martedì 31 marzo 2009

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Se ti dico castità...

Lo ammetto! E' molto più facile scrivere un post sulla pornografia che uno sulla castità. Cioè, è più facile raccontare quali siano i rischi e le fatiche di una sessualità sregolata piuttosto che dire quali splendidi “rischi” si possano accogliere nella propria vita scegliendo la castità, che non è un bavaglio all'amore ma la sua potente realizzazione. Il concetto che più spesso viene associato alla castità è “astinenza”, in molti poi rilevano la tendenza cattolica a colpevolizzare, censurare e vedere peccati ovunque!

Vi propongo una rete di parole: godere, piacere, passione, sensualità, affetti, calore, complicità...Ma lo sapete che una persona che cammina sulla strada della castità non rinuncia a questo vocabolario, anzi è lì che vuole arrivare, a un amore che sia vita, forza, comunione? Si può essere casti...per passione! Fare della sessualità il terreno dell'incontro e della comunione.
La castità non è un'insieme di regole o divieti, ma fare dell'amore per l'altro la regola che decide della propria vita. Nella scelta dell'amore di coppia, così come nella scelta del celibato per il Regno.

Che cosa c'entra il celibato?! Dopo il post sulla pornografia, alcuni di voi mi hanno contattato via mail (grazie!), scrivendo cose di questo tipo:
"Che cosa ne sanno i preti di queste cose?"

Anzi, alcuni fanno capire che i celibi nella Chiesa sembrano proprio degli alieni:
"è innaturale che una persona scelga di non avere rapporti sessuali, è una scelta anormale, getta nella solitudine, espone a molti rischi."

Amici, qui in seminario ci stiamo provando: abbiamo scoperto che il Signore ci affidava nella vocazione un dono e un compito. E' la stessa vicenda delle coppie che hanno messo al centro del loro amore il rapporto personale con Cristo
Ma c'è una domanda che mi stuzzica:
Credete che un giovane “normale” oggi possa decidere con libertà e serenità di consacrare la sua vita al Signore e ai fratelli nel celibato? Che una persona possa amare proprio così?

Perché il vero peccato alla fine è questo: non amare.

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Si vive di domande




"Tu chi sei?" (Gv 8,21-30)






Quando leggi di Lui,
quando ascolti le sue parole,
quando scopri che qualcuno ne ha fatto il senso della sua vita,
sorge in te una domanda?

Chi è Gesù per te?

lunedì 30 marzo 2009

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Madre, ho imparato l'amore

In un post di qualche settimana fa abbiamo visto la trasformazione dell’indemoniato geraseno. Quest’uomo, furioso, preda di una rabbia cieca e incontenibile, dopo l’incontro Gesù poteva essere restituito ai suoi vestito e sano di mente. Ma il vangelo è ricco di altre trasformazioni di questo genere.

Una particolarmente suggestiva è quella di uno dei due ladroni crocifissi con Gesù. È quello conosciuto come il buon ladrone, che buono non era, né più né meno del suo disgraziato compagno. Anche Tito, così lo chiamano i vangeli apocrifi, doveva avere parecchie cose sulla coscienza e anche lui, come ci dicono i vangeli di Matteo e di Marco, insultava Gesù. Perché? Perché era pieno di rabbia e in quel momento l’unico su cui poteva vomitarla era l’unico ancora più miserabile di lui, Gesù. Ma a poco a poco Tito si accorge di qualcosa di strano. L’odio che riversa su Gesù non gli torna indietro, i suoi insulti non vengono ricambiati con altri insulti, il suo sguardo pieno di violenza incontra uno sguardo in cui di violenza non c’è traccia alcuna. E allora inizia la trasformazione. L’odio perde la sua forza, la violenza si smorza, gli insulti tacciono, e dal cuore di Tito riemerge qualcosa che era stato nascosto da molto, troppo tempo, qualcosa che forse sembrava definitivamente perduto, qualcosa che nessuno pareva essere in grado di poter dissotterrare. Sì, dal cuore del ladrone sgorga un desiderio di speranza, di tenerezza, di comunione, di pace, un desiderio d’amore. E al cuore fanno eco le parole, che ci riporta il vangelo di Luca: “Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno”. Una delle più straordinarie preghiere di tutto il vangelo.

La trasformazione “impossibile” si è compiuta. Lo ha colto in modo splendido De Andrè ne “Il testamento di Tito”, quando mette in bocca al ladrone queste parole, rivolte a sua madre, immaginata anche lei con Maria ai piedi della croce.
“Io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore;
nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.
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Kyrie eleison!




"Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra"
(Gv 8,1-11)





Sei un peccatore.
Per questo non hai il diritto di condannare nessuno.

Neanche te stesso.

Getta la pietra dalla tua mano!

domenica 29 marzo 2009

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In Via Po

Toc-toc!

Hei! è tardi…sono le due e un quarto!

Scendo subito!

Scena tipica. Ci si chiama, ci si aspetta, si raccolgono tutte le possibili motivazioni positive e si parte. Direzione Facoltà teologica. Giù per la grande scalinata, si varca il cancello ed eccoci in pieno centro…piazza Vittorio è lì, via Po si presenta come un continuo flusso di gente che si muove, guardando di corsa una vetrina o una bancarella…e noi? E noi camminiamo lì, con tutti gli altri, forse solo un po’ più calmi. E ti senti, più del solito, un vero “animale sociale”.
D’altronde anche a te capita di muoverti sotto i portici, di fermarti davanti a quel mendicante chiedendoti se sia il caso di lasciargli una moneta, di sorridere al bambino che mangia un gelato con i “baffi” di cioccolato, di sostare a guardare quel bel maglione blu cercando di indovinarne il prezzo…

Sai, si vedono tante cose in via Po…ma sono i volti che fanno diventare “due passi” un tratto di cammino. Un'esperienza interessante! Quando ti trovi ormai alla meta ripensi ai volti che hai incontrato e torni con la mente a quei passi. Potremmo in effetti andare a scuola con altri mezzi (autobus, macchina o bici), ma vuoi sapere perché ci piace andare a piedi? Perché se fai attenzione ti accorgerai che, incrociando il tuo sguardo con quello dell'altro che ti passa accanto, tu in qualche modo lo incontri, ti lasci provocare dal suo volto, entri in contatto con la vita. Non sembra anche a te? Chissà, potremmo parlarne la prossima volta, quando ci incontriamo “in via Po”!

Buona domenica!

Carlo ed Enrico

sabato 28 marzo 2009

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V Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.


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Caccia al Tesoro con... Benedetta Rinaldi!





Caccia al tesoro incontra Benedetta Rinaldi






Qual è il tuo tesoro nel campo?

Il mio campo di azione è direi figurato: il rapporto con le altre persone, con gli altri individui. Può sembrare generale, ma poi tocca tutti gli ambiti, in amore, in amicizia, in famiglia, è sempre una sfida cercare il tesoro e secondo me si trova il proprio tesoro in relazione con gli altri e il tesoro degli altri in relazione con te… e devo dire che il tesoro sono le sorprese dei sentimenti più buoni, più profondi dell’altro, che magari sono in profondità nell’animo e solo con un rapporto si incontrano.

Tutti quanti sperimentiamo una cattiveria diffusa nei gesti, nel mondo del lavoro, quantomeno una certa asetticità: ecco, quando non prendi il macroproblema, il lavoro tutto insieme, ma ti fermi alla persona e riesci ad approfondire il perché, quello ti dà ricchezza. Nelle tante sorprese della vita, io esco ogni giorno e mi dico “vediamo che mi succede oggi”: mi rendo conto che, se le brutte sorprese spesso ti vengono incontro, quelle belle vanno cercate, scavate in profondità.
E mi dico anche,vediamo quanto resisto alla cosa brutta, vediamo quanto mi entusiasmo davanti alla cosa bella… perché dobbiamo vivere con gli altri! Stare bene da soli è un alibi, tenere più persone possibile lontane dal proprio recinto rende aridi alla fine, val la pena magari prendersi qualche schiaffo in più, una delusione, piuttosto che stare solo per stare sicuro.

Come lo hai trovato?

