sabato 31 ottobre 2009

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Festa di tutti i Santi

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1.12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


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Le interviste impossibili... con Hobbes!

Ancor più vicino al mondo animale dell’omonimo filosofo, il tigrotto di pezza Hobbes è il grande compagno di giochi di Calvin, il seienne più famoso del mondo dei fumetti; le loro avventure, che per 10 anni, dal 1985 al 1995, hanno punteggiato le pagine dei giornali americani e continuano a riempire libri ad hoc qui da noi, dove il fumetto è sempre cosa poco seria per accompagnarsi alla attualità (in realtà ho sempre pensato che solo una bella risata mi avrebbe impedito di buttare via il giornale dopo averlo letto, avrei almeno aspettato di arrivare a casa per ritagliare la striscia!).

Hobbes mi ha accompagnata, striscia dopo striscia, un panino di tonno dopo l’altro, nell’uscita dalla infanzia verso l’età adulta, in tutti gli anni della pre, post e adolescenza (dividendola in fasi sembra ancora più lunga… meno male che è finita!). Sebbene diventando genitore, mi sia accorta che i seienni sono un po’ diversi da Calvin (non meno creativi, fantasiosi, solo un po’ meno egocentrici…), nei riguardi di Hobbes il mio entusiasmo è cresciuto (già sapete di altre mie frequentazioni…): realista, pacioso e sereno e lavabile in lavatrice, che cosa di può chiedere di più ad un pupazzo di pezza?

Ma se avessi in braccio Hobbes adesso, gli direi, senti un po’, come fai ad essere la coscienza di Calvin e rimanere realista, pacioso e sereno? In tempi in cui molte coscienze, se fossero lavabili in lavatrice, sarebbero sempre in centrifuga! Davvero Hobbes, mi insegni? La mia coscienza in genere è stropicciata e ogni tanto ci trovo qualche buco…
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Umile...ma solo per amore




"Va’ a metterti all’ultimo posto" (Lc 14,1.7-11)





Se temi che la strada dell'umiltà
ti conduca alla sottovalutazione e alla disistima,
allora lascia perdere.

Se pensi che la sfiducia in se stessi
renda più semplice mettersi all'ultimo posto,
questa illusione svanirà presto.

Gesù era umile per amore.
Ecco, qui sta la differenza.

venerdì 30 ottobre 2009

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Due novembre

Tra pochi giorni celebreremo il ricordo dei nostri cari defunti. Poco tempo fa una mamma, al termine di una celebrazione in una parrocchia dove sono stato, mi ferma e mi dice: “Preghi per mia figlia giovane, che è morta cinque mesi fa”. Con grande convinzione le ho risposto: “Signora, penso che lei sia credente e che senta che sua figlia è viva spiritualmente ed è unita in comunione di amore e di affetto con lei, perché la morte non è l’ultima parola”.

Vorrei che ognuno di voi, che in questi giorni visiterete i cimiteri dove i riposano le spoglie dei vostri cari defunti, potesse vivere in pienezza questa comunione di affetto e di amore nello Spirito del Risorto.

Questa è la mia preghiera per voi che accompagno, come di consueto, con la mia affettuosa benedizione.
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Si salvi chi può?





"Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò" (Lc 14,1-6)






Le guarigioni che Gesù compie
trovano non raramente resistenza e biasimo
da parte di impotenti benpensanti,
di invidiosi "rosicatori".

Quanto partecipi al clima di salvezza
che avvolge la vita delle persone?

Perchè non sempre sai collaborare
e gioire al bene degli altri?

giovedì 29 ottobre 2009

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Comunione dei santi

Quando vado al cimitero, per benedire un defunto o per altre ragioni, cerco sempre di fermarmi un po’.

Prego per i morti, leggo i loro nomi, le date, osservo le fotografie. C’è l’uomo di fine ‘800 dai grandi baffi, l’anziana contadina dal volto rugoso, l’operaio dallo sguardo fiero consumato dalle fonderie, la giovane mamma, il vecchio parroco che qui è stato una vita intera, i giovani sino ai bambini di pochi anni o mesi.

Ognuno ha una storia: sono la storia di Beinasco dell’ultimo secolo.

Nella fede li penso tutti a vegliare sui loro figli, nipoti, pronipoti, parrocchiani; li penso a pregare per loro, sperare con loro, cercare per loro la via che porta a Gesù, quel Gesù che contemplano faccia a faccia.

Di fronte alla mole immensa di lavoro da fare per portare l’annuncio del Vangelo al mondo, alla gente che il Signore mi ha affidato qui, mi sento sempre piccolo piccolo, inadeguato ed in perenne ritardo.

Camminare in mezzo a quelle tombe mi dice che non sono solo, che se anche la messe è molta ci sono tanti operai che invisibilmente ma non meno realmente stanno lavorando accanto a me.

Uscendo dal cimitero e dando un’ultima benedizione porto con me la comunione dei santi.
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Nè angoscia nè persecuzione





"Chi ci separerà dall’amore di Cristo?" (Rm 8,31b-39)






Nella stessa pericope, Paolo dice pure:
"Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno".

Un amore quindi che rivela non solo la tenacia di Cristo verso il suo gregge,
ma anche quella di Paolo verso il Signore.
Come se ci stesse dicendo:
"Chi mi separerà dall'amare Cristo?"

Per grazia, posso amare come mai avrei creduto possibile.

mercoledì 28 ottobre 2009

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Bottoni, teline e altri strumenti di collaborazione...

Allora stiamo per entrare in un negozio di bottoni, bambini, non si tocca niente perché sono tutte cose o molto piccole, oppure delicate, oppure che rotolano, come i rocchetti dei fili, perciò lo ripeto, non si tocca niente, sono stata chiara?

Il più grande annuisce, il più piccolo immagina, vedo passare davanti ai suoi occhi un intero mare di bottoni colorati e rotolanti… va bene, se volevo dare una descrizione che lo scoraggiasse non ci sono riuscita, entriamo e speriamo in bene…
Di bene in meglio, il negozio ha anche un vasto, che dico, esteso lungo tutto un tavolo, campionario di perline e perlone coloratissime per farsi le collane… perfino io devo distogliere lo sguardo da tutto quel luccichio… e lo faccio in fretta perché il più piccolo ha già iniziato a chiedere (e a toccare!), che cosa è questa, e questa, e questa grossa? Sento che una qualunque scatolina potrebbe cadere anche adesso, dietro la lieve pressione di quel ditino…

Senta, io volevo le teline autoadesive, sa, per riparare gli strappi, ne avete di colorate?

La commessa tira fuori una scatola con un altrettanto provvisto campionario di teline; mi giro, vede che anche il più grande non ce la fa più e sta per allungare la mano verso i vetrini blu, il più piccolo invece ha il dito dentro i bottoncini di madreperla… e mi viene un'idea, dato che comunque toccherebbero lo stesso la merce…

Ok, scegliamo insieme, venite qui, quale blu prendiamo per il tuo grembiulino? E per i tuoi pantaloni rossi, quale rosso gli somiglia? Iniziano a guardare le confezioni, che sono proprio tante… e alle perline chi ci pensa più… è vero, ora stanno toccando la merce e non mi ero proprio immaginata così gli acquisti… ma lo fanno per aiutarmi!

Quante volte ci sentiamo, così, che non se ne può proprio più di proibire e dare ordini, per far funzionare le cose… eppure forse, proprio quando stiamo per buttare la spugna (glielo avevo detto prima di entrare in negozio!!!), è meglio chiedere aiuto: colti dall’ispirazione oppure per metodo, chiedere ai figli di collaborare potrebbe funzionare… e potrebbe funzionare meglio se iniziamo fin da piccoli!

