domenica 31 maggio 2009

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Cresima in o Cresima out?

Quest'anno nella mia parrocchia hanno ricevuto la Cresima 82 ragazzi e 12 adulti. Chissà nelle vostre! Anche voi vi starete chiedendo:

Quanti di loro resteranno in parrocchia?
Quanti di loro sono consapevoli del dono ricevuto?
Che cosa li ha spinti a voler ricevere questo Sacramento?

Sono le domande che in parrocchia emergono ogni anno dopo questo evento, domande che rispecchiano una verità: molto spesso dopo la Cresima c'è il vuoto...In questi ultimi anni, da animatore di gruppo post-cresima, e soprattutto da seminarista, mi sono chiesto:
noi, animatori, preti, suore, catechisti, noi cristiani cresimati riusciamo ad esprimere la bellezza di questo Sacramento? Siamo coscienti che la Cresima rafforza la grazia ricevuta nel Battesimo?

Io ne sono certo: attraverso la Confermazione lo Spirito Santo ci ha arricchito dei sui doni e ci ha reso autentici testimoni di Gesù Cristo.
Oggi mi sento in dovere di dire un enorme grazie a quei testimoni, a quelle persone che mi hanno trasmesso con la loro vita l'amore di Cristo: l'Amore di cui oggi sono innamorato.

Beppe

sabato 30 maggio 2009

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Domenica di Pentecoste

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

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Caccia al Tesoro incontra... Luigi Accattoli!

Caccia al Tesoro oggi si concentra sui media... con Luigi Accattoli

Sono intervenuto sul vostro blog quando ha iniziato l’Arcivescovo. Non sono un blogger abituale e dunque poco interagisco con gli altri blog, mi limito a parlare con i visitatori del mio, non avrei le forze e l’agilità, l’inventiva per tutta questa interazione, però in quel caso ero motivato a salutare il debutto dell’arcivescovo perchè ho spesso sostenuto nelle mie conferenze riguardanti i media che la Rete può fornire buone chances a un uomo di Chiesa, può procurargli un popolo nuovo! Per esempio il cardinale di Boston, Sean Patrick O'Malley, ha un blog di successo. Vedendo nel vostro caso che un arcivescovo italiano di una grande città, un cardinale, si avventurava nella Rete ho pensato che era un bel gesto che conveniva incoraggiare.

Che cosa cercano i media? I media cercano la persona?

Forse solo nel senso che i media sono attratti dall’individualità: la persona del Papa gli interessa, la Cei come voce collettiva non tanto. Sono molto critico verso i media, conosco i loro limiti e la loro mancanza di senso del limite. Spesso travolgono l’uomo, in quanto persona, lo deformano, non lo rispettano, esagerano tutto, ma è vero che sono motivati dalla variante personale, dalle singolarità umane e dalle storie di vita. E se ne avvantaggiano, nella Chiesa, le figure del Papa e dei vescovi. La figura unica del Papa ha goduto di attenzione sempre nei secoli, però oggi ha una chance nuova dal punto di vista mediatico, e non poteva essere immaginato questo ai tempi di Pietro, di Innocenzo III e di Pio IX. Oggi con la televisione la figura papale si fa vicina e meglio individuabile per ogni persona e internet arricchisce questo avvicinamento.

Vedo che i blog e siti internet in generale sono attratti dalla diatriba, dalla polemica, dall’interminato dibattito sui fatti del giorno. Io non amo questa tendenza. Un poco la sopporto e un poco la contrasto, almeno per quanto riguarda la conduzione del mio blog. Ora che ho compiuto 65 anni e non sono più il vaticanista del “Corriere della Sera” ma solo un collaboratore, la mia idea sarebbe di concentrarmi sui “fatti di Vangelo”, cioè sulla raccolta di testimonianze di vita cristiana e di vita dei “giusti”. Questo sarebbe il mio tesoro, perché i fatti di Vangelo sono nascosti, bisogna cercarli, proprio come un tesoro! Né si tratta di un qualcosa che uno trova una volta e poi è a posto per la vita, perché questi tesori – cioè questi fatti - sono ovunque, sono “in mezzo a voi”, in tutta l’umanità, sono i segni dell’amore di Dio nella società contemporanea. A me piacerebbe concentrarmi su questo, vedo però che non è facile perché i visitatori del blog, vorrebbero parlare dei problemi del giorno, premono perché ci si occupi della diatriba del momento… (continua)
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Angelo





"Questo è il discepolo che rende testimonianza"
(Gv 21,20-25)







Non c'è credente che non abbia un inedito sulla scrivania.
Lo Spirito stesso scrive nei nostri cuori una storia di salvezza.

Perchè pensi che tutto sia già stato scritto?
Che aspetti a consegnarci il tuo racconto?

venerdì 29 maggio 2009

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Vieni Spirito Santo


Carissimi,
ma la Chiesa serve a qualche cosa? Domanda singolare se la fa un vescovo. Per dare una risposta affermativa, insieme dobbiamo essere convinti che la vita della Chiesa abbia una sua funzione necessaria per la salvezza di tutti ed il segreto per dare questa risposta è la fede nello Spirito Santo.

Quando a Pentecoste, come ci descrive il Libro degli Atti, giunge lo Spirito - ecco - con un rombo riempie la casa. Mi ha impressionato la riflessione che facevo una di queste mattine su questo testo. Normalmente il vento soffia e passa, lo Spirito invece soffia e rimane e riempie la casa che sono io. Ecco la Chiesa, la casa dove lo Spirito soffia e si ferma nel cuore di ognuno. Ecco la Chiesa dove lo Spirito viene invocato e trasmesso, viene donato ed annunciato. Ecco la Chiesa da cui, pieni di Spirito Santo, possiamo partite per amare il mondo attorno a noi.

Sì, carissimi, fidiamoci dello Spirito e non dei nostri mezzi, perché così siamo Chiesa, siamo segno.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Pasci le mie pecorelle




"Mi ami tu più di costoro?"
(Gv 21,15-19)






Rispondere a questa domanda significa accogliere una missione.
Non c'è cammino che possa iniziare prima di questo dialogo,
il principio a cui tornare continuamente.

Oggi lasciati accompagnare da questa parola...
Che cosa gli stai rispondendo?

giovedì 28 maggio 2009

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Preparazione alla cresima

Spesso le catechiste sono un po' deluse, sconsolate, soprattutto con i ragazzi che si preparano alla cresima.

Ad ognuna di voi che dà anima e corpo con amore e dedizione per questi ragazzi, raccogliendo poco di quel che seminano, dedico questa storia, la storia di Alberto (nome di fantasia, storia vera), un ragazzino che ha fatto disperare le sue catechiste per 5 anni.

Un giorno dell'anno scorso abbiamo parlato, a lungo.

Gli ho chiesto se la cresima voleva farla lui o i suoi. Mi ha risposto che a lui non interessava proprio nulla della cresima e di Dio.

Ho provato a dirgli perché, invece, per me Dio è importante ed era importante che lui, Alberto, lo incontrasse e ricevesse la cresima. L'ho incoraggio ad essere in gamba così come poteva essere, ad usare l'intelligenza e le energie che ha per il bene e non per distruggere tutto e tutti accanto a sé.

Ha capito al volo ed è diventato chi veramente è. Non si perde una Messa ora, ascolta tutto, fa domande furbe. Ama e fa amare Gesù.

L'altro giorno, al termine dell'ultimo incontro prima della cresima, gli ho chiesto di venire con me in chiesa, ci siamo messi al di là dell'altare, ho allargato le braccia come durante la colletta e poi l'ho invitato a fare lo stesso. Mi ha imitato, lentamente, a lungo. Siamo rimasti un po' in silenzio, così. Poi gli ho chiesto che cosa provasse a fare quel gesto.

Mi ha risposto: "E' bello, di qui si aiuta la gente".
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Dio è amore




"Siano perfetti nell’unità"
(Gv 17,20-26)






La qualità delle tue relazioni
è assai più eloquente delle cose che dici e che pensi di te.
Dove c'è Vangelo, c'è amore.

Altrimenti, tutto è chiacchiera.

Amare è meno complicato di quanto tu creda.
Non dire di nuovo: Non ne sono capace.

Mettiti piuttosto in movimento.

mercoledì 27 maggio 2009

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Lavori in corso!

Facciamo che disegniamo una betoniera, che versa il cemento, in una fondamenta, di un palazzo di 10 piani? Dai, mamma, lo facciamo? Mi chiede il più grande

Mi piacerebbe, penso, ma dato che son sempre stata una frana a disegnare… non giurerei sul realismo del risultato!

Iniziamo; il più piccolo, accanto a noi, scarabocchia beato, soli, bombe, rimorchi, ci sta tutto quello che gli viene in mente in quel foglio… senza grandi problemi di resa artistica!

