lunedì 30 novembre 2009

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Seven

O per reminiscenze del catechismo, o per ricordi scolastici legati per esempio ai gironi dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, o forse ancora per qualche film (per esempio Seven), penso che tutti abbiamo una qualche idea dei sette vizi capitali.

È una antica dottrina della Chiesa, codificata in questa forma da Gregorio Magno, che identifica così i sette principali peccati: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia (in questo ordine e con questi nomi li cita il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 398). Ma prima di Gregorio Magno, altri autori, in particolare Giovanni Cassiano in Occidente e Evagrio Pontico in oriente, si erano occupati dello stesso tema, trattandolo anzi in una prospettiva più ampia che non parla immediatamente di vizi, bensì di pensieri (loghismoi) che colpiscono l’uomo e lo mettono di fronte a una scelta. È il grande tema della lotta spirituale, di cui già Paolo aveva parlato in particolare nel capitolo sesto della lettera agli Efesini: «la nostra battaglia, infatti, non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,12).

Ma chi sono e quanti sono i dominatori di questo mondo che muovono guerra all’uomo? Per Evagrio Pontico, il grande specialista di questa lotta, questi nemici non sono sette, ma otto: «I pensieri più generali, nei quali è compreso ogni pensiero, sono in tutto otto. Primo è quello della gola e, dopo di lui, quello della fornicazione. Terzo, quello dell’avarizia; quarto, quello della tristezza; quinto, quello dell’ira; sesto, quello dell’accidia; settimo, quello della vanagloria; ottavo, quello della superbia. Che questi, tutti, molestino o non molestino l’anima, non è cosa in nostro potere, ma che si attardino o non si attardino in essa, che muovano le passioni o non le muovano, questo è in nostro potere» (Evagrio Pontico, Trattato pratico).

Nei prossimi post vorrei allora dedicare un po’ di attenzione a questi pensieri e alla lotta contro questi pensieri, perché penso che questa sia una questione centrale della nostra vita spirituale.
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Sant'Andrea





“Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!”
(Rm 10,15).







L’annuncio del vangelo, come sappiamo, è un’esigenza per ogni cristiano. Nella vita quotidiana però è difficile proporre agli altri il messaggio di Gesù: paure, dubbi, incertezze… o addirittura vergogna, sono spesso barriere che ci impediscono di essere testimoni del Signore.

Sovente sono rimasto impressionato nel vedere ragazzi delle cosiddette “nuove religiosità” (Testimoni di Geova, Mormoni…) andare di due in due, per le piazze, le strade, nelle case, negli uffici… a proporre quello che essi hanno compreso della loro religione. Il messaggio che annunciano non sarà forse del tutto vero, saranno anche fondamentalisti… ma il loro corraggio dovrebbe fare riflettere noi cattolici.

La festa di Sant’Andrea apostolo che oggi celebriamo ci ricorda che la fede in Gesù e l’annunzio della Buona Novella sono venuti fino a noi attraverso un processo dinamico: uomini che, nella loro semplicità e povertà, hanno trasmesso fedelmente il messaggio di Cristo di generazione in generazione fino ai nostri tempi.

Adesso tocca a noi proseguire questa missione. “Oggi basterebbero i piedi… un passo… e l’annunzio risuonerebbe in tutto il mondo… Quale messaggio di speranza e di pace per ogni uomo!”, diceva un vecchio missionario francese.

domenica 29 novembre 2009

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Un tempo per te




“Io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele”
(Ger 33,14).





Il tempo di Avvento si apre con queste parole di speranza.
Che bello! Che sorpresa!

Nel libro di Geremia c’è tutta l’umanità, impersonata nel popolo di Dio. Un popolo che vuole fare tutto da sé, convinto di sapere che cosa è bene per lui, un popolo che cerca di far tacere la voce scomoda di Dio che parla attraverso il suo profeta, Geremia. Ma, facendo così, Israele si avvia verso l’esilio e l’autodistruzione.

E noi, se avessimo dovuto profetizzare al posto di Geremia, che cosa avremmo detto? Probabilmente parole di questo tipo: “Avete voluto fare di testa vostra? Adesso aggiustatevi da soli!”. Oppure: “Ecco, ve l’avevo detto! Vi sta bene!”.

Invece, no! Ecco la sorpresa! Qui si rivela chi è Dio: un Dio che ama l’uomo e vuole la sua salvezza, un Dio che sa bene che l’uomo da solo non ce la può fare. Per questo deve intervenire Lui e realizzare le sue promesse di bene: “Farò rimarginare la loro piaga, li curerò e li risanerò; procurerò loro abbondanza di pace e di sicurezza… Perdonerò tutte le iniquità che han commesso verso di me e per cui si sono ribellati contro di me” (Ger 33,6.8).

Che gioia sapere di avere un Dio così e poter contare su di Lui!

Allora è bello poter vivere il kairós, il tempo favorevole di questo Avvento, per volgerci a Dio e metterci in ascolto della sua Parola, per lasciarci incontrare e coinvolgere dal suo Figlio che si è fatto uomo, povero e umile come noi. Egli ha dato la vita per tutti e non ci lascia mai soli.

sabato 28 novembre 2009

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I Domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28; 34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».



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Un libro fresco di stampa! E non solo...

"Secondo i mass media, la nostra società dovrebbe essere popolata da queste mitiche figure di donne in carriera: sì, ma dove sono? Queste mitiche creature con 2 lauree, un master al Mit di Boston, un posto di grandissima responsabilità, però contemporaneamente un marito professore universitario, 4 figli, tutti responsabilissimi, una casa in campagna, che leggono i libri in uscita, coltivano il loro hobby e poi magari fanno golf, dove sono? Io piuttosto vedo solo donne in corriera, tram, bus, ma anche auto o a piedi che corrono e fanno una fatica terribile a fare tutto!" (AdLib, 1987).

In treno.
È un bel librone quello che sta leggendo lei, eh signorina!
Non mi chiamavano più signorina da almeno 20 anni… però questo signore, a giudicare dall’aspetto, ne avrà almeno 60 di anni, quindi sì, ci può stare che mi veda come una signorina…
Eh sì, in effetti, più che un libro è…
E che cosa è che legge, è uno di quegli americani, Sheldon, Archer, per essere così spesso ci sono più romanzi in un libro solo…
Veramente sto leggendo la Bibbia, ma come vede sono proprio all’inizio, all’Esodo…
Silenzio nello scompartimento. Più meno tutti si guardano le scarpe, compreso il mio interlocutore; sto commettendo una azione socialmente imbarazzante, direi, sembra che tutti qui temano che cominci a raccontargli l’Esodo… e il viaggio è lungo!
Beh sa, sto studiando al Seminario di Fossano, e con questa frase riesco invece a far sollevare la testa a tutti i passeggeri nello scompartimento, mi guardano come per dire dove andremo a finire, donne in seminario! Certo che se la frase la cominciavo meglio… sono iscritta all’Istituto di Scienze Religiose, che si trova presso il Seminario e uno dei corsi richiede la lettura del Pentaeuco e così approfitto del tempo che mi regala il treno!
Beh, certo una bella lettura
, conclude il signore, niente da dire…
Riprendo a leggere, nel silenzio generale.
Al momento di scendere, mi preparo e poso la Bibbia in borsa.
Beh certo è un bel libro lungo, eh, commenta il signore.
Lo guardo e ne annuisco sorridendo.
Però lei è giovane, dovrebbe farcela a finire di leggerla!

Amici del Tesoro, inizia una nuova rubrica: una mamma in corriera! Una mamma che però, come già sapete, non ha 4 figli, nè 2 lauree, nè gioca a golf e l'unica cosa che cerca di fare è leggere!


