sabato 13 marzo 2010

19

Conoscenza, questa sconosciuta!

Ripartiamo da Gen 2, 15-16: la traduzione che è letta qui tenta di costruire il testo come doveva suonare ad un orecchio ebraico: conoscenza del bene e del male diventa esperimento di tutte le cose che stanno tra il bene e il male, tutte le sfumature. Ma di quale conoscenza stiamo parlando? L’ebraico ha però 2 parole per indicare la conoscenza: dat, che indica la conoscenza empirica, ottenuta per esperimento, simile a quella che fa il neonato che porta le cose alla bocca per conoscerle, ma che facciamo anche noi per esperienza diretta delle cose; e ockmà, conoscenza acquisita attraverso la fiducia accordata per testimonianza ad altri, conoscenza che implica l’affidamento, la fiducia in chi trasmette la conoscenza. La sfumatura di senso è cruciale… *

Istituto Superiore di Scienze Religiose, Fossano, intervallo della lezione di Teologia Fondamentale.

È interessante quella cosa che hai chiesto, sull’educazione dei bambini… sulla conoscenza, non ci avevo mai pensato che in fondo i bambini iniziano a conoscere con il dat
E che noi adulti dovremmo educarli a conoscere secondo l’ockmà, a fidarsi di noi, nel percorso di conoscenza… però ho trovato ancora più interessante la precisazione sull’affidamento reciproco… che iniziare a conoscere come ockmà implica un affidamento, una fiducia reciproca, mia verso il bambino, ma anche del bambino verso di me: insomma, se il bambino o il ragazzo non si affida al genitore, un genitore può dare tutto l’esempio che vuole, ma ne cava poco…
Senti però, io non ho figli, ma come può essere che un bambino perda la fiducia nel genitore? In fondo il genitore è pur sempre il primo riferimento…
Infatti è qui che, secondo me, il discorso non è più tanto biunivoco… insomma se tu genitore riesci a fidarti di tuo figlio, fin da piccolo, lasciandogli fare le cose che può fare, insegnandogli le cose che è in grado di fare al momento in cui può riuscirci, senza spingerlo e lasciandolo provare e sbagliare, standogli accanto comunque, allora il bambino vede la tua fiducia e può imitarti, inizia il percorso reciproco… altrimenti non ha buoni esempi da imitare...
Ah! E tu ci riesci a fare tutte queste cose?
Insomma, farle tutte insieme sarebbe da 30, spero di arrivare alla sufficienza…

*trascrizione degli appunti: non so se la grafia delle parole ebraiche sia corretta, ma accetto volentieri correzioni ad hoc!

19 commenti:

Ilaria ha detto...

Quindi la conoscenza proibita era quella di tipo esperienziale? Cioè nel senso che invece di sperimentare per es. le varie sfumature del male in prima persona devo fidarmi della spiegazione di chi ha cura di me e mi dice che quella cosa è male? Sul rapporto di fiducia genitori-figli son d'accordo con te.

Angela Bellini ha detto...

Ciao Ilaria,
dopo la tua domanda, non so mica se ho capito tanto bene la lezione... ma provo a darti la mia comprensione dell'argomento! Il problema lì in Genesi è che Adamo ed Eva scelgono di prendere il frutto per sospetto verso Dio, come se Dio volesse tenersi il meglio per sè: escono da rapporto creatore-creatura e vogliono elevarsi a creatore... sospettando di Dio, hanno perso la possibilità di conoscere per affidamento, la ockmà.
Sulle varie sfumature del male... farei molta attenzione! Nel senso che il vero male, la vera perdizione (sempre come l'ho capita io...) è scegliere consapevolmente di allontanarsi da Dio e di commettere il male.
Mi sembra un po' diverso che cedere al sospetto, che comunque è grave e apre all'ingresso del male nel mondo; dopo il sospetto, posso ritornare sui miei passi, ammettere il mio errore di sfiducia e ricominciare (e mi sembra che, quello del sospetto, sia un peccato diffuso e ben comprensibile da tutti...).
Quanto al discorso educativo sul dat e sulla ockmà, forse il mio paragone è improprio: a me piaceva l'idea del genitore che educa i suoi figli, puntando a creare un rapporto di affidamento (ovvio che qui il paragone creatore-creatura è del tutto fuori luogo e improprio!); certo che il bambino e il ragazzo poi faranno esperienze di dat, conoscenza della realtà attraverso la prova concreta; però sarebbe bello che si trovassero accanto un genitore ha costruito un rapporto di affidamento e che in questo rapporto riesce a proporre la sua conoscenza, come aiuto di fronte alle durezze della prova concreta.
Un po' confuso? A me piacerebbe essere un genitore così... e quando incontro un barlume luce su come vorrei diventare, me lo metto davanti per proseguire il cammino...
Grazie per la domanda chiarificatrice!