Il più grande ed io arranchiamo: proviamo a farne un pezzo ciascuno, proviamo a fare le linee dritte, proviamo a copiare una betoniera dal libro “Corso di disegno per bambini” (sigh!), tutto inutile, diciamo che se sai che cosa volevamo disegnare, ecco, una vaga idea di betoniera ti viene… e dire che mi sto impegnando!

Ma perché è così difficile, perché non ci viene subito? Il più grande molla lì il pennarello e guarda il più piccolo, che continua, foglio dopo foglio, a disegnare la sua cosmogonia… effettivamente si sta divertendo un sacco, si vede… dalla quantità di colori che ha sulle dita

Beh, forse abbiamo scelto un progetto troppo impegnativo per noi, troppe cose in un foglio solo… poi è la prima volta che disegniamo una betoniera, mi sa che dovremo farne tante, per farne una simile… se pensi che io da piccola, alla tua età praticamente non disegnavo…

Davvero? Niente betoniere? Il più grande mi guarda, possibile che non ci fosse nulla che non ti piacesse disegnare?

Ora che ci penso, niente betoniere, ma neanche niente paesaggi, niente disegni di mazinga o candy candy, niente, mi limitavo a riempire i contorni dei disegni già fatti… benissimo, d’accordo, ma l’unica difficoltà era non andare fuori!

No, mi piaceva disegnare, ma avevo troppa paura di sbagliare… di fare un disegno che gli altri non capivano… in realtà, adesso penso che riusciremo a disegnare una betoniera, ci servono solo molta pazienza e tanti fogli, se sbagliamo, giriamo il foglio!

Proviamo ancora un po’ e alla fine decidiamo che la betoniera verde è quella meglio riuscita: ci mettiamo nome e data e lo appendiamo al frigorifero. Così la vedrà anche papà.
Posso metterci un titolo? Chiede il più grande, tipo, “Mamma guida la betoniera”
Certo, facciamo come i quadri del museo!
Mi entusiasmo e scrivo, mancava solo quello, nome e data c’erano già…

Riprendendo il discorso con Ilaria, non è mai buona la prima! Non solo: educare i nostri figli, essere animatori è una magnifica occasione per diventare persone migliori (e non solo perché ora sappiamo disegnare una betoniera…). Diventiamo persone migliori perché affrontiamo il rischio di essere imperfetti, guardiamo in faccia le nostre mancanze, per amore gli altri; non stiamo più lì fermi sui nostri passi perduti, quello che ci sembra di aver perduto della nostra infanzia e adolescenza, a dispiacercene; è importante ritrovare i passi perduti, per aiutare altri a compiere lo stesso cammino, però meglio.

La nostra vita non ci sembrerà più un bellissimo soprammobile di cristallo, che, caduto una volta, non ha più la lucentezza di un tempo (per forza, tenere insieme i pezzi con tutto quel bostik!); un tetto di tegole piuttosto, dove, se manca una tegola, da tanto tempo, se te ne accorgi, c’è sempre la possibilità di rimetterne una nuova, e il tetto è più saldo di prima.

Che cosa è? Ci chiede il più piccolo

È una betoniera, rispondo io

Il più grande aggiunge, Vedi qui, abbiamo scritto il titolo, se non capisci, puoi leggere, no?
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Siano una cosa sola





"Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno"
(Gv 17,11-19)






Il bugiardo cerca di dividerci.
Vuole separarci dai fratelli.
Schierarci contro noi stessi.
Dipingere Dio come minaccia.

Non affogare nelle menzogne, non credere ai pettegolezzi.

Il maligno è un ciarlatano:
tu sei fatto per la Verità.

martedì 26 maggio 2009

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ScegliMI

Maggio è un mese da pazzi!
Se ci pensi, credo che anche per te sia vero che, in ogni istante, anche mentre leggi questo post, tu stia pensando alla miriade di cose che devi fare e ti senti un po’ schiacciato.

Sei uno studente? Alle superiori è il grande periodo delle verifiche di fine anno, e all’università ci si prepara alla sessione di esami.
Sei un lavoratore? Alcune scadenze diventano incombenti, lavori da consegnare e tasse da pagare!
Come se non bastasse gli ambienti in cui viviamo diventano insopportabili per il caldo e sembra che non ci sia uno spazio di pace, perché, anche se esci, cominci a vedere folle incredibili di persone e ti chiedi: ma non hanno niente da fare?
Maggio è un mese in cui il mondo si staglia nella sua grandezza di fronte al piccolo soggetto, al piccolo me, come al piccolo te.

Ci può ancora essere un elemento caratterizzante (e aggravante): mai pensato di entrare in seminario? Forse sì e, se è così, capirai quello che sto per dirti. Fino a poche settimane fa sembrava che il pensiero di una radicale scelta vocazionale potesse ancora rimanere nell’ambito del “ci penso, tanto è presto...”, ora pensi: “settembre è vicino!”.
Sei lì combattuto tra una decisione difficile da prendere e la fatica di prenderla sul serio. “Parto o non parto?”. Io tre anni fa dissi: “Parto!” e non tornerei indietro.

Consigli?
1. Quella barriera di suono che è il mondo, sfondala per entrare nel campo in cui QUELLA VOCE si sente meglio, insomma: prega!
2. Rasserenati: in Seminario non si entra perché si è perfetti, l'importante è fare sul serio.
3. Scegli Cristo, il resto non conta un fico secco!

Carlo

p.s. Caro Daniele, è proprio ora di scegliere!


A tutti gli amici che leggono questo post chiediamo collaborazione, preghiere e parole di incoraggiamento. Spiace dirlo, ma spesso sono gli stessi credenti (persino i preti!) a problematizzare e complicare eccessivamente l'entrata di un giovane in seminario (o di una ragazza in convento) e non mi riferisco solo ai familiari stretti. La sfiducia è contaggiosa, ma la comunione di intenti può molto di più!

don Mario

p.p.s. Grazie Lele!
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San Filippo Neri





Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare (Gv 17,1-11)






"All’acquisto dell’amore di Dio
non c’è più vera e più breve strada
che staccarsi dall’amore delle cose del mondo,
ancor che piccole e di poco momento,
e dall’amore di se stesso,
amando in noi più il volere ed il servizio di Dio
che la nostra soddisfazione." (San Filippo Neri)

Che rapporto c'è tra vocazione e soddisfazione?

lunedì 25 maggio 2009

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I rifugiati e le radici cristiane dell’Europa

Si è parlato molto in questi giorni dei rifugiati, di coloro che chiedono asilo politico e degli organismi internazionali che si occupano di queste persone. Io non sono uno storico, ma suppongo, e credo in modo fondato, che tutto questo discorso abbia a che fare e trovi le sue radici in quanto dice la Bibbia in diversi passi del Primo e del Nuovo Testamento.

Per esempio è interessante sapere che il Signore stabilisce che nel territorio di Israele ci siano alcune città-rifugio in cui possano trovare riparo coloro che hanno ucciso involontariamente qualcuno, e che devono servire “di asilo contro il vendicatore del sangue perché l'omicida non sia messo a morte prima di comparire in giudizio dinanzi alla comunità” (Nm 35,11). Ma è ancora più interessante sapere che in queste città possono trovare rifugio non solo gli israeliti, ma anche gli stranieri: “queste sei città serviranno di rifugio agli Israeliti, al forestiero e all'ospite che soggiornerà in mezzo a voi, perché vi si rifugi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente” (Nm 35,15).

Perché il Signore chiede questo (nei termini odierni: che lo straniero abbia gli stessi diritti degli israeliti) al suo popolo? La risposta possiamo cercarla in questi versetti del libro del Levitico: “quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l'amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lv 19,33-34). Il forestiero deve essere amato come se stessi, al punto che a chi possiede una vigna viene ingiunto: “non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti; li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lv 19,10). I passi in questo senso potrebbero moltiplicarsi (certo assieme anche ad altri che vanno in senso contrario e che documentano tutta la fatica del popolo di Israele a questo riguardo, fatica non dissimile dalla nostra), ma mi limito a citare ancora una bella espressione del salmo 146 che ci parla così di Dio: “il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi” (Sal 146,9).

Rileggendo questi passi biblici e pensando alle discussioni di questi ultimi tempi, mi è tornata alla mente un’altra discussione, ormai più lontana nel tempo, vale a dire quella sull’opportunità o meno di inserire nella costituzione europea una citazione esplicita delle radici cristiane dell’Europa. E mi sono chiesto: ma “amare il forestiero come se stessi” non fa parte di queste radici cristiane dell'Europa?
In fin dei conti anche Gesù dice: “ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).
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Ho vinto il mondo





"Adesso credete?" (Gv 16,29-33)







La nostra fede non ci mette al riparo dalle fatiche e dalle sofferenze.
Non abbiamo alcuna garanzia sul nostro discepolato:
e se anche noi ci disperdessimo?
Crediamo forse di essere migliori dei 12?

Ma Lui ha vinto il mondo.

