Parrocchia significa anche venire a contatto con carte, maghi, oroscopi, cornetti, sedute spiritiche e poi ancora pratiche orientali di vario genere, meditazione profonda, piramidi energetiche, polverine indefinite provenienti dall’India, scrittura automatica, voci dall’aldilà. Molte persone scherzano con il fuoco e neppure lo sanno. "Ma è solo un gioco" mi viene detto quando, per caso o per Provvidenza butto lì la domanda in una visita ad una famiglia, durante una confessione o un colloquio.
Cercano il tesoro e trovano il teschio del pirata, quello che vuole rubare anima e futuro.
Senza allarmismi o cupe atmosfere, ma con la serenità della fede in Cristo risorto, lasciatemi dire che tutto questo è male, poco o molto, ma male. Poco se è solo una moda, se a fare certi riti e fabbricare certe polverine è solo un truffatore, un dannatissimo male se a fare queste cose è un satanista vero.
Comunque rivolgersi a tutto questo mondo è una implicita rinuncia alla fiducia in Dio, alla potenza salvifica che viene dalla Chiesa quando celebra, alla Provvidenza.
Diffidate, sempre, perché sono imitazioni dell’unico Dio, Gesù!
(p.s. un piccolo suggerimento a tutti coloro che per scherzo e gioco hanno partecipato ad una seduta spiritica, con carte e tavolino, o si son fatti fare le carte... ricordatelo alla prossima confessione!)
Ok, non hai la febbre, se domani ti passa il vomito, dopodomani a scuola, dico al più grande
Ma tu mamma non vomiti mai? Mi chiede il più piccolo, che assiste alle operazioni mediche, mettendo a posto il termometro
Di solito no, mi capita proprio di rado
E non ti ammali mai? Mi chiede di nuovo lui, questa volta un po’ più serio
Beh, direi di no, ogni tanto mi ammalo
Ma io non me ne sono mai accorto! Esclama il più grande
E che cosa hai? Sempre il più piccolo e il grande, a questo punto, drizza le antenne…
A volte raffreddore, a volte mal di gola, a volte sinusite...
come Ka! Spiega il più grande, se è una malattia compresa dal Libro della Giungla, allora non sarà pericolosa…
E dopo che sei ammalata, chi ti cura? mi interroga il piccolo
Sta qui il nocciolo del problema: i genitori si prendono cura dei bambini, ma chi cura i genitori?
Considerando che c’è un periodo della vita in cui i genitori si prendono cura anche dei nonni… la salute dei genitori diventa un tema portante, su cui si regge la famiglia, anche più allargata rispetto al nucleo centrale… quindi questo è un invito a tutti i genitori e gli educatori all’ascolto: prendiamoci cura anche di noi stessi (oltre che di tutto il resto!). Per le coppie di genitori vale anche prendersi cura dell’altro! Senza trascurarci. Volerci bene significa assicurare un futuro più certo ai nostri figli, un futuro in cui i genitori sono al meglio delle loro possibilità, vitali. I bambini impareranno per positivo contagio il nostro atteggiamento verso la salute e potrebbero diventare altrettanti adulti consapevoli delle propria salute: vale la pena provarci, no?
Se non è tanto grave, è un malattia che già conosco, tipo l'influenza, mi curo da sola e se ho bisogno, se mi viene proprio la febbre alta, telefono al dottore e chiedo una mano a papà; altrimenti, cerco di rallentare un po’ nelle cose che faccio e fare solo quelle indispensabili, per riposarmi…
Che cosa sono le cose indispensabili? acci che parolona per il più piccolo...
Quelle importanti, preparare da mangiare, accompagnarvi a scuola o allo spazio gioco…
Cari amici, pubblico con il suo permesso la mail di un amico (ripulita di alcuni riferimenti personali):
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Caro Mario (scusa se tralascio il "don"...) non sto a farti i complimenti per il blog, vedo che avete già i vostri estimatori. Ti scrivo a proposito dei tuoi post sull'affettività e sulla vocazione, ecc ecc...Io sono abbastanza scettico sul fatto che voi preti non vi sposiate (e nel mio ambiente questo è un pensiero generale, non farti illusioni...). Insomma, che cosa c'è dietro? La ricerca di una presunta perfezione spirituale? Un atto di eroismo? O forse, nel celibato, c'è lo strumento di una chiesa-istituzione che così esercita il suo potere su di voi?
Sai bene che queste mie considerazioni non nascono da fatti spiacevoli o da delusioni vissute in prima persona...Semplicemente, ho il dubbio che non sposarsi (per scelta e non perchè è capitato così nella vita) sia un fatto mortificante, forse anche contro-natura (...non te la prendere!!). Non voglio evocare lo spettro di chissà quali rischi (non credo a chi si fa forte di questi argomenti, pescando nel torbido!), anzi la vedo esattamente al contrario: credo che non sposandovi, voi non rischiate abbastanza e non vi giochiate fino in fondo le vostre possibilità. Per non parlare del fatto che, persone come me, forse si aprirebbero con più fiducia a chi condividesse una vita più simile alla propria... più normale insomma. A volte i preti sembrano e vogliono sembrare degli extraterrestri, e io a una santità di questo tipo..non ci credo. Forse mi risponderai parlando della chiamata e dell'amore di Dio e del desiderio di servirlo con tutto il cuore, ma questo lo si deve fare anche da sposati, giusto?
La mia è una provocazione, lo so. Ma me la permetti, vero? Alla fine quello che mi interessa davvero è che voi, e i vostri seminaristi, non siate dei mestieranti, ma uomini che parlano ad altri uomini (anche come maestri si intende, ma non extraterrestri!). La vita è dura e non si vive solo di buone intenzioni, ma io ti auguro di cuore di fare sempre del vostro meglio e...di avere pazienza con quelli come me.
Ringrazio Dio per tutti i sacerdoti in gamba che ha messo sul mio cammino!
Ti abbraccio,
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Grazie, lo dico anche io! Per me queste parole hanno un valore purificante. Fanno un po' male, ma mi aiutano a pensare e mi ricordano l'importanza di essere umili. E spero - ve lo confido - che altri giovani abbiano voglia di scommettere sulla nostra scelta di vita, che forse - per sua natura - sarà sempre una provocazione (speriamo evangelica!)
