”
(Mc 8,27-33)






Ci sono delle domande che cambiano la vita. Non sono interrogativi scolastici o semplici richieste di informazioni.
Ci sono domande che sono proposte. Come quando qualcuno ti chiede: "Vuoi sposarmi?".

State attenti a cosa risponderete.
Oggi Gesù ci fa una proposta.

mercoledì 18 febbraio 2009

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Realtà o immaginazione? Tutte e due!

Che cosa ne dici di scegliere un costume per la festa di carnevale?
(Silenzio con guardo interrogativo)
Potresti vestirti come Bob aggiustatutto, abbiamo già il caschetto, ti porti il martello e la chiave inglese della tua cassetta degli attrezzi e sei proprio lui!
(Silenzio pensoso)
Ho già preparato le stelle filanti, i dolci e le bibite, manca solo il costume…
Senti mamma, io non voglio vestirmi da Bob…
Ma perché no, giochi spesso a fare Bob, potrebbe essere divertente
Mamma, quando gioco a fare Bob, io faccio finta, non sono mica lui davvero!

Così mio figlio mi ha spiegato la differenza tra fare finta e rendere realtà una finzione: insomma posso giocare a fare finta, ma mamma, è come se mi avesse detto, non possiamo credere che la finzione sia reale, le cose finte non sono vere, è inutile metterci lì a provarci, tanto, vere non diventano. Per dire che il confine è netto: mio figlio, ma credo tutti i bambini, sanno bene che è divertente anche fare finta, ma non confondersi con la realtà.
La festa, giocare con gli altri, saranno le cose importanti; i costumi molto meno, quasi potrebbero non esserci, perché poi il gioco di fare finta funziona, anche senza travestimenti, da sempre, basta l’immaginazione. Allora buttiamoci anche noi educatori sull’immaginazione, stimoliamo le storie, l’inventiva, raccontiamo tante storie, dalle favole alla nostra infanzia, e guidiamoli a immaginare. Senza per forza metter loro un costume addosso.

E se proprio non volete rinunciare ai costumi... c’è sempre il cesto dei travestimenti: proponete a ogni genitore del bambino invitato alla festa di portare una cintura, un foulard, un cappello, un grembiule, un gilet e poi seguite la vostra fantasia… mettete tutto in un cestone e iniziate il gioco: "facciamo che ero…" e tirate fuori un oggetto, mettetelo e iniziate la storia! Un suggerimento per i più piccini, iniziate con "facciamo che eri…" e fategli pescare un oggetto (con molta disponibilità ai cambi!) e ascoltate la loro storia, suggerite (pochino!) solo nei passaggi difficili e via, ogni bambino tornerà a casa con un racconto tutto suo, da rifare sempre, anche da solo.

Carnevale passa, l’immaginazione, la fiducia di poter inventare possiamo donargliela e resta.
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A sua immagine




"Dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: "Vedi qualcosa?". (Mc 8,22-26)






Ci vuole molta intimità per toccare qualcuno con la propria saliva. Deve essere uno di famiglia. Uno che ha le mani in pasta nella tua vita (Gen 2,7). Uno che ti ha fatto a sua immagine, che vuole farti figlio.

Che tu lo "veda" o no, tu assomigli a Cristo.
Siete fratelli.

martedì 17 febbraio 2009

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Una Chiesa a colori

La scorsa settimana riflettevo sulla necessità di accogliere con gratitudine la nostra vita. Di prenderla sul serio, affrontando con coraggio anche le inevitabili fatiche. Di viverla a colori, affermando che il primo modo di testimoniare la nostra fede consiste proprio nell'amare la vita che Dio ci ha donato.

Ora provo a fare un passo avanti. Come vi sembra la Chiesa?
Proprio così: vi sentite accolti, protetti, amati dalla Chiesa, che ha per vocazione la missione di farsi compagna di ogni persona nel suo cammino? E che ne dite del popolo di Dio, lo trovate a colori?

La costituzione dogmatica Lumen Gentium dice che "il volto di Cristo si riflette sul volto della Chiesa" (n.1), ma non poche persone lamentano una certa distanza tra il messaggio del Signore e la testimonianza che ne danno quanti dicono di vivere nel suo nome. Soprattutto non apparirebbe negli ambienti ecclesiali il colore e il calore di Dio. Ma norme, censure e condanne. O più semplicemente "grigiore". Se provassimo a metterci dalla parte di chi non si trova accolto dalla Chiesa, che cosa potremmo imparare dalle critiche di alcuni? O più semplicemente, come possiamo interpretare l'assenza di molte persone che forse faticano a credere che dalle "nostre parti" ci sia vita?

Certo - a volte - possono essere formulati giudizi sommari sulla Chiesa. Si può rimanere bloccati su alcuni stereotipi. Basterebbe allora una piccola occasione di incontro per potersi conoscere sul serio e magari cominciare a piacersi.
Qualcosa del genere capita anche da noi in seminario. Molti immaginano che i nostri giovani conducano una vita pesante, triste, forse militaresca, assolutamente chiusa. Non poche persone, quando vengono a trovarci per la prima volta, si lasciano scappare, alla fine della visita, questo commento: "Non mi aspettavo che il Seminario fosse così! Immaginavo che tutto fosse più...scuro!".
Chissà perchè la gente sospetta che noi viviamo in una specie di penombra cronica?! Interessante, no? La luce e il colore sono due belle metafore per descrivere la realtà...
Noi ci stiamo provando: vorremo vivere in un seminario "a colori", vorremmo essere trasparenza della luce di Cristo. Ci sentiamo interpellati, in particolare, dalle parole di Giovanni Paolo II che, nella Novo Millenio Ineunte, affermava la necessità di "fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione" (n. 43).

