giovedì 31 dicembre 2009

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Maria Madre di Dio

Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

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Auguri di buon anno!

Decido di portare la comunione ad un signore che ha subito un’operazione e che per un po’ non potrà camminare e venire a Messa da solo.

Splende il sole. Poi, per ragioni varie, cose da fare, un po’ di pigrizia, rimando la visita al giorno dopo.

Ma eccolo il giorno dopo: grigio, piovoso, freddo. Mi armo di ombrello, scarpe da pioggia ed un po’ di pazienza e vado a portare Gesù al signor Venanzio.

Mai rimandare a domani quello che puoi fare oggi, dice il proverbio.

Il piccolo episodio dell’altro giorno mi insegna che questo è ancora più vero nelle cose di Dio, quante volte rimandiamo una preghiera, una visita in chiesa, una confessione, la lettura di una pagina di vangelo a momenti più propizi. Forse il momento propizio è proprio quello in cui la luce dello Spirito è brillata nel tuo cuore e nella tua mente ispirandoti quel piccolo passo verso Gesù. Certo Lui aspetta, come il signor Venanzio, anche domani. Ma ieri è meglio!

Si spegne il 2009, domani si accenderà nel segno di Maria, un nuovo anno.

Che sia quello buono? Quello della mia conversione? Lo chiedo al Signore, per me e per te.

mercoledì 30 dicembre 2009

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Anno nuovo, nuovi propositi... essere genitori giusti!

Mamma, posso uscire con i gormitoni in mano?
Il più piccolo mi guarda, con 2 pupazzetti per mano; (se fosse per me non ti sarebbero mai finiti in mano… ma dato che ormai ci sono, vediamo che fare…) Credo che avresti delle difficoltà ad andare in giro con le mani occupate, potresti metterli in tasca, che ne dici?
Posso metterli in tasca tutti?
Se ci stanno e non ti danno fastidio…
Allora io esco con il mio orso!
Afferma il più grande, ma lo sguardo smentisce il tono e dice “Posso portarmelo, per favore?”
No, non puoi, sei più grande e alla tua età non si esce più con gli amici in mano… mentre una vocetta in testa mi dice “sempre a noi maggiori tocca mettere le regole in pratica per primi…”
Guarda che nella tua classe c’è il cartello che non si portano i giochi da casa! Sottolinea il più piccolo, molto attento evidentemente a questo dettaglio… dato che lui può portare i giochi in classe!
Ma qui non siamo a scuola! E poi se siamo fratelli uguali perché non possiamo fare le stesse cose?

Ecco una delle domande inevitabili nell’esperienza di genitori, con tutto il suo corollario di varianti: le regole valgono per tutti? Siamo uguali e quindi stesse regole? I figli hanno età diverse e quindi regole diverse? E il rischio di essere troppo severi con l’uno o troppo permissivi con l’altro? Per arrivare alla domanda riassunto, come essere genitori giusti?
Perché diciamolo, oggi si tratta di orsetti, ma più in generale si tratta di trasmettere ai nostri figli il desiderio della giustizia, il senso di lealtà che ne deriva e quindi di lasciare dentro di loro il seme che li renderà adulti giusti, capaci di decidere per il bene. Giusto per dare il senso al problema che si apre quando le relazioni con i figli entrano nel campo delle regole, dell’uguaglianza e della giustizia.
Ho trovato un buon suggerimento nel libro “Guardami negli occhi quando dici no, scritto da Giovanni Cappello per Effata Editrice: “Un adulto giusto si sforza di pensare il meglio che può, in una direzione che solo l’amore può indicargli”. Beh, all’inizio anch’io mi sono detta, speravo in un consiglio più definitivo, in una regola, insomma, fai così e così! Come al solito poi ci ho ripensato: però, questo consiglio è rassicurante! Come adulto non devo credere di avere la soluzione in mano, di avere tutte le risposte per ogni problema tra fratelli: come adulto, se voglio essere giusto, devo sforzarmi per il meglio, ogni volta cercare di capire la scelta giusta seguendo l’amore per i miei figli, il meglio che posso ogni volta (e potrebbe essere molto diverso dalla volta precedente!).

Vedi, dico al più grande, a età diverse, si fanno cose diverse… sarebbe buffo se prima di uscire mi mettessi un Topolino in borsa, no? Eppure da piccola cercavo sempre di convincere la mamma a portarne uno per me…
Però quando vai al lavoro in treno, ti metti sempre un libro nella borsa!

martedì 29 dicembre 2009

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Auguri scomodi

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.


don Tonino Bello

lunedì 28 dicembre 2009

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Magnificat

Siamo ancora in tempo per farci gli auguri di Natale e anche ovviamente per quelli di un buon anno nuovo. E allora, visto che il primo gennaio è dedicato a celebrare Maria Madre di Dio, vi lascio come augurio alcuni versi di un componimento di Alda Merini, poetessa milanese recentemente scomparsa, che ci invita a rifugiarsi sotto il manto accogliente di Maria.

Fu trapiantato in lei
L’albero e la luce
Il pesce dell’immanenza,
il Dio secolare,
ambrosia di tutte le genti.
Benedite la tenera ancella di Dio
E la sua signoria.
Ella diventerà la regina,
la regina dei cieli,
ella diventerà il manto secolare
che coprirà di gioia gli umani.

Salutate in lei
La porta del sorriso beato
E l’onniscienza futura:
ella ha previsto tutto
perché pur non avendo radici
Maria è la sola radice del mondo.
(da Alda Merini, Magnificat)

Ancora buon Natale e buon anno a tutti!

domenica 27 dicembre 2009

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La Famiglia di Nazaret




 "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,41-52)







Per misterioso disegno di Dio, nella santa Famiglia di Nazaret è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa è dunque prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un'esistenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non mancherà di assistere le famiglie cristiane, anzi tutte le famiglie del mondo, nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertura verso le necessità degli altri, nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.

Che san Giuseppe, «uomo giusto», lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre.

Che la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie.

E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare luce, gioia, serenità, fortezza. A Lui chiedo che ogni famiglia sappia generosamente portare il suo originale contributo all'avvento nel mondo del suo Regno, «Regno di verità e di vita, di santità e di pace», verso il quale è in cammino la storia.

A Lui, a Maria, a Giuseppe affido ogni famiglia. Alle loro mani e al loro cuore presento questa esortazione: siano Essi a porgerla a voi, venerati fratelli e diletti figli, e ad aprire i vostri cuori alla luce che il Vangelo irradia su ogni famiglia

(dalla Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II).

sabato 26 dicembre 2009

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Santa Famiglia

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52 )

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

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Naturalmente cattivi?

In aula, durante i 5 minuti di intervallo, all’interno della lezione.

Inizio di dialogo dietro di me…
Me la spiegheresti la differenza tra peccato originale e peccato originante? Chiede la signora che fa la maestra nella scuola materna.
Allora, inizia il pensionato molto attivo in parrocchia, dato che noi siamo naturalmente cattivi, portati al male…
E qui entro io, scusate se interrompo, come, naturalmente cattivi? Io l’ho capita un po’ diversa… che noi facciamo molta difficoltà a scegliere per il bene e che questa difficoltà ci deriva anche dal peccato originale, dal primo gesto che l’uomo ha fatto per mettersi al posto di Dio, insomma facciamo molta difficoltà, ma non siamo per natura cattivi… insomma non siamo stati creati cattivi, ma liberi di scegliere per il bene…
Il pensionato mi guarda, guarda la maestra e poi mi dice, anche tu hai dei bambini, no? Guarda ai bambini, è quella la prova!
(?!?)
Ma sì, guarda come si comportano, se non li si educa, sono portati a fare il male, sempre da bambini si intende, ma senza il nostro esempio si comportano male!
Senti, è vero, i miei figli non mi obbediscono sempre…
Ecco, vedi!
E va beh che la mamma è importante, però, tra obbedire e fare quello che io gli chiedo e trasgredire la volontà di Dio, ce ne passa!

