martedì 30 giugno 2009

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Grazie!

"Chi è mai costui?" (Mt 8,23-27)

Fin da quando abbiamo cominciato, ci interessava poter rispondere con voi a questa domanda: Chi è costui? Chi è Gesù?
Siamo convinti che dove c'è il Signore, lì ci sono anche dei fratelli e delle sorelle e nella sua semplicità questo blog è stato ed è per noi una bella sorpresa, perchè ci sta permettendo di condividere un po' il nostro cammino di fede. Grazie a tutti, per le domande e le risposte che ci siamo proposti a vicenda! E mi raccomando: ricordatevi che quest'estate, ovunque partiate, non sarete mai soli...



Nei mesi di luglio e agosto aggiorneremo il blog di tanto in tanto (continuate a passare di qui, quando vi capita!) ma da settembre ricominceremo, magari con qualche novità in più! Il seminario è in "trasferta": campi scuola, estate ragazzi, esperienze di volontariato...e un po' di vacanza!!

Speriamo che ciascuno possa trovare un po' di tempo in più durante l'estate per mettersi in ascolto della Parola di Dio, che qui quotidianamente abbiamo voluto presentare con una piccola "suggestione".

Vi salutano anche Marco, Giorgio, Monica, Daniele, Fabio, Fabrizio, Maria e Tommaso:le loro parabole e quelle di altre amici torneranno dall'autunno!

Un caro abbraccio a tutti!

con affetto,

don Mario

p.s. Aggiungo un grazie particolare a Lele Corvi! Con l'Arcivescovo, Angela, don Luca, don Ferruccio, don Gian Luca e i Seminaristi è diventato ormai parte della squadra. Ma mi raccomando: ognuno aggiunga il suo nome a questo elenco!

lunedì 29 giugno 2009

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buona estate!

Cari amici, vi mando un saluto prima dell'estate con due poesie di Renzo Barsacchi (dalla raccolta "Marinaio di Dio") che spero possano accompagnare questo tempo. Che nel silenzio del silenzio lo Spirito parli al nostro cuore e non ci faccia mai sentire orfani di Dio. Un abbraccio a tutti, d Ferruccio

Silenzio del silenzio

Non nel tacere Dio parla
ma nel silenzio del silenzio, quando
non sbatte l'ali l'anima ma plana
abbandonata nel suo indicibile spazio.

Ogni luce raccogli alla Sua ombra,
fatti attesa continua finché un passo
giunga dal vuoto dell'inevidenza.

E prega senza più parole: prega
respirando soltanto, come il fiore,
senza vederlo, il sole. Offri l'inquieta
necessità d'essere amato amando
alla tenebra ardente del Suo Amore.


Quando ti senti un orfano di Dio

Quando le nubi insorgono e via via
sempre più grigie e torbide si accalcano
contro la luce, temi che sia morto
il sole e non ti basta che risplenda
al di là delle tenebre.
Stai nel rimpianto come tua dimora.
Ma non è il sole, è il vento che disperde
le nubi.
Così accade
quando ti senti un orfano di Dio
e non pensi allo Spirito che, sorto,
fa impennare il tuo pianto.
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Santi Pietro e Paolo





"La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?" (Mt 16,13-19)






Signore da chi andremo: "Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,68)

Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno (Fil 1,21)


Così diversi, così legati a Cristo.
Non esistono stereotipi del "bravo" credente.

Ma ognuno deve sapere a chi ha dato il proprio cuore.

domenica 28 giugno 2009

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Ci vediamo a settembre!!

Al termine di una anno, quando la tensione comincia a calare, si trova il tempo per pensare e riflettere maggiormente. Di norma ci si muove in due direzioni particolari: da una parte la fine ti fa guardare indietro, tingendo il pensiero di malinconia, dall’altra ti spinge a guardare avanti, verso il prossimo inizio, con la gioia e l’entusiasmo di un bambino.

Tra queste due direzioni si trova quel tempo particolare, che è l’estate.
Di norma è il tempo che, più di ogni altro, ti pare volare via, anche perché tutti noi siamo portati a gonfiarlo di proposte, impegni e iniziative varie.
Tutto ciò è molto bello: il coinvolgimento in “alta tensione” della propria vita di norma fa sentire giovani, pieni di forze e ben disposti, nei confronti della vita.

Un rischio: il tempo troppo pieno rischia di non lasciare spazio al protagonista principale, che è Dio.
È un rischio per tutti, fidatevi, anche per noi.

Ecco allora una proposta, che è anche una sfida: riempiamo il nostro tempo, ma lasciamo che il posto privilegiato sia quello di Dio. Come? Con semplici impegni, come uno spazio per la preghiera, da mantenere a tutti i costi, anche se capitasse dopo una giornata impegnativa in Oratorio.

Se vi va scrivete qui i vostri impegni, poi al rientro facciamo un po’ di sana revisione, magari insieme. Buona estate a tutti!

P.S. Noi facciamo che dirvi il nostro impegno: mantenere, quanto più possibilmente integri, gli spazi vitali di preghiera, che di norma viviamo qui, nella nostra comunità!

sabato 27 giugno 2009

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XIII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

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Caccia al Tesoro incontra... Hanna Kende*!

(segue)

Mi sono detta, dato che non puoi trattare questi ragazzi allo stesso modo, devi trovare un metodo, per permettere ai questi ragazzi maltrattati di diventare persone che avessero fiducia. Quale aiuto potevo dare, oltre alla psicoterapia individuale… anche perché non potevo ospitarli tutti a casa mia! Riabilitare questi bambini, dargli il senso del loro valore, lasciargli che capire che loro stessi sono tesori, pur considerati un problema per la famiglia, un disturbo per la scuola, con difficoltà in qualunque ambiente sociale, dove sono sempre giudicati, sospettati, ritenuti stupidi o aggressivi. Allora alla fine davvero si sono creduti cattivi. Come cambiare la loro immagine di loro stessi?

Quarant’anni fa, seguendo le idee adleriane, ho cominciato a lavorare sul sentimento d’inferiorità e sul senso del proprio valore. Si trattava di ragazzi segnalati dal Ministero della Giustizia: c’era una presa in carico psicologica, venivano consultati il dottore, lo psichiatra, gli insegnanti e poi il giudice decideva come far seguire questi ragazzi, se in istituto, se in famiglia adottiva, se con la loro famiglia d’origine. Quando ho cominciato a lavorare con loro, in Francia, c’era un giorno alla settimana in cui non si andava a scuola, il mercoledì. Noi abbiamo scelto di lavorare con chi, pur rimanendo all’interno del contesto familiare aveva maggiori problemi psicologici. Li riunivo tutti i mercoledì, al mattino e giocavamo tutta la mattina e poi si pranzava insieme, sempre pollo fritto, era un gran festa, piaceva a tutti!

Mezza giornata a settimana, il servizio era situato in una periferia di Parigi, in un quartiere molto vasto. Chi abitava vicino veniva da solo, per gli altri c’erano gli educatori che andavano a prenderli. Gli educatori li seguivano per tutte le loro attività, a scuola e in famiglia, dato che i genitori non lo facevano; abbiamo provato metodi e tecniche di ogni genere, disegno, riabilitazione fisica, con diversi laboratori di attività pratica.

Io facevo le marionette; poco a poco ho pensato di lavorare con le marionette con un gruppo di bambini e di giocare con questi bambini le storie delle marionette. E così, con le colleghe abbiamo elaborato le tecniche di psicodramma per i bambini. Dunque la ricerca di ricchezza interiore di questi ragazzi, considerati senza valore, che erano destinati alla delinquenza, quasi una strada obbligata per loro, e che invece in queste attività davano prova di sé e delle loro capacità. Con l’elaborazione del metodo, mi sono resa conto che invece avevano una ricca immaginazione, immobilizzata dalla sofferenza. Si trattava di farla venir fuori, facendo giocare loro scene, storie che erano inventate da loro stessi e che raccontavano la loro vita: era utile perché sarebbe stato troppo difficile, troppo duro per loro con le parole, il racconto li avrebbe fatti sentire in colpa, molti di loro avevano padri maltrattanti e famiglie difficili. Un giorno è arrivato un ragazzo con una chiara impronta di uno schiaffo sulla guancia e ci ha raccontato di essere caduto dalle scale e noi, pur capendo, non abbiamo messo in dubbio la sua versione, per non farlo sentire bugiardo, oltre che colpevole, come lo giudicava chi lo aveva picchiato. Così invece parlavamo di animali, di favole e in quel registro facevano accadere le stesse cose ai personaggi delle storie.