Continuo con voi la riflessione sulla volontà di Dio: vi ricordate dove eravamo rimasti? Vogliamo tentare di applicare almeno ad alcuni casi il criterio di Gesù e del Vangelo per comprendere la volontà di Dio? Partiamo dai nemici, dagli infedeli, dai diversi. “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,43-44). “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lc 11,27): e questo prossimo può essere chiunque, anche uno straniero, anche un extracomunitario, come per esempio un samaritano. Parole di Gesù che non hanno bisogno di ulteriori commenti.
Ma facciamo un altro esempio, un esempio tragico, una di quelle situazioni che comportano una delle sofferenze più terribili di questa vita: la morte di un figlio. Gesù si è trovato davanti a una situazione come questa. Un giorno, mentre girava per annunciare il Vangelo in Galilea, Gesù entrò nella città di Nain (Lc 7,11 sgg.) e si trovò di fronte al corteo funebre di una ragazzo, figlio unico di una madre vedova. La donna era accanto alla bara e piangeva. Gesù le ha forse detto: “Dio ha voluto prenderti adesso tuo figlio”? Magari aggiungendo altre motivazioni pseudo religiose del tipo: “ha voluto un altro angelo in cielo” o “proprio perché era così buono questa terra non lo meritava”? Niente di tutto questo: Gesù ha restituito il figlio, vivo, alla madre; così come in un’altra occasione ha restituito viva al padre Giairo (Mc 5,27) la sua figlioletta morta. Dio vuole la morte dei bambini? È una bestemmia! Nel regno futuro sognato dal profeta Isaia in nome di Dio (e della sua volontà, questa volta sì!) “non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni” (Is 65,20). Ma tutto questo lo sappiamo pienamente solo alla luce di Gesù. È lui che scioglie ogni ambiguità riguardo a Dio e alla sua volontà, comprese quelle che lo stesso primo Testamento ancora contiene.
Un ultimo esempio: i malati. Sono i prediletti del Signore perché hanno ricevuto la grazia della sofferenza? Dalla lettura del vangelo non sembra proprio così. Gesù, i malati che ha incontrati, li ha guariti. Dio, il nostro Dio, il Padre di Gesù, è “il Signore amante della vita”; amante non solo della mia vita o della nostra vita, ma di quella di tutti gli uomini e di tutte le donne di questo mondo, che sono tutti, davvero tutti, i fratelli e le sorelle per le quali Cristo è morto (Rm 14,15). Come facciamo a dimenticarcelo?
Guanti e secchi, scope e spugne: a chi osservasse il seminario il giovedì mattina dalle 12 alle 13 sembrerebbe forse di vedere un piccolo formicaio in fermento, tutto teso a qualche impresa di autoconservazione o di organizzazione interna in vista dell' assalto di un bambino con una bacchetta in mano o qualche altra minaccia esterna.
In realtà si tratta semplicemente delle normali pulizie e lavori settimanali dei seminaristi per la buona manutenzione della casa che abitano. Ecco che solerti impugnano la radazza o il mocio per far brillare i pavimenti di bagni e corridoi o che con maniacale premura riportano al loro splendore originario i tappeti della chiesa del seminario. Ecco altri che radunano in corsa le foglie cadute dagli alberi del parco per poterle raccogliere e liberare i viali da ogni inciampo al cammino.
Ma chi guardasse con ancora maggiore attenzione scoprirebbe forse una sollecitudine diversa, più pronta al riso che al lavoro, più allo scherzo che alla fatica. E magari penserebbe di stare osservando proprio un seminario, e non un formicaio.
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Contatto le persone e chiedo come funziona Davide sul loro computer… sono impegnata qui con loro, se sono soddisfatte di questo filtro, se hanno dei problemi li faccio parlare con i tecnici, oppure li invito a contattarci per ogni problema che hanno, al più presto, così possiamo aiutarli… a volte le persone digitano male la successione dei procedimenti che devono fare per attivare questo filtro, e sono piccolezze, magari manca una virgola e tutto si blocca e loro non ricevono il servizio. Si parla anche molto con i volontari che ci segnalano sempre siti e i contenuti da mettere nella black list; poi c’è chi ci chiama per avere il filtro, ci conosce per via delle conferenze e degli incontri e chiede spiegazioni su come funziona. Davide.it costa 60 € all’anno, che non è un costo eccessivo… ora ho imparato a usare anche il computer e devo dire che è certamente bello che i bambini imparino ad usarlo, ma come genitore bisogna essere vicini e un filtro aiuta a imparare, a usare la curiosità per cercare; così li si può lasciare anche un pochino da soli, a dimostrare che ci fidiamo di loro ed essere sicuri, mettendo il nostro sguardo sopra le loro spalle, senza fare del computer uno strumento proibito. Don Ilario ha avuto questa idea per il filtro, a noi interessa che i bambini navighino in sicurezza e anche come adulti certi contenuti possono davvero dare fastidio: Davide funziona anche per lo spam!
Il contatto con i clienti è un servizio che quasi tutte le aziende affidano a una voce elettronica…
Una cosa tristissima! Cerco anche di sorridere attraverso il telefono, quando parlo con le persone!
Questo incarico è stato un po’ come il tesoro, che ha trovato?