A questo proposito mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza di Chiesa. Di che colore sono le vostre comunità parrocchiali o i gruppi di cui fate parte?
E chi sta al di fuori della Chiesa, che idea se ne è fatto?

Oggi intanto so che la Chiesa ha bisogno anche del mio colore per risplendere della sua bellezza.
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Ricordi?



"Avete il cuore indurito?" (Mc 8,14-21)





I discepoli si ostinano a non capire. Marco è l'evangelista che mette più in evidenza il loro disorientamento di fronte a Gesù. Di più: la loro mancanza di fede.

Hanno occhi, ma sono ciechi. Hanno orecchi, ma sono sordi.
E soprattutto non ricordano.

E se avessi anch'io un problema di memoria?
Che cosa mi sto dimenticando?

lunedì 16 febbraio 2009

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“Eccoci, io e i figli che tu mi hai dato!”

Dove eravamo rimasti? Sulla “mangiauomini”, vale a dire cercavamo come riuscire a vivere il rapporto con Dio tra le tentazioni dell’autosalvezza e della grazia a poco prezzo.


Come spesso accade nella nostra vita, per risolvere un problema non serve più di tanto incaponirsi, scervellarsi sui dati che abbiamo: non se ne esce. Spesso la cosa più utile è andare a farsi un giro, rilassarsi un po’ e poi tornare, ma con una nuova prospettiva. E in questo caso il nuovo punto di vista ce lo lasciamo fornire da Gesù stesso: è il punto di vista della relazione tra Padre e Figlio, nella quale possiamo collocarci anche noi, perché Gesù è venuto precisamente per farci partecipare alla sua vita di Figlio, a quel legame che dall’eternità lo unisce in comunione d’amore al Padre nello Spirito Santo.

Come guarda il Padre ai suoi figli? Sempre con amore, un amore gratuito e indistruttibile che non verrà mai meno, qualunque cosa succeda, in qualsiasi abisso si possa sprofondare. Ma, proprio perché è amore di Padre, è anche amore esigente che desidera che i figli si assumano le loro responsabilità, prendano in mano la loro vita, dispongano di sé e della propria libertà per il bene.

E come possono i figli guardare al Padre? Con la sicurezza di essere sempre guardati con amore, un amore gratuito e indistruttibile che non verrà mai meno, qualunque cosa succeda, in qualsiasi abisso si possa sprofondare. Ma, proprio perché sono figli che amano il loro Padre e sanno il suo desiderio per loro, anche con la consapevolezza autentica e gioiosa della loro responsabilità di prendere in mano la propria vita, disponendo liberamente di sé per il bene.

Ecco come percorrere serenamente la "mangiauomini". E come sarà bello allora quando Gesù, “che non si vergogna di chiamarci fratelli” (Eb 2,11) potrà presentarsi orgogliosamente (c’è anche un orgoglio buono) al Padre dicendogli “Eccoci, io e i figli che tu mi hai dato” (Eb 2,13)!
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Occhi aperti



"Perché questa generazione chiede un segno?"
(Mc 8,11-13)




Prima viene la fede, poi i miracoli.
Chi cerca fatti prodigiosi per credere non trova pane per i suoi denti.
Il problema non è domandare che Dio si metta all'opera, ma avere occhi nuovi per vedere tutto quello che sta compiendo.

Oggi, non chiedere un segno.
Domanda che sia guarita la tua cecità.

domenica 15 febbraio 2009

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VI Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

sabato 14 febbraio 2009

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Caccia al Tesoro con Amalia Gallo!







Caccia al Tesoro incontra...







Amalia Gallo, responsabile della comunità “Giovanni Gallo”, che ospita, dal 1996, ragazze madri e mamme in difficoltà.

Ci racconti come trovare il tesoro nel campo?

Il perche sono qui è abbastanza chiaro: c’era un progetto con Giovanni, di aprire il nostro cuore e la nostra casa là dove si vive. Giovanni diceva di cercare di essere missionari in mezzo alla gente che ti conosce, ti vede tutti i giorni. Quando è mancato lui, visto che non siamo riusciti a farlo insieme, mi sono detta: "la prima cosa è la disponibilità del cuore, aprire il cuore agli altri, accettare gli altri come persone e aprire la nostra casa…". Avevamo pensato qualcosa insieme, io dicevo: "tu fai, va bene, poi io ti seguo, tu organizza tutto...", poi le cose non sono andate così… e allora, come mamma, mi andava bene fare questo, perché poteva essere un aiuto ad altri bambini, ad altre mamme; mi sono detta, non facciamo grandi cose che non so se ne sono/sarei capace, faccio quello che so fare, la mamma e ho aperto la comunità nella nostra casa... Forse se ci fosse stato Giovanni si sarebbe fatto qualcosa d’altro…