Ilaria ha detto...

Grazie a te per la spiegazione. Un po' ti "invidio" positivamente, perché a me piace molto leggere le sacre scritture (soprattutto l'Antico Testamento) e secondo me è bellissimo studiarlo, penetrando attraverso il linguaggio, la filologia e la cultura del tempo in modo da saper contestualizzare e interpretare meglio il tutto. Comunque quei primi libri della Genesi per me sono materia veramente infinita di riflessione; per es., quando penso a quell'albero, e all'avvertimento di Dio di non toccarlo, vuoi che Dio non sapesse che così facendo avrebbe subito instillato in Adamo e Eva il desiderio di andare subito a esplorare i frutti dell'albero? A volte penso che è stato come un padre che a malincuore e implicitamente dà il "via libera" ai figli...
Be', insomma, mi piace un sacco quando posti i tuoi appunti teologici ;-)

dioamore ha detto...

L'importante è conoscere Dio che si fa conoscere nella persona di Gesù. Quando lo si conosce, ci si affida a lui, perché lo si conosce per quello che è: amore. Lui ti parla nel cuore ed è lui a dirti cosa è bene e cosa è male, non hai bisogno di altri surrogati.

Quando invece non si conosce Dio, perché non si conosce Gesù, si va alla ricerca della conoscenza del bene e del male e ci si affida alla legge umana che ti dice cosa è bene e cosa è male sulla base dell'esperienza empirica che proviene dalla carne che è fallace e mortale, trascurando la vera conoscenza: la conoscenza di Dio.

Anonimo ha detto...

Volevo aggiornarvi su di un fatto: dio non esiste.

Ryo ha detto...

@Anonimo: diciamo che non è dimostrabile.
Ma non è dimostrabile nemmeno l'opposto.
Per cui perdere tempo in questo "esiste"/"non esiste"?

Anonimo ha detto...

a Ryo, chiamalo perdere il tempo! sono afascinata delle vostre credenze, e invidia senza dubbi, mi sembra ben comodo essere amati de un Dio e anche avere tutte le direttive per le scelte! non parliamo del premio finale... ma come si arriva a credere si non si ha risposte alle domande?
il dire dio non esite, penso , sia una domanda del amico..
la tua risposta mi risulta alquanto bizzara...

Anonimo ha detto...

aproffito del argomento: ho da sempre una domanda sicuramente banale: ma si adamo e eva non avevano neanche la conoscenza de bene e male , come potevano scegliere?
e mo che ci sono: si aprirono i loro occhi. diunque dio era satisfato fino a che erano "ciechI?
poi ma che raporto avevano stabilito con questo dio di amore per avere timore di domandare perche non tocabile questo "albero del giardino?
Questi essere perfetti erano ben
strani... o non stavano cosi bene per rischiare di produre un disastro? o non avevano capito? ufaaa che confusione... help

Angela Bellini ha detto...

Ciao a tutti!
vedo che le riflessioni teologiche, per quanto poco io riesca a proporre, suscitano sempre molte domande... e questo va proprio bene, dalle domande può sempre nascere un cammino!
Per rispondere però a tutte le domande che ci sono tra i commenti però non basterebbero 8 lezioni di teologia biblica sul Pentateuco... e quindi mi limito ad una domanda: che rapporto avevano con questo Dio? (che per me ha la maiuscola :-)!
Per come l'ho capita io, nel rapporto tra Creatore e creatura, esisteva un legame di completa fiducia: l'uomo si affidava a Dio in un abbraccio compiuto e Dio affidava all'uomo il mondo per portarlo a compimento... il problema è che noi, dal punto di vista umano, riusciamo ora a immaginare un rapporto così, di totale fiducia? Fatica, eh? E' difficile anche solo immaginarlo dopo l'ingresso del sospetto nel rapporto con Dio, il sospetto che Dio si tenga la parte migliore per sè e che ci porta a volerci come dei anche noi... e in più proiettiamo tutta la nostra fatica umana nel rapporto con Dio, finendo di pensare Dio come noi...
Le domande però come dicevo sono sempre un buon inizio, se si vuole davvero iniziare un rapporto di conoscenza... e mi auguro che sia così per Ryo e gli anonimi che hanno commentato!
ps. per Ilaria: il sospetto lo porta il serpente alla mente dell'uomo... se l'albero è così prezioso e Dio lo lascia lì, dando solo l'avvertimento, è perchè si fida, no? Ciao!

Ryo ha detto...

@Anonimi vari: ma siete diversi o sempre lo/la stesso/a?