In realtà credo di averne incontrati tanti di tesori… ora, oltre a Davide.it, con mio marito, ci occupiamo della parrocchia di Santa Gianna e organizziamo le attività parrocchiali; il don ci ha fatto questa proposta, se eravamo d’accordo a trasferirci, abitavamo a Torino con i nostri figli, 3 dei 7 che abbiamo avuto, la più piccola ha 19 anni e la più grande 34… abbiamo chiesto ai nostri figli di condividere il nostro desiderio di vivere in mezzo a una comunità, di essere vicini alla gente… è stato un bel cambiamento, anche lavorativo…
Prima lavoravo come oss presso il Faa di Bruno e assistevo le suore, era una piccola clinica per suore anziane, ammalate o in fase terminale, un bellissimo ambiente, piccolo, curato… mi sono domandata se ho fatto bene, là era anche comodo, mi prendevo cura dei malati e sapevo che il mio compito era quello, quella persona ha bisogno di me e io ci sono, è un compito molto importante, come rivolgersi ai malati, a me ha dato tantissimo, era un lavoro che non pensavo che avrei mai fatto, accudire una persona anche nei suoi bisogni più intimi, ero un po’ restia, e più che altro per l’intimità con la persona, credevo di non essere capace… poi è successo che, nella parrocchia precedente, ero nella caritas e mi sono trovata con una persona anziana che era in difficoltà e che aveva questo bisogno… per cui ho detto, Gesù, se c’è questo bisogno, se tu vuoi che io faccia questo lavoro, bisognerà anche che lo faccia bene! Allora ho fatto il corso, stupendo, che ti dà un metodo, un gestire te stesso, le tue emozioni… il corso ti dà una formazione fondamentale: parti preparata e il risultato è migliore, la persona si sente davvero accolta; quello che è importante di questa professione è che il soggetto è l'altro, è l'altro che mi insegna l'abbandono di Dio tra le braccia della Madre, che mi insegna l'attesa, la preghiera muta e silenziosa, la comunicazione con il solo sguardo perché non può fare altimenti… ho fatto l’oss per 10 anni, prima ancora ero commessa in un grande negozio di cancelleria, mi ero licenziata per occuparmi dei miei figli…
Voi gestite quindi il coordinamento di tutte le attività parrocchiali…
Oltre a quello, la cosa più importante, c'è una cappella aperta giorno e notte per la preghiera… condividere la vita parrocchiale con tutte le persone che hanno bisogno, bisogna essere accoglienti, e a volte sei anche stanco, non avresti voglia, quante volte ci è capitato, di essere già a letto, finalmente riposiamoci, e campanello! In questo contesto dove il prendersi cura dell'altro è meno evidente, ma è sempre necessario mettersi in ascolto, ancora di più, è necessario farsi da parte, con le proprie esigenze, per far posto all'altro, per farlo "entrare", accompagnarlo, in questo luogo dove la comunità si incontra! Alla fine potrei anche dirlo, che il tesoro è Gesù, ogni tanto lo dico a mio marito, abbiamo fatto una pazzia, una pazzia per Dio, ma per Lui si può fare!
Un suggerimento per chi è alla ricerca…
La preghiera, che mi ha sostenuto sempre… per me molto importante… ho avuto una catechista, che ancora adesso ringrazio, che ci diceva, pensate sempre, che cosa farebbe Gesù al mio posto? A 8 anni mi ha detto questa cosa che non ho più dimenticato… la cosa importante è questo abbandono a Gesù, tante volte non è che avessi Gesù lì accanto a me per fare le scelte, sapevo che cosa comportavano, però l’affidarsi a Gesù, alla Provvidenza… che non è un lasciar fare, ma un darsi da fare attivi, tirarsi su le maniche… la Provvidenza è forse il tesoro più grande.
Caccia al tesoro saluta Davide.it, segnalando 1'appuntamento: 24 maggio, ore 12.30, pranzo di beneficienza per Davide.it presso l'oratorio Santa Gianna di Venaria Reale; chi si trovasse in zona è il benvenuto!
Carissimi, tempo fa qui a Torino comparvero alcune scritte sui muri: “niente preti”. È uno slogan che si ripete di tanto in tanto. Mi dicono – vi dissi che sono un “navigatore” in internet alle prime armi – che ci sono molti siti e blog che risuonano di queste parole.
Non vado in crisi quando leggo o sento queste cose, perché so che la mia vocazione, di cristiano e di prete, è un grande dono che il Signore custodisce con me. So anche che coloro che scrivono queste cose o le dicono forse sono stati feriti da qualche situazione o non comprendono il ruolo del sacerdote ed in genere il valore della fede, ma si accontentano di frasi ripetute. Questo per me è piuttosto il segnale che si va verso il vuoto, che non c’è un pensiero – anche contrario al mio, ma almeno nutrito di argomenti – ma spesso solo parole che suonano nell’aria. È importante avere delle certezze, di fede e sulla vita, certezze culturali e religiose.
Ogni minuto che investiamo per leggere, approfondite, capire, ascoltare è un investimento per un mondo, per una Chiesa migliori. Qualunque età o cultura abbiate non stancatevi mai di studiare e riflettere, di essere, come ci invita San Pietro, pronti a rendere ragione della nostra fede.
Nelle case accanto a noi, sconosciute e fuori da ogni riflettore, vivono persone davvero straordinarie. Portando la comunione agli anziani ed ai malati si scoprono questi piccoli tesori, queste perle del campo.
Qualche giorno fa una di loro ha raggiunto l’eternità con il Signore. Sono sempre un po’ restio a quei processi di beatificazione rapidi che noi preti ogni tanto facciamo celebrando i funerali, ma per lei, per la signora G., non avrei nessuno scrupolo a dire che è una donna secondo il cuore di Dio. Parlare con lei era toccare con mano l’umiltà e la fede. Le sue piaghe sempre aperte raccontavano di un crocifisso vivente e non mi stupiva che avesse continue tentazioni in fatto di fede. Una donna così è scomoda per il Maligno perché la sua preghiera, fatta di parole e di sangue versato, è potente.
Avevamo fatto un patto: lei lavorava per me. Le avevo chiesto di pregare ed offrire un po’ della sua sofferenza per l’apostolato che tento di fare con i giovani. So che ora continuerà a farlo ancora di più.
Qualche volta ci sono dei santi sul nostro pianerottolo, bisognerebbe suonargli il campanello più spesso.
Che cos’è questo schifo di pappa verde? ha esordito il più piccolo
Sedanini con zucchine e piselli, una buona pappa primaverile… non si dice che una cosa ti fa schifo, ma che non ti piace… puoi dirlo dopo averla assaggiata
Mi fanno schifo i sedanini! Ribadisce sempre il più piccolo
A me le zucchine mi hanno fatto gomitare quel giorno all’asilo e perciò non le mangio! Ha puntualizzato il più grande
Si dice vomitare e poi è successo una sola volta… guardate il piatto, i sedanini sono un tipo di pasta, potete iniziare a mangiare la pasta e poi assaggerete la verdura, dopo ci sono gli hamburger, pomodori e frutta, la cena è questa… penso, terzium non datur…
E poi, all’asilo i piselli li mangi sempre, dico, con una improvvisa illuminazione
Mamma, si dice gomitare perché…
Si ferma, la risposta non arriva, un altro pensiero lo attraversa...
Lo sai perché all’asilo mangio sempre i piselli?
Spero in una risposta che apra la strada all’ingresso delle verdure nella loro dieta… e intanto penso a cose diverse… l’orgoglio della mamma italiana, colpita nella pratica dei fornelli; il fatto che le verdure sono tradizionalmente ostiche al palato dei bambini e io continuo a riproporle con metodica convizione... anche perchè a me piacciono...