Non preoccuparti di essere giusto.
Cerca soltanto Colui che giustifica.

domenica 24 maggio 2009

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Al posto tuo

Avete presente quel film di Jim Carrey nel quale non gli va bene niente e dà la colpa a Dio per tutto quello che gli succede? Riesce addirittura a prenderne il posto per una settimana perché - lui pensa - saprebbe di sicuro fare meglio.

Chissà un po’ quante volte anche noi abbiamo pensato la stessa cosa, magari mentre ci confessavamo o stavamo parlando con il nostro padre spirituale: “Io avrei detto altre cose…”, “di sicuro mi sarei aspettato un’altra accoglienza”, “Io avrei fatto meglio”…
Credo sia naturale pensare di essere migliori di chiunque altro, eppure c’è un altro, o meglio un Altro, che è migliore di noi.

Dobbiamo fidarci di come fa Lui le cose, delle persone che ci mette accanto e ci fa incontrare nel nostro cammino. Ricordiamoci che - in alcuni momenti della vita - Lui si lascia conoscere e si dona a noi attraverso (e nonostante...!) i sacerdoti, siano questi santi o scassati, eppure sempre in quelle parole ed in quelle mani possiamo trovare qualcosa delle parole e dei gesti di Gesù.
Il punto sta lì: finché non alziamo un po’ lo sguardo da noi e lo rivolgiamo decisi verso di Lui rimarremo per lo più delusi, soprattutto se pretendessimo di incontrarlo in comunità e tra persone prive di limiti, ministri ordinati compresi.

Amici, per noi “il vivere è Cristo”, non lasciamoci frenare dalle delusioni: si può sempre ricominciare.

Enrico

sabato 23 maggio 2009

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Ascensione del Signore

Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

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Caccia al Tesoro incontra... don Roberto Ponti!

Quale è il suo tesoro nel campo?

La totale uguaglianza tra predicazione orale e predicazione strumentale, attraverso i mezzi di comunicazione: non è la mia scoperta, ma una consegna lasciata a noi da un sacerdote piemontese, uno dei tanti santi e beati di questa terra: don Giacomo Alberione. Certo, prima occorre la fede, l'incontro con Cristo, la conformazione piena a Lui, ma poi... come crederanno se nessuno lo annuncia? Ecco, allora il tesoro dei mezzi, che l'ingegno e la creatività umana hanno via via offerto alla comunicazione, fino a quello che permette al navigatore di leggere, su un monitor o sullo schermo di un cellulare, queste parole. Se ben usati, questi mezzi possono aiutare ad accogliere una parola di verità. Ancor più: se entriamo con coscienza nella cultura della comunicazione, possiamo diventarne protagonisti significativi e offrire il nostro contributo alla costruzione del Regno di Dio.

Come lo ha trovato?

Ciascuno deve presto o tardi (meglio presto!) impegnarsi a orientare la propria vita. Sentivo di poter rispondere alla chiamata del Signore, ma non dovevo perdere i miei interessi per gli aspetti più attuali della comunicazione. Ho scoperto una strada che unisce in modo stupendo le due realtà: annunciare il Vangelo nella cultura della comunicazione, con gli strumenti più adeguati e cercando il dialogo anche negli spazi di discussione dove solitamente non si arriva. E' la via della vocazione paolina, che vivo ormai da un buon numero di anni e che non smette di entusiasmarmi e di farmi faticare!

Un episodio ha confermato la mia ricerca... Per un'iniziativa di divulgazione della Bibbia tra i giovani, avevo preparato una cartolina distribuita tramite apposite agenzie nei luoghi di ritrovo (pub, discoteche, etc.). In molti hanno risposto alla proposta, ma una ragazza in particolare ha colto quell'occasione per confrontarsi e stabilire un dialogo. Un piccolo seme, ma “c'è più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. Questi episodi mi fanno cogliere il significato profondo dell'uso dei mezzi di comunicazione sociale per annunciare ciò che è vero, giusto, buono e bello. Questo è il significato della Settimana della Comunicazione, che vuole far arrivare a tutti la riflessione del Papa sulla cultura dei media: quest'anno il tema è importantissimo: Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo e di amicizia. Se siamo immersi nella comunicazione, teniamo desta la nostra capacità critica e non ci mancheranno le occasioni per annunciare il Vangelo.

Qualche suggerimento per chi è in ricerca...

Occorre mettersi in ricerca! Questo è il punto essenziale. E non rimandare le scelte. Poi cercare di cogliere nelle proprie aspirazioni e nelle proprie qualità il segno della volontà del Signore nella nostra vita. Non mancano nella Chiesa le possibilità perché ciascuno esprima bene i suoi doni.

Don Roberto Ponti è sacerdote dal 1998. Se volete sapere che cosa sta combinando in questi giorni... lo trovate qui, ma forse un sospetto vi era già venuto...

Alla prossima caccia al tesoro!
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Diventare figlio



"Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà" (Gv 16,23-28)



Chiedere nel nome di Gesù,
vuol dire chiedere ciò che chiederebbe Lui.

Ma i Suoi desideri sono anche i tuoi?

Nell'Incarnazione, il Figlio di Dio si è messo nei tuoi panni,
tu sei pronto a metterti nei Suoi?

venerdì 22 maggio 2009

38

Fare carriera

Spesso la gente guarda ad un vescovo, ad un cardinale, come ad uno che fatto carriera. Sei diventato monsignore, sei diventato cardinale. Ricordo a me ed a ciascuno di noi che tutte le vocazioni nella chiesa sono vocazioni al servizio, compreso l’episcopato.

Non esiste nella Chiesa, almeno così come la pensa Gesù, la promozione, non esiste il grado inteso in senso militaresco: esiste la diversificazione dei compiti e dei servizi. Le vocazioni sono carisma, dono che Dio fa ad una persona per dire: guarda sarebbe bello che tu facessi questo, vivessi questo stato di vita. La vocazione, il carisma viene da Dio, non da noi. Non è un’opportunità per emergere, per fare bella figura: uno solo deve emergere, uno solo fare bella figura: quel Gesù che ci manda.

Dobbiamo ricordarcelo a vicenda e – con carità – dovete ricordarlo a noi preti, suore, consacrati. Chiedeteci Gesù e non altro, offriteci cuori in cui seminare la Parola e non onori in cui rischiamo di affogare.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Alla prossima!





"Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà" (Gv 16,20-23)






A volte mi dico:
E' Lui che non vede l'ora di vederci.

Noi aspettiamo Lui, ma anche Gesù aspetta noi.

Più di noi.

giovedì 21 maggio 2009

27

Inquinamento affettivo

Beinasco è abbracciata da una parata di montagne straordinariamente bella, dal Monviso al Monte Rosa, la collina dalla parte opposta.

In questi giorni di primavera, con ancora un po' di neve che ricopre le montagne lo spettacolo è mozzafiato, soprattutto all’alba o al tramonto. Beinasco è anche, purtroppo, stritolata dalle tangenziali e dalle statali che riversano tantissimo traffico ed inquinamento. Questa doppia identità mi ha fatto riflettere sulla nostra condizione di vita, sulla nostra vocazione.

Il Signore ci ha donato doni straordinari, a tutti, mozzafiato. Questi doni, noi stessi, spesso li circondiamo per i motivi più diversi di inquinanti e traffici poco salubri.

Per vincere l’inquinamento nelle grandi città si fa la “domenica ecologica”, forse potremmo davvero leggerla così la Messa che alla domenica celebriamo, la messa ecologica che ristora i nostri polmoni, dirada le nebbie artificiali ed artificiose del pessimismo e del non senso, rende il panorama del nostro cuore così come può essere, mozzafiato.
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Andata e ritorno



"Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete" (Gv 16,16-20)




"La Chiesa è in primissimo luogo una comunità in attesa,
che dovrebbe mostrare una discreta impazienza
nei confronti del ritorno di Cristo." (Ghislain Lafont)

Chiesa santa, tieni i piedi per terra,
ma punta gli occhi al cielo.

mercoledì 20 maggio 2009

7

Il buio oltre la siepe*

Su bimbi, è ora di mettere a posto i giochi, prima di cena, che dopo siamo troppo stanchi, tu metti a posto gli strumenti musicali, dico al più piccolo, tu i lego, per il più grande

Io lì non ci vado! Il più piccolo si ferma con lo xilofono in mano e guarda verso lo scaffale, che è in ombra.

