mercoledì 30 settembre 2009

4

Ai nostri genitori...

Rimetti a noi i nostri debiti, stiamo imparando il Padre Nostro…
provo a ripeterlo e il più grande mi segue

Come noi li rimettiamo, dico

Come noi li rimettiamo, il più grande continua a ripetere, ma poi si ricorda la parte successiva…

Ai nostri genitori! Mi guarda, è giusta?

Ai nostri debitori! Non genitori! È una cosa diversa!
Mi viene da sorridere però, alla sua età la parola debitori che significato può avere, fa rima con genitori e oplà, si cambia!
Ti spiego che cosa sono i debitori, inizio io, sono quelle persone cui abbiamo fatto una gentilezza, dato un aiuto e che si sentono di dover ricambiare quello che hanno ricevuto da noi… ma non è necessario, anche noi spesso abbiamo ricevuto tante cose da altre persone e cerchiamo di ricambiare… l’importante non è restituire per forza, ma essere capaci di accettare di aiutare senza pretendere in cambio nulla e anche accettare di farci aiutare…

Il discorso era lungo e intricato, mi aspetto almeno una domanda…

I debitori sono quelli che noi aiutiamo? Chiede il più grande

Direi di sì, ma non so se la definizione è proprio corretta… certo che solo ora mi rendo conto che spiegare il Padre Nostro possa essere difficile…

Allora anche tu sei un debitore, noi ti aiutiamo sempre a sparecchiare!

Anche al più piccolo è tutto chiaro, noi ti aiutiamo mamma!
Alla fine, lo sapevo, avrebbe avuto ragione lui, sono sia genitore sia debitore: a ben guardare i figli sono una occasione davvero fuori dall’ordinario per rafforzare i lati positivi e gettare via gli aspetti negativi del carattere (il Vangelo di Domenica scorsa era un ottimo monito!). Il debito più grande che sento è però un altro: quando davvero non so più che cosa fare di fronte ad un problema di educazione con loro, provo a immedesimarmi e un barlume di comprensione arriva; arriva, secondo me, solo perché gli voglio tanto bene da dimenticarmi di me stessa (solo un barlume, però!). Come è difficile ricordarsi sempre di essere debitori!
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Discepolo





"Ti seguirò dovunque tu vada" (Lc 9,57-62)




C'è discepolato senza crisi? Senza crolli?

Quando hai capito di non poter vivere dei tuoi ideali (anche i migliori)
Quando rinunci a fondare su te stesso la realizzazione dei tuoi progetti
Quando scopri sempre di più la tua povertà


allora puoi accettare la proposta di Gesù.

martedì 29 settembre 2009

25

Se ti dico Chat

Boy25To: Ciao, da dove dgt?

Monia: Milano

Boy25To: Io Torino. Anni?

Monia: 23. Come sei?

Boy25To: 184, 77 kg, moro, palestrato, piercing, bel tipo. E tu?

Monia: 171, 58, biondina, carina...il resto scoprilo tu!

Boy25To: Mmh! Hai foto?

Monia: Può darsi....!...Cosa cerchi?

Boy25To: divertirsi, un po' di sana passione...

Monia: Vieni mai a Milano? Ce l'hai msn?
...

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Personaggi e interpreti:
Boy25To: Marco, 35 anni, impiegato, sposato, 1 figlio
Monia: Chiara, 19, fidanzata, studentessa.


Ti è già successo di andare in CHAT con estranei?
Che cosa CERCAVI?

Una volta un ragazzo mi disse:
"Non mi interessa che l'altra persona dica chi è veramente, io voglio solo divertirmi"

Una ragazza invece:
"E se incontrassi finalmente la persona giusta?"

Le chat possono essere un problema (non sempre, sia chiaro).
Ma forse tutto nasce da alcuni LIMITI della VITA VERA e dalla difficoltà di affrontarli.
Una delle domande più frequenti in chat è "Che cosa cerchi?".
Certo, se si prendesse sul serio questa domanda...si passerebbe meno tempo in chat.
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Santi Arcangeli




"A te voglio cantare davanti agli angeli" (Sal 137)







Devi studiare,
devi lavorare,
devi correre,
devi comprare,
devi lamentarti,
devi fare del bene
e tante altre cose serie e importanti...

ma perchè credi che il CANTO sia così inutile?
C'è chi ne ha fatto una vocazione eterna.