Penso soprattutto che a questo punto arrabbiarmi con loro per l’opposizione, espressa in modo inequivocabile, può solo peggiorare le cose. Mi impunto sulle verdure e perché le mangino ho due strade: fargliele ingoiare a forza (se non mangi il piatto, lo ritrovi a cena), oppure camuffarle in altre ricette (c’erano gli spinaci là dentro? Non mangerò mai più la frittata!). Tutte e due strade già viste. Terzium non datur?
Credo che sia giusto lasciargli la possibilità di dirmi che non sono d’accordo con me, (anche se mi ci sono messa d’impegno per la cena!), la possibilità di essere differenti da me.
Che vale non solo per le verdure… Dentro il fatto che non mi arrabbio, c’è la possibilità di non essere d’accordo con mamma, con papà, di essere differenti, senza che l’affetto sia messo in discussione: ti propongo una scelta, assaggiala, non assaggiarla, mi fido di te e continuerò a riproportela, perché la ritengo buona. E ti voglio bene.
"Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce" (Gv 3,16-21)
Perchè fuori è così buio? Soprattuto, perchè c'è buio dentro di me? Quando spingiamo la testa giù, nei nostri abissi, vediamo spesso cose che non ci piacciono.
Eppure nella nostra carne, nel cuore del mondo il Risorto ha voluto abitare la nostra oscurità.
questa volta preferisco scriverti. Ho fatto come mi hai detto. Ho letto con attenzione le pagine del vangelo che la liturgia offriva nella settimana di Pasqua, cercando di pregarci sopra, chiedendo luce per vedere e disponibilità per accettare quello che avrei visto. Mi sono letteralmente incagliato sulla pagina di Gv 21 e sulla domanda che Gesù rivolge a Pietro: "Mi vuoi bene tu più di costoro?". Ecco: non ce l'ho fatta a sentire mie le parole di Pietro, cosa di cui provo anche un po' vergogna... Sono qui a casa mia e mi trovo a pensare: "Ti voglio bene, ma devo metterTi prima di tutto? Devo proprio darTi tutto? Non basta quello che sto facendo?".
Caro don Piero, che male c'è in una vita come la mia? Da un anno lavoro e faccio quello che mi piace, ciò per cui ho studiato. E' dai tempi dell'università che sono abituato a vivere fuori casa e a gestirmi da solo. Il mio impegno in associazione, anche se con qualche sforzo in più, sta continuando. Non sono un santo, ok...ma neanche un mostro...
E' vero, è vero! Sono io che ti ho posto la questione, io quello che ti ha parlato di Seminario...quindi alcuni dubbi devo averli, altrimenti non te ne avrei parlato! Ho qualche malumore con la Chiesa - lo sai - ma non è questo il problema (anche con mia madre le cose non filano sempre lisce!). Te lo dico con onestà: al momento ho paura di lasciare le mie sicurezze, la mia vita di oggi. Hai ragione tu, anche se l'altra volta quella tua espressione mi ha ferito: ti dicevo che sono una persona matura, indipendente, capace di prendere le sue decisioni in libertà e tu mi rispondevi sospettando che non fossi proprio indipendente ma addirittura "auto-dipendente", condizionato da me stesso, bloccato insomma... e ora mi dico: è così! Mi scopro meno libero del previsto, dipendente dai miei bisogni, dai miei desideri, dalle fantasie sul mio futuro o banalmente condizionato dal mio fragile umore e dagli inevitabili fallimenti. La provvidenza è come se non esistesse: le regole vorrei sempre poterle stabilire io. Eccomi lì al centro di tutto, come se Dio stesso dovesse adeguarsi a me, in attesa perenne che capiti qualcosa! Ma di questo vorrei poi parlarti di persona, magari la prossima settimana...
Grazie intanto per la tua pazienza, ti abbraccio,
Daniele
p.s. Guarda che ho pregato per te, come mi avevi chiesto! Ma non erano i preti quelli che dovevano pregare per gli altri!?
La volontà di Dio. Poche espressioni possiedono una carica devastante di ambiguità come questa. “In nome della volontà di Dio”: quante cose sono state fatte “in nome della volontà di Dio”. I casi più eclatanti sono ben noti. Le crociate venivano chiamate, anche da grandi santi come san Bernardo, al grido di “Dio lo vuole!”. I nazisti avevano tra i loro motti preferiti “Gott mit uns”, cioè “Dio con noi”. I terroristi dell’11 settembre si sono buttati contro i grattacieli di New York “in nome della volontà di Dio”. In alcuni paesi islamici le adultere vengono lapidate “in nome della volontà di Dio”. In altri paesi la sorte degli omosessuali è la condanna a morte “in nome della volontà di Dio”. I fondamentalisti hindu hanno fatto strage di cristiani in Orissa, in India, “in nome della volontà di Dio”. Ma anche in campo cristiano le cose non stanno così bene. Il cristiano George Bush non ha lanciato la sua guerra contro l’Iraq come parte della più grande guerra del bene contro il male? E quando cristiani e musulmani si massacrano a vicenda in Nigeria, non lo fanno entrambi “in nome della volontà di Dio”?
Ma in nome di quella stessa volontà ancora altre cose, forse altrettanto orribili, sono state commesse. Uomini e donne sono stati costretti a sopportare ingiustizie, sfruttamenti, oppressioni “in nome della volontà di Dio”. Altri non hanno potuto dare ascolto alla loro coscienza “in nome della volontà di Dio”. Altri ancora colpiti da lutti, disgrazie, sofferenze sono stati invitati a consolarsi da chi diceva loro che era “la volontà di Dio”. Povero Dio quante cose ti facciamo volere, quante cose che non c’entrano niente, assolutamente niente con te, anzi che spesso sono esattamente il contrario di quello che tu desideri!
Mi potreste chiedere: Come fai tu a dirlo? Pensi di conoscere forse la volontà di Dio più degli altri? E io vi dico che avete ragione, che non pretendo di saperne più di altri. È vero, molto spesso non siamo in grado di capire veramente quale è la volontà di Dio: e allora, in questi casi, non sarebbe forse meglio stare zitti piuttosto che attribuirgliene una falsa? Ma nello stesso tempo mi pare che per noi un criterio sicuro ci sia, almeno per capire alcune cose che Dio non vuole. Qual è questo criterio? Il criterio è Gesù e il suo Vangelo.
"Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio" (Gv 3,1-8)
Non c'è piccolo che, un giorno, non abbia chiesto a sua mamma: "Come nascono i bambini? (Forse) dopo qualche esitazione, si è sentito rispondere: "Per amore!".