La citazione viene da uno spettacolo di Lella Costa, intitolato AdLib, che poi è l'abbreviazione di Ad Libitum, indicazione che spesso si trova sugli spartiti musicali e indica che quella parte musicale si può ripetere a piacere, a volontà. La rubrica sarà un modo per raccontarvi, ad lib, che cosa vede una mamma in corriera sul suo percorso di vita, a volta ad ostacoli... faticoso sì, ma non noioso, ve lo assicuro!



Per rispondere alle richieste, annuncio che, con novembre le interviste impossibili vanno in letargo; mentre la caccia al tesoro rimarrà in sospeso ancora per un po'... non perchè manchino i tesori (!!!), ma per il tempo oggettivo che richiede la loro ricerca (e in questo periodo il tempo è preziosissimo per me): vi chiedo quindi di segnalarmi i tesori che voi conoscete personalmente (la mia mail è a disposizione sul profilo) e cercherò di ripartire alla ricerca.


Grazie a tutti per il vostro aiuto e interesse!
Angela
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Bless the Lord




"Benedite, figli dell’uomo, il Signore" (Dn 3)




Alla fine di un anno liturgico,
nell'esperienza di grazia che hai vissuto,
tra le fatiche in cui hai navigato

eleva a Dio la tua gratitudine.

Benedire e rallegrarsi,
questo guarisce il cuore.


P.S. Da domani e per tutto il tempo d'Avvento, la Parola del giorno sarà commentata dai Seminaristi.

venerdì 27 novembre 2009

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Parole che scaldano il cuore

Una volta che si è scelta la propria strada, o per meglio dire che si è capita quale strada il Signore ci indica per il bene nostro e del mondo – la vocazione – quanti dubbi possono sorgere nel nostro cuore.

Vi regalo quanto scrisse don Vittorio, il mio padre spirituale ai tempi del seminario, sul mio quadernetto spirituale. “Qualunque possa essere il tuo domani, o le tentazioni sulla vocazione, ti dico che non ti sarà mai possibile pensare di aver sbagliato strada, di non essere chiamato ecc. Sulla tua vocazione sento la certezza morale e la piena tranquillità. Potresti anche perderla, ma ciò sarebbe colpa tua e non giustificazione di mancanza di chiamata. Leggi queste parole nei momenti di smarrimento”.

A coloro che tra voi sono alla ricerca della propria chiamata auguro di tutto cuore, nel Signore, di trovare presto la loro strada. A coloro che l’hanno trovata di conservarla con amore e gelosia: la vocazione va cercata e difesa, ma non temete, il primo che ha a cuore tutto questo è il Signore Gesù e con Lui possiamo essere sempre sereni!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
4

Parole, parole, parole...




"Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Lc 21,29-33)






Che cosa resterà della giornata che vivrai oggi?
Quante parole,
quante "vignette" scorreranno sopra la tua testa!
...ma di che tipo?

parole
utili
superflue
dannose

parole
buone
sagge
sciocche

parole
calde
tiepide
insipide

A quale parola vuoi ancorare la tua vita (eterna)?
Il Signore ti dà il potere di decidere di te.

giovedì 26 novembre 2009

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Divina misericordia.

Lavorare in diverse parrocchie significa anche diversi momenti di preghiera comunitaria.

Non solo la celebrazione della Messa dunque, ma anche l’adorazione, la preghiera di lodi e vespri, il rosario, la via crucis, la lectio divina.
Per un prete diocesano come me esiste una differenza fondamentale, fondante, tra il semplice far pregare ed il pregare con. Se fai solo pregare ti preoccupi del come, del quando, della luce e del silenzio, dei tempi. Rischi di fare teatro e non orazione.

Pregare con la tua gente, invece, è davvero un grande tesoro se hai il dono di scoprirlo. Vedi nei loro volti Gesù che ama e spera, nelle mani giunte dell’anziano e del giovane con la corona in mano futuri carichi di promesse e passati carichi di fatiche.

Immergendoti in Gesù Eucarestia con loro ti senti davvero corpo di Cristo, Chiesa.

È in questi momenti che comprendo sino in fondo che cosa significhi la promessa di Gesù di essere in mezzo a noi quando siamo riuniti nel suo nome.

E mi fa un gran bene perché vedendo la mia gente pregare imparo a pregare, vendendo la mia gente sperare imparo a sperare, vedendo la mia gente amare imparo ad amare.
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Cosa dice il tuo viso?




"Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni" (Dn 6,12-28)





“Non è tanto il peccato che ci conduce alla perdizione, quanto la mancanza di speranza”
(San Giovanni Crisostomo)

“Io crederei nel vostro Dio se voi aveste un viso da salvati”.
(Nietzsche)

Se potessi fare memoria dei leoni a cui Dio
ha chiuso la bocca, oggi non smetterei un attimo di cantare.

Non dare a queste bestie la tua carne per cibo,
non allevare nel tuo cuore i nemici che ti sbraneranno.

mercoledì 25 novembre 2009

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Il buon giorno si vede dal gattino!

Oh no, lo sapevo! Entrando, poso le chiavi e vedo i fiori rovesciati, il portachiavi svuotato e le mimose sparse dappertutto… va bene che sono secche, però profumano ancora…

Quale è il primo guaio che può combinarti un gattino in casa? Buttare giù un vaso, naturalmente! Jack è arrivato a casa solo ieri sera, domenica, e oggi lunedì pomeriggio primo disastro… Che grandioso rientro dall’asilo!

Bimbi, sedetevi e toglietevi le giacche, che raccolgo tutto e metto in ordine, accidenti deve essere stato Jack e non posso nemmeno sgridarlo…

Il più grande e il più piccolo alzano la testa quasi contemporaneamente dalle scarpe, lo sguardo dice, ah sì, per i gatti funziona così? Fanno pasticci e non si sgridano? Ma non osano dire niente, Jack è un mondo nuovo, però li vedo pensierosi…
Si svestono e poi il più grande la butta lì, vediamo se la mamma mi risponde…

Sai, dice al più piccolo, i gatti non si sgridano!

E perché? Chiede il più piccolo, accomunato dal medesimo desiderio di conoscenza…

Perché non parlano la nostra lingua!

Ok, è il momento di intervenire, prima che qui si radichino idee fantasiose…

Sentite, non è che non posso sgridarlo perché non ci capisce, in realtà credo che capisca qualcosa del nostro linguaggio, più i gesti che le parole e credo che sia in grado di imparare qualche comando… (che gli etologi mi scusino, sono davvero poco preparata!)
Però vi ricordate la ragazza che ci ha regalato Jack, che vive con Luna, la gatta mamma? Mi ha spiegato che il gatto va sgridato subito, quando combina la marachella, sul momento; se lo fai dopo il gatto non riesce a collegare il fatto, vaso per terra con quello che ha fatto lui: noi eravamo fuori e quindi è passato troppo tempo e Jack non capirebbe…

A noi ci sgridi anche se è passato tanto tempo! Dice il più grande, ieri sera mi hai fatto riordinare i libri che avevo lasciato fuori al mattino…

Beh, non era una sgridata, semplicemente ti ho ricordato che cosa avevi ancora da fare…

Sì, però era passato tanto tempo! La logica è inappuntabile e, mentre sto per lanciarmi in una sperticata argomentazione sulle differenze bambino-gattino, benché tutti e due al medesimo stadio di cuccioli, arriva il più piccolo con il telefono cordless in mano…

Secondo me dobbiamo chiamare la sua mamma! Con decisione e mi porge l’apparecchio.
E perché? Ti sembra che i gatti parlino al telefono?

Ma mamma, così lo sgrida lei!

A volte tutti noi genitori abbiamo la sensazione di essere un distributore automatico di ordini, consigli, suggerimenti e… sgridate! Proprio automatico, le parole ci vengono fuori da sole, quasi senza più pensarci, una routine di cose da fare e sfinimento annesso… perché poi le sgridate per veri pasticci sono rarissime, il più sono le cose da fare tutti i giorni!