Tutto passa...

lunedì 28 settembre 2009

35

Il necessario per vivere

Scrive Maurice Bellet in un suo splendido libro (Il corpo alla prova, ed. Servitium, p. 22):
«Ci sono sette cose che sono assolutamente necessarie all’uomo: se mancano o tardano troppo, egli muore. Sono:
• Respirare
• Bere
• Mangiare
• Orinare
• Andare di corpo
• Dormire.
La settima cosa per ora non la dico».
E non ve la dico, per ora, nemmeno io. Vi dico però che io a queste sei ne aggiungerei forse non solo una, ma almeno due. In modo da fare otto: otto come i lati dell’ottagono di Castel del Monte, otto come i lati dell’ottagono di molti antichi battisteri.
In ogni caso chiedo il vostro parere: quali aggiungereste? Direi che al massimo si può arrivare a 12, come le dodici tribù di Israele e come i 12 apostoli. Si accettano proposte.
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Geloso





"Sono molto geloso di Sion,
un grande ardore m’infiamma per lei" (Zc 8,1-8)






La gelosia è la più grave "debolezza" di Dio.
Nelle sue vene scorre sangue.

A nessuno piacciono le persone fredde e impassibili.
Non c'è torto più grande che considerare Dio un apatico.

sabato 26 settembre 2009

0

26a Domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Marco (9,38-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

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Le interviste impossibili... con Dolores O'Riordan!

A parte il fatto che abbiamo quasi la stessa età… a parte il fatto che, per una mamma, le valigie sono una grande prova di concentrazione psicofisica (Ho preso tutto? Riuscirò a chiuderle?) e resistenza matrimoniale (Ma quanta roba hai messo lì dentro? Hai preso però quel libro, che volevo leggere? E il caricabatterie? etc., etc.), anche per questi motivi, il nuovo album di Dolores o’Riordan mi ha subito incuriosito. Titolo: “No baggage”. In copertina, lei bionda, su uno strapuntino elegante, che però sembra un sedile di sala d’attesa d’aereoporto, circondata da lago ghiacciato e boschi.

Ma il titolo, come no baggage? Nessuna valigia, nessuna borsa, niente da portare con te? Come si fa, le avrei chiesto, dopo un grande successo musicale mondiale, che ha travolto la tua giovinezza (dal 1991 al 1999 ha inciso 5 album), un matrimonio che funziona (15 anni non sono pochi! Anche con 3 bambini…) a diventare a no-baggage woman?

Non c’è davvero nulla che valeva il peso da portare fin qui?
E poi, che cosa hai lasciato per essere qui oggi?

When I was weak we both went walking on the sand
We were walking hand in hand in appeared
Once set our footprints when you carried me along
It was then that abandoned my fears

(No baggage, Dolores O'Riordan, 2009)

Per una volta potrei forse anche già avere la risposta…
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Sorridi



"Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te" (Zc 2,5-9.14-15)




Parliamo troppo spesso solo di peccato. Come se fosse il primo problema.
Ma in effetti il peccato è entrato nel mondo perchè l'uomo non ha saputo godere.
Non ha saputo rallegrarsi dell'opera di Dio.

La conversione non è evento triste.
Inizia questa giornata con un sorriso.

venerdì 25 settembre 2009

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Riprendere con coraggio

Cari amici, sono contento di poter nuovamente entrare in contatto con voi anche attraverso il blog del Seminario di Torino. Proprio una settimana fa ho guidato una giornata di ritiro con questi giovani che hanno trascorso in Valle d'Aosta 4 giorni insieme con i loro formatori per riavviare l'anno comunitario.

Forse non tutti sanno che don Bosco, duecento anni fa ormai, ogni giorno faceva a piedi venti chilometri per imparare il latino, necessario per diventare sacerdote. Oggi chi di noi sarebbe disposto a tanto? Eppure lui lo fece, sentendo come la chiamata di Dio fosse un dono prezioso per la sua vita e non ebbe paura di fare sacrifici pur di farcela. Riprendono in queste settimane le scuole, i corsi universitari, le attività delle nostre parrocchie, associazioni e movimenti.

Il mio augurio per l’anno sociale che sta cominciando è che, sull’esempio del grande santo torinese, ognuno di noi sia capace di seguire, con entusiasmo e forza, i grandi sogni di Dio per noi – nella cultura, nel lavoro, nella vita spirituale – senza spaventarci dei sacrifici e delle fatiche che saremo invitati a fare. Dice un salmo che il Signore è il nostro pastore: coraggio dunque perché con Lui non manchiamo di nulla!

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Let's go





"Al lavoro, perché io sono con voi" (Ag 1,15-2,9)





Stai faticando. Nessuno lo mette in dubbio. Ma per che cosa?
Il problema non è il lavoro, anche se duro.
Ma sapere per cosa e per chi lo stai facendo.

Ok, tante cose non dipendono da te.
Ma sei sicuro di non avere il tempo e la forza per dare il tuo contributo?
Che cosa puoi fare per la Sua casa?

giovedì 24 settembre 2009

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Estate Ragazzi

Esterno, notte. Festa finale delle attività estive, dopo cinque settimane di attività e 200 tra ragazzi e bambini. Un palco un po' sgangherato, scenografia decisamente alla buona, illuminazione nazional popolare, pubblico delle occasioni parrocchiali.