Dopo un anno, a gennaio 1997, l’Opera Pia Cavalli ci ha offerto questa casa, che, però, era tutta da aggiustare; ci siamo chiesti, vediamo quanto costa la ristrutturazione, perché di soldi non ce ne erano tanti… e siamo andati da Xxxx, una ditta di costruzioni, che ci ha detto: per la comunità niente, offriamo noi. Il preventivo era quindi zero! E allora ci siamo detti "andiamo avanti" e adesso sono 13 anni a gennaio. Per me è stata un'esperienza magnifica, perché non mi è costato sacrificio, perché aprire casa mi dava di più, c’era qualcosa che era più importante, dare casa a chi non ha casa, mamme e bambini, e ho ricevuto la gioia di accogliere qualcuno a casa mia, nella semplicità di tutti i giorni. Cose grandi non sarei stata capace a farne, come mamma riuscivo a fare questo.

Allora il tuo tesoro è…

Tre pentole e un’asse da stiro! Questa è una cosa che mi ha colpito: dovevamo sistemare casa per una delle prime ragazze che era andata via dalla comunità, e all’inizio, le persone non ci conoscevano molto, non sapevano che potevamo avere bisogno di piccole cose. Stavo stirando e pensavo, per Xxxx ci servirebbero proprio una asse da stiro e tre pentole, quando mi hanno telefonato, ero sola in casa, una signora mi ha detto “Voi che aiutate le ragazze, avete mica bisogno di qualche pentola e di un'asse da stiro?” Le cose che stavo pensando in quel momento, lo ricorderò sempre, mi vengono i brividi, nessuno lo sapeva, solo io… ero anche io all’inizio di tutto, non sapevo bene come e a chi chiedere e quello che pensavo è arrivato… sono piccole cose, che però, da quando siamo partiti con questa avventura, accadono… per questo posso dire che la Comunità è il mio tesoro nel campo, insieme ai 43 volontari che mi aiutano, facendo i turni, tutti i giorni e tutte le notti.

Un consiglio per chi è ancora in ricerca…

Non dire mai "io non sono capace". Quando dovevo dire sì o no, se partire con la comunità, mi sono detta, ora che non c’è più Giovanni, io posso dire che non me la sento e basta, non fare nulla, nessuno mi obbligava ad aprire la comunità, avevo più che ragione, da punto di vista di tutti… non potevo però mentire a me stessa, non potevo dire non sono capace e mi sono detta di nuovo, ok, Giovanni non c’è, ma in realtà Giovanni è qui vicino a me, e poi di cosa devo avere paura? Questo è stato come il mio terzo sì a Giovanni: il primo con il matrimonio, il secondo con il diaconato, dopo 20 anni di matrimonio. Quando Giovanni ha iniziato il diaconato, non immaginavo che cosa sarebbe successo! Ne abbiamo parlato e mi sono fidata di lui, un po’come con il matrimonio, ci si sposa, si inizia e non si sa a che cosa si va incontro… però mi sono detta, non mi ha delusa nel matrimonio, mi ha convinta e abbiamo detto sì in Duomo insieme il giorno dell’ordinazione. E poi per la comunità, mi sono detta, non sono sola, tu ci sei -e Giovanni l’ho sempre sentito molto vicino su quello che siamo facendo- possiamo partire e siamo arrivati fin qui… Rifarei tutto; a volte mi sento stanca, ma pentita mai.

Un incoraggiamento nel credere nei nostri talenti e su chi ce li ha donati... e anche sul significato del vero amore!
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San Valentino





"Nel mio nome scacceranno i demoni"
(Mc 16,15-20)







Le letture di oggi sono legate alla Festa dei Santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa. Ma per tutti, proprio per tutti, oggi è San Valentino. Non c'è niente di più popolare dell'amore, al di là di ogni strumentalizzazione commerciale. E meno male!
Non possiamo che vivere di amore.

Un augurio affettuoso a tutte le coppie, a chi ha trovato la bellezza di Dio nel volto della persona amata. A chi ride. A chi soffre. A chi ancora sta cercando.

L'amore caccia i demoni. E' la nostra risposta al male.

venerdì 13 febbraio 2009

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Gesù, la nostra interfaccia

Venerdì scorso la comunità del seminario è tornata dalla settimana di esercizi spirituali a Susa e ora cerca di ripensare a quella intensa esperienza cercando di farne un bilancio. Ciascuno ne riprende i frutti spirituali e tenta di applicarli alla vita quotidiana, per poter affrontare la seconda parte dell’anno di seminario con slancio rinnovato e concreti propositi.

Personalmente, quello su cui ho meditato di più la scorsa settimana e che mi porto dietro è la rinnovata affermazione della centralità della persona di Gesù. Egli deve essere il centro, ma non solo: è anche l’orizzonte, lo sfondo su cui vedere tutto il resto, o ancora il filtro, la lente, l’obiettivo con cui fotografare persone e situazioni che incontriamo. Possiamo azzardare anche: Gesù è l’interfaccia, il programma operativo che deve guidare le nostre scelte, perché possiamo sempre più diventare “cristiformi”, sempre più simili a Lui.