Il vero difficile è forse trattenere la rabbia quei 50 secondi di più per lasciare che venga fuori l’ispirazione…
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Se Lui aveva bisogno di pregare





"Gesù passò tutta la notte pregando Dio" (Lc 6,12-19)






Gesù prega prima di scegliere i 12 che chiamerà a stare con lui.

Ma tu che continui a chiederti che cosa fare nella vita...
quanto ci stai pregando?

martedì 27 ottobre 2009

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La domanda giusta

Avevo 16 anni. Frequentavo il liceo e tante domande intasavano il mio cuore. Ma era normale che tenessi tutto per me. Una mattina, durante l'ora di ginnastica, le mie compagne di classe “sproloquiavano” di varie cose tipo “vita, sogni, felicità...e blablabla...”. E noi maschi ridevamo di qualcosa, prendendole anche in giro per quel loro "trivellare" dentro i propri sentimenti. Quando improvvisamente una di loro mi guardò dritto negli occhi - a una spanna dal naso - e mi chiese: “E tu, Mario, sei felice?”. Ecco, improvvisamente mi sentii affogare e senza che potessi fermarmi risposi subito “No!”. In realtà la mia testa non ebbe il tempo di entrare in gioco, perché quel monosillabo traditore mi salì dalla pancia, eludendo ogni controllo di sicurezza, come se tutte le mie difese psicologiche fossero in pausa-caffè, e totalmente incredulo, dissi a me stesso: “Ma che cavolo ho detto!??”.

Ancora più impressionante fu la faccia di quell'amica: la sua sorpresa rendeva ulteriormente imbarazzante la mia situazione. All'improvviso ero nudo, faceva freddo, ma la faccia mi ribolliva.

Lei cominciava a farmi delle domande per capacitarsi della cosa: “ma com'è possibile? Non l'avrei mai detto...Vai pure bene a scuola, sei sempre sorridente...e blablabla”. Io avevo interrotto le comunicazioni, ero andato in cabina di regia, avevo ripreso il timone in mano e riuscivo ad allontanarmi da quelle domande che come saette avevano mandato in tilt il sistema.

Ma quel “No!” continuava a fischiare nelle mie orecchie, come una sirena d'allarme che insiste a urlare la sua ossessione.

Ecco, in fondo iniziò tutto così.

Un'altra amica, ascoltata quella conversazione, da quel giorno mi “pedinò” affettuosamente per vegliare su di me ed io, provata la vertigine della sincerità, non ebbi più voglia di rinunciarvi.

Un altro Amico da lì a poco mi diede appuntamento...



E tu che cosa risponderesti a quella domanda?
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E' simile al lievito




"Il regno di Dio è simile a un granello di senape"
(Lc 13,18-21)





Il Regno è (in) movimento,
è piccolo, poi cresce, si dilata,
fa frutti...e altri se ne sfamano, trovano riparo,
ne fanno la propria casa.

Il Regno è la tua eredità:
entraci!

lunedì 26 ottobre 2009

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La morte: nemica o sorella?

Si avvicina ormai il 2 novembre, il giorno dei morti. Molti di noi andranno ai cimiteri a dire una preghiera sulla tomba dei nostri cari, a portare un fiore e, soprattutto, a risvegliare dei ricordi, forse dolorosi, ma sicuramente preziosi. E forse potrà questa essere un’occasione per porsi qualche domanda e per mettersi a confronto con una realtà che ci sta di fronte sempre, che ne siamo consapevoli o meno, che lo vogliamo o che non lo vogliamo: la morte; la morte dei nostri cari e la nostra morte.

Uno dei prefazi della Messa per i defunti definisce la morte come comune eredità di tutti gli uomini, e questo non si può non riconoscerlo. Ma come interpretare questa eredità? Da una parte, infatti, sentiamo la morte come uno strappo, una rottura senza senso, un qualcosa che non dovrebbe esserci, che non dovrebbe mai accadere, ma, dall’altra, essa non è qualcosa che appartiene pienamente al ciclo naturale della vita?

Certamente ha ragione Pascal quando scrive: «Consideriamo la morte in Gesù Cristo, e non già senza Gesù Cristo. Senza Gesù Cristo la morte è orribile e detestabile, e costituisce l’orrore della natura. In Gesù Cristo è tutt’altra cosa: è amabile, santa, e la gioia del fedele».
E tuttavia anche nella stessa tradizione cristiana ci sono opinioni apparentemente diverse. Per fare solo due esempi, tra i più famosi: san Paolo che parla della morte come dell’ultimo nemico (1Cor 15,26) e san Francesco che ne parla come di “sorella morte”.

Da dove viene allora questa eredità? Che senso ha? E come possiamo interpretarla oggi? Dobbiamo chiudere gli occhi di fronte al mistero della morte o possiamo provare a tenerli aperti (Mourir, les yeux ouverts, è il titolo di un libro sul tema di Marie de Hennezel)? La morte è solo qualcosa da subire o si può morire, cioè vivere la morte (titolo di un libro di Enzo Bianchi) dandole un senso personale?
Sono solo alcuni dei tanti interrogativi che questo mistero suscita. Forse sarebbe bello sentire anche qualche vostro parere: nemica o sorella è la morte?
(Se qualcuno vuole riflettere un po’ più attentamente su questa realtà, suggerisco questo bel libro di un amico prete torinese: O. Aime, Per chi suona la campana? Il mistero della morte, Utet, Torino 2008).
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Guidati dallo Spirito






"Gridiamo: Abbà! Padre!"
(Rm 8,12-17)







Invece di riflettere sul tuo modo di essere figlio,
di ragionare sulle cose che potresti fare e non fai,
di soppesare la tua adesione al Vangelo e le relative infedeltà,

oggi daGli semplicemente la gioia di sentirsi chiamare "Papà!".

domenica 25 ottobre 2009

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A scuola di Teologia

Martedì scorso noi seminaristi abbiamo inaugurato l'inizio del nuovo anno accademico, con la celebrazione della Santa Messa presieduta dal Cardinale, insieme agli alunni della facoltà teologica salesiana di Torino.

Forse a chi osserva dall'esterno, questa celebrazione può sembrare una pura formalità oppure un semplice luogo di incontro per persone che seguono lo stesso percorso di studi.

In realtà, per noi seminaristi e per i laici che frequentano le nostre facoltà, aprire ufficialmente l'anno accademico, celebrando insieme l'Eucaristia, non è per nulla formale. La celebrazione del mistero pasquale ci riconduce all'origine e al fine del nostro studio: Gesù Cristo.

Sì, quel Gesù che duemila anni fa è vissuto in Palestina, quel Gesù che ha portato al mondo il volto del Padre, quel Gesù il cui volto vogliamo portare nel mondo di oggi, il volto del Dio crocifisso e risorto, il volto del Dio fatto uomo, per la salvezza del mondo.

Ecco perché iniziamo il nuovo anno celebrando l'Eucaristia, perché è lì che oggi, come duemila anni fa, il nostro Signore è vivo e presente in mezzo a noi.

Sì, noi ne siamo certi, per questo ci prepariamo con intensi anni di studio, per essere veri testimoni di quel Dio che per il suo immenso Amore è stato, è e sempre sarà l' Emmanuele il Dio-con-noi.

Giuseppe

sabato 24 ottobre 2009

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XXX Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

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Le interviste impossibili... con Jorge Lorenzo!

È un fine settimana di ultime chance!
Dalla politica al motoGP e proprio su questa pista... corriamo ancora una volta!