Perché no, scusa, è meglio se mettiamo ora a posto, dai un piccolo sforzo…

No, non ci vado! Il tono è più fermo, ora mi sa che non è pigrizia

Ma dai, che è solo buio, non ci sono i mostri lì dietro, commenta il più grande

I mostri, che paura, mamma! Mi corre vicino, molla lo xilofono sui piedi e mi abbraccia le gambe.
Sentite, - che male, certo gli xilofoni di legno sono più belli, avevo detto a mio marito, al momento del regalo! - è meglio che ci sediamo sul divano, vieni qui, dico al più grande, che, preoccupato dalla reazione del fratello, teme di averla fatta grossa, ed esita…

Allora, hai paura del buio? Chiedo al più piccolo

E anche dei mostri! Piange, da un parte mi fa sorridere, dall’altra mi stringe il cuore: che faccio? Mi torna in mente il corridoio che portava al bagno a casa mia, lungo e con due porte buie che si affacciavano…

Sentite, anche io a volte ho paura, non è una cosa che succede solo ai bambini...

E che cosa fai, chiede il più grande, incuriosito, allora tutta questa conoscenza di mostri non è proprio così rassicurante…

Hai paura del buio? Chiede il più piccolo

Una cosa simile, quando non riesco a capire che cosa succederà nel futuro, oppure quando inizio un lavoro nuovo, mi sembra di vedere buio e sono un po’ spaventata…

E poi? Mi chiede il più piccolo, che non piange più, meno male

Allora faccio così, faccio luce: faccio tutto quello che posso per capire e per prepararmi e così mi chiarisco le idee, voi potete fare lo stesso! Vi faccio vedere come.

Mi alzo e accendo la luce, illuminando lo scaffale: io qui non vedo più buio, gli dico, sono rimasti sul divano, affacciati allo schienale e mi guardano, capiamo se ci sono mostri, qui sotto, dietro l’angolo della camera, non ne vedo nessuno, venite a controllare con me.

Vengono, tenendo ben stretti in mano i loro amici di peluche: guardano intorno, guardano sotto, guardano in alto, la luce vien da lì. Niente mostri, niente buio.

Come dicevo qui a Laura, proviamo a fare per finta una cosa vera: noi controlliamo davvero (ci alziamo, guardiamo, non minimizziamo), ma, stando al gioco, senza aumentare la preoccupazione (adesso prendo l’aspirapolvere per i mostri!), includiamo “il mostro” nella nostra relazione con i bambini e possiamo renderlo uno strumento che approfondisce la nostra reciproca conoscenza : non cancellarlo, ma metterlo al suo posto, proprio come noi adulti facciamo con le nostre preoccupazioni … un posto dove noi lo mettiamo tutte le volte che rispunta, ogni volta con un aiuto maggiore dei nostri bambini: una volta si controlla, un’altra volta si tiene il fucilino vicino al letto… il percorso emotivo che noi adulti seguiamo di fronte ai problemi, per decidere come affrontarli, è probabilmente frutto di questo percorso infantile: vale la pena ripensarci.

Quindi, se avete paura di qualcosa, provate a capire che cosa è, se c’è oppure no, e come si può mandare via… per la prossima volta, che ne dite?

Beh, con il buio è facile… dice il più grande

E perché? Lo chiedo io, ma il più piccolo allarga gli occhi, per sentire meglio.

Perché il buio non esiste, solo la luce esiste!


*La citazione del titolo è in omaggio a un libro "illuminante" sulle paure dell'infanzia e sulla relazione padri-figli.
12

Svezzamento




"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso"
(Gv 16,12-15)







La difficoltà non consiste nel conoscere
ciò che è vero, giusto e santo.

Ma nell'essere persone vere, giuste, sante.

A che ti serve l'intelligenza,
se poi non sei saggio?

martedì 19 maggio 2009

47

Fabio è stanco (di vivere)



E arriva il giorno in cui si è stanchi. Arriva per tutti. Anche per Fabio.
La gente lo incontra e gli dice: "Ciao, come stai?" e lui, pilota automatico inserito, replica più o meno convinto "Bene, grazie!" (la risposta usurata che tutti si aspettano), permettendosi a volte di aggiungere "...sono solo un po' stanco...".

Chi oggi non è stanco? Anzi, sembrerebbe sfacciato e inopportuno presentarsi tranquilli e riposati. C'è da sentirsi colpevolizzati se si ha una vita sana e ordinata. E poi: più corri, più vali... giusto?!
Solo che dopo tante corse, ti puoi scoprire vuoto e irriconoscibile. E quasi dimenticarti per Chi avevi deciso di vivere.

Quando l'ennesimo paziente va a cercare Fabio, a Lui non mancano parole di incoraggiamento e buoni consigli. Lucidi, sinceri, adeguati. Ma lui si nega questa possibilità.

Puoi dire cose intelligenti e vivere da sciocco. Puoi conoscere l'animo umano ma rifiutarti di scendere nei tuoi sotterranei. Puoi avere una pratica religiosa regolare e non pregare più da tempo.

E quando la rabbia e la delusione assumono le forme dell'insonnia e dell'inappetenza, dell'indolenza e della trascuratezza, quando ti chiedi "ormai chi sei", cominciano a sfiorarti anche strani pensieri sulla morte e il senso della vita.

Suona la sveglia. Ma la giornata di oggi sembra quella di ieri.
Doccia, caffè, e pochi buoni propositi.
Fabio, indossato un sorriso, esce di casa: anche oggi la messa.
E d'improvviso la speranza: poter trovare l'angelo del Signore, quello che sfamò Elia nel deserto. Già! Anche gli uomini di Dio possono sentirsi stanchi (di vivere).

Desideroso di morire, Elia disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. (1Re 19,4-8)
6

Lamentazione



"La tristezza ha riempito il vostro cuore" (Gv 16,5-11)





Proprio così! Siamo tristi. A volte le cose non vanno.
Ma cosa ci possiamo fare?

Tu accetta, Signore, la tristezza
come segno della nostra nostalgia di Te.

L'insoddisfazione che ci capita di vivere
non può fare da atrio a un abbandono più totale?

lunedì 18 maggio 2009

15

Società multietnica?

Poi udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele:
5 dalla tribù di Giuda dodicimila;
dalla tribù di Ruben dodicimila;
dalla tribù di Gad dodicimila;
dalla tribù di Aser dodicimila;
dalla tribù di Nèftali dodicimila;
dalla tribù di Manàsse dodicimila;
dalla tribù di Simeone dodicimila;
dalla tribù di Levi dodicimila;
dalla tribù di Issacar dodicimila;
dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
dalla tribù di Beniamino dodicimila.
Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce:
«La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello».
Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:
«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». (Apocalisse 7,4-12)


La Chiesa, con un po’ di fatica a dire il vero, e soprattutto grazie a san Paolo, è riuscita a diventare una realtà aperta a tutti gli uomini del mondo, a tutti, proprio a tutti. La Chiesa è per volere di Dio multietnica! E il regno di Dio che il libro dell’Apocalisse ci fa contemplare in questa visione multietnico lo è già e lo sarà ancora di più al compimento dei tempi. Come può un cristiano opporsi a, o anzi ancora di più, non desiderare una società multietnica?
11

La Sua testimonianza




"Lo Spirito di verità, che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza"
(Gv 15,26-16,4)





Non ci spaventa il mondo fuori di noi.
La Chiesa non ha mai temuto la prova e la persecuzione.
Così fu per il Maestro, così per i suoi.

Ma la mollezza e la tranquillità
la ricerca del potere e del consenso,
questo annienta i discepoli.

Il problema non è mai l'incredulità dei lontani o degli avversari,
il problema è l'incredulità nel cuore dei discepoli.

Vieni Spirito Consolatore,
difendici...da noi stessi!

domenica 17 maggio 2009

23

Mai sentito parlare di Riconciliazione?

Mai sentito parlare di riconciliazione?
Ma sì! Quella volta che hai litigato con il tuo migliore amico, pensavi che tutto dovesse finire lì e invece avete ricominciato; oppure quella volta che le hai detto: “BASTA”, e un po’ dopo le hai chiesto: “Ricominciamo?”.

Mai sentito parlare di Riconciliazione?
In effetti che bisogno avresti di riconciliarti e con Chi? I peccati veri, quelli grossi che ti hanno insegnato al catechismo non li hai mica commessi...o forse sì, come tutti! Qualche volta hai una svista ...ma che vuoi che sia! Sei (eri) giovane, dovrai pur divertirti in qualche modo…comunque lo so che a Messa ci vai, in oratorio anche (almeno una volta era così...). Ebbene che bisogno avresti di “riconciliarti”?

Ecco dove sta il bisogno di cui chiedi: sta nell’incontro con quel Volto che talvolta è nascosto nel buio di cui parlavamo la scorsa settimana. Si, hai capito bene, quel Volto che diventa incontro nel momento in cui ti poni davanti a Lui e con Lui inizi un meraviglioso “faccia a faccia”.
Non saprei cosa dirti di più, ma perchè non cercare attraverso un sacerdote quell'Altro che ha per te parole migliori delle mie? Lui ti aspetta e ti dice: “Coraggio, sono io, non temere”.

Non c'è dono più grande che il Signore voglia farti: la grazia del Suo perdono.

Enrico

sabato 16 maggio 2009

0

VI Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

23

Caccia al Tesoro incontra... Emanuela Martini!