Solo così la nostra umanità, pur con le sue debolezze e le sue ferite, potrà diventare davvero se stessa, realizzare pienamente la propria vocazione, perché assunta e redenta dallo stesso Verbo che è da sempre presso Dio e che è Dio. Insomma, con la persona di Gesù ciò che è umano non è più separabile da ciò che è divino e viceversa: questo è il punto che più mi affascina e mi commuove, mistero grande da contemplare.

Alberto
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Effatà!




"Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: "Apriti!". (Mc 7,31-37)




Apriti!
Dopo aver assistito alla guarigione del sordomuto, i testimoni non si trattennero dall'annunciare ciò che i loro occhi avevano visto.

Oggi tocca a te: vuoi raccontarci chi è per te Gesù?

giovedì 12 febbraio 2009

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Dialoghi nel Web 2.0

Navigare sul web, tra blogs e siti di quotidiani ti mette di fronte a ciò che pensa e provano molte persone, ache se solo quelle tecnolgicamente evolute, il popolo di Dio 2.0. Leggere mi aiuta a capire la mia gente. É un ascolto tutto particolare per me prete, un ascolto discreto che mi fa pensoso.

Spesso incontro una marea nera di bugie, odio, falsità o semplici ingenuità su tutto ciò che è fede, Chiesa, preti, Dio. Il luogo comune diventa in fretta comune virtuale, qualche volta anche un rigurgito di odio gratuito ed ignorante – nel senso che non conosce ciò di cui parla e mi domando se gli interessa conoscerlo. Dall’altra parte leggo tante risposte non meno acide, non meno barricadere che comprendo - pur non condividendo in toni - perché in diverse occasioni ho avuto la tentazione di rispondere a tono.

Come vincere questa tentazione, come dialogare al posto di azzuffarsi in punta di bit?

Esco dal virtuale, incontro il reale, per essere, al ritorno, un po’ più virtuoso, un po’ meno presupponente, un po’ più umano, un po’ più vero.

Penso alla signora F. vedova da qualche mese, dopo anni passati ad accudire un marito sempre malato di mille malattie diverse, il ‘’suo ragazzo’’ così come ancora lo chiama – già di ottanta anni ed oltre. Grazie signor parroco mi dice quando la vado a trovare, ho provato a farle capire che non sono il parroco, ma solo un vicario... niente da fare, grassie signor parroco mi dice in veneto/piemontese. La signora F., una donna che ha bisogno di essere ascoltata, amata, capita, consolata. Il popolo di Dio 3.0.
Vado da lei, lascio il web e le sue grida. Vado da lei, perchè sono un prete, un prete che prova ad esserlo davvero.

Le grida di alcuni blogs diventano piccole piccole, c’è la signora F., grassie signor parroco....
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Vita da cani



“Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”. (Mc 7,24-30)



Non arrenderti di fronte a nulla: neanche il silenzio di Dio può fermarti.
Non lasciarti frenare dalla tua storia: anche una donna pagana strappa una grazia a Gesù.
Cerca con ostinazione ciò di cui hai bisogno: una "briciola" può cambiarti la vita.

Lui è davanti a te: che cosa gli vuoi chiedere?

mercoledì 11 febbraio 2009

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Senza un attimo di respiro?

Mamma, dov’è il piccone dei lego?
Ma io veramente, dico, rientrando a casa, posando la borsa e sbottonandomi la giacca…
Mamma, guarda il disegno che ho fatto con il mio compagno!
Carino, me lo fai vedere dopo che mi sono tolta le scarpe?
Mamma, non lo trovo il piccone, mi aiuti?
Ah, già giusto il piccone, hai già guardato nella scatola blu? Dico, mentre apro il frigorifero alla ricerca di commestibili…
Mamma, mi dai un pezzo di salsiccia come antipastino?
Eh sì, cioè volevo dire no, pensavo giusto a quello come cena
Mamma, il piccone qui non c'è!!!
Li guardo tutti e due: che ne dite se invece di fare tutte queste cose, ci facciamo le coccoline sul divano? Dopo cercheremo il piccone, guarderò il disegno e cucinerò cena, mentre voi riordinate. Adesso però coccoline per tutti!

Quante volte noi genitori, noi educatori siamo incalzati dalla quotidianità, dagli impegni, dalle incombenze pratiche, che non si possono non fare? Spesso. Possiamo però tirare il fiato.
Fermarci un attimo, 5 minuti e guardarci attorno: prima delle ultime fondamentali decorazioni per il carro di carnevale dell’oratorio, ci sono i bambini che partecipano alla sfilata, che hanno bisogno di allegria e incoraggiamento; prima della lezione di catechismo per i cresimandi, c’è che i cresimandi sono adolescenti con cui stabilire ponti e legami, altrimenti la lezione viaggerà verso il vuoto; prima della cenetta ben apparacchiata, troviamo a casa bambini che vogliono condividere il loro mondo con noi.

Ci sono cose che non si possono non fare; magari, persi, buttati via quei 5 minuti di coccoline, la cena non sarà così “da prova del cuoco”, il carro non potrà concorrere per la sfilata di Viareggio… ma i bambini, i ragazzi, lo sapranno, la cosa più importante, è che, prima di tutte le cose improrogabili , ci siamo noi, la nostra relazione, il nostro affetto reciproco. E che solo da questo prendono senso tutte le altre cose, anche quelle improrogabili...