Si può dire che sono andata a cercare il tesoro nel terreno più sfavorevole, perché tutti pensavano che quel terreno fosse il più arido, che non si potesse seminare niente e raccogliere niente e ho trovato molti tesori… e quando ho finito di lavorare per il Ministero della Giustizia in Francia, ho pensato di portare questa metodologia in altri paesi e sono tornata in Ungheria, perché anche là ci sono ragazzi che rischiano di perdersi, che hanno delle difficoltà; e adesso cerco il tesoro nei colleghi, cui faccio formazione in Europa, affinché anche loro possano imparare a trovare i tesori nei bambini di cui si occupano e poterli rendere più felici.

Il tesoro esiste, credeteci, e bisogna trovarlo: questi tesori nei bambini esistono e bisogna cercarli, c’è immaginazione, c’è una creatività straordinaria e bisogna cercarla… bisogna permettere ai bambini di riconoscere il loro proprio valore!

Hanna Kende ha 83 anni, è nata in Transilavania nel 1925; è vissuta in Ungheria, paese da cui è partita dopo l’occupazione sovietica, nel 1956; nel 1962 si è laureata in Psicologia dell’Infanzia presso l’Università della Sorbona di Parigi; dal 1963 al 1991 ha lavorato per il Ministero della Giustizia in Francia come psicologa, psicoterapeuta e animatrice di gruppi di psicodramma; dal 1992 si occupa di formazione post-universitaria per psicologi e psicoterapeuti in Francia, in Ungheria, in Italia e in Serbia. In Europa sono attivi un centinaio di gruppi che lavorano con i bambini con il «metodo di Psicologia Individuale Hanna Kende».
Si ringrazia Annamaria Bastianini per la preziosa opera di traduzione in simultanea.
Chi ha desiderio di continuare a cercare anche nei mesi estivi , potrà trovare qui, ogni sabato, indicazioni per altri tesori... buone vacanze!
Caccia al Tesoro saluta tutti coloro che sono ancora e sempre in ricerca... ci ritroviamo a settembre!
Angela
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Una fede così grande




"Io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola..." (Mt 8,5-17)




Nell'eucaristia,
una traduzione imprecisa dal latino,
ci mette in bocca queste parole:
"Non son degno di partecipare alla tua mensa,
ma dì soltanto una parola e io sarò salvato"
.

Ma quando ricevi l'eucaristia
è Gesù stesso che entra sotto il tuo tetto,

per guarirti.

venerdì 26 giugno 2009

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Cassaforti

Con l’estate si avvicina il tempo in cui le famiglie hanno la possibilità di stare un po’ insieme, molti tornano al paese da dove sono arrivati – qui a Torino tante famiglie ritornano al sud, alle loro origini, alla loro radici, o nel Veneto da cui anche la mia famiglia proviene. E’ sempre un momento di festa in cui si ritrovano cugini, zii, i nonni. Un momento che spero possa essere di pace.

La pace nella famiglia è il valore più grande, la famiglia è la cassaforte dei valori più grandi. Non c’è serenità e gioia di vita se la persona non trova in famiglia il santuario dell’amore, del dialogo, del perdono, della concordia, del conforto e del sostegno. Prego perché anche nelle famiglie che attraversano problemi economici o di non comprensione vi possa essere un momento di pace in cui le tensioni si allentano.

Fatevi anche voi promotori di questa pace nelle vostre famiglie, chiediamo insieme al Dio della pace di essere operatori di pace. La Vergine Maria, madre delle famiglie, vi accompagni in quest’opera santa.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Sii sanato





"Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi"
(Mt 8,1-4)







Il problema non è credere che tu possa sanarmi.
Il problema è come Tu intenda farlo.

Non è sempre detto
che la tua idea di Salvezza
corrisponda alla mia.

E allora almeno aiutami a capire.
Non i tuoi motivi,
sarei un illuso!

A capire quanto mi vuoi bene.

giovedì 25 giugno 2009

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Tabor

Cominciamo le attività estive: settimane di Estate Ragazzi, di campi in montagna nella baita che i papà e le mamma di questa comunità hanno rimesso in ordine con passione e dedizione. Settimane in cui costruire il futuro giocando e riflettendo. Soprattutto aiutando questi bambini e ragazzi a diventare grandi in sapienza e grazia.


E’ una delle sfide più belle ed impegnative per un prete: aiutare a diventare grandi. Conto sulla vostra preghiera, che lo Spirito soffi forte per spiegare le loro vele e portarli là dove il Signore ha pensato la loro felicità.

A settembre vi racconterò.

Nelle prossime settimane vi regalo qualche riflessione, rubacchiata di qua e di là, sull’essere prete. Le conservo tutte in una agenda, quella stessa in cui segno dove e quando ho celebrato l’Eucarestia da quando sono sacerdote.

Buona estate, la Vergine Maria vi accompagni.
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Signore, Signore!




"Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome?"(Mt 7,21-29)



Non basta parlare nel suo nome.
Non basta cacciare demoni nel suo nome.
Non basta neppure compiere molti miracoli nel suo nome.
Un frenetico volontarismo non ha nulla a che vedere con la sua Volontà.

E' tutto molto più semplice,
è tutto molto più personale.

Vivere della sua Parola,
significa esistere solo per Lui.

Oggi, comincia...FERMANDOTI.

mercoledì 24 giugno 2009

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E' qui la festa?

Come mai ci sono i nastri colorati legati qui? Mi chiede il più grande

Perché questa è la chiesa di San Giovanni e domani si festeggia proprio San Giovanni, che è anche il santo della città di Torino; qui nella chiesa domani pomeriggio si celebrerà la messa.

Ma io domani vado a scuola! Anche se non è domenica si fa la messa?

Veramente la messa si celebra tutti i giorni… però in questa chiesa di solito solo il giorno di san Giovanni, che però vi dicevo è il santo di Torino…

E il nostro santo? Quando gli facciamo la festa? Il più piccolo mi ricorda che tutti sono importanti e meritano la loro festa...

Nella nostra città la festa della santa patrona è l’8 dicembre, in inverno vi ricordate?

Il più grande annuisce, Quando la Madonna esce dalla chiesa con il suo mantello di stelle?
Il più piccolo lo guarda incuriosito… un mantello di stelle?

Ecco sì, quando la statua della Madonna viene portata in processione per la città e noi la preghiamo perché ci protegga e ci aiuti, sempre.


E quel giorno non si va a scuola? E papà sta a casa con noi, come la domenica?


Eh sì, diversamente da oggi, che a scuola ci andiamo e saremmo già un po’ al limite dell’orario! Forza, sbrighiamoci!

Mi chiedo se ai bambini trasmettiamo più il senso della festa o della vacanza… se insomma le feste, religiose o anche civili, non stiano diventando soltanto vacanza, tempo vuoto (da vacuum, vuoto in latino), che poi noi riempiamo nei modi che più ci aggradano, ignorando il senso della festa (festivo o gioioso, lieto).

È vero, i papà e le mamme lavorano (se tutto va bene) e si sta insieme solo nel fine settimana e nelle vacanze: la rarità dei momenti familiari comuni potrebbe portarci a sopprimere le feste a vantaggio delle vacanze, per stare insieme un po’ in libertà da tempi e orari prefissati.

Tutto questo però, a lungo andare, scollega la famiglia dal resto del mondo: potremmo non accorgercene subito, i bimbi sono piccoli, noi genitori decidiamo impegni e priorità e ci isoliamo dalla messa, dalle festività, dalla vita più sociale. Funziona? Fino a quando?

Fino a quando i bambini entrano nel mondo, separati da noi genitori: la famiglia non è una monade, un’unità indivisibile, la famiglia è, per sua natura, composta da individui, che percorrono i loro cammini. Come genitori dovremmo pensare a quale strada prepariamo per i nostri figli, se non condividiamo con loro le nostre appartenenze, civili e religiose. Senza imposizioni: qui siamo al passaggio precedente, far conoscere loro tutte le altre famiglie cui apparteniamo. Far conoscere i segni, i linguaggi e i modi della nostra vita.

E già che ci siamo, dato che stanno per iniziare o sono appena iniziate le vacanze estive, le più lunghe se confrontate a quelle dei paesi della comunità europea, come genitori diamoci un obiettivo, su cui allenarci, durante l’estate: stare di più insieme noi genitori (una sera ogni tanto senza bambini!), conoscere meglio gli interessi dei nostri figli e far conoscere i nostri, a voi la scelta… anche tutti e due!

Il più piccolo ha ancora una curiosità che mi racconta quando ripassiamo davanti alla chiesa

Mamma, ma il mantello di stelle si illumina? Sarebbe utile averlo anche noi… per non restare al buio!
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San Giovanni Battista





"Che sarà mai questo bambino?"
(Lc 1,57-66.80)








Dal "grembo" afono di Zaccaria
viene il grido di Giovanni.