L’intervista è per Jorge Lorenzo, 2° in classifica mondiale motogp, autore di una brutta caduta all’ultima gara in Australia e che corre contro la possibilità di arrivare secondo, non solo in gara, ma definitivamente, nel mondiale piloti. Premesso che qui parliamo con persone che sono salite in moto a 3 anni e che scendono contente solo per fare il podio, premesso che sono sicuramente abituati allo stress, alla competizione, agli errori, premesso tutto, credo però che sotto tutte queste tute e cupolini, ci siano ancora giovani adulti, felici o angosciati rispetto alle loro esistenze.

Non ci credo tanto a quella storia per cui è solo la loro umanità, la loro personale forza umana a renderli vincitori, quando vincono: dovremmo parlare di ricchi sponsor, di gomme praticamente su misura di pista, di moto con possibilità di gare diverse, di capacità di gestione delle squadre che poco hanno a che fare con il semplice “polso che dà gas”. Credo però che questa forza umana ci sia, in tutti noi, non per farci vincere, ma per farci vivere in modo originale e necessario per chi ci sta intorno.

Se quindi incontrassi Jorge Lorenzo, nello stato d’animo in cui la sua umanità potesse esprimersi, gli chiederei solo, Come te la giochi l’ultima chance? Quel treno, come dice Jovanotti, “su cui non sali e poi magari non torna più”?

A questo punto dell’anno, iniziato il lavoro, l’università, impegni vari, possiamo anche noi valutare se siamo alle prese con ultime possibilità e come ce le giochiamo.
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Sei il suo orgoglio





"Vedremo se porterà frutti per l’avvenire" (Lc 13,1-9)






Il vignaiolo farà di tutto
perchè la pianta possa dare fichi.

Gesù farà di tutto
perchè tu possa fiorire e dare frutti buoni e succosi.

Apri gli occhi:
Lo vedi tutto intento a curarsi di te?

venerdì 23 ottobre 2009

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Oggi è il tuo futuro

La vita cari amici è sempre una spinta in avanti. Volere o no ogni 24 ore passa un giorno. E passano i mesi, gli anni e si va avanti. Chi è ancora giovane tra voi avverte forse un po’ di meno questa proiezione in avanti, in particolare all’inizio di un anno scolastico od un ciclo di studi universitario, ma essa esiste. Si può vivere il tempo in modo passivo oppure da protagonisti. Ciascuno di noi spera che il domani sia migliore dell’oggi, un domani più sereno, lontano dalle paure che forse viviamo oggi.

Io credo che un cristiano, uno che davvero ha incontrato Gesù, si ribella allo scorrere del tempo sino alla morte, fine di ogni cosa. Un cristiano sa che oltre la vita esiste ciò che è giusto, vero, buono e fa di tutto per portarlo al di qua della morte, spende i suoi minuti per portare il Paradiso sulla Terra, alla maniera di Gesù. Correte verso il futuro ragazzi, per afferrarvi Cristo, colui che solo può dare senso al vostro presente e rappacificare il vostro passato.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Lotta spirituale




"Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio" (Rm 7,18-25a)







Vi rendete conto di quale lotta ci sia nel nostro cuore?

Posso non dubitare della vittoria di Cristo (che è già avvenuta!)
ma niente potrà mai sottrarmi all'esperienza lacerante
di stare dentro alle mie contraddizioni.

Vivere nello Spirito
non solo NON significa evitare le tentazioni,
ma forse subirne anche di più l'attacco.

Ma tu non spaventarti.

giovedì 22 ottobre 2009

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La solitudine del prete


Talora si dice della solitudine di noi sacerdoti, permettete che apra un po' il mio cuore su questo tema.

La solitudine che il prete vive non ha nulla a che vedere, almeno non in modo determinante, con il fatto che, tornato a casa, non ci sia qualcuno che gli corre incontro o che gli chiede di vedere i compiti, qualcuno con cui parlare o sfogarsi, con cui ridere o piangere.

La vera, grande, solitudine del prete è ritrovarsi solo ed inascoltato nel predicare Cristo. La vera solitudine è non poter dire basta alla folla di lacrime che stanno alla porta e bussano perché dire basta, come scriveva don Primo Mazzolari, sarebbe dire basta a Cristo che viene e questo è impossibile.

La solitudine del prete è trovarsi qualche volta nel deserto a parlare ad un mondo che non ti vuole ascoltare, che ti ascolterà un'altra volta perché troppo impegnato a correre dietro a ciò che non salva.

La solitudine del prete è avere un tesoro in vasi di creta, desiderare condividerlo, ed accorgersi che alle persone interessa più il vaso del tesoro.

Questa è la solitudine del prete, non poter fare a meno di predicare Cristo, ma doverlo predicare come è, crocifisso. In un mondo che, da sempre, fugge le croci e spera di pagarsi in qualche modo la risurrezione.

Ma non temete, ci sono i giorni così, ma non sono tanti, perché, alla fine, il prete non è mai solo, c'è sempre un tabernacolo che lo aspetta, la Vergine Madre che lo ascolta, i cuori di alcuni fratelli e sorelle che si aprono...
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Padre contro figlio e figlio contro padre



"Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?"
(Lc 12,49-53)





La fede è una bomba,
prima o poi esplode.

Se vuoi essere innocuo
lascia perdere il Vangelo.

Hai paura che il legame con Cristo
metta in crisi anche i tuoi affetti?

mercoledì 21 ottobre 2009

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Baciami piccina!

Uscita dell’asilo. Genitori davanti agli armadietti, bambini che si cambiano, lancio di pantofole e ultimi giochi. Appunto. Chiamo per la seconda volta il più grande...

Vieni dai, metti le scarpe
Inutile, sta inseguendo una sua compagna per darle un bacino.

La bambina scappa, ma ride, lui la insegue e le da un bacino sulla spalla.
Senti un po’, puoi darle i bacini solo se lei è d’accordo, se scappa non darle fastidio!
Lui ride, la bambina pure, mio figlio cerca di darle altri bacini, interveniamo il papà della bambina e io, dai togliamo il grembiulino, dai metti le scarpe e i due si mettono seduti vicini sulla panca e finiscono di cambiarsi.
Salutiamo la bimba e il suo papà e usciamo.

Se non è d’accordo che cosa faccio?
Lo guardo interrogativa, il più grande continua, Per darle i bacini…
Beh, puoi aspettare che cambi idea… puoi decidere di cambiare idea tu, decidere di non darglieli
(sento che tra 10 anni questo discorso non lo faremo più, meglio approfittarne ora!), pensa che cosa vuoi davvero…
Il più grande, lo vedo, ci pensa; il più piccolo lo guarda, questa storia dei bacini fa ridere, vediamo che cosa succede…
Beh, senti mamma, se lei non vuole i bacini, sai che cosa posso fare?
Qualunque cosa sia, speriamo che tra 10 anni se ne ricordi…
Posso farle una sorpresa, a te piacciono tanto le sorprese che ti fa papà!

Eh, chi lo avrebbe detto di essere così trasparente… l’aspetto sentimentale, evidentemente, si vede un sacco! E meno male, mi dico, sperando di dare un buon esempio e cercando di rimandare le discussioni (ci sono anche quelle…) al momento in cui non sono presenti.
Mi sembra un bel regalo da fare, la possibilità visibile di una relazione affettiva di comunione e comprensione, che dura e resiste alle difficoltà (e gode dei momenti felici!).

Un dono che vale la pensa di fare, anche se i nostri ricordi da figli non sono così entusiasmanti… proprio per invertire la tendenza!
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Il padrone tarda a venire





"Lo punirà severamente" (Lc 12,39-48)







La notizia inquietante è che il padrone punirà il servo infedele,
la buona notizia è che comunque Egli tornerà.