Il metro delle cose giuste non è dato dalla razionalità, proprio perché mi sono accorta che ragionando sulle cose ci capisci comunque poco e poi perché il mondo è più complesso di quanto tu possa capire… però quando arriva una cosa semplice che ti spiazza per la sua forza, che ti scalda il cuore…
Faccio un esempio, nelle interviste che ho fatto ho incontrato molte persone, che hanno scoperto il loro tesoro, lo senti nel cuore quando ti guardano, in certi sorrisi… Il lavoro che ho fatto, la fatica, valgono la pena per questo sorriso, un calore così non te lo dà un ragionamento, è come raggiungere l’altro nel profondo. Mi sembra che questo sia il metro per valutare come è andato il lavoro più che per un bel ragionamento razionale che mi dice se ho fatto tutto bene o no.
L’ultimo collegamento che ho fatto per la trasmissione “A sua immagine” era da Loppiano, la città di Chiara Lubich: ho trovato lì ad aspettarmi persone con sguardo sereno, ho lavorato con loro tutta la giornata e, a fine collegamento, mi hanno salutata facendomi capire che mi avevano accolta non come giornalista ma per come sono io… quelle frasi di saluto per me sono state il bottino della giornata; non il collegamento, anche se ben fatto! Dopo alcuni giorni, mi hanno scritto mandandomi una fotografia di un bambino, che durante il collegamento, (in diretta e io ero parecchio in fibrillazione), aveva raccolto una margherita per me e me l’aveva portata… La foto mi ha intenerito moltissimo; durante un collegamento, in genere, l’attenzione è sempre rivolta allo studio televisivo, da cui improvvisamente ti danno la linea. Ma quel bimbo, che non sapeva neppure di essere in tv, mi ha portato la margherita. L’ho presa e l’ho ringraziato, e anche io non ho quasi più pensato al collegamento!

Un suggerimento per chi è in ricerca...

Non sono nessuno per dare suggerimenti, ne avrei bisogno piuttosto! Anzi, noto in me un’apertura e una voglia di cercare proprio suggerimenti per capire meglio la vita. Temo le cose definitive: quando uno crede di aver capito, è il momento in cui succede qualcosa che gli smonta la sua teoria… non siamo fatti per le cose definitive, il mondo, le persone che ci stanno intorno, reagiscono sempre in modo nuovo agli stimoli e non la vedo come una pecca: l’incompiuto è semplicemente la nostra essenza, non si finirà mai di capire o di imparare, un po’ come un esploratore che parte, mettendosi nello zaino l’essenziale: senza l’essenziale, i punti fissi (nel Vangelo io trovo tanti riferimenti), è inutile partire… però una volta che li hai, il resto si affronta con fantasia e creatività, nonostante dolori e delusioni e con bellissime scoperte… non si finisce mai di scavare!


Caccia al tesoro riparte... zaino in spalla, verso il mondo dei nuovi media!
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Questi è il Cristo





"Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!" (Gv 7,40-53)






Nessuno è mai stato come Lui. Evidente.
Ma se glielo lasci fare, Gesù vuole fare di te qualcosa di straordinario.

Perchè porgli resistenza?

venerdì 27 marzo 2009

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Datevi un segno di pace

Carissimi,
ogni mattina ho la fortuna di leggere diversi giornali e mi addolora leggere di continue violenze. Violenza fisica, verbale, politica, culturale, religiosa. Anche la Chiesa ne è accusata quando si schiera a favore di ciò che ritiene vero ed intangibile come la vita. C’è molta confusione: noi, invece, abbiamo il desiderio di essere chiamati figli di Dio? Se sì, è necessario diventare costruttori di pace (cfr. Mt 5,9), dobbiamo diventare persone che nel loro ambiente si dedicano a costruire rapporti di pace, dialoghi, ponti.

Gesù è stato il tramite, il dialogo, il mediatore per eccellenza tra Dio e l’uomo e noi, credenti o meno, possiamo essere a nome suo o della comune umanità artefici di un cambiamento. Un cambiamento che nasce dall’ascoltarci prima di emettere giudizi o condanne, dall’andare alla fonte delle notizie, nasce – soprattutto – dal desiderio concreto di darci la mano, segno di pace, per guardare avanti.
Questo spazio vuole essere anche questo.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Una casa ti aspetta



"Cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso"
(Gv 7,1-2.10.25-30)




Il vangelo di Giovanni pone in grande evidenza le resistenze e gli odii che si coagularono contro Gesú. Giunta la sua ora, sarà Egli stesso a consegnarsi, ad offrire la sua vita per noi.

Egli viene da Dio e vuole condurti lì, a casa sua.
Il Padre stesso lo ha mandato a cercarti.
In quella casa, tu sei l'atteso.

giovedì 26 marzo 2009

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Malintesi

Predicando in parrocchia sei a contatto con tanta gente e piano piano ti accorgi come spesso le persone siano portate a estreme semplificazioni. Con tanti rischi: il complesso diventa banale, l’articolato slogato, il denso scialbo.

Il problema grande è che viviamo in un mondo complesso, le relazioni tra di noi sono fatte di mille sfumature, le nostre ferite ed i nostri nervi sono sempre più a fior di pelle. Quando un discorso diventa in fretta una parola od uno slogan, non solo perde di chiarezza e di bellezza, ma spesso è il significato delle cose che si lascia per strada.

Noi preti e chi in generale annuncia Gesù, lo deve fare in modo chiaro ed inequivocabile, oggettivo e sereno, ma credo sia necessario che anche coloro che ascoltano facciano dei piccoli passi in avanti, non si accontentino di flash religiosi, o di ricette alla buona.

Comprensibile non significa semplice, buono non significa alla buona, il vero – in altre parole – non è mai a prezzo stracciato. Altrimenti rischiamo di vivere la nostra fede, tutta la nostra vita, come un grande spot pubblicitario.. correndo il rischio che le persone che ci stanno a cuore cambino canale in fretta.
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Ultimo posto





"Io non ricevo gloria dagli uomini"
(Gv 5,31-47)







C'è chi presume di sapere come debba essere Dio.
C'è chi pensa che Dio debba essere migliore di quello che è.

Il Signore non ha bisogno della gloria degli uomini.
Preferisce di norma gli ultimi posti.
Da lì può incontrare tutti, anche chi si sentisse perduto.

mercoledì 25 marzo 2009

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Vento dall'Est...

Mamma, stasera guardiamo un film? Mi chiede il più piccolo

Direi di no, abbiamo finito ieri sera di vedere “Mary Poppins” e ci abbiamo messo 4 sere…

Se tu non vuoi vederlo, potremmo vederlo noi da soli… mi “suggerisce” il più grande

Era bella quella storia, lo sostiene il fratellino…

In realtà a me piace “Mary Poppins” e mi piace vederlo insieme a voi, però non tutte le sere, potremmo anche fare altro, per esempio una torta per colazione, oppure leggere insieme a voi… avete proposte per stasera?

Incredibile a dirsi, ascoltare storie è ancora una delle attività migliori con cui passare il tempo… che ne dite di una bella storia, tutte le sere, prima della nanna? Non bisogna mica essere Perrault, basta cominciare fin da piccoli con la storia di quello che faremo domani; luogo, il divano e poi a nanna; magari ancora una sola storia davanti al letto e poi davvero si dorme, tanti baci e buona notte. Tanto prima degli 8-10 anni non si legge da soli a letto per conto proprio… prima c’è spazio per le storie raccontate a voce da mamma e papà!

E non è una attività solo per i bambini: anche noi adulti troviamo il piacere dello stare insieme con gli amici nel chiacchierare e raccontarci come ce la passiamo. Perché dovrebbe essere diverso per i bambini? Inoltre è la nostra voce che racconta, spiega, aggiunge informazioni: i bambini sentono la nostra partecipazione ed è quello che conta. Mio padre è contento di passare questo tempo con me e lo fa portandomi con la fantasia a imparare cose nuove, a immaginare cose mai sentite. I bambini possono interrompere con domande, chiedere sempre lo stesso particolare oppure un finale diverso. Solo la voce del genitore funziona così bene su queste richieste…

Anche se a volte noi genitori ci sentiamo prigionieri (degli orari di lavoro, delle insoddisfazioni, di un futuro poco promettente, di una stanchezza che non trova mai ricostituente nel riposo del fisico…), un volo della fantasia, una storia può aiutarci a liberare il nostro tempo e quello dei nostri figli. Per non lasciarli in ostaggio dei “mezzi di distrazione di massa”.

Allora potremo fare che questa storia ce la racconti tu? Mi chiede il più grande, ma tutta la storia di Mary Poppins, dall’inizio?

Va bene, dall’inizio, e poi a nanna, che ne dici? Chiedo conferma al più piccolo, ho trovato la soluzione...

Però canti anche tutte le canzoni? Sono belle, quelle canzoni...
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Annunciazione




"Eccomi" (Lc 1,26-38)





Ecco nasce qualcosa di nuovo:
il germoglio di Iesse ha lo sguardo di Dio e i lineamenti di Maria.
Impastato di cielo e di terra, Gesù è il Dio con noi.