@Angela: il rapporto dio/umani che si narra nella Genesi mi sembra più simile a quello fra genitore/neonato: il bambino viene lasciato "libero" di usare tutti i giocattoli che il genitore gli ha messo a disposizione.
Ha dunque una libertà limitata.
Il serpente che offre la mela, nella mia metafora, sarebbe il divenire adulto: desiderio d'indipendenza e rifiuto di quell'autorità a mezza via fra amore e possessività.

dioamore ha detto...

Il serpente è il più astuto tra tutti gli animali selvatici. Siccome, dal mio punto di vista, il bestiame e gli animali selvatici a cui si allude in Genesi rappresentano l'umanità primitiva e selvaggia che non ha ancora ricevuto lo Spirito di Dio tramite il Battesimo (dare un nome), il serpente rappresenterebbe la parte più astuta di quella parte di umanità che non è stata ancora "battezzata" da Gesù e che io identifico nel potere politico (uomini di Stato) che è sempre diabolico.

La sua azione ingannatrice viene esercitata non sull'uomo di spirito, perché il vero uomo di spirito non si lascia ingannare dal serpente avendo ricevuto lo Spirito di Dio, ma viene esercitata sulla donna perché quest'ultima non ha ricevuto lo Spirito di Dio.

La donna non rappresenta la femmina comunemente intesa, ma quell'essere che è stato tratto dall'uomo di spirito e che Dio mette a fianco dell'uomo stesso affinché lo aiuti a battezzare (trasmettere lo Spirito di Dio all'umanità "selvatica"). Se all'uomo, nel progetto di Dio, associamo l'uomo fatto a immagine di Dio, maschio e femmina, l'uomo devoto a Dio, viene spontaneo associare l' Istituzione religiosa farisea alla donna, perché l'Istituzione religiosa farisea nasce dall'uomo di spirito, è carne della sua carne, ossa delle sue ossa, essendo un corpo mistico (un po' come la Chiesa).

Quindi l'azione tentatrice del serpente avviene tramite l'Istituzione religiosa per prima cosa, affinché sia quest'ultima, una volta ingannata, a tentare l'uomo (anche in buona fede) che ha ricevuto lo Spirito di Dio.

In questo modo il diavolo, attraverso il serpente, dimostra tutta la sua diabolicità, servendosi di colei che sta al fianco dell'uomo di spirito (in genere l'istituzione religiosa) per ingannare l'uomo e farlo morire.

La Storia lo dimostra perché le istituzioni religiose, nel corso dei secoli, almeno attraverso i loro vertici gerarchici, spesso e volentieri vengono a patti con il potere politico, facendosi in alcuni casi anche Stato.

Tuttavia, nel progetto di Dio, là dove l'inizio e la fine si uniscono, l'Istituzione religiosa può trovare in Maria la sua redenzione, facendosi Chiesa e non più Istituzione o Stato, diventando la Madre di Dio che dà vita all'uomo.

L'uomo di spirito, a sua volta, può trovare la sua redenzione in Gesù, diventando figlio di Maria, unendosi alla Chiesa, vero corpo mistico di Gesù, dove il serpente non ha potere.

Il progetto di Dio riparte dalla Chiesa con il compito di aiutare Gesù a trasmettere lo Spirito di Dio, tramite il Battesimo, a tutta l'umanità ancora selvatica, affinché venga a vivere insieme con l'Uomo Gesù e non resti più isolata nel bosco.

Ryo ha detto...

Ma in tutta questa dotta trattazione, dov'è il libero arbitrio?
Stai trattando l'Uomo (che io scrivo in maiuscolo) come un semplice orpello, come un balocco nelle mani di un dio capriccioso che gioca a farsi vedere e a nascondersi solo per infastidirlo, non puoi semplificare tutto a livello di "uomini buoni" e "uomini cattivi", è semplicistico e ingiusto.

dioamore ha detto...

Ryo, il libero arbitrio sta sempre nella libertà di amare o non amare. L'uomo non è un balocco nelle mani di Dio, anche se è vero che una lettura non teologica della Genesi può dare questa impressione.

Anonimo ha detto...

angela: grazie sono una degli anonimi. dificoltà per scrivermi.
certo domande.... non scrivere Dio con mayuscula è digitazione non amo offendere.
Grazie per le risposte ma sono sempre per gia credenti...
aspetto le risposte per Ryo, che sono simile alle miei. mi viene altra a dioamore: ma l'amore NON è una scelta, passa atraverso me risolta anche che non po essere un comando. passa , credo, della conoscenza in primis, ma il Dio della Bibbia è piutosto oscuro, contraditorio ecc
violet

Angela Bellini ha detto...