Ma - fuori dal linguaggio della parabola -
se il Signore non facesse mai ritorno
o se tutto fosse stato un'illusione,
ecco - questa sì! - sarebbe sofferenza inconsolabile!

martedì 20 ottobre 2009

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Se il diavolo va dallo psicologo 2

(nella scorsa puntata)

Diavolo - Ohi ohi ohi, povero me, povero me..
Psicologo - Insomma, ma cosa le prende? Non è dignitoso questo suo comportamento...SU'! Si riprenda!
D - Ohi, ohi, ohi...Me tapino!!
P - Forza, si faccia coraggio...! Almeno finisca il racconto...suvvia! Che cosa è successo a 'sto Davide?
D - Oooohi, oooooohi, ooooohi...


TOC, TOC, TOC!! (dal vetro/specchio sulla parete dello Studio)

P- Ehm, attenda solo un attimo...

(nella stanza accanto)

Dio – Raffaele, un po' di pazienza, ...non tormentarlo, dai!
P – Non l'avevo mai visto così! Inzomma, ti sarai reso conto finalmente che non c'è speranza...E' irrecuperabile!
Dio - Ascolta, tienilo buono per un po', io mi devo assentare un attimo.
P - Ah! E dove vai 'sta volta?
D - Sto organizzando un viaggio...Una cosa simpatica con Davide...
P - Davide?! Almeno DIMMELO TU che cosa è successo a 'sta creatura..
D - Raffaele, Raffaele..! Lo sai che non parlo dei peccati degli altri, non mi interessano mica!..Ciò che conta è che Davide mi abbia finalmente guardato in faccia...!
P - Bene, bene! E TU lo hai sgridato? Gli hai parlato con fermezza...?
Dio - Macchè, non riuscivo neanche a parlare...con tutte le lacrime che versavo!!!
P - ANCHE TU??!
Dio - Be' adesso devo proprio andare!
P - Ma, veramente...

D - Ciaooo!! Tranquillo, ti mando una cartolina!



Anche Dio piange.
Ci avevi mai pensato?
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A proposito di Davide e di tutti quelli che sbagliano




"Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia"
(Rm 5,12.15.17-19.20-21)



Sembra paradossale,
ma è più facile sbagliare,
che accettare di farsi perdonare.

Siamo più esperti di peccato, che di misericordia...

Non basta convertirsi dai peccati.
Che aspetti a convertirti alla Misericordia?

lunedì 19 ottobre 2009

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Africa

Ieri era la ottantunesima giornata missionaria mondiale. E in questi giorni, precisamente dal 4 al 25 ottobre si celebra a Roma la seconda assemblea speciale del Sinodo per l’Africa sul tema: “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione della giustizia e della pace”. Qualche giornale vi ha fatto rapidi accenni (salvo Avvenire, è ovvio), ma certamente non sono gossip e quindi fanno troppo poco notizia.
Eppure dal Sinodo ci arrivano cose molto interessanti anche per noi.

Innanzitutto perché ci arriva l’immagine di una Chiesa viva, che, pur in condizioni molto difficili per la povertà, per la guerra (in Guinea Conakry in questi giorni scontri centinaia di morti che portano il paese sull’orlo di una guerra civile, per non parlare dei conflitti endemici nella regione dei grandi laghi, in Sudan, in Uganda …), per l’aggressività delle sette pentecostali e per tanti altri problemi, continua a far nascere santi e martiri e anche a mandare preti e suore ai nostri paesi di antica cristianità che non riescono più a far maturare vocazioni al loro interno. Ci sono storie splendide che varrebbe davvero la pena che fossero più conosciute anche da noi.

Ma, in secondo luogo, ci arrivano anche prospettive nuove sulla Chiesa stessa o, forse, prospettive antiche che noi abbiamo un po’ dimenticato. Faccio solo due esempi. Il primo è l’idea della Chiesa come famiglia di Dio. Una Chiesa-famiglia, come le grandi famiglie africane, è una Chiesa in cui ognuno ha il suo posto, una Chiesa che vive la fraternità e la solidarietà, la riconciliazione e la comunione, una Chiesa in cui tutti sono accettati per quello che sono e nessuno è abbandonato, una Chiesa che fa spazio ai laici e alle donne. Quanto sono famiglia di Dio le nostre comunità?

Il secondo è l’idea che la Chiesa deve essere una Chiesa profetica. Scrive il documento preparatorio del Sinodo: «l’assemblea sinodale dovrebbe far sentire il grido dei poveri, delle minoranze, delle donne offese nella loro dignità, degli emarginati, dei lavoratori mal pagati, dei rifugiati e dei migranti, dei prigionieri». Credo proprio che di questa voce profetica ci sarebbe bisogno non solo in Africa, ma anche qui da noi.
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Fedeli al Dio fedele

Ciao a tutti!

Anche i seminaristi sono tornati! E' da un mese che la vita comunitaria è ormai ripresa...ma sapete com'è..all'inizio bisogna "far decollare la casa": sono arrivati alcuni compagni nuovi, riprende la scuola, si cerca di mettere a fuoco gli obiettivi dell'anno (ANTICIPAZIONE: ci stiamo preparando tutti a vivere un'esperienza missionaria quest'estate...ma ve ne parleremo con calma più avanti..!) e adesso riprendiamo a comunicare anche attraverso il nostro blog.

E lo facciamo rivolgendo un invito...in particolare agli amici di Torino :-))

Sì! L'invito a venirci a trovare in seminario...

Giovedì 22 ottobre riprendono gli ormai tradizionali incontri di Non di Solo Pane...

Cosa sono questi incontri?

Sono uno spazio, luogo privilegiato che la comunità del Seminario Maggiore offre a tutti quei giovani, che sentono il desiderio di incontrare il Signore nella sua Parola, così da farla risuonare nel proprio cuore.

Quest'anno, in questo cammino di ascolto, ci accompagneranno Giona, Rut, Geremia e Timoteo, quattro personaggi biblici, forse poco conosciuti, che potranno aiutarci a capire come essere

“Fedeli al Dio fedele”.

Ciao!

Giuseppe
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Goditi la vita




"Ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!" (Lc 12,13-21)





Un programma di vita niente male, vero?
Non crederai mica che Gesù sia un imperturbabile asceta,
disinteressato alle gioie della vita?

Il vero problema non è il mio stare bene,
ma il disinteressarmi del bene degli altri.
Perchè se mi preoccupassi di chi non può mangiare, bere, riposarsi, divertirsi...vivere dignitosamente, il mondo sarebbe un posto migliore.

Chi invito a "mangiare" a oggi?

sabato 17 ottobre 2009

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XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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Le interviste impossibili... con Ottavio Tazzi!

Per me, che quando ascolto Samuele Bersani in auto rischio sempre di sbagliare la svolta perché seguo la canzone e non più la strada, il nuovo singolo di Pacifico è stato praticamente un rischio di incidente… in auto l’altro ieri, mi sono ritrovata a chiedermi “che cos’è che affascina tanto, chissà cosa piace in un uomo aggrappato alle corde che non vuole cadere…”, non vale, le domande le facevo io! Oltre al fatto che ho perso lo svincolo…

Però poi ho continuato a pensarci… che cosa affascina nella sconfitta, nel resistere fino al limite delle proprie possibilità? Che cosa ti spinge fino alle corde, ma senza cadere? E ci ho pensato un bel po’ e poi ho riascoltato la canzone, fino alla fine, senza distrazioni di guida e una risposta l’ho trovata, nella voce che si sente già all’inizio del brano ed è di Ottavio Tazzi, uno dei più importanti allenatori di boxe italiani.