Tiriamo il fiato per dare più respiro alle nostre vite: ce lo meritiamo noi, se lo meritano i bambini!
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La bestia nel cuore


"Dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornificazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza". (Mc 7,14-23)


Alcuni anni fa uscirono un libro ed un film di Cristina Comencini, "La bestia nel cuore".
Una tesi molto semplice: dentro di me può abitare un mostro. Terribile, no?
Un maestro spirituale della tradizione ortodossa, Teofane il Recluso, dice di guardare le intenzioni cattive in faccia, di non spaventarsi, ma di far uscire il "drago" che sonnecchia apparentemente tranquillo. E' bene svegliare la bestia e cacciarla a pedate dalla caverna del nostro cuore, senza aspettare che cresca troppo. Bisogna essere spietati quando è ancora piccola.

E se c'è bisogno, farsi aiutare...

martedì 10 febbraio 2009

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Una vita a colori

Che cosa vuol dire essere cristiani? Tante cose, ma la prima che mi sento di esprimere oggi è questa: abbiamo il dovere di amare la vita. Abbiamo l'onere e l'onore di esserci, di esistere, di occupare la scena di questo mondo. E' un privilegio che non ci siamo scelti ma che nasce dall'iniziativa di Dio. Il Padre mi ha cercato e mi ha voluto. Eccomi qui. Tocca a me!

Qualche tempo fa, un'amica suora mi spiegava quali fossero i criteri che la guidavano nel discernimento vocazionale. Nella sua esperienza, avendo incontrato molte donne, si è fatta questa idea: un segno positivo di vocazione consiste nell'essere contenti della vita, nell'essere persone serene, capaci di ringraziare. E la preghiera? E la fede? E il proprio cammino spirituale? E le qualità umane e affettive? Figuriamoci, cose importanti, ma prima di tutto essere contenti di vivere. Amare la propria vita e amare la vita delle altre persone. Questo non vuol dire non essersi misurati con la fatica, la tristezza o i fallimenti. Ogni persona seria deve affrontare la sua croce. Ma la forza per reagire alle difficoltà nasce proprio dal legame ostinato con la vita, che poi è semplicemente...tutto ciò che abbiamo.

A un certo punto la mia amica suora mi guarda e mi dice: "Scusa Mario, ma se uno non ama la vita, può veramente amare Dio?"

Questa domanda oggi la giro a voi.
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Non sei migliore degli altri



“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me" (Mc 7,1-13)



Ipocrita. E' forse il giudizio che più ci ferisce. Non ci costa molto ammettere che sbagliamo. Ma qui c'è qualcosa di più: vogliamo sembrare giusti, vogliamo sembrare buoni. Eppure sappiamo di non esserlo.

Una volta un prete mi disse: "Molti ce l'hanno con i credenti-non-praticanti. Ma le persone veramente da temere sono i praticanti-non-credenti".

Se so riconoscere le mie incoerenze, sto già combattendo l'ipocrisia.

lunedì 9 febbraio 2009

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Camminare sulla "mangiauomini"

“Non si corre il rischio di “sedersi” pensando che saremo comunque giustificati?” E’ questa la domanda che poneva Isabella nel suo commento all’ultimo mio post sulla giustificazione.

Mentre la leggevo mi è venuta in mente la mangiauomini. Per chi non fosse esperto di montagna si tratta di una sottile cresta che unisce le cime dei due Lyskamm (Occidentale 4481 mt ed Orientale 4527 mt) nel gruppo del monte Rosa ed è tristemente chiamata così perché purtroppo molti alpinisti vi sono morti nel tentativo di percorrerla.

Mi pare che anche il nostro rapporto con Dio debba passare per una sottile cresta tra due baratri. Da una parte il rischio è di cadere nella autosalvezza, su cui ci siamo già fermati a lungo nei post precedenti. Salvarsi da sé, con la legge, con le buone opere, con il successo, con il potere, con il denaro e così via. E sappiamo quanto questo baratro sia pericoloso.

Ma c’è anche un altro baratro, altrettanto pericoloso, anche se forse oggi facciamo un po’ più di fatica a inquadrarlo nel nostro campo visivo e metterlo a fuoco. E mi pare che proprio questo sia il rischio che sottolineava Isabella. Oggi (e giustamente, guai a tornare indietro!) siamo abituati a pensare Dio nella linea della misericordia, della bontà, della grazia. Ma anche qui ci può essere un pericolo: fare di questa grazia una grazia a poco prezzo, come diceva Bonhoeffer. L’immagine di un Dio che accoglie tutto, a cui va bene tutto, che tollera tutto, non è forse indegna del nostro Dio? Non sarebbe fare di Dio il completamente indifferente, vale a dire colui che non fa nessuna differenza? Ma è proprio vero che Dio non fa differenza tra il bene e il male, tra l’odio e l’amore, tra la vittima e il carnefice, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è?

E questa indifferenza sovrana non sarebbe indegna anche dell’uomo? La sua libertà, le sue azioni, il suo stesso amore non avrebbero alcun valore? E la responsabilità dove va a finire? In questo modo non si fa alla fine di Dio o un bonaccione ingenuo o un apatico indifferente e dell’uomo un bambino immaturo e irresponsabile incapace di assumersi qualsiasi responsabilità?