Sospesi tra questi scenari,
i credenti o gridano o tacciono.

Non si danno possibilità intermedie.

E allora...GRIDA!

martedì 23 giugno 2009

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Tommaso ha un superpotere!

2^ puntata

Il bello di TOMMASO è che a 25 anni continua ad avere lo spirito di un bambino, soprattutto il senso dello STUPORE e una tenace curiosità nei confronti della vita. Tommaso, come i bimbi che scoprono il mondo, continua a chiedere: “PERCHE'?”... Quando qualcosa non funziona, quando ci si imbatte in una delusione, quando qualcuno gli parla, Tommaso NON SIMULA come tanti adulti di sapere tutto, di avere una risposta per tutto, di avere ogni cosa sotto controllo.

Tommaso ti guarda con semplicità e quando non sa qualcosa ti pone una DOMANDA, quando è affascinato da una novità e apprezza qualcosa che altri sanno fare, lui chiede: “COME SI FA? MI INSEGNI?”. E se una cosa gli garba, Tommaso si dice: “VOGLIO PROVARCI ANCH'IO”. Per questo motivo Tommaso non perde occasione per imparare e mi spiega che la VERITA' non sta nelle risposte che risolvono e placano, ma nelle domande che ti mettono in MOVIMENTO.

NON SEMPRE è andata così! C'è stato un periodo in cui Tommaso ha creduto di poter trovare un equilibrio interiore, un ordine che gli consentisse di vedere ogni cosa depositata al suo posto: ancora oggi questo piccolo uomo divora libri (dalle filosofie orientali alla Filocalia, dai Maestri del sospetto alla vita dei santi Monaci), pratica con passione le arti marziali, cerca nella SCRITTURA la molla del suo discepolato. Ma nessuna pista può evitare il senso della VERTIGINE, l'esperienza della SPROPORZIONE a cui ogni essere umano, e un supereroe in particolare, deve saper obbedire.

SOPRATTUTTO DIO! Già...che fare di Lui?
Tommaso intuisce che di fronte a Dio non c'è...scampo.
Non è possibile addomesticarLo in un rapporto convenzionale, sistemarLo tra le tante cose...come i mattoncini ad incastro di Tetris. Ed è per questo che Tommaso ha deciso di incontrarmi, per confidarmi il suo desiderio di “crollare” davanti a Lui.

Tommaso ha intuito che Gesù è un Maestro diverso dagli altri: prima di tutto perché è Lui che si SCEGLIE i discepoli e non viceversa. E poi perché Gesù non stabilisce, con chi lo segue, rapporti asimmetrici, ma ti coinvolge nella Sua familiarità. Ed è così che Tommaso in questi giorni ha ricevuto una nuova possibilità.
Tommaso ha avuto in dono il potere...di PIANGERE.
Esatto.
Piangere per suo nonno, piangere per la bellezza disarmante della vita, piangere per la gioia sovrannaturale di esistere, piangere per la possibilità di amare.
Piangere per un Amore così grande che è il principio e il fine di TUTTO.

E QUANDO PIANGI, la vista ti si schiarisce e vedi finalmente il Regno dei cieli che avanza nella storia del mondo. E su questo Tommaso sta prendendo le sue decisioni...

(to be continued)


Ehi amici, ce l'avete il potere di piangere?

Il Regno dei cieli è la nostra casa:
il Signore ci doni lacrime per vederlo.
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La via che conduce alla vita





"Entrate per la porta stretta" (Mt 7,6.12-14)





Che non voglia dire che dobbiamo farci piccoli?

La porta stretta è una complicazione
se vogliamo vivere da GRANDI,


ma se ci lasciassimo semplificare dal Vangelo...

lunedì 22 giugno 2009

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È Signore e dà la vita

Lo Spirito fonte della comunione, sorgente dell’acqua viva, forza che trasforma, è anche colui che è Signore e dà la vita. Dove arriva lo Spirito apre nuovi varchi, spalanca orizzonti inediti, guida su strade di luce. Insomma come dice il Credo, lo Spirito dà la vita, ma non una vita qualsiasi, bensì quella vita piena, quella vita in abbondanza che Gesù ci ha promesso e per la quale, per potercela donare, è morto (Gv 10,10).

Questa vita è la vita dei figli: «Non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo “Abbà, Padre”. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,15-17).

Sì, grazie allo Spirito, al soffio di Dio, io posso fin da ora partecipare alla stessa relazione che unisce Gesù al suo Abbà, posso respirare il respiro di Dio, posso entrare, e entrare da figlio amato, nella vita della Trinità. Partecipare alla vita stessa di Dio, immergersi nell’oceano del suo amore, godere la sua gioia infinita, continuando a essere quello che sono con la mia unicità personale particolarissima: siamo al cuore dell’esperienza spirituale cristiana, che ci mette di fronte a qualcosa di assolutamente incomparabile, che non trova letteralmente confronto in nessun’altra esperienza religiosa. Questa è la mia vera identità: per Gesù, con Gesù e in Gesù, grazie allo Spirito Santo, sono figlio del Padre. Adesso e per sempre.

Come si potrebbe desiderare qualcosa di altro?
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La pagliuzza e la trave



"Togli prima la trave dal tuo occhio"
(Mt 7,1-5)





I giudizi che emettiamo rivelano spesso il nostro stato di salute.
Morale e spirituale.
Non è raro che la critica facile e gli odi distruttivi
provengano da cuori meschini e delusi.

Gesù non è un ingenuo:
per non giudicare e guardare con occhio nitido la realtà bisogna essere
intelligenti, liberi, amanti della verità.

La misericordia non è frutto di improvvisazione...

domenica 21 giugno 2009

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Anno sacerdotale

Ciao amici!
Con la festa del Sacro Cuore di Gesù si è aperto l'anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI. Per l'occasione è stato aperto anche un sito: i contenuti non mancano e si aspettano sempre nuovi aggiornamenti.


sabato 20 giugno 2009

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XII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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Caccia al Tesoro incontra... Hanna Kende*!

Qual è il suo tesoro nel campo?
Non è che io abbia trovato un tesoro, sono alla ricerca dei tesori… la mia ricerca dei tesori è nei bambini di cui mi occupo e che sono bambini con difficoltà scolastiche, di comportamento, bambini difficili… ma la mia idea è di trovare per ciascuno quale è il tesoro che ciascuno di questi bambini ha in sé, anche se hanno un sacco di difficoltà e di problemi…

Ho fatto i miei studi di psicologia a Parigi, all’Università della Sorbona, e conoscevo delle persone che lavoravano nell’area infantile e ho trovato chi mi ha chiesto “Con quale tipo di bambini vuole lavorare?” e ho scelto gli adolescenti difficili; per questo motivo ho iniziato poi a lavorare con il Ministero della Giustizia in Francia, dove esiste una istituzione che è il giudice d’infanzia, che si occupa esclusivamente di cause legate ai bambini delinquenti e bambini a rischio, che vivono in famiglie marginali e in difficoltà; spesso si trattava di famiglie talmente marginali da non consentire un adeguato sviluppo, sotto tutti i punti di vista (fisico, emotivo, educativo, sociale, scolastico) del bambino, che inoltre spesso era a rischio dal punto di vista dei maltrattamenti.
Mi sono chiesta “Che cosa si può fare per questo tipo di bambini?”. Quelli che sono maltrattati hanno paura degli adulti, di tutti gli adulti… e la psicoterapia individuale non mi sembrava il metodo più adatto… allora ho provato altre strade. Ricordo un ragazzo di 16 anni, figlio maggiore in una famiglia con 2 fratelli minori: il maggiore però era solo figlio di primo letto della madre, che poi aveva avuto gli altri due figli con il secondo marito. Vivevano tutti insieme, ma lui non sapeva di avere un altro padre, non glielo avevano mai detto. Per questo motivo era evidentemente escluso dalla vita familiare, a 16 anni non aveva la chiave di casa, mentre i fratelli minori sì, ma lui non sapeva di essere escluso e maltrattato per questo motivo… ma sapeva che era trattato in modo completamente diverso. Ho chiesto ai genitori di rivelare la verità, ma i genitori non volevano e lui lo ha saputo da una sorella, che viveva ancora altrove e che ha conosciuto dopo… allora con lui ho iniziato la terapia individuale: in quella situazione ho cercato di fargli capire che lo trattavano in quel modo, non perché lui era cattivo, ma perché c’erano altro motivi, ma io non potevo rivelare il segreto… Un giorno lui è scappato di casa e io sono riuscita a ritrovarlo, gli ho dato le chiavi di casa mia e gli ho detto, “Vieni da noi, dividi la stanza con mio figlio”.