Scena consueta per le nostre parrocchie. Balletti, canzoni e barzellette. Spettacolo carino, qualche volta un po' così.

Ma non importa a nessuno della qualità dello spettacolo.

Ho girato tra i genitori, mi sono goduto il gran lavoro fatto dal mio parroco che ha seguito il tutto con gli animatori.

La scena più bella, più carica di futuro e di gioia è stato il momento in cui i 30 animatori hanno cantato, insieme, Domani.

Loro sono l'oggi ed il domani di questa comunità, l'oggi ed il futuro della Chiesa.

Stanchi, sporchi, felici. Insieme, senza protagonismi fuori luogo e senza primedonne stucchevoli. Loro, adolescenti neppure tanto inquieti, capaci di giocare per ore sotto il sole in mezzo all'asfalto senza staccare .

Hanno messo al centro di questa estate chi è più piccolo, più bisognoso di cure. Sono stati capaci di aiutare chi è più piccolo a crescere. Lasciate che i piccoli vengano a me...

Esterno, notte: la Chiesa che vorrei, la Chiesa possibile, la Chiesa cattolica.
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Aggeo

"Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore" (Ag 1,1-8)




Non mi riesce di commentare.
Mi sembra tutto così chiaro.

Ma che cosa aspetto a convertirmi?

mercoledì 23 settembre 2009

6

Non voglio più crescere!

Mamma senti, non voglio più crescere!
Il più piccolo mi guarda sorridendo con gli occhi: ok, allora tutto bene, è uno scherzo, non il primo passo per decidere di non andare più all’asilo…
E perché?

Perché sto bene così, tu mi dai i baci, mi racconti la storia, e… non voglio crescere! Come si fa?

Va bene, proviamo a stargli dietro, vediamo che cosa viene fuori… beh, potresti smettere di mangiare, di dormire, però diventeresti anche molto stanco e non riusciresti più a giocare…

E se non dormo, non mi racconti più la storia? È dubbioso, sporge le labbra come per valutare se il cambio conviene…

Ma sai, la storia prima della nanna te la racconterò anche quando sarai più grande, finché vorrai tu, e poi magari leggerai per conto tuo, e continuerò a darti tanti baci…

Ma mamma non è la stessa cosa da grandi!

Spesso a noi genitori verrebbe la stessa tentazione: non crescere mai, bimbo mio, ora stiamo così bene insieme! E se ci fermassimo lì, alla nostra età preferita, il rischio è di “distrarci” e di trovarli cresciuti senza più molte cose da condividere insieme. La sensazione è sempre quella che i figli crescano velocissimi: guardando bene però, ci lasciano tutto il tempo di adeguarci e cercare nuove forme di contatto: dagli abbracci al giocare insieme, dal cucinare per loro al cucinare insieme a loro. Non rimaniamo fossili nelle nostre preferenze: se mi mancano le coccole da neonati che si fanno ad ogni cambio d’abito (!!!), posso conservare un momento speciale di coccole (che diventerà molto gradito!) in qualche altra occasione.

Non buttiamo via le buone ma vecchie abitudini, riadattiamole per la crescita: conta il sentimento, non la forma! E poi ci sono cose speciali per ogni età, lo sanno anche i bambini!
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Dio è umano





"Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te" (Esd 9,5-9)





Basta così poco per pregare. Rivelare a Dio un sentimento. Prendere sul serio la propria umanità. Credere soprattutto che nessuno sia UMANO come Dio.

Eccomi davanti a Te.
Oggi voglio dirti...
(ognuno può continuare)

martedì 22 settembre 2009

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Parlagli di me

Sr Elena: ...così dicevi che è da parecchio tempo che non riesci più a pregare...

Laura: già...

Sr Elena: Da quando?

Laura: Dalla primavera scorsa. Dopo la morte di Anna.

Sr Elena: Capisco...

Laura: Mi sono detta che non poteva esistere un Dio così spietato da permettere tanta sofferenza. Altrimenti lo avrei odiato.
Se invece Dio non esiste, almeno non lo odio.

Sr Elena: E adesso ti senti meglio?

Laura: No.

Sr Elena: Ti sei chiesta perchè?

Laura: Mi mancano delle cose...

Sr Elena: Ad esempio?

Laura: Le lacrime. Non riesco più a piangere.

Sr Elena: Vorresti piangere?

Laura: Sì! Così qualcuno mi consolerebbe. Invece tutti credono che io sia forte, che possa farmi carico di tutto.

Sr Elena: Laura, tu sembri proprio forte.
Ma anche le persone forti soffrono.
E' per questo che sei venuta oggi?

Laura: Sì. Volevo dire a qualcuno che sto male. E poi un'altra cosa...

Sr Elena: Dimmi...