Come muoverci tra questi due baratri e percorrere serenamente la mangiauomini?
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Tocca pure!





"Lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello" (Mc 6,53-56)





Uzzà morì per aver toccato l'Arca dell'Alleanza (2Sam 6,7), anche se mosso da buona intenzione. Ma terribile era la potenza di Dio e incolmabile la distanza tra la sua santità e il limite dell'uomo.

Gesù ha annientato questa distanza, per darci appuntamento nella storia.
Gesù non è geloso della sua natura divina (Fil 2,2), nè della sua santità.

Gesù è geloso di noi.

domenica 8 febbraio 2009

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5a Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.


sabato 7 febbraio 2009

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Caccia al Tesoro con... don Enrico Dal Covolo!



Caccia al Tesoro incontra… don Enrico Dal Covolo, Postulatore delle Cause dei Santi della famiglia salesiana.


Qual è il suo tesoro nel campo?

La mia chiamata l’ho sentita fortissima nel contatto con questo straordinario centro di Arese, che era il riformatorio di Milano e che i salesiani hanno trasformato in una casa di rieducazione modello.
Ricordo molto bene un ragazzo, Bruno… che oggi è sposato, padre di famiglia, con due figlie… Porto sempre con me questo verbale di un brigadiere dei carabinieri, che è il documento con cui Bruno è stato poi condotto ad Arese; ormai è molto consumato e dovrò in qualche modo ricomporlo, un verbale che nel suo linguaggio burocratico nasconde non poche tragedie: ci racconta che Bruno ha 11 fratelli, dormono in 2 stanze tutti insieme, e che il padre è ammalato di silicosi; Bruno ha già al suo attivo più di venti piccoli furti e viene arrestato la notte di Natale per aver infranto la vetrina di una panetteria e mangiato quasi 4 chili di panettone… questo ragazzo me lo ha indicato il direttore di Arese mentre stava giocando a calcio e mi dice “vedi quel ragazzo lì come gioca?” Sì certo che lo vedo, “eh, ma sapessi la sua storia”, e mi ha fatto vedere questa denuncia e quello mi ha dato una impressione decisiva; accanto a questo episodio, c’è ne è stato un altro, sempre lì ad Arese: la statua della Madonna, a cui piedi è scritta una frase “Senza una mamma, la vita non ha scopo” ; mi hanno raccontato che la frase era stata trovata scritta da un ragazzino con le unghie sul muro, nelle cosiddette celle di contenzione; questo ragazzino, che, come molti lì, non aveva conosciuto i genitori, aveva lasciato scritto così. Da qui si vede quanto è importante per il recupero educativo pieno e per la via della santità, l’amorevolezza.

Come postulatore delle cause dei santi della famiglia salesiana, qual è l'ultimo tesoro che ha trovato?

Come forse lei sa, sono anche postulatore della causa di Giovanni Paolo I: al termine dell’inchiesta diocesana sembrava che avessimo vagliato tutti i documenti possibili… e invece proprio l’altra settimana, mi è giunta una nuova testimonianza, che certamente allegherò agli atti, di uno degli ultimissimi testimoni che lo hanno incontrato a poche ora di distanza dalla sua morte ed è una testimonianza che conferma la santità delle virtù eroiche di Albino Luciani. Ecco queste sono esperienze che incoraggiano e scaldano il cuore.

In questo senso le vite dei santi sono occasioni di incontro con i tesori: queste letture possono davvero riscattare la teologia che tende a separarsi dalla vita comune, dai rischi di una eccessiva astrazione, e realizza così il suicidio stesso della teologia; partendo invece dai fatti, riflettendoci e ragionando, non separando la mistica dalla ragione, la teologia diventa la vera espressione della grande tradizione della Chiesa.

Per iniziare la nostra caccia, scoprire qualche fatto della vita del santo di cui portiamo il nome… potrebbe essere decisamente sorprendente!
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Riposare in Te




"Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore" (Mc 6,30-34)






Se so di vivere sotto il tuo sguardo, la confusione e l'incertezza che mi abitano cessano di aggredirmi indisturbati.
Se nei tuoi occhi carichi di compassione, si sono accampati i poveri e i diseredati di questa terra, posso credere che nessuno è veramente solo.

Se i tuoi discepoli...se noi oggi (!) accogliamo il dono di poter amare, allora non avremo riposo finchè ogni creatura non ne abbia trovato in Te.

venerdì 6 febbraio 2009

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L'estrema illusione

Cari amici, continuiamo il nostro cammino sul tema della giustificazione.

"Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo" (Rm 5,1): questa parola di Paolo è veramente consolante e liberante. Siamo stati giustificati, dunque non abbiamo più bisogno di cercarci giustificazioni davanti a nessuno.

Quanti sforzi, quante energie, quanta disperazione, quanti tentativi di giustificarci, di essere a posto davanti a Dio: tutto questo spazzato via; Gesù ci ha giustificati e noi possiamo vivere in pace con Dio, liberi e sereni.