Alla fine, prima di identificarmi con l’emettitore sonoro di sgridate, ho deciso di puntare allo scambio di tempo: se mettiamo le giacche a posto appena rientrati, avremo più tempo per giocare/leggere/cucinare insieme, che cosa preferite? Oppure, ci sono cose che è necessario fare per stare bene, svegliarsi per tempo/ lavarsi/vestirsi/ se le facciamo senza dilungarci avremo più tempo per le cose che vogliamo. Il rodaggio, che prosegue, sarà lungo e non senza cedimenti (metto le scarpe a posto dopo cena, ora leggo!): però così possono imparare a scegliere che cosa è meglio fare e pazienza se Jack giocherà con le scarpe durante la cena!
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Non togliere il crocifisso (soprattutto dal tuo cuore)



"Vi perseguiteranno, allora avrete occasione di dare testimonianza" (Lc 21,12-19)




Non siamo di quelli
che fanno del dolore
la propria spiritualità.

Gesù non ci ha salvato
perchè ha sofferto,
ma perchè lo ha fatto per noi.

Se nella croce Cristo ci ha amato,
non sarà che proprio FUGGENDOLA
ci procuriamo le tribolazioni più grandi?

martedì 24 novembre 2009

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Il monitor fisso o la danza della vita?

Che strano! La morte interessa e cattura più della vita eterna. I post sulla morte hanno ricevuto molti commenti, quello sulla vita eterna pochissimi. Forse però non è strano. È semplicemente difficile parlare o anche solo immaginare qualcosa di cui non abbiamo esperienza. E tuttavia credo che ne varrebbe la pena.
Altrimenti rischiamo di restare schiacciati sugli orizzonti, pur bellissimi, di questo mondo, senza riuscire a guardare in alto o, forse, nel profondo di noi stessi, in ogni caso verso il mistero stesso di Dio, verso quella comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito santo che è la nostra casa.
Altrimenti rischiamo forse anche di pensare alla vita eterna come veniva presentata una volta: seduti davanti a un monitor che proietta sempre la stessa scena. Certo una prospettiva non esaltante. Tento allora di condividere con voi almeno due immagini della vita eterna che ho particolarmente care.

La prima viene dal romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov. Ormai verso la conclusione dell’opera, dopo la morte del piccolo Il’juša, il giovane Alëša Karamazov si sente rivolgere questa domanda dall’amico Kolja: «Karamazov! Può esser mai vero quanto dice la religione, che noi risorgeremo dai morti, e torneremo a vita, e ci rivedremo l’un l’altro, tutti quanti, e dunque anche Il’juša?». Ed ecco la sua risposta: «Senza fallo risorgeremo, senza fallo ci rivedremo, e lietamente, gioiosamente ci racconteremo a vicenda tutto ciò che è stato …». E questa sua serena affermazione strappa a Kolja questo grido di gioia: «Ah, come dovrà essere bello!».

La seconda è una breve frase di san Paolo: «e saremo per sempre con il Signore» (1Ts 4,17). Saremo: non solo io o solo tu, ma tutti, tutti quanti. Per sempre: per tutta l’eternità, per un tempo senza più limiti, per una vita senza più fine. Con il Signore: se, come dice Agostino, siamo stati fatti per lui e siamo inquieti finché non riposiamo in lui, quale gioia e quale pace sarà essere per sempre con lui!
Allora tutti saremo «lode della gloria di Dio» (cfr. Ef 1,3-14), secondo una espressione di san Paolo particolarmente cara a Elisabetta della Trinità.
Allora sì davvero, come dice un canto, “come una danza il cielo sarà” e danzeremo la vita per sempre.
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Tallone d'Achille



"Aveva la testa d’oro puro...e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla" (Dn 2,31-45)




Franano i regni e franano le persone...

L'immagine di questa statua
non può diventare metafora
della nostra condizione, oggi?

Gente con la testa d'oro,
ma con le gambe e i piedi fragili.
In noi c'è il desiderio del bene,
ma non la capacità di attuarlo (Rm 7,18).

Signore, risanaci!
Donaci la grazia
di compiere i progetti
che Tu stesso ci ispiri.

lunedì 23 novembre 2009

23

Che GENERE di esperienza!

Forse la novità più rilevante della mia vita in seminario minore consiste nel fatto che da quest'anno io viva in casa con delle donne. Mi riferisco in particolare alle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena. Direte...che c'è di strano?
Donne con cui si ride, si chiacchera e ci si sostiene.
Donne con cui si mangia, si prega, si condivide il cammino di fede.
Ancora...che c'è di strano?


Con le nostre suore condividiamo l'intenzione di costruire progetti educativi, di offrire spazi di accoglienza e di accompagnamento per i giovani che frequentano la nostra casa. Ma non vogliamo fare del "lavoro pastorale" il motivo esclusivo (anche se dignitosissimo) del nostro vivere insieme. Quest'anno piuttosto ci siamo dati una priorità: diventare casa, cercare di stare bene insieme.
Avete capito bene. Tutto qui.

Non siamo partiti da un elenco di iniziative, da problemi di calendario, da preoccupazioni organizzative. Ci siamo detti: cerchiamo di conoscerci, mettiamoci insieme in ascolto della Parola, condividiamo spazi di umanità, impariamo gli uni dalla fede degli altri.
E...ci stiamo provando! Con tante sorprese e la consapevolezza di poterci muovere con un doppio passo.

Da una parte ci gustiamo l'incontro tra la sensibilità maschile e quella femminile: tra l'altro, vivere rapporti sereni e gratuiti con delle donne, quali FRUTTI POTREBBE PORTARE un giorno nella vita e nel ministero dei futuri FUTURI PRESBITERI?

Dall'altra ci gustiamo le possibilità che vengono dall'avere spazi propri e definiti tra uomini e donne. SAPETE che i ragazzi e le ragazze che frequentano separatamente le settimane comunitarie, abituati nel quotidiano a condividere sempre gli stessi spazi, assaporano una "POTENZA" tutta particolare nel poter vivere un'esperienza di GENERE?


Eccole! Suor Enrichetta, Sr Rosa, Sr Antonia e Sr Stefania.

P.S. La prossima settimana vi racconto un'esperienza comunitaria che coinvolge anche persone sposate...
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Fai proposte grandi!




"Ha gettato tutto quello che aveva per vivere" (Lc 21,1-4)







Chi dà il superfluo,
vive pure di superfluo.
E manca spesso dell'essenziale.

Forse dare TUTTO non è impossibile.
Non provare a riprenderselo,
questo è più complicato.

Ma perchè il mio cuore
suggerisce di provarci?

sabato 21 novembre 2009

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Solennità di Cristo Re dell'universo

Dal Vangelo secondo Giovanni (18,33-37)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

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Le interviste impossibili... con Orhan Pamuk!

Sarà perchè guardo il cielo di novembre bianco e lattiginoso, sarà perchè aspetto il primo fiocco di neve, con ingenuità e insieme disincanto (come farà un fenomeno atmosferico oggettivamente così conosciuto ad essere ancora così poetico? E non solo per i bambini, anche noi adulti, ammettiamolo)… sarà per questo che oggi ho ripensato a Kar, in turco, Neve, l’ultimo romanzo di Orhan Pamuk (o farei meglio a dire penultimo, dato che è in uscita il nuovo libro “Il museo dell’innocenza”).