Ps. Sulla questione, abbiamo poi chiesto al prof.: effettivamente siamo stati creati liberi di scegliere il bene, ma sia il peccato originale, sia il peccato originante, ci rendono inclini ad allontanarci dal bene…, ci credo, ma non userò l’avverbio naturalmente, meno che mai per i bambini!

venerdì 25 dicembre 2009

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Natale buono

Carissimi,
nel Natale Dio ci dice: ho voluto imparare il mestiere di uomo! Perché non imparate da me a fare il mestiere di Dio? Nel Natale anche i cuori più duri si sciolgono un po’, ecco l’occasione propizia per un nuovo inizio di questo apprendistato ai piedi della mangiatoia e della croce, umile e mite apprendistato di amore e perdono, compassione e presenza.

Apprendistato di condivisione e grazia, gratuità e fiducia.
Apprendistato di fedeltà e coerenza, sino al costo del sangue.

Natale 2009, carissimi amici, cosa ne dite se andassimo tutti a ripetizione da Dio?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Per noi è nato un bambino!




“Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9,5)





Oggi è nato per noi il Salvatore! Il Figlio di Dio viene tra noi per mostrarci che cosa sia la vera regalità. Il tempo di Avvento era iniziato subito dopo la solennità di Cristo Re, il vero Re che sale per noi sul trono della croce. Oggi il Re prende possesso del suo regno.

La venuta di questo “Consigliere mirabile, Dio potente” ci interroga sul luogo in cui lo accogliamo; quale trono offriamo a questo Re? Egli reclama per sé il trono del nostro cuore: siamo disposti a cederglielo?

Volgiamo infine il nostro sguardo al presepe: noi siamo come la mangiatoia che ha accolto il Signore. Se lo togliamo, non rimaniamo altro che una semplice greppia; se invece lo accogliamo, potrà fare meraviglie anche con dei mezzi insufficienti, lui, il Re che oggi adoriamo neonato.

«Si dice sempre che è venuto a salvarci, ma come ci ha salvato? Insegnandoci come vivere in questo mondo. La salvezza sta nel come viviamo, non è qualcosa che viene dal di fuori; ognuno di noi si salva nella misura in cui impara a vivere in questo mondo come Lui ha vissuto e ci ha insegnato» (Enzo Bianchi).

Buon Natale!

giovedì 24 dicembre 2009

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Natale del Signore

Dal Vangelo secondo Luca (2,1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

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Fermarsi a Natale

Corre la vita. Come un treno impazzito su cui o sali o ne resti schiacciato.
Corre la vita. E tu non sai più chi sei stato, chi sei o chi vorrai essere.
E' già domani.
Corre la vita. E questo post è già troppo lungo, arrivano altre email.
Corre la vita e sei stanco e per riposarti.. corri altrove, in un continuo altrove.
Corre la vita e ti sembra di essere in ritardo o che l'esserlo la stronchi, la vita.

Fermati, fermiamoci.

C'è un bimbo a Betlemme di Giudea che ha qualche cosa da dirci, da dire alla mia vita, alla tua.
Anche Lui è nato di corsa, in un posto di passaggio, in una terra di passaggio.
Vita breve, vita di corsa: trent'anni, tre giorni dal Golgota al Sepolcro vuoto, che hanno fatto di Lui LA VITA.

Come è diverso correre con un bimbo in braccio, pensare con un bimbo in braccio.

Corre la vita. Ma con un bimbo in braccio tu sei seduto, in un luogo sicuro.

E scopri, piano piano, che quel bimbo non è Lui.

Sei tu ed è Lui che ti tiene in braccio.... e da quel giorno, la vita, comincia davvero.

E non corre più.

Auguri, con tutto il cuore.

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Un Re avvolto in fasce




“Io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui Padre ed egli sarà per me Figlio” (2 Sam 7,12.14)





Le promesse di Dio non sono promesse che finiscono nel vuoto; in modo inatteso, a volte inspiegabile, si realizzano sempre.

A Davide Dio promette un discendente, un figlio, un grande re: sarà Salomone questo figlio, che diventerà un grande re e farà costruire un tempio per il Signore. Un discendente uscito dalle viscere di Davide. Un uomo.

Si tratta però solo della prima fase della realizzazione della promessa. Nella “pienezza del tempo” Dio suscita “un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo” (Lc 1,69). È il grande Re, il cui Regno rimane stabile per sempre. Lui, che fa del suo Corpo il vero Tempio, il luogo del nuovo e vero Culto. Un discendente uscito dalle viscere di Davide. E di Maria: concepito per opera dello Spirito Santo.

Un Re avvolto in fasce che giace in una mangiatoia. Un discendente di Davide nato poveramente a Betlemme. Il Tempio di Dio racchiuso nella carne morbida di un bambino: Dio che pone la sua Tenda in mezzo a noi. Vero Dio e vero Uomo.

mercoledì 23 dicembre 2009

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Il meraviglioso del Natale

“…, perchè a casa mia passava Gesù Bambino e non babbo natale”

Ecco quale era la differenza, mi sono detta, ecco che cosa non ricordavo, ripensando ai Natali della mia infanzia: tutti ricevevamo i doni, ma a casa da alcuni passava Gesù Bambino e da altri babbo natale. Nessuno di noi bambini (degli anni ‘70) metteva in dubbio che i doni fossero portati da altri, che non erano i nostri genitori, altri che erano babbo natale o Gesù Bambino a seconda di quanto ci dicevano i genitori, per l’appunto.

Adesso invece i bambini sono molto più avanti… oltre le letterine a babbo natale, oltre le mail…
Dobbiamo proprio fermarci ogni volta davanti a questa vetrina?
Ma mamma, qui si rifornisce babbo natale!
Sono già alla letterina telepatica…

In ogni caso, a me da piccola non sembrava tanto incredibile che un bambino povero e nato in una capanna al freddo potesse portare i doni… se arrivavano da Lui i Magi (un po’ in ritardo certo!) con doni così meravigliosi, figurarsi che cosa poteva mandare Gesù stesso, sempre tramite i magi o gli angioletti, sicuramente doni ancora più belli!

Con gli anni babbo natale ha sicuramente preso sempre più spazio e Gesù Bambino è rimasto sempre più confinato nel presepe… anche perché non sono riuscita a raccontare la medesima storia ai bambini: da quando ho capito che i doni li scelgono i genitori, ho lasciato anche io Gesù Bambino nel presepe per tanti anni…

Ora però sono di fronte a un dilemma: babbo natale, per usare un eufemismo, non mi piace e però ciascun bambino ha diritto alla meraviglia, al credere che arrivino i doni, come segno d’affetto per lui; d’altra parte i doni stessi, spesso, mi sembrano solo vuoti simulacri di un nuovo che non nasce anche nei nostri cuori… e però i bambini sono capaci (come sappiamo!) di portare in noi grandi cambiamenti positivi… e tutte queste contraddizioni, senza nemmeno pensare alla nascita di Gesù per noi e la nostra salvezza!

Insomma, l’ho risolta così: non ho mai avvalorato la tesi di babbo natale (un prodotto del marketing anni ‘50 della bevanda più pubblicizzata al mondo, senza nemmeno si sappia che cosa c’è dentro in ‘ste bollicine marroni e mi fermo qui!), ma nemmeno l’ho smentita con una crociata positivista di spiegazioni, che avrebbe colpito solo il senso della sorpresa e non l’omino in rosso; ho sempre parlato dei regali di Natale come segni d’affetto di tutto l’amore che li circonda (e secondo me questa è la vera meraviglia!), lasciando la sorpresa del mattino di Natale… e da quest’anno, dato che l’età lo consente, ci regaliamo come famiglia la Messa di mezzanotte, tutti insieme! Dove tutti insieme aspetteremo il vero Natale…

Mi piacerebbe sapere come ve la cavate tutti voi, genitori, padrini e madrine... fatemi sapere!

Lasciamo nascere nel nostro cuore una intuizione nuova, una speranza nuova, una abitudine nuova! Buon Natale a tutti voi!
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Chi può resistere?



“Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire?” (Ml 3,2)




Leggendo queste domande si pensa subito che siano domande retoriche. Infatti, chi può resistere al sopraggiungere del Signore? Chi può vedere Dio e rimanere in vita? (cfr. Es 33,20).

Eppure, “quando venne la pienezza del tempo” e il Signore si rese visibile ai nostri occhi, molti gli hanno resistito; ancora oggi molte persone gli resistono. Quanti di noi piegano davvero le ginocchia davanti a quel piccolo bambino avvolto in fasce, che racchiude in sé il mistero del Dio fatto uomo?