Qual è il tuo tesoro nel campo?


Prima di parlare del mio tesoro nel campo forse dovrei raccontare della caccia per (ri)trovarlo e di come per 15 anni sia rimasto sepolto sotto la montagna delle mie macerie. Se fosse dipeso solo da me non sarei mai riuscita a (ri)scoprirlo: troppo cieca per (ri)trovarlo la sotto!
Ho trentacinque anni e la mia relazione con Dio - la mia fede – è ripresa circa un anno e mezzo fa dopo essersi interrotta - direi quasi rotta - alla fine del liceo. Avendo frequentato un istituto di suore entrare e restare in contatto con Dio in quegli anni è stato “facile”. In certi momenti anche molto intenso. La fine del liceo è coincisa con la fine del mio “legame” con Lui. Non saprei dire né come né perché sia successo: “semplicemente” con gli anni ho smesso di pregare, di andare a messa e alla fine mi sono dimentica di Lui. So però quando L’ho ritrovato, quando ho capito che Dio mi stava aspettando e mi stava amando ancora. E’ successo a metà di ottobre di due anni fa, nella sala d’attesa del pronto soccorso, quando mia mamma è stata improvvisamente male: mi sono sentita, per la prima volta, profondamente impotente e sola. Cosa (o chi) mi avrebbe consolata? Avevo tutto quello che si può desiderare nella vita - un lavoro che amo, un uomo che adoro, una casa appena comprata, la mia stabilità economica - ma in fondo non avevo niente: vivevo nel terrore della morte, del nulla che pensavo mi attendesse dopo questa vita. L’idea della morte toglieva un senso a “tutto” perché non avevo più gli strumenti per comprenderla ed accettarla. Da troppo tempo non mi ponevo domande. Quel giorno in ospedale non avevo più risposte ed ero così disperata che non riuscivo a pregare. Con quale coraggio averi potuto chiedere? Mi sentivo così lontana da Dio che credevo che neppure urlando mi avrebbe ascoltata. Quando avevo iniziato a temere la morte, a non comprendere la vita (questa e quella che verrà)? Non saprei… non sapevo cosa fare, da dove o da chi ripartire.

Poi mi è venuto in mente un video che, molti anni prima, avevo visto un sabato pomeriggio in televisione ed al quale avevo ripensato tantissime volte. Lo avevo visto con Guido (il mio convivente) anzi, in realtà, lo stava guardando lui. Era il racconto delle vocazioni di alcuni seminaristi di Torino. Uno di loro mi (ci) aveva colpito in modo particolare. Così ho deciso di cercarlo e sono andata a parlargli. I giorni prima di incontrarlo ho provato, timidamente (ma insistentemente) a pregare. Dicevo a Dio di sapere di non meritare niente, ma che avevo davvero bisogno di Lui e che se c’era, se mi amava, io ero li… semplicemente lì ad aspettarlo. La domenica pomeriggio sono andata da quel sacerdote: ricordo bene che più lui parlava, più io mi sentivo consolata, perdonata, profondamente amata da Dio. Mi è sembrato tutto incredibilmente facile e in un certo senso lo è stato davvero: è bastato chiedere per essere ascoltata. Salendo in macchina per tornare a casa ho pregato forse per la prima volta davvero… e come se mi fossi svegliata da un letargo profondo ho sentito forte, vera e viva la presenza di Dio accanto e dentro di me. Così confusa, ma così euforica e felice al tempo stesso.

Quando sono rientrata a casa ho cercato di raccontare a Guido il mio pomeriggio e alla fine gli ho detto che ritrovare Dio veniva prima di tutto, anche prima di noi due. Non so come e da dove mi siano uscite quelle parole: pronunciarle però mi rendeva felice perché erano vere e non mi sentivo più sola, niente e nessuno mi avrebbe fatto invertire la mia rotta. Quando ripensiamo a quel giorno… adesso ridiamo, ma quella sera è stata una prova importante per il nostro rapporto. Prima di allora non avevamo mai parlato apertamente della nostra fede: sei anni di silenzio del cuore. Così gli ho chiesto di provare a cercare Dio insieme a me. Abbiamo deciso di sposarci e dalla domenica successiva - e per ogni domenica successiva - siamo andati a messa insieme, abbiamo iniziato a pregare insieme e da soli. Apparentemente la nostra vita non è cambiata: stesso lavoro, stessi amici, stessa casa di sempre… ma Guido e io oggi siamo profondamente diversi, intensamente felici!

Il mio tesoro nel campo è questa (ri)scoperta dell’Amore di Dio, di un amore così inspiegabilmente misericordioso che toglie il fiato e diventa ossigeno. Il mio tesoro nel campo è aver compreso che Lui non si è mai dimenticato di me, anche se io gli ho voltato le spalle; é constatare che mi ha attesa, cercata e - una volta ritrovata - amata più di prima.

Suggerimenti?

Io non ho molti consigli da dare …
soprattutto se non preghiamo da anni, se crediamo che per noi non ci sia più spazio e più tempo, sbagliamo a pensarlo.

La misericordia di Dio scavalca il tempo e lo spazio ed è capace di condurci al nostro tesoro in ogni momento ed ovunque esso sia.
5

Voi non siete del mondo




"Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me" (Gv 15,18-21)




L'odio non cancella l'Amore, ma lo rende più urgente.
Anzi, amare nonostante l'odio è la prova estrema della tua gratuità.
Per questo i nemici sono spesso i tuoi più grandi maestri.

Non restituire al mondo la sua stessa moneta.
Non hai altri che Gesù Cristo.

Chiesa santa,
non temere di ferirti,
occupati solo di Lui e dei suoi piccoli.

venerdì 15 maggio 2009

21

Chi non ama non ha conosciuto Dio

Maggio è tempo di matrimoni. Ricordo come da viceparroco prima e da parroco poi, con il mese di maggio cominciasse il periodo più intenso per la celebrazione di questo sacramento.

Ora, da vescovo, non ho più la gioia di benedire le nozze di tanti giovani, ma conservo con commozione il ricordo di alcuni di loro. A chi fra voi sta per sposarsi o è già sposato regalo con affetto le parole di san Giovanni: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1Gv 4,8). Solo Dio è amore, ed in proporzione di come ci mettiamo in comunicazione con Dio, di come noi, nella nostra povertà umana, riusciamo ad imitare i gesti di amore di Dio, siamo nell’amore vero. La scuola dell’amore di Dio è l’Eucarestia. In essa Dio si dona, ci insegna il dono senza misura, senza condizioni. Dono gratuito, dono che accetta di farsi parte, dono che passa attraverso la semplicità, la ferialità del pane e del vino.

Cari fidanzati, cari sposi: andando a Messa insieme, sostando insieme davanti al tabernacolo potete imparare da Gesù ad essere l’uno per l’altro segno della presenza viva di Dio. E domani, oggi, essere come famiglie segno della presenza di Gesù nel mondo.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
29

Dare la vita per i propri amici




"Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando"
(Gv 15,12-17)







Non c'è libertà che nell'obbedienza,
non c'è amore che nel sacrificio di sè.
Molto difficile.

Eppure, non noi, ma Gesù si è assoggettato alle nostre regole.
Eppure, non noi, ma Gesù si è sacrificato per chi non gli era amico.

Capisci ora le sue notti di preghiera con il Padre?
Se non offri il tuo silenzio al Padre, come ce la puoi fare?


Chiesa santa,
cerca Il Padre in Spirito e Verità!

giovedì 14 maggio 2009

39

Per chi suona la campana?

O meglio il campanello? In parrocchia il campanello della porta è un fedele compagno delle mie giornate. Suona, suona, suona….

Che il campanello suoni è un buon segno, qualcuno il prete lo cerca ancora, non me ne dispaccio affatto. Mi fa riflettere, invece, il tempo che intercorre tra il primo suono ed i successivi. Ci sono persone che lasciano trascorrere forse un nanosecondo e poi suonano, suonano, suonano.

Non sappiamo più aspettare. Tutto, subito, anzi prima. Tutto subito, qualche volta anche con prepotenza, perché ci è dovuto.

Mi domando se la mia preghiera non è qualche volta così, se le mie richieste alla comunità non sono qualche volta così. Per Dio mille anni sono come il giorno di ieri che è passato mi avverte la Scrittura, i tempi del Signore non sono i nostri. Facile dirlo, un po’ meno viverlo.

Il campanello mi ricorda che va pur bene essere insistenti, ma che bisogna anche lasciare a Gesù il tempo di lavorare con i tempi giusti, che raramente sono i nostri.
19

San Mattia




"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,9-17)




Mattia non è l'ultimo della lista:
è il primo con-vocato da Cristo
attraverso la Chiesa,
il corpo di cui Egli è capo.

Mattia non è l'utimo della lista,
ma il...penultimo.

Dopo,
ci siamo noi.