Maria, nostra sorella, ispiri oggi la tua risposta al Suo amore.

martedì 24 marzo 2009

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Se ti dico Porno...


Ci ho pensato un po' su! Poi mi sono detto che avreste capito e che valeva la pena affrontare il discorso.
Non sono poche le persone che mi parlano della loro “dipendenza” dalla pornografia o della frequentazione più o meno saltuaria di qualche sito erotico o chat-line. Succede con persone adulte e con persone giovani. Recentemente anche un ragazzino di 12 anni..., me ne parlava con tono affannato, si sentiva malissimo.
Mi sono chiesto: scrivo un post raccontando una storia, come ho fatto nelle ultime settimane? O ne parlo direttamente? Be', avete capito la risposta.

Subito una premessa: non sono colpito dal fatto che noi abbiamo delle debolezze. Diventato prete, ascoltando le persone, ho spesso toccato con mano quale sofferenza ci possa essere dietro a tanti comportamenti o cadute e questo più che abbattermi mi ha fatto sperimentare la profondità dell'amore di Dio e la reale efficacia della sua guarigione. Il mio intervento non vorrebbe quindi essere l'ennesima censura. Non ce ne sarebbe bisogno: tutti normalmente sono consapevoli dell'inganno e della tristezza che si nascondono nella pornografia.

Vorrei anzi rivolgere una parola di speranza e di incoraggiamento ai tanti navigatori solitari della rete: non lasciatevi incastrare dalle vostre angosce! Ve lo dico con affetto. Lo dico alle persone che me ne hanno parlato con sofferenza, a chi fosse capitato qui per caso (magari anche per il titolo di questo post, segnalato da un motore di ricerca), a chi studia, a chi è sul posto di lavoro, a chi di notte passa troppo tempo solo nella sua stanza. Il fenomeno del porno ha un'espansione inquietante e tocca trasversalmente uomini e donne di ogni età, di ogni condizione sociale o professionale. Ma mi rivolgo in particolare ai giovani, alle persone in gamba, buone, intelligenti, capaci... che incontro tutti i giorni, perché, per inciampare in queste esperienze, non bisogna essere strani o malati, ma certo con il tempo ci si può fare male.

Parlo di questo perché vorrei che nessuno smettesse di sognare, perché mi dispiace che si rinunci a cercare l'altro, le persone, i volti veri, gli affetti. Lo dico perché si possono assecondare dinamiche distruttive, rinunciando alla vita e alla sua bellezza. Nutrendosi di un cibo che indebolisce e mortifica.

Il tag del post, anche questa settimana, è “vocazione”. Non sono andato fuori tema.
C'è un tesoro che ti aspetta! Se lo stai cercando, non lasciarti bloccare dalla zizzania che c'è nel tuo campo. Se lo hai già trovato, abbine cura...dilatalo, fallo conoscere!
La prima vocazione di ogni persona è l'Amore. Si può sempre ricominciare.
E Dio è il principio di ogni nuovo inizio.
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Prendi il tuo lettuccio e cammina




"Vuoi guarire?"
(Gv 5,1-3.5-16)






L'iniziativa è di Gesù.

Nella preghiera Gli poniamo delle domande.
Ma se fosse Lui a farci oggi delle proposte?

Non raramente ci lamentiamo dei suoi silenzi.
Ma se fosse proprio Lui ad aspettare una risposta?

lunedì 23 marzo 2009

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Il leopardo sdraiato accanto al capretto

Vorrei in questo post toccare velocemente un argomento che vedo venire fuori spesso in varie occasioni e anche sul nostro blog: la lettura del Primo Testamento (PT). Innanzitutto meglio chiamarlo Primo Testamento (che vuol dire Alleanza) piuttosto che Antico o Vecchio; questi ultimi due aggettivi danno un senso di qualcosa di superato, mentre ad esso si può applicare quello che Giovanni Paolo II ha detto ha proposito della relazione di Dio con Israele, indicata come l’”Alleanza mai revocata”. Perché un cristiano deve ancora leggere questi libri? Non sono ormai superati dal Nuovo Testamento e dalla venuta di Gesù? Provo a dire alcuni motivi:

- il Concilio Vaticano II nella Dei Verbum dice che “questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne” e hanno la qualità di vera Parola di Dio. E la Parola di Dio non passa mai, ma dura in eterno.

- il PT ci racconta alcune verità su chi è l’uomo, su chi è Dio, su che cosa è e che senso ha l’universo, che il NT dà in qualche modo per scontate, ma che scontate non sono. Pensate anche solo alla creazione, al peccato delle origini, al monoteismo, alla lotta antiidolatrica …

- non si può capire il mistero di Gesù e il suo essere il Messia, l’inviato di Dio, senza rifarsi al PT. È grazie, per esempio, ai cosiddetti canti del Servo di JHWH di Isaia che si può capire la morte salvifica di Gesù (è il lavoro che hanno fatto le prime comunità cristiane, come ci testimonia per es. At 8,26 sgg.). Come si potrebbe capire che cosa vuol dire il NT quando parla di Gesù come il pastore o il sommo sacerdote o il Figlio di Davide senza leggere il PT?

- il PT ci narra la storia del rapporto dell’uomo con Dio, della rivelazione di Dio e della fede dell’uomo, una storia che ha trovato già il suo compimento in Cristo, ma deve compiersi ancora in ciascuno di noi. E a noi serve guardare alla storia dei nostri padri: ci serve vedere Abramo che parte fidandosi solo della Parola di Dio, ci serve vedere il popolo che nel deserto vuole tornare alle cipolle d’Egitto (quante volte abbiamo la stessa tentazione), ci serve vedere Davide che ci mostra come si pecca e come ci si pente …

- ci sono delle profezie del PT che hanno avuto una prima realizzazione nella vicenda storica di Gesù, ma attendono ancora di essere ancora pienamente compiute al suo ritorno? Per fare solo un esempio, pensate a Is 11,1-9: qualcuno di voi ha già visto il lupo dimorare insieme all’agnello, il leopardo sdraiarsi accanto al capretto, il vitello e il leoncello che pascolano insieme, il leone che si ciba di paglia come il bue e il bambino che mette tranquillamente la mano nel covo del serpente velenoso?
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Succede a Cana




"Gli vennero incontro i servi a dirgli: Tuo figlio vive!" (Gv 4,43-50)




Che sia la gioia degli sposi (Gv 2) o quella di un padre (Gv 4) a Cana il copione si ripete. Accanto ai protagonisti si muovono discreti alcuni servi, testimoni della trasformazione degli eventi.
Non siamo sempre i protagonisti, ma possiamo vedere e apprezzare le cose belle che Dio compie nella storia degli altri.

Se hai conosciuto la potenza di Dio, possa tu oggi offrirne testimonianza a qualcuno.

domenica 22 marzo 2009

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Il Papa nella mia Africa

In questi giorni l'Africa (il mio continente!) ha accolto con gioia ed emozione il papa Benedetto XVI. Direi personalmente che l’Africa e la Chiesa cattolica, in essa presente ed attiva, sta scrivendo una delle più belle pagine della sua storia. Quarant’anni fa a Kampala (Uganda), il primo pontefice ad aver visitato il continente nero, il caro Paolo VI, pronunciava queste parole: “Africani, siate ormai i vostri propri missionari”. A quasi mezzo secolo da quell'evento, mi viene da dire che il cattolicesimo africano non si è addormentato, anzi contro i venti e le maree della povertà, dell’ingiustizia, delle guerre e di tutte le calamità subite, la Chiesa africana continua a mantenere viva la Parola di salvezza e di speranza che il Cristo annuncia ad ogni vivente. E’ quindi per noi un segno di provvidenza e di grazia che il successore di Pietro venga “come Pastore, per confermare [questi] suoi fratelli nella fede”.

Mentre l’Africa è spesso percepita come continente moribondo, incapace di un decollo economico, sociale, politico…, continente sempre sorretto dall’aiuto internazionale, ecco che salta fuori una Chiesa, che pur nella semplicità e nella discrezione, manifesta grandi segni di vitalità e di ottimismo. Africa, terra di speranza !

Se la stampa, soprattutto occidentale, sembra interessata solo al dibattito sul AIDS (riducendo la questione all'uso dei preservativi), in realtà per il Camerun, l’Angola e tutto il continente africano, il Papa è stato più che mai un portatore di pace e di speranza, è stato davvero per gli africani il “Grande MVAMBA” (in Camerun il vescovo è chiamato Mvamba = Nonno o gran Padre. Il Papa è stato allora soprannominato il “Grande Mvamba”).