Forse, se il “Signore” fosse sceso dal cielo avvolto in potenza e gloria, forse molti gli crederebbero… Ma riuscirebbe questo “signore” a dare la sua vita al mondo? Gesù ha detto: “Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo” (Lc 7,23). Un piccolo bambino avvolto in fasce dà la sua vita per noi e viene sulla terra perché abbiamo “vita, e vita in abbondanaza” (Gv 10,10). Non resistiamogli.

Egli, “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (Gal 8,9).

martedì 22 dicembre 2009

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Chi inviti con te a messa?

Non vedo l'ora che sia Natale! In particolare la celebrazione della messa della notte! Poter dare l'annuncio che Dio è con noi, gustare la presenza di questo bambino, nato per noi.

E soprattutto mi esalta la possibilità di incontrare persone che non si vedono quasi mai in chiesa, ma che per tanti motivi, nobili o meno, comunque quella sera si ritroveranno ad ascoltare la parola di salvezza del Vangelo. Come i pastori, i primi invitati alla grotta di Betlemme: persone palesemente lontane dalla vita religiosa. Come potevano permettersi di lasciare il proprio gregge per recarsi al tempio, stando anche per settimane lontani da casa? E, resi impuri dal contatto con le bestie, come potevano coltivare una normale pratica religiosa, che richiedeva una rigida osservanza di alcune regole cultuali?
Eppure a queste persone, non ai sacerdoti, non ai pii farisei, non alla gente "perbene" fu rivolto il primo annuncio degli angeli.

Che grande occasione Dio continua ad offrire alle persone più lontane. Che opportunità, per i presunti vicini, di testimoniare accoglienza e partecipazione. Che opportunità di conversione per chi - pur dentro una normale pratica religiosa - deve ammettere però ipocrisie, distrazioni, formalismi!

Non vedo l'ora!
Gesù nasce in quella grotta, tra impuri e in un luogo impuro.
C'è spazio anche per noi.



E tu, quest'anno, quali "pastori" cercherai di invitare alla messa di Natale?
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Vivere per Dio




“E si prostrarono là davanti al Signore” (1 Sam 1,28)





Tra pochi giorni è Natale!

Finalmente! Così sarò in vacanza e mi potrò riposare! Per un po’ niente più scuola e niente esami! Per altri (per chi può) una bella pausa dal lavoro… E magari finiranno pure le corse per cercare il regalo giusto. Che stress!

Sono così pieno di rumori, di voci e di cose da fare, che vedo solo più me stesso e i miei “problemi”, e non ho tempo per ascoltare; mi dimentico di tutti, soprattutto di Dio. Non sono più in grado di alzare gli occhi ed accorgermi dei grandi doni che il Signore mi fa, ogni giorno e in ogni ora!

Leggo le Letture di oggi, e vedo due donne.. La prima è Maria, la madre di Gesù: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”.

L’altra è Anna, la mamma di Samuele. Un’umile e povera donna, sconosciuta quasi a tutti ma non a Dio. Lei, che non poteva avere figli, è stata esaudita dal Signore, e ora lo ringrazia e gli offre proprio quel bambino che tanto desiderava!

Due donne che vivono per Dio, gioiscono per i suoi doni e la sua presenza.

Ti chiedo perdono, Signore, perché c’è tanta confusione in me. Per mezzo di Gesù ti sei incarnato per poter stare ancora di più vicino a noi, ma io ti ho dimenticato. Ho dimenticato che il più bel regalo che ti posso fare (e che mi posso fare) è usare il tempo che mi hai donato per stare un po’ con te, per ascoltarti ed incontrarti magari nel volto di un vicino… Per dirti semplicemente grazie, per lodarti con tutto il cuore e prostrarmi come Anna, davanti a te, in adorazione.

lunedì 21 dicembre 2009

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Uno: la gola. Bulimia e anoressia

Il primo degli otto pensieri malvagi è dunque quello della gola. A prima vista lo si potrebbe giudicare qualcosa di scarsa importanza: che cosa può contare al cospetto di Dio mangiare un po’ di più o un po’ di meno? Al massimo se ne fa una questione di forma fisica, di benessere o di estetica e, da questo punto di vista, dobbiamo dire che il nostro tempo è attentissimo al cibo e all’alimentazione, anche perché nel ricco mondo occidentale, a differenza di quanto avviene nel terzo e quarto mondo, si muore più per sovralimentazione che per sottoalimentazione. Ma questo stesso scandalo della distribuzione iniqua delle risorse alimentari (e non solo alimentari ovviamente!) dovrebbe già metterci sul chi va là e farci attenti a non trascurare troppo velocemente la questione della gola banalizzandola.

Ma c’è un altro indizio della serietà del tema che spesso, purtroppo, viene alla ribalta: i disturbi psicologici dell’alimentazione, quali la bulimia e la anoressia.
Nella bulimia si ha a che fare con un impulso irresistibile a mangiare, anzi a riempirsi: quale vuoto interiore e quale sofferenza profonda si esprimono in questo modo! Un tentativo di trovare e di sfamarsi di quella vita e di quell’amore che non si riescono a trovare dentro di sé, dove sembra esserci solo un abisso di vuoto che inghiotte e dal quale bisogna difendersi tentando in qualche modo di colmarlo.
Nell’anoressia, al contrario, si ha a che fare con il rifiuto del cibo, un rifiuto che esprime un più profondo rifiuto del mondo e della vita stessa. E anche qui: quali angosce e paure possono condurre a fino a rifiutare di nutrirsi, perché non si vuole più vivere? Non si prova più il gusto del cibo, perché non si prova più il gusto della vita.

Dunque il rapporto con il cibo esprime atteggiamenti profondi, che riguardano il rapporto con il corpo e con il mondo. Il corpo delle anoressiche: un corpo quasi smaterializzato, trasparente, come se fosse lo stesso corpo il vero problema. Il tentativi dei bulimici di fagocitare il mondo, salvo poi vomitarlo: un mondo con il quale non si riesce a trovare una relazione corretta. Questi disturbi hanno probabilmente origini molto remote, nella primissima infanzia, quando il rapporto con il mondo era mediato da e concentrato attorno alla madre al suo seno, reale e simbolica sorgente del nutrimento che fa vivere. Non sono uno psicologo e non voglio addentrarmi oltre in questa direzione: mi premeva solo far intuire come sotto questo discorso degli otto pensieri, e qui in particolare della gola, si nascondano gli aspetti più decisivi della nostra esistenza.

Dimenticavo: le feste di natalizie sono un buon test per valutare come viviamo il pensiero della gola. Buon Natale a tutti!
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Ecco l'Amato!




“Ecco, l’amato mio viene saltando per i monti” 
(Ct 2,8-14)





In questo splendido poema del Cantico dei Cantici, ricorrono con frequenza espressioni di gioia ed eccitazione: la sposa esulta per la venuta dell'Amato! E il linguaggio dell'affetto viene presentato attraverso scene, fragranze e sapori, che mettono in gioco i nostri sensi.

Dal testo viene come sprigionata una nube di profumi: i “fiori sono apparsi nei campi” e le viti spandono le loro note. Esplode la primavera: già maturano dolcissimi i frutti del fico, i suoi fiori commestibili rallegrano il palato di chi se ne ciba. Tutto sembra inneggiare alla vita.

A noi che siamo così vicini al Natale, questa pagina consente di mettere nel nostro cuore i sentimenti della sposa del Cantico. Siamo noi questa Chiesa innamorata del suo Cristo? Sappiamo riconoscere in Gesù quel Salvatore che supera - come un cerbiatto - ogni colle ed ogni monte per raggiungerci?

Gesù è il Messia bellissimo, che solleva e rinnova la vita dell'umanità: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!”.

domenica 20 dicembre 2009

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Nel piccolo, l'Immenso



“Da te uscirà per me Colui che deve essere il dominatore in Israele” (Mi 5,1)




Quando si è piccoli, si impara che il contenuto deve essere proporzionato al contenente, se no si riversa all’esterno e si sprecano delle risorse.