Ma il discorso sulla giustificazione possiamo anche intenderlo come un caso particolare, riguardante soprattutto gli uomini religiosi, di quel tentativo disperato che invece ci accomuna tutti: assicurare la nostra vita. Sì, in fin dei conti sappiamo di essere fragili, sappiamo che la nostra vita è appesa a un filo, sappiamo di avere bisogno di salvezza, di qualcosa cioè che ci assicuri, che dia consistenza alla nostra esistenza, alle nostre relazioni, che ci consenta di uscire dalle sabbie mobili, dai campi minati di cui sono costellate le nostre vite,da quella morte che incombe minacciosa fin dai primi giorni del nostro essere al mondo.

Ma noi tentiamo sempre di salvarci sa soli, di assicurarci da noi stessi, di essere autosufficienti. Provate però a pensare di essere immersi fino alla vita nelle sabbie mobili e a tirarvi fuori appoggiandovi a voi stessi. Non è semplice, vero? Eppure molto di quello che facciamo è esattamente questo tentativo disperato di salvarci da soli. Soldi, piacere, salute, correttezza morale, osservanza religiosa, potere, successo, bellezza, violenza: sono solo alcuni dei tanti nomi che possiamo dare a questa nostra suprema e perversa illusione: essere autosufficienti, assicurarci da noi stessi a noi stessi. Ma quanta solitudine e quanta tristezza e quanta disperazione in tutto ciò.

Perchè? Perchè tutto questo? Per orgoglio? Per essere, come diceva una vecchia pubblicità, "l'uomo che non deve chiedere mai"? Oppure forse per paura? Paura che non ci sia nessuno là fuori? o nessuno che possa pensare che valga la pena venire a salvarci?

C'è qualcuno là fuori? C'è qualcuno a cui io interesso? C'è qualcuno che è disponibile ad aiutarmi? Ma se qualcuno viene ad aiutarmi, che cosa vorrà poi in cambio, che cosa pretenderà da me? Forse, è meglio che me ne stia qui a morire da solo ... Non cederò, non chiederò aiuto, nessuno potrà vantarsi dicendo: "ha avuto bisogno di me e l'ho aiutato.
7

Delirio di onnipotenza



“Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò” (Mc 6,14-29)




Erode, il re nano, che cade di fronte alla danza di Erodiade, crede di esprimere con questa frase la sua (onni)potenza. Ma questo è il parlare di un uomo debole.
A volte per imprudenza anche un genitore può usare la stessa espressione. Ma questa ancora è debolezza.

Che tentazione poi pensare, da figli viziati, che Dio debba rivolgersi a noi con questo atteggiamento. Eppure capita...

giovedì 5 febbraio 2009

17

Cricche

Esiste un sottile confine tra far parte di un gruppo di amici e far parte di una cricca. Un confine che da prete è semplice attraversare. Il gruppo di amici, se tali sono davvero, dovrebbe essere aperto al nuovo, a colui che arriva, alle fatiche degli uni e degli altri.

Un gruppo di amici è calore, presenza, gioia, ti fa crescere e migliorare. Ti sostiene, ma non ha paura di farti notare quello che non va, perchè ti vuole bene. La cricca ne è la caricatura. É una forma di difesa, ti sembra dare identità, ma in realtà ti sfigura in ciò che hai di più importante. La cricca ti ti droga esaltandoti comunque, anche in ciò che dovrebbe essere eliminato, è chiusa e chiudente, ha regole ferree basate sulla paura e sull’umilazione di chi non ne fa parte.

Per un prete, dicevo, è facile fare il passo. Perchè la cricca ti viene sempre dietro, ti usa e questo forse ti piace. La cricca approva tutto, ti applaude, ti restituisce un’immagine forte di te e di quello che stai facendo. La cricca ti fa un idolo e ben presto smetti di parlere di Lui perchè devi parlare di te, o di coloro che fanno parte della cricca. Se vedete che il vostro prete sta mettendo su una cricca, se ne fate anche parte, con delicatezza diteglielo: gli farete un grande favore perchè gli restituirete il senso di chi egli è, di cosa deve fare, del per chi deve farlo. Gli restituirete Gesù buon pastore, ed una fetta di Paradiso.
4

La solitudine dei numeri primi




"Gesù chiamò i dodici ed incominciò a mandarli a due a due" (Mc 6,7-13)





Non basta che annuncino il Regno con enfasi, che pongano segni miracolosi o che compiano guarigioni inattese. La gente potrà "misurare" i dodici e la sincerità delle loro intenzioni solo dal loro stile di vita. Per questo Gesù raccomanda loro la sobrietà, volendo che prevalga la potenza nuda della grazia. Per questo li manda a due a due, perchè la loro testimonianza (anche di amicizia) riveli il comune legame a Cristo.


Un po' partigianamente aggiungo: nessuno ha bisogno di preti individualisti...

mercoledì 4 febbraio 2009

4

La cattivissima... Maga Magò!

Mamma, è vero che Maga Magò è cattiva?
Eh, sì è proprio cattiva, pensa che odia perfino i fiori, solo perché sono belli, e fa appassire le piante appena le tocca.