Laura: Volevo chiederti un favore. Prova tu a dirlo a Dio.
Digli che io sto male.
Tu che ci credi, perfavore parlagli di me.
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Cercasi fratelli



"Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,19-21)




I tuoi affetti sono importanti, ma potresti avere anche tu dei fratelli e delle madri che ti aspettano al di là dei rapporti di sangue.
L'amore che condividi in famiglia, non ti impedisce di avvicinarti ad altri che la stessa Parola ti consegna come tuoi "cari".

Prova a pensarci...quali fratelli ti stanno aspettando?

lunedì 21 settembre 2009

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Ricominciare

Ricominciare! Ricominciare a lavorare dopo le ferie o ricominciare a studiare dopo le vacanze. Ricominciare a mettersi un maglione perché fa di nuovo freddo. Ricominciare a scrivere un post per un blog e accettare di mettersi di nuovo di fronte alla pagina bianca (o meglio allo schermo bianco) cercando le parole per esprimere qualcosa che possa essere utile per sé e per altri.
Ma anche, e soprattutto, ricominciare a vivere dopo che qualcosa dentro di te si è spezzato. Dopo che una persona cara è morta. Dopo che una relazione è andata in frantumi. Dopo che hai cambiato lavoro o casa o nazione. Dopo che la guerra e la violenza hanno devastato tutto. Ricominciare quando tutto sembra sotto il segno del fallimento. E ricominciare a credere, a sperare e ad amare, anche quando queste parole sembrano aver perso il loro significato e nulla sembra più valere la pena.
Ma il vangelo ci dice che chi incontra Gesù può ricominciare. Ricomincia la prostituta (“La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!), ricomincia Zaccheo (“Oggi la salvezza è entrata in questa casa!”), ricomincia l’adultera (“Va’ e d’ora in poi non peccare più!”), ricomincia il paralitico (“Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua!”). E’ una delle cose più belle del vangelo: la possibilità di ricominciare, e di ricominciare sempre, in qualsiasi situazione ci si possa trovare.
Ma il vangelo ci parla non solo della possibilità, ma anche della necessità di ricominciare, e di ricominciare sempre, in qualsiasi situazione ci si possa trovare. Perché altrimenti si sta fermi (o si regredisce) e non ci sintonizza con la perenne novità dello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita. Perché la vita che si ferma non è più vita, ma è morte. Lo avevano ben capito i padri del deserto come Antonio il Grande, che, a chi lo interrogava sulla sua vita nel deserto, soleva dire: “ogni mattina mi dico: oggi ricomincio”.
E allora tento di ricominciare anche io.
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Pronti, partenza, via!





"Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto"
(Ef 4,1-7.11-13)






Cari amici, da oggi in seminario riprendiamo la vita ordinaria di comunità.
Del nostro cammino dobbiamo rispondere anche a voi.
Non c'è vocazione che non sia per la Chiesa.

Incoraggiamoci a vicenda.
Il Signore cammina con il suo popolo!

E tu stai camminando anche per la Chiesa?

sabato 19 settembre 2009

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25a Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

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Le interviste impossibili... con Flavia Pennetta!

Non ho mai capito le regole che determinano la top ten del tennis, i primi dieci migliori tennisti al mondo, fin da quando provarono a spiegarmele un po’ di tempo fa (giocava ancora Arancia Sanchez!), ma vedo dai giornali che nessuno ci prova più neanche a spiegarle, neanche se tocca ad una italiana: un mese fa Flavia Pennetta è diventata l'ottava, dopo essersi qualificata per una semifinale a Cincinnati, in un torneo di cui non conoscevo neanche l’esistenza (eh sì, che il tennis lo seguivo abbastanza!). Raggiunge un traguardo insperato per il tennis italico, dopo un percorso personale in salita: trasferta dall’Italia alla Spagna per trovare un ambiente agonistico di respiro internazionale, nel 2004 la fine di una storia d’amore con Carlos Moya, tennista di punta della squadra spagnola (secondo Gianni Clerici, una separazione molto sofferta) e un infortunio al polso nel 2007. E oggi, da Cincinnati alle prime 10 tenniste al mondo.

Se avessi incontrato Flavia Pennetta, dopo la partita, mi sarebbe piaciuto chiederle: “Senti Flavia, ma tu da dove sei partita davvero? Non da Brindisi, tua città natale, quando ha lasciato l’Italia; non da Siviglia, dopo la tua delusione con Carlos; da quale sentimento sei partita per raggiungere questo obiettivo?”

Anche noi però, da quale sentimento partiamo per raggiungere gli obiettivi di quest’anno?
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Sei il Suo seme




"Il seminatore uscì a seminare il suo seme" (Lc 8,4-15)





E se ti dicessi che tu stesso, evangelizzato, penetrato, confermato dalla Parola di Dio, sei oggi il seme nelle mani del seminatore?

Lasciati morire nel terreno che incontri, qualunque esso sia. Non preoccuparti della tua pochezza: è il Suo gesto che rende preziosa la tua missione nel mondo.