Mio figlio dopo qualche tempo mi disse :”Non so come mai non trovo più la mia cintura”. L’ho vista addosso al ragazzo che ospitavamo, gliela ho chiesta e lui subito l’ha restituita, con tranquillità. Mio figlio pilotava l’aliante, faceva dei concorsi e aveva vinto dei pass per essere preso in volo gratuitamente dagli aerei e poi si è reso conto che non li trovava più… e ha spiegato a questo ragazzo: “Servono solo per volare, non sono denaro contante” e dopo un ora ci ha detto “Li ho trovati, eccoli nel cassetto!” Ecco devo dire che tendeva ad essere un po’ ladro, ma gli ho dato le chiavi lo stesso! E tutto è tornato al suo posto! Questo ragazzo ha poi scelto l’esercito e ha percorso la sua carriera in modo brillante: mia figlia, che allora era bambina, lo trovava bellissimo con la sua divisa di Cacciatore delle Alpi!

Il modo in cui ho cercato di aiutare, questo ragazzo, mi ha fatto capire che i ragazzi marginali non potevano essere aiutati nello stesso modo degli altri, perché, se in psicoterapia individuale non aveva capito nulla, allora quando gli ho dato la chiave di casa, lì sì ha capito! Bisogna riabilitarlo, dargli l’occasione di dimostrare che lui era un ragazzo onesto, non gli ho detto “sei in gamba, mi fido di te”, gli ho dato le chiavi e gli ho dimostrato che lo ritenevo onesto. Al di là di questa storia della chiave, lui ha preso anche altri oggetti ma poi li restituiva, anche mio marito era entrato nel gioco e gli diceva “tu che hai delle lunghe gambe, forse ci puoi aiutare a riprendere…” l’oggetto scomparso!

(continua)

*Hanna Kende ha 83 anni, è nata in Transilvania nel 1925; è vissuta in Ungheria, paese da cui è partita dopo l’occupazione sovietica, nel 1956; nel 1962 si è laureata in Psicologia dell’Infanzia presso l’Università della Sorbona di Parigi; dal 1963 al 1991 ha lavorato per il Ministero della Giustizia in Francia come psicologa, psicoterapeuta e animatrice di gruppi di psicodramma; dal 1992 si occupa di formazione post-universitaria per psicologi e psicoterapeuti in Francia, in Ungheria, in Italia e in Serbia. In Europa sono attivi un centinaio di gruppi che lavorano con i bambini con il «metodo di Psicologia Individuale Hanna Kende».

Si ringrazia Annamaria Bastianini per la preziosa opera di traduzione in simultanea.
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Beata Vergine Consolata




"Non temere, Maria"
(Lc 1,26-38)





Per consolare molto
bisogna aver provato sulla propria pelle
quanto bruci l'amore di Dio.

Maria porta in grembo
la Consolazione di noi tutti.

Persino piangere diventa sensato,
se qualcuno asciuga le nostre lacrime.


P.S.
Per noi di Torino questo è un giorno di Festa.
La Consolata è la patrona della nostra diocesi.

venerdì 19 giugno 2009

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Non ce la faccio più

Carissimi,
ricevo molte lettere in cui le persone confidano fatiche e pene di ogni tipo, materiali e spirituali. Molte terminano con una espressione di sfiducia, di poca speranza, in modo particolare per le situazioni famigliari – figli separati, lontani, difficoltà nel rapporto educativo.

Vorrei donare a tutte queste persone, ed a quanti tra voi vivono un momento di scoraggiamento nel cammino della loro vita, la parola di San Paolo ancora una volta tratta dalla lettera agli Efesini: a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo (Ef 4,7). Dobbiamo sentirci sicuri che la Grazia necessaria per fare bene il papà, la mamma, il figlio, lo studente, il professionista, il vescovo ci è garantita.

Gesù non ci lascia soli se gli chiediamo aiuto, nelle piccole come nelle grandi situazioni. Non abbiate paure di approfittare di Lui, la misura del dono di Dio è la sua stessa vita!

Con una grande ed affettuosa benedizione.
3

Sacro Cuore di Gesù





"Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,31-37)






Vivere da trafitti,
non per incidente di percorso,
ma perchè si SENTE MOLTO.

Il cuore di Gesù era trafitto
ben prima di un colpo di lancia.
E ancora freme
per ogni nostra ferita,
per ogni nostro bisogno.

Tu, trafitto d'amore,

dove ci porterà questo legame con te?

giovedì 18 giugno 2009

30

Ordinazione sacerdotale

Due anni fa, il 16 di giugno, sono stato ordinato sacerdote.

Quando si diventa preti si stampa sempre una immaginetta ricordo con tanto di date, luoghi ed un passo della Scrittura che dica qualche cosa di te.

L'icona che ho scelto è quella che vedete qui sotto riprodotta ed il passo che l’accompagna è dal Cantico dei Cantici 1, 3: “Attirami dietro a te, corriamo!”.

Se il Signore non mi attirasse a Lui, verso chi rischierei ogni giorno di portare le persone che si affidano a me? Non andrei da nessuna parte, girerei a vuoto giocando ai quattro cantoni con le mie quattro comunità di Beinasco!

Ma ecco la sorpresa di quella che credi essere una fotografia immutabile di un momento unico. Leggo la nuova traduzione della Bibbia Cei, Cantico 1, 3: “Trascinami dietro a te, corriamo!”.

Bellissimo, straordinario, questo Dio che mi dice che se non ce la fa ad attirarmi come il giorno della mia ordinazione, è disposto anche a trascinarmi, a prendere la mia mano di bimbo capriccioso e continuare a portarmi Lui là dove è verità e vita.

Attirami, trascinami, basta che sia tu Gesù!

6

Padre Nostro

"Voi dunque pregate così" (Mt 6,7-15)



Prova ad ascoltare la voce di Gesù,
la sua voce dentro di te.

Tu non preghi da solo,
Lui
e milioni di uomini
prima di te
e oggi con te

milioni di uomini in Lui,
noi, una sola voce in Lui,

tutti nell'abbraccio del Padre.

mercoledì 17 giugno 2009

6

Allora non è stato lui?

Il più grande: Mamma, qui è come in Abruzzo?

No, qui stanno costruendo case nuove, non sono cadute le case per via del terremoto.
E come mai le case sono cadute in Abruzzo?

Per due motivi, soprattutto (ok, serve una spiegazione scientifica): il terremoto è stato molto forte e alcune case erano costruite male, e avrei potuto fermarmi qui... la nostra casa è stata costruita bene, il terreno su cui poggia è sabbioso, non ci dovrebbe cadere a causa di un terremoto, possiamo chiedere a Dio che non ci sia un terremoto qui…
Allora il terremoto lo ha mandato Dio? (il ragionamento deve essere stato, se ha il potere di evitarlo con la nostra richiesta, allora può mandarlo...)

Il più piccolo: eh sì, lo ha mandato Dio, evidentemente convinto dalla logica del più grande…

No bimbi, Dio non ha mandato il terremoto (e accidenti a me, che parlo sempre troppo!) i terremoti sono fenomeni naturali, succede che piova tanto, che la terra faccia le scosse e si sposti, Dio non c'entra (e come ne esco ora?)… facciamo un esempio, Papà e io vi vogliamo molto bene e non faremmo mai qualcosa che può farvi stare male o essere tristi, lo sapete che noi vi vogliamo bene, vero?
Silenzio dai sedili posteriori: o non siamo stati genitori convincenti oppure stanno riflettendo su dove voglio andare a finire con questo inizio...

Il più grande: beh sì, lo sappiamo che ci volete bene!
Il più piccolo annuisce…

(meno male!) Bene, allora Dio che ci vuole bene, come papà e mamma e anche di più, a tutti, dato che siamo suoi figli, non ci farebbe mai qualcosa che può farci stare male; se succedesse un terremoto, Dio ci darebbe la forza di andare avanti, di sopportare quello che è successo e ci aiuterebbe a darci da fare per ricominciare, che ne dite?
Nuovo silenzio dai sedili posteriori: li avrò convinti?

D’accordo, io ho pronunciato una frase di troppo… anche perché è difficile parlare di eventi che portano grande sofferenza e, anche per noi adulti, comprensibili solo con grande uso della razionalità… ma la replica è stata chiara, se credi a un dio che ti esaudisce su richiesta allora credi anche a un dio che ti rimanda la richiesta al mittente… e non è il messaggio che intendevo dargli. Se ci avessi pensato un attimo di più, avrei detto che potevamo pregare Dio per chi aveva vissuto il terremoto… ma di fronte alla prospettiva di un evento simile, ha prevalso il mio amore egoista di vederci tutti salvi e insieme, senza terremoto. La vita di un genitore è piena di errori.
Anche nel trasmettere la propria fede. E i bambini vedono Dio, soprattutto all’inizio della loro vita, come noi lo presentiamo. Errori da non ripetere.