"E voi, ciascuno per quanto sta in lui, diventate coro, affinchè essendo armoniosi nella concordia, assumendo la tonalità di Dio nell'umiltà, cantiate a una sola voce al Padre, per mezzo di Gesù Cristo."
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Più la banda è larga, meno c’è possibilità di incontrare Dio… Dio passa su bande strettissime, se pensiamo alla consacrazione, è una banda strettissima, ma passa, non in virtuale, ma alla presenza reale ed è una cosa che ci fa riflettere, Dio non ha bisogno di banda larga per comunicare… Invece qui più è larga la banda, più la stupidità, l’inutilità passa… quando si allarga la tua banda di comunicazione chiaramente perdi la tua intensità, la tua efficacia, perché l’incontro personale con l’altro ha bisogno di essere focalizzato, e questi nuovi media, che ci allargano enormemente la comunicazione, sembra che ci diano tante opportunità, in realtà ci impediscono di incontrarci realmente.
L’Aiart (Associazione italiana, ascoltatori radiofonici e televisivi ) sta raccogliendo firme perché il governo metta nell’ordinamento scolastico l’educazione ai media: la loro è una proposta assolutamente coerente, certamente i ragazzi oggi hanno bisogno di essere educati alla comunicazione e all’uso dei media, assolutamente di più che in passato. Perché in passato non c’era la possibilità dell’accesso alla comunicazione, la televisione e la radio parlavano a senso unico, c’era l’educazione all’ascolto, solo come ascoltatori, adesso c’è bisogno dell’educazione del comunicatore; oggi, che la comunicazione è diffusa e ciascuno vuole diventare, può diventare attore e protagonista di questa comunicazione, è necessario che tutti siano formati ad essere dei comunicatori…
Se a scuola ti insegno l’uso del cellulare, anziché dire “non lo portare”, mi sembra che sia più educativo… facciamo una riflessione sulla fotografia, è importante farlo a scuola: cominciamo a fotografare i compagni ma se quello non vuole essere fotografato? Lo fotografo lo stesso? Allora lui ha diritto al rispetto della sua immagine? Come puoi tu avere un cellulare in mano e puoi sparare a caso, sparare e uccidere quel diritto? Ti accorgi che uno scatto può essere una arma? Allora questa è educazione, che nell’uso di uno scatto, c’è una mia attività nei confronti di quella persona, e che quindi posso offendere, posso costruire, fare del bene o fare del male… uno scatto non è indifferente; non solo ma, nell’uso che faccio di questo scatto, perché lo faccio, è ancora importante… se il papà o il nonno di questo ragazzo scattavano le fotografie per conservarle, per metterle nell’album, il ragazzo oggi non fa più quella foto per quello scopo, la fa per condividerla in un network, poi cancellarla e dimenticarla… e già questo è anche un altro fattore, perché tu non conserverai più nulla di una vita? Perché ciò che è in rete può andare perso, il sito chiude, tu avevi messo tutte le fotografie lì, di questa realtà virtuale non hai conservato nulla, e non sarà trasmesso ai posteri niente di tuo, perché quella foto è importante, perché è stata scattata, hai fatto quell’incontro, sei andato in quella città, non rimarrà più nulla di documentato fotograficamente… tutto quello che hai scattato è vano, lo cancelli, si può cancellare… questo ingenera un cambiamento anche nel tuo modo di intendere la realtà, perchè se tu con enorme facilità cancelli la tua vita, le tue immagini, vuol dire che non dai importanza alle cose, quindi bruciare un barbone sulla panchina poi equivale a cancellare, è una bravata, bravi ragazzi, si cancella… credo che educazione alla comunicazione è anche comunicazione alla vita.
Uno scatto fotografico, perché lo fai? Perché perdi tempo, perché non sai che cosa fare, perché sei appassionato di fotografia, perché sarebbe possibile, anche soltanto rimanendo nell’ambito dell’uso del cellulare come macchina fotografica, fare un intero quadrimestre di lezioni a scuola di riflessioni su chi siamo e che cosa vogliamo fare e dove andiamo, sulla società e sullo sviluppo, i ragazzi ormai usano YouTube e internet come una tv interattiva, nella quale puoi scrivere, puoi mettere foto e video, puoi commentare e segnalare quello che hai visto, così che gli altri possano andare a vedere. Su YouTube è fortissima la necessità che una scuola formi gli alunni a produrre video, qui l’educazione all’uso dei media è importantissima, perché i ragazzi devono essere educati, a raccontarsi e a raccontare anche usando il video; allora il racconto fatto così, è chiaro, motiva il ragazzo; per ora il ragazzo non è motivato a raccontare, mette un video perché ha ripreso una stupidità, lo butta lì sopra e basta; il racconto è diverso, educare a dire delle cose... i ragazzi hanno delle cose da dire, hanno voglia di dirlo, allora bisogna aiutarli, perché loro non sanno, non è che sai usare la ripresa, la videocamera, allora sei capace di comunicare, no, non hai idea del montaggio, di mettere le immagini vicine, non hai idea del sonoro…
Servono essenzialmente tre cose: la motivazione per comunicare, capacità di accesso ai media intesa come capacità tecnica di comunicare e gli strumenti, l’accesso vero e proprio, questi sono i tre punti da dare ai ragazzi, e che la scuola abbia la capacità di dare queste tre cose mi sembra importante… è una disciplina nuova che va inserita.
Sembra, nel campo dei nuovi media, che il tesoro dell’onestà non abbia tanto valore…
Assolutamente sì, se io sto chattando, ti metto offline quando voglio, perché non mi va più quell’argomento, e non ci sono più, passo ad un altro, magari ci stavo già chattando prima, con due o tre in contemporanea… questo mi aiuta a fare della mia comunicazione non un entrare in sintonia con l’altro, ma semplicemente nell’ottenere o meno di dire quello che voglio, io quel giorno lì ho voglia di parlare, un altro giorno no e chiudo la comunicazione, nessuno mi deve vedere o disturbare, non c’è assolutamente una disponibilità all’incontro, e all’altro; quindi in questo ci va educazione.