Sembra però che questo principio di economia non piaccia molto a Dio, che a più riprese mostra come il mezzo da Lui scelto sia decisamente insignificante secondo i criteri umani. Nel nostro caso: perché un villaggio così piccolo come Betlemme viene scelto per compiere la promessa? Dal punto di vista umano esso non è uno spazio sufficientemente degno di accogliere un evento così grande, e rischia di sprecarne la Grazia.

Ma agli occhi di Dio l’obiettivo è proprio questo: la luce sprigionata dal Verbo fattosi carne non deve essere contenuta in uno spazio ristretto, ma deve andare aldilà delle mura della piccola località per invadere il mondo intero. È Lui che opera, in Lui bisogna porre la speranza, anche se apparentemente irrealizzabile: la promessa del Signore, per essere compiuta, ha bisogno della nostra fede.

Come Betlemme, così ognuno di noi: per quanto insignificanti, il buon Dio ci sceglie e ci pone come strumento per portare la salvezza, per portare Cristo ad ogni persona.

sabato 19 dicembre 2009

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IV Domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

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Facciamoci un regalo!

In panetteria, dietro di me la coda del mercoledì mattina, giorno di mercato, 2 commesse e un panettiere che ci servono, anche velocemente, ma rimaniamo sempre in tanti, stretti e tutti con gli occhiali appannati…

Ti vedo di buon umore stamattina, è successo qualcosa di bello?

In realtà no, il lavoro è sempre un po’ così, diciamo scarso, ho ancora il mal di gola e come vedi gli impegni non mancano… però è vero, sono più contenta! Dammi il solito pugliese con i semini e basta così.

E come mai? Come si vede, sono in confidenza con le commesse…

Beh, (Glielo dico, sincerità per sincerità…), insomma il Natale è alle porte, come faccio a far nascere qualcosa di nuovo nel mio cuore se è ingombro di preoccupazioni? Mi son detta, ora devo lasciare un po’ di spazio dentro di me per far maturare qualche cambiamento, in meglio, per il Natale...e di miglioramenti ne posso fare ancora parecchi! Quanto ti devo? No, non darmi la borsa, ho la mia.

Ma dai, lo prendi proprio sul serio il Natale!

Vorrei dire che io non mi sento molto seria ma mi dice "Tieni", mi consegna il resto e il pane, la saluto e mentre cerco di uscire, una signora mi guarda e mi dice sorridendo, Fin troppo sul serio signora, a Natale ci sono solo i regali che sono nuovi, noi siamo sempre i soliti!

Anche questa volta ho parlato troppo… sorrido anche io alla signora, per mostrare che la prendo sul ridere, e esco, un po’ pensierosa… Stai a vedere che questa usanza dei regali è iniziata così, un oggetto nuovo, invece di far nascere in noi qualcosa di nuovo… Giusto la differenza che passa tra regalare un giocattolo e cercare di giocare tutti i giorni con i propri figli... Vedi che i cambiamenti che posso far nascere non sono cose impossibili!
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Strade inimmaginabili




«L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio"» (Gdc 13,3)





C'è profumo di novità nell'incontro tra questa donna e l'"uomo di Dio"!
Novità che rompe con il passato.
Ci sono annunci dirompenti, che spalancano strade prima inimmaginabili,
ci sono desideri profondi, che non vanno più tenuti nascosti,
ci sono paure soffocate, che si possono sciogliere come neve al sole...

Tutto nell'incontro semplice e straordinario con un "uomo di Dio",
incontro che non ti lascia più tranquillo,
incontro che ti mette in movimento.

Ti è mai capitato di incrociarne qualcuno di questi uomini o donne di Dio?
O, magari senza saperlo, sei tu che sei stato/a uomo o donna "di Dio" per qualcun'altro?

venerdì 18 dicembre 2009

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Diamoci la pace

Incontrando comunità e famiglie spesso mi capita che mamme e papà mi portino i loro figli piccoli per una benedizione ed un saluto, è un momento per me sempre molto bello e famigliare.

Qualche volta capita che i piccoli si vergognino un po', forse "spaventati" dallo strano cappello che l'arcivescovo porta in testa quando ha mitria e pastorale. Le mamme premurose, allora, invitano i piccoli a non avere paura: "Saluta il nostro Vescovo, non avere paura". Li benedico di cuore e rifletto con voi che talvolta abbiamo paura anche di Dio soprattutto là dove lo conosciamo poco, lo vediamo in "vesti" che non ci sono familiari.

Ma se siamo figli non dobbiamo averne paura. Il segno della pace che ci scambieremo domenica a Messa ci porti a lasciare le nostre certezze e prendere per mano, nel fratello che ci porge la sua, la mano del Signore che con amore e tenerezza ci porta verso la serenità e la fiducia.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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La mia miseria è il tuo giaciglio


«Verranno giorni nei quali non si dirà più: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dalla terra d’Egitto!”, ma piuttosto: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire e ha ricondotto la discendenza della casa d’Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi!”; costoro dimoreranno nella propria terra» (Ger 23,7-8)


Quante volte dinnanzi al rimprovero o alla punizione di un genitore abbiamo provato un senso di sdegno e di rabbia per un atto che ritenevamo ingiusto; eppure col tempo ci siamo accorti che quel intervento aveva a cuore il nostro bene e ci aveva permesso di crescere e maturare. Così Israele sperimentò la pazienza di Dio dopo aver subito, lontano da Lui, il peso del suo peccato e l’abbandono alla propria sorte.

Il Signore che è Padre amorevole ma non sprovveduto, fa lo stesso con noi: "fa uscire e riconduce la sua discendenza da tutte le regioni dove l'aveva dispersa". Dinnanzi alle nostre chiusure, dunque, e al nostro egoismo Egli rimprovera e ammonisce il suo popolo; ma lo fa solo in vista del suo bene e della nostra libertà, in un'ottica d'affetto disinteressato.

Siamo allora in grado di raccogliere la Sua sfida, vincendo il nostro disappunto e la nostra delusione, per affidarci alle sue mani ed ascoltare la sua Parola?

Solo Dio, infatti, è capace di riconduci "sulla nostra propria terra", che è relazione con Lui attraverso gli altri; "per la vita di quel Signore" che, germogliato nella miseria di una stalla, ci fa uscire costantemente dai nostri limiti per instaurarci nel suo amore eterno.

E tu...puoi offrire la miseria del tuo cuore perché Gesù vi trovi riparo nel prodigio del suo Natale?

giovedì 17 dicembre 2009

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Crisi economica

Padre di famiglia, due figli piccoli, una moglie.

Cassaintegrazione, il titolare della fabbrica che prova a fare il furbo, la moglie cerca lavoro ma non ne trova.

Bussa alla nostra porta, è una faccia conosciuta, un amico, preghiamo insieme alla sua famiglia ogni domenica.
Non chiede nulla per sé, un collega, anche lui con una famiglia a carico, non ha più nulla. Non abita qui a Beinasco, a Torino, ma se ci fosse qualche cosa per lui, una borsa del Banco Alimentare.

Mi vergogno del mio egoismo, delle mie lamentele, del mio conto in banca, del mio cristianesimo senza opere.

Come dice la Scrittura: è dalla bocca dei piccoli che nasce la conversione. Tra una settimana è Natale..
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Il Dio dei padri



"Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli"
(Gn 49,10)





Siamo alla fine della vita di Giacobbe; egli prima della sua morte profetizza ai figli la sorte futura. Giuda viene visto come il più grande, il più importante, colui che condurrà le sorti di tutto il popolo. Vi è esaltazione delle sue gesta, ma vi è anche malinconia per una stanchezza che seguirà le gesta eroiche della tribù più importante di Israele. Il regno di Giuda è presentato con una solidità indiscutibile, dalle mani ai piedi, in perenne attesa del suo re naturale, il Signore, Dio dei padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.

Oggi possiamo interrogarci sui nostri desideri. Ci sentiamo ancora popolo di Dio,
fermo, in indiscutibile attesa del ritorno di Gesù? O ci accorgiamo che a mala pena conosciamo solo nostro padre, solo i nostri affetti più vicini…Chissà se includiamo Dio tra i nostri affetti, se ci sentiamo la sua famiglia!

Se percepissimo il Signore coma la radice della nostra esistenza, il Dio dei padri, Dio di Emilia, Dio di Aldo, Dio di Cristiano, il Dio di …(metti il tuo nome!), potremmo sperare di andare nel domani, incontro a Colui che verrà, con tutto il suo popolo, verso suo Figlio,

incontro a Gesù, nostro fratello.

