O per reminiscenze del catechismo, o per ricordi scolastici legati per esempio ai gironi dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, o forse ancora per qualche film (per esempio Seven), penso che tutti abbiamo una qualche idea dei sette vizi capitali.È una antica dottrina della Chiesa, codificata in questa forma da Gregorio Magno, che identifica così i sette principali peccati: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia (in questo ordine e con questi nomi li cita il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 398). Ma prima di Gregorio Magno, altri autori, in particolare Giovanni Cassiano in Occidente e Evagrio Pontico in oriente, si erano occupati dello stesso tema, trattandolo anzi in una prospettiva più ampia che non parla immediatamente di vizi, bensì di pensieri (loghismoi) che colpiscono l’uomo e lo mettono di fronte a una scelta. È il grande tema della lotta spirituale, di cui già Paolo aveva parlato in particolare nel capitolo sesto della lettera agli Efesini: «la nostra battaglia, infatti, non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,12).
Ma chi sono e quanti sono i dominatori di questo mondo che muovono guerra all’uomo? Per Evagrio Pontico, il grande specialista di questa lotta, questi nemici non sono sette, ma otto: «I pensieri più generali, nei quali è compreso ogni pensiero, sono in tutto otto. Primo è quello della gola e, dopo di lui, quello della fornicazione. Terzo, quello dell’avarizia; quarto, quello della tristezza; quinto, quello dell’ira; sesto, quello dell’accidia; settimo, quello della vanagloria; ottavo, quello della superbia. Che questi, tutti, molestino o non molestino l’anima, non è cosa in nostro potere, ma che si attardino o non si attardino in essa, che muovano le passioni o non le muovano, questo è in nostro potere» (Evagrio Pontico, Trattato pratico).
Nei prossimi post vorrei allora dedicare un po’ di attenzione a questi pensieri e alla lotta contro questi pensieri, perché penso che questa sia una questione centrale della nostra vita spirituale.




































Nato negli anni 70, avresti potuto essere un mio compagno di scuola; quelli “belli e maledetti”, che alzano sempre il tiro, che ogni azione è più dissacrante della precedente, che ogni ragazza non è mai troppo bella, o davvero per te, o arrivata al momento giusto (a meno che non fosse quella di un 