Da figlio di quella terra permettetemi allora di dire: “Caro Papa, caro Mvamba, l’Africa ti vuole bene! Grazie della tua visita! Torna presto tra noi, quando vuoi, dove vuoi e come vuoi. Forse non abbiamo né ricchezze materiali, né potere politico, né stabilità economica e sociale, ma il nostro calore (non solo del sole ma anche e soprattutto del cuore), il nostro amore filiale, te lo presentiamo come segno della nostra fedeltà al Signore e alla Chiesa ”.

Servais
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IV Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

sabato 21 marzo 2009

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Caccia al Tesoro con... Veggie!


Caccia al tesoro incontra…Veggie.

Veggie, che cosa è per te il tesoro nel campo?

Mi occupo fondamentalmente – tramite il mio blog e nella vita di tutti i giorni – della lotta contro l’anoressia (e i DCA più in generale). Potrei definire il mio “tesoro nel campo” come “la strada del ricovero”.
Oltre il buio dell’anoressia c’è una luce. Oltre l’inverno dell’anoressia c’è la vita. Io la sto cercando. E non mi arrendo. Per questo sto percorrendo la strada del ricovero. Anche se sto meglio rispetto ad alcuni anni fa, conosco perfettamente il dolore e la sofferenza che l’anoressia porta con sé. Per quanto possa andare avanti, sarà sempre parte di me. Ma posso lottare… e aiutare le altre a lottare. E’ difficile, ci sono momenti in cui sembra che la vita si chiuda e allora ho paura ad andare avanti perché temo di non essere capace di sopportare ciò che mi aspetta. Ma sono consapevole che soltanto noi siamo artefici del nostro destino. E decidere di combattere è già una vittoria.
Perciò ho deciso di condividere le mie parole, i miei pensieri e la mia esperienza, con la speranza che questo possa fare una differenza anche solo per una persona… È l’unica cosa che può renderci libere, alla fine… e farci vivere quella che è la vita vera, e non il simulacro di vita che ci creiamo con l’anoressia. Restringere, tenere sotto controllo il cibo, mi faceva sentire in grado di tenere sotto controllo molti altri aspetti della mia vita. E, soprattutto, mi faceva sentire speciale.
Nella mia vita, a parte l’anoressia, l’inebriante senso di potere derivato dalla restrizione, tutto mi sembrava indifferente. Ma dentro di me ero tormentata da un grande dubbio. “La realtà è che io non esisto più? Anche se sono tecnicamente viva, la vera me stessa è già morta da un pezzo…”. Se l’era portata via l’anoressia. E io ero rimasta sola. Incastrata da qualche parte nella mia mente, e sola. Sapevo, del resto, che se non fossi cambiata io, se non avessi deciso di fare qualcosa, la situazione non sarebbe cambiata. Ora ho capito che non ho bisogno dell’anoressia per essere speciale. Perché, è vero, non sono speciale. Sono normale. E va bene così. Perché non c’è niente di più speciale del riuscire ad affrontare la vita giorno dopo giorno, essendo una persona normale.

Hai dei suggerimenti da darci?

L’anoressia è tutta una questione di testa, e si può essere anoressiche a qualsiasi peso. Anche quando ho cominciato a migliorare e a mangiare abbastanza da poter essere considerata “okay”, ho continuato sempre e comunque a combattere con gli aspetti mentali dell’anoressia. Quello che mi ha sempre dato più fastidio è che nel momento in cui riacquisti un peso “normale” tutti pensano che stai di nuovo bene e che è finito tutto e che non hai più niente. Se avete una amica in difficoltà in questo senso, non fate finta di niente, niente belle parole e niente forzature: fatele capire che le volete bene per quello che è e non per quello che l’esteriorità mostra…

Caccia al tesoro ringrazia Veggie e riparte…
E per tutti noi che siamo ancora alla ricerca del tesoro e attraversiamo la notte, ricordiamoci di Isaia che chiede "Sentinella, a che punto è la notte?".
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Pubblicano dentro, fariseo fuori




"Il pubblicano non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo" (Lc 18,9-14)





Fariseo, religioso, giusto o primo della classe:
spesso facciamo dei nostri talenti un'occasione di condanna.

Pubblicano, adultero, ladro o bestemmiatore:
spesso facciamo della nostra miseria un'opportunità di misericordia.

Non c'è persona a cui Dio neghi la possibilità di ricominciare,
tu però lasciaglielo fare.

venerdì 20 marzo 2009

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Dai fatti alla Parola


Carissimi,
non so a voi, ma a me la Parola di Dio piace. Mi piace leggerla, meditarla, commentarla nella liturgia: perché la Parola viene da Dio come rivelazione del suo disegno di amore per noi.

Come arcivescovo di Torino la gente si aspetta da me una parola, sia i fedeli che, altre volte, le altre persone. Mi rendo conto, come raccomando spesso agli aspiranti diaconi e sacerdoti, che se non medito la Parola sono come un bronzo che risuona inutilmente, come scrive san Paolo (cfr. 1Cor 13,1 ss.), un megafono che dice cose che non sostanziano la vita delle persone.

E voi? Ci mettete solo del vostro in quello che dite?
Mettiamoci ad ascoltare insieme lo Spirito Santo, riempiamo dei desideri di Dio la nostra esperienza e potremo dire ai nostri amici e fratelli parole di vita eterna!

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Comandamento dell'amore




"Amerai dunque il Signore Dio tuo" (Mt 12,28-34)




Dio vuole tutto il tuo cuore, tutta la tua mente, tutte le tue forze.
Non è avidità.
Semplicemente non può rinunciare a niente di te.

Perchè esitare? Forse, ti senti minacciato...
Hai paura di dargli tutto?

giovedì 19 marzo 2009

50

Adozione a distanza

Ormai questo blog fa parte della mia parrocchia, delle mie parrocchie, ed allora, così come ho bisogno dei miei parrocchiani per annunciare Gesù, ho bisogno anche di voi, di te che mi leggi.

Ne ho bisogno per Maria - il nome è di fantasia, la storia reale. Maria si trova a disagio con i suoi coetanei ed amici che, semplicemente, non credono più, o forse non hanno mai creduto. La prendono anche un po’ in giro, la evitano, la leggono come una marziana o una matta che ancora crede alle favole e va a Messa. Le mie parole di prete non bastano, perché sono un prete e non ho più la sua età, lei è appena maggiorenne. La mia fede e quella di chi è più grande di lei, non le basta, non basta a rompere l’isolamento, la tentazione del buttare tutto alle ortiche, a superare il dubbio che ad avere ragione siano gli altri.

Ho bisogno di voi, ho bisogno delle vostre testimonianze che le dicano che c’è un mondo che crede, ama, spera seguendo Gesù pur con tutte le difficoltà che sappiamo. Ho bisogno, ha bisogno, che le diciate – lei segue questo blog – che Cristo è risurrezione anche per la sua storia. Qui ed ora.

E che qualcuno a nome di Cristo le vuole bene anche se non la conosce, oltre al suo prete che oggi vi scrive.
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Non temere




"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo"
(Mt 1,16.18-21.24)







Nel sogno Giuseppe riceve un'ispirazione dall'alto.
Ma la sua grandezza sta nella scelta che compie da sveglio.
Non ci mancano le buone ispirazioni.
Il Signore parla, eccome.
La sua Parola non ci offre suggestioni nebulose, ma traccia sentieri riconoscibili.

Se il Signore ti ha ispirato, fidati e mettiti in cammino.

mercoledì 18 marzo 2009

4

Happy end!

Perché siamo qui?

Per riparare la mia borsa, si è rotto il manico

E come mai?


È una storia lunga… il tram dove viaggiavo si è fermato per guasto prima della stazione, ho fatto una corsa per prendere il treno, la macchinetta dei biglietti non funzionava e quando sono salita sul treno mi sono accorta che si era rotto il manico…

Ma questa è una storia triste…

Beh, direi di no, sono qui con voi perché sono riuscita a prendere il treno, ho trovato il controllore che mi ha timbrato il biglietto, ora il calzolaio mi aggiusta il manico, voi siete venuti alla stazione a prendermi e possiamo stare insieme, direi che va a finire bene…

Non è che dobbiamo raccontare che tutto va a finire bene, metterci gli occhiali rosa e ignorare il brutto, lo sbagliato e l’ingiusto che accade; però dirgli che hanno le forze, l’intelligenza e la capacità per arrivare al lieto fine, sì. E quando noi genitori ne siamo convinti, che con tutte queste cose possiamo arrivare al lieto fine, allora il messaggio è coerente, anche nella sconfitta: avrei potuto perdere il treno e arrivare dopo... dispiace, ma succede (anche se corri a perdifiato!).
Il lieto fine è a portata di mano, se ci metto impegno e intelligenza; la sconfitta, solo una delle possibilità.