E tu…vuoi andarGli incontro?

mercoledì 16 dicembre 2009

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Stella, stellina, lo spettacolo si avvicina!

Sono un po’ preoccupato… inizia il più grande.

Ma che epoca storica è la nostra, dato che anche i bambini sono preoccupati? La risposta mentale non arriva, e mi dico che forse il bene è che almeno riescano a dirmelo che c’è qualcosa che li preoccupa…

Perché domani c’è lo spettacolo…

Intanto il più piccolo ripassa le canzoni da solo, a voce alta, senza metrica, con qualche rima… la musica c’è, ma non sono sicura che sia quella giusta…

Il grande lo guarda, insomma potrei anche non stare bene domani, che ne dici?

Per come la vedo io, tu stai benissimo e stamattina eri tutto contento di andare a fare le prove… secondo me sei un po’ preoccupato per lo spettacolo, ma è normale, tutti ci preoccupiamo prima di un momento importante…

Però lui canta! Effettivamente il più piccolo continua a cantare, ora ha preso anche il tamburello, per nulla colpito dall’evento che lo aspetta domani mattina, lo spettacolo di Natale!

Allora, credo che tuo fratello sia talmente contento di avere imparato le canzoni, da non pensare più a nulla… e dato che si fida delle sue maestre, farà quello che gli dicono e canterà (speriamo al momento giusto, con quel bel tono da tenore!); per quanto riguarda te…

Io non canto solo alla fine, devo entrare durante lo spettacolo, nel mezzo!

Anche tu ti fidi delle tue maestre? Annuisce e quindi farai quello che ti dicono, riannuisce, però stai crescendo, questo è il tuo ultimo spettacolo con la scuola materna… e man mano che si cresce, ci si rende conto bene di quello che si fa e arriva un po' di paura di sbagliare… è vero?

Sospirone, eh sì,

Allora domani farai lo spettacolo al tuo meglio, seguirai le indicazioni delle maestre e tutto andrà bene: guarderai tutto e imparerai a capire che cosa succede dietro uno spettacolo… sarai contento per le belle cose che hai imparato: recitare con gli altri, fare le prove, entrare a tempo con la musica, e un po’ per volta imparerai a concentrarti su quello che hai imparato, senza preoccuparti…

Volevo aggiungere che è un lungo cammino… quello di imparare anche da adulti a controllare le nostre ansie, a chiederci che cosa è davvero importante e concentrarci su quello, su che cosa abbiamo imparato e che cosa possiamo insegnare… prima di preoccuparci di tutto!

Ricordate anche voi la sensazione di tranquillità che dava la rassicurazione di un genitore, prima di un grande evento? Personalmente ricordo un ballo di carnevale all’asilo, con il costumino di carta crespa gialla e azzurra… quali emozioni sopravvivono dopo così tanto tempo? Solo quelle davvero costruttive, come se con quell’abbraccio fosse davvero iniziato il cammino per diventare adulti… probabilmente, al di là di moltissimi discorsi, esempi e cose fatte con i nostri bimbi, quella rassicurazione resterà intatta, perché non è fatta di sola memoria, ma di affetto.

Eh, sì, ho fatto tante prove… ma mamma, come si sente una stellina quando vola?
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Geloso?





"Io sono il Signore, non ce n’è altri" (Is 45,6)






Quando ti innamori di una persona, quella persona diventa l'unica per te, “non ce n'è altre”, tutto il resto si dispone sullo sfondo, trova il suo posto. Lei acquista il primato.

Ed il Signore è geloso di questo primato perchè è innamorato delle sue creature, le ama in modo appassionato e desidera essere amato. Geloso. A chi di noi non è mai capitato di esserlo? Un attributo però che forse non accostiamo così facilmente a Dio.

“Io sono il Signore, non ce n'è altri”.
Ce lo ricorda sempre, ogni volta che scegliamo un idolo al suo posto.
L'idolo rassicura, è afferrabile, in una parola, morto. Il nostro Dio invece è il Dio vivo, imprevedibile, libero. E soprattutto fedele, perchè “dalla sua bocca esce una parola che non torna indietro”.

"Io sono il Signore".
Per te, davvero non ce n'è altri?

martedì 15 dicembre 2009

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Non è il Grande Fratello!

Domenica sera, ore 18, mi trovo nella canonica di Sambuy (a San Mauro Torinese). Non ci abita alcun sacerdote, ma 4 giovani. Stanno facendo un cammino di Autonomia, Responsabilità e Fede. E stasera, mi accolgono a casa loro. Io sono venuto per presentare l’esperienza della settimana comunitaria in Seminario Minore, che CONCLUDERA' il loro percorso, ma i primi a mettersi in gioco sono loro: stasera verificano l’andamento della loro vita fraterna anche davanti a me.

L’iniziativa si ripete ormai da un paio d’anni: don Ilario e don Claudio, i due parroci (anche loro, tra l’altro, vivono insieme in un'altra canonica) con Umberto e Massimo, due uomini sposati, accompagnano e verificano dall’esterno l'esperienza di questi giovani (e alcune suore e donne sposate fanno lo stesso quando la casa è abitata dalle ragazze). Ognuno dei partecipanti continua la propria vita (studio, lavoro, sport, servizio, volontariato, amicizie) ma viene stabilita una regola di vita comune fondata su alcuni capisaldi: un momento di preghiera fraterna nella giornata (in ascolto del ciclo biblico di Abramo), una cassa comune (come in una famiglia, occorre gestire le spese della casa e quelle di ciascuno, decidendo insieme e senza attingere a riserve personali), cura dell'abitazione e della gestione quotidiana (fare la spesa, cucinare, pulire, lavare e stirare…).

Lo scopo? Imparare ad USCIRE dalla propria terra, dalla propria casa, per accogliere l'invito del Signore a partire, a mettersi in movimento verso l'età adulta. L'esperienza ha dunque un SAPORE VOCAZIONALE, l'idea che ci sta dietro è: Prova a sperimentarti, prendi la tua vita in mano, impara a confrontarti, mettiti in ascolto del Signore con altre persone: lascia crescere in te il desiderio di una vita che cammina con le proprie gambe. Alla domenica sera compaiono i don e gli sposi (persone quindi che si sono già fatte una propria casa) e con loro si verifica l'andamento della settimana: Che cosa ha generato in ciascuno l'ascolto della Parola? Qual è stata la qualità della vita comunitaria? E la fedeltà agli impegni pattuiti? A seguire, in un contesto di preghiera, ciascuno chiede perdono pubblicamente per le proprie mancanze e in un clima fraterno accetta che gli altri gli dicano che cosa ha fatto di buono e che cosa non è andato. Una cosa potente, vero?
Accettare di lasciarsi correggere dagli altri e benedire Dio per le cose belle che emergono dalla storia di ciascuno e insieme progettare una vita GRANDE E POSSIBILE!


A volte, mentre racconto l’esperienza di San Mauro ad altri, qualcuno interrompe dicendo: Sembra il Grande Fratello!

Ehm, …direi proprio di no!
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Vivere la Verità



“Allora io darò ai popoli un labbro puro” (Sof 3,9)






Ogni uomo ha mentito almeno una volta nella vita: per superficialità, per interesse, per paura, per vergogna, per orgoglio… Può averlo fatto impulsivamente oppure in maniera premeditata, ma è certo che lo ha fatto.

Ciò che ferisce maggiormente la coscienza, tuttavia, è la tacita giustificazione con la quale si considerano l'inganno e la dissimulazione; quasi fossero atteggiamenti di vita necessari per sopravvivere, per emergere, o per guadagnare qualcosa in questo mondo.

Allora, non stupiscono frasi come queste: "Sei troppo sincero! Devi imparare a farti furbo!", che pongono una relazione di equivalenza arbitraria tra la sincerità e l'ingenuità.

Ma cosa significa "sei troppo sincero"? O sei sincero, o non lo sei. O dici la verità, oppure menti.

L'adesione alla verità non richiede furbizia, ma coraggio. E coloro che dicono la verità sono uomini e donne coraggiosi, che hanno davvero incontrato Gesù. Egli, infatti, è la Verità, cioè la parola vera, che può essere pronunciata e vissuta solo da un «labbro puro».