Neve è un romanzo freddoloso e ardente, che ha la struttura di un fiocco di neve: al posto dei raggi esagonali, poesie; per ogni poesia, un capitolo di una storia di amore e ritorno in patria. Non pensate a un fiocco di neve stilizzato, come da microscopio ottico, anche se lo troverete dentro il libro, a sorpresa. È la storia che è proprio così, come la neve:oggettivamente sapresti già come va a finire, poeticamente rimani affascinato dalla scrittura e dai personaggi. Alla fine mi sono stupita che un libro così trasparente nella struttura, fosse riuscita a condurmi così in profondità nella vita dei protagonisti: neve si intitola e la magia della neve ho ritrovato.

Proprio lui vorrei avere qui, Orhan Pamuk, per una domanda impossibile: va bene, ho letto il libro con grandissimo piacere ma non ho capito una cosa sulla neve e sul suo ruolo, magari me lo può spiegare lei…ma la neve ci ricopre tutti, tende a cancellare tutte le differenze, uniformando tutto e regalandoci la falsa sicurezza del “tutto va bene”? Oppure ci fa riscoprire che siamo tutti profondamente uguali perché umani e fratelli perché colpiti dalla medesima meraviglia verso il naturale, al di là delle differenze sociali, culturali, d’origine?
La neve, alla fine, simbolicamente, ci separa o ci unisce?

Il libro non è bastato a spiegarmelo e forse nemmeno l’intervista impossibile…
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Tutti vivono per Lui




"Dio non è dei morti, ma dei viventi" (Lc 20,27-40)






La fedeltà di Dio è per sempre.
Con Lui non vale l'espressione
"finchè morte non ci separi".

Gli interessi qui,
gli interesserai sempre.

Uno che non molla...

venerdì 20 novembre 2009

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Padre spirituale

Gli anni che ho passato nel Seminario di Casale furono per la mia formazione un’esperienza che mi ha segnato per la vita. In quest’anno che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto di speciale preghiera per i sacerdoti, non posso non ricordare con affetto commosso il mio Padre Spirituale di allora, don Vittorio Mojetta.

Questo meraviglioso sacerdote mi ha trasmesso una carica spirituale straordinaria, che nasceva dal suo cuore veramente ardente d’amore per il Signore e per le anime. Generazioni di preti furono da lui formati ed ancora oggi la diocesi di Casale gode i frutti della testimonianza e del lavoro esemplare di questo grande formatore. Ognuno di noi ha delle radici, don Vittorio è per me una di quelle più forti e più care: mi fa piacere condividere con voi il grazie che già tante volte ho detto al Signore per questo dono.

Ne approfitto per consigliare a chiunque di voi voglia fare un serio e luminoso cammino verso Gesù di cercare, o ancora meglio chiedere al Signore di incontrare, una guida secondo il cuore di Dio.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Cronache dal tempio



"Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano" (Lc 19,45-48)




Se ho ragione io,
ieri l'innamorato deluso
piangeva.

Oggi l'innamorato deluso
fa una scenata.

Le lacrime, la rabbia
e pure la misericordia e la compassione...

insomma, ci sarà qualcosa di Lui che riesca a scuoterti?

giovedì 19 novembre 2009

26

Coccole!

In questi ultimi giorni, per una serie di circostanze, ci hanno portato molti avanzi di cene e pranzi vari.
Torte salate, del salame, vino, pizza, dolci etc.

Il frigo è pieno pieno così come il freezer.

Nello stesso momento giunge la notizia che la signora che due volte alla settimana si prende cura di noi, preparandoci un po’ da mangiare che man mano scaldiamo, per i prossimi giorni non ci sarà dovendosi recare in veneto.

Ovviamente siamo in grado di farci una pasta o una frittata da soli, però mi piace leggere questo concatenarsi di eventi come l’ennesima dimostrazione di tenera e alluvionale generosità di Gesù nei confronti dei suoi preti.

Certo potreste dire che “ai poveri chi pensa?”, “non funziona così sempre” e tante altre considerazioni, condivisibili.

Sottovoce dico che, se Gesù oggi mi coccola, mi prendo le coccole e provo a non giudicare il Suo operato, Lo ringrazio di tutto cuore e provo a raccontarlo a coloro che incontro!

Diceva Santa Faustina che è accorgendosi delle piccole grazie che se ne ricevono di più grandi... prego con voi per tutte quelle grazie di cui avete bisogno!
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E se piangesse per conquistarti?




"Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse" (Lc 19,41-44)



Raramente le persone si ricordano di questo pianto di Gesù.
Come se si conoscesse solo l'episodio di Lazzaro.
Lì era per la morte dell'amico.

Qui perchè la figlia di Sion
non lo ha riconosciuto come suo sposo.

Forse anche con me Gli capita spesso
di trovarsi solo all'appuntamento.

Forse la Sua è anche un'arma di seduzione.

mercoledì 18 novembre 2009

1

Con le mie gambe!

Naturalmente autunno è anche stagione di raffreddori… e di medicine, sempre difficili da mandare giù!

E pensare che le medicine pediatriche hanno un aspetto leggermente migliore, rispetto a quando ero piccola: è scomparsa la tachipirina rossa, sono comparsi antibiotici al sapore di fragola e solo la biochetasi ha sempre il sapore di finta arancia… ma non c’è niente da fare, il dilemma genitore-figlio “deve prendere a tutti i costi la medicina!” contro “se la mamma/papà insiste così tanto, la medicina deve avere un sapore schifoso”, è sempre attuale e sentito (appena il bambino subodora la medicina, si mette a distanza precauzionale, a volte anche sul pianerottolo di casa!).

Questa volta si trattava di qualcosa di simile…

Non ci voglio più venire! No, resto qui!

Il più grande non è molto convinto della utilità del mio intervento: è vero che andiamo avanti da 10 giorni con questa medicazione e magari si è anche stufato; ecco, lo sapevo che sarebbe giunto questo momento, gli ho spiegato sempre che cosa erano le medicine, che sapore avevano, perché era utile prenderle e, bene o male, ci ero sempre riuscita a somministrare il farmacoMi cade il naso? scherza il più grande.

Il più piccolo lo guarda bene da vicino e poi mi guarda come per dire è possibile che succeda una cosa del genere? La parola del più grande è oro…

No, se rido qui perdo tutta la mia autorità, però il tono mi perde tutta la arrabbiatura, se non ti medico ti farà parecchio male perché la pelle è senza protezione e ogni passata con il fazzoletto la strofina… vieni a mettere il cicatrizzante, così può guarire prima.

Mamma, te lo porto io, e il più piccolo tira suo fratello per il braccio; il più grande sta per cedere, il più piccolo lo fa ridere con questa sua proposta, e anche io sorrido.

No, non tirarmi, se proprio devo farlo… voglio venirci con le mie gambe!

Il mio primo dottore (allora non c’era il pediatra di base…) spiegava sempre anche a me come e quante volte prendere la medicina e mi diceva, ricordatene anche tu, oltre ai tuoi genitori! Inutile dire che me ne ricordavo benissimo, che il mio dottore era una figura amichevole dell’universo adulto (mi ritenevo fortunata rispetto ad altri bimbi, dava le punture sono in casi eccezionali!) e non capivo come facesse a non ammalarsi mai… mistero che non ho ancora risolto, anche osservando la salute del pediatra dei miei figli! Credo però che lui stesso mi abbia insegnato come parlare di salute ai miei bambini, mettendo loro in prima persona di fronte all’utilità delle medicine (e noi genitori di fronte al dovere di contenere le ansie che una malattia inevitabilmente scatena… che poi diventano, in un unico cumulo, ansia da somministrazione!).

Perchè poi, messa la sordina all’ansia e all’arrabbiatura, i bambini potrebbero fare quel passo in più… ma non verso il pianerottolo!