È anche la mia; giochiamoci ‘sto ring ogni giorno, viviamo le nostre scelte con coraggio, ci siamo noi qui a fare la nostra unica e irripetibile parte ogni giorno, per grazia del Signore.
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Abramo



"Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza" (Rm 4,13.16-18)





Prova a pensare alla situazione più irrisolvibile della tua vita.
Che intenzioni credi che Dio abbia con te?

La speranza non ha a che fare con le tue possibilità.
Ma con le Sue.

AuguraGli buon lavoro!

venerdì 16 ottobre 2009

1

Ottobre missionario

“Non si affitta ai meridionali”. Cartelli come questi negli anni del boom economico erano affissi ai portoni delle case qui al nord, a Torino e nelle grandi città. Un amico pugliese, giorni fa, me lo ricordava. Questo episodio di cronaca mi ha fatto venire in mente le grandi celebrazioni delle Giornate Mondiali della Gioventù a cui anche io, non più giovane ma pastore anche dei più giovani, ho partecipato. E’ bello vedere ed ascoltare il coro di lingue diverse che lodano lo stesso Signore, quanto è triste e non evangelico, al contrario, la chiusura all’altro che il cartello che citavo all’inizio rappresenta.

Noi di Torino e forse non solo dobbiamo convertirci e chiedere perdono ai fratelli che vengono da lontano perché non sempre li abbiamo accolti con amore. Ottobre è il mese che tradizionalmente ci invita ad uno sguardo verso i paesi lontani e verso la missione. Posso chiedervi di essere missionari del vostro cuore, cercando ed accogliendo quelle parti di voi che rifiutano il diverso ed il lontano affinché si convertano a Gesù e siano capaci della bellezza di quanto, insieme, preghiamo nel Padre Nostro?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Ho posto in Dio il mio rifugio


"Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate
e i peccati sono stati ricoperti;
beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!" (Rm 4,1-8)




Dopo aver letto questo versetto,
come fai a percepire Dio come una minaccia?
Perchè pensi che i tuoi peccati ostacolino la sua grazia?

Nessuno pretende che tu non sbagli.
Semplicemente non bluffare.

giovedì 15 ottobre 2009

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Padre nostro

Sabato sera, messa delle 18, la chiesa di San Giacomo è piena. Arriva una famiglia con qualche minuto di ritardo, papà, mamma e due bimbe ancora piccole, quei ragnetti che si arrampicano ovunque e quando ruzzolano sembrano fatti di gomma.

Si sono messi al fondo della chiesa, proprio davanti a me. E’ stato una festa osservarli (sì, mi sono distratto un po’…).

Di tanti in tanto le piccole guardavano cosa facessero i genitori: mettevano le mani giunte, provavano ad andare dietro alle preghiere, dopo la comunione si sono messe anche loro in atteggiamento raccolto, hanno spiato i genitori di continuo con la coda dell’occhio.

Il momento più bello e toccante è stato il Padre Nostro.

Il loro papà ha aperto le braccia mettendosi nella posizione dell’orante. La più piccola si è messa davanti a lui, rivolta verso l’altare. In punta di piedi e stendendo braccia e mani le ha appoggiate, palmo a palmo su quelle di suo papà.

Un quadretto di famiglia che mi ha raccontato cosa significhi trasmettere la fede ai più piccoli ma, soprattutto, mi ha fatto vedere l’atteggiamento giusto nel pregare, mettersi in punta di piedi e poggiare le nostre mani, la nostra vita, in quelle di Dio Padre.

Beinasco, Italia. Sabato sera un pezzo di cielo.
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Santa Teresa d'Avila



"Tutti hanno peccato, ma sono giustificati gratuitamente per la Sua Grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù" (Rm 3,21-30a)






Non mi muove, Signore,
ad amarti il cielo che tu
mi serbi promesso.
Né mi muove l’inferno tanto temuto
perché io lasci con ciò d’amarti.
Mi muovi tu, mio Dio
mi muove il vederti
inchiodato su quella croce,
scarnificato.
Mi muove il vedere
il tuo volto tanto ferito
mi muovono i tuoi affronti
e la tua croce.

mercoledì 14 ottobre 2009

1

Un vento spiritoso...

Il vento freddo di ieri mi ha ricordato due cose: che l'autunno è davvero cominciato (settembre si era distratto ed è rimasto con noi ancora due settimane...) e che non vi avevo mai parlato di questo. Tutto qui, per non perdere le buone abitudini estive.

Mamma, a me non piace il vento... mi dice il più piccolo.

Ma no, che il vento è anche divertente, guarda le foglie si inseguono e poi fanno i girotondi... e se c'è vento forte fanno anche i mulinelli, guarda!

Ride, e prova a inseguire i mulinelli. Cambiamo marciapiede per vedere meglio le foglie che volano e poi svoltiamo in una strada meno ventosa: qui tutto fermo.

Però a me non piace lo stesso il vento, mamma

Davvero? gli chiedo con tono poco convinto e scherzoso.

Sì, non so come si spegne...

A me questo vento che non si spegne ha ricordato qualcosa d'altro, che aveva sempre a che fare con l'inizio... e buone prossime giornate ventose!
2

Guai a voi!




"Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge"
(Lc 11,42-46)







Per tutte le volte che hai fatto della Legge,
un modo per SEPARARTI, per distinguerti dagli altri,

Per tutte le volte che non sei stato servo della Parola,
ma te ne sei servito,

KIRIE ELEISON!

martedì 13 ottobre 2009

21

Se il diavolo va dallo psicologo

Diavolo – Oh dottore!! ...sono inconsolabile!
Psicologo - Che è successo 'sta volta?
D - Mi sono tanto impegnato con un certo Davide…un ragazzo cattolico…una cosa nauseante!
P- Ah ecco, e lei voleva farlo vacillare, trasformarlo in un bestemmiatore, un ateo…
D- Ma no!! Che dice!!?
P – Ehm, non la seguo…
D - Era il caso perfetto… 'Sto qui voleva essere il migliore di tutti, il più bravo, il più pio…
P - AH! Ora la seguo… il peccato di SUPERBIA è tra i più gravi…!
D - Esatto, era un arrogante, uno che credeva di avere sempre la verità in tasca, un fanatico del mio Nemico, con la fissa del volontariato e della testimonianza nel mondo…
P - Immagino, immagino… Scommetto che faceva il santarellino, ma poi nel privato era un lestofante, un ipocrita….
D - Ma no! Mi lasci parlare…! Era uno tutto d’un pezzo, sincero nelle intenzioni, seriamente dedito alla morale cristiana da tutti i punti di vista (brr…mi vengono i brividi solo a pensarci). Pensi che odia il sottoscritto con tutto se stesso! Si figuri!!
P - Sono un po’ confuso…Che cosa voleva ottenere?
D - Dottore, sono secoli che vengo da lei e non ha ancora capito niente!! Questo soggetto era il mio erede ideale, un perfetto esempio di cristiano con SINDROME DA PRIMO DELLA CLASSE! Sono i miei preferiti. Non hanno minimamente esperienza dell’ARMA famigerata di cui è in possesso il mio Nemico
P - Ho capito! E’ la sua solita fissa. Lei non sopporta che DIO sia MISERICORDIOSO!!
D - Ahhh!! Le ho già detto migliaia di volte di non usare questo linguaggio sconveniente con me!!
P - Ehm, mi scusi…Ma insomma…perché questo giovane l’avrebbe delusa?
D - Ieri, di ritorno da un viaggio, sono andato a dare un’occhiata a casa sua. E l’ho trovato che piangeva!
P - Era triste per qualcosa?
D - Magari!! Purtroppo piangeva di gioia. Non so che cosa sia successo. Fatto sta che...