I cristiani hanno il dovere di essere coraggiosi, di «manifestare con l'esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l'uomo nuovo» [Conc. Vat. II, Decr. Ad Gentes 11,a] che è in loro.

Se oggi sembrano pochi gli uomini che hanno il coraggio di dire e di vivere la verità, le circostanze non erano dissimili al tempo di Sofonia (profeta, in Giuda, al tempo della dominazione assira - VII sec. a.C.). Il Signore, però, ha rivelato chiaramente di gradire l'uomo sincero, il "popolo umile e povero" che confida nel suo nome; anche se, di tutto il popolo d'Israele, costituisse solo un piccolo "resto".

lunedì 14 dicembre 2009

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UNO: la gola

Ebbene sì, il paese di Egitto che non si può distruggere, ma che si deve solo abbandonare, rappresenta la gola. Ecco la motivazione che ne dà Cassiano: «negare al corpo il vitto necessario vuol dire procurare una rovina al corpo stesso e opprimere l’anima con una colpa gravissima. … Mentre dunque nella cura del corpo, che ci viene comandato di non mortificare del tutto, ma solo di farlo senza sottostare alle sue bramosie, noi riusciremo a moderarne le tendenze, ecco allora che noi, ovviamente, non condanneremo alla rovina il paese d’Egitto, ma ce ne distaccheremo solamente, e così, senza occuparci di cose superflue e di mense imbandite, ci riterremo soddisfatti d’avere, secondo l’avvertimento dell’Apostolo, il vitto e il vestito per ogni giorno».

Insomma, mangiare si deve e, fino alla fine della propria vita non se ne può fare a meno: «per quanto avanzato sia il nostro progresso nella via della perfezione, non potremo mai essere diversi da quello che, nascendo, siamo stati destinati ad essere». La gola, il rapporto con il cibo ha a che fare con il nostro essere creature, e rinnegarlo vorrebbe dire rinnegare quello che siamo. Anche da un’esagerazione nei digiuni gli antichi padri mettono in guardia: proprio perché questo potrebbe condurre a un rifiuto della nostra creaturalità ed essere dunque espressione di superbia. E tuttavia, pur non potendo pretendere di estirpare la gola, dobbiamo imparare a moderarne le tendenze per non esserne schiavi (come avveniva nel paese d’Egitto). Ci si muove tra due estremi per imparare a trovare un equilibrio che non va dato per scontato, anzi che non è affatto facile come potrebbe sembrare.

Nel rapporto con il cibo infatti si giocano simbolicamente molte dimensioni profonde di quello che siamo, anche al di là della nostra consapevolezza. Ci ritorneremo sopra ancora, ma, anticipando, potremmo così riassumere: dimmi come mangi e ti dirò chi sei!
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La stella della Redenzione

"Oracolo di Balaam, figlio di Beor, e oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante; oracolo di chi ode le parole di Dio, di chi vede la visione dell’Onnipotente; cade e gli è tolto il velo dagli occhi"
(Nm 24,3-4)



È importante notare quante volte in questo brano si parla di occhi, di vedere…
Balaam prima alza lo sguardo per osservare l’accampamento d’Israele, poi con “occhio penetrante” osserva “la visione dell’Onnipotente”.
Se noi concentriamo il nostro sguardo solo sul mondo, abbiamo una visione parziale della realtà, e molte volte cadiamo nella tristezza e nello scoraggiamento: la nostra società è frenetica, incapace di vivere l’attesa…

Ma se siamo capaci di volgere lo sguardo a Dio, allora il nostro modo di vedere è completo: cade il velo che copre i nostri occhi e possiamo, come Balaam, aprire il nostro cuore alla benedizione e al ringraziamento.

Oggi più che ai tempi dell’episodio descritto dal libro dei Numeri, bisogna avere un “occhio penetrante” per scorgere “la stella che spunta da Giacobbe”, tante volte offuscata dalle luci della nostra società. È la stella della Parola fatta carne, che vuole guidarci durante questo Avvento, che è un po’ la cifra di tutta la nostra vita, per poi portarci alla meta definitiva, alla visione “faccia a faccia”.

domenica 13 dicembre 2009

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Gaudete!




"Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!"(Sof 3,14)







La III domenica di Avvento è la cosiddetta domenica “Gaudete” (“Gioite!”), in cui il tema centrale è la gioia. Come mai questo invito alla gioia? Per quale motivo non possiamo essere tristi, soprattutto ora che siamo a metà del cammino dell’Avvento?

Se si aprono i giornali, siamo colpiti dalle pagine di cronaca che ci mostrano un mondo per il quale bisognerebbe piangere piuttosto che gioire, un mondo dove ognuno pensa solo a se stesso e il potente non si prende cura del più piccolo. Ma è proprio in questo mondo, e soprattutto per questo mondo, che Colui che è potente si è fatto piccolo.

L'invito alla gioia nasce allora da una speranza certa: “il Signore, tuo Dio, è in mezzo a te; è forte e ti salva. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia” (v. 17).
Sì, è questa la nostra gioia e speranza: il nostro Dio, l'Emmanuele, ancora oggi viene ad abitare in mezzo a noi, e noi lo attendiamo fiduciosi. Per questo ci rallegriamo ed esultiamo: “il Signore è vicino!”.

sabato 12 dicembre 2009

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III Domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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Visto dal basso è un'altra storia!

Istituto di Scienze Religiose, intervallo tra le lezioni, in coda alla macchinetta del caffè con un… - collega no, mica lavoriamo insieme, compagno neanche, non siamo più alle elementari, se fossimo nel medioevo potrei dire scolaro, ma se fossimo davvero nel medioevo, non avrei potuto studiare teologia! - con uno studente come me, insomma… (in corsivo ci sono io).

Beh, non ci avevo mai pensato…

A che cosa?

Al crocifisso, come lo ha spiegato il prof. che poi ci ha detto che non era un sua idea, ma una riflessione di don Tonino Bello…

Mi sa che mi sono perso qualcosa… era verso la fine?

Mi sa che di questo caffè avevi bisogno già da un po’… insomma, ora che ci penso, no, era di Enzo Bianchi…

Va bene, lo offro anche a te il caffè, anche tu perdi qualche colpo, insomma che diceva Enzo Bianchi sul crocifisso?

Non era sull'attualità, era in un commento alla lettera ai Filippesi... diceva che se consideriamo la croce come il punto più basso della vita di Gesù, sappiamo che anche noi nel punto più basso del nostro peccato, ci troveremo Gesù accanto, proprio quando ci sembra di essere completamente soli… lì Gesù è vicino per salvarci.

A me sembra attualissimo…

Insomma adesso guardo il crocifisso e mi sembra una grande consolazione, mentre prima vedevo unicamente Gesù che soffre per i nostri peccati… ciascuno di noi, nel male e nella disperazione, sa che può trovare Gesù lì accanto, lo trovo un tale ribaltamento di senso… però così importante...

Se la vedi così… ne hai un sacco di peccati da farti perdonare, allora!

E allora anche Enzo Bianchi, no? Siamo già in due... puoi unirti anche tu!
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Tutto a posto




“Elia, tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri” (Sir 48,10a)




Nel cuore dell’Avvento, in questo giorno di grazia, sei invitato a riflettere. Forse hai già avuto il tuo ritiro spirituale, forse hai già fatto i tuoi buoni propositi e ora sei teso a vederne i frutti… forse ti senti già “a posto”…

Ma se tendi l’orecchio appena oltre questo “rumore”, puoi udire chiara la voce del profeta che anche oggi rimprovera ed esorta, punge proprio là dove ti credevi “perfetto”. Egli, infatti, è il messaggero che Dio ha inviato “per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto” (Lc 1,17).

Ma a che serve un rimprovero se già pensiamo di sapere cosa sia l’Avvento, se già diamo per scontato il senso del Natale? Come in ogni “tempo forte”, corriamo il rischio di lasciar scivolare via i giorni senza il vero Incontro, senza riconoscere nei numerosi segni attorno a noi la venuta del Messia.