Forza, Chiesa santa,
devi essere con-vocazione!

mercoledì 13 maggio 2009

3

Paura, eh?

Mamma, che cosa è una mummia? Mi chiede il più grande

Partiamo da qualcosa che conosciamo... vedi, ai tempi di Gesù si usava avvolgere in un lenzuolo le persone che erano morte, ancora prima al tempo degli Egizi, si usava avvolgere tutto il corpo con bende molto lunghe e strette, il corpo così avvolto era chiamato mummia

Ma andava in giro a camminare?

Mi sa che qui invece si va sul cinematografico, senti un po', chi ti ha parlato delle mummie?

Un mio compagno che ha visto il film, ha detto che a volte si facevano anche male e avevano le bende rosse di sangue.

Perché non si mettevano un cerotto? Chiede il più piccolo...

Altolà, qui è il momento di chiarirsi, venite qui che vi spiego bene, le mummie sono solo i corpi delle persone morte, non possono camminare o farsi male; forse il tuo compagno ha visto un film non molto adatto alla sua età e poi ha voluto raccontarvelo…

Ne ha visto anche uno dove i morti perdevano le braccia, ma erano senza bende però…

Loro li mettevano i cerotti? Chiede di nuovo il più piccolo.

Appunto dicevo, il tuo compagno ha voluto raccontarvi queste storie, che forse gli hanno fatto un po’ paura, e giocando con voi…

Infatti, abbiamo anche giocato a tagliarci le braccia sul banco… poi abbiamo smesso perché ci facevamo male… però non ci siamo fatti mettere i cerotti dalla bidella! Il più piccolo approva.

Bene, dicevo, giocando con voi le storie, da paurose, sono diventate un po’ meno terribili, un po’ più buffe, perché quando si gioca tutto diventa più allegro e si riesce anche a mandare via i pensieri paurosi da soli…

Riprendendo il discorso fatto con Andrea, escluderei senza alcuna esitazione, dall’educazione dei miei figli, film e cartoni animati che rappresentano scene di violenza o atte a scatenare la paura, anche visti a fianco dei genitori: il film rappresenta un agito, che non puoi né controllare, né cambiare, né cancellare dalla memoria; tutto quello che puoi fare dopo è giocarci, cercando di diluire sempre più quel contenuto di violenza nella rassicurante ripetitività dei giochi con i coetanei. Fare questo però occupa un sacco di spazio nella mente di un bambino… spazio sottratto alle scoperte e alla curiosità; intendiamoci, è importantissimo giocare e così rivivere la paura fino a darle un posto, una collocazione, fino a che diventi un gioco… lasciamolo fare ai nostri bambini, ma che fatica, era proprio necessario? Di pensieri paurosi ce ne sono un sacco… anche senza vedere film di mummie e di zombi!
Le armi giocattolo mi sembrano un discorso diverso: la pistola è nella mano del bambino e segue il suo pensiero e la sua azione... e, non consigliando certo come regalo di Natale un M16, riprodotto in scala reale, penso però che la fase indiani e cowboy serva a lavorare bene sulla propria aggressività… ma di aggressività e di quei pensieri paurosi che non nascono necessariamente dalla visione di film (il buio, il mostro, esempi classici…) ne riparliamo nei prossimi post!

Mamma, non mi mettere mai i cerotti, va bene?

E perché? Dico al più piccolo.

Perché a me i cerotti fanno schifo! Come le mummie!
8

Un singolare Plurale




"Io sono la vite, voi i tralci" (Gv 15,1-8)





Gesù non dice: Io sono la vite, tu il tralcio.
La Parola di Dio è rivolta normalmente a un popolo.

La prima causa di infruttuosità che dobbiamo affrontare
è quella di pensarci troppo spesso al "singolare".

La Chiesa è il tuo...plurale?

martedì 12 maggio 2009

73

Ti regalo il Vangelo


Una giornata di sole e di pace, quella che ho vissuto sabato scorso per la professione monastica di una giovane di Torino. Una giornata di "interruzione", che mi ha costretto ad uno sguardo interiore sulle cose.

Mi trovavo presso il monastero benedettino che sta sull'isola di San Giulio (Lago d'Orta), come un piccolo forziere in mezzo alle acque, ricolmo di perle. La suggestione è ispirata ad un fatto molto preciso: il nome di battesimo della giovane benedettina è Maiumi, che in giapponese vuol dire perla.

Una vera profezia! Il Divino Mercante ha posato gli occhi su di lei perchè fosse Sua e Maiumi si è fatta conquistare.

Già! Per un curioso scambio di prospettiva la parabola del tesoro nel campo e della perla preziosa, che Gesù racconta a proposito del Regno dei cieli (Mt 13,44-46) si presta a 2 letture: la perla per cui ha senso vendere tutto è Gesù, eppure Lui stesso ci acquista "a caro prezzo" perchè possiamo appartenergli. Noi siamo cercatori e cercati.

Ai suoi occhi siamo perle,
non conta che cosa pensiamo di noi stessi,
è il suo sguardo che ci dà valore.


Spero di non sollevare un vespaio tra gli amici di questo blog, ma la mia sensazione (non mi spingo oltre...) è che una vocazione monastica racconti in modo più esplicito qual è il senso di ogni vocazione, la Vocazione che è il cuore di ogni vocazione: trovare riposo nel cuore di Dio, perchè siamo fatti per una gioia sovrabbondante che niente e nessun altro potrebbero darci. Non sto facendo una classifica tra le varie chiamate (e come vedete non tiro acqua al mio mulino!): ogni vocazione ispira e rivela qualcosa alle altre. Ma - insisto - quella monastica potrebbe essere considerata il nucleo di tutte le altre, in quanto esprime il senso profondo del nostro battesimo.

Perchè alla fine, quale sia la nostra strada, questo è ciò che conta: avere un cuore monaco, cioè unico e unificato, tutto di Dio, il Solo, il Monos nel quale ogni persona può essere accolta e amata.

Una giornata di sole e di pace.
Ce ne sarebbero altre da raccontare, anche il recente matrimonio di due cari amici, così profondamente uniti in Cristo!
Ma se foste voi quelli che raccontano una giornata di sole?

Possiamo scambiarci questo dono?
Possiamo regalarci oggi una pagina di Vangelo?
Anche solo un versetto, un raggio di sole che buchi l'arroganza delle nuvole...
8

Chi ci separerà...?




"Il principe del mondo non ha nessun potere su di me" (Gv 14,27-31)




Vale per Gesù e vale per chi gli appartiene.
Il Maligno non può accampare nessun diritto sulla tua vita.

Il Signore ti difende come sua proprietà,
perchè tu gli sei caro,
perchè sei prezioso ai suoi occhi.

Anche quando fossi nel peccato,
non lasciarti mai ingannare:
tu sei di Cristo.

lunedì 11 maggio 2009

14

Venga il tuo regno!

Nel post precedente riflettevamo sulla connessione tra la volontà di Dio e la liberazione dal male. Oggi vorrei collegarmi a un’altra domanda del Padre nostro, quella che chiede: “venga il tuo regno”. Regno di Dio, volontà di Dio, liberazione dal male: sono forse cose diverse?

Citiamo due testi. Il primo è quello che ricordavo già nel post della settimana scorsa, che riporta le consegne di Gesù ai suoi discepoli: “Strada facendo predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni” (Mt 10,7-8). Mi pare molto chiaro: i segni che devono accompagnare la proclamazione del regno sono esattamente i segni della liberazione dal male.

L’altro testo è la risposta di Gesù ai messaggeri di Giovanni il Battista, quando quest’ultimo, imprigionato da Erode e prossimo ormai alla morte, manda a chiedere a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?” La risposta di Gesù è la seguente: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti resuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11,1-6). Gli stessi segno del brano precedente. E anche qui quello che Gesù vuole dire è nuovamente molto chiaro: dobbiamo riconoscere in Gesù l’inviato di Dio, il Messia, colui che inaugura il regno di Dio, proprio perché i gesti che lui compie sono i gesti della liberazione dal male.

Perché per Gesù Dio, come già diceva il salmista, “non è un Dio che gode del male” (Sal 5,5), anzi è un Dio che si compiace di “custodire da ogni male” (Sal 121,7) tutti i suoi figli. Allora anche pregare che venga il regno di Dio, come d’altronde pregare che sia fatta la volontà di Dio, è anche sempre pregare “liberaci dal male”.
13

Storia della Salvezza




"Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui!" (Gv 14,21-26)





Il Padre e il Figlio, come pellegrini, cercano riparo nella nostra tenda.
Lo Spirito prepara il cuore all'incontro, animato dalla Parola di Gesù.