Mio figlio però, poco interessato alle mie divagazioni botaniche, stava seguendo un altro pensiero.
Eeh, chissà che cosa le hanno fatto i suoi genitori per farla diventare così cattiva…
Spiegati meglio, ho pensato, guardandolo… prima di iniziare a preoccuparmi!
Sì, mamma, (con il tono “secondo me è andata proprio così”), i suoi genitori le avranno detto che era cattiva, lei si è convinta e poi ha continuato ed è diventata mooolto cattiva, vero?
Beh, non so che tipi fossero i genitori di Maga Magò (e adesso come continuo?); in ogni caso è vero quello che dici, le opinioni dei genitori sui figli possono essere fin troppo ingombranti…
Che cosa sono le opinioni?
Quello che penso su di te e poi te lo dico, magari mi sbaglio, però per te è importante
E che cosa pensi di Maga Magò?
Che è davvero molto cattiva…
Sì, ma può diventare buona?
Non lo so (aiuto, dov’è il manuale per genitori quando serve?), dovrebbe volerlo lei, di smettere di essere cattiva
Come il mio compagno che quest’anno ha smesso di picchiare?
Più o meno…

Tramortita io da questo scambio di domande, rassicurato lui, mio figlio, che ha ripreso poi a giocare, mi sono chiesta come doveva essere la mamma di Maga Magò, giusto per non correre il rischio di somigliarle!

Ci ho ripensato sopra per un po’: le opinioni e i giudizi che diamo come educatori rischiano di essere davvero ingombranti dentro l’animo di un bambino, quindi meno opinioni, più spiegazioni. Se un bambino, un ragazzo, commette un errore, spieghiamo ben che cosa è successo, le conseguenze e come evitarlo; senza però metterci l’intenzione del male, che probabilmente non c’è… Se quell’errore ci fa arrabbiare, allora tocca qualcosa di profondo che c’è in noi: partiamo da qui, per cercare di comprendere.

E poi davvero anche Maga Magò può diventare buona, se lo vuole! E, come per il compagno di classe di mio figlio, rafforzare il comportamento positivo, sottolineandone tutto il bene che ne viene (i tuoi compagni ti cercano, ti lasciano usare i loro giochi…).
A noi educatori il compito di stimolare il voler essere buoni, non per la ricompensa, ma per essere felici.
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Cristo fratello



“Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” (Mc 6,1-6)



Che cosa avrà provato Gesù di fronte all'incredulità dei suoi a Nazaret? Se provassimo a entrare nel suo sgomento, sentiremmo il dolore di un fratello che si sente respinto dai suoi, mentre viene a offrire la familiarità di Dio.

Una fede fondata sulla familiarità può essere più destabilizzante di un culto che fa della distanza e della paura la sua forza.

Il Vangelo non mi offre semplicemente "una" parola di Dio, ma il Cristo fratello che mi parla.

martedì 3 febbraio 2009

5

Conversioni al telefono

Vi è capitato certamente che vi telefonassero per l’ennesima offerta commerciale, di solito io chiudo la conversazione molto in fretta, con un minimo di garbo pensando che chi fa queste telefonate passi il tempo a sentirsi preso a male parole.

Questa volta, all’ultima telefonata, ho dedicato un po’ di tempo in più. Ed ecco che il Signore mi sorprende ancora una volta. Non so per quale ragione dico alla ragazza al telefono, accento del sud d’Italia, che sono un prete e che anche volendo non riuscirei a star dietro ad offerte ed offertine. Inaspettatamente lei si ferma, si mette a piangere e me lo dice.

Ieri ha telefonato ad una suora, oggi a me, che il Signore, azzarda, mi stia dicendo qualche cosa?

Le dico di sì, che il Signore le vuole bene e si fa uomo anche per lei, per la sua storia, per la sua vita, che se anche – come mi dice – si è allontanata dalla Chiesa, Dio non si è allontanato da lei. Mi chiede una preghiera, si sente che è un po’ in imbarazzo, le propongo di farla insieme, lei ascolta, io prego al telefonino un’Ave Maria per lei e per tutto quanto le sta a cuore.

Oggi la porto nella Messa che celebro, concludo.

Arrivederci Padre, lei mi dice, e grazie.

Grazie a te sorella senza volto ma dalla voce rotta dalla commozione per una chiamata inaspettata del Signore, proprio là dove lavori e vivi e preghi.

L’incarnazione è anche questo, la manifestazione di Gesù nel nostro quotidiano, eccezionale ordinario.
4

Talità kum



“Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”
(Mc 5,21-43)




Non solo gli scribi o i farisei, non solo i sacerdoti o le autorità politiche. Gesù deve spesso affontare anche la molle ostilità della folla. Una resistenza che oscilla tra l'adorazione e l'incredulità, la ricerca del miracoloso e la facile derisione.

Credere è un dono. Ma c'è chi può rallentare o appesantire di sospetti la nostra fede.

Una donna e una bambina sono ricreate dall'amore di Gesù.
Che tu possa riceverne coraggio!

lunedì 2 febbraio 2009

1

Presentazione di Gesù al tempio




"Egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio". (Lc 2,22-40)





Il vecchio Simeone attendeva da sempre questo incontro. La profetessa Anna consumava le sue giornate nell'attesa. Il popolo di Israele era proteso verso l'avvento del Messia.
Per chi l'ha riconsciuto, quel figlio d'uomo è strumento di salvezza.
No, anzi. Gesù è salvatore anche di chi non crede.

Ma tu, oggi, esulti per questo bimbo che ci è stato dato?