Fermati, guardati attorno e ascolta il “rimprovero” di Elia. Giunge a te anche attraverso la voce del nuovo Elia, Giovanni il Battista (cfr. Mt 17,12). “Io credo che il mistero di Giovanni si compia fino ai nostri giorni nel mondo” (Origene).

venerdì 11 dicembre 2009

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Sono forse il custode di mio fratello?

Pochi giorni fa mi hanno consegnato le statistiche della media dei frequentanti la Messa festiva nella città di Torino di cui sono arcivescovo: si aggira sul 7-8%, un dato lontano, lontanissimo dai dati sulle persone che ogni anno vengono battezzate o celebrano la Prima Comunione o la Cresima. Dati noti, credo abbastanza comuni un po’ in tutta Italia, ma che cosa suscitano in noi? Indifferenza, preoccupazione o, addirittura, pace sapendo che, più o meno, facciamo parte di quella percentuale e, dunque, siamo tra i “buoni”?

Vi confido la mia preoccupazione, il mio dolore per questo divario. Non è questione di numeri, non sono meno vescovo o meno prete ad essere pastore di una comunità piccola o molto grande, è questione di fede. In cosa crede chi “battezza” un figlio senza andare a Messa, in cosa confida chi “cresima” un nipote senza andare a Messa, in cosa spera un giovane “battezzato” e “cresimato” che sceglie tutto tranne la Messa come punto fermo della sua settimana? Ognuno di noi è responsabile di suo fratello, di sua sorella che vive accanto a lui.

Questo 7-8% non dipende anche un po’ dalla nostra fede, dalla nostra speranza, dalla nostra carità? Un Chiesa che non è missionaria non è Chiesa, e la missione, cari amici, comincia dal pianerottolo di casa nostra.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Le onde del mare



“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti insegno per il tuo bene, ti guido per la strada su cui devi andare. Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare” (Is 48,17-19)




Il Redentore si ripresenta: “Sono io, io solo, che ti guido per la strada su cui devi andare”. Non c’è altra strada: “Io sono la via”.

La storia dell’umanità sembra segnata da un ricorrente atteggiamento di diffidenza verso Dio, in cui l’uomo è tentato di vedere un pesante limite al proprio bisogno di espandersi ed affermarsi. Il nostro orgoglio spesso ci porta ad avere un atteggiamento di fastidio verso qualcuno che ci dice che cosa dobbiamo fare od evitare; questo accade anche con Dio: non accettiamo che possa dirci che cosa sia giusto o sbagliato per noi.

In realtà il Signore ce lo propone soltanto, e lascia a noi la decisione da prendere. Egli ci ammaestra per il nostro bene, anche quando ci dice parole scomode ed impegnative: ci guida per la strada su cui andare per entrare nella pienezza della vita, qui e ora.
In questo tempo d’Avvento dobbiamo prendere la strada del pentimento, della fede, dell’amore. Solo così saremo come un fiume in piena, sulla via della comunione con Dio e dell’amore verso i fratelli.

giovedì 10 dicembre 2009

22

Fare penitenza

Le penitenze che affido alle persone che si confessano da me sono ogni tanto un po’ bislacche.

Parto dal presupposto, così come mi è stato insegnato, che la “penitenza” deve puntare, per quanto possibile, a rimediare i danni provocati dal peccato. Qualche volta la preghiera, altre volte qualche gesto significativo.

Mi capita di incontrare mamme che perdono la pazienza con figli o mariti ed allora una delle penitenze “classiche”, previa informativa sulle doti culinarie della signora, è quella di fare un dolce per i suoi cari.

Mi guardano un po’ stranite, ma poi sorridono.

Un pomeriggio, alle cinque, suona il campanello della canonica, apro. Sono due bimbi sorridenti, fratello e sorella, che mi porgono un pezzo di torta.

La mamma ha detto che anche a te a avrebbe fatto piacere fare merenda con questa!

Sì piccolo, hai proprio ragione, mi fa un piacere immenso fare merenda con la misericordia di Dio!
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Come le larve?




“Non temere, io ti vengo in aiuto.Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele” (Is 41,13-14)




Quale forte richiamo all’umiltà, quale terremoto per il nostro orgoglio smisurato: sentirci chiamare “larve” e “vermiciattoli”, noi, nuovo popolo d’Israele! Sì, dei vermi: senza alcun potere e dignità. In fondo però, guardando il mondo e a volte noi stessi, anche noi spesso abbiamo pensato: non sono capace di niente, sono un nulla…

Ma nello stesso tempo oggi sentiamo la voce del Signore che ci dice: “Non temere, io ti vengo in aiuto”.

Il Signore nostro Dio ci viene incontro, si abbassa fino a noi, noi “vermi”, noi nulla! È in Cristo che avviene il miracolo. Pensiamo alla moltiplicazione dei pani: sette pani e pochi pesci per la folla. Poco meno che nulla. Ma non importa: il Signore vuole che con fede li mettiamo nelle sue mani, e lui fa il miracolo.

Il Signore ci ama così; non importa quanto diamo, l’importante è che gli diamo tutto. Egli, come dice ancora la lettura di oggi, fa della steppa un bosco, del deserto un lago, della terra arida una zona di sorgenti. I grandi della terra hanno molto, ma lo perderanno; “tu , invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele”.

mercoledì 9 dicembre 2009

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Siamo in tanti!

I figli crescono... quest'anno per la prima volta siamo riusciti a partecipare a tutta la celebrazione della messa dell'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione e per noi anche santa protettrice. Dove è il difficile, dato che di solito andiamo a messa la domenica? Semplicemente la grande affluenza di persone, che rende difficile qualsiasi spostamento e chi ha figli sa che la gita in bagno è sempre in agguato, quando meno te la aspetti!

Mamma, come mai ci sono tante persone in chiesa oggi? chiede il più grande
Oggi è la festa della mamma di Gesù e ci sono tante persone che le sono affezionate e la pregano; poi è anche la festa della città, perchè Maria è la santa protettrice di Carmagnola e quindi partecipano alla festa anche tutte le autorità, il sindaco, i carabinieri, i vigili del fuoco e tutti gli altri...
Meno male che la domenica non siamo tanti così però!
Resto in silenzio, divisa tra due opposte considerazioni: da un parte sarebbe bello essere in tanti (magari non così, che Dio mi perdoni) tutte le domeniche.... dall'altra è difficile spiegare come mai non lo siamo... e riesco solo a chiedere: e perchè?
Altrimenti come facciamo a portare la corona dell'avvento fino all'altare! Poi don Giancarlo ci aspetta...

E' bello andare a messa tutti insieme la domenica: certo non è semplice organizzarsi per arrivare, non dico in orario, ma almeno in tempo (!), portarsi dietro il solito cambio di emergenza e poi una volta arrivati, cercare di far vivere la celebrazione anche ai bambini, spiegando loro i simboli, le letture, magari da un posto da cui si veda qualcosa (in genere li teniamo in braccio...!).
L'impegno che ci mettiamo però dovrebbe mandare un segnale preciso ai bambini: noi ci teniamo ad essere qui la domenica, lo riteniamo un appuntamento importante per la nostra fede e con la nostra comunità. E ci teniamo ad esserci con voi, anche se è complicato, anche se appunto è un cammino molto lungo e impegnativo...

Nella nostra comunità, ne avevo già parlato, abbiamo già una attività per i bambini... e per chi volesse qualche spunto per il Vangelo dell'Avvento, ho provato a fare qualche riflessione per "La Chiesa in città" il programma di Telesubalpina, condotto da Elisa Speretta, in onda il giovedì alle 18.45, il sabato alle 8 e la domenica alle 13. Buona visione (almeno per chi vive in Piemonte! :-))
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Il Sapore della Bellezza




“A chi potreste paragonarmi, quasi che io gli sia pari? Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato tali cose?” (Is 40,25-26)





Quante volte, anche involontariamente, ci capita di mettere sullo stesso piano ciò che abbiamo e Colui che ci ha donato tali meraviglie, le cose belle di Dio ed il Dio delle belle cose.

Oggi siamo invitati dal profeta a levare in alto i nostri occhi e a rivolgere lo sguardo alla “bellezza” di Dio, al Dio che ha fatto belle tutte le cose. Più ancora, a proclamare le sue meraviglie. È l’incontro con il Signore che va preparato, vissuto e quindi annunciato. Come potremmo tacere un amore così grande come quello di Dio, che si china su di noi? No, non è possibile tacere.