(continua...)

COME CONTINUERESTI QUESTA STORIA?
PERCHE' IL DIAVOLO E' DELUSO?
COME MAI DAVIDE PIANGE DI GIOIA?

5

Il fumo e l'arrosto


Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria
(Lc 11,37-41)




Se perdessimo un po' meno tempo a sembrare migliori
e dessimo respiro al nostro UOMO INTERIORE...

La carità copre molti peccati:
se stessi sottovalutando la tua capacità di volere bene?

lunedì 12 ottobre 2009

4

Connessione

A questo punto immagino di dover esplicitare la settima realtà senza la quale non si vive: volevo farlo attraverso una citazione di un testo che contiene un esempio molto eloquente, ma è da due settimane che lo cerco tra i miei libri e non riesco a trovarlo. Sono sicuro di averlo, ma sto facendo trasloco e devo quindi averlo messo in uno scatolone di libri che non so dove sia finito. Pazienza; se lo trovo, rimedierò la prossima settimana.
Provo comunque a spiegare la settima cosa, che ovviamente molti di voi avevano già intuito: è quella che tecnicamente si potrebbe chiamare l’intersoggettività, e meno tecnicamente la relazione o la comunicazione. L’intersoggettività è la necessità che abbiamo, per vivere, ma anche proprio per sopravvivere, di connetterci con gli altri umani, di mettere in contatto le nostre menti con le menti di altri e di condividere le intenzioni, le emozioni, gli affetti …, insomma tutto quello che succede dentro di noi.
Cito da un libro di Daniel Stern (ricercatore sull’infanzia, psichiatra e psicoanalista): «il nostro sistema nervoso è costruito per “agganciarsi” a quello degli altri esseri umani, in modo che possiamo fare esperienza degli altri come se ci trovassimo nella loro stessa pelle. … La nostra mente, per sua natura, è costantemente in cerca di altre persone con cui entrare in risonanza e condividere esperienze» (D. Stern, Il momento presente, Raffaello Cortina, Milano 2005, p. 64).
Provate a pensare che cosa succederebbe se questa connessione non fosse in alcun modo possibile.
16

Caccia al segno



"Non sarà dato alcun segno a questa generazione, se non il segno di Giona" (Lc 11,29-32)




Sui "segni" anche oggi se ne dicono di tutti i colori.
E c'è chi scorgerebbe in ogni sassolino
qualche mistero da decodificare.
Non mancano forme di vera e propria bulimia "da segno".

Ora, abbiamo il Vangelo, e la vita di Gesù
e quella dei santi e di tanti credenti.
Che cosa ci serve ancora?

C'è una frase del Vangelo che ti fa ardere il cuore?
Bene! Non hai bisogno di nient'altro per partire.

sabato 10 ottobre 2009

6

28a domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

0

Le interviste impossibili... con Paige Bennethum!

Il papà di Paige è un soldato in partenza per l’Iraq: tutto pronto, la famiglia sa che deve partire e va a trovarlo alla base, prima della trasferta, durata 1 anno.

Paige però non vuole. E non lascia la mano del suo papà, anche quando deve andare in formazione.

Se avessi potuto, avrei chiesto a Paige, dopo quel giorno, dopo tanti giorni: “ Che cosa ti ha lasciato tuo papà prima di partire?” Perché è giusto aiutare i bambini a riflettere sulle durezze della vita, aiutarli a trovare quello che di noi adulti e genitori è importante, sempre, dopo di noi, oltre la nostra vita.

Perché non saremo sempre con i nostri figli, con i nostri cari e allora pensiamo a che cosa gli abbiamo lasciato di noi. Ripensiamoci. Forse possiamo lasciare anche tanto altro. E possiamo ripensare a quello che abbiamo ricevuto.

ps. questa settimana le possibili interviste impossibili erano davvero tante... ma forse era la settimana delle manine...
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Far fare alla Parola



"Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!"
(Lc 11,27-28)




Niente di più vero:
se custodisci la Parola nel tuo cuore,
è la Parola a prenderti sotto la sua custodia.

venerdì 9 ottobre 2009

11

Catechiste cercasi

Quando si pianifica l’attività di una parrocchia all’inizio dell’anno una delle ansie del parroco è sempre stata quella di trovare persone che fossero disposte ad annunciare Gesù ai più piccoli, le catechiste ed i catechisti in modo particolare.

Come vescovo questa ansia e preoccupazione non è venuta meno, ha solamente assunto contorni e volti un poco diversi. Abbiamo bisogno, come chiesa, di persone che “sanno” perché approfondiscono la propria fede e le danno contenuti. Di persone che non vivono in un vago sentimento di amore per Dio e di idealismo, ma persone che sanno dare concretezza alle proprie scelte di vita: abbiamo bisogno di persone che sanno e desiderano annunciare agli altri la fede.

Sono inopportuno nel chiedervi se, per caso, non avete qualche ora da regalare alla vostra conoscenza di Gesù, qualche ora da regalare al vostro parroco per annunciare Gesù ai più piccoli, qualche ora per sostare davanti a Gesù in preghiera affinché coloro che annunciano abbiano parola certa ed entusiasmo?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
8

Recidivo




Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito” (Lc 11,15-26)





Sai cosa vuol dire "sbagliare di nuovo", vero?
Quella sensazione opprimente,
un misto di delusione, rabbia, rassegnazione...

Il peggio però è quando pensi che le cose non cambieranno mai,
quando dubiti della pazienza di Dio,
quando diventi intollerante e spietato con te stesso,
quando dubiti della forza risanante della sua misericordia.

A Dio non interessa lasciarti per terra,
ma risollevarti.
Tutte le volte che sarà necessario.

Recidivo?
Dio lo è più di te.

giovedì 8 ottobre 2009

20

I messaggi della Madonna.


Bambini spediti, lacerati, scambiati. Bambini come pacchi postali: quante storie in questi ultimi giorni, storie che stringono il cuore.

Si sperimenta forte un senso di impotenza, di inutilità... poi ci sono i preti pedofili, per pochi che siano, sapientemente usati dai media e dal qualunquismo di alcuni sprovveduti.

Se sei prete non puoi dare una carezza ad un bimbo che piange, giocare più di tanto con uno che ride, raccogliere una confidenza di chi non ha chi lo ascolti. Rischi sempre che ti guardino con sospetto, certe mamme con timore, altri papà con imbarazzo.

Non posso dargli torto... ma mi si stringe il cuore.... pacchi postali, con affrancatura a carico del destinatario, pacchi in giacenza nel magazzino del dolore e della croce.

Certe volte restano davvero poche parole, all’inizio di questo mese di ottobre, mese del rosario, quelle dell’ Ave Maria....

Poi pensi proprio a Maria, a come l’avranno guardata al suo paese incinta non si sa di chi, a Maria esule in Egitto, a Maria vedova dietro al Gesù trionfale e poi al Gesù crocifisso e ti rimbocchi le maniche, segui l’unico consiglio che ci ha dato, provare a fare tutto quello che Lui, il Figlio, ci ha detto.
10

Un Dio importuno





"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (Lc 11,5-13)







Un amico importuno viene a svegliarti nella notte...
Conosci già questa parabola, vero?

Ora prova a immaginare le parti invertite.
Molte volte temiamo che Dio non ci ascolti,
ma se fosse Lui a bussare alla tua porta?