Ti ha gettato: chi potrai fecondare oggi?

venerdì 18 settembre 2009

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Sconfitto




"Combatti la buona battaglia della fede" (1Tm 6,2c-12)




Non spaventarti della lotta.
L'avversario più grande da affrontare sei tu.
Ma puoi chiedere a Dio che Lui stesso ti vinca con la sua forza e la sua tenerezza.

Non c'è sconfitta più piacevole che tu possa ottenere nella vita.
Ti auguro di perdere al più presto.

giovedì 17 settembre 2009

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Duemila metri

Vorrei essere un poeta per scrivere la bellezza del crescere, delle sfide, delle lacrime e delle gioie dei ragazzi che ho incontrato in questa estate di campi.

Vorrei essere un poeta per scolpire nelle parole la meraviglia e lo stupore, la fatica ed il dolore degli incontri e delle scoperte che hanno fatto.

Vorrei essere un poeta per cantare il loro amore per la vita e per un Dio che piano piano stanno scoprendo amico e confidente, guida e fratello maggiore.



Vorrei essere un poeta per dire quello che non si può dire, per raccontare quello che si può solo vivere.

Vorrei essere un poeta, non lo sono. Sono un prete. Ma sono felice di esserlo, felice di aver celebrato la Messa, con i miei ragazzi, a duemila metri di quota!
15

Meraviglioso




"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato" (Lc 7,36-50)




Sprechiamo troppo tempo a dirci: "Non farò più quell'errore".
Consumiamo molte nostre energie, angustiandoci per i peccati commessi.
Relativizziamo la potenza della misericordia di Dio, dando più peso al nostro peccato che alla Sua Grazia.

Eppure questi 3 errori rischiano di essere più gravi delle mancanze commesse.

La strada della conversione passa per il pianto e i baci di questa donna innamorata.

mercoledì 16 settembre 2009

1

Per chi suona la campanella?

Mamma senti…

Il più piccolo, a tavola, si guarda attorno: nulla sembra cambiato dopo il primo giorno di scuola, eppure…
Oggi sono andato a scuola… mi dice

Sì, mentre lo dico a lui, penso a quanto gli voglio bene, a quanto è stato bello vederlo vicino al banco mentre giocava, prima che mi vedesse tornare

Ma lo sanno tutti che vado a scuola?

In effetti, sulla strada abbiamo incontrato molti conoscenti e amici e lo zainetto con il bicchiere infilato dietro non era proprio una garanzia di incognita…
Eh sì, devono averlo capito vedendo che avevi lo zaino con le cose per l’asilo…

Ti hanno chiesto tutti se ti piaceva l’asilo? Il più grande tira fuori la voce dell’esperienza.

Il più piccolo lo guarda come per dire, mi hanno chiesto proprio quello, e aggiunge Oggi mi piaceva, ma domani?

Siamo ancora capaci noi educatori di avere pazienza? La pazienza dei piccoli passi? La pazienza dell’aspettare? Iniziare un percorso nuovo richiede molto coraggio, da parte di chi lo inizia e molta pazienza, da parte di chi accompagna. Dovremmo lasciare ai bambini il tempo di capire che cosa stanno vivendo, in tutte le nuove situazioni. Possiamo dargli affetto e buone spiegazioni e poi guardarli in disparte mentre si costruiscono un posto nel mondo. Tutta la nostra curiosità nel sapere come è andata non sarà un facile modo per rassicurare noi adulti? Sappiamo che ogni percorso ha le sue difficoltà… forse il nostro ruolo è anche di insegnare a lavorare sulle difficoltà, accettarle e superarle… ma, si sa, il primo giorno di scuola è giorno di grandi propositi!

Di nuovo la voce dell’esperienza del più grande mi ha anticipata…

Ma domani ci saranno un sacco di giorni che ti piacciono!
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Cattive compagnie




"Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!" (Lc 7,31-35)




A diverse persone Gesù non piaceva.
Perchè allora tu dovresti piacere a tutti?
Ti basti piacere a Lui: ecco la Sapienza di cui hai bisogno.

Tra l'altro, di quanti peccatori e pubblicani ti pregi di essere amico?
Cerca di curare anche le cattive compagnie...

martedì 15 settembre 2009

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Buttarsi


Capisco sempre di più la radicalità con la quale Gesù chiama i suoi discepoli. Capisco sempre meglio quel "subito" di cui parla Marco quando racconta la determinazione dei pescatori di Galilea che lasciarono padre, barche e reti per diventare pescatori di uomini. La mia è una comprensione esperienziale. Non mi propongo adesso altra esegesi se non quella dell'anima. E forse azzardo un po'...