Mamma, senti, queste sono supposte? Mi chiede il più piccolo mentre metto via la crema cicatrizzante.
Sì, te le ricordi?
La prossima volta che me le metti, posso dargli un bacino, prima?
E perché?
Così diventano più buone e non mi fanno male…
16

La vita non è una malattia




"Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto" (Lc 19,11-28)






Al posto di "moneta" scrivi cuore.
Al posto di "fazzoletto" cellophane.
Che effetto ti fa?

Esci dalla difesa...

martedì 17 novembre 2009

35

Novità

...Ma lo sapete che sono sempre più entusiasta della mia “nuova” vita?

Fino ad oggi non ne avevo ancora parlato qui sul blog. Ma molti di voi sanno che dal 1° settembre scorso faccio il rettore del Seminario Minore e della Comunità propedeutica. La nostra famiglia è costituita da 4 preti, 4 suore domenicane e 5 giovani che, in questa comunità vocazionale, stanno camminando per riconoscere e accogliere il progetto di Dio sulla loro vita. Si condivide tutto: preghiera, formazione, amicizia. Siamo una bella famiglia (anche l'orgoglio ha diritto di cittadinanza, no?). Una famiglia “aperta”, perchè i giovani della diocesi hanno le “chiavi” per entrare e accomodarsi. Non penso solo ai ritiri, agli esercizi spirituali, alle occasioni di formazione e preghiera che costellano il nostro calendario, ma soprattutto al fatto che qui ci sia spazio per relazioni gratuite.

Non ci interessa diventare una specie di S.p.A. della pastorale e dell'intrattenimento giovanile, un carrarmato della proposta vocazionale e del discernimento “di qualità”...Sabato scorso, un amico prete con cui collaboriamo (don Mauro) ricordava ad un gruppo di giovani che Gesù non aveva mai fretta con le persone. Pochi giorni dopo, ho rivisto il mio amico Fabio, che sta facendo il cammino di noviziato nel monastero di Bose, e pure con lui si ragionava sull'importanza di avere rapporti gratuiti, anche nella vita religiosa.

Che cosa intendo per “gratuità”?
Ad es. questa settimana ci sono in casa, una ventina di ragazzi (delle scuole superiori e giovani adulti): succede ogni mese e più volte al mese. Che cosa cercano? Segni...risposte...esperienze...?? Sì, anche quello!...Ma soprattutto cercano VITA. E noi con loro. I cammini educativi, l'accompagnamento spirituale e...tutte...tutte le cose che qui facciamo servono per vivere, ma se si perdesse la gratuità diventerebbe tutto...fasullo! E poi?!!

Che cosa nello specifico mi rende entusiasta?
Be', ho qualche post nelle prossime settimane per parlarne...



Vuoi un criterio di discernimento?
Allora, pensaci un po'...Dove/Come/Quando ti senti più vivo?
3

Puoi ospitare?




"Oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19,1-10)




Se Zaccheo non fosse salito sull'albero...
dove avrebbe cercato riposo Gesù a Gerico?

Il Signore sta bene a casa dei peccatori,
e presso di loro cerca rifugio.

Speriamo che anche oggi
qualcuno si faccia vedere!

lunedì 16 novembre 2009

6

Immaginare la vita eterna

Se parlare della morte è difficile, parlare della resurrezione dei morti è ancora più difficile. Eppure qualcosa possiamo provare a dire. È la stessa parola di Dio che ci offre alcune immagini, che certo non spiegano la resurrezione e la vita eterna, e tuttavia ci illuminano facendoci intuire almeno qualche aspetto di questo mistero.

Una prima immagine, forse quella più utilizzata dallo stesso Gesù (per es. Mt 8,11; 22,1-14), ma già prima da Isaia (Is 25,6) e dai Salmi (Sal 23,5-6), è quella del banchetto. Un’immagine legata al cibo e alla commensalità: alla vita, dunque, e alla comunione che si realizzano nel mangiare insieme. Anche per questo l’Eucarestia è un banchetto, in cui appunto si realizza un’anticipazione sacramentale della grande festa nel regno di Dio alla fine dei tempi.

Ma ci sono anche altre immagini nella Scrittura. L’Apocalisse, per esempio, ci parla di una grande assemblea liturgica (o meglio di una grande assemblea di cui la liturgia è simbolo sulla terra, Ap, 7,1-17) in cui innumerevoli uomini e donne dalle dodici tribù di Israele e da ogni popolo, nazione, razza e lingua, si ritrovano insieme a cantare e a magnificare la Trinità santa e il suo amore infinito.
Su questo tema anche i profeti hanno disegnato dei quadri che attendono ancora la loro realizzazione nell’eternità. Ci limitiamo a due soli esempi. Isaia ci parla così del regno messianico: «il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi» (Is 11,6-8). E Geremia, invece, utilizza un’altra immagine molto bella: quella della danza. «Allora si allieterà la vergine alla danza, i giovani e i vecchi gioiranno. Io cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni» (Ger 31,13).

Si potrebbero citare ancora molti altri testi, ma forse possiamo anche noi lasciare spazio alla nostra immaginazione: come ci immaginiamo la vita eterna? Quali immagini suscita nel nostro cuore?
7

Chiamalo!




"Passa Gesù, il Nazareno!"
(Lc 18,35-43)




Non devi urlare perchè Lui ti senta,
Gesù ha l'orecchio sempre teso verso di te.

Ma puoi urlare
perchè sei vivo,
e perchè vuoi dirGli
che non vuoi vivere senza di Lui.


P.S. Da oggi, su richiesta di alcuni,
"la Parola del giorno" viene pubblicata alle 6 del mattino.

sabato 14 novembre 2009

4

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».


1

Le interviste impossibili... con Daniel Pedrosa!

Specialista nel salvare i campionati all’ultimo momento utile (la vittoria di domenica scorsa, un bel gesto per la Honda, ma il terzo posto nel mondiale lo ha conquistato grazie all’errore di Stoner in partenza), definito uno che vince “alla Biaggi” (parto primo, né sorpasso né mi faccio sorpassare e via così fino al traguardo), Daniel Pedrosa è sicuramente, tra i primi 4 piloti del motomondiale ormai concluso, il più bistrattato da stampa di settore e addetti ai lavori.
Non se ne capisce il perché: certo non è un mago della goliardata, ma è sempre gentile con la stampa; avrà anche un manager in perfetto stile “padre padrone”, che lo gestisce, si dice, come una marionetta, ma poi è lui che guida la moto (e rischia in primis). Davvero non si capisce.

Ma se potessi intervistarlo, dopo le dichiarazioni nel parco chiuso, vicini alle moto dalle gomme bollenti, nel box, seduti, mentre i meccanici preparano la ripartenza, gli chiederei: non è che qui dai un po’ fastidio?

Mi spiego, Daniel: tu sei quello più vicino di tutti al diventare un campione; tre anni in Gp, 2 terzi posti e un 2 posto… non è che da un po’ fastidio che tu sia, per ora, incompiuto? Sai, lo siamo un po’ tutti, tutti potremmo migliorarci, ma non lo facciamo, per pigrizia, per quieto vivere, semplicemente perché non crediamo in noi stessi… tu non hai mai nascosto che devi ancora imparare a guidare sotto la pioggia e ad affrontare i corpo a corpo… mi da l’idea che il tuo provare a diventare un campione infastidisca tutti in quel tanto di incompiuto che hanno in loro… e che non vogliono cambiare!

Giusto per riflettere sui nostri lati incompiuti… e su una forza, un abbraccio che può spingerci molto più dei cavalli motore!
10

Change


"Il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli
e flutti violenti una pianura piena d’erba"
(Sap 18,14-16;19,6-9)




Ti è già capitato di sperimentare salvezza
laddove ti sentivi spacciato?
Hai già visto placarsi il tumulto dopo la tempesta?