Facebook è veramente un disastro totale per gli adolescenti, un disastro, in primo luogo perché la parola amicizia perde senso, si distrugge il senso della parola e questo è già tanto… esiste un gruppo su Fb intitolato “Su Fb sono amico e poi per strada non mi saluti…”, ma poi perché devo avere tanti amici? Perché io sono importante se ho tanti amici e qui di nuovo un altro sfasamento di senso, tu non vali se nessuno è tuo amico, non hai valore se non hai centinaia di amici, se hai 4 amici buoni non va bene, allora è chiaro che l’amicizia si svuota di senso… e poi le stupidità, il fatto che io ho una paturnia, sto male, lo devo scrivere, tutti devono sapere… ma allora comunichi per cosa? Per costruire una relazione, per amore, ami l’altro in questa comunicazione oppure gli scarichi addosso un po’ di immondizia… allora Fb in questo senso è un pattumiera, è la pattumiera della rete… detto questo, anche su Fb ci sono persone che fanno un gran bene, che riescono a comunicare… ma sono le persone che comunicano ed entrano in relazione, non lo strumento, che può essere dannoso, più che neutro; per esempio su YouTube, ci sono delle persone che stanno preparando degli incontri assolutamente belli, bellissimi, spiegazioni del Vangelo, ma sono le persone che operano…
Per questo abbiamo detto, non è possibile, diamo ai nostri ragazzi uno spazio che li stimoli e trovare persone che su questo li stimolino a cambiare; allora adesso siamo alla ricerca di personaggi che abbiamo voglia di stare con i ragazzi, siamo alla ricerca di animatori, educatori che stiano sul web in modo propositivo, quando un ragazzo dice, ma che giornata no, allora gli vadano a rispondere, ma in una rete diversa da Fb, un progetto che abbiamo già presentato ai giornali, con risposte da diversi personaggi che ci stanno e aderiscono, si chiama ciaonet.it.
Caccia al tesoro vi invita a fare un giro su ciaonet.it al 26 maggio in poi … e riparte, senza allontanarsi troppo, però!
Carissimi, scrive San Paolo agli Efesini: Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù (Ef 2, 19-20). Quando incontro questo brano il mio cuore si riempie di gioia perché in poche parole l’Apostolo ci dice la nostra vera eredità, la nostra grande fortuna, le basi su cui costruire la vita.
Molti giovani e non solo, oggi, si sentono smarriti e senza certezze. Per la prima volta dopo secoli, i figli non sono sicuri di vivere meglio dei loro genitori. Ma siamo parenti di santi: quanti ce ne sono nella Chiesa torinese, nelle vostre parrocchie, nelle vostre famiglie, siamo addirittura familiari dell’Onnipotente. È importante trovare soluzioni umane al disagio, al dolore, alle crisi. Ma, come soleva dire un vecchio santo prete, se con l’azione si arriva da qualche parte, con l’orazione, con Dio, si arriva dappertutto!
Con questo spirito desidero esprimere ancora tutto il mio affetto e la mia vicinanza ai nostri fratelli dell'Abruzzo così gravemente colpiti dal terremoto, perchè l'azione di solidarietà - di qualunque tipo - sia accompagnata dalla nostra preghiera, sentendoci in comunione con la Chiesa dell'Aquila e il suo Arcivescovo.
Coraggio! Una grande ed affettuosa benedizione per ognuno di voi e le vostre famiglie.
Tu mi permetterai, Signore, che io mi rivolga a te, che ti parli in tutta libertà. Io sono un piccolo della terra, ma incatenato dal tuo amore. Prima di conoscere te, il senso della vita mi era nascosto e non aveva senso la mia esistenza; grazie alla tua misericordia ho cominciato a vivere, ora sono senza ambiguità. Ormai sono tuo.
Lunedì di Pasqua sono rimasto in parrocchia e nel pomeriggio mi sono seduto sul greto del fiume Sangone, a cui affaccia la mia parrocchia di San Giacomo. Mi sono goduto… la Risurrezione di Gesù.
C’era un bel sole caldo in un cielo sereno, il fiume scorreva gonfio delle ultime piogge, il vento accarezzava le fronde appena verdi dei pioppi. Davanti a me, al di là del fiume, un torneo di calcio di giovanissimi, le famiglie al picnic, ragazzi in bici, anziani a braccetto. Cani di città ad assaggiare un po’ di campagna. La risurrezione di Gesù: pasquetta, il lunedì dell’Angelo, mi piace leggerlo così. La traduzione per i piccoli ed i semplici, per tutti, della gioia di Pasqua, della pace che viene dalla Risurrezione, la serenità di una morte che non ha l’ultima parola.
Quanti ne erano coscienti? Quanti hanno celebrato Pasqua? Quanti hanno attinto alla misericordia di Dio? Non lo so, probabilmente quasi nessuno. Ma in un modo o nell’altro questo giorno che hanno trascorso sereni insieme, quel gol che rimarrà nel cuore di un ragazzino, quel bacio dato dietro ad un albero, anche la costina cotta bene sono il frutto di questa Pasqua. La crisi era lontana lunedì, c’era vita, semplice e bella. Serena.
Evviva Gesù che toccherà i cuori di queste persone. Come e dove non lo so, io prego e sono certo che lo farà. È risorto.
Dato che, parlando di Davide.it, si è toccato anche l'argomento dell'educazione, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione per chiedere a don Ilario che cosa ne pensava…
Mi lascia però anche perplessa l’uso che si può fare di questi nuovi mezzi di comunicazione con i bambini, anche in tenera età, e dalla possibile unione di questi mezzi a quello già conosciuti (televisione, playstation, dvd di cartoni animati) nel sostituirsi alla relazione con i genitori… nel raccontare le storie, nel giocare, nel modo di passare una serata insieme… I genitori sono insostituibili e i nuovi media non sono da temere in questo senso: sono un prolungamento di quegli effetti,che già aveva la televisione; non si sostituiscono, perché il racconto era già perso, prima di questi media, con l’avvento della televisione; perché, con l’avvento della radio, il racconto e la trasmissione orale erano ancora salve… perché accanto alla radio, esistevano gli altri racconti, le voci della famiglia e la radio era un aiuto per migliorare il nostro racconto e aumentare le nostre conoscenze; anche nella scuola si usava la radio, si ascoltava la radio, stimolava la creatività, soprattutto l’ascolto; con l’arrivo della televisione nelle case si smette di parlare, è andato regredendo l’aspetto del racconto, anche perché poi la televisione non racconta più, straparla, grida e il racconto è difficile incontrarlo.
La risposta di don Ilario, proprio perché l'ho sentita vera, mi lasciato molto pensierosa: i nuovi media non possono sostituirsi al racconto perché il racconto era già perduto... e perché si perde ogni volta che lasciamo spazio alla televisione, invece di esseci noi lì a raccontare.