Manca solo una cosa, per finire davvero bene…

E che cosa?

Che i treni sono gratis, così si possono prendere quando si vuole!
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Regola di vita





"Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge" (Mt 5,17-19)






Vivere senza regole significa dipendere
dai tuoi bisogni,
dalle urgenze,
dalla tirannia dei sentimenti,
dalle convenzioni del mondo.

Chiediti dove vuoi andare,
...e parlane con Gesù.

martedì 17 marzo 2009

14

Gesù si droga


La frase comparve improvvisamente una domenica mattina. Aprendo le persiane, ancora assonnati, molti nella palazzina sbarrarono improvvisamente gli occhi: “TUO FIGLIO SI  DROGA”. Scritta in nero a caratteri cubitali, sul muro del supermercato di fronte, gridava la sua verità agli abitanti del n°35. 
Le mamme furono le più allarmate, qualche papà si lamentava dell’ennesima scritta, la portinaia aveva già sentenziato: “So di chi parlano!”.
I più pensarono al solito atto di vandalismo…Perché bisognava sospettare di uno dei ragazzi dello stabile? Certo, sarebbe stata meglio una cosa più classica, tipo “TESORO, IO E TE PER SEMPRE, E TUTTO IL MONDO FUORI” oppure un “INTER…”…e invece no! 

Agricola quidam, cum iam moriturus esset, ad se arcessivit filios suos eiusque dixit…”
Un contadino, stando per morire, mandò a chiamare da lui i suoi figli e disse loro… 

Fabri traduceva la versione di latino per il giorno dopo. Aveva visto la scritta come tutti. Ma quando sua madre gliela aveva fatta notare, lui aveva fatto finta di non essersene accorto. Alcuni suoi amici si facevano degli acidi, le canne erano né più né meno che sigarette, qualcuno aveva provato roba più forte e poi a scuola tutti sapevano a chi bisognava rivolgersi. Ma i genitori che ne sanno di queste cose…!
Lui viaggiava sulla dignitosa media del 7,  giocava a basket,  frequentava gli scout e non aveva troppi grilli per la testa.  
Nel palazzo, nessuno apertamente sospettava di lui.  

“vobis totus ager effodiendus erit ut thesaurum reperitatis”,
dovete scavare tutto il campo per trovare il tesoro… 

“TUO FIGLIO SI DROGA” era una frase da interpretare, da tradurre…
Solo Fabri doveva sforzarsi su una lingua incomprensibile per cercare di capirne il senso? Per quale motivo si definisce il latino una lingua morta: perché nessuno più la parla, la capisce? Basta un idioma comune per parlarsi e capirsi? Ma perché stava perdendo tempo con tutti questi discorsi nella sua testa?
La gente non voleva interpretazioni ma risposte, meglio ancora un colpevole, per tirare il fiato, sentirsi a posto e pensare che “certe cose a casa mia non succedono”. 
Non è mai complicato trovare un colpevole, uno che paghi per tutti.
Qualche giorno dopo, una versione corretta comparve sul muro del supermercato:
“GESU’ SI DROGA” .

“autem floridissimas fruges in agro videntes, intellexerunt qui esset thesaurus”,
vedendo nel campo frutti assai fiorenti, capirono quale fosse il tesoro 

Tutti poterono tornare alle loro occupazioni.  
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70 volte 7




"Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello?" (Mt 18,21-35)






Perdonare le offese è partecipare della mitezza e della giustizia di Cristo. Probabilmente non c'è talento più prezioso che il Maestro ti abbia affidato.

Perchè sotterarlo?
Usane in abbondanza.

lunedì 16 marzo 2009

8

Dimorare sulla soglia della morte

Riflettevamo nel post precedente sulla rabbia che nasce dal vedere intorno a noi, vicine o lontane, sofferenze e oppressioni devastanti, ma oltre a queste situazioni, a queste ferite visibili, ci sono anche altre ferite, ferite nascoste, interiori, collocate negli strati più profondi della nostra psiche. In esse si mescolano dolore, paura, angoscia che possono indurre, magari anche al di là della consapevolezza, una rabbia incontenibile, che può essere devastante per chi la prova e anche per chi gli è vicino. Pensate alle sofferenze psichiche che a volte esplodono tragicamente in fatti di cronaca sconcertanti, ma che più spesso rimangono confinate nella mente di chi le prova torturandola inesorabilmente giorno dopo giorno.

La parola di Dio dà voce anche a queste situazioni estreme della vita dell’uomo e lo fa invitando a portare anche queste situazioni, anche questi sentimenti più segreti, opachi e incomprensibili, anche la rabbia più cieca e furiosa, davanti a Dio, perché il Signore è capace di accogliere, contenere e trasformare. E’ straordinario in questo senso l’episodio dell’incontro di Gesù con l’indemoniato geraseno (Mc 5,1 sgg.), un uomo che “più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo”. Una sofferenza e una rabbia letteralmente incontenibili dirette verso di sé e verso gli altri, una situazione umanamente disperata, come tante altre situazioni di tante persone, che una volta affollavano quei luoghi tremendi che erano i manicomi, e che ora sono relegate nei “repartini” degli ospedali o si aggirano abbandonate a se stesse per le nostre strade o costituiscono una fonte di angoscia e un peso insostenibile per le famiglie che devono farsene carico spesso in totale solitudine.

Sì, queste situazioni sono un abitare sulla soglia della morte, come è simbolicamente indicato dal racconto dell'indemoniato che "aveva posto la sua dimora tra i sepolcri". Ma anche qui, anche qui, persino qui, la parola di Dio apre alla vita e alla speranza. Nell’incontro con l’indemoniato Gesù, lasciando che la violenza che emana da quest’uomo si scagli su di lui, la accoglie, la contiene e la trasforma, fino a poter restituire ai suoi cari l’uomo “seduto, vestito e sano di mente”. L’energia, la potenza di Gesù, che è sempre e solo potenza d’amore e di vita, può veramente trasfigurare anche ciò che a noi sembra impossibile. Di questo la preghiera ci aiuta a fare esperienza, in quanto spazio di relazione in cui la nostra esistenza ferita si apre all’incontro con Dio e può essere accolta, riconosciuta e trasformata.
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Distanza di sicurezza



"Tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno" (Lc 4,24-30)





Prima di Gerusalemme, già Nazaret è incapace di accogliere e di amare, in questo suo figlio, il Salvatore di Israele.

La familiarità di Dio disorienta e scandalizza.
Alcuni troverebbero più rassicurante pensarlo distante ed estraneo alle nostre vicende.

Ma Lui ha scelto di compromettersi.

domenica 15 marzo 2009

1

Il mio tempo e (é) quello di Dio

Ore 5.45: è ora di alzarsi. Che bello! Inizia un nuovo giorno e non c’è modo migliore di farlo se non preparandosi bene, scendendo in anticipo in chiesa per iniziare la giornata con la comunità.

Mi alzo e mi affaccio in corridoio; non sono l’unico che ha lo stesso desiderio, già altri si sono svegliati con circa tre quarti d’ora d’anticipo rispetto alla sveglia delle 6:30.
Adesso che sono pronto è ora di scendere in chiesa e di godermi l’ora di intimità che sono riuscito a ritagliarmi con il Signore. Entrando trovo un clima di speciale raccoglimento, qualcuno è già arrivato prima di me e ha acceso poche luci, l’indispensabile per poter leggere. Ma ecco al fondo della chiesa vedo la luce più bella: la lampada che arde al fianco del tabernacolo su cui posso finalmente fissare lo sguardo e verso cui posso orientare il mio cuore e le mie preghiere. Vorresti sapere cosa dico o cosa faccio lì davanti più di quello che già non ti ho già detto? Tu cosa faresti? Va ugualmente bene, anzi forse meglio!

Questo inizio prepara l'incontro più importante: alle 7:00 la comunità è tutta riunita in cappella per la celebrazione dell'eucaristia, che si prolunga ancora in un tempo di meditazione sulla Parola.

Descrivendovi le prime due ore di una qualunque giornata in seminario vi ho anche detto gli elementi fondamentali che tengono viva la comunità: la preghiera personale e quella comunitaria.
Come riuscirei infatti a ritagliare un tempo per ascoltare gli altri se prima non mi sono ritagliato un tempo per ascoltare l’Altro che mi vuole parlare?

Enrico

sabato 14 marzo 2009

2

III Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

7

Caccia al Tesoro con... la Principessa sul Pisello!

Caccia al Tesoro incontra…


alias Marina Garaventa,
blogger dal 2006.