Se è già andata così,
...perchè non dovrebbe capitare anche questa volta?

venerdì 13 novembre 2009

5

Notte e giorno

L'altra sera, mentre concludevo la giornata pregando in cappella, mi è venuto in mente quanto Gesù ha speso per l’umanità in tante sue notti di preghiera, quanti cuori ha conquistato di giorno grazie alla sua preghiera notturna. Immagino tanti padri e madri di famiglia, nonni e nonne a passare notti insonni preoccupati della loro famiglia, dei figli, dei nipoti, forse preoccupati di qualcuno di voi che settimanalmente mi legge.

A Dio Padre possiamo chiedere qualunque grazia, certo, ma in questo tempo sono convinto che dobbiamo cominciare un'incessante preghiera per chiedere che l’umanità si apra all’amore di Dio. Pensiamo che il Padre celeste ci lasci senza risposta per tutto il tempo che lavoriamo per Lui e non ci doni di vedere qualche frutto? Frutti ce ne saranno, frutti di conversione e di amore fraterno. Coraggio non si addormenta il custode di Israele!

Con una grande ed affettuosa benedizione.
6

Ordinario



"Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano"
(Lc 17,26-37)




Non c'è niente di strano o di sbagliato
nell'avere una vita ordinaria.
Anzi, il vero problema
è pensare che Dio sia così straordinario
da non c'entrare niente con me.

Tutto sommato, è il peccato
che dovrebbe essere eccezione nella nostra vita.

giovedì 12 novembre 2009

36

Rivoluzionari

Durante un incontro con i genitori dei cresimandi ho cercato di trasmettere loro, così come sono capace, l'amore per Cristo, l'impossibilità per i loro figli (e per loro stessi) di essere davvero felici senza di Lui.

Ho cercato di aiutarli a prendere coscienza del fatto che se non si presenta Gesù così come Egli è davvero lo "rubiamo" ai loro figli perchè ne avranno un'idea povera, distorta dunque non interessante. Domani rischiamo che Dio non sia una delle loro opzioni, soprattutto incontrando la croce e la fatica della vita.

Ho cercato di dire loro che la Chiesa, io prete, la comunità non vogliamo essere il prezzo da pagare per avere "il sacramento" ma un aiuto concreto nell'educare i più piccoli alla vita partendo dall'unico modello davvero riuscito: Gesù.

Insomma ho detto loro quello che ciascuno di voi avrebbe detto.

Ma ecco la sorpresa al momento del dialogo: don Luca - mi dice una mamma - lei è un prete rivoluzionario!

Un prete che annuncia Gesù è rivoluzionario? In Italia, nel 2009? Allora, mi viene da pensare, non è così difficile rivoluzionare questo mondo, la nostra società, basta ricominciare con forse maggiore convinzione, a dire che Gesù salva.

Ci sono rivoluzionari all'ascolto?
5

Punti di vista





"Quando verrà il regno di Dio?" (Lc 17,20-25)




Se ti stai chiedendo "quando verrà il Regno di Dio?",
sappi che questa era la domanda dei farisei.

Se la risposta
"il Regno di Dio è in mezzo a voi"
non ti convince,
allora ci sono due possibilità:

1) Gesù si sbaglia
2) Sei tu che non lo vedi

Che ne dici?

mercoledì 11 novembre 2009

1

In ordine sparso!

Non so se anche a voi l’autunno provoca momenti contemplativi: in genere in me la contemplazione poi genera spesso scopi didattici, anche al mattino presto, mentre ci avviamo alla scuola, tutti e tre per mano…

Bimbi, che spettacolo la natura, proprio quando la terra sta per andare in letargo per l’inverno cadono le foglie, poi piove come ieri, e si trasformano in concime e la terra si nutre… e guardate qui, un mucchio di ghiande, proprio per la stagione in cui gli scoiattoli fanno scorta per l’inverno…
Il più grande e il più piccolo annuiscono, già conoscono i miei entusiasmi…
Che bello vedere che la natura ha un piano così ordinato, così preciso, in cui tutto è così funzionale…

Il più grande si guarda attorno, guarda un po’ le ghiande sparpagliate intorno agli alberi, perplesso…

Ma mamma, se proprio la natura è così ordinata, poteva evitare di buttare tutte le ghiande così a casaccio sul prato, no?

Dove si capisce che la differenza tra educare e insegnare esiste… e probabilmente ho sbagliato in entrambe le cose!
3

Antifona





"Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo" (Sal 81)






All'invidioso di cui parlavamo ieri,
alle sue menzogne,
provate a replicare con questo versetto.

Non è una frase da capire,
ma da gustare.

martedì 10 novembre 2009

18

Uomini e donne su YouTube

Se vuoi sapere che cosa guardano i giovani (e non solo) in rete, YouTube è la vetrina giusta su cui buttare l'occhio. Interessante e...disarmante! Tolti i goal della serie A e della Champions, nella TOP TEN settimanale i video più caricati (e più visti, votati e commentati) riproducono spezzoni di trasmissioni tv come Uomini e Donne o il Grande Fratello, il Mondo di Patty (la telenovela per teenagers e bambini), qualche comico con i suoi tormentoni e l'immancabile litigata-cafona da salotto del pomeriggio. Ci sono poi i fenomeni-internet e i video autoprodotti dagli utenti...ma di questo parleremo un'altra volta!

Capite? Dalla De Filippi si discute sull'opportunità che la TRONISTA di turno possa o debba baciare davanti alle telecamere il maggior numero di pretendenti, “perché la fisicità aiuta a capire se due persone possono mettersi insieme”. Nella casa del GF si arriva alla bestemmia in diretta dopo pochissime ore dall'inizio del reality e il video viene rivisto da 300.000 persone in pochi giorni.

E in questo piccolo angolo di rete, noi parliamo di VOCAZIONE.
Già.
Adesso ci starebbe bene un bel predicozzo sui tempi malati in cui viviamo...Lo state aspettando, vero?! E invece me ne guardo bene!
Piuttosto penso ai ragazzi e alle ragazze in gamba che conosco...Ad es un giovane amico che pochi giorni fa mi raccontava che a 13 anni aveva chiamato i genitori in camera sua per dare una comunicazione importante, ma “siccome non riuscivo a parlare, presi un pezzo di carta e scrissi: “Credo che il Signore mi voglia tutto per sè”. E poi, consegnatolo, cominciai a piangere davanti a loro”. E mi dico: sono proprio fortunato. E' un grande privilegio il mio: poter conoscere i sentimenti e le ispirazioni di molti ragazzi senza ragionare su di loro solo per sentito dire, ma potendo toccare con mano quale profondità possa abitare il cuore di un giovanissimo.

Ecco, nessun catastrofista potrà convincermi del fatto che questi siano tempi particolarmente terribili. Complessi, certamente...! Perché così è il cuore dell'uomo. Ma non vorrei che lasciassimo alla tv il compito di spiegarci chi siano i giovani e quali sogni coltivino. Questo è anche l'acquario in cui viviamo, ok...è il nostro tempo. Ma nessuno ci obbliga a nutrirci del solito MANGIME.


P.S. Io a 13 anni avevo altri pensieri...Ma la confidenza di questo fratellino mi ha veramente "caricato".
7

Incantatore




"Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo" (Sap 2,23-3,9)



C'è qualcuno che tenta di venderci le sue menzogne.

Le cose non possono che peggiorare.
Tanto non cambierai mai.
Nessuno ti può aiutare...


Continui a dargli retta?

lunedì 9 novembre 2009

14

Il messaggio della morte: non ignorate l’amore!

Forse molti di noi hanno avuto la possibilità (e in punta di piedi oso dire la grazia) di stare vicini a una persona cara che va verso la morte, di accompagnarla in questo ultimo misterioso passaggio della vita. E forse allora queste parole di Marie de Hennezel potranno avere una particolare risonanza nel nostro cuore. Ma sono parole che possono far pensare molto anche chi non ha ancora avuto una esperienza di questo genere.