Il più piccolo: allora non è stato lui?
8

Ti racconto un segreto



"Solo tuo Padre che è nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,1-6.16-18)




Sai perchè troppe volte ti senti annientato dalla vita?
Perchè dimentichi di essere figlio.

La vita interiore non è un lusso:
è la tua UNICA possibilità.

Non puoi pensare di vivere
tutto il giorno FUORI CASA.

Vivi oggi nella sua unzione.

martedì 16 giugno 2009

34

Da grande farò...il Supereroe!

Quando TOMMASO è venuto a parlarmi la prima volta, la prima cosa che mi ha colpito sono stati gli OCCHI. Quelli di un bimbo. Vivaci, curiosi e profondi. Tommaso sta cercando il suo abito, il suo "costume" da Super-eroe: è da una vita che lo cerca.

CERTAMENTE possiamo dire che Tommaso è vissuto in un' ERA senza EROI. I suoi padri almeno avevano come Eroi i grandi calciatori del passato, i miti dello sport. Ma Tommaso ora non vede altro che mercenari. L'unico vero eroe della sua vita fu il suo amato NONNO. Da qui l'esigenza insopprimibile di avere degli Eroi a cui riferirsi, anche se di carta. In particolare i Supereroi Marvel, così intrisi della problematica realtà in cui lui stesso si sentiva invischiato.

Ben presto, Tommaso si accorse che qualcosa nella vita “NON TORNA” e che non ci sono risposte a tutte le domande.

PERCHE' faceva così male cadere dalla bici in corsa?
Tutto quel sangue, il ginocchio che pulsava di dolore e le risate crudeli degli amici...!
PERCHE' il mare si era mangiato il castello che lui aveva costruito con cura sulla spiaggia, dotato di mura, canali di scolo e di un alta torre?
PERCHE' sua sorellina era spesso ammalata, le veniva la febbre e non poteva giocare all'aria aperta come lui?

E PERCHE' avevano ammazzato una persona buona come GESU'?

QUANDO LA VITA si mangiò suo nonno, Tommaso fu triste per molti giorni: non era il pensiero della morte a sconfortarlo. Sua mamma gli disse: “Un giorno rivedremo nonno, che sta bene e ci sta preparando una festa”. E questo gli bastò. Il problema era un altro: chi avrebbe aggiustato le cose da quel giorno? Con chi avrebbe ricostruito il castello, dandogli coraggio? Chi gli avrebbe messo a posto la bici, dopo l'ennesima caduta?

POI ACCADDE QUALCOSA DI NUOVO. Una mattina, appena sveglio, un pensiero sfrecciò nel suo cuore: Tommaso intuì che nella notte suo nonno era venuto a trovarlo e gli aveva regalato il potere di...sistemare le cose, la facoltà di AGGIUSTARE il mondo! Questo sarebbe stato da quel giorno il suo SEGRETO.

Ma i POTERI – si sa – sono POSSIBILITA', e più sono grandi, più pesano. Il TALENTO è anche...tormento! Così a Tommaso capitò che sentisse come non mai l'URTO della vita, la sofferenza del mondo, le contraddizioni e le richieste di aiuto di chi gli era accanto. E l'urto per lui poteva essere così forte da fargli perdere i sensi: un attimo e si ritrovava per terra, SVENUTO...Come una specie di reset, in cui il suo cervello automaticamente planava, una scossa che lacerava le sue difese. Una debolezza, una vulnerabilità: la feritoia attraverso la quale Tommaso poteva imparare a sentire molto.
Se vuoi aggiustare le cose, devi prima riconoscere le ferite, e farle tue!

L'ADOLESCENZA fu la vera prova iniziatica. Tommaso fu impressionato dalla ferocia della vita: per tanti motivi si può essere già molto meschini e spietati a 12 anni. Se in un primo momento lo colpirono le violenze verbali e l'arroganza di alcuni coetanei, ebbe ancora più paura quando si rese conto che lui stesso poteva essere presuntuoso, disonesto, addirittura cattivo. Rubare in un centro commerciale, diffamare qualcuno, umiliare i più deboli...Tommaso comprese chiaramente che nella vita si deve prendere posizione, e che la Verità NON E' UN' IDEA MA UN MODO DI VIVERE.. E il suo cammino da allora continua!

ECCOLO QUI, Tommaso! Un giovane alla ricerca del suo abito, del suo mestiere, in un mondo che ha bisogni di artigiani.
Perché ho avuto il privilegio di incontrarlo?
L'ENERGIA, la PROVVIDENZA...chissà?! Il bello è che Tommaso in questi giorni sta scoprendo un nuovo super potere...Ma di questo, vi dirò nella PROSSIMA puntata!

(to be continued...)


P.S. Ehi AMICI! Tommaso mi ha regalato questa citazione d'autore:

"Io penso che ci sia un eroe in tutti noi, che ci mantiene onesti, ci dà forza, ci rende nobili. E alla fine ci permette di morire con dignità. Anche se a volte, dobbiamo mostrare carattere e rinunciare alle cose che desideriamo di più, anche ai nostri sogni."
(Zia May, Spider-man 2)

Voi, che ne dite? Avete dei super-poteri?
Che cosa farete da grandi?
4

Nemici





"Amate i vostri nemici" (Mt 5,43-48)







Gesù non nega l'esistenza dei nemici! Non dice: "Non dovete averne!"
Chissà perchè a volte viviamo con questa pretesa?!
Non possiamo stare bene a tutti: è bene prenderne atto.

Ma possiamo amare, certo. Come?
L'unico modo è "costringerli" a tirare fuori la loro parte migliore, perchè (sorpresa!) esiste.

Pensi di non avere nemici?
Bene, mettiamola così:
Senti di poter RINGRAZIARE DIO
per tutte le persone che ti ha fatto incontrare?

lunedì 15 giugno 2009

2

La forza che trasforma

«Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina».

«Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato».

Sono altre due strofe della sequenza di Pentecoste dedicata allo Spirito Santo e ci parlano ancora di che cosa fa lo Spirito in noi. Per dirlo con un parola: trasforma. Sì, lo Spirito trasforma o, se vogliamo usare un sinonimo che può avere altre risonanze evangeliche, lo Spirito trasfigura. Se pensiamo a quante realtà sfigurate caratterizzano il nostro mondo: vite che sembrano private di ogni dignità, vite che non conoscono più il significato della parola speranza, vite devastate che corrono verso la morte. Qualche esempio? I bambini soldati, i bambini abusati, i bambini ammazzati per ricavarne degli organi. Altri esempi? Le donne violentate, le donne vendute, le donne disprezzate. Ancora? I malati liquidati, i giovani drogati, i vecchi abbandonati, i disabili umiliati, gli psicotici disperati … . E poi, ancora più sfigurati, anche se magari sotto un’apparenza di bellezza, gli egoisti, i violenti, i prepotenti, i carrieristi, i traditori, gli avari, i corruttori … Ma anche dentro di noi quante parti sfigurate, quanti abissi di angoscia, di solitudine, di gelo, di tenebra, di presunzione, di peccato. E chi potrà trasformare queste situazioni interiori e esteriori? Chi potrà trasformare il mio cuore di pietra in un cuore di carne? Chi potrà insegnare l’amore a me, incapace di voler davvero bene a qualcuno?

«Senza la tua forza
Nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa».

Sì, senza lo Spirito siamo veramente niente, anzi meno che niente, con l’illusione di essere qualcosa. Per questo aveva davvero ragione san Serafino di Sarov quando diceva: «il fine autentico della nostra vita cristiana consiste nel conseguimento dello Spirito Santo di Dio» (P. EVDOKIMOV, Serafim di Sarov uomo dello Spirito, Colloquio con Motovilov, Bose-Magnano (Bi) 1996, p.69).
Forse varrebbe davvero la pena provare a pensare in questi termini alla nostra fede, al nostro essere cristiani.
8

Occhio per occhio e dente per dente




"Io vi dico di non opporvi al malvagio" (Mt 5,38-42)




I bugiardi credono che tutti dicano bugie.
Gli evasori fiscali...
Gli adulteri...

Il Malvagio è convinto che tu non sia migliore di lui,
e cerca sempre complici.

Tu puoi anche sbagliare,
ma non vendere l'anima.

domenica 14 giugno 2009

6

Magnificent

Vivere è magnifico!
Puoi non vivere per il Magnifico?
E per chi vuoi cantare la tua canzone?