Ciao a tutti!
effettivamente le semplificazioni sono sempre un po' a rischio banalità; per questo, credo, mettersi a leggere la Bibbia richiede un approccio teologico per capire davvero il senso: è un racconto sapienziale scritto in un ambito culturale diverso dal nostro... leggerlo come una cronaca, senza avere un orientamento di metodo non aiuta a fare chiarezza (dato che in questo periodo mi ci sto cimentando, posso dire che è impegnativo!). Detto ciò,le vostre risposte mi hanno stimolato diversi pensieri...

@Violet: sono sicura che non volessi offendere! La mia precisazione sulla maiuscola aveva il sorriso :-) per questo! Nel rispetto delle opinioni diverse, volevo precisare la mia; il Dio della Bibbia sembra oscuro e contraddittorio perchè non conosciamo molto bene il mondo culturale, sociale e religioso che ha originato quei racconti per parlarci di Dio... è difficile, perchè spesso ci fermiano alle conoscenze di fede ricevute da bambini, che alla nostra età, direi adulta, ci stanno davvero strette; dovremmo procedere ad appofondire le conoscenze di fede, ma non smettere di dirci credenti...

@Ryo: a me, questo rapporto genitore che lascia i giocattoli e bambino che può giocare solo con quelli, mi sembra molto lontano sia dalla realtà educativa sia da Dio... come genitore, trovo molto più bello mettermi con i miei figli a giocare insieme, a insegnargli delle abilità (musica, bici, pallone, castelli di sabbia, etc.) e sempre, sempre, scopro qualcosa che avevo dimenticato: il tentativo mio da genitore è di avere sempre un rapporto di fiducia aperto, perchè siamo, i miei figli ed io, entrambi creature e quindi cerco di non assurgermi a dio per loro... proprio perchè gli voglio bene, non li sento come un mio possesso.
Rispetto al racconto di Genesi, Dio ha lasciato all'uomo tutta la creazione, per portarla a compimento e goderne i frutti: mi sembra un gesto di fiducia! Se dubitiamo della fiducia di Dio, sospettiamo, vogliamo passare alla parte del padrone sulla terra, come se fossimo i creatori, allora lì diventiamo possessivi: nell'umanità di cui tutti facciamo parte per il fatto di essere tutti uomini e creature, la creazione è dono per tutti; al momento in cui c'è il sospetto di essere i creatori, entra in gioco il desiderio di tenere per sè.
Hai ragione a dire, non semplifichiamo in buoni e cattivi (gioco che già a 5 anni mostra le contraddizioni): secondo me, siamo liberi di scegliere, possiamo cedere al sospetto oppure no; se abbiamo ceduto, possiamo decidere di allontanarci dal sospetto, tornare sui nostri passi e chiedere perdono. Tutte mi sembrano scelte libere.
In libertà dovremmo chiederci: che conoscenza ho di Dio? E poi da lì procedere, continuando a farsi domande e cercando di approfondire, per adeguare quelle conoscenze ricevute da bambini...

@Dioamore: tralascio le considerazioni sul potere politico, le istituzioni religiose e sull'aspetto femminile, che mi sembrano più legate a modi umani di intendere e spiegarsi il racconto della Creazione, piuttosto che a riferimenti esegetico-teologici sul testo; però su Gesù, una precisazione vorrei farla: Gesù è sempre presente nel mondo, fin dalla creazione. Non arriva dopo, in senso temporale, a salvarci, dopo che noi, come uomini, abbiamo combinato solo pasticci... mi sembra che puoi fidarti di Giovanni evengelista, lo dice anche lui!

Grazie a tutti per i commenti!

Anonimo ha detto...

grazie della risposta. mi ricollegherò. sono di fretta: vado a fare due giorni di meditazione con un gruppo catolico: speriamo bene.....
violet

Ryo ha detto...

@Angela: «Rispetto al racconto di Genesi, Dio ha lasciato all'uomo tutta la creazione, per portarla a compimento e goderne i frutti: mi sembra un gesto di fiducia!»

Mi sembra che in quel caso Dio abbia lasciato all'uomo solo quattro giocattoli: la creazione non è altro che il box in cui il genitore rinchiude il neonato proprio perché non può fidarsi di un esserino incapace di distinguere il bene dal male

L'Ondivago ha detto...

@Ryo: non so in quali box i tuoi ti rinchiudessero da neonato e con quali giocattolini...ma certo hai dell'uno e degli altri un'idea da farone!
Perché, usando i tuoi termini, l'uomo dovrebbe risultare " rinchiuso " nella creazione ?
A me è sempre risultato liberissimo.

Ryo ha detto...

Non si è liberi senza la conoscenza, Eva e Adamo erano due rinchiusi!