Su bimbi, è ora di mettere a posto i giochi, prima di cena, che dopo siamo troppo stanchi, tu metti a posto gli strumenti musicali, dico al più piccolo,
tu i lego, per il più grande
Io lì non ci vado! Il più piccolo si ferma con lo xilofono in mano e guarda verso lo scaffale, che è in ombra.
Perché no, scusa, è meglio se mettiamo ora a posto, dai un piccolo sforzo…
No, non ci vado! Il tono è più fermo, ora mi sa che non è pigrizia
Ma dai, che è solo buio, non ci sono i mostri lì dietro, commenta il più grande
I mostri, che paura, mamma! Mi corre vicino, molla lo xilofono sui piedi e mi abbraccia le gambe.
Sentite, - che male, certo gli xilofoni di legno sono più belli, avevo detto a mio marito, al momento del regalo! - è meglio che ci sediamo sul divano, vieni qui, dico al più grande, che, preoccupato dalla reazione del fratello, teme di averla fatta grossa, ed esita…
Allora, hai paura del buio? Chiedo al più piccolo
E anche dei mostri! Piange, da un parte mi fa sorridere, dall’altra mi stringe il cuore: che faccio? Mi torna in mente il corridoio che portava al bagno a casa mia, lungo e con due porte buie che si affacciavano…
Sentite, anche io a volte ho paura, non è una cosa che succede solo ai bambini...
E che cosa fai, chiede il più grande, incuriosito, allora tutta questa conoscenza di mostri non è proprio così rassicurante…
Hai paura del buio? Chiede il più piccolo
Una cosa simile, quando non riesco a capire che cosa succederà nel futuro, oppure quando inizio un lavoro nuovo, mi sembra di vedere buio e sono un po’ spaventata…
E poi? Mi chiede il più piccolo, che non piange più, meno male
Allora faccio così, faccio luce: faccio tutto quello che posso per capire e per prepararmi e così mi chiarisco le idee, voi potete fare lo stesso! Vi faccio vedere come.
Mi alzo e accendo la luce, illuminando lo scaffale: io qui non vedo più buio, gli dico, sono rimasti sul divano, affacciati allo schienale e mi guardano, capiamo se ci sono mostri, qui sotto, dietro l’angolo della camera, non ne vedo nessuno, venite a controllare con me.
Vengono, tenendo ben stretti in mano i loro amici di peluche: guardano intorno, guardano sotto, guardano in alto, la luce vien da lì. Niente mostri, niente buio.
Come dicevo
qui a Laura, proviamo a fare per finta una cosa vera: noi controlliamo davvero (ci alziamo, guardiamo, non minimizziamo), ma, stando al gioco, senza aumentare la preoccupazione (adesso prendo l’aspirapolvere per i mostri!), includiamo “il mostro” nella nostra relazione con i bambini e possiamo renderlo uno strumento che approfondisce la nostra reciproca conoscenza : non cancellarlo, ma metterlo al suo posto, proprio come noi adulti facciamo con le nostre preoccupazioni … un posto dove noi lo mettiamo tutte le volte che rispunta, ogni volta con un aiuto maggiore dei nostri bambini: una volta si controlla, un’altra volta si tiene il fucilino vicino al letto… il percorso emotivo che noi adulti seguiamo di fronte ai problemi, per decidere come affrontarli, è probabilmente frutto di questo percorso infantile: vale la pena ripensarci.
Quindi, se avete paura di qualcosa, provate a capire che cosa è, se c’è oppure no, e come si può mandare via… per la prossima volta, che ne dite?
Beh, con il buio è facile… dice il più grande
E perché? Lo chiedo io, ma il più piccolo allarga gli occhi, per sentire meglio.
Perché il buio non esiste, solo la luce esiste!
*La citazione del titolo è in omaggio a un
libro "illuminante" sulle paure dell'infanzia e sulla relazione padri-figli.