Semplicemente rifletto sulla vicenda di alcune persone che pur avendo una situazione abbastanza serena, percorsi di preghiera e di servizio "regolari", e la consuetudine del confronto e dell'accompagnamento spirituale, non riescono però ad arrivare ad alcuna decisione. Nella vita spirituale ci si può inceppare...Può capitare come a quel bambino che, smontato il giocattolo, non è più capace di riassemblarlo.

Altre volte invece bussa alla mia porta una persona più "ruspante", inesperta e con qualche "casino" alle spalle...e senza troppi preamboli mi dice, che conosciuto Gesù, non riesce a immaginare una vita che non scommetta tutto su di Lui. E alle parole seguono i fatti!

"Subito"...! Non fa paura, ma dà pace.
"Subito" - anche psicologicamente - è più SEMPLICE.

Ma pensateci un po': se i discepoli avessero saputo prima quale sarebbe stata la sorte di Gesù, lo avrebbero mai seguito fino a Gerusalemme?
E chi si sposa? E chi diventa prete?
Se si conoscessero prima le cadute (proprie e degli altri) in modo dettagliato, i rischi, le fatiche...chi partirebbe?

Pecco forse di massimalismo, il fatto è che comincio a conoscere un po' troppe persone bloccate..!
2

Addolorata


"Cristo imparò l'obbedienza dalle cose che patì" (Eb 5,7-9)

Stabat Mater dolorosa
iuxta Crucem lacrimosa,
dum pendebat Fílius.
(Addolorata, in pianto
la Madre sta presso la Croce
da cui pende il Figlio.)



Ti colpisce l'immagine di Maria trafitta nel cuore?
Esiste d'altra parte un modo di amare che ci metta al riparo da qualsiasi sofferenza?

Potresti vivere senza versare una lacrima nè una goccia di sangue.
E' possibile, credici.
Ma non me la sento di augurartelo.
Ti farei torto!

lunedì 14 settembre 2009

8

Esaltazione della Croce



"Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo" (Gv 3,13-17)






Si può amare la croce?
Certamente possiamo amare chi ci è salito sopra, e a Lui possiamo aggrapparci.

Senza Gesù, la croce è un non-senso. Una bestemmia.
Con Gesù, la croce è la scala del paradiso.

Il modo migliore per non soffrire è rinunciare ad amare.

sabato 12 settembre 2009

4

24a domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

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Le interviste impossibili... con Federica Pellegrini!

Tornando a casa, l’inevitabile riordino dei giornali con annesso mucchio da eliminare; e mi capitano in mano una copertina in cui la nuotatrice Federica Pellegrini è seduta su un trono, completamente ricoperta di pittura d’oro e basta; poi una foto di giornale in cui veste il famoso costume superintero, ma senza il marchio dello sponsor della squadra (perché non è il suo sponsor personale e non può indossarlo!). Da simbolicamente vestita d’oro a materialmente ipervestita per una nuotatrice: proprio il caso di dire che l’abito fa il monaco, l’oro dipinto è diventato medaglie e l’anonimo costumone la divisa più riconosciuta dell’estate.

Se avessi potuto però, le avrei chiesto: senti Federica, come tu saprai, la parola abito deriva dal latino habitus, che vuol dire anche abitudine, comportamento, nel senso del vestito mentale che ciascuno indossa quando gioca il suo ruolo nel mondo; ecco mi chiedo, quale è la tua abitudine di sempre, quella che metti ogni volta che scendi in vasca, per allenarti o per le gare?

Domanda collettiva, quale habitus indosseremo tutte le mattine, nel prossimo anno? Per me, accetta ciò che accade e prepara ciò che vorresti far accadere. Proverò!

venerdì 11 settembre 2009

10

Esche

La prima volta che Michele vide Laura, lo colpirono gli occhi e il timbro della sua voce.
Non la sposò solo per questo.
Ma se non ci fossero state quelle esche, Michele non le avrebbe mai chiesto un appuntamento.


E tu che ti interroghi sulla tua vocazione, non credere di dover capire tutto già adesso. Ma se un'esca ti ha conquistato, perché non dovresti lasciarti attirare?
Tutto nasce dalla seduzione.

Che aspetti a chiedere un appuntamento?

giovedì 10 settembre 2009

7

Fare la scelta giusta

Perchè fare il prete, perché dormire poco stando dietro ai ragazzi ai campi, perché correre a destra ed a sinistra, perché... i tanti perché dell'essere prete si sciolgono in un semplice biglietto che mi ha lasciato uno dei ragazzi dei campi di questa estate.

mercoledì 9 settembre 2009

1

Una brava mamma... al tappeto!

Sai, secondo me tu sei una brava mamma…

Pronunciata dal più grande, questa frase ha prodotto qualche attimo di silenzio nel costante flusso comunicativo della famiglia. Ecco, ho pensato, uno di momenti più belli della mia vita arriva così, senza darmi il tempo di prepararmi! Conoscendo però l’abituale modo di affrontare i discorsi del più grande, mi sono preparata al seguito, ora mi spiegherà il perché, posso cominciare a sorridere e a congratularmi con me stessa…

Perché hai imparato dalla nonna!