Marina ha 48 anni e vive, dal 2002, “a letto, attaccata, ad un respiratore. Quel tubo che esce dalla mia gola è la cannula che porta aria ai miei polmoni con l’aiuto di un sofisticato quanto piccolo ventilatore computerizzato al quale sono attaccata 24 ore al giorno. Insomma, tanto per intenderci, anche io, come Welby e Papa Wojtyla, sono una tracheostomizzata (parola impronunciabile che è più difficile dire che subire) e, naturalmente, anch’io non posso parlare!”

Marina, vuoi “raccontarci” del tuo tesoro nel campo?

Sono nata con una rarissima sindrome genetica (la sindrome di Elhers-Danlos), che mi ha obbligata ad affrontare prove difficilissime per avere una vita "normale"… ho imparato subito a lottare e affrontare a viso aperto i problemi. Dopo una vita intensa e appagante, a 42 anni, a seguito di una nuova sindrome, detta di Guillain-Barrè, la mia vita è totalmente mutata. Ero nel pieno della vita: consigliere delegato ai servizi sociali e alla cultura del comune di Savignone, consigliere alla Comunità Montana Alta Valle Scrivia, docente all’Uni3, presidente di un’associazione musicale di giovani musicisti… e quel che mi è accaduto è una di quelle cose che nessuno mette mai in conto.
Oggi, non posso muovermi e ho conservato solo l'uso della mimica facciale e delle mani. A questo punto, avrei potuto scegliere di chiudermi in me stessa e invece, passati i giorni dell’ira e quelli dello sconforto, (e non sono stati pochi!) ho cercato, per quanto possibile, di trovare il meglio che la mia condizione poteva offrire. E il meglio l’ho trovato! Paradossalmente, per una che non può camminare, uscire, parlare, telefonare, il meglio di questa mia vita è: COMUNICARE! Comunicare agli altri, non tanto la mia forza e determinazione, ma che, in ognuno di noi, esiste forza e determinazione sufficiente per affrontare la vita e le sue difficoltà. Grazie a internet, ho scelto di aprirmi agli altri.

Possiamo dire che hai trovato il tuo tesoro…

Come spesso accade, è la vita stessa che me lo ha indicato. La mia bisnonna aveva coniato il motto della nostra famiglia: "Abbiamo sempre lottato e sempre vinto". A questo, ho aggiunto il mio: "Se non rido non vivo". Da quando è uscito il mio libro "La vera storia della principessa sul pisello", ricevo molte e-mail e messaggi di lettori che mi ringraziano e apprezzano il messaggio che ho voluto lanciare col mio lavoro. Trattando della mia condizione in modo autoironico e combattivo, voglio dire, a chi mi legge, nel libro, nel blog e negli articoli, che, nonostante tutto, la vita è immensamente bella, in ogni suo aspetto, e degna di essere assaporata e affrontata, sempre.

Un suggerimento per chi è in ricerca…

Io non sono molto brava a dare suggerimenti e consigli: credo che ognuno possa trovare, dentro di sé, tutte le risposte, a patto che voglia cercarle. Il suggerimento è di non fermarsi mai di cercare e, soprattutto, di non aver paura di cercare e di scoprire. La vita è spesso imprevedibile e, quasi sempre, nel bene e nel male, non si accorda coi nostri desideri: è necessario adattarsi ad essa e, senza soccombere, cercare di trarre il meglio da ciò che offre.
Posso lasciarvi un consiglio d'autore nel quale mi ritrovo perfettamente…

Caccia al Tesoro riparte… con un grazie speciale a Marina, che ha voluto condividere con noi un tesoro che già moltissimi conoscevano!
2

Fratelli



"Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze" (Lc 15,1-3.11-32)





La misericordia del Padre è festa, musica e danza.
Ma se quel figlio maggiore non entra in casa, il fratello minore potrà continuare a rallegrarsi?

Il Padre esce e lo prega di entrare.
Chissà che cosa sarà successo...
Sarà entrato a far festa anche lui?

venerdì 13 marzo 2009

8

Perchè sono in mezzo a voi

Carissimi,
lo scrivervi di settimana in settimana non è stata una mia iniziativa. Le persone che collaborano a questo blog, che bene conosco e di cui sono amico, mi hanno invitato ed io ho accettato con semplicità ed entusiasmo.

La fede, l’incontro con Gesù avviene ed è sempre avvenuto nello stesso modo: amici che hanno presentato l’Amico per eccellenza ad altri. Ho accettato per questa ragione, perché vorrei che il mio amico, il Signore Gesù, diventasse sempre più anche il vostro amico, il vostro confidente, il vostro compagno di viaggio. Il dialogo su di Lui e sulla vita ci può aiutare… Come prete e come vescovo non ho mai smesso di fidarmi di Lui e mai mi ha deluso, per questo vorrei suggerirvi di aprire il vostro cuore alla sua Parola ed alla Sua presenza attraverso i sacramenti. Scrive san Giovanni nel suo vangelo: Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.

Posso regalarvi queste parole come dette a ciascuno di noi, di voi, a te che leggi? Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Vignaioli omicidi



"C’era un padrone che piantò una vigna...poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò" (Mt 21,33-43.45)




Potrebbe venirti il sospetto che il padrone sia più interessato alla vigna che ai vignaioli, ma è per loro che tutto è stato fatto.

A Dio non interessano le tue faccende, ciò che pensi, ciò che dici, ciò che fai.
A Lui interessi tu. Punto.

Per questo ci ha dato suo Figlio.

giovedì 12 marzo 2009

18

Bricocenter della fede

L’ufficio parrocchiale è un bazar. Spesso e volentieri i genitori, o i nonni che si affacciano alla parrocchia per chiedere il battesimo dei bambini hanno una consapevolezza della propria fede limitatissima.

Prego a casa, vado a Messa quando mi sento, quelli che ci vanno lo fanno per farsi vedere, da ragazzo sono sempre andato all’oratorio, il battesimo è una tradizione di famiglia… Se chiedete al vostro prete arricchirà l’antologia con le frasi più disparate. Il fai da te della fede, che però diventa anche fai da te della speranza e dell’amore quindi povero povero…

Povero Gesù quando gli apostoli lo facevano tribolare con le stesse domande, il Pietro che lo consiglia su cosa sia meglio fare, quelli che si preoccupano della merenda il giorno dopo la moltiplicazione dei pani.

In ufficio parrocchiale, in modo molto poco mistico, imparo cosa significa essere sacerdoti al modo di Gesù: avere tante, mille marce, per poter camminare a fianco di chi cammina e non spegnere i lucignoli fumiganti. Anche se ogni tanto ti assale la tentazione di prendere a male parole (o pedate?) qualcuno....

Preti più pazienti di me e laici impegnati a difendere la verità, con carità, cercasi…
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Mendicante




"Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta"
(Lc 16,19-31)






Qualcuno mendica fuori dalla tua porta, e forse tu puoi dargli cose che neanche crederesti di avere.

Nella bibbia, fuori dalla porta, c'è spesso Dio o un povero.
O forse è la stessa cosa.

mercoledì 11 marzo 2009

7

Siamo soli?

Per quanto ci si possa sentire in difficoltà, per quanto a volte come genitori ci sentiamo inadeguati e imperfetti, per tutte le volte che ci scappa la pazienza e vorremmo fosse l’ultima… per tutte quelle volte, c’è un pensiero che mi ha regalato suor Maria Daniela e che voglio condividere con voi…

“I miei genitori mi hanno trasmesso questo senso dell’assoluto, anche con il fatto che loro non sentivano un bisogno così radicale, magari mi insegnavano questo è giusto, questo è sbagliato, ma perché devi spingerti più in là?

I rapporti familiari sono importanti per capire che non sei solo, che sei sempre in un intreccio, in una comunione con qualcuno, perché è la solitudine che ti blocca sempre, se uno si sente solo, la solitudine in senso negativo, quella in cui uno ha tagliato tutti i legami… adesso io vivo ancora la solitudine, ma è una solitudine aperta a una comunione, solitudine vuol dire avere una presenza a se stessi, in cui tu in qualche modo, sei sempre stimolato a confrontarti, a non diventare arrogante, non ti metti mai al di sopra, a vivere a livelli fraterni, come una famiglia.

Per quanti limiti possa avere la propria famiglia di origine, come la mia, però è sempre il primo ambito dove ci si sente amati, ed è la spinta che poi ti porta ad aprirti ad una comunione più grande che sono altri amici, altri ambienti. I genitori sono i primi a indirizzare verso la fede, i primi che ti fanno sentire amati”.

E per dire che è proprio vero, che in famiglia non siamo soli...