Ciao amici!
Buona domenica a tutti!



Magnificent
Magnificent

I was born
I was born to be with you
In this space and time
After that and ever after I haven’t had a clue
Only to break rhyme
This foolishness can leave a heart black and blue

Only love, only love can leave such a mark
But only love, only love can heal such a scar

I was born
I was born to sing for you
I didn’t have a choice but to lift you up
And sing whatever song you wanted me to
I give you back my voice
From the womb my first cry, it was a joyful noise…

Only love, only love can leave such a mark
But only love, only love can heal such a scar
Justified till we die, you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent

Only love, only love can leave such a mark
But only love, only love unites our hearts

Justified till we die, you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent
Magnificent

-- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- --

Magnifico…
Magnifico…

Io sono nato
Sono nato per stare con te
in questo spazio e tempo
Dopo quello e per sempre da allora
non ho mai avuto dubbi
Solo per spezzare rime
Questa follia può lasciare un cuore coperto di lividi

Solo l’amore, soltanto l’amore può lasciare un tale segno
Ma solo l’amore, soltanto l’amore può lenire una tale ferita

Io sono nato
Sono nato per cantare per te
Non ho avuto altra scelta che sollevarti
e cantare qualsiasi canzone che tu mi volessi far cantare
Ti restituisco la mia voce
Dal ventre, il mio primo vagito era un rumore gioioso…

Solo l’amore, soltanto l’amore può lasciare un tale segno
Ma solo l’amore, soltanto l’amore può lenire una tale ferita
Giustificati fino alla nostra morte, tu e io ci eleveremo
Oh, Oh, Il Magnifico
Magnifico

Solo l’amore, soltanto l’amore può lasciare un tale segno
Ma solo l’amore, soltanto l’amore può lenire una tale ferita
Giustificati fino alla nostra morte, tu e io saremo immensi
Oh, oh, il Magnifico…
Magnifico
Magnifico

sabato 13 giugno 2009

3

Corpo e Sangue di Cristo

Dal vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

4

Caccia al Tesoro incontra... don Luigi Epicoco*!

Qual è il suo tesoro nel campo?

Il mio tesoro è un mistero che mi attira e si svela pian piano nella mia vita. Ho capito che il campo sono gli altri e che a volte questo tesoro è ben coperto da storie difficili, da chiusure, da umanità incomprese, da bruchi che faticano a diventare farfalle. Fare il prete significa fare un po’ il cercatore di tesori, non per guadagnarci qualcosa ma solo per la gioia di consegnare quel tesoro al padrone del campo. Cristo ha fatto così anche con i suoi discepoli: li ha incontrati, li ha accompagnati, li ha fatti diventare se stessi. È un po’ il fascino di tutto il Vangelo, cioè quello di vedere come Cristo non tolga niente a ciò che siamo… e invece doni quella possibilità grande che si chiama libertà.

In questi tempi di terremoto è faticoso far questo. Il dolore, la sofferenza tolgono la luce e ti costringono a rallentare il cammino. Ma il cristianesimo ha in sé un altro grande potenziale, cioè quello di leggere opportunità dietro ogni vicenda della nostra vita, anche dietro la croce. Teologicamente diremmo che l’opportunità che c’è dietro la croce è la risurrezione. Poi come essa si traduca fattivamente nella vita è un mistero che spetta a ciascuno di scoprirlo e di viverlo. Questo lo ricordiamo quotidianamente, mentre rimane accovacciata dietro la porta la tentazione di mollare e di arrendersi al nulla e al caso.

Come lo ha incontrato?

Credo di aver incontrato questo tesoro in momenti e modalità diverse della mia vita. Anzitutto dentro la mia famiglia, dove ho sperimentato il valore di essere guardato, amato e voluto per ciò che ero. L’amore fa questi miracoli, rende le persone capaci di guardare anche oltre se stessi. L’egoismo è quasi sempre frutto di una mancanza di amore che compensiamo con un eccessivo amor proprio.
Poi preti contenti di essere preti, che mi hanno fatto amare la mia vocazione senza frustrazioni e con uno sguardo sempre aperto a tutta la realtà. Ho sempre desiderato somigliare a loro. Anche a quei preti che ho conosciuto fortuitamente come don Tonino Bello, o di cui ho letto durante gli anni di seminario. Vorrei profumare di popolo, abitare ben oltre l’ombra del mio campanile e della mia sagrestia. Ho imparato che il vero sacrario di Dio non sono solo le magnifiche cappelle delle nostre chiese, ma l’altro in quanto tale. La passione per l’uomo è ciò che rende il sacerdozio un prolungamento del ministero di Cristo. Diversamente saremmo solo dei burocrati e dei distributori automatici di sacramenti.
Vorrei però aggiungere che mi ha aiutato molto anche la lettura e la musica. Esse sono state come due strade maestre, due alfabeti alternativi che mi hanno insegnato ad amplificare la mia esperienza e a indossare anche lo sguardo di chi scrive, di chi compone, di ciò che si racconta, di ciò che si intravede dietro un colore o un suono.

Ci può raccontare un episodio del suo cammino di scoperta e ricerca?

Ricordo un piccolo episodio che mi fece accorgere di come a volte ci abituiamo agli altri tanto da non vederli più. Una sera mentre tornavo a L’Aquila dal seminario, presi la macchina e mi misi in viaggio. A un semaforo vicino San Giovanni in Laterano, a Roma, mi fermai per il rosso. Pioveva. Faceva freddo. Un extracomunitario si avvicinò per lavarmi il vetro. Cosa inutile visto che pioveva, ma cosa anche abituale, vista Roma. Distratto e un po’ scocciato, lo lasciai fare, poi preso da un impeto di buonismo ipocrita, tipico dei borghesi che non sanno cosa sia davvero l’umiliazione di chiedere, aprii il finestrino e gli mollai un euro. Il mio gesto rimase incompiuto. Quel ragazzo mi guardò e mi disse: no padre, no grazie, questo era per lei. In quell’istante si fermò il tempo, l’universo, i pensieri, le preoccupazioni. In quell’istante vidi davvero e mi accorsi che dietro quell’etichetta di straniero, che ormai avevo appiccicato a ognuna di queste persone, c’era una persona vera, unica, con una storia, un’umanità, un cuore, una generosità. Quel povero mi aveva fatto l’elemosina. Non mi aveva solo lavato il vetro, ma aveva grattato via dai miei occhi quella crosta di ipocrisia che ti fa confondere i pensieri buoni dai fatti concreti. Avevo visto chiaramente “il tesoro in quel campo”. Avevo imparato l’oggettività dell’altro.

Suggerimenti per chi è in ricerca...

Nella nostra ricerca la cosa importante non è soltanto cercare delle risposte, ma fare le domande giuste. Perché tante volte, invece di andare avanti noi, vaghiamo senza meta. Pensiamo che vivere sia un po’ mettere un po’ di tutto nella nostra vita. Invece non tutto vale la pena. Non tutto vale la nostra vita. Non tutto porta a qualche parte. Bisogna capire, scegliere, vagliare, decidersi. Non basta fare esperienza. Un’esperienza senza un giudizio non serve a nulla se non a stancarci. Noi non siamo la somma delle nostre esperienze, siamo la somma delle nostre scelte.


Ma è vera anche un’altra cosa: che a volte viviamo troppo dentro la nostra testa. Pensiamo troppo senza vivere. Dobbiamo imparare a seguire Cristo dentro la realtà e non nei solchi dei nostri ragionamenti. Parla più una mosca che vola dentro la nostra stanza di intere giornate rinchiusi di pensieri depressi e romantici. La vita non è l’isola che non c’è, ma è ciò che c’è veramente, prima impariamo questa cittadinanza e prima smettiamo di perder tempo.

*Don Luigi Epicoco è l’assistente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana per L’Aquila e per l’Abruzzo.

Caccia al tesoro riparte... per gli ultimi appuntamenti!
3

Sì, Sì, No, No





"Non giurate affatto" (Mt 5,33-37)







Se pensi veramente di non poter fare a meno di mentire,
allora sei nei guai.

Che aspetti a farti aiutare?

Se sposti su vaghe promesse future,
i tuoi propositi di cambiamento,
allora hai perso il controllo del tuo presente.

Ma se le parole di Gesù colpiscono nel segno,
allora puoi farti risollevare.

venerdì 12 giugno 2009

4

Intuizioni

E’ tempo di cresime: ho avuto in questi lunghi anni di episcopato la gioia di amministrarne molte, di incontrare moltissimi ragazzi e ragazze a cui ho posto sulla fronte il “sigillo dello Spirito”. Alcuni di loro ho avuto la gioia di incontrarli anni dopo ancora impegnati ad essere testimoni del Risorto, impegnati a “trafficare” i talenti che il Signore ha donato loro. Altri, così come quando ero parroco e come ora i miei sacerdoti mi raccontano, si allontanano.