«Dopo avere per anni assistito gli infermi nei loro ultimi istanti, non ho appreso niente di più sulla morte, ma la mia fiducia nella vita non ha fatto che crescere. … Quando non si può più fare nulla, tuttavia si può ancora amare e sentirsi amati, e molti moribondi, nel momento di lasciare la vita, ci hanno lanciato questo messaggio struggente: non ignorate la vita, non ignorate l’amore. Gli ultimi istanti della vita di un essere amato possono essere l’occasione di spingersi con lui il più in là possibile. Quanti di noi colgono questa occasione? Invece di guardare in faccia la realtà dell’approssimarsi della morte, ci comportiamo come se non dovesse arrivare, mentiamo al’altro, mentiamo a noi stessi, e invece di dirci l’essenziale, invece di scambiare parole d’amore, di gratitudine, di perdono, invece di appoggiarci gli uni agli altri per attraversare quel momento incomparabile che è la morte di una persona amata, chiamando a raccolta tutta la saggezza, l’ironia, e l’amore di cui un essere umano è capace per affrontare la morte, ecco che quel momento unico ed esistenziale della vita è contrassegnato dal silenzio e dalla solitudine. … La veglia paziente e calma accanto ai moribondi mi è sempre sembrata favorire una sorta di meditazione sulla vita e sulla morte, uno stato di preghiera, di dialogo intimo con ciò che c’è di più profondo in noi, quello che alcuni chiamano Dio, ma che preferisco chiamare l’essenza di ogni cosa, il Reale estremo» (M. de Hennezel, La morte amica, Rizzoli, Milano 1997).

A queste splendide riflessioni ne aggiungerei una soltanto: non trattenere, ma con fiducia lasciare andare, consegnare. Per chi muore: non tentare di trattenere la vita, ma lasciarla andare, consegnarla nelle mani del Padre di Gesù (il Reale estremo preferisco chiamarlo così). «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23,46). Per chi assiste chi muore: non tentare di trattenere per sé l’altro, ma lasciarlo andare, consegnarlo e aiutarlo a lasciarsi andare, a partire, a consegnarsi nelle mani del Padre di Gesù.
7

Sei la sua casa




"Lo zelo per la tua casa mi divorerà" (Gv 2, 13-22)




Se OGGI facesse una frusta di cordicelle, che cosa scaccerebbe Gesù dal tuo cuore?

Abbi cura del tuo tempio: è la sua casa.

sabato 7 novembre 2009

0

XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

3

Le interviste impossibili... con Robbie Williams!

Nato negli anni 70, avresti potuto essere un mio compagno di scuola; quelli “belli e maledetti”, che alzano sempre il tiro, che ogni azione è più dissacrante della precedente, che ogni ragazza non è mai troppo bella, o davvero per te, o arrivata al momento giusto (a meno che non fosse quella di un altro…).
Mai fare sul serio, mai.

Però poi questa immagine funziona e ti ritrovi sul Guinness dei Primati per il maggior numero di biglietti venduti in un solo giorno per il tuo tour mondiale (un milione e seicentomila persone che vogliono vederti cantare, proprio brutto e stonato non sarai…). E questo dopo aver lasciato la boy band dei primi successi…

Eppure tutto superficie non sei, lo sai anche tu: uno che riunisce la band prima di ogni concerto per recitare insieme “"Elvis, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare; il coraggio di cambiare le cose che posso; e la saggezza per capire la differenza! Questa preghiera, attribuita a San Francesco, non era destinata a Elvis quando è nata… ma, già lo sapevo, tu che sei uno che dissacra sempre.

Robbie, se ti reincontrassi, alla fine di una di quelle noioisissime cene di classe, prima di salutarti, ti chiederei soltanto: che cosa stai facendo di te?

Certo è importante sfondare in America… certo anche lanciare il nuovo disco… mi ricordo benissimo che anno è stato il 2006 per te, insomma bisogna alzare il tiro per tornare a quei livelli lì, certo… e nel frattempo che stai facendo di te? A good look, una bella immagine oppure really, a man, un uomo?

Magari mi faresti ascoltare la tua ultima canzone:

God save me rejection
From my reflection,
I want perfection
… … …

And if Jesus really died for me
Then Jesus really tried for me

Per dirmi che Qualcosa, ogni tanto, rompe la tua immagine che vorresti perfetta, ma che fai ancora fatica a credere al quel really…
3

Comunione di beni



"Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta"
(Lc 16,9-15)





"Siate nel mondo testimoni dell'amore di Dio
perché i poveri e i sofferenti,
che avranno sperimentato la vostra carità,
vi accolgano grati un giorno nella casa del Padre"
(Rito del Matrimonio, Bendizione finale sugli sposi)

venerdì 6 novembre 2009

6

La tua vocazione specifica

Ogni anno il nostro seminario riceve la visita di alcuni sacerdoti missionari che con la loro testimonianza comunicano ai nostri giovani la passione per il Vangelo. I sacerdoti che hanno speso la loro vita in terre lontane non sono degli avventurieri o delle persone che hanno desiderio di cambiare solo per il gusto di cambiare, ma sono uomini che hanno sentito nel loro cuore accendersi una fiamma particolare, un entusiasmo per portare il Signore a tutti: è il loro modo concreto di essere preti, una vocazione nella vocazione.

Mi permetto allora di rivolgerti una domanda: quali sono le situazioni concrete, i motivi profondi, gli ambienti che più ti scaldano il cuore? Forse attraverso quella fiamma, magari ancora tutte da educare e comprendere, il Signore ti sta chiamando a vivere una vita particolare, a spendere in modo particolare la tua gioia e la tua presenza...

Non lasciare che tutto si spenga nella noia quotidiana. Metti la tua lampada bene in alto, perchè faccia luce al mondo!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
8

Scaltrezza




"Il padrone lodò quell’amministratore disonesto" (Lc 16,1-8)




L'intelligenza, la volontà, le doti umane...
riflettici con onestà: ne hai tante. Non negarlo.
Non sempre però sono messe a disposizione di progetti di bene.

Dio stesso prende in mano la tua "ricevuta"
e fa uno sconto sui tuoi debiti.
Anzi, li rimette del tutto.

Ma tu...fatti furbo!
E ricomincia.

giovedì 5 novembre 2009

11

Angeli custodi


Al termine di una delle tante processioni che celebriamo nelle miei comunità, ho ringraziato di cuore e pubblicamente la polizia municipale che ci accompagna e mette in sicurezza.

Mi è sembrato un gesto dovuto a chi ha sacrificato una sera in famiglia o con amici per renderci un servizio importante.

Non pensavo che quelle poche parole potessero far nascere stima ed amicizia così sentiti.

Da quella sera ci sono state diverse occasioni di incontro, da quella triste di un funerale a quella gioiosa di un anniversario, sino alla preghiera insieme al comando dei vigili con la benedizione dei luoghi, dei mezzi e, soprattutto, delle persone. Tutti presenti, anche coloro che non credono.

Una parola di umana cortesia, di cristiana riconoscenza, di fraterna condivisione può davvero spalancare orizzonti inaspettati.

Allargando il discorso a tutta la Chiesa universale possiamo trovare, soprattutto con chi non crede più o non ha creduto mai, degli orizzonti comuni, motivi di dialogo, nuova umanità.

Partiamo dal web dove cattolici ed atei difficilmente si ascoltano, più frequentemente si bastonano. Ma non è evangelico, non è umano.

Volerci più bene, in fondo, potrebbe essere più facile.
8

Nascondino



"Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora"
(Lc 15,1-10)





Nella voce del pastore c'è qualcosa di fresco e contagioso.
Nessuno come te può riempirlo di gioia!