Mamma, lascio il mio pupazzo di pezza a casa oggi, non lo porto con me…
E come mai?
Perché così ti fa compagnia, lo sai, il mio pupazzo ti vuole un gran bene…
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Il potere e la gloria




"Gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa" (Mt 20,17-28)






La tentazione del potere e della gloria insidiano da sempre la coscienza dell'uomo. Neanche il discepolo ne è estraneo. Gesù non umilia i nostri desideri ma li orienta verso altre prospettive.

Certi pensieri nascono naturalmente nel cuore dell'uomo, oppure qualche "mamma" li suggerisce. Bisogna scegliere con cura i propri consiglieri...

(Tra l'altro, alla destra e alla sinistra di Gesù, "siedono" sul Golgota due malfattori...)

martedì 10 marzo 2009

24

Monica (non) è felice


Non vi preoccupate, Monica sta bene, ma ha una sua personale resistenza alla parola “felicità” (e a tutto un vocabolario entusiastico affine). E' una fissazione che si porta dietro da quando era ragazzina. Le capitò di vivere questo disagio la prima volta che ascoltò la testimonianza di una giovane religiosa che, chiamata dai suoi educatori per parlare di vocazione, le era parsa un po' troppo su di giri e francamente anche un po' spudorata in quel suo parlare dell'amore per Dio e per il prossimo usando solo superlativi e miele. Aveva 13 anni, un'età complicata, in cui è facile contestare qualunque adulto. Eppure anche a 21 anni le parole di un seminarista che parlava di "chiamata" come se il Padre Eterno abitasse al piano di sotto e l'atteggiamento esaltato di un frate (che sembrava atterrato dalla luna) le avevano lasciato addosso un profondo senso di fastidio, che pure non riusciva a decifrare completamente. Persino prima di sposarsi aveva trovato stucchevole la testimonianza di una coppia supercattolica che citava i documenti del magistero come fossero poesie e parlava di spiritualità matrimoniale e di vocazione alla santità come se fosse un loro brevetto.

Monica normalmente non trovava scorrette le cose che ascoltava da questi selezionatissimi testimonials ma avvertiva qualcosa di non completamente autentico, come quando maneggi del cibo ancora imballato nel cellophane. Monica pensava alle suore dell'asilo che le avevano voluto bene da piccola, alla mamma rimasta vedova, alla sua amica Sonia che non poteva avere figli e rimaneva un po' perplessa. Perchè quegli “esperti vocazionali” volevano convincerla che la vita avesse la stessa chiosa delle favole: “...e vissero tutti felici e contenti!” !? Perchè certe pagine del Vangelo non venivano quasi mai citate? Perchè espressioni come “rinnegare se stessi, perdere la propria vita, prendere la propria croce” venivano immediatamente razionalizzate, ammorbidite con spiegazioni rassicuranti o totalmente superate da altre parole: bisogni, desideri, sogni, realizzazione, entusiasmo e ...felicità felicità felicità?

Figuriamoci! Monica ha conosciuto e conosce il sapore di quella parola (felicità!) e non deve pensare solo al giorno del suo matrimonio con Piero o alla nascita dei gemellini per dire che la sua vita ha un senso. Ma poiché sa che non tutto va bene, che anche nella vita di fede ci sono dubbi e aridità, che le cose vanno costruite giorno dopo giorno, senza lasciarsi bloccare dagli errori o dall'umore dei propri sentimenti, allora usa con parsimonia quella parola.

Stamattina, accompagnando i suoi bambini alla scuola materna, Monica, con la sua nuvola di pensieri rissosi per gli impegni della giornata, ha incrociato come sempre il sorriso di Suor Rosa, la vecchia portinaia ottantenne che già c'era quando lei aveva 4 anni.
“Ciao Monica, come vanno le cose?”
Monica, improvvisamente distolta dalle sue preoccupazioni, si deve fermare un attimo, guarda quella vecchia religiosa ormai quasi cieca e dice: “Adesso bene, Suor Rosa! Grazie!”


Non trovate eccezionale la vignetta che Lele Corvi ha disegnato per noi? Siete già andati a fare un giro qui?
2

Effetti speciali





"Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini" (Mt 23,1-12)






Vorremmo nascondere i nostri errori e mettere in vetrina le nostre virtù.

Ma se la gente non si sforzasse di apparire migliore di quello che è, ma ammettesse le prorie incoerenze...non sarebbe già giunto tra noi il Regno dei cieli?

lunedì 9 marzo 2009

7

Davanti a te come una bestia

Vorrei riprendere e approfondire il discorso dell’ultimo post. Ricordate? A partire dal salmo 58 e dalle sue espressioni terribili (“spezzagli, o Dio i denti nella bocca” …) ci interrogavamo sui sentimenti di rabbia, sulla loro presenza nella Parola di Dio e su come collocarli nella nostra relazione con Dio e nella nostra preghiera.

Dobbiamo innanzitutto dire che ci possono essere, nella vita degli uomini, delle situazioni di una tale violenza, oppressione, prepotenza che fanno emergere simili cose dal nostro cuore. Pensate alla violenza sui bambini, sugli innocenti, sui deboli; pensate a quelle situazioni di dittatura che impediscono qualsiasi libertà con lager, torture, omicidi, scomparizioni; pensate alla miseria di chi trascorre tutta la sua vita negli immondezzai alle periferie delle grandi città per trovare qualcosa da mangiare per i propri figli. Sì, ci sono dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio; come Dio dice a Caino dopo l’omicidio di Abele: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (cfr. anche Es 22,22 o Gc 5,4). Sono situazioni di questo tipo, in particolare la sofferenza dei bambini, che fanno dire a Ivan Karamazov nel romanzo di Dostoevskij “I fratelli Karamazov” queste parole di una disperata lucidità: “L’ingresso (in paradiso) costa troppo caro per la nostra tasca. E perciò mi affretto a restituire il mio biglietto di ingresso. … Non è che non accetti Dio, Aliosha, ma gli restituisco nel modo più rispettoso il mio biglietto”.

Ecco, i salmi ci invitano a far diventare tutte queste cose preghiera: non per cancellarle, anestetizzarle, rimuoverle, ma perché la preghiera ha un capacità straordinaria di trasformazione. Mentre affidiamo a Dio la vendetta e la giustizia e rinunciamo così a farci giustizia da soli (il che condurrebbe in definitiva semplicemente ad un aumento del tasso di odio e di violenza in questo mondo), pur senza avere tutte le risposte che cerchiamo, veniamo introdotti in una visione diversa, visione che troverà la sua manifestazione piena nell’amore che va fino alla fine, l’amore dell’Innocente, Gesù, che prega per i suoi assassini. Ancora un salmo, il salmo 73, ci testimonia di questo cambiamento che può avvenire nella preghiera. In esso un uomo consumato dal mistero della arroganza, della prosperità e della violenza dei malvagi che fanno quello che vogliono dei piccoli e dei poveri dice così:

Riflettevo per comprendere:
ma fu arduo agli occhi miei,
finché non entrai nel santuario di Dio
e compresi qual è la loro fine.
Ecco, li poni in luoghi scivolosi,
li fai precipitare in rovina.
Come sono distrutti in un istante,
sono finiti, periscono di spavento!
Come un sogno al risveglio, Signore,
quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
Quando si agitava il mio cuore
e nell'intimo mi tormentavo,
io ero stolto e non capivo,
davanti a te stavo come una bestia.
Ma io sono con te sempre:
tu mi hai preso per la mano destra.
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Non giudicare



"Non giudicate e non sarete giudicati"
(Lc 6,36-38)






Ci sono pescatori di uomini e cacciatori di frodo.
Puoi salvare o condannare.
Nella vita bisogna fare delle scelte.

Da che parte vuoi stare?

domenica 8 marzo 2009

4

II Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


sabato 7 marzo 2009

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Caccia al Tesoro con... suor Maria di Gesù Bambino!

Caccia al Tesoro infine con...


la comunità claustrale delle Adoratrici del preziosissimo Sangue di Gesù, sorelle del Monastero cottolenghino di Pralormo (TO)


Suor Maria di Gesù Bambino, ci racconti del suo tesoro…

Nella mia esperienza posso dire che Cristo è il nostro tesoro; Lui si è nascosto nel nostro campo, nella nostra umanità, si è accampato nella nostra povertà, e si lascia possedere solo dagli umili, dagli ultimi, dai poveri di cuore, come possiamo essere noi, servi inutili… è il senso del chicco di frumento, inutile perché nascosto sotto la terra che poi si rivela con la spiga.