Uno può dire: io sono battezzato, sono cresimato e quindi lo Spirito Santo ce l’ho. Ma san Paolo, quando nelle sue Lettere scrive del nostro rapporto con lo Spirito, fa questa raccomandazione: “Non spegnete lo Spirito” (1Ts 5,19). Tutti i doni di Dio non sono come un bel quadro da mettere alla parete – da guardare di tanto in tanto e di cui ci si può anche dimenticare benché sia un capolavoro. Lo Spirito Santo è una persona che vive in noi: dobbiamo frequentarlo, parlare con lui nella preghiera, ascoltarlo.

Avete mai visto due persone che dicono di volersi bene e poi non si parlano mai? Chi ci crede che un amore o una amicizia del genere sia autentica? Vi invito a fare un gesto semplice, simbolico, a toccarvi la fronte e provare a vedere se ancora è rimasto un po’ del crisma che vi è stato imposto il giorno della cresima. Immagino non ne troviate: è nel vostro cuore ora, cercate e troverete.
Con una grande ed affettuosa benedizione.
12

Un Dio geloso




"Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,27-32)




Che potere ho sui miei desideri?
Perchè mi chiedi questo?

Non mi dici di non guardare una donna,
ma di vegliare sulle mie intenzioni.
Perchè i nostri desideri sono il punto di partenza di ogni svolta.
Nel bene e nel male.

Lasciatelo dire:
Tu sei geloso del mio cuore.

giovedì 11 giugno 2009

20

Pellegrinaggio a Lourdes

Essere prete a Lourdes, con la tua gente – famiglie e giovani adulti – ti porta al centro della tua identità sacerdotale. Ti rendi conto giorno per giorno, momento per momento – ore di sonno perso in ore sonno perso - che devi essere pane buono che si lascia mangiare.

Spesso si dice che Lourdes è un posto speciale, sono convinto che lo sia, ma soprattutto che sia un luogo dove le persone capiscono di essere speciali agli occhi di Gesù e Maria.


A Lourdes si prega, si piange, si spera, ci si converte. E tutto questo ed il molto altro che là avviene capita per buona parte per opera del Signore attraverso noi preti.

Dall’Eucarestia alla confessione, dal rinnovo delle promesse battesimali alla predicazione lungo la via crucis sino alla direzione spirituale diventi sempre di più strumento della Grazia, strumento di Maria che porta a Gesù. Come Bernadetta. Non porti nulla di tuo, non vuoi convincere nessuno, non hai che la tua povertà di peccatore. Tuttavia, per grazia, la grazia della presenza di Maria e di Cristo che si concreta nella tua consacrazione sacerdotale, tutto o quasi passa attraverso di te ed attraverso la Chiesa che lì è radunata con i suoi carismi.

A Lourdes vivi il tuo nulla e nello stesso tempo la grandezza straordinaria della tua vocazione di prete.
6

San Barnaba




"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,7-13)







Per qualche strano motivo capita di imbarazzarsi terribilmente di fronte a un "grazie", anche di schernirsi goffamente.
Eppure, quale gioia e quali attese dietro a un grazie!

Possiamo proporcelo:
non solo dire grazie,
ma anche accogliere gratuitamente i grazie che ci arrivano.

I progetti di vita (e i programmi apostolici)
nascono sul terreno dei (delle) grazie.

mercoledì 10 giugno 2009

3

Quanta strada nei miei sandali...

Pedala, pedala, spingi in giù il piede sul pedale, così fa un giro continuo, pedala, che stai andando, vai vai…
Ci siamo arrivati, è il momento di imparare a pedalare: il più piccolo procede sul suo triciclo, piedi sui pedali neanche a parlarne, si spinge e raggiunge velocità che non credevo; il più grande spinge, spinge come può, però spinge, fa mezzo giro di pedale per volta e poi riparte, un giro intero è l’obiettivo prossimo da raggiungere.

Mamma, ma è faticoso!
Si, lo so, all’inizio è sempre così…
Ma è noioso, mi dici sempre le stesse cose!
Lo so, è solo per ricordartele, provo ad aiutarti
Ma non potresti spingermi un po’?
Così la forza ce la metto io e non le tue gambe, che mi sembra di forza ne abbiano, sarebbe una illusione tutta quella velocità…

Alla fine del pomeriggio fa una pedalata di seguito, poi due o tre, poi tutta la via, forse ci siamo. Sorride e mi guarda; e poi si ferma.
Mamma, vado da solo!

E riprende a pedalare fino in fondo alla strada.

È vero che i bambini hanno grandi capacità di apprendimento… ma anche loro, per imparare, devono passare attraverso la ripetizione e la fatica, in una parola attraverso l’esercizio. E anche noi adulti ripercorriamo, educandoli, tutto il cammino, rifacendo i conti con la nostra esperienza di fatica e ripetizione: ci piaceva esercitarci, c’era qualcuno vicino, la fatica era scoraggiante oppure un bel momento è diventata sicurezza di essere capaci. Questi ricordi conteranno molto al momento di esercitare un altro tipo di pazienza: non la pazienza di imparare, ma quella di stare accanto, guardando al mondo sia con i nostri occhi che con quelli del bambino. Fatica e ripetizione arriveranno in pareggio con l’imparare cose nuove e con il sentirsi sicuri? Forse dovremmo riguardare i nostri conti con il passato…

Il più piccolo si è ampiamente goduto tutto il tempo in cui la mia attenzione era concentrata sul più grande, mi sorpassa, solleva il triciclo davanti a una buca, e poi anche lui mi guarda; guarda il fratello più avanti.

Anche io voglio pedalare…
Vuoi che ti insegni? Proviamo, se vuoi… lo vedo osservare il fratello, poi si guarda i piedi, la distanza dai pedali…
Oggi no, magari domani cresco!
6

Minimo sforzo



"Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli" (Mt 5,17-19)



Anche la più piccola cosa che oggi farai per il Regno avrà senso.
Perchè non darsi alcuni precetti minimi?

Non dire: devo pregare di più!
Ma stabilisci quando prenderti 5 minuti per farlo.

Non dire: devo volere più bene!
Ma chiama al telefono qualcuno.

Non dire: voglio cambiare!
Ma...

martedì 9 giugno 2009

60

Amici


Cercasi amici.

Qualcuno con cui bere una birra, qualcuno con cui progettare la vita, qualcuno con cui piangere, qualcuno con cui pregare.

Perché è così difficile avere degli amici?

Ne parlo da qualche tempo con alcuni di voi che mi scrivono via mail. Ne ragiono in confessionale e nei colloqui spirituali. Se ne discute in parrocchia dove si avverte chiaramente la difficoltà di costituire ambienti fraterni e accoglienti, dove si possono proporre attività formative di tutti i tipi, senza riuscire però a diventare famiglia.

Ma in particolare mi colpisce, più su un piano personale, l'enorme sete di affetto e di verità che molte persone portano nel cuore, senza riuscire a condividere il proprio cammino con un amico.
La prima domanda che faccio a una persona, che mi parla di un suo problema, è se possa contare sull'ascolto e il sostegno di qualche amico. Molto spesso la risposta è negativa.
Per alcuni adulti, gli amici rappresentano un ricordo d'archivio (come se le amicizie fossero un elemento sintomatico della adolescenza, niente di più), ma non raramente anche i più giovani lamentano l'assenza di relazioni profonde e sincere.

Tutte le scelte che ho maturato nella vita, i passaggi più felici e quelli più problematici hanno avuto negli amici non solo un elemento di sostegno, non solo una potente ispirazione, ma prima di tutto il terreno saporito in cui sono nate cose nuove.
Da sempre, parlando di amici mi è cara l'espressione “sacramento del fratello”: credo veramente che Dio offra la sua tenerezza, il suo desiderio di camminare in compagnia degli uomini attraverso la trama dei rapporti interpersonali e il dono di alcune amicizie esclusive.
Molto intensa l'espressione usata da Aelredo di Rievaulx, monaco cistercense del XII sec, che in un suo libro, “L'amicizia spirituale”, dice all'amico Ivo:
“Eccoci qui, io e te, e spero ci sia un terzo in mezzo a noi, il Cristo”

Cercasi amici: ne possiamo parlare?
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Luce del mondo




"Voi siete il sale della terra" (Mt 5,13-16)




Lo dice Gesù.
Mi sta bene?
Voglio mettermi a giudicare anche ciò che dice Lui?