E'la storia della salvezza!
Così appassionata da offrire un dubbio paradossale:

sembra che sia Dio a "cercare salvezza" in noi.

domenica 10 maggio 2009

24

Destinazione: Santità

Cosa ne sarebbe stato di Pollicino, se non avesse avuto le sue briciole per segnare la strada?
E Pinocchio che fine avrebbe fatto senza i preziosi consigli del suo grillo parlante?
Infine, Artù sarebbe diventato re, senza gli audaci suggerimenti di Merlino?

Al di là delle fiabe, che hanno arricchito la nostra infanzia, dove pensiamo di andare senza un “TomTom” dello spirito?
Nel lungo cammino, che siamo chiamati a percorrere verso la santità, si incontrano continuamente infinite diramazioni, ostacoli e stanchezze. Sì, lo sappiamo, Cristo è lì con noi, ci cammina accanto e non ci lascia, ma, come abbiamo sperimentato tutti, in alcuni momenti quel volto amico sembra confondersi in mezzo al buio, o dietro una curva: la mano è sempre tesa, ma c’è il forte rischio di non vederla. Non possiamo pensare di percorrere una via del genere fino in fondo, senza l’aiuto di un vero amico di Dio, uno che sappia, che veda che Lui è proprio lì, dove ci sembrava di non vedere nulla. Insomma, non possiamo permetterci di essere “orfani spirituali”.

È tutto così semplice e scontato? No. Non basta rivolgersi a qualcuno, raccontandogli qualcosa di noi solo ogni tanto, quando dobbiamo sfogarci. Bisogna scegliere di camminare insieme, bisogna fidarsi, bisogna affidarsi: la mia vita spirituale deve diventare perfettamente leggibile da colui che mi sta di fronte, da questo padre, che è il padre spirituale.

Ti sembra poco? Anche le briciole sono poco, ma riconducono a casa Pollicino…

Buona domenica e buon cammino! Alla prossima!

Alberto, Carlo, Danilo ed Enrico

sabato 9 maggio 2009

4

V Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

2

Caccia al Tesoro incontra... suor Cristina Conti!

Caccia al Tesoro incontra… suor Cristina Conti, Figlia della Carità di San Vincenzo de’ Paoli

Suor Cristina, qual è il suo tesoro nel campo?

Il tesoro è in tutto quel che vivo: il Servizio al Signore nei più Poveri, per il quale seguo il corso di laurea in servizio sociale; il sito internet della nostra Provincia “vincenziana”, che curo ed aggiorno; l’accompagnamento spirituale dei giovani vincenziani; ma il primo tesoro che ho trovato, che poi ha aperto il cammino, è stata la musica, ed in particolare lo studio del violino… musica che mi accompagna tuttora nell’animazione liturgica della mia Comunità!
Ho frequentato le scuole medie del Conservatorio di Parma ed il liceo musicale. Ho iniziato con mio zio a suonare, in modo canonico, con prima un anno di solo solfeggio. La costanza nella pratica, lo studio approfondito, te li ritrovi anche dopo, quando non hai molto tempo per esercitarti. Lo studio mi ha formato ad una curiosità infinita verso il mondo. La musica è Bellezza… è stata per me la massima espressione di quello che sono; mi sono ritrovata delle volte a pensare se potevo dire solo attraverso la musica quello che volevo far capire all’altro… sarebbe stato più facile in tanti momenti, le parole a volte vengono non comprese o travisate secondo il metro di misura di ciascuno e quindi… La musica per me è sempre stata importante per esprimere pienamente me stessa e questa espressione l’ho vissuta proprio come servizio per gli altri. Suonare da sola è bello, però c’è sempre il desiderio di dire all’altro: “senti come è bello questo pezzo”, che non vuol dire: “senti come sono bravo”, ma proprio “senti come è bello…!”. Rimango un’appassionata di musica, studio ormai poco ma … ascolto molta musica. Condividere qualcosa di bello con gli altri, ecco il senso: con mio zio musicista preparavamo dei piccoli pezzi da suonare in pubblico, voleva farmi capire che la musica andava suonata per gli altri, andava donata…
Ho iniziato poi a suonare in parrocchia (l’organo), alla casa di riposo, e all’ospedale psichiatrico trasformato in comunità diurna. Qui, la mia ora era chiamata “musicoterapia”, ma, semplicemente, suonavo per gli ospiti della comunità, e dopo l’ascolto loro potevano commentare i brani; era un momento atteso… una paziente, solitamente apatica, chiedeva sempre di cambiarsi d’abito per quel momento musicale, un altro smetteva di fumare per tutto il tempo della musica, nonostante fumasse quasi ininterrottamente durante il giorno; in quegli anni mio fratello è stato sindaco del paese e mi raccontò che la comunità psichiatrica fu l’unico luogo istituzionale in cui non venne accolto e riconosciuto come sindaco. Andò in visita e il medico lo presentò come “il sindaco del paese” e non ci fu nessuna reazione di saluto, solo silenzio; allora Mina, l’infermiera decana, disse forte a tutti: “E’ il fratello della Cristina.” e si levò un coro di saluti, molti si alzarono e gli andarono incontro, e saluti, abbracci ed esclamazioni!
Queste esperienze avevano rafforzato la mia idea della musica come servizio agli altri; in quelle situazioni, la musica non era mai mestiere: poche prove e poi si va in scena, prendiamo i soldi ed è finito, come qualche volta purtroppo capitava nella professione! L’espressione, la bellezza, l’interpretazione erano essenziali per me. La musica diventava un dono importante.. e mi apriva delle porte, mi accompagnava in luoghi dove poi tornavo a visitare le persone, ad ascoltarle, a stare loro vicino, soprattutto nei loro momenti di sofferenza… Un’anziana signora, che aveva vissuto tutta una vita negli ospedali psichiatrici, un giorno, seduta accanto a me sul letto, mi disse: “Quando ci sei tu, mi sento bene… “ ed io capii quanto era importante riuscire ad andarla a visitare tutte le settimane. Capii che tra noi si creava qualcosa di più grande di noi…

Consigli per chi è in ricerca...

Nella mia ricerca, un amico sacerdote mi ha mostrato un’’immagine su di una rivista: un gattino ben tenuto da una mano e la scritta diceva: ”Tu sì che mi sai prendere.”… Quell’immagine la conservo tuttora… e quell’amico prete mi ha aiutato a scoprire quel che cercavo nella mia interiorità, mi ha avvicinato al Servizio, mi ha parlato di Torino, quando ci viveva lui… e a Torino, grande città, il Signore mi ha accompagnato con una Sua ispirazione: il servire gli altri ti riempie la vita e fa star meglio anche loro… mi sono detta: senza essere di peso a nessuno, potrei cercarmi una stanza e lavorare, suonando o altro, e poi dedicare tutto il tempo al servizio… ed ecco un altro incontro, un’altra amicizia, un’altra compagna di viaggio in questo Cammino: suor Raffaella, oggi mia Consorella, che mi ha aiutato, assecondando le mie richieste, prendendomi un appuntamento con il volontariato del Cottolengo – mia prima idea - , facendomi conoscere don Luigi Ciotti.... E intanto scoprii il carisma vincenziano delle Figlie della Carità: “avranno per monastero le vie della città, avranno per cella le stanze degli ammalati” diceva San Vincenzo, una visione laica della consacrazione; e d’altra parte noi non siamo religiose secondo il diritto canonico, i nostri Voti sono semplici e li rinnoviamo ogni anno, siamo una società di vita apostolica dedicata al servire il Signore amandolo e servendolo nelle sue membra più sofferenti. San Vincenzo ci voleva contemplative lungo le strade del mondo… era quello che cercavo!

Il fulcro di questo vivere nel mondo è che nella persona in difficoltà, anche quella che non mi farebbe proprio pensare alla Bellezza, ecco, in quella persona c’è il Signore, è Cristo Crocifisso che si fa presente in quel momento, per cui tutto l’amore che posso esprimere con la musica, con ogni mia attività, e, soprattutto nel servizio, diventa contemplazione del Cristo; quindi il tesoro che cercavo in alcuni tratti di inchiostro sul pentagramma, il tesoro che cercavo nella natura, nell’arte, nelle persone, nella Bellezza da rivelare, il tesoro sono diventati gli altri, come presenza di quell’Amore che ho sempre cercato e che tutti cercano, e a tutti posso raccontarlo, posso esprimerlo con la musica, con i gesti, con l’ascolto, con l’incoraggiamento… Il tesoro è quest’Amore!
4

Come la cerva...




"Signore, mostraci il Padre e ci basta"
(Gv 14,7-14)






In fine, desiderare solo Lui.
Poterlo vedere.
Non accontentarci di stare sempre nelle periferie.

Dopo tanto averne parlato, semplicemente il silenzio.
E la visione di Dio.