Ti sta pregando (Dio prega, lo sapevi vero?):
ti decidi a rispondere alla Sua supplica?
Che cosa ti starà chiedendo?

mercoledì 7 ottobre 2009

2

Mi dai la mano?

Ok, sono in ritardo!
Proprio oggi che ho questo impegno, grido ai bambini:
Scarpe e maglioni, si esce per la scuola!

Il più grande va a mettersi le scarpe, il più piccolo si siede e se le fa infilare, poi mi guarda e mi dice Io non voglio uscire

Oh, molto bene, ci mancava solo questo, penso, profondamente infastidita, perché non vuoi uscire? Mentre penso a dove ho messo la borsa, a che cosa devo prendere per il lavoro, se il pane c’è in casa e se all’asilo devo portare qualcosa (risposte, sulla sedia, no è già tutto dentro, poco,sì, l’assicurazione, la porto domani!)

Il più piccolo non mi risponde, si guarda un punto imprecisato tra le scarpe, e sta lì seduto con le braccia incrociate; il più grande ha già iniziato a infilarsi il maglione da solo con tali sforzi che se non fossi quasi arrabbiata, riderei e lo aiuterei… ma il più piccolo è ancora lì e io scalpito, come vorrei essere già fuori…

Allora ti chiamo una volta per mettere il maglione, poi te lo metto io, va bene?

Aspetto un minuto poi lo chiamo; non mi risponde, gira la testa dall’altra parte, allora mi avvicino per mettergli il maglione, attività discretamente difficile con un bambino poco collaborativo, glielo metto tra le proteste, me lo vuoi dire perché non vuoi uscire da solo?

Da solo no!

Ma non sei solo, sei con noi, stiamo ancora insieme un po’, giocheremo insieme, accompagniamo tuo fratello

Io non voglio uscire, mi ripete e a quel punto vorrei davvero arrabbiarmi e dirgli di smuoversi, vorrei portarlo con me, o per amore o per forza, e poi mi ricordo di sabato scorso, quando per un motivo simile abbiamo condotto la medesima trattativa…

Va bene ho deciso, senti, gli dico, è ora di andare a scuola, se tu vuoi aspettare ancora qualche minuto, si può; ma tra poco ti chiamerò e dovremo andare per non arrivare in ritardo. Aspetta lì sul gradino e tra poco andiamo. Rivesto il fratello, che aveva indossato il maglione in modo post grunge, ricontrollo la borsa e aspetto. Aspetto. Aspetto, lo chiamo e gli tendo la mano.
Vieni dai, adesso è ora, saluta la casa, ci aspettano alla scuola. Non viene, non viene, non viene, ora lo prendo io….

Si avvicina, prende la mia mano mi dice, Voglio uscire di casa per mano, non da solo.

Mi sono ricordata di una sola cosa, che mi ha trattenuto dalla rabbia, dal trascinarlo alla scuola piangente, da rinfacciargli che la mamma si da un sacco da fare e qui nessuno la aiuta nelle proprie cose; mi sono ricordata che sabato scorso, dopo una trattativa anche più lunga, quando proprio stavo per perdere la pazienza, era venuto incontro e mi aveva detto “Quando sto lontano così, sono dispiaciuto”. Dove io vedevo un bambino capriccioso e con la testa dura, c’era un bambino dispiaciuto. Dove io vedevo solo le mie incombenze, c’era mio figlio con i suoi pensieri. Quando c'è un contrasto, noi genitori non siamo i soli ad essere arrabbiati e dispiaciuti.

Per capire dove era davvero il peccato di Marta… ho avuto una piccola manina che mi ha indicato la via.
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Madonna del Rosario





"Non abbandonarci alla tentazione"
(Lc 11,1-4)







Oggi potrei pregare il Padre Nostro con Maria.

Anche nella tentazione non sono mai solo.
Quando prego la mia voce è sostenuta da un coro:
Gesù, Maria e la moltitudine dei santi.

E quand'anche non riuscissi a pregare,
la voce della Chiesa sostiene il mio vagare.

martedì 6 ottobre 2009

11

Anno sacerdotale

Sabato pomeriggio ho partecipato all'ingresso parrocchiale di un mio compagno di corso (si chiama don Mario come me). Una catechista, a nome del Consiglio Pastorale della parrocchia, gli ha dato il benvenuto nella comunità di Carignano. Riporto il testo che è stato letto in chiesa. Mi sembra esprima molto bene lo spirito dell'anno sacerdotale indetto dal Papa. Un testo affettuoso, consapevole e sereno.

"Quando un prete cambia parrocchia non può non essere colto da un sentimento di angoscia; non sarà facile per te, don Mario, controllare la tristezza del distacco dalle persone a cui ti eri affezionato, superare il disagio dei cambiamenti nella vita di tutti i giorni e reggere la fatica di intrecciare nuove relazioni...Ci stai facendo vedere come si può vivere un'esperienza di autentica carità e per questo ti ringraziamo di cuore.
E ringraziamo anche il nostro Arcivescovo che ti invia tra noi ben sapendo quanto un sacerdote possa essere importante per una comunità di credenti: tu che appartieni a Dio, ci fai pensare a Dio; ti sei fatto carico di custodire l'amore di Dio e di condurci a far esperienza della sua tenerezza e della sua misericordia...per questo abbiamo bisogno di te.

Oggi, e nei giorni a venire, pregheremo affinchè tu possa trovare, qui dove sei stato destinato, l'accoglienza, l'affetto e la collaborazione per vivere secondo la tua vocazione: annunciare il Vangelo in Carignano, portare la grazia dei Sacramenti e guidarci alla maniera di Gesù Buon Pastore.

Nella nostra comunità, e in ciascuno di noi, sono presenti non pochi limiti e fragilità: con te pregheremo per riuscire, prima di tutto, ad accettare queste nostre debolezze, con umiltà e pazienza, e poi ci affideremo al Signore che ci aiuterà a superarle. Crediamo che nessuno, nemmeno il prete, debba mostrarsi ad ogni costo custode di certezze, sempre solido, sempre efficiente, sempre sicuro..tutti abbiamo bisogno di essere sostenuti, aiutati, esortati...Tutti siamo responsabili di tutti, anche se con vocazioni e ministeri diversi.
Non vogliamo vederti affannato nella rincorsa alle emergenze delle tante cose da fare per garantire l'efficienza della Parrocchia...

I sacerdoti che restano, don Giuseppe e don Giovanni, con la loro vita di fede, con la loro esperienza e la loro profonda umanità, ti aiuteranno perchè tu possa vivere in modo sereno il tuo ministero. Noi come singoli, come gruppi, come comunità ci impegniamo ad offrire la nostra testimonianza e il nostro servizio: vogliamo con te porci in ascolto della Parola del Signore per maturare insieme nella preghiera, nella carità e nel dialogo con tutti.

Possa la nostra comunità seguirti con fraternità cordiale e generosa:
benvenuto tra noi, don Mario!"



Bello, no?
16

Marta e Maria




"Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose" (Lc 10,38-42)







Non poche nostre ansie sono generate dalle DISTRAZIONI.
Rischiamo di confondere le cose importanti con quelle urgenti e crediamo che la nostra pace consista nel risolvere tutto, nell'avere tutto sotto controllo.

Una sola cosa è necessaria.
Dio non è il primo di una lunga lista, ma l'UNICO.

lunedì 5 ottobre 2009

8

L'ottavo giorno

Allora la settima cosa assolutamente necessaria per vivere è stata trovata: la tenerezza di Dio. Ovviamente si poteva definirla anche in altri modi: la misericordia di Dio, l'amore di Dio, la bontà di Dio e così via. Però come hanno giustamente sottolineato Lucia e Dioamore (nell'area commenti) la tenerezza esprime bene il contatto con il corpo e proprio al corpo sono strettamente collegate le altre sei realtà individuate da Bellet.