L'espressione non ha niente di esortativo o di volontaristico.
Non c'è scritto:
"siate" il sale della terra,
"dovete essere" luce del mondo.

Gesù stabilisce un fatto.

Tutto qui.

lunedì 8 giugno 2009

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La sorgente interiore

«Consolatore perfetto,
Ospite dolce dell’anima,
Dolcissimo sollievo».


Così la sequenza di Pentecoste ci insegna a rivolgerci allo Spirito. Ed è bellissimo!
Perché è bellissimo che ci sia un Consolatore, che ci con-sola, vale a dire che sta con chi è solo e non lo abbandona mai. E tutti qualche volta ci sentiamo soli, forse anche molto soli, terribilmente e disperatamente soli.
Perché è bellissimo sapere che il nostro cuore, il nostro uomo interiore, è abitato da questa dolcissima presenza che riversa nei nostri cuori continuamente, inesauribilmente, delicatamente, l’amore infinito di Dio per me (Rm 5,5). E mi dice che questo amore non è mai lontano da me, dovunque io sia andato a finire.

Perché è bellissimo sapere che c’è in noi una sorgente, una sorgente di acqua viva, sempre fresca e sempre nuova, che zampilla per la vita eterna (Gv 4,14). Un’acqua che disseta, ma che nello stesso tempo fa crescere la sete, la nostalgia, il desiderio di Dio, dell’amore, di tutto ciò che è vero, bello e buono.
Ma questa sorgente spesso è ostruita. Abbiamo lasciato che sopra di essa si accumulassero dei detriti, della terra, dei sassi, dei rami, delle foglie. Forse ci abbiamo anche sparso sopra della immondizia, delle schifezze di cui pretendevamo di sbarazzarci facilmente. E allora la sorgente è bloccata, non può irrigare e fecondare la terra della nostra vita perché porti i suoi frutti.

La vita spirituale alla fine è semplicemente questo: togliere. Togliere spazzatura e detriti perché la sorgente (che c’è e non verrà mai meno perché ci è stata donata una volta per sempre da Gesù nella sua Pasqua e poi più personalmente ancora nel Battesimo e nella Confermazione) possa sgorgare liberamente e trasfigurare la nostra esistenza guidandoci alla comunione con Dio e con i fratelli.

(P.S. su questi temi vi suggerisco gli straordinari libri di André Louf pubblicati in Italia dalla comunità di Bose).
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Discorso della montagna




"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,1-12)







Mi è particolarmente evidente il fatto di non essere un puro di cuore,
ma so che voglio vedere Dio.
Lo so veramente.

Voglio provare a fare di questo la molla.

E il desiderio è già opera della sua grazia.

domenica 7 giugno 2009

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La vita oltre le macerie

Ci è piaciuto molto e volevamo proporlo anche a voi,
...in queste immagini c'è qualcosa di potente!

Ricordiamo ancora con affetto tutti gli amici dell'Abruzzo.


sabato 6 giugno 2009

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Solennità della Santissima Trinità

Dal vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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Caccia al Tesoro incontra... Luigi Accattoli!

(segue)

Quale è il suo tesoro nel campo?

Cerco fatti di Vangelo, che è anche una delle rubriche del blog: sembrerebbe che i fatti di Vangelo non si trovano più, se non cercandoli, quei fatti che Gesù avrebbe potuto incontrare sulla sua strada mentre era con i suoi discepoli…

Ho iniziato a raccoglierli nel marzo 1993, su impulso di Tonino Bello, il vescovo della diocesi di Molfetta: egli era morente e io ero andato a fargli visita e mi chiese di aiutarlo a preparare l’omelia del Giovedì Santo, che poi sarebbe stata l’ultima della sua vita. Mi disse: tu che sei un giornalista, aiutami a trovare segni di speranza per la mia omelia, perché io vedo che i giovani e gli adulti sono sfiduciati, io vorrei indicare loro i segni della presenza di Dio in mezzo a noi.
Don Tonino morì due settimane dopo e io mi dissi: quello che mi ha chiesto questo caro vescovo morente io posso farlo come opera della mia vita! Fino a oggi ho pubblicato alcuni volumi che raccolgono “fatti di Vangelo”, ma ora vorrei usare a questo scopo lo strumento del blog.

Chiedo ai visitatori di segnalarmi i fatti che conoscono e qualche segnalazione mi arriva e credo che avverrà sempre più, mano a mano che riuscirò a trasmettere questa intenzione. Si tratta infatti di una pedagogia da svolgere, un cammino. Anche io devo parlare di più di questi argomenti. Fino a oggi attraverso il blog ho avuto una ventina di segnalazioni, sulle quali poi io devo svolgere un lavoro di verifica, prendere contatti, fare interviste e così via. Immagino di riuscire ad avere, con il tempo, molte più segnalazioni.

In questi fatti che cerco non si rivela l’aspetto del miracoloso, piuttosto il gesto d’amore nella quotidianità; proprio l’altro giorno ne ho scritto sul blog, un giorno in cui 3 segni mi sono apparsi chiari, solo sfogliando il giornale...

Così dovrebbero essere letti i giornali, cercando questi fatti e così dovrebbero anche essere fatti, mettendo in luce dove accadono. Consiglio questa via sia a chi scrive, sia a chi legge. Un metodo di lettura che apre il cuore alla speranza.
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L'obolo




"Questa vedova vi ha messo tutto" (Mc 12,38-44)




E se fosse più facile dare tutto piuttosto che una parte soltanto?
E se fosse assai più pacificante?

Prova anche solo a pensarci,
prova a metterti in quella situazione,


...

chiudi gli occhi

...

Lo scriba e Gesù ne hanno conversato (Mc 12,28-34):
"Egli è unico e non v’è altri all’infuori di Lui"

questa vedova ci propone una via.

Ma questo che cosa vorrà dire per me?

Donaci, Signore, la tua luce.

venerdì 5 giugno 2009

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La casa sulla roccia

Carissimi,
ho da poco festeggiato l’anniversario della mia ordinazione episcopale. Ne traggo una riflessione guardando agli anni trascorsi da allora: i Vescovi passano. Cristo resta. È Gesù che con fedeltà guida sempre la sua Chiesa: noi siamo soltanto sui ministri, cioè servi. Non servi negligenti, ma vigilanti, ma pur sempre servi. Ognuno di noi che ha qualche responsabilità nella Chiesa, nell’annuncio di Gesù, dovrebbe ricordarlo sempre. Dall’animatore alla catechista, dal parroco a me vescovo, deve interessare Gesù.

Che lui resti nei cuori, nelle vite delle persone, sia la forza dei deboli e la speranza di tutti. Cosa rimarrà del mio servizio alla Chiesa di Torino? Non devo fare io un bilancio, ma il mio desiderio è che resti Cristo. E sono certo che anche tutti voi che con me annunciate Gesù, in questa chiesa o in qualunque diocesi, abbiate lo stesso desiderio.

Dunque coraggio, perché il Signore ci ha posti come sentinelle nella casa di Israele (cfr. Ez. 3,16). Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Lo scandalo





"Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide?"
(Mc 12,35-37)







Gesù conduce lentamente le folle a comprendere la sua vera identità di Figlio di Dio.
In Gesù c'è molto di più che un discendente della stirpe davidica.

A noi però risuona più evidente un'altra domanda:
"Perchè ci hai dato scandalo apparendo così diverso da come Ti attendevamo?
Perchè per rivelarti, o Dio, ti sei fatto così drammaticamente uomo?"

giovedì 4 giugno 2009

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Testimoni di speranza



Un anno fa piantammo di fronte alla parrocchia un alberello di ulivo che benedissi la Domenica della Palme. L’inverno rigido e le grandi nevicate lo hanno provato molto al punto che quest’anno, in prossimità del triduo e della Pasqua, sembrava del tutto morto. Lo abbiamo potato per bene ma senza segni di vita.

Cosa fare?

Diversi conciliaboli di esperti od improvvisati botanici non hanno portato a grandi decisioni.

E’ bastato un piccolo, piccolissimo germoglio spuntato da un rametto a salvare l’ulivo. Non lo abbiamo tagliato e bene abbiamo fatto. Oggi sta vegetando, con grosso ritardo rispetto a tutti gli altri, ma ogni piccolo rametto si colora di un verde pallido e tenue e continue gemme stanno sbocciando. Spesso ci lamentiamo che le nostre comunità parrocchiali sono povere di fede, che mancano i giovani e via così. Ah, se fossimo come i movimenti…

A ben guardare alcuni piccoli germogli ci sono e ben vivaci. Ecco, l’albero va potato ma non tagliato.

Porterà frutto, con un po’ di ritardo forse, ma porterà frutto.