Grazie Filippo!
Grazie di averlo detto anche per noi.

venerdì 8 maggio 2009

20

Godevano la simpatia degli altri

L’altra mattina uscendo dall’arcivescovado ho incontrato davanti al portone una persona intenta a pulire la strada ed abbiamo scambiato un saluto prima che salissi in macchina. Questo incontro fortuito mi ha aiutato riflettere. Se davanti all’uscio di una casa ci sono ammassati rifiuti maleodoranti chi mai penserà di entrare in quella casa? O chi, entrato, avrà voglia di rimanervi a lungo se i mobili sono sporchi e rotti, i pavimenti sudici e le pareti ammuffite? Nessuno.

Ed allora se io presento una Chiesa un po’ ammuffita.. chi volete che venga con noi? Se una parrocchia, un gruppo di preghiera, un sito internet, è un ambiente ammuffito, vecchio, sporco, trasandato, chi volete che venga? Dobbiamo dare aria ai nostri ambienti, essere capaci di simpatia così come gli Atti degli Apostoli ci dicono della prima comunità cristiana. Senza rinunciare alla nostra identità, senza tradire la fede che ci è affidata, ma lasciando che il vento dello Spirito rinfreschi l’aria.

Posso chiedere la vostra leale collaborazione là dove vivete? La vostra fantasia, la vostra disponibilità, il vostro entusiasmo. La chiesa, le vostre parrocchie, i vostri gruppi ne hanno bisogno. Per voi.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
10

Mantenere le promesse





"Ritornerò e vi prenderò con me" (Gv 14,1-6)






A volte avvertiamo il peso del discepolato.
Troppe difficoltà, poche certezze,
una morale onerosa, scelte di vita che costano...

Ma gli impegni più grandi non se li è forse presi Lui...?

E ora deve mantenere le promesse.

giovedì 7 maggio 2009

14

Prima comunione

Domenica scorsa alcuni bimbi della nostra comunità hanno incontrato per la prima volta Gesù nell’Eucaristia. Facce serene, qualcuna un po’ preoccupata, emozione, attesa. E’ stata una messa gioiosa, intensa, bella. Per me è stata una messa straordinaria.

Sono legato a questi bimbi, li incontro in oratorio, durante le mie incursioni al catechismo. Ho parlato a lungo con loro e con qualcuno dei loro genitori. Sono il futuro della chiesa e di questa comunità, un bel futuro. Ero felice di celebrare la Messa con loro ed in modo particolare per loro.

Al momento della consacrazione ho provato sino in fondo la bellezza di essere sacerdote, di poter prestare la voce ed i gesti al Signore che si è fatto pane e vino.

Ho spezzato l’ostia del celebrante per loro pregando che da oggi è per sempre questi piccoli desiderassero incontrare Dio nella loro esistenza.

Qualche volta si sente dire che diventare sacerdoti è rinuncia, abbandonare tante cose belle. Forse sì, ma domenica scorsa non avrei fatto cambio con nessun altro, non avrei voluto essere nessun altro se non un prete, il prete di quei bimbi.
7

Spirito di contraddizione



"Un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato" (Gv 13,16-20)




Detto da uno che ha lavato i piedi ai suoi discepoli
e - tra le altre cose - ha dichiarato:

"Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi" (Gv 14,12)

mercoledì 6 maggio 2009

8

Stare attenti, sono in due. E non vengono per discutere.

Smamma mamma! Mentre lo dice, ride, il più piccolo.

Non è più ora di parlare, è ora di sparare! Incide il più grande, un film in una frase…

Vengo così accolta dei miei due, mentre mi affaccio alla porta della loro cameretta: nuova, con un letto a castello, che per ora però è campo di gioco e non ancora di nanna… e infatti stanno barricati dietro una coltre di cuscini, con i fucilini in mano, pronti a colpirmi.

Ok, vi lascio alla sparatoria, vi ricordo solo di non salire nel letto di sopra da soli… chiamatemi se l’azione richiede di salire sul granaio.

No, è il tetto dell’albergo! Mi corregge il più grande.
Va bene, faccio scorrere la porta, presa da un dubbio: il tetto dell’albergo c’era sia in “Mezzogiorno di fuoco” che in “Il buono, il brutto e il cattivo” ? Eppure non mi sembrava di aver raccontato la storia, ai due futuri cowboy… mah, si vede che lo spaghetti western è un carattere recessivo del dna… e questo spiegherebbe il successo inaspettato che ha avuto, un riconoscimento di ciò che già conosci interiormente… Presa dalle mie riflessioni genetico-cinematografiche, faccio in tempo ad arrivare in soggiorno, piazzare l’asse da stiro e recuperare le camicie: poi sento un pum sordo e un grido Mamma! E poi un’altra voce, mamma! Meno male penso, anche se uno si è fatto male, almeno riesce a gridare, sarà caduto dal letto, sarà…

Apro la porta: hanno pensato bene di svuotare le scatole dei lego, salire sul letto, tutti e due, portarsele su e lanciarle… contro cosa?

Che cosa state facendo? Non proprio con un tono sussurrato…

Abbiamo avuto paura!

E di cosa? Di cosa?
Direi, da come sto alzando in tono di voce, che anche io ho avuto paura…
E se poi ci sparavano davvero dall’armadio? Il più grande.
Anche se eravamo sul tetto del granaio? Il più piccolo.

A volte le paure dei bambini sono incredibilmente reali: possono farci sorridere, ma per loro sono reali. Non serve minimizzare o dare ottime spiegazioni realistiche: draghi viola o pistoleri neri rimangono lì, sull’armadio o sotto i letti, pronti a tornare all’attacco. Che si fa allora? Li si abbraccia (è sempre il momento delle coccole!) e si cerca di rafforzare la loro fiducia. Nel fatto che possono farcela a sconfiggere il pistolero nero (che poi tra 15-20 anni, sarà una materia scolastica ostica…), che hanno le qualità per farcela, l’immaginazione per trovare una via d’uscita, la volontà di fare e rifare, fino a trovare una soluzione (per esempio i pistoleri cadono sempre se gli spari con il dito… Clint Eastwood in “Gran Torino” insegna!). E poi, solo nei film è “Buona la prima!”.

Era il tetto dell’albergo, non del granaio, sai, dice il più grande al più piccolo

E perché?

Perché il tetto dell’albergo è solido, deve reggere tutto, invece il tetto del granaio è morbido, tanto anche se cadi, cadi sulla paglia!
6

Medicina



"La parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno" (Gv 12,44-50)




Prova a non cercare uscite di sicurezza a questa parola.
Prova a non razionalizzarla.

Prova a stare alla sua lettera (almeno per una volta).
Prova ad avvertirne tutto il disagio.

Che non abbia un sapore medicinale?

martedì 5 maggio 2009

64

Se Francesco tradisce Silvia

Francesco vuole lasciare sua moglie. Pensa di non farcela più. Come superare il suo tradimento?
Suo...di lui. E' Francesco che ha tradito. Con Elena, la sua collega d'ufficio.
Dalle 8 alle 10 ore passate insieme ogni giorno, per 2 anni e poi...
Francesco continua a chiedersi come sia potuto accadere, convinto fino a qualche tempo fa di "non essere quel genere di uomo". Eppure a un certo punto ha scoperto di sentirsi vivo solo quando incontrava lei. In casa con Silvia tutto filava liscio, ma solo cronaca, niente storia. Una cronaca logora: comunicazioni di servizio (spese, tasse, salute dei genitori anziani, la scuola dei figli, le prossime vacanze...), qualche discussione, sporadiche tenerezze di coppia e 2 tv accese in stanze diverse la sera. Ma soprattutto la mancanza del dubbio, e quel credere che le cose andassero bene così. La fede? Non abbiate timore: messa domenicale, segno di croce prima dei pasti e parroco, amico di casa. Ma il paracadute esiste perchè gli aerei cadono, no?

Che verso Elena non ci fosse solo attrazione fisica (ma anche quella ha la sua importanza), Francesco lo comprese molto bene un mattino di qualche mese fa. Era in auto taciturno, Silvia seduta accanto, dietro i bambini. La radio parlava per tutti. Un'idea piacevole attraversò la sua testa: "Tra poco sarò in ufficio..."
E poi la delusione: quel giorno Elena non era al lavoro, colpa di una banale influenza, e lui improvvisamente si scoprì triste e stanco. Francesco si accorse di aver superato un confine: non c'erano più solo fantasie della mente, ora era il cuore a ...tradirlo.
E dopo il cuore venne tutto il resto. Una passione triste e bugiarda.

(Conosci il grido soffocato del dolore, quella sofferenza che ti apre gli occhi e ti fa conoscere chi sei e quello che vedi non ti piace?)

"Nessuno" si diceva "nessuno a cui gridare la mia meschinità", mentre stava male e non riusciva a farsi carico del male contro di lei, contro sua moglie.
Un tempo Francesco avrebbe confidato le sue debolezze a un amico fraterno o...proprio a Silvia. Con lei Francesco si era messo a nudo come con nessun altro... Ma com'era successo che si fossero persi di vista?

Francesco vuole lasciare Silvia. Lei gli chiede solo di parlare.