Sono sette queste realtà, ma io metterei la tenerezza di Dio all'ottavo posto: non perchè sia meno importante delle altre, anzi proprio perchè a fondamento di tutte le altre. Sette infatti sono i giorni della settimana, ma il giorno ottavo è il giorno della resurrezione, il giorno della vita eterna, il giorno che non avrà mai fine. Passerà il mangiare, passerà il bere, passerà l'orinare, passerà l'andare di corpo, passerà il dormire, passerà il respirare, ma la tenerezza di Dio non passerà mai. La tenerezza di Dio viene prima di tutto il resto e viene dopo tutto il resto. E' per questo che i battisteri antichi sono a pianta ottagonale: perchè attraverso il battesimo viene messo in noi il seme dell'eternità, di quella vita per sempre che è l'ottavo giorno, il giorno senza tramonto, la comunione con Dio, la partecipazione alla sua stessa vita trinitaria, all'eterno scambio d'amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.

Ma se la tenerezza di Dio è all'ottavo posto, come l'ottavo giorno, che cosa mettiamo al settimo? Quale è il settimo giorno?
13

Buon Samaritano





"Gli si fece vicino" (Lc 10,25-37)







Un uomo percosso a sangue,

Un pio religioso che coltiva le sue devozioni,

Un onesto cittadino che non c'entra niente,

Uno straniero compassionevole, che sa fermarsi.


Il Vangelo non è una teoria, ma un abito.
Che ruolo interpreti in questi giorni?

sabato 3 ottobre 2009

10

27a Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

1

Caccia al Tesoro incontra... padre Matteo Merletto!

Quale è il suo tesoro nel campo?

Rivedendo la mia esperienza nel tempo della formazione e poi in missione in Congo, posso dire che la linea rossa che mi ha sempre guidato nelle mie scelte è sicuramente il servizio. Per servizio intendo quella disponibilità totale per tutti e in qualsiasi momento, senza fare differenze. Questo è quello che ho cercato di vivere nella parrocchia di Rungu, nel nord del Congo, una parrocchia grande come la Val d’Aosta e con 88 cappelle da visitare. Ho cercato poi di servire il mondo dell’infanzia in Italia, attraverso 4 anni di servizio nella rivista "PM-Il Piccolo Missionario" che come comboniani pubblichiamo a Verona e distribuiamo in tutta Italia. Penso e ne sono convinto che chi non “serve” rimane inutile. Una vita che non si fa servizio, che non sa sporcarsi le mani con le situazioni di sofferenza e di disagio delle persone che ci circondano, è una vita sprecata, appunto inutile. Servire è un modo per rendere visibile e concreto l’amore di Dio per ogni uomo, donna e bambino di questo nostro mondo e in questo nostro tempo.

Come lo ha trovato?

La scoperta di questo tesoro personale è nata dall’incontro con delle figure di santi come Madre Teresa di Calcutta, Massimiliano Kolbe e altri che hanno dato la loro vita per i poveri non solo a parole ma nella concretezza. Questo è avvenuto durante la mia adolescenza. Poi in parrocchia e in oratorio, in modo particolare, ho cominciato a guardare il servizio offerto dai preti che si occupavano di noi giovani.

Ma la scoperta più forte e significativa del senso di servizio l’ho vissuta durante un viaggio in Kenya all’età di sedici anni. Qui mi sono scontrato con una realtà durissima e di sofferenza accompagnata dalla presenza dei missionari comboniani. Ho visto il loro impegno per la gente delle baraccopoli, per le persone dei deserti del nord o dei piccoli villaggi e mi sono appassionato al loro stile di vivere il Vangelo. Tornato in Italia, non ho potuto fare a meno di approfondire la loro spiritualità e il loro carisma che porta a lavorare con i più poveri e abbandonati non per farli nostri servi, ma per liberarli e lasciare che siano loro i protagonisti della loro storia di salvezza.

Come il tesoro è presente nella sua vita di adesso?

Da ormai 4 anni mi trovo in Italia, a Verona, a dirigere la rivista per ragazzi PM – Il Piccolo Missionario. E’ in questo ambito che mi sento missionario: portare una parola di speranza ai ragazzi italiani e stranieri, presentando i paesi del Sud del mondo non solo per i loro problemi, ma soprattutto per le loro risorse, le loro potenzialità. In una parola direi che il mio servizio oggi in Italia è quello di presentare e di raccontare del bello del Sud del mondo. La cultura, i giochi, le favole, i miti, la musica e il cinema che viene dall’Africa, dall’America Latina e dall’Asia sono il soggetto di questa rivista che da 83 anni parla ai ragazzi italiani. Oltre alla rivista, affiancato dai miei numerosi collaboratori, mi occupo del sito internet, di interviste a persone famose che hanno a cuore certi problemi, di un programma radio per ragazzi e dei laboratori di educazione alla mondialità, che portiamo nelle scuole primarie e secondarie di tutta la penisola. Non si tratta quindi di prima evangelizzazione, ma questo impegno è pensato per cercare di costruire una nuova mentalità, una nuova cultura aperta all’altro, al diverso, al più indifeso.
Questo è solo un sogno… ma si sa che i sogni pensati in tanti possono davvero diventare realtà.
Caccia al Tesoro è ripartita... e continua a cercare, tra scoperte impossibili e tesori vicini a noi!
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A me gli occhi



"Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete" (Lc 10,17-24)





Più che le cose che farete,
conterà ciò che gli altri vedranno nei vostri occhi.

Siate specchi delle meraviglie di Dio.

venerdì 2 ottobre 2009

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Accanto a chi soffre

Eccoci al primo venerdì del mese, giorno in cui tradizionalmente i parroci e molti credenti delle nostre comunità fanno visita ai malati, portando conforto umano e spirituale. Per non poche persone anziane il ritorno dell'autunno è motivo di serenità. Tutti sappiamo che durante le ferie gli ospedali si affollano e, tristemente, alcuni “parcheggiano” i loro cari, ammalati, nelle corsie.

Permettete, dunque, un parola detta sottovoce sulla malattia. Vorrei dire a chi gode di salute che il primo atteggiamento da avere verso l’ammalato è il silenzio: un silenzio che si ferma davanti al mistero della croce ma che non rinuncia alla presenza. Questa presenza incarna la parola del Signore: “Io vi consolerò come una madre consola un figlio; in Gerusalemme sarete consolati” (cfr. Is 66,13).

Quest’anno nella diocesi di Torino rifletteremo sulla passione di Gesù e sulla passione dell’uomo, accompagnati dalla presenza della Sindone che verrà pubblicamente esposta in primavera per la contemplazione. A voi giovani rivolgo l’invito a fermarvi un momento a riflettere per fare in modo che nessun ammalato dica: “Non ho nessuno che viene a trovarmi…” perché nell’ammalato c’è Gesù. E Gesù, nel giudizio finale, dirà: “Venite benedetti del Padre mio, perché io ero malato e siete venuti a visitarmi” (cfr. Mt. 25, 34.36).

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Angeli custodi




"Ascolta la sua voce e non ribellarti a lui" (Es 23,20-23)







Siamo più attenti alle voci di rimprovero che alle intuizioni creative.
Se Dio ci parla, prima di tutto, è per darci coraggio.

Se altre voci tentano di "affossarti", sappi che non vengono da Lui.