In questo tempo d’Avvento abituiamo i nostri occhi alla bellezza autentica, impariamo a condividere con gli altri le meraviglie che ci sono donate e prepariamoci all’incontro con Colui che è la bellezza increata: il Signore, che ancora si china su di noi per incontrarci.

“Abbiamo tutto il tempo che vogliamo/ per esplorare danzando/ le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi./ E infiniti sguardi d'intesa/ per assaporarne la Bellezza” (Card. Carlo M. Martini).

martedì 8 dicembre 2009

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Io sono l'Immacolata Concezione

La Vergine Maria, se ti fidi di Lei, fa dei regali straordinari. Nel giorno in cui la celebriamo come Immacolata Concezione, condivido con voi un dono che allarga il cuore. Sono le parole di un tema di una ragazzina che ho accompagnato, con i suoi genitori, in pellegrinaggio a Lourdes, proprio là dove Maria confermò il dogma che celebriamo. (cliccando sull'immagine è possibile ingrandirla)

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Maria Immacolata





“Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn 3,15).






Il serpente rimase interdetto: il suo veleno, così potente ed efficace, così facilmente inoculabile nel sangue di ogni persona, ora non aveva nessun effetto, non riusciva a infettare quella creatura, quell’unica creatura. I suoi denti erano impotenti a lacerare la candida carne di lei, ed erano come respinti da una mano che lo tratteneva dal respirare, prima di farlo soffocare definitivamente.

Eppure quella creatura nasceva da un uomo e da una donna che avevano avuto in sé quel veleno fin dall’inizio. Era come se da due genitori malati fosse nata una figlia sana, anzi una figlia che portasse nel proprio sangue l’antidoto all’antico veleno.

E quella donna, tutta bella e “piena di grazia”, che il peccato originale non aveva avvelenato, nacque e visse a Nazaret. Vergine-Madre, concepì il Salvatore; Regina, fu accolta in cielo da Colui che prese il peccato su di sé e schiacciò per sempre la testa del serpente, liberando il mondo dal suo veleno. “Il nome della vergine: Maria” (Lc 1,27).

“Benedetta sei tu, Maria! Hai tenuto fra le braccia le fiamme, hai allattato il fuoco divorante: benedetto è colui che nacque da te, l’Infinito!” (dalla Liturgia Siro-occidentale).

lunedì 7 dicembre 2009

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I sette popoli e il paese d’Egitto

«Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri, e l'ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto. Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele» (Dt 7,1-9).


Conoscete questo passo del Deuteronomio? Si tratta di ordini di Mosè relativi al cammino di Israele verso la terra promessa e ai conflitti che dovrà affrontare per sconfiggere i popoli nemici e mantenere al propria identità. Ebbene per Giovanni Cassiano questo testo è uno dei testi fondamentali sulla lotta spirituale.
I sette popoli nominati più il popolo egiziano rappresentano infatti gli otto vizi principali dai quali il monaco (e più in generale il credente) è assalito e contro i quali non deve in nessun modo scendere a compromessi (non fare alleanza con loro, non combinare matrimoni con loro, e anzi distruggerli fino al completo sterminio).

In questa lotta il cristiano è accompagnato dalla promessa del Signore che scaccerà questi nemici davanti a lui, promessa che nasce esclusivamente da un amore gratuito e incondizionato verso colui che è il più piccolo di tutti. Per questo non bisogna insuperbirsi o credere di poter contare sulle proprie forze per vincere la guerra, ma è invece necessario riconoscere che il Signore è Dio, il Dio fedele.

Cassiano osserva anche che riguardo ai sette popoli elencati viene dato l’ordine di distruggerli completamente, mentre riguardo all’Egitto l’ordine è solo quello di abbandonare il paese: perché questa differenza? A quale vizio corrisponde il paese d’Egitto?
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Via Santa



“Ci sarà un sentiero e una strada, e la chiameranno via santa” (Is 35,8).




Padre, ti ringrazio perché la vita ha le sue tappe, e la morte è una di queste. Così capisco che sono solo un fiore, e devo irrobustirmi per correre sul tuo sentiero….

Non si vive come in un imbuto; quindi non è detto che si imbocchi la via giusta. Però se sbaglio strada, non importa: mi rialzo e ricomincio a correre. Desidero essere uomo dello spirito, ossia uomo che non cerca evasioni, per essere capace di percorrere il mondo intero.

Voglio stare accanto alla gente, o Padre, come testimone della tua misericordia, senza dare la colpa ad altri per le piaghe del mondo. L’ha detto tuo Figlio: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Padre, tutto questo per poter camminare nell’amore, che si apprende solo nel cuore a cuore con il tuo Cristo. È questa “la via santa”, l’unica strada che porta a Te.

domenica 6 dicembre 2009

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Giornata del Seminario

Cari amici, è la nostra festa! Rallegrata quest'anno anche dal RITO DI AMMISSIONE di 8 nostri giovani, che oggi davanti all'Arcivescovo e a tutta la Chiesa esprimeranno con il loro "Eccomi" il desiderio di continuare il cammino verso il sacerdozio.

Nel suo messaggio alla diocesi, l'Arcivescovo ha voluto ricordarci quale passione debba muovere il cuore dei seminaristi e di tutta la Chiesa.

"Lo slogan della Giornata del Seminario di quest'anno gioca su una parola suggestiva: "Appassionati".
Tale espressione accompagna il dipinto dell'Ultima Cena di Sieger Köder, in cui il volto di Cristo si specchia nel calice del vino offerto ai discepoli. I dodici sono coloro che sperimentarono nel rapporto personale con Gesù e nel dono della sua vita, di cui l'Eucaristia è memoriale, un'esperienza di innamoramento: le parole, i gesti e i sentimenti di Gesù mossero i loro cuori ad appassionarsi, a desiderare di seguirlo e imitarlo. Certamente, la loro sequela e la piena adesione al progetto di Cristo passarono attraverso un itinerario anche tribolato e l'abbandono di Giuda (visibile nel dipinto di Köder) ci ricorda quale libertà viva ciascuno di fronte alla proposta del Regno. (...) Prego dunque affinché i nostri seminaristi e i sacerdoti della nostra Diocesi siano prima di tutto uomini appassionati, segnati dalla Passione di Cristo, pronti a imitarlo. Allo stesso tempo, approfitto di un semplice spostamento di accento per suggerirvi di leggere quello slogan come potente richiamo: "Appassiònati!". Mi rivolgo pertanto a quanti scoprissero in sé il dono della chiamata, ma pure a tutti i giovani in cammino. Vorrei che ciascuno sentisse la forza di questo invito: "Ehi amico, appassiònati! Vai alla scoperta di Gesù, lasciati conquistare dalla sua proposta. Lui che ha vissuto una speciale passione d'amore per il Padre e per i fratelli, faccia crescere in te il desiderio di amarlo e di seguirlo! (leggi tutto)".
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Oriente





"Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente" (Bar 5,5).





Sentire lontana una persona che si ama è un’esperienza che tinge la nostra vita. È una sensazione che nasce dal profondo e dilaga, fino a dare a tutte le dimensioni del nostro vivere un colore scuro, cupo: prima che possiamo rendercene conto tutto si fa buio. Allora nascono l’ansia, l’affanno, la paura, e ci si trova avvolti con “la veste del lutto e dell’afflizione” (Bar 5,1).
È una veste scomoda che ci crea molti fastidi, magari non ci lascia dormire, e abbassa a tal punto il nostro orizzonte che ogni sagoma tende a sparire: nessuno può più aiutarci, siamo soli, e finiamo col ripiegarci su noi stessi. Il silenzio dell’assoluta solitudine.

Ma lì arriva il grido: “Sorgi!”. Così, spontaneamente, quel corpo che pareva quasi inanimato viene attraversato da un fremito, lo sguardo si alza e scopre che un orizzonte c’è ancora e che il sole sta sorgendo. È un sole che non scalda semplicemente il cuore di chi lo guarda, ma cambia l’esistenza di chi è oppresso; è la Luce che colma il grande desiderio di Oriente, che c’è in ognuno di noi.

Allora alziamoci, stiamo in piedi e, dal luogo più alto, guardiamo al Sole che non tramonta: è Cristo, nostra Salvezza.