Ko al primo round! Come, dalla nonna! Ho letto un sacco di libri, ho fatto un sacco di ragionamenti sul modo migliore per fare qualunque cosa con voi, sono stata sveglia un sacco di notti con voi al fianco, ho passato giorni interi sul tappeto a giocare, ma soprattutto ho riflettuto moltissimo su che cosa tenere della mia educazione e che cosa cambiare con i figli, e ora... tieniti forte, perché il ragionamento continua…

E quindi io imparo da te e sarò un bravo papà!

I momenti più belli della propria vita non arrivano proprio come te li aspetti… questo somiglia più a un doppio ko, che alla celebrazione dell’affetto per la mamma…

Il più piccolo acconsente, come dire giusto ragionamento, anch’io!

Perché il più grande mi ha insegnato qualcosa che io stessa forse so, ma faccio fatica ad accettare, pur applicandoci tutta la mia intelligenza: per quanto io abbia riflettuto sulle distinzioni tra la mia educazione e quella che voglio dare ai bambini, loro percepiscono tutte le cose buone, quelle che ti rendono una brava mamma, come il segno della continuità, come quelle che ti ha insegnato la nonna; e nella continuità della famiglia, ci sono anche loro che si sentono, in potenza, buoni genitori.

A questo punto non conta molto puntualizzare che cosa faccio proprio come mia mamma e che cosa di diverso… ho ricevuto dai miei genitori un sacco di cose buone, che, aggiunte alle mie, fanno tutto ciò che porto ai figli. Un unicum che il più piccolo e il più grande raccolgono già per il loro futuro…

Va bene, accetto il doppio ko, a volte siamo disposti ad imparare molto di più dai nostri figli che dai nostri genitori…

martedì 8 settembre 2009

9

Incroci

"Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza."


ore 3,45 Monastero sull'appennino bolognese
Preghiera del Mattutino.
Paolo e gli altri fratelli cantano il Salmo 94,
Facendosi voce di ogni creatura.

"Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia"


ore 3,45 Murazzi, Torino
Si spegne la movida.
Samuele urla per la strada a squarcia gola.
Giorgia lo tira per la giacca: è ora di tornare a casa.

"Egli è il nostro Dio,
e noi il gregge del suo pascolo"


ore 3,45 Corso Kennedy, Rivoli
Marta allatta il suo piccolo e canta una nenia.
Giorgio, suo marito, dorme.
Tra un'ora parte per il primo turno in fabbrica.

"Ascoltate oggi la sua voce:
Non indurite il cuore"




Quali sono le persone che cantano per te al Signore?


Adesso, per chi puoi dire "Ave Maria.."?

lunedì 7 settembre 2009

12

S.M.S./S.O.S.

"Ciao Don!
Ieri giornata stupenda...Non ho pensato a niente!!
Oggi mal di testa e SKIFO totale.
Come si spegne il cervello?
Hai 5 min x me OGGI?
Scusa, ti cerco sempre all'ultimo... Roby"

sabato 5 settembre 2009

3

Le interviste impossibili... con Casey Stoner!

La storia è nota (e anche notevole): più o meno un mesetto fa, il pilota (ancora) terzo in classifica per il Motomondiale, Casey Stoner dall’Australia, decide di saltare tre gare per “problemi di salute”. Buio a mezzogiorno per la sua squadra corse, la Ducati, che perde il pilota leader, unica possibilità di vittoria finale; squali giornalistici in corsa per afferrare il pezzo più grosso della succulenta notizia “Che cosa avrà davvero?”; fair play generale dei suoi avversari per il titolo, che ostentano tranquillità e sicurezza (perchè loro lo sanno come sta davvero...).

Ora che dovrebbe rientrare (dopo la gara di domani a Misano), l’unica domanda che avrei voluto fargli era questa: Casey, ma quali sono i tre gp che volevi davvero saltare? Quali sono le tre gare che non volevi correre? Detto per tutti noi, quali sono i tre circuiti su cui il prossimo anno abbiamo deciso di non correre?

Rinuncerei volentieri al circuito del confronto con gli altri: altrimenti mi perdo il dono dell’unicità che Dio ha fatto alla mia vita; e anche la gara del “faccio tutto io!”, perché perdo sempre e in più mi arrabbio! (quando potrei lasciare ad altri compiti in cui sono più in gamba di me). Non so se riesco a saltarne altri…

A voi le altre risposte!

venerdì 4 settembre 2009

15

Panchinari

Molte persone in questi giorni mi confidano la difficoltà di ricominciare. Riprendere con il lavoro, con lo studio, con il traffico...con la vita quotidiana.
Ma in fondo poter ricominciare è un grande PRIVILEGIO!