Se puoi agevolargli il lavoro, esci magari dal tuo nascondiglio.


p.s. da quanto tempo non ti confessi?

mercoledì 4 novembre 2009

7

Il palcoscenico della vita

Come forse sarà successo a molti di voi, le festività di tutti i santi e della commemorazione dei defunti ci hanno portato a rivedere zii e cugini che non vedevamo da molto… sono sicura che tutti ricordano le due immancabili domande che venivano rivolte sempre ai bambini in queste occasioni: una era “Vuoi più bene alla mamma o al papà?” (utilissima in casi di parentele che non si vedono di buon occhio) ; l’altra domanda invece era…

Allora bambini, chi è il più bravo di voi due? Pronunciata da una zia cui sono molto affezionata, di due generazioni prima della mia, ma si vede che il politically correct una volta non si applicava ai bambini…

Il più piccolo e il più grande hanno alzato quasi nello stesso momento la mano: il più grande per dire “io” e il più piccolo per dire “lui”, indicando il fratello maggiore.

Silenzio generale. Una risposta inattesa. Anche per me.

Il più grande aveva l’espressione “Ora che te lo ho detto, posso prendere un altro wafer?”, il più piccolo “Sì, le cose stanno così, ma mi fido di voi e posso dirvelo”.

La zia li riguarda in faccia per bene e dice “Ma se siete tutti e due così sinceri, vuol dire che siete bravi tutti e due!” dimostrando che le vecchie zie, anche se fanno domande imbarazzanti, sanno far parlare gli affetti.

Ho indagato per capirci qualcosa: perché avete detto così?

Il più grande: mamma, non è vero che sono il più bravo, ma se dico io fa più ridere!

Accidenti, se inizia presto il palcoscenico della vita: a domande finte, risposte recitate.

Mi resta il dubbio sull’unica sincera, quella del più piccolo.
Suggerimenti?
6

La tela del ragno




"Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole" (Rm 13,8-10)





Vuoi capirlo? Oggi chi ti incontra ha bisogno del tuo affetto.
Non pensare che sia una pretesa. Solo l'amore realizza la tua libertà.

E' vero, si parla di amore vicendevole: ma la tela di un ragno da qualche parte deve pur iniziare...

martedì 3 novembre 2009

23

Perchè siamo qui?

Carissimi amici, tutto iniziò un anno fa!
E in questo primo compleanno non ci interessa fare bilanci o darvi statistiche, ma raccontarvi attraverso la voce di ciascuno perchè abbiamo scelto di stare qui!


E ALLORA INIZIO IO...Sono qui perchè adoro le parabole (raccontarle e ascoltarle!) e vorrei che tutti sapessero quale grande fiducia Dio ripone su tutti gli uomini.

DON FERRUCCIO: Sono qui perchè il mio amico don Mario me lo ha chiesto. Vi sembrerà banale, ma spesso le cose nella vita avvengono così: perchè qualcuno te lo chiede. E poi, certo, tu valuti e ti sembra che rispondere di sì a questa richiesta ti offra la possibilità di intessere nuove relazioni, di dialogare in una forma diversa dal solito, di esprimerti e di ascoltare altri che si esprimono, di condividere reciprocamente qualcosa della nostra fede, delle nostre domande e delle nostre risposte, dei nostri dubbi e delle nostre certezze, delle nostre fatiche e delle nostre gioie. E di cercare di scoprire insieme qualcosa di più del mistero di Dio. E alla fine decidi che ne può valere la pena.

I SEMINARISTI: Siamo qui perchè non potevamo tacere la gioia di aver trovato il nostro tesoro!

ANGELA: Sono qui perchè la nascita dei miei figli mi ha insegnato molto e mi ha cambiato moltissimo; e non mi sembrava vero poter mettere insieme tre degli aspetti più importanti della mia vita, l'educazione, la scrittura e la ricerca di Gesù nella vita quotidiana... non solo è tutto vero, ma anche ho iniziato a "scambiare" con gli amici blogger e con tutti voi lettori i doni che ho ricevuto nella mia vita. Perchè spesso i doni si vedono solo a guardar bene e anche per Gesù dovremmo a volte toglierci certi occhiali a specchio... che tanto, davanti allo schermo del pc, non servono!

DON LUCA: Sono qui perché non potrei essere altrove: per me essere prete in parrocchia significa annunciare Gesù, come posso, ma ovunque mi sia possibile; tra la mia gente, ma anche tra di voi, cercandolo e trovandolo nelle pieghe della vita di ogni giorno. Un giorno da prete in parrocchia.

DON GIAN LUCA: Sono qui perché da Roma è il mio modo di essere presente in Diocesi!

CARD. SEVERINO POLETTO: Ed infine io sono qui perchè là dove sono dei figli (o dei nipoti), là deve essere un padre o un nonno. Sento la gioia e la resposabilità della mia paternità sacerdotale e di arcivescovo nei confronti di voi tutti, carissimi visitatori e collaboratori di questo blog. Continuiamo, insieme, a cercare questo Gesù che ci convince, che ci ama e che ci conduce. Con una grande ed affettuosa benedizione.




Ehi amico! Dico anche a te, amica!
PERCHE' TU SEI QUI?

lunedì 2 novembre 2009

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La morte è necessaria?

La scorsa settimana vi proponevo questo domanda: la morte è nemica o sorella? Forse la risposta è che può essere l’una e l’altra a seconda di come la guardiamo e che forse dobbiamo tentare di trasformarla da nemica a sorella, grazie alla morte e alla resurrezione di Cristo.

Oggi vi propongo un’altra domanda: la morte è necessaria?
Lo faccio a partire da una riflessione del cardinal Martini. Come emergeva già dai vostri commenti, il cardinale ha riflettuto molto su questo tema, mettendo in evidenza anche lo sgomento e la paura che la morte suscita. Eppure, pur senza rinunciare ad affermare quanto di sconcertante e disumano caratterizza la morte, anche per lui non c’è solo questo. Così, infatti, egli scrive:
«Col passare del tempo sono giunto alla convinzione che effettivamente la morte è necessaria, proprio perché ci permette di realizzare quell’abbandono di fede che è veramente assoluto, totale, senza rete, senza nessuna uscita di sicurezza. Se non ci fosse la morte, non saremmo mai costretti a compiere un atto di completa consegna di noi stessi a Dio; con la morte siamo obbligati a fidarci incondizionatamente di Lui. Noi siamo così fatti che, pur se siamo disposti a spenderci, a donarci volentieri, tratteniamo però sempre qualcosa che ci consenta di cadere in piedi anche quando tutto va male. Nella morte, al contrario, si tratta di buttarsi totalmente. … In realtà in questa morte il Signore ci chiama ad abbandonarci a lui per darci la vita. E questo corrisponde alla natura dell’uomo: raggiungiamo l’umanità vera soltanto giocandoci nella fede» (C.M. Martini, Il coraggio della passione. L’uomo contemporaneo e il dilemma della scelta, Piemme, Casale Monferrato 2008).

Mi sembrano parole molto profonde e affascinanti. Sulla stessa linea mi viene in mente quanto scriveva Paolo ai Filippesi: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1,21).
Eppure lo stesso Paolo aveva scritto ai cristiani di Corinto il suo desiderio di non morire, di poter evitare la dolorosa esperienza della morte: «In realtà, quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati, ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito» (2Cor 5,4-5).

La morte: necessaria o no?
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Commemorazione dei fedeli defunti



"Io lo vedrò, io stesso,i miei occhi lo contempleranno"
(Gb 19,1.23-27a)





Vedrai Lui,
lo vedrai con i tuoi cari,
e con i tuoi nemici.

Anzi.
Oggi, non pregare solo per i tuoi morti,
ma pregaLO con quei viventi,
che già abitano la sua casa

e che ti aspettano, sereni.