Alla fine però non è davvero la televisione il problema: la questione sta su quanto noi vogliamo (e possiamo) farci carico dell’educazione dei nostri figli, trasmettendo i nostri contenuti, con i nostri mezzi. E non dobbiamo rinunciare al compito, fin da quando sono piccoli. E in più avremo anche il compito di educarli all’uso dei nuovi media… bene, direi che come genitori ed educatori per oggi ne abbiamo abbastanza da fare…
I miei figli, il più grande al più piccolo: la televisione è una scatola vuota, non sono davvero lì dentro, Jenny e Michel e Mary Poppins… E allora dove sono, chiede il più piccolo, che alla sua età crede alla persistenza materiale degli oggetti… Sono nella tua testa! E lì li ritrovi quando vuoi tu!
Ti sforzerai di vivere con lo sguardo e il cuore fissi in Gesù in un atteggiamento interiore che ti porterà a poco a poco a una grande intimità con Lui. Così Lui diverrà sempre più il centro della tua vita e la passione del tuo cuore.
E' vero! Il calendario dice che quest'anno la Pasqua è caduta il 12 aprile. Ma per te c'è stata Pasqua? O sei rimasto dentro al tuo sepolcro? La risurrezione di Cristo è un fatto, certo. Ma la tua libertà non è un optional: ogni grazia ci rivolge un appello. E tu, che fai?
La potenza della risurrezione può cambiarti la vita, può cambiarti il cuore.
Tu mi hai chiamato e il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato tu e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo: io l'ho respirato, e ora anelo a te; ti ho gustato e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato e ora ardo dal desiderio della tua pace.
Come già a Natale, l’amico prete, lettore appassionato e competente di poesia, mi ha mandato come augurio una poesia, di uno dei più grandi poeti italiani contemporanei. E io, ringraziando lui, la giro anche a voi come augurio per la Pasqua.
In me, nel cuore più profondo, nel punto imo e intestino, equo da ogni possibile distanza, ivi, nell’ombelico del tempo dal principio fu in un grido detto il verbo crucifige, me ne affliggo e me ne escrucio, l’onta non si cancella, brucia, l’abominio non ha rimedio.
Se non che meravigliosamente trasalì nell’ignoto sole il grido resurrexit ed era ancora in me, nel punto cruciale del mio grembo che avveniva il bene e il male.
"Il Dio del cielo, nella sua generosità, si unisce ora a noi attraverso lo Spirito. Per Lui la sala delle nozze è piena, e tutti portano la veste nuziale. Ecco, le lampade delle nostre vite non si spegneranno più: il fuoco divino della riconciliazione, acceso dall'amore di Cristo, brilla in tutti noi"
(Giovanni Crisostomo)
Il Signore è veramente risorto! Buona Pasqua da tutti noi!
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Carissimi, ieri mattina, come ogni giovedì santo, ho concelebrato l’Eucarestia con tutti i sacerdoti della Diocesi di Torino. Vorrei confidarvi i sentimenti del mio cuore quando ho visto tutti questi preti davanti e attorno a me, raccolti intorno all’altare. Preti di ogni età, la maggior parte dei quali segnati dagli anni passati a servizio della gente. Preti impegnati in parrocchia, a scuola, per strada. Preti fragili e preti forti, preti sicuri e preti bisognosi di rassicurazioni. Preti entusiasti, preti stanchi. I più anziani sono stati accompagnati da qualche buon parrocchiano che con amore e dedizione li ha aiutati a vestire il camice e la stola per la Santa Messa.
Voglio bene ai miei preti, il Presbiterio di Torino è un ottimo Presbiterio. Forte, energico, vivo, attento, e soprattutto generoso nel servizio pastorale. Conosco anche le difficoltà, le delusioni e le solitudini che alcuni vivono e questo mi stimola a farmi sempre più capace di prossimità, ricordando a loro e a me che chi ha dato la sua vita al Signore Gesù, crocifisso e risorto, deve saper mettere in conto anche questa situazione: ogni risultato pastorale richiede il suo prezzo di sofferenza e di croce. Gesù, del resto, ci chiede di vivere la logica del chicco di grano, che per portare frutto deve morire: “Chi ama la propria vita la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12, 25). Prego il Signore di infondere coraggio a quegli stessi giovani che Lui certamente chiama a consacrarsi come suoi sacerdoti, perchè continuino nella nostra chiesa l'opera svolta da questi bravi preti.
Carissimi, posso chiedervi di volere bene ai vostri preti anche a nome mio?
Contemplando il crocifisso, ciascuno di noi oggi possa trovare una forte ispirazione per la sua vita. Vi benedico di cuore!
"Il Figlio di Dio è disceso sulla terra per compassione del genere umano. Sì, ha patito le nostre sofferenze ancor prima di aver sofferto la croce, prima di aver preso la nostra carne. Poiché se non avesse patito, non sarebbe venuto a dividere con noi la vita umana. Prima egli ha patito, poi è disceso. Ma quale è questa passione della quale ha sofferto per noi? È la passione dell'amore. E il Padre stesso, il Dio dell'universo, lento all'ira e grande nell'amore, non soffre forse in qualche modo? O forse tu ignori che quando si occupa delle cose umane, egli soffre una passione umana? Egli soffre una passione d'amore." (Origene)
Non lasciarti sfuggire questa occasione. Se puoi, diGli che lo ami.
Una delle più belle ricchezze e responsabilità del ministero è la paternità spirituale, la guida, l’accompagnamento nel cercare Gesù. Si tratta di mettere un po’ d’ordine nelle coscienze, illuminare, sostenere, qualche volta guarire o vaccinare dai tanti pericoli a cui il nostro spirito è esposto. È un ministero difficile, fatto di ascolto di coloro che hai davanti e dello Spirito che parla in loro, un ministero che mai come altri ti fa sentire prete fino in fondo. Anche nelle tue povertà. Sì perché chi hai davanti, certe volte, ha un fede più grande della tua, una speranza da cui imparare, un abbandono al Signore che attinge direttamente al Suo cuore.
Mettersi in ascolto di Dio, con il naso all’insù è un’esperienza che guarisce da tante ferite e fatiche, ti porta dentro una gioia contagiosa, una voglia grande di esserci, di condividere, di amare.