Che dire invece di alcuni amici, soprattutto tra i più giovani, che si sentono insicuri e perplessi, demotivati e soli? Miriam col suo titolo di studio non riesce a trovare il lavoro che vorrebbe. Carlo farebbe ormai qualsiasi cosa ("Basta che non sia un Call Center!!"). C'è chi aspetta da tempo la persona giusta, quella con cui condividere un progetto di vita, e teme l'ombra di una cronica solitudine. Stefano rimpiange gli anni del Liceo e vorrebbe avere una nuova possibilità. C'è chi cerca un via di fuga, ma per ora perde tempo su internet. Claudio pensa che se non avesse la fede forse la vita sarebbe meno complicata.

Gli ideali diventano zavorre.
Di fronte alla preghiera, un senso di inappetenza.
Da amici e familiari nè confronto nè solidarietà.

Lucia però mi sorprende: "Va tutto così male, che posso finalmente rischiare qualcosa!".
E ancora: "Una sola regola: non c'è niente di buono che possa fare per me stessa che ignori il bene e l'amore per gli altri".

Ancora non capisco perchè mi abbia detto "Grazie!" dopo avermi offerto queste perle.
Grazie, lo dico io!

E se oggi toccasse a te?

giovedì 3 settembre 2009

10

La Provvidenza

Cari amici, settembre lo dedico a qualche racconto della mia estate da prete di parrocchia tra campi, estate ragazzi, l'agosto in città..

Il campo estivo vive di Provvidenza: affinché i ragazzi non si facciano male, per la presenza di persone che danno una mano gratuitamente, per ciò che è necessario (dalla verdura alla cassa di marmellata passando per le baite in cui possiamo stare).

Io credo profondamente nella Provvidenza, ci credo perché così sono stato educato, ci credo perché l’ho vista all’opera tante volte. Ci credo e quello che è straordinariamente bello è che se tu credi in Lei, Lei scommette su di te.

Sera del sabato, primo campo per quasi tutti i ragazzi, falò pronto con tanta legna raccolta nel pomeriggio, cielo scuro, piovigginoso, come i loro volti.

Don lo facciamo il falò?
Mi chiede uno dei gemelli.

Lo guardo, sorrido, prendo il rosario in mano e vado davanti alla statua della Vergine.

Lo facciamo Valentino, ora lo chiedo a Lei di farcelo fare.


Abbiamo acceso il fuoco alle 22 tra qualche goccia di pioggia. Mezzora dopo il cielo era pulito, solo stelle e la luna.

Valentino, andando a dormire, mi sorride.

Non gli dico nulla.

Lui sa a chi dire grazie per la serata di magia che abbiamo vissuto.

mercoledì 2 settembre 2009

2

I panni sporchi si lavano in famiglia!

È stata l’estate dei vasini e delle cerate per i letti, il periodo in cui si insegna l’abitudine all’uso del bagno, anche di notte, abbandonando (quasi) per sempre il pannolino (oggetto inquinante ma rapido!). Un’estate di riuscite e anche di numerose defaillance… e inevitabili cambi d’abito nei luoghi più disparati (anche per i genitori, a volte!). Pensavo di essermela cavata abbastanza bene a gestire il fastidio e, a volte, l’esasperazione per l’ennesimo cambio inatteso (ma è la quinta volta oggi!), cercando di non far pesare sui bambini le mie attese, finchè…

Commentavo, dopo un bel bagno in mare, con bimbi e marito: “Certo che sono proprio state delle belle vacanze, ci siamo divertiti e riposati un sacco, non credete?”

“Certo, mamma” dice ridendo il più grande “Nonostante le nostre mutande!”.

Tutti quelli che hanno sentito si sono messi a ridere, aiutando anche me a ridere, per la prima volta, di una questione che avrei voluto solo sopportare e dimenticare.

In ciascuno di noi genitori e/o educatori meglio intenzionati possibile, prima o poi si rivelerà il “questo no, basta!”, una di quelle cose che proprio facciamo fatica a tollerare, che non sopportiamo (8 mutande da lavare prima di sera, la pappa sparsa per terra, non mi risponde, fate voi gli altri esempi…) e che gestiamo con inevitabilità (imparerà prima o poi!) e profondo fastidio.

Fastidio che dovrebbe diventare il campanello d’allarme: se fare questa cosa con e per mio figlio mi infastidisce così tanto, allora devo provare a tornare io bambino e ricordarmi che cosa succedeva (in genere sempre ricordi non felicissimi…). E ammettere: su questa cosa sono più fragile e vulnerabile come genitore e/o educatore, ho bisogno di aiuto (magari anche dell’altro genitore!), ci devo pensare di più mentre gli sono vicino (accantonando il fastidio e non mio figlio!) ee mi serve uno sforzo maggiore di comprensione verso i miei figli… e verso la loro ironia!