Le racconto delle nostre grate, che ci separano dal mondo: le grate sono a misura di bambino, le abbiamo volute così, consentono di abbracciarsi e salutarsi, molte consorelle hanno nipotini piccoli e poi chi entrerà nel regno dei cieli? Solo chi si saprà fare a misura di bambino… questo per dire chi cerchiamo di essere.

Sono molte le persone che sono venute a parlare con noi, che sono povere o disperate o con qualsiasi forma di povertà: la cosa che mi ha più preso e che mi ha ancora di più impegnata nella ricerca di questo tesoro è stato il manifestare le proprie miserie di queste persone e poi vedere a volte il Signore permettere che la grata venga sostituita da una luce, nel senso che non esiste più, questa persona mi dice “ qui io ho ritrovato quello che avevo perso”.

Queste sono le cose che ci motivano qui dentro; noi non vogliamo sapere che cosa succede attraverso la nostra preghiera, perché siamo qui in una forma di anonimato, come il campo che non ha nessuna presunzione di questo tipo, di contenere il tesoro; però il Signore ci gratifica, tra virgolette, in questo modo, facendoci conoscere delle cose e persone… abbiamo intere scatole con le preghiere lasciate dalle persone che vengono a pregare nel santuario e lasciano la loro intenzione in una cassetta e davanti c’è scritto, “lasciate le vostre intenzioni e noi con Maria presenteremo le intenzioni a Gesù”.
È quello che facciamo con la nostra preghiera.

Chi volesse contattare la comunità claustrale può scriverci: vi metteremo in contatto con loro.
Caccia al Tesoro riparte... rimanete in ricerca con noi!
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Risiko



"Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori" (Mt 5,43-48)




Poichè questo versetto crea in noi delle fortissime resistenze, non dobbiamo forse sospettare che la nostra umanità abbia risorse superiori alle nostre stesse aspettative?

E la preghiera ci permette di esplorare nuove vie.

venerdì 6 marzo 2009

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In equilibrio sul filo

Carissimi,
provo ad aprire un po’ il mio cuore a partire proprio dal suo centro, da quello che mi è più caro. Sono un uomo, un cristiano, un prete, un vescovo. Come è possibile tenere insieme tutte queste componenti, impedire che le tensioni, le responsabilità, i desideri non mandino tutto in confusione? Ho un solo segreto che mi insegnò mio padre. Ricordo che quando ero bambino pur tornando a casa la sera stanco, non mancava mai di riunire tutta la famiglia per pregare insieme il rosario. Mio papà in ginocchio, la mamma seduta accanto e noi figli, qualche volta anche un po’ annoiati, attorno.

La fede di mio padre e di mia madre, la loro preghiera, era il collante della loro vita e della vita della nostra famiglia. La preghiera dunque è il segreto, nella preghiera tutto trova ordine, anche e soprattutto quando rischiamo di essere travolti dalla vita, dalle mille cose da fare e da dire. Vi invito, come scrisse Paolo agli Efesini: pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo. (Ef 6, 18-19).

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Rewind



"Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio" (Mt 5,20-26




Non pensare alle offese che hai fatto, ma alle persone che hai ferito. Non preoccuparti degli errori compiuti, ma occupati di chi ne ha fatto le spese.

Dentro il tuo cuore ci sono anche parole di benedizione.
A chi puoi rivolgerle oggi?

giovedì 5 marzo 2009

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Il buongiorno si vede dal mattino...

Avere due parrocchie e due succursali ogni tanto è un po’ faticoso, ma ha anche vantaggi importanti.

Quando devo celebrare la Messa al mattino o alla sera a Gesù Maestro, dall’altra parte di Beinasco, attraverso le case e le piazze nell’ora in cui la gente va o torna dal lavoro e dalla scuola. Ed è bello. Bello immergersi nella giornata della mia gente accompagnandoli per un tratto di strada, percepire le loro storie, la paura di una interrogazione o la noia di una giornata in ufficio, la speranza di un giorno diverso o di un incontro importante. Se avessi una sola parrocchia mi perderei tutto questo, lo potrei immaginare ma non vivere così, in presa diretta, tra clacson e tir, la tangenziale, la fermata del bus numero 5, un saluto al volo.

Gesù passava lungo il mare di Galilea, lo immagino accanto a me passare lungo il fiume della vita ed a Lui chiedo di stare con queste persone, di dare loro coraggio, entusiasmo, consolazione ma soprattutto la fede nella sua presenza, quel tutto che ci basta.

“Rannicchiarsi nel grembo dei soli rituali non costituisce l’autentica spiritualità” scriveva una benedettina: lo sperimento con la mia bici.
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Aprimi!





"A chi bussa sarà aperto" (Mt 7,7-12)







Quando torni a casa la sera, quando bussi o suoni alla porta, e già intuiscono che sei tu e prima ancora che dicano: "Chi é?", tu hai già detto: "Sono io!",
così sia per te oggi la preghiera.

Inizia da qui: "Sono io, papà..."

mercoledì 4 marzo 2009

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Pappa e pomodoro!

Vero che da piccolo ero meno birichino?

Beh, insomma...

Che vuol dire birichino?
(perché qui, minimo due discorsi alla volta, il miglior modo per tenersi in allenamento mentale, altro che nintendo ds) Vuol dire un bambino che ogni tanto combina dei pasticci, senza però avere intenzione di fare male, gli viene un'idea, gli sembra divertente e lo fa…

Da piccolo combinavo meno pasticci, allora?

Come spiegarti, non è che da piccolo combinassi pochi pasticci e ora molti, è più un problema di possibilità…

E che cosa è una possibilità?

(di questo passo, gli spiegherò tutto il dizionario Zanichelli…)… allora spiego questa cosa a te e poi torniamo alle birichinate di tuo fratello, una possibilità è una cosa che sei capace di fare e che puoi fare fino alla fine tutto da solo, ora torniamo ai pasticci, è che adesso puoi fare più cose da solo e hai più possibilità e puoi scegliere…

Che pasticci fare… ho capito, mamma!

Che cosa hai capito? (ora mi elenca una lista di idee… corriamo ai ripari!). Quello che volevo dire è che ora puoi anche scegliere di non fare le birichinate, sei in grado di capire se una cosa è un pasticcio (oppure no? Magari non ancora, prima o poi capirà, vero?)…

E quando ti sputavo la pappa da piccolo?

Lo facevo anche io, mamma?

Ecco un buon esempio: sì, la sputavate tutti e due (per fortuna non contemporaneamente, i genitori dei gemelli devono essere molto in gamba, credo); da piccolo sputavi la pappa per fare esperimenti con il cibo, sentire come era diversa dal latte; diventa una birichinata se lo fai ora, che la pasta la conosci e sai masticarla bene… però allora se ti veniva in mente, lo facevi, ora hai capito che puoi e sai comportarti diversamente, hai capito che sarebbe un pasticcio e non lo fai più…
(silenzio con scambio di sguardi, venti dita si spostano dietro la schiena, sono sporchi di pennarelli o di polvere?)

Si tratta di scegliere come comportarsi e voi potete scegliere… se siete in dubbio, basta chiedere a mamma e papà…

Potresti venire sul balcone a vedere, ti chiediamo se è un pasticcio oppure no… abbiamo piantato i semini di pomodoro per la primavera con i vasi e il terriccio che c’era nella busta...

Non diversamente da noi, i bambini e i ragazzi hanno tentazioni di pasticci e birichinate; più o meno come noi, le combinano. L’unica differenza che noi adulti sappiamo che avremmo potuto comportarci diversamente, i bambini meno. I bambini e i ragazzi vanno rafforzati sulla loro capacità di decidere che cosa è meglio e di scegliere: anche di fronte al pasticcio, spieghiamo che cosa avrebbero potuto fare di diverso e facciamogli rimediare al danno causato. Fin da piccoli, anche con il nostro aiuto. Le responsabilità (e le tentazioni) crescono con le possibilità, un buon allenamento serve: forse non ci aspetta il deserto e 40 giorni di tentazioni, forse ci bastano quelle che incontriamo tutti i giorni… però insegnare ad affrontare le conseguenze aiuta. Con la consapevolezza che si è “cattivi” perché prigionieri della tentazione, senza riuscire a vedere, oltre, le possibili conseguenze. Chi si accorge di quello che ha combinato è come se si sporgesse dalla prigione; chi rimedia, almeno per quella volta, si rende libero.
Ai bambini insegniamo come sporgersi al di là della tentazione e come rimediare, per dargli la possibilità di essere liberi.

Mamma, senti, la prossima volta…

Sì… (contemplando il balcone, mi è uscito un tantino gelido, facciamo finta che sia ancora il clima invernale…)

Ti chiamiamo, così piantiamo senza pasticciare?