Quando suona il campanello ed è una persona che ha un appuntamento con me per parlare un po’ di Lui il cuore si allarga, nasce la voglia di assaporare il gusto buono delle grandi cose che il Signore è capace di fare in un’anima.
L'idea è di Robert Fulghum, che l'ha scritta in inglese; qui la presento in una traduzione più o meno personale...
1. Dividere tutto quello che hai con gli altri. 2. Giocare in modo corretto. 3. Non fare male alle persone. 4. Rimettere le cose utilizzate al loro posto. 5. Sistemare il disordine. 6. Non prendere ciò che non è mio. 7. Dire che mi dispiace quando faccio del male ad un altra persona. 8. Lavarmi le mani prima di mangiare. 9. I biscotti e il latte caldo fanno bene. 10. Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po' e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno. 11. Fare un riposino ogni pomeriggio. 12. Nel mondo, badare al traffico e tenere per mano e stare vicino agli altri. 13. Essere consapevole del meraviglioso che si incontra ogni giorno. 14. Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così. 15. I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono, anche noi. 16. Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte: GUARDARE.
Una lista ha sempre qualcosa di magico: in poche righe il segreto per far funzionare qualcosa, ogni punto ha una sua fondamentale importanza, che bello se le cose fossero così semplici, ci diciamo alla fine della lettura...
Beh, una lista dovrebbe aiutare a semplificarci l'esistenza, non ad aumentarne la frustrazione... proviamo a prenderne uno solo di questi punti e per un giorno intero, pensarci, come lo viviamo noi e come lo vivono i bambini di cui ci prendiamo cura; potremmo stupirci... e, dato che la Pasqua è vicina, perfino trovare una vita nuova dentro il nostro solito viverci. Proviamo?
ps. secondo me, il più difficile è il n. 11: chi ci si impegna, mi faccia sapere come va!
Maria è innamorata...e quindi fa delle cose che possono sorprendere. L'ultima è capitata ieri. Tutti sapevano del suo debole per Jeshua, il maestro che da un po' di tempo aveva preso a frequentare casa sua. Come poteva non lasciarsi catturare dai suoi racconti? Tutti quei viaggi, gli incontri, le guarigioni, le polemiche con i suoi avversari. Da quando poi Jeshua aveva restituito, a lei e a Marta, il fratello che ormai credevano perduto...ecco, niente era come prima!
Così ieri durante la cena, Maria si è messa ai piedi di Jeshua. Rotto un vasetto di olio profumato, ha cominciato ad ungere i piedi del maestro, asciugandoli poi con i suoi capelli lunghi e morbidi come la seta. Quanto malumore in casa!
Si fanno forse gesti così sconvenienti? Persino le donnacce, mica fanno queste cose davanti a tutti! Si spreca un unguento così prezioso, consumandolo completamente?
Voci gelose e polemiche serpeggiavano nella sala. Ma Maria, casta e sensuale allo stesso tempo, non si è curata minimamente di chi la contestava.
Si lamentino pure dello spreco. L'importante è non consumarsi per cose superflue. Ma se ami qualcuno, come puoi fare dei calcoli?
Finchè non sei innamorato, continuerai a guardare il mondo con le lenti sbagliate...
“Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36). Abbiamo letto queste parole di Gesù ieri, domenica delle Palme, nel racconto della passione. Gesù le pronuncia nell’orto degli Ulivi, in quella che viene chiamata la sua agonia, quando viene colpito da paura e angoscia fino al punto di dire anche: “la mia anima è triste fino alla morte” (14,34).
Ci sarebbe un modo di leggere quelle parole, un modo che purtroppo ha trovato in certi tempi spazio e diffusione, che finisce per stravolgerne completamente il senso. E questo modo sarebbe quello di pensare che il Padre desidera la morte del Figlio, che la morte di Gesù è voluta da Dio. Perché poi? Per placare un’offesa attraverso il sangue? Per ristabilire con una giusta pena una giustizia violata? Quale Padre sarebbe questo! Sanguinario, crudele, giudice implacabile fino al punto di voler vedere morire suo Figlio purché la giustizia (quale giustizia?) trionfi. No, per fortuna Dio non è così.
Ma che cosa vuole allora il Padre? Il Padre vuole semplicemente l’amore. Non vuole la sofferenza di Gesù, ma desidera vedere il proprio Figlio percorrere fino in fondo la via migliore e unica della vita, che è la via dell’amore. E l’amore, sì, può trovarsi a confronto con la sofferenza e con la morte. E non si tira indietro. Mai! “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine!” (Gv 13,1). Non dimentichiamolo mai: non è la croce che dà senso a Gesù, ma è Gesù che dà senso alla croce. Non è la sofferenza che dà senso alla vita, ma è l’amore che dà senso anche alla sofferenza. La differenza sembra poca, e invece cambia tutto!
Da oggi siamo entrati nella settimana santa, la settimana autentica (come si esprime la tradizione orientale), la settimana nella quale possiamo aprire gli occhi su Dio che ha preso un appuntamento con la Storia, un appuntamento con noi. Ovunque siamo, per quanto si arrivi a questo momento più o meno preparati, vicini al suo petto o distratti e lontani, Lui comunque cerca ciascuno, vuole radunarci tutti. Anche in seminario ci siamo presi degli impegni personali e comunitari per preparare il cuore all’incontro con il Cristo crocifisso e risorto, ma Colui che prepara la festa, che ci mette a tavola, che ci attira sotto la croce, che ci aspetta al mattino di Pasqua, che ci dona il suo respiro di vita…è Gesù! Altro che i nostri preparativi…!
A questo appuntamento, nelle nostre chiese, si sono fatte trovare oggi più persone del solito…Potenza di un rametto di ulivo! Chissà, qualche parroco come sempre ci avrà un po’ ironizzato: “Oggi siete qua, ma alla veglia di Pasqua quanti ne vedrò??”. Qualcuno avrà ragionato sul rischio della superstizione, sull’immaturità della fede, sui limiti del linguaggio popolare…e vabbè! Speriamo che non manchino però il sapore dell’accoglienza, una parola affabile nell’omelia (che sarà più breve, ma non va tagliata!!) e la capacità di saper comunicare con i linguaggi della liturgia la bellezza del mistero che celebriamo…
Gesù non ha ironizzato sulle folle che lo accolsero nel suo ingresso a Gerusalemme, non ha giudicato la fede di chi festosamente lo accoglieva…Giunta la sua ora, stava già preparando il suo appuntamento con la Sposa…anche quest’anno nessuno lo fermerà!
Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.